Clima
Come proteggersi dalla disinformazione a COP28
Il 14 novembre Covering Climate Now ha organizzato una conferenza stampa in meet per palare di disinformazione sul tema climatico. Covering Climate Now è un’ organizzazione di giornalisti per giornalisti, che si propone di discutere delle strategie utili per diffondere al meglio le notizie del nostro tempo.
Gli interlocutori che hanno partecipato alla conferenza di martedì (Jessica Green professoressa di Scienze Politiche dell’Università di Toronto; Jennie King Responsabile della Ricerca e Politiche sul Clima nell’Institute for Strategic Dialogue; Fredrick Mugira, Giornalista e fondatore di Water and Climate; Amy Westervelt, Giornalista Investigativa sul Clima e Fondatrice di Critical Frequency, moderatrice) si sono espressi chiaramente: a pochi giorni dall’inizio di COP28 i giornalisti di tutto il mondo devono essere pronti a non cadere nella disinformazione; non fa molta differenza se si scriva di COP28 da Abu Dhabi oppure da remoto, per fare bene giornalismo l’importante è assumersi la responsabilità di parlare di clima al meglio possibile, perché anche se molti non si interessano a queste negoziazioni annuali sul clima, le stesse negoziazioni si interessano a ognuno di noi. Ciò che verrà o meno approvato in sede di COP28 infatti, avrà un impatto reale su ogni cultura locale e su ogni cittadino del mondo.
Quali sono quindi i consigli pratici per fare buon giornalismo e reportage, emersi dalla conferenza stampa?
Disinformazioni probabili a cui prestare attenzione:
-Attenzione a dati manipolati o distorti che cercano di minimizzare la gravità dei cambiamenti climatici o delle loro cause.
-Fai attenzione a tentativi di presentare entità come ecologicamente sostenibili senza prove concrete di azioni significative per il clima
-Verifica il consenso scientifico sugli eventi legati al clima per evitare di contribuire alla disinformazione.
Consapevolezza dell’Impatto della Disinformazione
-Riconosci l’impatto potenziale della disinformazione sulla percezione pubblica.
Responsabilità nel Reportage (e giornalismo)
-Sottolinea la responsabilità degli organi di informazione di riportare con precisione ed etica le questioni legate al clima.
Teorie del Complotto
-Rimanete vigili contro la diffusione di teorie del complotto infondate legate al cambiamento climatico, poiché possono minare il consenso scientifico.
-Evidenzia il consenso all’interno della comunità scientifica nel respingere affermazioni prive di fondamento.
Soluzioni pratiche
Rimani Informato
-Educa costantemente su ultimi sviluppi scientifici e politici legati al clima
Reportage (e giornalismo) Contestuale
-Fornisci contesto alla tua narrazione per aiutare il pubblico a comprendere meglio le sfumature delle informazioni legate al clima.
-Evita di amplificare questioni o incidenti isolati senza considerare il quadro generale
-Cerca una rappresentazione bilanciata di diverse prospettive.
Intervista Diversi Portatori di Interessi
– Cerca il contributo di una varietà di portatori di interessi, inclusi scienziati, attivisti e decisori politici, per presentare una visione completa delle questioni.
Coinvolgi il Pubblico:
-Favorisci il coinvolgimento del tuo pubblico per affrontare preoccupazioni, rispondere a domande e contrastare la disinformazione.
-Utilizza i social media responsabilmente per condividere informazioni accurate e contrastare le falsità.
-Collabora con organizzazioni di fact-checking affidabili per garantire l’accuratezza.
L’iscrizione a Covering Cliamte Now è gratuita e consigliata a tutti i giornalisti:https://coveringclimatenow.org/
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Clima
Reuters Climate Monitor per confrontare le temperature odierne con i record storici di tutto il pianeta
Reuters ha lanciato il Reuters Climate Monitor, un nuovo strumento online interattivo che utilizza i dati del Copernicus Climate Change Service (C3S) e del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) per confrontare le temperature odierne con i record storici di tutto il pianeta.
Il nuovo strumento consente agli utenti di confrontare le temperature attuali di qualsiasi località nel mondo con quelle che tipicamente rappresenterebbero la media in quel periodo dell’anno, sulla base dei dati storici del periodo 1961-1990. In questo modo, lo strumento aiuta a identificare le aree che stanno registrando condizioni insolitamente calde o fredde, inserendo tali eventi in un contesto climatico a lungo termine. In uno degli esempi più eclatanti, al momento della stesura di questo testo, la temperatura a Parigi è superiore di 14°C rispetto alla sua media storica.
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Clima
La cappa di calore sull’Europa e sull’Italia porta a temperature vicine ai 55 gradi al suolo
L’ondata di calore che ha colpito l’Europa occidentale sta facendo esplodere le temperature del suolo, con valori che hanno raggiunto i 48 gradi a Madrid, i 44 gradi a Roma e i 46 gradi a Poitier in Francia e a Saragozza in Spagna.
L’ondata di calore è causata da una configurazione atmosferica di alta pressione persistente, una sorta di “cupola di calore”, intrappolata sull’Europa tra due sistemi di bassa pressione ai lati. Il caldo estivo in Europa normalmente non è associato a El Niño e quindi, sebbene i dati satellitari abbiano rilevato i primi segnali del fenomeno El Niño nell’Oceano Pacifico, esso non è la causa delle attuali temperature in Europa.
Il satellite ha rilevato temperature al suolo di 48 °C a Madrid, 44 °C a Roma e 46 °C sia a Poitiers, in Francia, sia a Saragozza, in Spagna. Le temperature del suolo nel Nord Africa sono visibilmente più alte, con valori a terra che a Tunisi hanno raggiunto i 49 °C. Poiché superfici come roccia, sabbia e asfalto trattengono il calore, le temperature del suolo sono notevolmente più elevate rispetto a quelle dell’aria.
L’immagine della temperatura superficiale del suolo è stata acquisita dalla missione Copernicus Sentinel-3 mercoledì 23 giugno nella tarda mattinata, ora locale. I colori mostrati nell’immagine vanno dal viola e dal rosso intenso, che indicano temperature superficiali fino a 55 °C, visibili in alcune zone della Spagna centrale, della Francia occidentale e del Nord Africa, fino all’azzurro chiaro, che indica temperature superficiali più basse nelle regioni montuose. Alcune aree erano coperte da nubi, rappresentate in bianco.
Sentinel-3 di Copernicus, trasporta quattro strumenti, tra cui il Sea and Land Surface Temperature Radiometer (SLSTR), un sensore potente e molto preciso che misura le temperature sia sulla terra sia sul mare. Rileva lo stress termico sulla terraferma e i suoi dati vengono utilizzati in agricoltura, oltre che per monitorare le isole di calore urbane e gli incendi boschivi.
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Clima
A Torino doppio primato del caldo: prima per isole di calore, seconda per la media delle temperature superficiali massime
Mentre il nostro Paese si prepara ad affrontare una seconda intensa ondata di calore in meno di un mese, una nuova indagine di Greenpeace Italia svela che la quota di giornate estive con una temperatura media percepita superiore a 32°C, soglia oltre cui l’organismo entra in condizioni di forte stress da calore mettendo a rischio la salute delle persone, è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025. Nell’estate del 2025 le Regioni con la quota più alta di giornate oltre questa soglia sono state Puglia, Sicilia, Basilicata, Emilia-Romagna e Lombardia. È quanto emerge dal rapporto di Greenpeace Italia “L’estate che scotta”, realizzato a partire dai dati messi a disposizione dai ricercatori Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli di ISTAT. L’associazione ambientalista denuncia come questa situazione sia dovuta alla crisi climatica, alimentata dalle aziende dei combustibili fossili, principali responsabili del surriscaldamento globale.
«Per far fronte al problema del caldo estremo in città e ai suoi impatti sulla salute delle persone, dobbiamo anzitutto ridurre le emissioni e al contempo concentrarci sugli interventi di adattamento e prevenzione», dichiara Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia. «Nonostante l’aumento delle temperature e degli eventi meteorologici estremi, le grandi aziende fossili continuano a investire in petrolio e gas, aggravando il riscaldamento globale e scaricando sulle persone più vulnerabili i costi delle proprie strategie orientate solo al profitto».
Il rapporto di Greenpeace Italia analizza i capoluoghi di Regione usando anche i dati sulle temperature delle superfici urbane e sulle cosiddette isole di calore, cioè zone della città che risultano più calde rispetto alle aree circostanti a causa della presenza di asfalto, cemento ed edifici che assorbono e trattengono il calore. Il report analizza anche i dati sullo stress termico a livello nazionale e regionale.
Nei capoluoghi di Regione, la media delle temperature superficiali massime registrate nell’estate del 2025 ha mostrato valori allarmanti: dieci città su venti hanno superato i 40°C, con picchi oltre i 44°C a Roma, Torino e Cagliari. Questo indicatore non misura la temperatura dell’aria né la temperatura percepita, bensì la temperatura fisica della superficie urbana, cioè quella di elementi come asfalto, tetti, muri ed aree verdi, e contribuisce quindi a descrivere la vivibilità delle città e l’esposizione al caldo nei diversi quartieri. Le conseguenze sulla popolazione sono infatti significative. Circa l’87% degli abitanti dei capoluoghi di Regione, pari a 8,2 milioni di persone, vive in quartieri dove in estate la media delle temperature massime superficiali supera i 40°C. Tra questi ci sono circa 283 mila bambini sotto i 5 anni e 1,1 milioni di anziani oltre i 74 anni, categorie particolarmente vulnerabili al caldo estremo.
A rendere i centri urbani invivibili sono anche le isole di calore urbane: circa 4,3 milioni di persone nei capoluoghi di Regione vivono in quartieri caratterizzati da isole di calore intense o molto intense, tra cui 151 mila bambini piccoli e 556 mila anziani. A rischio sono anche le persone senza dimora o chi vive in abitazioni poco isolate o senza accesso al raffrescamento, e chi lavora molte ore all’aperto. La presenza di asfalto, cemento ed edifici, ma anche poco verde e bassa ventilazione, contribuiscono a rendere le città più calde rispetto alle aree rurali circostanti. Con l’eccezione di Bari, tutti i capoluoghi di Regione registrano temperature superficiali urbane più alte rispetto alle aree extraurbane. Il caso più eclatante è quello di Torino, dove nel 2025 la differenza tra la media delle temperature superficiali massime ha superato i 15 °C.
A Roma, il 40% dei residenti è esposto a isole di calore intense o molto intense e il 99% della popolazione vive in zone dove d’estate la temperatura superficiale massima supera, in media, i 40°C. Ancora più critica la situazione di Napoli e Torino, dove rispettivamente il 92% e il 98% dei residenti vive in aree interessate da pericolose isole di calore. Una situazione simile richiede interventi urgenti a tutela delle persone.
«Il quadro è preoccupante e ci aspettiamo l’ennesima estate con caldo da record. Per questo servono misure urgenti: Greenpeace chiede al governo italiano di introdurre una tassazione dei profitti delle aziende dei combustibili fossili e di usare le risorse raccolte per finanziare misure di transizione energetica e adattamento climatico, per proteggere anzitutto le persone delle fasce sociali più vulnerabili, e abbandonare rapidamente le fonti fossili a partire da un piano di phase-out del gas entro il 2035», conclude Spadini.
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