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Salute

I fumatori sono aumentati di 1,2 milioni dall’inizio della pandemia di coronavirus

Fra gli italiani il numero di fumatori è aumentato di 1,2 milioni dall’inizio della pandemia da Covid-19.

I dati sono frutto di uno studio dell’ Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’istituto Mario Negri e sono stati pubblicati per la Giornata mondiale senza tabacco.

Nell’aprile 2020 i fumatori erano il 21.9% della popolazione, a novembre 2020 erano saliti al 24%, per arrivare poi al 26,2% del maggio del 2021.  I fumatori sono 5,5 milioni di uomini e 5,8 milioni di donne.

La pandemia ha significativamente cambiato le abitudini degli italiani rispetto al fumo: dopo una riduzione ad aprile 2020 rispetto a gennaio 2020 (pre lockdown) c’è stato un aumento dei fumatori a maggio 2021, con una prevalenza del 26,2 (circa 11,3 milioni) rispetto anche a novembre 2020 (24%), più di un milione di fumatori in più.

Non diminuisce inoltre il numero di giovani consumatori: 1 su tre tra i 14 e i 17 anni ha già avuto un contatto con il fumo di tabacco e quasi il 42% con la sigaretta elettronica.

Il 17,2% di chi era un ex fumatore di sigarette tradizionali ad aprile durante il lockdown duro, a novembre è tornato a consumare sigarette tradizionali. Anche in questo caso hanno giocato un ruolo importante come fattore di rischio il consumo di HTP e di e-cig.
Infatti, mentre il 7,7% di chi non ha mai usato e-cig è tornato a fumare ben il 39,1% di chi è un consumatore di e-cig è ricaduto nel consumo di sigarette tradizionali. Similmente, mentre l’11,2% di chi non ha mai usato HTP è tornato a fumare, il 58,3% di chi usa HTP è tornato anche a consumare sigarette tradizionali.
Rispetto alla cessazione, rileviamo che a novembre il 14,6% degli individui che erano fumatori di sigarette tradizionali ad aprile durante il lockdown duro, sono riusciti a cessare e diventare ex fumatori. Anche in questo caso l’uso dei prodotti di nuova generazione come HTP e e-cig hanno giocato un ruolo negativo sulla cessazione.
Infatti, il 15,4% di chi non ha mai usato e-cig è riuscito a smettere di fumare, mentre soltanto il 6,7% di chi è utilizzatore di e-cig è riuscito in questo intento. Similmente il 15,5% di chi non ha mai usato HTP è riuscito a diventare ex fumatore, mentre nessuno di chi usa HTP è riuscito a diventare ex fumatore.

Il numero di sigarette fumate al giorno nella rilevazione di maggio 2021 è tornato ad essere come in situazione di pre lockdown, e mediamente di 10,8 sigarette al giorno (11,4 maschi, 10,1 femmine).
A maggio 2021 usa regolarmente o occasionalmente la sigaretta elettronica (e-cig) il 9,0 % della popolazione, con un numero medio di svapate al giorno di 30. Il 65% usa più frequentemente la tipologia ricaricabile, il 22% con serbatoio grande e il 13% usa e getta. Il 67% la usa con liquidi contenenti nicotina. La percentuale di utilizzatori di e-cig pre lockdown era dell’8,1%, è salita al 9,1% ad aprile 2020 ed è rimasta tale sia novembre 2020 che a maggio 2021.
A maggio 2021 il 7% della popolazione usa regolarmente o occasionalmente la sigaretta a tabacco riscaldato (HTP). La percentuale di utilizzatori di HTP è significativamente aumentata durante la pandemia, infatti il consumo è passato dal 4,1 % di gennaio 2020, a 4,4 % di aprile 2020 sino al 7% di novembre 2020 per rimanere stabile al 7% a maggio 2021.

Secondo l’indagine campionaria condotta dall’ISS, in collaborazione con la Società Explora – centro di ricerca e analisi statistica di Padova – su un campione di 2775 studenti di 14-17 anni frequentanti una scuola secondaria di secondo grado, è emerso che il 37,5% degli intervistati ha già avuto un contatto con il fumo di tabacco e il 41,5% con la sigaretta elettronica.
Il 52,5% degli studenti ha iniziato a consumare tabacco o a utilizzare la sigaretta elettronica alle scuole superiori, sebbene il 47,5% di essi abbia iniziato già prima, alle scuole elementari (4,1%) o alle scuole medie (43,4%). Il prodotto utilizzato per la prima volta è stato prevalentemente la sigaretta tradizionale (77,6%) ma c’è anche chi ha iniziato con la sigaretta elettronica (20,1%) o la sigaretta a tabacco riscaldato (2,3%). Questi ultimi dati destano particolare preoccupazione in quanto poco meno di uno studente su quattro sperimenta per la prima volta proprio i prodotti immessi sul mercato nel corso degli ultimi anni e che dovrebbero avere come target di riferimento solamente i fumatori di sigarette tradizionali.

Tra i ragazzi di 14-17 anni che hanno invece dichiarato un consumo di sigarette tradizionali o prodotti alternativi ad esse, il 18,5% utilizza prevalentemente sigaretta elettronica con (9,4%) o senza (9,1%) nicotina, mentre il 16,3% utilizza prevalentemente sigarette a tabacco riscaldato. L’OMS, d’altro canto, ricorda come i ragazzini che utilizzano le sigarette elettroniche hanno il doppio delle probabilità rispetto ai coetanei che non lo fanno di diventare fumatori di sigarette tradizionali nel corso della loro vita.
Tra i fumatori di sigarette tradizionali, il 26,3% fuma dieci o più sigarette al giorno e tra questi, l’1,5% ne fuma più di 20; questi ultimi sono anche quelli che rispetto ai coetanei spendono di più denaro senza il controllo dei genitori: infatti, se il 45,4% dei non fumatori dichiara di non spendere nulla senza il consenso dei genitori, tale percentuale scende al 12,3% tra i fumatori occasionali e all’11,5% tra i fumatori abituali. Percentuali del tutto sovrapponibili si registrano tra gli utilizzatori di sigarette elettroniche.
Il consumo occasionale o abituale di tabacco tradizionale o di sigaretta elettronica è più frequentemente associato a comportamenti non salutari: il binge drinking, il consumo di cannabis o di nuove sostanze psicoattive sono infatti pratiche più frequentemente attuate dai fumatori di sigarette tradizionali o utilizzatori di sigarette elettroniche. Così, se l’1,0% dei non fumatori ha dichiarato di bere fino a perdere il controllo 3 o più volte nel corso dell’ultimo mese antecedente l’intervista, tale percentuale sale a circa il 7,0% tra i fumatori occasionali o abituali di sigarette tradizionali e a circa il 9,0% tra i consumatori di sigarette elettroniche. Similmente, l’1,1% dei non fumatori e il 2,2% dei ragazzi che non utilizzano la e-cig ha dichiarato di consumare cannabis: tale percentuale sale ad oltre il 30,0% tra i fumatori o i consumatori di sigarette elettroniche, con percentuali che arrivano a toccare il 50,0% tra i fumatori abituali e il 37,0% tra gli utilizzatori abituali di sigarette elettroniche.
Il medesimo trend si osserva tra i consumatori di nuove sostanze psicoattive (NSP): il 3,2% dei fumatori occasionali e il 9,3% degli abituali, il 5,1% degli utilizzatori occasionali di sigaretta elettronica e il 15,2% degli utilizzatori abituali ne ha dichiarato il consumo, rispetto all’1,0% di chi non fuma o non svapa.

La vendita di sigarette nel 2020 rispetto all’anno precedente è diminuita di 4,5 punti percentuali. Diversamente seguitano ad aumentare le vendite dei trinciati (più 6,8%). In forte crescita le vendite delle sigarette a tabacco riscaldato con un incremento del 1089% dal 2017 quando compaiono sul mercato. Aumentano anche le vendite di e-cig del 616% dal 2017.


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Salute

Internet contribuisce al benessere delle persone secondo uno studio dell’Università di Oxford

Matti Vuorre dell’Università di Tilburg in Olanda e Andrew K. Przybylski dell’Università di Oxford hanno pubblicato uno studio relativo agli effetti di Internet sul benessere delle persone, dal titolo “A multiverse analysis of the associations between Internet use and well-being”. (altro…)


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Salute

Collegno Fòl Fest 2024: non esistono sani di mente

La terza edizione della Collegno Fòl Fest , dedicata alla salute delle menti nel nome dell’inclusione e della Cittadinanza, è in programma da domenica 12 a domenica 19 maggio 2024, nel Parco della Certosa Reale di Collegno, e rende omaggio a un rivoluzionario in campo medico. (altro…)


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Salute

Dagli scarti di melagrana una protezione per il cuore

Un estratto di bucce e semi di melagrana completamente solubile in acqua, ottenuto mediante una tecnica innovativa, verde, efficiente e scalabile fino a capacità produttive industriali, si rivela efficace nel trattamento dell’ipertensione, sia acuta che cronica. Lo dimostra una ricerca in vivo condotta su un modello murino, pubblicata sulla rivista Nutrients e realizzata da un gruppo di ricerca dell’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze (Cnr-Ibe) e dell’Università di Pisa.

L’estrazione del succo di melagrana genera sottoprodotti non edibili, bucce e semi, pari al 60% del peso del frutto, che sono disponibili in grandi quantità e conosciuti da tempo per le loro proprietà salutari, in gran parte dovute ai cosiddetti ellagitannini, in particolare punicalagina e acido ellagico.

“Finora, il recupero e la valorizzazione di questi sottoprodotti sono stati ostacolati dalla mancanza di una tecnica di estrazione adeguata, in grado di restituire un prodotto completamente solubile in acqua e più sicuro per l’organismo. Infatti, la qualità e le proprietà degli estratti di prodotti naturali, tra cui i sottoprodotti della melagrana, dipendono anche dalla tecnica estrattiva. L’applicazione della cavitazione idrodinamica, già verificata con successo su sottoprodotti degli agrumi e delle filiere forestali, ha consentito di estrarre una grande quantità di bucce e semi di melagrana in sola acqua, a bassa temperatura e in pochi minuti, con un consumo energetico molto limitato, restituendo un prodotto completamente solubile”, sottolinea Francesco Meneguzzo, ricercatore del Cnr-Ibe.

Lo studio ha previsto la somministrazione dell’estratto di melagrana per via orale a ratti spontaneamente ipertesi. “Dopo la somministrazione orale, i risultati hanno dimostrato una buona bioaccessibilità intestinale e la capacità di contrastare efficacemente l’incremento della pressione in un modello sperimentale di ipertensione, migliorando la disfunzione e riducendo lo spessore dell’endotelio, che è il tessuto che riveste l’interno dei vasi sanguigni. In aggiunta a questo, la somministrazione dell’estratto di melagrana ha dimostrato importanti effetti a livello cardiaco, perché ha consentito di abbassare i livelli di citochine, le molecole responsabili dei processi infiammatori e fibrotici a livello cellulare. Questi riscontri suggeriscono la possibilità di sviluppare meccanismi diversi e a più ampio spettro, rispetto alla protezione cardiovascolare”, afferma Lara Testai dell’Università di Pisa.

Questo tipo di ricerca scientifica dimostra come gli scarti della lavorazione di prodotti vegetali come la melagrana siano ricchi di sostanze preziose per la salute, rappresentando anche un valore aggiunto in un’ottica di sostenibilità. Gli esiti dello studio, infatti, oltre a suggerire i potenziali benefici per la salute umana, potranno contribuire ad aumentare il valore della filiera della melagrana e ad abbattere l’impatto ambientale connesso ai relativi sottoprodotti.


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