Clima
A Torino doppio primato del caldo: prima per isole di calore, seconda per la media delle temperature superficiali massime
Mentre il nostro Paese si prepara ad affrontare una seconda intensa ondata di calore in meno di un mese, una nuova indagine di Greenpeace Italia svela che la quota di giornate estive con una temperatura media percepita superiore a 32°C, soglia oltre cui l’organismo entra in condizioni di forte stress da calore mettendo a rischio la salute delle persone, è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025. Nell’estate del 2025 le Regioni con la quota più alta di giornate oltre questa soglia sono state Puglia, Sicilia, Basilicata, Emilia-Romagna e Lombardia. È quanto emerge dal rapporto di Greenpeace Italia “L’estate che scotta”, realizzato a partire dai dati messi a disposizione dai ricercatori Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli di ISTAT. L’associazione ambientalista denuncia come questa situazione sia dovuta alla crisi climatica, alimentata dalle aziende dei combustibili fossili, principali responsabili del surriscaldamento globale.
«Per far fronte al problema del caldo estremo in città e ai suoi impatti sulla salute delle persone, dobbiamo anzitutto ridurre le emissioni e al contempo concentrarci sugli interventi di adattamento e prevenzione», dichiara Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia. «Nonostante l’aumento delle temperature e degli eventi meteorologici estremi, le grandi aziende fossili continuano a investire in petrolio e gas, aggravando il riscaldamento globale e scaricando sulle persone più vulnerabili i costi delle proprie strategie orientate solo al profitto».
Il rapporto di Greenpeace Italia analizza i capoluoghi di Regione usando anche i dati sulle temperature delle superfici urbane e sulle cosiddette isole di calore, cioè zone della città che risultano più calde rispetto alle aree circostanti a causa della presenza di asfalto, cemento ed edifici che assorbono e trattengono il calore. Il report analizza anche i dati sullo stress termico a livello nazionale e regionale.
Nei capoluoghi di Regione, la media delle temperature superficiali massime registrate nell’estate del 2025 ha mostrato valori allarmanti: dieci città su venti hanno superato i 40°C, con picchi oltre i 44°C a Roma, Torino e Cagliari. Questo indicatore non misura la temperatura dell’aria né la temperatura percepita, bensì la temperatura fisica della superficie urbana, cioè quella di elementi come asfalto, tetti, muri ed aree verdi, e contribuisce quindi a descrivere la vivibilità delle città e l’esposizione al caldo nei diversi quartieri. Le conseguenze sulla popolazione sono infatti significative. Circa l’87% degli abitanti dei capoluoghi di Regione, pari a 8,2 milioni di persone, vive in quartieri dove in estate la media delle temperature massime superficiali supera i 40°C. Tra questi ci sono circa 283 mila bambini sotto i 5 anni e 1,1 milioni di anziani oltre i 74 anni, categorie particolarmente vulnerabili al caldo estremo.
A rendere i centri urbani invivibili sono anche le isole di calore urbane: circa 4,3 milioni di persone nei capoluoghi di Regione vivono in quartieri caratterizzati da isole di calore intense o molto intense, tra cui 151 mila bambini piccoli e 556 mila anziani. A rischio sono anche le persone senza dimora o chi vive in abitazioni poco isolate o senza accesso al raffrescamento, e chi lavora molte ore all’aperto. La presenza di asfalto, cemento ed edifici, ma anche poco verde e bassa ventilazione, contribuiscono a rendere le città più calde rispetto alle aree rurali circostanti. Con l’eccezione di Bari, tutti i capoluoghi di Regione registrano temperature superficiali urbane più alte rispetto alle aree extraurbane. Il caso più eclatante è quello di Torino, dove nel 2025 la differenza tra la media delle temperature superficiali massime ha superato i 15 °C.
A Roma, il 40% dei residenti è esposto a isole di calore intense o molto intense e il 99% della popolazione vive in zone dove d’estate la temperatura superficiale massima supera, in media, i 40°C. Ancora più critica la situazione di Napoli e Torino, dove rispettivamente il 92% e il 98% dei residenti vive in aree interessate da pericolose isole di calore. Una situazione simile richiede interventi urgenti a tutela delle persone.
«Il quadro è preoccupante e ci aspettiamo l’ennesima estate con caldo da record. Per questo servono misure urgenti: Greenpeace chiede al governo italiano di introdurre una tassazione dei profitti delle aziende dei combustibili fossili e di usare le risorse raccolte per finanziare misure di transizione energetica e adattamento climatico, per proteggere anzitutto le persone delle fasce sociali più vulnerabili, e abbandonare rapidamente le fonti fossili a partire da un piano di phase-out del gas entro il 2035», conclude Spadini.
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Clima
La cappa di calore sull’Europa e sull’Italia porta a temperature vicine ai 55 gradi al suolo
L’ondata di calore che ha colpito l’Europa occidentale sta facendo esplodere le temperature del suolo, con valori che hanno raggiunto i 48 gradi a Madrid, i 44 gradi a Roma e i 46 gradi a Poitier in Francia e a Saragozza in Spagna.
L’ondata di calore è causata da una configurazione atmosferica di alta pressione persistente, una sorta di “cupola di calore”, intrappolata sull’Europa tra due sistemi di bassa pressione ai lati. Il caldo estivo in Europa normalmente non è associato a El Niño e quindi, sebbene i dati satellitari abbiano rilevato i primi segnali del fenomeno El Niño nell’Oceano Pacifico, esso non è la causa delle attuali temperature in Europa.
Il satellite ha rilevato temperature al suolo di 48 °C a Madrid, 44 °C a Roma e 46 °C sia a Poitiers, in Francia, sia a Saragozza, in Spagna. Le temperature del suolo nel Nord Africa sono visibilmente più alte, con valori a terra che a Tunisi hanno raggiunto i 49 °C. Poiché superfici come roccia, sabbia e asfalto trattengono il calore, le temperature del suolo sono notevolmente più elevate rispetto a quelle dell’aria.
L’immagine della temperatura superficiale del suolo è stata acquisita dalla missione Copernicus Sentinel-3 mercoledì 23 giugno nella tarda mattinata, ora locale. I colori mostrati nell’immagine vanno dal viola e dal rosso intenso, che indicano temperature superficiali fino a 55 °C, visibili in alcune zone della Spagna centrale, della Francia occidentale e del Nord Africa, fino all’azzurro chiaro, che indica temperature superficiali più basse nelle regioni montuose. Alcune aree erano coperte da nubi, rappresentate in bianco.
Sentinel-3 di Copernicus, trasporta quattro strumenti, tra cui il Sea and Land Surface Temperature Radiometer (SLSTR), un sensore potente e molto preciso che misura le temperature sia sulla terra sia sul mare. Rileva lo stress termico sulla terraferma e i suoi dati vengono utilizzati in agricoltura, oltre che per monitorare le isole di calore urbane e gli incendi boschivi.
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Clima
Europa nella morsa del caldo estremo: crollano i record di maggio, il satellite Sentinel-3 mostra un continente in fiamme
L’estate astronomica è ancora lontana, ma in gran parte d’Europa il clima ha già assunto i tratti soffocanti di pieno luglio. Una violentissima e precocissima ondata di calore sta investendo il continente, polverizzando record storici di temperatura e trasformando quella che dovrebbe essere la tarda primavera in uno scenario tipicamente estivo.
Dalle Isole Britanniche fino all’Europa centrale e mediterranea, le temperature stanno raggiungendo valori eccezionali per il mese di maggio, con anomalie termiche che in alcune aree superano anche i 10 °C rispetto alle medie stagionali. Gli esperti parlano di un evento atmosferico raro per intensità e precocità, destinato ad alimentare nuove preoccupazioni sugli effetti sempre più evidenti della crisi climatica.
Record storici in tutta Europa
I dati diffusi nelle ultime ore dai servizi meteorologici nazionali delineano un quadro impressionante. Nel Regno Unito sono stati registrati addirittura 35 °C, una temperatura senza precedenti per il mese di maggio e superiore di circa 2 °C rispetto al precedente record storico nazionale.
Situazione simile anche in Irlanda, dove i termometri hanno superato di oltre un grado il primato assoluto del periodo. Nell’Europa orientale, l’Ungheria ha registrato un nuovo record storico per Budapest con 32,2 °C, mentre anomalie eccezionali vengono segnalate anche in Germania, Svizzera, Spagna e Italia.
Nel Mediterraneo occidentale, diverse città italiane e spagnole stanno vivendo giornate con temperature più tipiche di fine giugno o inizio luglio. Le grandi aree urbane risultano particolarmente colpite a causa dell’effetto “isola di calore”, che amplifica ulteriormente il disagio termico nelle ore pomeridiane e notturne.
Il satellite Sentinel-3 fotografa un’Europa rovente
A testimoniare l’eccezionalità di questa ondata di caldo è arrivata anche l’immagine diffusa dal satellite Copernicus Sentinel-3 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), acquisita il 26 maggio. Lo scatto mostra un continente quasi interamente colorato di rosso intenso e arancione scuro, segno di temperature superficiali estremamente elevate.
L’immagine satellitare ha rapidamente fatto il giro del web, diventando il simbolo visivo di un’Europa letteralmente arroventata. Tuttavia, gli esperti invitano a interpretare correttamente questi dati: la mappa non rappresenta la temperatura dell’aria registrata dai termometri meteorologici, bensì la temperatura superficiale del suolo, nota come Land Surface Temperature.
Si tratta di un parametro fondamentale per comprendere gli effetti delle ondate di calore. Durante il giorno, infatti, superfici come asfalto, cemento, rocce e terreni aridi assorbono grandi quantità di energia solare e possono raggiungere temperature molto superiori rispetto all’aria circostante. In presenza di condizioni atmosferiche stabili e assenza di ventilazione, alcune superfici urbane possono superare persino i 50 °C.
La “bolla di calore” dietro il meteo estremo
All’origine di questo scenario c’è una vasta struttura anticiclonica di matrice subtropicale che sta agendo come una vera e propria “cupola” o “bolla di calore” sopra l’Europa.
Questo tipo di configurazione atmosferica intrappola l’aria calda nei bassi strati dell’atmosfera, impedendo l’ingresso di perturbazioni e favorendo un continuo accumulo di calore giorno dopo giorno. Il cielo sereno, la forte insolazione e la scarsità di precipitazioni contribuiscono ulteriormente all’aumento delle temperature.
Secondo molti climatologi, episodi di questo tipo stanno diventando sempre più frequenti e intensi a causa del riscaldamento globale. Le ondate di calore precoci rappresentano infatti uno dei segnali più evidenti dell’alterazione climatica in corso nel continente europeo, considerato oggi uno degli hotspot climatici più vulnerabili del pianeta.
I rischi: incendi, siccità e stress per ecosistemi e città
Le conseguenze di temperature così elevate non riguardano soltanto il disagio percepito dalla popolazione. Le alte temperature stanno già mettendo sotto pressione ecosistemi, agricoltura e risorse idriche.
I terreni diventano rapidamente più secchi, aumenta il rischio di incendi boschivi e cresce lo stress idrico per fiumi, laghi e coltivazioni. Le aree urbane, densamente cementificate, risultano particolarmente vulnerabili: il calore accumulato durante il giorno viene rilasciato lentamente durante la notte, impedendo un adeguato raffreddamento e aumentando i rischi sanitari per anziani e soggetti fragili.
In diversi Paesi europei le autorità sanitarie stanno già monitorando con attenzione l’evoluzione della situazione, mentre gli esperti sottolineano la necessità di potenziare i sistemi di adattamento climatico nelle città.
Il ruolo cruciale dei satelliti climatici
In questo contesto, strumenti come Sentinel-3 svolgono un ruolo fondamentale. Il satellite europeo è dotato di sofisticati radiometri capaci di monitorare costantemente la temperatura della superficie terrestre e marina con elevata precisione.
Questi dati vengono utilizzati non solo per studiare il cambiamento climatico, ma anche per prevedere incendi boschivi, monitorare la siccità, valutare lo stato della vegetazione e controllare la disponibilità di acqua nei bacini idrici.
Le immagini satellitari rappresentano oggi uno degli strumenti più importanti per comprendere in tempo reale l’evoluzione degli eventi estremi e aiutare governi e comunità scientifica nella gestione delle emergenze climatiche.
E mentre maggio si avvia alla conclusione con temperature da piena estate, cresce la domanda che ormai accompagna ogni nuova ondata di caldo: quello che un tempo era eccezionale sta forse diventando la nuova normalità?
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Ambiente
Olimpiadi Milano – Cortina 2026. Greenpeace scrive al CIO per chiedere di rinunciare alle sponsorizzazioni delle aziende del petrolio e del gas
Alla vigilia dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina, Greenpeace accende i riflettori sulle responsabilità ambientali delle aziende del settore dei combustibili fossili sponsor delle Olimpiadi, attraverso un video denuncia realizzato da Studio Birthplace in cui le competizioni sportive vengono interrotte da un’onda nera di petrolio che invade le piste, travolge gli atleti e cola sui cinque cerchi simbolo dei Giochi Olimpici.
L’associazione ambientalista, inoltre, ha inviato una lettera aperta al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) per chiedere di rinunciare alle sponsorizzazioni delle aziende del petrolio e del gas, “tenendo fede ai valori olimpici del rispetto per le persone e l’ambiente”.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica e ribadire le sue richieste, Greenpeace Italia parteciperà il 7 febbraio a Milano al corteo nazionale indetto da movimenti e organizzazioni della società civile contro l’impatto ambientale, economico e sociale dei Giochi Invernali di Milano Cortina.
Leggi il commento di Eni alle stime di Greenpeace Italia
Leggi le fonti e la metodologia usata da Greenpeace Italia
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