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Clima

21,5 milioni i rifugiati ambientali a causa dei cambiamenti climatici

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha sviluppato il concetto di “migrazione ambientale”: il cambiamento climatico porta al degrado ambientale cui contribuiscono anche altri fattori, come ad esempio lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Il degrado ambientale distrugge le basi materiali della sussistenza e sempre più espone le persone colpite al rischio di disastri naturali.

Secondo il rapporto di Greenpeace Germania “Climate Change, Migration and Displacement”, ogni anno 21,5 milioni di persone sono costrette a lasciare le proprie case a causa di siccità, tempeste o alluvioni. Se prendiamo in considerazione il solo 2015, si tratta di un numero quasi doppio rispetto alle persone costrette a fuggire da guerre e violenza.

«Eventi meteorologici estremi sempre più frequenti costringono milioni di persone nei Paesi più poveri ad abbandonare le proprie case in cerca di sicurezza», dichiara Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia. «I Paesi più industrializzati e i Paesi in via di sviluppo devono lavorare insieme per trovare soluzioni concrete, sia per affrontare direttamente questi fenomeni che per sostenere e proteggere chi non ha altra scelta che lasciare la propria casa».


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Clima

Il 2023 è stato l’anno più caldo dal 1850

Il servizio satellitare Copernicus Climate ha confermato che il 2023 è stato l’anno più caldo dal 1850 da cui esistono misurazioni strumentali globali e probabilmente della storia secondo dati indiretti come carotaggi glaciali, anelli alberi, pollini fossili e concrezioni in grotta.

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Ambiente

Tracce di creme solari nelle nevi del Polo Nord

Attività di campionamento di neve a Ny-Ålesund, Isole Svalbard Crediti: F. Scoto, CNR - Unive

Ritrovate tracce di creme solari al Polo Nord, sui ghiacciai dell’arcipelago delle Svalbard. Si depositano soprattutto in inverno, quando sull’Artico cala la notte. A misurarne la concentrazione e spiegarne l’origine è uno studio condotto da ricercatrici e ricercatori dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dell’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp), in collaborazione con l’Università delle Svalbard. I risultati sono pubblicati sulla rivista scientifica Science of the Total Environment.

L’obiettivo del lavoro era fornire la prima panoramica della presenza ambientale dei prodotti per la cura personale in Artico, fornendo dati sulla loro distribuzione spaziale e stagionale nel manto nevoso. Grazie ad un progetto Arctic Field Grant finanziato dal Research Council of Norway, in collaborazione con il Cnr-Isp e la stazione di ricerca Italiana Dirigibile Italia a Ny Ålesund, è stato possibile condurre, tra aprile e maggio 2021, un campionamento da cinque ghiacciai, situati nella penisola di Brøggerhalvøya. La varietà dei siti selezionati sia in prossimità di insediamenti umani sia in luoghi più remoti, ha permesso di studiare la presenza e il comportamento dei contaminanti emergenti, composti tutt’ora in uso ma monitorati dalla comunità scientifica in quanto potenzialmente dannosi per l’ecosistema.

I risultati hanno rivelato la presenza di diversi composti, come fragranze e filtri UV, che derivano dai prodotti per la cura personale di largo consumo, fino alle latitudini più estreme.

“Questa è la prima volta che molti dei contaminanti analizzati, quali Benzofenone-3, Octocrilene, Etilesil Metossicinnamato e Etilesil Salicilato, vengono identificati nella neve artica”, afferma Marianna D’Amico, dottoranda in Scienze polari all’Università Ca’ Foscari Venezia e prima autrice dello studio.

“I risultati evidenziano come la presenza dei contaminanti emergenti nelle aree remote sia imputabile al ruolo del trasporto atmosferico a lungo raggio”, spiega Marco Vecchiato, ricercatore in Chimica analitica a Ca’ Foscari e co-autore del lavoro. “Infatti, le concentrazioni più alte sono state riscontrate nelle deposizioni invernali. Alla fine dell’inverno, le masse d’aria contaminate provenienti dall’Eurasia raggiungono più facilmente l’Artico”.

“L’esempio più evidente riguarda proprio alcuni filtri UV normalmente presenti nelle creme solari. L’origine delle maggiori concentrazioni invernali di questi contaminanti non può che risiedere nelle regioni continentali abitate a latitudini più basse: alle Svalbard durante la notte artica il sole non sorge e non vengono utilizzate creme solari”, prosegue Vecchiato.

La distribuzione di alcuni di questi contaminanti varia in base all’altitudine. La maggior parte dei composti ha concentrazioni maggiori a quote più basse, tranne l’Octocrilene e il Benzofenone-3, due filtri UV comunemente utilizzati nelle creme solari, che al contrario sono più abbondanti sulla cima dei ghiacciai, dove arrivano dalle basse latitudini trasportati dalla circolazione atmosferica.

Questi dati saranno utili per definire piani di monitoraggio nell’area, contribuendo anche alla protezione dell’ecosistema locale. I contaminanti selezionati hanno già dimostrato effetti negativi sugli organismi acquatici alterando le funzionalità del sistema endocrino e ormonale. Alcuni di questi composti sono normati a livello locale in diverse isole del Pacifico e sono attualmente sotto indagine da parte dell’Unione Europea.

In questo contesto, quantificare i processi di re-immissione in ambiente dei contaminanti di interesse emergente durante la fase di fusione della neve diventa una priorità per la protezione dell’ambiente artico nel prossimo futuro. “Sarà fondamentale comprendere i fenomeni di trasporto e deposizione di tali contaminanti nelle aree polari, soprattutto in relazione alle variazioni delle condizioni stagionali locali”, conclude Andrea Spolaor, ricercatore presso il Cnr-Isp. “Condizioni che stanno mutando rapidamente in risposta al cambiamento climatico, che in Artico avviene quattro volte più velocemente rispetto al resto del mondo”.


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Clima

Come proteggersi dalla disinformazione a COP28

Il 14 novembre Covering Climate Now ha organizzato una conferenza stampa in meet per palare di disinformazione sul tema climatico. Covering Climate Now è un’ organizzazione di giornalisti per giornalisti, che si propone di discutere delle strategie utili per diffondere al meglio le notizie del nostro tempo.

Gli interlocutori che hanno partecipato alla conferenza di martedì (Jessica Green professoressa di Scienze Politiche dell’Università di Toronto; Jennie King Responsabile della Ricerca e Politiche sul Clima nell’Institute for Strategic Dialogue; Fredrick Mugira, Giornalista e fondatore di Water and Climate; Amy Westervelt, Giornalista Investigativa sul Clima e Fondatrice di Critical Frequency, moderatrice) si sono espressi chiaramente: a pochi giorni dall’inizio di COP28 i giornalisti di tutto il mondo devono essere pronti a non cadere nella disinformazione; non fa molta differenza se si scriva di COP28 da Abu Dhabi oppure da remoto, per fare bene giornalismo l’importante è assumersi la responsabilità di parlare di clima al meglio possibile, perché anche se molti non si interessano a queste negoziazioni annuali sul clima, le stesse negoziazioni si interessano a ognuno di noi. Ciò che verrà o meno approvato in sede di COP28 infatti, avrà un impatto reale su ogni cultura locale e su ogni cittadino del mondo.
Quali sono quindi i consigli pratici per fare buon giornalismo e reportage, emersi dalla conferenza stampa?

Disinformazioni probabili a cui prestare attenzione:

-Attenzione a dati manipolati o distorti che cercano di minimizzare la gravità dei cambiamenti climatici o delle loro cause.
-Fai attenzione a tentativi di presentare entità come ecologicamente sostenibili senza prove concrete di azioni significative per il clima
-Verifica il consenso scientifico sugli eventi legati al clima per evitare di contribuire alla disinformazione.
Consapevolezza dell’Impatto della Disinformazione
-Riconosci l’impatto potenziale della disinformazione sulla percezione pubblica.
Responsabilità nel Reportage (e giornalismo)
-Sottolinea la responsabilità degli organi di informazione di riportare con precisione ed etica le questioni legate al clima.
Teorie del Complotto
-Rimanete vigili contro la diffusione di teorie del complotto infondate legate al cambiamento climatico, poiché possono minare il consenso scientifico.
-Evidenzia il consenso all’interno della comunità scientifica nel respingere affermazioni prive di fondamento.

Soluzioni pratiche

Rimani Informato
-Educa costantemente su ultimi sviluppi scientifici e politici legati al clima
Reportage (e giornalismo) Contestuale
-Fornisci contesto alla tua narrazione per aiutare il pubblico a comprendere meglio le sfumature delle informazioni legate al clima.
-Evita di amplificare questioni o incidenti isolati senza considerare il quadro generale
-Cerca una rappresentazione bilanciata di diverse prospettive.
Intervista Diversi Portatori di Interessi
– Cerca il contributo di una varietà di portatori di interessi, inclusi scienziati, attivisti e decisori politici, per presentare una visione completa delle questioni.
Coinvolgi il Pubblico:
-Favorisci il coinvolgimento del tuo pubblico per affrontare preoccupazioni, rispondere a domande e contrastare la disinformazione.
-Utilizza i social media responsabilmente per condividere informazioni accurate e contrastare le falsità.
-Collabora con organizzazioni di fact-checking affidabili per garantire l’accuratezza.

 

L’iscrizione a Covering Cliamte Now è gratuita e consigliata a tutti i giornalisti:https://coveringclimatenow.org/

 

 

 


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