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Clima

In Europa il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato con livelli pericolosi di stress da calore, circa 413 mila persone sono state colpite da alluvioni e inondazioni.

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Secondo l’ultimo rapporto di Copernicus nel 2024 in Europa il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato con livelli pericolosi di stress da calore, circa 413 mila persone sono state colpite da alluvioni e inondazioni.

Il  rapporto è stato pubblicato congiuntamente dal Servizio Copernicus per il Cambiamento Climatico e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale e rivela che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, sia in Europa che a livello globale. In tutto il continente, le persone hanno vissuto condizioni climatiche drammatiche e contrastanti. Mentre l’est si è trovato ad affrontare un caldo torrido e secco, l’ovest ha subito forti piogge e inondazioni, segnando un anno di estremi climatici profondi e dirompenti.

Quasi metà del continente ha registrato temperature annuali da record, con circa l’85% dell’Europa classificata come “molto più calda della media”. Allo stesso tempo, si è verificata la più ampia diffusione di inondazioni in Europa dal 2013, e alcune aree del continente hanno visto livelli record di stress termico e scioglimento dei ghiacciai.

A livello globale, anche il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, superando il già straordinario 2023. Per la prima volta, la temperatura media globale ha superato di oltre 1,5°C i livelli preindustriali. Anche le temperature oceaniche sono rimaste eccezionalmente alte, influenzate dagli effetti residui del forte El Niño culminato a fine 2023, e da temperature superiori alla media in quasi tutti i bacini oceanici.

L’Europa si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale dagli anni ’80. Tutti i set di dati confermano che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato. Le anomalie più elevate—tra i 2°C e i 3°C sopra la media 1991–2020—sono state osservate nell’Europa orientale e sud-orientale, mentre l’Islanda è stata l’unico paese con condizioni sensibilmente più fresche della media.

Nel 2024 si sono registrati solo quattro giorni con temperature nettamente inferiori alla media e appena 59 giorni sotto la media in totale. Al contrario, circa il 12% dei giorni dell’anno ha stabilito nuovi record giornalieri di temperatura e il 45% è stato classificato come “molto più caldo della media”. L’analisi stagionale ha rivelato un chiaro schema: l’inverno ha mostrato un contrasto nord-sud, con condizioni più fredde della media al nord e più calde al sud, mentre il resto dell’anno è stato dominato da un contrasto est-ovest. La primavera e l’estate sono state le più calde mai registrate, e l’autunno il terzo più caldo. Le Svalbard hanno registrato la loro terza estate più calda consecutiva, con temperature medie 2,6°C sopra la norma. Le temperature della superficie del mare nel Mare di Barents sono rimaste ben al di sopra della media, confermando la tendenza in una delle aree che si riscaldano più rapidamente al mondo.

Le temperature estreme hanno portato a livelli pericolosi di stress da calore, una minaccia crescente per la salute umana. Nel 2024, l’Europa ha vissuto il secondo numero più alto di giorni con almeno stress da calore “forte”, “molto forte” o “estremo”.

Questo è stato particolarmente evidente nel sud-est Europa, dove un’ondata di calore durata 13 giorni a luglio è stata la più lunga mai registrata nella regione. Durante l’estate sono stati registrati 66 giorni con almeno stress da calore “forte”—più del doppio della media. Il 13 agosto, il 99% del sud-est Europa ha vissuto almeno stress da calore forte, e il 53% ha affrontato livelli “molto forti” (temperatura percepita di almeno 38°C). Le notti tropicali, con temperature sopra i 20°C, sono aumentate in modo record. La Grecia meridionale ha avuto fino a 55 notti tropicali in più della media, e gran parte dell’Italia, della Turchia e dei Balcani ha registrato valori elevati. Nel complesso, il 2024 è stato il secondo anno con più notti tropicali mai registrate in Europa.

Sebbene i dati ufficiali sui decessi legati al caldo nel 2024 non siano ancora disponibili, i dati recenti mostrano una tendenza preoccupante: 47.700 morti nel 2023 e 61.700 nel 2022 sono state attribuite al caldo secondo l’OMS.

Il 2024 ha visto anche eventi di inondazione devastanti, con il 30% della rete fluviale europea che ha superato la soglia di “inondazione alta” e il 12% quella di “inondazione severa”—il più alto numero dal 2013. Almeno 335 persone sono morte e 413.000 sono state colpite. L’ESOTC 2024 dedica una sezione speciale alle inondazioni.

La tempesta Boris, che ha colpito a settembre, ha portato piogge straordinarie: in soli cinque giorni, parti di Polonia, Germania e Repubblica Ceca hanno ricevuto l’equivalente di tre mesi di pioggia. Complessivamente, 8.500 km di fiumi hanno registrato picchi di piena almeno il doppio della media annuale.

Un mese dopo, la Spagna orientale ha affrontato un altro evento estremo. Il 29 ottobre, a Valencia sono caduti 771,8 mm di pioggia in 24 ore, il secondo valore più alto mai registrato in Spagna. Le conseguenze sono state gravi: 232 morti solo nella provincia di Valencia, danni estesi alle infrastrutture e perdite superiori a 16,5 miliardi di euro.

Nel sud-est Europa, il caldo persistente si è combinato con una grave siccità. Le piogge sono drasticamente diminuite in estate, con il 35% dei fiumi che ha registrato flussi “notabilmente” o “eccezionalmente” bassi. Molti laghi avevano livelli d’acqua inferiori alla media. È stata la peggiore siccità in 12 anni.

Nel 2024, i ghiacciai europei hanno perso massa in tutte le regioni, a causa di nevicate invernali insufficienti e caldo estivo intenso. Gli impatti peggiori si sono verificati in Scandinavia e Svalbard, con perdite medie di spessore rispettivamente di 1,8 m e 2,7 m—i valori più alti mai registrati Nel frattempo, la calotta glaciale della Groenlandia ha registrato la terza perdita di massa più bassa dal 2001, grazie a temperature estive nella media e nevicate superiori alla media, che hanno temporaneamente limitato la fusione superficiale.

I dati dell’ESOTC 2024 evidenziano gli impatti sempre più rapidi del cambiamento climatico in Europa. Con un riscaldamento più veloce rispetto a qualsiasi altro continente, e un aumento della frequenza e intensità degli eventi estremi, l’urgenza di agire è massima. Caldo estremo, inondazioni distruttive e ghiacciai in ritirata non sono eventi isolati, ma sintomi di un sistema climatico in rapido cambiamento, con conseguenze su salute, sicurezza alimentare, infrastrutture e biodiversità. C’è qualche segnale positivo: il 51% delle città europee ha oggi un piano di adattamento climatico (era il 26% nel 2018) e le energie rinnovabili hanno raggiunto un record, fornendo il 45% dell’elettricità europea nel 2024.


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Clima

Reuters Climate Monitor per confrontare le temperature odierne con i record storici di tutto il pianeta

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Reuters ha lanciato il Reuters Climate Monitor, un nuovo strumento online interattivo che utilizza i dati del Copernicus Climate Change Service (C3S) e del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) per confrontare le temperature odierne con i record storici di tutto il pianeta.

Il nuovo strumento consente agli utenti di confrontare le temperature attuali di qualsiasi località nel mondo con quelle che tipicamente rappresenterebbero la media in quel periodo dell’anno, sulla base dei dati storici del periodo 1961-1990. In questo modo, lo strumento aiuta a identificare le aree che stanno registrando condizioni insolitamente calde o fredde, inserendo tali eventi in un contesto climatico a lungo termine. In uno degli esempi più eclatanti, al momento della stesura di questo testo, la temperatura a Parigi è superiore di 14°C rispetto alla sua media storica.


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Clima

La cappa di calore sull’Europa e sull’Italia porta a temperature vicine ai 55 gradi al suolo

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L’ondata di calore che ha colpito  l’Europa occidentale sta facendo esplodere le temperature del suolo, con valori che hanno raggiunto i 48 gradi a Madrid, i 44 gradi a Roma e i 46 gradi a Poitier in Francia e a Saragozza in Spagna.

L’ondata di calore è causata da una configurazione atmosferica di alta pressione persistente, una sorta di “cupola di calore”, intrappolata sull’Europa tra due sistemi di bassa pressione ai lati. Il caldo estivo in Europa normalmente non è associato a El Niño e quindi, sebbene i dati satellitari abbiano rilevato i primi segnali del fenomeno El Niño nell’Oceano Pacifico, esso non è la causa delle attuali temperature in Europa.

Il satellite ha rilevato temperature al suolo di 48 °C a Madrid, 44 °C a Roma e 46 °C sia a Poitiers, in Francia, sia a Saragozza, in Spagna. Le temperature del suolo nel Nord Africa sono visibilmente più alte, con valori a terra che a Tunisi hanno raggiunto i 49 °C. Poiché superfici come roccia, sabbia e asfalto trattengono il calore, le temperature del suolo sono notevolmente più elevate rispetto a quelle dell’aria.

L’immagine della temperatura superficiale del suolo è stata acquisita dalla missione Copernicus Sentinel-3 mercoledì 23 giugno nella tarda mattinata, ora locale. I colori mostrati nell’immagine vanno dal viola e dal rosso intenso, che indicano temperature superficiali fino a 55 °C, visibili in alcune zone della Spagna centrale, della Francia occidentale e del Nord Africa, fino all’azzurro chiaro, che indica temperature superficiali più basse nelle regioni montuose. Alcune aree erano coperte da nubi, rappresentate in bianco.

Sentinel-3 di Copernicus, trasporta quattro strumenti, tra cui il Sea and Land Surface Temperature Radiometer (SLSTR), un sensore potente e molto preciso che misura le temperature sia sulla terra sia sul mare. Rileva lo stress termico sulla terraferma e i suoi dati vengono utilizzati in agricoltura, oltre che per monitorare le isole di calore urbane e gli incendi boschivi.


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Clima

A Torino doppio primato del caldo: prima per isole di calore, seconda per la media delle temperature superficiali massime

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Mentre il nostro Paese si prepara ad affrontare una seconda intensa ondata di calore in meno di un mese, una nuova indagine di Greenpeace Italia svela che la quota di giornate estive con una temperatura media percepita superiore a 32°C, soglia oltre cui l’organismo entra in condizioni di forte stress da calore mettendo a rischio la salute delle persone, è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025. Nell’estate del 2025 le Regioni con la quota più alta di giornate oltre questa soglia sono state Puglia, Sicilia, Basilicata, Emilia-Romagna e Lombardia. È quanto emerge dal rapporto di Greenpeace Italia “L’estate che scotta”, realizzato a partire dai dati messi a disposizione dai ricercatori Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli di ISTAT. L’associazione ambientalista denuncia come questa situazione sia dovuta alla crisi climatica, alimentata dalle aziende dei combustibili fossili, principali responsabili del surriscaldamento globale.

«Per far fronte al problema del caldo estremo in città e ai suoi impatti sulla salute delle persone, dobbiamo anzitutto ridurre le emissioni e al contempo concentrarci sugli interventi di adattamento e prevenzione», dichiara Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia. «Nonostante l’aumento delle temperature e degli eventi meteorologici estremi, le grandi aziende fossili continuano a investire in petrolio e gas, aggravando il riscaldamento globale e scaricando sulle persone più vulnerabili i costi delle proprie strategie orientate solo al profitto».

Il rapporto di Greenpeace Italia analizza i capoluoghi di Regione usando anche i dati sulle temperature delle superfici urbane e sulle cosiddette isole di calore, cioè zone della città che risultano più calde rispetto alle aree circostanti a causa della presenza di asfalto, cemento ed edifici che assorbono e trattengono il calore. Il report analizza anche i dati sullo stress termico a livello nazionale e regionale.

Nei capoluoghi di Regione, la media delle temperature superficiali massime registrate nell’estate del 2025 ha mostrato valori allarmanti: dieci città su venti hanno superato i 40°C, con picchi oltre i 44°C a Roma, Torino e Cagliari. Questo indicatore non misura la temperatura dell’aria né la temperatura percepita, bensì la temperatura fisica della superficie urbana, cioè quella di elementi come asfalto, tetti, muri ed aree verdi, e contribuisce quindi a descrivere la vivibilità delle città e l’esposizione al caldo nei diversi quartieri. Le conseguenze sulla popolazione sono infatti significative. Circa l’87% degli abitanti dei capoluoghi di Regione, pari a 8,2 milioni di persone, vive in quartieri dove in estate la media delle temperature massime superficiali supera i 40°C. Tra questi ci sono circa 283 mila bambini sotto i 5 anni e 1,1 milioni di anziani oltre i 74 anni, categorie particolarmente vulnerabili al caldo estremo.

A rendere i centri urbani invivibili sono anche le isole di calore urbane: circa 4,3 milioni di persone nei capoluoghi di Regione vivono in quartieri caratterizzati da isole di calore intense o molto intense, tra cui 151 mila bambini piccoli e 556 mila anziani. A rischio sono anche le persone senza dimora o chi vive in abitazioni poco isolate o senza accesso al raffrescamento, e chi lavora molte ore all’aperto. La presenza di asfalto, cemento ed edifici, ma anche poco verde e bassa ventilazione, contribuiscono a rendere le città più calde rispetto alle aree rurali circostanti. Con l’eccezione di Bari, tutti i capoluoghi di Regione registrano temperature superficiali urbane più alte rispetto alle aree extraurbane. Il caso più eclatante è quello di Torino, dove nel 2025 la differenza tra la media delle temperature superficiali massime ha superato i 15 °C.

A Roma, il 40% dei residenti è esposto a isole di calore intense o molto intense e il 99% della popolazione vive in zone dove d’estate la temperatura superficiale massima supera, in media, i 40°C. Ancora più critica la situazione di Napoli e Torino, dove rispettivamente il 92% e il 98% dei residenti vive in aree interessate da pericolose isole di calore. Una situazione simile richiede interventi urgenti a tutela delle persone.

«Il quadro è preoccupante e ci aspettiamo l’ennesima estate con caldo da record. Per questo servono misure urgenti: Greenpeace chiede al governo italiano di introdurre una tassazione dei profitti delle aziende dei combustibili fossili e di usare le risorse raccolte per finanziare misure di transizione energetica e adattamento climatico, per proteggere anzitutto le persone delle fasce sociali più vulnerabili, e abbandonare rapidamente le fonti fossili a partire da un piano di phase-out del gas entro il 2035», conclude Spadini.


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