La Banca centrale europea ha fatto partire il percorso verso l’Euro digitale

La Banca centrale europea ha registrato lo scorso 22 settembre presso l’Ufficio per la proprietà intellettuale della Ue il marchio “Digital Euro”. Si tratta del primo passo verso la creazione di una valuta digitale che affianchi o addirittura sostituisca l’euro tradizionale.
La registrazione del nome però è concretamente un passo preliminare e, in un certo senso, cautelativo per evitare gli squatter digitali mentre gli esperti della Banca stanno valutando i pro e i contro di una soluzione di questo tipo e possibili le modalità di implementazione.

Un gruppo di esperti dei Paesi dell’area euro pubblicherà a breve un rapporto che chiarirà quale sia la strategia della Bce. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha dichiarato: “L’Eurosistema, composto dalla Bce e dalle banche centrali nazionali degli Stati membri che hanno adottato l’euro è l’autorità monetaria dell’area della moneta unica. Non ha ancora preso una decisione se introdurre o no un euro digitale. Ma, come molte altre banche centrali in tutto il mondo, stiamo esplorando i benefici, i rischi e le sfide operative per riuscire a farlo. Abbiamo il dovere di avere un ruolo attivo nel bilanciare i rischi e i benefici delle innovazioni nei pagamenti, in modo tale che la moneta comune continui a servire bene l’Europa. Un euro digitale potrebbe essere complementare al contante, non un suo sostituto. Potrebbe fornire un’alternativa alle valute digitali private e garantire che la moneta sovrana rimanga al centro dei sistemi di pagamento europei”.

L’Unione Europea ha proposta una regolamentazione delle criptovalute nell’UE,dal titolo Europe’s Markets in Crypto-Assets (MiCA)” che contiene regole generali per il rilascio e la circolazione di criptovalute nei Paesi dell’Unione.
Europe’s Markets in Crypto-Assets mira a fornire la certezza giuridica in relazione ai cripto-asset, criptovalute, token e stablecoin. Il documento stabilisce la definizione di criptovalute e un insieme di regole di base che si applicano agli emittenti di tali beni e ai fornitori di servizi.
Anche il G20 si è mosso nella stessa direzione, il Financial Stability Board ha pubblicato ad aprile dieci raccomandazioni che sono state messe in consultazione.


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