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Il Covid19 è il cigno nero di Nassim Taleb?

Il cigno nero è un evento che possiede tre caratteristiche: in primo luogo, è un evento isolato, che non rientra nel campo delle normali aspettative, poiché niente nel passato può indicare in modo plausibile la sua possibilità. In secondo luogo, ha un impatto enorme. In terzo luogo, nonostante il suo carattere di evento isolato, la natura umana ci spinge ad elaborare a posteriori giustificazioni della sua comparsa, per renderlo spiegabile e prevedibile.

Nassim Taleb

I Crollo del 9 marzo 2020

Gli economisti si stanno chiedendo se sarà ricordato come un lunedì nero per i listini o se sarà l’inizio di una serie di crolli in borsa. La domanda l’avremo tra mesi, ma quel che è certo è che siamo di fronte ad una correzione dei mercati che si farà sentire soprattutto nella vita reale.

I mercati anticipano i problemi e questi crolli ci dicono solo una cosa: i Pil dei paesi soffriranno una recessione globale nei prossimi mesi. Sicuramente non sarà solo colpa del Coronavirus, ma in ballo c’è una guerra senza precedenti sul petrolio.

La Russia si è rifiutata di tagliare la produzione dell’oro nero e l’Arabia Saudita, con il benestare di Donald Trump, ha scelto di aumentarla e svendere i barili.

È dai tempi della guerra del Golfo “che non si assisteva a un crollo dei prezzi del petrolio di questa portata”. Lo sostiene Adam Vettese, analista di eToro, la piattaforma di investimenti multi-asset, secondo cui “a meno che non venga ratificato un nuovo accordo tra sauditi, che hanno la capacità di gestire il petrolio, e Russia, che invece non ha tale capacità, possiamo prevedere che il prezzo del greggio rimanga sotto pressione”.

Le borse

Piazza Affari chiude a -11,17%, mentre lo spread tra Btp e Bund tedeschi tocca sul finale la soglia dei 227 punti base, dalla chiusura sotto 180 di venerdì scorso, con il rendimento dei decennali italiani che sale oltre l’1,41 per cento.

Wall Street invece segna subito il calo-limite del 7% e le contrattazioni vengono sospese per quindici minuti: una misura che non scattava dalla crisi post-Lehmann Brothers. Dopo l’avvio choc, i listini restano in profondo rosso. A fine giornata Il Dow Jones chiude in calo del 7,83% a 23.839,53 punti, il Nasdaq cede il 7,29% a 7.950,68 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 7,67% a 2.745,70 punti.

 


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