Il programma di lunedì 4 ottobre a Cinemabiente 2021

Gli appuntamenti del Festival Cinemabiente di lunedì 4 ottobre prendono il via in mattinata con il panel dedicato a “Il cinema  ambientale oggi” (ore 10-16, Circolo dei lettori), che punta i riflettori sulla trasformazione  di un settore in crescita accelerata. L’emergenza ambientale e i fenomeni estremi che ne  derivano sono oggi sotto gli occhi di tutti. Diventati perfettamente visibili e, quindi,  narrabili, producono una nuova “materia cinematografica”, a cui, in tutto il mondo, si  attinge con frequenza crescente. L’incontro vede riuniti in una giornata di discussione  cineasti e studiosi, per riflettere collettivamente sul ruolo del cinema in un momento di  grandi cambiamenti come quelli attuali e sulle nuove modalità espressive, produttive,  distributive, che caratterizzano oggi la realizzazione e la diffusione dei film a tema  ambientale. Al panel – introdotto dal direttore del Festival Gaetano Capizzi – interverranno la studiosa di ecocinema e Associate Professor di Italiano alla Wayne State University di Detroit Elèna Past, lo studioso di cinema ambientale Francesco Lorenzini, il  critico cinematografico Enzo Lavagnini, il regista Mario Brenta, l’ecocritica Serenella  Iovino e parteciperanno oltre una ventina di registi italiani le cui opere sono presentate  nella sezione Made in Italy. L’incontro sarà anche trasmesso in diretta streaming sul  canale YouTube del Festival.

Nel pomeriggio (dalle ore 16, Cinema Massimo – Sala Soldati) riprendono le proiezioni  dell’ampia sezione Made in Italy. Il primo film della giornata è Una famiglia resistente, di Walter Bencini, girato in Sicilia. Protagonisti sono Agron e Sandra, che rifiutano le  scorciatoie della modernità e con tenacia continuano a resistere producendo formaggi nel  rispetto della natura, della tradizione e del gusto. Un esempio di coraggio, di integrazione  e di riscatto, ma anche di antichi saperi e di sostenibilità. Ci si sposta in Sardegna con il  cortometraggio a seguire, Sulle arie, sulle acque, sui luoghi, di Vittoria Soddu, un’analisi  approfondita delle immagini di propaganda e delle simbologie linguistiche utilizzate dalla  Fondazione Rockefeller nell’isola, tra il 1946 e il 1951, per la campagna antimalarica,  conosciuta come “The Sardinian Project”, e del modo in cui la malattia venne trattata in  chiave bellica, sulla scia dell’immediato dopoguerra. Le proiezioni saranno seguite da un  incontro con i registi.

Nella sezione Ecoeventi il Festival presenta (ore 16, Cinema Massimo – Sala Cabiria) le  proiezioni dei quattro cortometraggi realizzati da otto giovani autori – Mario di Caterina  Nonis e Andrea Bagnasco, Verde acciaio di Camilla Morino e Eugenio Goria, D’ora di Sarika  Strobbe e Martina Ferlisi, Donne al centro di Teresa Bucca e Ieri Varriale – che hanno  partecipato alla prima edizione di RUTA, Summer School di cinema documentario a  tematica ambientale organizzata dall’Associazione Culturale elvira in collaborazione con  CinemAmbiente e con il Museo A come Ambiente. RUTA è una delle tappe che compone  il percorso partecipativo di MAPS, progetto finanziato dalla Compagnia di San Paolo grazie  al bando Civica 2019 e dedicato all’esplorazione e all’applicazione del concetto di  sostenibilità sul quartiere San Donato, a Torino. La proieione sarà seguita da un incontro  con i coordinatori dell’iniziativa e con i giovani registi.

Sempre nel pomeriggio, torna in scena il Concorso cortometraggi, che presenta la seconda  tranche di opere in gara (dalle ore 17.30, Cinema Massimo – Sala Cabiria), composta da  sei titoli. River Elegy, dello svedese Jonas Selberg Augustsén, è una riflessione sulla  bellezza dell’imponente fiume Luleå, ma anche sull’impatto che la produzione di energia  idroelettrica ha sull’ambiente. In arrivo dall’Estonia, Under Control, di Ville Koskinen,  esplora gli effetti dell’azione umana sulla natura nel microcosmo di un giardino botanico,  dove i giardinieri ingaggiano una lotta, tanto più dura quanto più perdente, contro i  parassiti. Anche il corto di animazione Shift, del canadese Zach Fenlon, insiste sul nostro  disastroso rapporto con il Pianeta e sulla necessità di un deciso cambiamento. Tre altri  film si concentrano sugli effetti del riscaldamento globale in zone specifiche del Pianeta.  Il messicano Adán Ruiz in Memorias de hielo documenta la progressiva fusione dell’ultimo  ghiacciaio del Pico de Orizaba, la montagna più alta del suo Paese. Mar concreto, della  brasiliana Julia Naidin, segue, invece, la progressiva erosione della spiaggia di Atafona a  São João da Barra, cittadina a nord di Rio de Janeiro che rischia di scomparire per  l’avanzata del mare.

L’inglese It’s Bean too Hot, di Hedvika Michnová, analizza, attraverso un viaggio in  Tanzania e Costa Rica, come i cambiamenti climatici stiano minacciando le coltivazioni di  caffè. Il film è inserito in una nuova iniziativa di Food Wave – Empowering Urban Youth  for Climate Action, il progetto quadriennale, cofinanziato dalla Commissione Europea  nell’ambito del programma Europaid Dear, finalizzato a dare a ragazze e ragazzi dai 15 ai  35 anni gli strumenti per guidare la transizione globale verso un sistema alimentare  sostenibile entro il 2030. D’intesa con CinemAmbiente, il Comune di Torino, che aderisce  al progetto con altre 17 città europee, ha selezionato, infatti, tra tutte le diverse sezioni  del Festival una serie di sei film legati specificamente al tema della sostenibilità  alimentare. La rassegna così composta verrà messa a disposizione degli altri partner europei di Food Wave, che potranno farla circuitare nei rispettivi Paesi. L’iniziativa verrà  presentata nel corso dell’incontro successivo alla proiezione di It’s Bean too Hot, a cui  parteciperanno in presenza e online diversi partner del progetto e interverrà lo Chef  Kumalè.

In contemporanea, proseguono (dalle ore 17.30, Cinema Massimo – Sala Soldati) le  proiezioni della sezione Made in Italy. La distanza, del collettivo Enece Film, è il frutto di  una ricerca etnografica svolta nel 2020. Racconta, senza retorica, la realtà nascosta dei  pastori nomadi nella bassa Padana. Attraverso lo sguardo dei registi la vita di questi  personaggi e dei loro luoghi viene restituita senza forzare lo scorrere del tempo. Sempre  i pastori, nella loro quotidianità di gesti atavici tramandati di padre in figlio, sono i  protagonisti di Umbras di Fabian Volti. Le pratiche agropastorali custodite nei filmati  d’archivio antropologici e nei filmati di famiglia si intersecano alle immagini  contemporanee, in un confronto tra due generazioni che si interrogano sui luoghi della  memoria e gli inganni del presente. Le proiezioni sono seguite da un incontro con i registi.  In orario preserale (dalle ore 19, Cinema Massimo – Sala Soldati), ancora due titoli della  sezione. Donne di terra, di Elisa Flaminia Inno, vede protagonista un gruppo di contadine  di nuova generazione, attive in varie zone del Sud Italia. Cinque storie che raccontano il  percorso attraverso cui ognuna di loro ha mutato il proprio rapporto con i consumi e  l’ambiente, per giungere poi alla terra e creare un sistema di auto-sostenibilità. Anche nei  grandi agglomerati urbani, talvolta, si nascondono comunità resistenti che praticano stili  di vita sostenibili e in armonia con la natura. Una di queste esperienze è raccontata da  Acquabella – The Dying Farm, di Maurizio Dalla Palma, girato alle porte di Milano dove  sorge la cascina del titolo, un terreno agricolo stretto d’assedio da centri commerciali ed  edifici residenziali: un’attività florida che rischia di essere inghiottita dal cemento e dalle  logiche sfuggenti della globalizzazione. Le proiezioni saranno seguite da un incontro con i  registi.

Sempre in orario preserale riprendono anche le proiezioni del Concorso documentari. Fish  Eye (ore 19.30, Cinema Massimo – Sala Cabiria), dell’iraniano Amin Behroozzadeh, è una  riflessione sui meccanismi del capitalismo che dominano il mondo della pesca industriale,  dove la lotta per la sopravvivenza si ingaggia tra uomini e altri esseri viventi. Il film segue  il viaggio in mare di un peschereccio che ha l’obiettivo di catturare 2000 tonnellate di  tonno. Isolati per mesi in mezzo all’oceano, gli uomini a bordo condividono condizioni di  vita molto dure, lavorando fino a quindici ore al giorno e aspettando spasmodicamente  l’incontro con il banco di pesci che garantisca il ritorno a casa con il cospicuo bottino, come  fosse una guerra. La proiezione sarà seguita da un incontro con Paula Barbeito  Morandeira, coordinatrice di Slow Fish, campagna internazionale promossa da Slow Food.

L’incontro sarà anche occasione per illustrare i prossimi passi di CINE – Cinema  communities for Innovation, Networks and Environment, progetto con il quale Slow  Food, insieme a partner italiani e internazionali – tra cui CinemAmbiente – intende  sostenere i cinema rilanciando il loro ruolo all’interno delle comunità locali. Tra le  iniziative imminenti figura una serie di proiezioni, di film prevalentemente europei, il cui  programma è stilato in collaborazione con CinemAmbiente e i cinema locali coinvolti nel  progetto, situati nell’area tra Bra e Cherasco e nel Canavese. Agli appuntamenti  cinematografici si affiancheranno eventi complementari come degustazioni e dibattiti che  coinvolgeranno soggetti locali, attivi nella promozione della sostenibilità ambientale e  gastronomica.

In serata (dalle ore 20.30, Cinema Massimo – Sala Soldati), ancora due film della sezione Made in Italy. Una storia di donne è al centro di L’amore e la cura, di Joseph Péaquin: due  sorelle, nate e cresciute a Gressoney-Saint-Jean in Valle d’Aosta, intraprendono un’attività  agro-pastorale basata sin dal principio su un’agricoltura sostenibile di alta qualità e  sull’amore per gli animali. Il film a seguire vede protagonista lo scrittore Matteo Righetto,  che ha trascorso il tempo dell’isolamento imposto dall’emergenza sanitaria nei boschi.  L’anno dei sette inverni, di Marco Zunin, coglie l’aspetto poetico e di ricerca interiore di  questa nuova dimensione, in cui lo scrittore s’immerge per affinare nuovi livelli di  percezione del reale, affidandosi al minuscolo, alla vita delle piante, ai ritmi naturali che  vengono quotidianamente stravolti dall’antropocene. Le proiezioni saranno seguite da un  incontro con i registi.

Sempre in serata, il Festival presenta un altro titolo in gara nel Concorso documentari: Marcher sur l’Eau (ore 21.30, Cinema Massimo – Sala Cabiria), esordio nel lungometraggio  di Aïssa Maïga, attrice francese di origini maliane-senegalesi dal forte impegno civile e con  una ricca carriera internazionale costruita lavorando con registi dei più vari Paesi, da  Sissako a Haneke alla Comencini. Il suo primo film è girato in un villaggio nel Nord del  Niger in cui il cambiamento climatico ha reso un calvario quotidiano l’accesso all’acqua.  Per procurarsela, la quattordicenne Houlaye, come le altre donne del villaggio, deve  camminare ogni giorno per chilometri, saltando la scuola. Eppure, sotto i loro piedi, a  duecento metri di profondità, c’è un’enorme falda acquifera: se solo si riuscisse a trivellare  e a costruire un pozzo… La proiezione sarà seguita da un incontro online con la regista.

In seconda serata, l’ultimo titolo della giornata in cartellone per la sezione Made in Italy. Film in quattro capitoli, Volere è podere (ore 22.30, Cinema Massimo – Sala Soldati), di  Carlo Simeoni, racconta altrettanti percorsi di cambiamento verso la progettazione di un  futuro di vita sostenibile. Il film si concentra in un piccolo paese della Maremma toscana,

Tatti: grazie ad un processo di aggregazione lento ma costante che dura da più di  vent’anni, il borgo è un raro esempio di ripopolazione spontanea portata avanti da chi si  è innamorato a prima vista di una terra dimenticata, o ha imparato ad amarla. La  proiezione sarà seguita da un incontro con il regista.

Il programma di lunedì 4 ottobre a Cinemabiente 2021

Circolo dei lettori – ore 10.00

Il cinema ambientale oggi

Ormai il mondo scientifico condivide l’opinione che il Pianeta sia entrato nell’Antropocene, una  nuova fase geologica provocata dalle attività dell’uomo che si manifesta con fenomeni come il  cambiamento climatico, le estinzioni di massa, inquinamento degli ecosistemi, ma anche con  ingiustizie sociali che derivano dalla crisi e in ultimo anche dalle pandemie globali. Citando  Serenella Iovino: «L’Antropocene non sembra più solo un’ipotesi di geologi, ma la trama di un  enorme romanzo planetario». Sono fenomeni che stanno subendo un’accelerazione inaspettata e  cambiando la vita di tutti noi. Diventati visibili e narrabili, hanno assunto le caratteristiche di  “materia cinematografica”. Proprio per questo il cinema che racconta la crisi ambientale sta  avendo uno sviluppo direttamente proporzionale all’esplosione di questi fenomeni e alla necessità  di individuare delle soluzioni. Ogni anno vengono realizzati migliaia di film, ogni edizione di  CinemAmbiente ne riceve circa tremila; negli ultimi tempi sono aumentati i festival dedicati al  cinema ambientale, mentre i festival generalisti sempre più accolgono opere su queste tematiche.  “Playlist ambientali” iniziano anche a popolare canali televisivi e piattaforme indipendenti basate  sullo streaming. Il panel “Il cinema ambientale oggi” vedrà riuniti in una giornata di discussione  cineasti e studiosi, per riflettere collettivamente sul ruolo del cinema in un momento di grandi  cambiamenti come quello che stiamo vivendo. Verranno affrontati i temi della produzione e della  distribuzione, dei contenuti e della capacità dei film di lanciare o supportare campagne ambientali,  dell’applicazione di eco-protocolli in fase di realizzazione e, in generale, di quali debbano essere

le caratteristiche del cinema che racconta la nostra contemporaneità. Sono previsti alcuni  interventi introduttivi, tuttavia il panel vuole essere un momento di confronto aperto tra,  speriamo, i numerosi registi e studiosi che interverranno.

Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 16.00

Ruta – Summer School di cinema documentario ambientale

RUTA è una Summer School dedicata alla formazione di giovani autori e autrici nel campo del  cinema documentario a tematica ambientale. Per questa prima edizione sono stati selezionati 8  partecipanti, dal background molto differente, per svolgere un lavoro a coppie della durata di due  mesi. La produzione dei cortometraggi ha avuto come focus l’esplorazione e l’applicazione del  concetto di sostenibilità in ambito urbano, precisamente sul territorio del quartiere San Donato,  a Torino.

RUTA è organizzata dall’Associazione Culturale elvira in collaborazione con il Museo A come  Ambiente e con il Festival CinemAmbiente. Questa prima edizione è stata realizzata nell’ambito  del progetto MAPS, grazie al sostegno del Bando CivICa della Fondazione Compagnia di San Paolo. La scuola è stata coordinata da Beatrice Surano e Francesco Dragone, con il prezioso intervento di  Gaetano Capizzi, Angelo D’Agostino, Lorenzo Crippa, Irene Ameglio, Antonio Castagna, Lia Furxhi,  Giovanni Mauriello, Sofia Nadalini, Giulia Scintu, Morena Terranova, Luca Vigliani e il supporto  tecnico di Base Zero.

Mario di Caterina Nonis e Andrea Bagnasco

Nascosto tra gli edifici di una polisportiva e il fiume Dora, Mario si è costruito un orto fatto di  materiali dismessi e piante abbandonate. Nonostante la sua precarietà, l’orto è per Mario non  solo una fonte di sostentamento ma anche un’oasi di pace, un rifugio dalla confusione della città.

Verde acciaio di Camilla Morino e Eugenio Goria

Un’indagine su un parco atipico, dove gli alberi si alternano al ferro e al cemento delle fabbriche  in disuso. Questo scenario post-industriale ci parla attraverso le voci delle persone che lo abitano  e che, interagendo con i suoi spazi, ne ridefiniscono l’identità.

D’ora di Sarika Strobbe e Martina Ferlisi

Fiume che abitiamo, che allontaniamo. Fiume che vogliamo, fiume che abbiamo. Fiume che si fa  soggetto e colora le nostre esistenze e che non smette di interrogarci sul nostro rapporto di ieri,  d’ora e di domani con lo scorrere inarrestabile di un elemento vitale.

Donne al centro di Teresa Bucca e Ieri Varriale

Il Centro in via Le Chiuse è un piccolo ecosistema cittadino in cui le storie parlano di cambiamento  e di accoglienza. Tre giovani donne raccontano come le loro storie abbiano preso forma in questo  alveare che sostiene la vita come bene comune. Raccolte nell’intimità del laboratorio, dove il  contatto con l’argilla scioglie ogni difesa, ci ricordano che le persone non sono fatte per stare da  sole, ma per vivere insieme e sostenersi.

Al termine della proiezione incontro con i registi

Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 16.00

Una famiglia resistente di Walter Bencini (Italia 2021, 37’)

Agron e Sandra rifiutano le scorciatoie della modernità e con tenacia continuano a resistere  producendo formaggi nel rispetto della natura, della tradizione e del gusto. La loro storia è un  esempio di coraggio, di integrazione e di riscatto, ma anche di fiducia e spirito di accoglienza.  Agron ha lasciato la sua terra scommettendo su una nuova vita e un nuovo lavoro in Italia,  Sandra ha investito sul proprio territorio; insieme oggi interpretano con passione una  tradizione produttiva secolare, che non è solo siciliana, bensì patrimonio condiviso di tutte le  culture mediterranee. L’affresco di un’Italia che reagisce alla crisi e al cambiamento globale  attraverso una visione del mondo che parte dal basso, coniugando antichi saperi e bisogno di  sostenibilità.

Walter Bencini, produttore, regista e direttore della fotografia, nel 1997 fonda la Casa di produzione Insekt Film.  Realizza documentari e serie TV per i circuiti nazionali e internazionali. Tra i suoi film ricordiamo Viaggio in Saharawi (2010), I cavalieri della Laguna (2014), Gli ultimi butteri (2018), L’ultimo uomo che dipinse il cinema (2020).

Sulle arie, sulle acque, sui luoghi di Vittoria Soddu (Italia 2021, 23’)

Tra il 1946 e il 1951, in Sardegna, la Fondazione Rockefeller promuove una campagna antimalarica  conosciuta come “The Sardinian Project”. In uno spazio narrativo ibrido tra storiografa e scienza,  la regista indaga, attraverso una sorta di metodologia di scavo archeologico, le immagini di  propaganda e le simbologie con cui allora il linguaggio trattò la malattia in chiave bellica, sulla scia  dell’immediato dopoguerra.

Vittoria Soddu studia nel Regno Unito, Paesi Bassi e Belgio. La sua esplorazione dello strumento audiovisivo nasce  inizialmente come documentazione di performance per poi diventare ricerca verso forme ibride tra cinema  sperimentale, progetti editoriali, installazioni scultoree.

Al termine della proiezione incontro con i registi

Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 17.30

concorso cortometraggi

River Elegy di Jonas Selberg Augustsén (Svezia 2021, 8’)

Il fiume Luleå è il maggior produttore di elettricità di tutta la Svezia. Un viaggio nella bellezza della  sua imponenza, per una riflessione, al contempo, sull’enorme impatto che lo sfruttamento  dell’energia idroelettrica ha sull’ambiente.

Jonas Selberg Augustsén studia cinema alla Kalix Folkhögskola e alla Scuola di Regia dell’Università di Göteborg.  Sceneggiatore e regista, realizza Höstmannen (2010), Den längsta dagen (2020) e Myrlandet (2011).

Under Control di Ville Koskinen (Estonia/Finlandia 2021, 18’)

Il giardino botanico è un’installazione artificiale simile alla natura in cui ogni stanza ha il suo  microclima. Nonostante i tentativi umani di controllare l’ambiente, i parassiti si stanno  diffondendo e mangiano le piante in tutto il giardino. I giardinieri combattono contro i parassiti  con le cryptobugs, migliaia di coccinelle allevate appositamente. Ma poiché le coccinelle predatrici  da sole non risolvono il problema, si deve ricorrere a una disinfestazione invasiva. La fumigazione distrugge tutto, ma i parassiti appaiono resistenti. Più cercano di sbarazzarsi degli intrusi, peggiore  diventa il problema.

Ville Koskinen studia alla Baltic Film and Media Arts School di Tallin. L’interazione umana con altre forme di vita, reali o  immaginarie, è un tema ricorrente nelle sue opere di finzione e documentarie come il recente Behind the Big Top (2019).

Shift di Zach Fenlon (Canada 2021, 2’)

Le conseguenze della nostra relazione con il pianeta che chiamiamo casa. Un effetto a catena di  disastro e distruzione.

Zach Fenlon si diploma in Animazione cinematografica presso la Mel Hoppenheim School of Cinema della Concordia  University con il corto Shift. Lavora nelle produzioni dello studio indipendente Cinesite Montréal.

Memorias de hielo di Adán Ruiz (Messico 2021, 5’)

L’ultimo ghiacciaio del Pico de Orizaba, la montagna più alta del Messico, sta per scomparire e non  c’è nulla che possa essere fatto per impedirne il completo scioglimento. Questo progetto  documenta gli ultimi anni di progressiva fusione del ghiaccio, che un tempo si pensava fosse  perpetuo.

Adán Ruiz, laureato in Regia cinematografica e media interattivi, partecipa a diversi film e serie TV come regista,  produttore e direttore della fotografia. I suoi documentari The Mariachi Woman (2018), Whispers of the Lake (2019),  Clouds under the Mountain (2020) sono stati presentati in diversi forum, gallerie, musei e festival in tutto il mondo.

Mar concreto di Julia Naidin (Brasile 2021, 15’)

La spiaggia di Atafona da oltre cinquant’anni subisce un forte processo di erosione. Come esercizio  di resistenza, Sônia segue il processo di distruzione causato dal mare, che giorno dopo giorno,  avanza verso la spiaggia e si avvicina a casa sua. Attraverso i suoi appunti quotidiani, la donna  costruisce un legame emotivo, una prosa solitaria che sfida la tragedia finale.

Julia Naidin è ricercatrice e docente di Filosofia contemporanea. Dal 2017 sviluppa attività artistiche tra arte  contemporanea ed educazione ambientale all’interno del lavoro progettuale curato dalla residenza artistica CasaDuna  – Centro de Arte, Pesquisa e Memória di Atafona. Mar concreto è il suo primo cortometraggio.

It’s Bean too Hot di Hedvika Michnová (Regno Unito 2021, 25’)

Un viaggio intorno al mondo, dal Costa Rica alla Tanzania fino a casa nostra, nel momento del caffè  mattutino. La storia dei cambiamenti climatici raccontata da quei coltivatori di caffè, che  quotidianamente, a nostra insaputa, si misurano con la minaccia incombente della riduzione delle  terre destinate a questa coltivazione. La ricerca di pratiche agricole sostenibili e fattorie a zero  emissioni di carbonio sono alcune delle strategie utilizzate per adattarsi al cambiamento,  proteggere la biodiversità e garantire il sostentamento economico a milioni di famiglie. Ora il  passo decisivo verso una scelta consapevole spetta al consumatore.

Hedvika Michnová regista e fotografa, lascia la Repubblica Ceca per laurearsi in Fotografia di Storia marina e naturale  alla Falmouth University in Inghilterra. Attualmente lavora per la Plimsoll Productions.

Al termine della proiezione incontro con i partner del progetto Food Wave e con Chef Kumalè.

Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 17.30

La distanza di Enece Film (Italia 2021, 51’)

Una famiglia tesse la sua rete nella bassa Padana. Sono pastori nomadi da generazioni che si  muovono, oggi, in un ambiente completamente antropizzato, nascosti alla vista. Sono interpreti di un mestiere antico che sopravvive tra le rovine della moderna civiltà agroalimentare e che  economicamente dipende dai risultati più controversi della globalizzazione. Legami familiari  indissolubili che si stringono continuamente tra paesaggi marginali e violenza primitiva. Attraverso  lo sguardo dei registi la realtà di questi personaggi e i loro luoghi viene restituita senza forzare lo  scorrere del tempo. Il risultato, in forma di film, di una ricerca etnografica svolta nel 2020,  realizzata per l’Archivio di Etnografia e Storia Sociale di Regione Lombardia.

Enece Film è un collettivo fondato nel 2012 che realizza documentari osservando e analizzando aspetti emersi da una  relazione attenta con le persone e da un confronto approfondito sul territorio. Produce progetti propri e collabora con  artisti e professionisti della ricerca audiovisiva.

Umbras di Fabian Volti (Italia 2021, 16’)

Un figlio e un padre pastore ripetono atavici gesti quotidiani in una dimensione senza tempo;  pratiche e rituali, simbolo di resilienza antica che non ha ancora subito l’avvento della modernità.  La voce fuori campo di un poeta narra i loro sguardi, mentre immagini d’archivio riportano a  un’infanzia lontana. Tra i silenzi reciproci, due generazioni si interrogano sui luoghi della memoria  e gli inganni del presente.

Fabian Volti, dopo la laurea in Scienze Politiche, si specializza in Fotografia dell’arte a Firenze e in linguaggi audiovisivi  a Berlino e a Madrid. Nel 2007 fonda in Sardegna il collettivo 4CaniperStrada e la casa di produzione indipendente Roda  Film. Oltre ai numerosi reportage fotografici, realizza i documentari Luci a mare (2014), Strascico a Nord (2015) e R esistenze (2017).

Al termine della proiezione incontro con i registi

Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 19.00

Donne di terra di Elisa Flaminia Inno (Italia 52’)

Le donne di terra sono un gruppo di contadine di nuova generazione, attive in varie zone del Sud  Italia. Coltivatrici, allevatrici ed educatrici che negli anni hanno creato un nuovo stile di vita basato  sull’autoproduzione di cibo biologico e sulla costituzione di una rete locale e globale sul lavoro  agricolo. Cinque storie che raccontano il percorso attraverso cui ognuna di loro ha mutato il  proprio rapporto con i consumi e l’ambiente, per giungere poi alla terra e creare un sistema di  auto-sostenibilità. Doris, Mariapia, Nanà, Marialuisa e Maura condividono sullo schermo la  concretezza della loro scelta, indissolubilmente legata, tuttavia, a una trasformazione intima e  personale, oggi più che mai urgente e necessaria rispetto al ruolo dell’essere umano nel mondo.

Elisa Flaminia Inno, dopo il Dams si diploma in Regia del documentario all’Istituto Nazionale dell’Immagine e del Suono  di Montrèal. Dal 2014 è presidente della 15 06 Film, con cui produce e dirige nel 2015 Il mosaico di Alessandro e La  scena delle donne, trasmessi su Rai Storia. Con Parallelo41 produce e dirige Costa d’Angolo (2014) e Pagani (2017),  presentati in numerosi festival internazionali. Nel 2020 realizza il documentario collettivo Tutte a casa.

Acquabella – The Dying Farm di Maurizio Dalla Palma (Italia 2020, 12’)

Alle porte di Milano sorge Cascina Acquabella, un terreno agricolo stretto d’assedio da centri  commerciali ed edifici residenziali. L’ultima discendente della famiglia, amministratrice della  proprietà, racconta tutti i passaggi che hanno portato questo piccolo paradiso a trasformarsi da  una attività florida a un’area che rischia di essere inghiottita dal cemento e dalle logiche sfuggenti  della globalizzazione. Nelle parole della protagonista, Elena Galbiati, rivivono le vicende della sua famiglia, l’epopea dei migranti del Sud Italia, la tradizione solidale lombarda, l’amicizia con il  cantante Al Bano Carrisi, che in quei luoghi provava la sua musica prima di trovare il successo.

Maurizio Dalla Palma, giornalista di formazione specializzatosi alla Columbia Journalism School di New York, ha lavorato  nei quotidiani del Gruppo l’Espresso per proseguire a Tg4 di Mediaset e Euronews. Realizza i documentari Non  lasceremo Chinatown (2019), sulla gentrificazione a Milano, e nel 2021 Milano 21/21, sull’esperienza della città durante  la pandemia di Covid-19.

Al termine della proiezione incontro con i registi

Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 19.30

Fish Eye di Amin Behroozzadeh (Iran 2020, 70’)

Il peschereccio “Parsian Shila” inizia il suo viaggio attraverso l’oceano con un equipaggio composto  da 30 pescatori provenienti dall’Africa e 5 iraniani nei ruoli di comando. L’obiettivo è catturare 2000  tonnellate di tonno. Isolati in mezzo all’oceano per mesi, senza neanche la possibilità di contattare  le loro famiglie, questi uomini condividono condizioni di vita estremamente dure, lavorando fino  a 15 ore al giorno. La vita quotidiana sulla nave diventa un’attesa febbrile, interminabile, prima di  trovare il banco di pesci giusto che permetta di tornare a casa con un bottino, come fosse una  guerra. Pescare diventa una questione di vita o di morte. Tra poesia e critica sociale, un saggio  visivo per riflettere sui meccanismi del capitalismo attraverso la pesca su scala industriale.

Amin Behroozzadeh è musicista, fotografo e filmmaker autodidatta. Da sempre interessato alla fusione di immagini,  suoni e musica del linguaggio cinematografico, compone la colonna sonora di vari documentari come Braving the  Waves, I want to be a King e The Art of Living in Danger, presentati in tutto il mondo. Fish Eye è il suo primo  documentario da regista, frutto di una lavorazione di quasi otto anni.

Al termine della proiezione incontro con Paula Barbeito Morandeira, Slow Food

Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 20.30

L’amore e la cura di Joseph Peaquin (Italia 2021, 52’)

La montagna è sovente stata rappresentata da uomini; poche donne presenti, in genere relegate  in secondo piano. Oggi, su quella montagna, due sorelle nate e cresciute a Gressoney-Saint-Jean  in Valle d’Aosta, dopo gli studi universitari, decidono di intraprendere un’attività agro-pastorale  basata sin dal principio su una agricoltura di alta qualità nel rispetto per l’ambiente e l’amore per  gli animali. Il pensiero e il racconto di Marta e Matilde si intrecciano intimamente ai suoni della  natura per narrare la loro storia di donne libere, appassionate ed indipendenti, capaci, con  semplicità, di rendere concreto un modello diverso di coltivazione, incentrato sulla cura di un  luogo impervio e nel tempo abbandonato.

Joseph Péaquin, laureato in Scienze della Comunicazione con indirizzo in Regia audiovisiva all’Università di Grenoble, si  dedica al documentario sin dal 1997. I suoi film sono selezionati in vari festival internazionali e trasmessi su televisioni  europee. Si ricordano In un altro mondo (2009), Tra terra e cielo (2010), La Suisse d’Emilio (2012), Jelie (2014) e Anima (2019), tutti presentati a CinemAmbiente.

L’anno dei sette inverni di Marco Zuin (Italia 2021, 19’)

Il tempo dell’isolamento, a cui l’emergenza pandemica ha costretto intere comunità, è rimasto  sospeso nella solitudine degli spazi quotidiani: la percezione di questa assenza è parsa evidente  anche allo scrittore Matteo Righetto, che ha trascorso i mesi di contenimento tra i boschi del  Fodòm e la valle di Colle Santa Lucia, in una baita vicino a un piccolo paese di montagna di soli quattrocento abitanti. Il legame con una natura severa e ancestrale domina il profilo di un inverno  che pare immobile, senza termine, in cui lo scrittore affonda per affinare nuovi livelli di percezione  del reale, affidandosi al minuscolo, alla vita delle piante, ai ritmi naturali che vengono  quotidianamente stravolti dall’Antropocene.

Marco Zuin laureatosi al Dams di Bologna, si dedica alla produzione di cortometraggi e documentari sociali per ONG,  fondazioni e Onlus come Daily Lydia (2014), La sedia di cartone (2015), Niente sta scritto (2017), Hoa (2018), Passi verso  l’Altrove (2020). Cura l’opera collettiva Le storie che saremo (2020) in cui sette autori interrogano questo fragile presente  attraverso la forza dei filmati di famiglia.

Al termine della proiezione incontro con i registi

Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 21.30

Marcher sur l’Eau di Aïssa Maïga (Francia/Belgio, 2021, 89’)

Si calcola che 2,2 miliardi della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile. Nel Nord  del Niger ogni giorno la quattordicenne Houlaye si allontana dal villaggio per procurare acqua alla  sua famiglia. Insieme ai suoi coetanei cammina per chilometri, costretta a sacrificare la scuola.  Eppure nel sottosuolo di questa regione, tra le più colpite dal riscaldamento globale e dal  conseguente abbandono della popolazione adulta alla ricerca di sussistenza oltre frontiera, è  presente una falda acquifera di diverse migliaia di km². Grazie al sostegno della ONG “Amman  Imman: Water is Life” il miraggio della costruzione di un pozzo diventa realtà. Sarà la stessa  comunità, unita in questa battaglia vittoriosa, a gestire la nascente rete idrica destinata a collegare  tutti i villaggi della zona.

Aïssa Maïga si rivela al grande pubblico in qualità di attrice con Le bambole russe (2005) di Cédric Klapisch e Bamako (2006) di Abderrahmane Sissako, con cui viene nominata al César come migliore speranza femminile. Lavora poi con  numerosi registi quali Michael Haneke, Alain Gomis, Michel Gondry, Dominique Cabrera, Cristina Comencini. È  impegnata in Africa con progetti sostenuti da AMREF e varie ONG. Marcher sur l’Eau è il suo esordio alla regia.

Al termine della proiezione incontro online con la regista

Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 22.30

Volere è podere di Carlo Simeoni (Italia 2021, 60’)

Quattro capitoli. Quattro poderi in un piccolo villaggio della Maremma toscana di nome Tatti, che  raccontano percorsi di cambiamento verso la progettazione di un futuro di vita sostenibile.  Opportunità, volontà e immaginazione si intrecciano nelle scelte intimamente personali di ognuno  dei personaggi, lungo una strada non sempre lineare e semplice. Una storia di oltre vent’anni che  li accomuna tutti nell’amore a prima vista, o arrivato col tempo, per una terra in gran parte  dimenticata e abbandonata nel recente passato. Un processo di aggregazione lento ma costante,  che fa di questo paese un raro esempio di ripopolazione spontanea.

Carlo Simeoni lavora da oltre trent’anni come assistente al montaggio e montatore nelle produzioni di molti dei  maggiori registi italiani, tra cui Nanni Moretti, Gianni Amelio, Marco Bellocchio, Paolo Virzì. Appassionato anche di  fotografia, realizza varie mostre personali. Dal 2010 è docente presso la Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria  Volonté di Roma.

Al termine della proiezione incontro con il regista


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