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Economia circolare

14 giugno 2018 a Torino ‘Le mille forme del riuso: esperienze internazionali a confronto’

Un elemento fondamentale per raggiungere i target europei di economia circolare è il riuso. Perché se è vero che gli obiettivi europei si fanno sempre più stringenti, le modalità per raggiungerli sono alla portata di tutti e in questo senso il riuso degli oggetti, insieme al riciclo, è una delle vie principali per contribuire al raggiungimento di questi obiettivi.

Se da un lato la Comunità europea spinge per attuare politiche virtuose sul fronte dell’economia circolare, dall’altra i Paesi membri tardano ad attrezzarsi di strumenti capaci per valorizzare il riuso in tutte le sue forme, attività che non solo rappresentano un valido contributo alla salvaguardia dell’ambiente (dal risparmio energetico per produrre nuovi prodotti alla riduzione della quantità di rifiuti che finiscono nelle discariche o negli inceneritori) ma che in parallelo costituiscono una fonte primaria di reddito. Un settore quello del riuso che crea opportunità di lavoro e di reinserimento sociale, offre opportunità di consumo a basso costo, riduce significativamente lo spreco, esalta l’attenzione verso la qualità, conserva e rinnova nello scambio di cose appartenenti ad altre epoche la cultura materiale e la diffusione del sapere tra le generazioni, rappresentando un autentico antidoto ai guasti della crisi economica e sociale che stiamo attraversando. Solo in Italia il settore del riuso impiega circa 80.000 persone e vale 1,1% del Pil nazionale (Dati Doxa per l’Osservatorio Second Hands Economy 2016).

Se sul web è facile aprile un sito di e-commerce per ridare dignità a oggetti ancora funzionanti e per farlo non c’è bisogno di avere nessun tipo di licenza o permesso, le vere difficoltà riguardano tutti colo che recuperano questi oggetti e che cercano di proporli in fiere e mercati.

A fare chiarezza su quello che succede in Italia è il Presidente di Rete ONU Averamo Virgili nonché membro della ‘Rete di sostegno ai mercatini rom’ che il 14 giugno sarà a Torino per la conferenza Le mille forme del riuso: esperienze internazionali a confronto. “Purtroppo siamo ancora molto lontani da un effettivo riconoscimento di questa figura nonostante le leggi e direttive europee e nazionali emanate. Nella legge 27 febbraio 2009 n. 13 l’art. 7 – sexies era finalizzato alla valorizzazione a fini ecologici del mercato dell’usato. Il Ministero dell’Ambiente doveva concludere con Regioni, Province e Comuni un accordo di programma al fine di regolamentare, a fini ecologici, la rinascita e lo sviluppo in sede locale dei mercati dell’usato. A parte alcune amministrazioni locali (perlopiù Comuni) particolarmente sensibili e attive in questo settore (tra cui la città di Torino con la sua delibera sull’area di libero scambio e la Regione Emilia Romagna con la sua delibera del 10/02/2014 avente per oggetto la definizione del concetto di riuso e conseguente inapplicabilità al medesimo delle norme in materia di commercio) queste direttive sono rimaste perlopiù lettera morta. Così come i decreti attuativi sul riutilizzo e preparazione al riutilizzo fermi da anni, il non riconoscimento in termini di IVA, tassa sui rifiuti, benefici ecologici e categorie catastali della diversità del settore dell’usato.

I maggiori ostacoli –continua Virgili – per i raccoglitori informali(e per l’ambulantato debole) è l’incertezza sulle modalità di svolgimento del loro lavoro. L’incertezza normativa (e soprattutto interpretativa) minano alla radice la possibilità di sviluppare processo di regolarizzazione e di riconoscimento sociale di queste attività. Come già detto città come Torino ma anche come tutti quei Comuni che sulla base dell’art. 7 -sexies (valorizzazione a fini ecologici del mercato dell’usato) della legge 27/02/2009 n. 13 sono riusciti a regolarizzare i mercatini dell’usato (e di conseguenza le attività dei raccoglitori informali). Così come la delibera della Regione Emilia Romagna che sempre sulla base dell’art. 7 – sexies ha riconosciuto la specificità del riutilizzo e delle sue finalità.

Rete ONU – conclude Virgili – dovrà sempre lavorare affinché siamo riconosciute le finalità economiche, ambientali, sociali e culturali del riutilizzo. Affinché le speranze di vita di chi è impegnato in questo processo diventi una importante opportunità per loro stessi e le loro famiglie. Ma soprattutto per l’intera umanità”.

L’appuntamento con ‘Le mille forme del riuso: esperienze internazionali a confronto’ è per giovedì 14 giugno alle 10,30 a Torino presso il Centro San Liborio/FabLab Pavone (Giardino Jan Palach, via San Domenico angolo via Bellezia). Torino si trasformerà nella capitale internazionale del riuso dove i principalioperatori e organizzatori italiani dei mercati storici e delle pulci, delle fiere e delle strade, delle cooperative sociali, delle cooperative di produzione lavoro del terzo settore, delle botteghe di rigatteria e dell’usato e dei negozi in conto terzi, si confronteranno con i raccoglitori informali francesi dell’Associazione Amelior (l’unica realtà francese che raggruppa i biffin – raccoglitori informali) e la Global Alliance of Waste Pickers che dall’America Latina fino all’Asia riunisce e porta avanti le istanze dei raccoglitori di tutto il mondo. Non a caso l’incontro si terrà a Torino, l’unica città italiana che da tempo ha aperto un sano dialogo con il variegato mondo dei pickers e nella quale si svolgono settimanalmente due dei più importanti mercati dedicati ai raccoglitori informali.

Le mille forme del riuso: esperienze internazionali a confronto

Ore 10:30 – Trash mob (Come gli informali scovano veri tesori all’interno dei cassonetti)

Ore 11:30 – 13:00 – Conferenza stampa con gli interventi di:

Averamo Virgili – Rete di sostegno ai mercatini rom

Alessandro Stillo – Associazione Vivibalon

Samuel Le Coure – AMELIOR Association (Francia)

Pablo Rey Mazón – Global Alliance of Waste Pickers

Ore 13 – Light Lunch


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Economia circolare

Tempo di bilanci per il progetto europeo BIO-PLASTICS EUROPE

Ricercare strategie e soluzioni sostenibili idonee alla produzione e all’uso di plastiche biobased/biodegradabili e compostabili a tutela della qualità ambientale del mare e del suolo in Europa. È stato questo l’ambito di lavoro di BIO-PLASTICS EUROPE, progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020.

Sotto il coordinamento dell’Università di Scienze Applicate di Amburgo (HAW Hamburg), BIO-PLASTICS EUROPE ha visto coinvolti 22 partner uniti nella progettazione di prodotti innovativi e nell’analisi di modelli di business che facilitino strategie e soluzioni efficaci per l’utilizzo e il riciclo delle plastiche bio-based / compostabili applicate in molteplici settori, quali per esempio imballaggi alimentari, agricoltura, foodservice e consumer goods, ponendo attenzione anche al tema della sicurezza dei materiali. Il progetto non ha avuto solo fini di ricerca, ma si è posto anche nell’ottica di indagare i complessi e dinamici processi di trasformazione della società innescati da una nuova e maggiore consapevolezza sull’uso della bioplastica.

Di seguito il comunicato stampa finale del progetto BIO-PLASTICS EUROPE (in inglese).

EU project BIO-PLASTICS EUROPE successfully completed: Bio-based and biodegradable plastics developed as the basis for sustainable products

From October 2019 to January 2024, the Hamburg University of Applied Sciences (HAW) coordinated the BIO-PLASTICS EUROPE research project with 22 partners from science and industry from 13 countries. “Our aim was to develop new bio-based and biodegradable materials to support the EU Plastics Strategy and the Circular Economy Action Plan as part of the EU Green Deal,” says Dr Jelena Barbir, project manager at HAW Hamburg.. In addition, strategies and business models were developed that enable efficient reuse strategies and recycling solutions while ensuring the safety of the recycled materials when used for toys or food packaging.

The pollution of oceans and landscapes by plastic waste is increasing dramatically worldwide. Avoiding conventional plastic is therefore becoming increasingly urgent. In the BIO-PLASTICS EUROPE project, scientists and companies from all over the world have been working together since October 2019 to find alternative solutions. “Through intensive research and development, we were able to develop many sustainable strategies and solutions for the production of bio-based and biodegradable plastics as the basis for sustainable products – from reusable cutlery and toys to packaging and agricultural products,” says Barbir.

Partner companies tested the new materials in order to manufacture usable end consumer products from them. Among other things, various compounds were developed, composite materials with a plastic content made from sustainable raw materials. These were used to produce rigid toy material, but also reusable cutlery, packaging for cosmetics and the food sector, as well as carrier layers in self-recyclable and biodegradable packaging films. In addition, mixtures were used that are suitable for agricultural mulch films, among other things, and are self-degrading in the environment. All materials were produced from commercially available raw materials such as polymers, fillers and additives, with the polymers PLA, PHBV and natural rubber coming from renewable sources.

“Over the course of the project, a total of 48 research papers were published in scientific journals, five prototypes of bio-based plastics were developed and a safety protocol was created to ensure the safe use and end-of-life management of bio-based and biodegradable plastics,” says Barbir. “There is still a lot of work to be done to fully replace conventional plastic – but we are well on our way.”


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Ambiente

La sentenza della Corte Ue sui sacchetti di plastica. I vecchi shopper non torneranno

E’ contraria al diritto Ue la normativa italiana che vieta la commercializzazione di sacchi monouso fabbricati con materiali non biodegradabili e non compostabili, i quali rispettino le altre prescrizioni stabilite nella direttiva 94/62″. La Corte di Giustizia dell’Unione europea si è pronunciata sul ricorso di un’azienda contro il decreto n.73 adottato il 18 marzo 2013 dal ministero dell’Ambiente e dal ministero dello Sviluppo economico che vietava la fabbricazione e la commercializzazione di borse di plastica destinate al ritiro delle merci che non rispondano a determinate caratteristiche tecniche.

A questo punto torneranno i vecchi sacchetti di plastica che erano stati messi al bando? Assolutamente no! Infatti come evidenziato sopra, vale la pena usare l’imperfetto, perché nel frattempo la normativa è stata aggiornata. A chiarire la questione è stata Assobioplastiche, Associazione Italiana delle bioplastiche e dei materiali biodegradabili e compostabili:

La pronuncia riguarda in concreto un vecchio decreto ministeriale (il DM 18 marzo 2013) che da tempo non è più in vigore che venne adottato dall’Italia quando ancora non era stata emanata la direttiva shopper 2015/720, che contempla espressamente la possibilità per gli Stati di vietare i sacchetti di plastica.  Si tratta di un giudizio relativo quindi a normative già abrogate e del tutto superate dalle nuove e in cui, peraltro, la bocciatura della Corte è su aspetti formali e procedurali (errori nel processo di notifica all’UE).

“Ce l’aspettavamo – ha commentato Luca Bianconi, Presidente di Assobioplastiche – ma, per sgombrare il campo da equivoci, è bene sottolineare che la sentenza riguarda il “vecchio” ordinamento. La normativa europea sugli imballaggi è, com’è noto, nel frattempo positivamente evoluta e ora c’è la direttiva shopper, che consente i divieti e obbliga gli Stati a intervenire sui sacchetti. Il decreto ministeriale del 2013 contestato non c’è più e c’è una nuova normativa di recepimento della direttiva shopper, che non è messa in discussione dalla sentenza”.

“Ci tengo a precisare, quindi, che l’attuale normativa sulle bioplastiche che recepisce la direttiva shopper del 2015 è perfettamente in vigore avendo seguito tutte le procedure previste. Purtroppo, quando non si riescono a trovare elementi di sostanza contro normative pioniere che hanno anticipato l’evoluzione stessa del diritto europeo, ci si appella a forma e procedure. Ci siamo abituati, ma i fatti sono dalla nostra parte” ha concluso Bianconi.

 


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Anti-spreco

Presentate ad Alba le nuove Linee Guida per la gestione dei rifiuti durante gli eventi

Sono state presentate ad Alba le nuove Linee Guida per la gestione dei rifiuti durante gli eventi dopo i buoni risultati nella gestione dei rifiuti registrati durante Collisioni e il Baccanale dei borghi della Fiera del tartufo. (altro…)


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