Salute
In crescita i celiaci in Italia e nel mondo
Oltre 500 tra medici, pediatri, gastroenterologi, dietisti e ricercatori, più di 400 studi discussi e oltre 2000 pazienti e familiari partecipanti: sono questi i numeri del 10° Convegno Annuale di AIC – Associazione Italiana Celiachia che si è svolto a Sorrento dal 20 al 22 ottobre, in presenza e streaming, in cui l’intera comunità scientifica internazionale si è riunita per parlare di celiachia e presentare le più recenti acquisizioni sulla diagnosi e la presentazione clinica della malattia.
L’edizione 2022 del Convegno AIC si è svolta all’interno dell’International Celiac Disease Symposium – ICDS, il più importante congresso scientifico mondiale, biennale e itinerante, che ha al centro lo studio della celiachia, alla presenza di delegati provenienti da 66 nazioni.
Dal Convegno arriva la conferma che la malattia celiaca è in aumento ma continua il grave ritardo con cui il paziente arriva alla diagnosi: in Italia sono 233.147 mila le persone celiache ma, con una prevalenza della malattia che si conferma al di sopra dell’1%, si stima che siano circa 400.000 a non aver ancora ricevuto una diagnosi corretta. Si aggiungono tempi troppo lunghi che costringono i pazienti a un periodo prolungato di malessere con ricadute importanti in termini economici sul sistema sanitario nazionale a causa dei numerosi esami a cui vengono sottoposti.
Conferme anche rispetto alla presentazione clinica: l’intestino tenue resta l’organo bersaglio della malattia che, sul piano clinico, presenta di fatto un interessamento di tanti organi al punto che la prevalenza di diagnosi di celiachia che si presenta con sintomi gastro-intestinali è in calo, si parla del 16% delle diagnosi totali. In considerazione di questi dati, si è parlato dell’importanza della personalizzazione dell’approccio clinico: la celiachia si presenta in forme diverse e i pazienti celiaci hanno peculiarità tali che richiedono follow-up personalizzati mentre allo stato attuale l’approccio clinico è ancora troppo uniforme.
Grande partecipazione per la sessione organizzata da AIC – Associazione Italiana Celiachia e dedicata ai pazienti e familiari per tradurre in chiave divulgativa i contenuti scientifici presentati durante le sessioni cliniche e scientifiche: il dottor Marco Silano, Direttore Unità Operativa Nutrizione e Alimentazione ISS Roma e Coordinatore Board Scientifico AIC, il Professor Stefano Guandalini, medico pediatra professore emerito dell’University of Chicago Medicine Chicago e il Professor Umberto Volta, medico gastroenterologo e professore dell’Università di Bologna, hanno illustrato i principali temi emersi e, a fine sessione, risposto alle domande dei partecipanti.
Confermata l’efficacia del protocollo ESPGHAN, European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition, per effettuare la diagnosi in età pediatrica ed adolescenziale senza la biopsia duodenale. Sono stati presentati alcuni studi che prendono in esame la possibilità di applicare le linee guida anche in età adulta: attualmente sono solo 2 i paesi nel mondo che hanno scelto di applicare questo protocollo nella pratica clinica (Regno Unito e Finlandia). Negli altri paesi continua la prescrizione della biopsia duodenale per la diagnosi negli adulti perché permette di evidenziare altre patologie associate e serve come confronto in fase di follow-up nei casi di celiachia non- responder o refrattaria. Inoltre, essendo lo strumento diagnostico che rileva in modo inconfutabile la malattia celiaca, si rivela indispensabile per convincere il paziente a seguire la dieta senza glutine.
Particolare attenzione è stata data alla dieta senza glutine che si conferma ad oggi l’unica terapia possibile per la celiachia: gli studi internazionali più recenti attestano tra il 70 e il 93% la percentuale dei celiaci che si dichiarano soddisfatti, rilevando un miglioramento se non la remissione dal punto di vista istologico e la completa risoluzione dei sintomi intestinali. Emergono anche alcune esigenze non soddisfatte come ad esempio la necessità di ridurre i costi dei prodotti per celiaci o sostenerne, come in Italia, l’acquisto per garantire una corretta adesione alla dieta, a cui si aggiunge il fatto che non tutti i centri sono provvisti di un’équipe interdisciplinare composta da medico, dietista e psicologo in grado di guidare il paziente in questo percorso.
Il programma internazionale ha dato spazio alle Associazioni pazienti: AOECS, la Federazione delle Associazioni Celiachia Europee, ha ribadito il ruolo delle Associazioni celiachia, fondamentale nel sostegno e supporto ai pazienti e alle famiglie. AIC nel suo intervento ha portato all’attenzione della comunità scientifica internazionale le aspettative dei pazienti celiaci rispetto alle terapie alternative alla dieta senza glutine. Il paziente deve essere al centro della ricerca scientifica, considerando come vive quotidianamente la terapia, e quali aspettative ha rispetto al futuro, senza dimenticare l’importanza di lavorare a una corretta informazione alla popolazione celiaca, che rischia di inseguire falsi miti accedendo alla rete e ai social.
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Salute
L’Unione Europea da ok per la commercializzazione del Semaglutide in pillole, per la gestione del peso negli adulti con obesità
La Commissione europea ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio di semaglutide orale 25 mg per la gestione del peso negli adulti con obesità ovvero indice di massa corporea pari o superiore a 30 kg/m² e negli adulti con sovrappeso in presenza di almeno una comorbidità correlata al peso.
L’approvazione rappresenta un nuovo tassello nell’evoluzione del mercato dei farmaci contro l’obesità introducendo la prima terapia della classe degli agonisti del recettore Glp-1 disponibile in formulazione orale e autorizzata nell’Unione europea per questa indicazione.
Saranno gli stati membri a prendere successive decisioni relative a prezzo, rimborsabilità e modalità di accesso al trattamento.
La decisione della Commissione segue il parere favorevole espresso a maggio dal Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali, nell’ambito dell’ iter regolatorio europeo.
Con il via libera della Commissione, l’autorizzazione diventa valida in tutti gli Stati membri dell’Unione, oltre che nei Paesi dello Spazio economico europeo.
L’autorizzazione si basa principalmente sui risultati di uno studio, che ha valutato efficacia e sicurezza della formulazione orale da 25 mg in oltre trecento adulti con obesità o sovrappeso associato ad almeno una comorbidità.
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Salute
Hantavirus: cos’è, come si trasmette e perché rappresenta una minaccia sanitaria
L’hantavirus è un gruppo di virus appartenenti alla famiglia Hantaviridae, responsabili di infezioni che colpiscono principalmente roditori selvatici ma che, in determinate circostanze, possono essere trasmesse all’uomo. Sebbene relativamente poco conosciuti rispetto ad altri agenti virali più diffusi, gli hantavirus rappresentano un importante problema di salute pubblica in varie regioni del mondo a causa della gravità delle sindromi che possono provocare. Le infezioni umane sono considerate zoonosi, cioè malattie trasmesse dagli animali all’essere umano, e il contagio avviene soprattutto attraverso il contatto con urine, saliva o feci di roditori infetti.
La storia scientifica degli hantavirus iniziò durante la guerra di Corea negli anni Cinquanta, quando migliaia di soldati svilupparono una misteriosa febbre accompagnata da insufficienza renale. Solo decenni più tardi venne identificato il virus responsabile, chiamato “Hantaan” dal nome del fiume vicino alla zona in cui si verificarono i primi casi studiati. Successivamente si comprese che esistevano numerosi ceppi differenti distribuiti in varie parti del pianeta, ciascuno associato a specifiche specie di roditori.
Gli hantavirus sono presenti in Asia, Europa e Americhe. Nei continenti europeo e asiatico provocano soprattutto una malattia nota come febbre emorragica con sindrome renale, caratterizzata da febbre alta, alterazioni della coagulazione, danni ai vasi sanguigni e possibile insufficienza renale. Nelle Americhe, invece, alcuni ceppi possono causare una forma particolarmente grave chiamata sindrome cardiopolmonare da hantavirus, che interessa prevalentemente i polmoni e il sistema cardiovascolare. Questa patologia può evolvere rapidamente verso insufficienza respiratoria acuta e shock, con un tasso di mortalità elevato.
I roditori costituiscono il principale serbatoio naturale del virus. Ogni ceppo tende a essere associato a una specie specifica: topi selvatici, arvicole o ratti possono ospitare il virus senza sviluppare sintomi evidenti. L’uomo si infetta generalmente inalando particelle virali disperse nell’aria provenienti dagli escrementi secchi degli animali. Questo può avvenire durante la pulizia di soffitte, cantine, magazzini agricoli, baite o edifici abbandonati infestati da roditori. In misura minore, il contagio può verificarsi tramite morsi o contatto diretto con materiali contaminati. La trasmissione interumana è estremamente rara, anche se alcuni casi sono stati documentati in Sud America con particolari varianti virali.
Il periodo di incubazione varia da alcuni giorni fino a diverse settimane. I sintomi iniziali sono spesso aspecifici e possono ricordare quelli di un’influenza: febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza intensa e disturbi gastrointestinali. Questa fase rende difficile una diagnosi precoce, poiché il quadro clinico può essere confuso con numerose altre infezioni virali. Nelle forme più severe, dopo pochi giorni compaiono difficoltà respiratorie, tosse, accumulo di liquidi nei polmoni oppure segni di compromissione renale come riduzione della diuresi e alterazioni della pressione arteriosa.
La sindrome cardiopolmonare da hantavirus è particolarmente temuta per la rapidità con cui può peggiorare. I pazienti possono passare da sintomi lievi a insufficienza respiratoria grave nel giro di poche ore. L’infiammazione dei piccoli vasi sanguigni provoca la fuoriuscita di liquidi nei polmoni, rendendo estremamente difficile l’ossigenazione del sangue. Nei casi più critici è necessario il ricovero in terapia intensiva con supporto ventilatorio avanzato.
La diagnosi si basa sull’analisi clinica, sull’anamnesi ambientale e su specifici esami di laboratorio. Gli anticorpi contro il virus possono essere identificati tramite test sierologici, mentre tecniche molecolari come la PCR consentono di rilevare il materiale genetico virale. Poiché le manifestazioni iniziali sono poco specifiche, è fondamentale che i medici considerino la possibilità di esposizione a roditori o ambienti rurali contaminati.
Attualmente non esiste una terapia antivirale specifica universalmente efficace contro tutti gli hantavirus. Il trattamento è principalmente di supporto e mira a mantenere la funzionalità respiratoria, cardiovascolare e renale del paziente. Un intervento medico precoce aumenta significativamente le probabilità di sopravvivenza, soprattutto nelle forme cardiopolmonari. In alcuni casi sono stati studiati farmaci antivirali come la ribavirina, con risultati variabili a seconda del ceppo virale e dello stadio della malattia.
La prevenzione rappresenta quindi l’arma più importante contro l’hantavirus. È essenziale limitare il contatto con roditori e con i loro escrementi, soprattutto nelle aree rurali o nei luoghi chiusi rimasti inutilizzati a lungo. Gli ambienti sospetti dovrebbero essere arieggiati prima della pulizia, evitando di sollevare polvere contaminata. Gli esperti consigliano di utilizzare guanti e mascherine protettive e di disinfettare le superfici con soluzioni adeguate anziché spazzare o aspirare a secco. Anche una corretta conservazione degli alimenti e la chiusura di fessure negli edifici aiutano a ridurre la presenza di roditori.
Dal punto di vista epidemiologico, gli hantavirus attirano grande attenzione perché il cambiamento climatico, la deforestazione e le modifiche degli ecosistemi possono influenzare la distribuzione dei roditori e aumentare il rischio di contatto con l’uomo. Alcuni studi suggeriscono che eventi climatici particolari, come piogge abbondanti seguite da una crescita della vegetazione, favoriscano l’aumento delle popolazioni di roditori e quindi delle infezioni umane.
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Salute
La regione Lombardia permette accesso a prezzi calmierati ai farmaci anti-obesità GLP-1 come Semaglutide
La Regione Lombardia, con una Delibera approvata alla fine di dicembre 2025 ha definito criteri chiari per la dispensazione a prezzi calmierati dei farmaci agonisti GLP-1 e dei doppi agonisti GIP/GLP-1. Questi medicinali, sono noti per la loro efficacia nel trattamento del diabete di tipo 2, ma sono oggi famosi anche per la gestione dell’obesità, sollevando la necessità di regolamentarne l’uso e contenere i costi elevati.
La misura mira a garantire l’accesso ai pazienti più fragili, assicurando che le terapie siano erogate solo a chi ha reali esigenze cliniche, prevenendo l’uso improprio dei farmaci, che potrebbe compromettere la disponibilità per i pazienti diabetici e gravare sul bilancio del servizio sanitario. L’obiettivo è coniugare equità nell’accesso e sostenibilità del sistema sanitario regionale.
L’accesso ai farmaci GLP-1 a carico del SSN/SSR è riservato a chi presenta indicazioni cliniche codificate, in particolare il diabete di tipo 2. Solo le prescrizioni conformi alla NOTA AIFA 100 sono considerate valide per la rimborsabilità.
Si tratta dei pazienti diabetici con prescrizione correttamente compilata possono ricevere i farmaci a carico del servizio sanitario. Chi utilizza i GLP-1 esclusivamente per la perdita di peso senza avere il diabete deve sostenere l’intero costo del farmaco.
La scelta della Regione Lombardia punta a coniugare accesso alle cure e sostenibilità del servizio sanitario, limitando l’uso improprio di farmaci costosi ma ad alto valore terapeutico. La delibera punta anche a contenere l’uso non appropriato dei GLP-1, che negli ultimi anni è aumentato per scopi estetici o di dimagrimento rapido.
Resta aperto il dibattito sul riconoscimento dell’obesità come malattia cronica e sulla possibilità futura di estendere la rimborsabilità dei GLP-1 anche ai pazienti non diabetici ma con gravi comorbidità metaboliche o cardiovascolari. Alcune associazioni di pazienti e specialisti sostengono l’allargamento delle indicazioni, alla luce di linee guida internazionali che ne riconoscono efficacia e sicurezza. Tuttavia, come evidenziato dalle istituzioni, qualsiasi modifica richiede nuovi atti normativi e valutazioni economiche, per garantire la sostenibilità del SSR e l’accesso a chi ha reale necessità clinica.
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