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Ambiente

Legambiente presenta le sfide ambientaliste per la nuova legislatura

“Non sprechiamo questa campagna elettorale riducendola a un valzer di promesse, dove tutti promettono di abolire qualcosa, e a un dibattito chiuso fatto di scontri tra schieramenti politici. Per rilanciare l’Italia, creare lavoro e rendere la nostra economia più competitiva servono idee e progetti di sviluppo e futuro che mettano al centro l’ambiente”. È questa la sfida che Legambiente lancia ai candidati politici di tutti gli schieramenti presentand un pacchetto di sfide e idee green per la prossima legislatura: dalle politiche climatiche ad un piano 5.0 per l’economia circolare, dalla fiscalità green alla rigenerazione urbana al rilancio della cooperazione internazionale. I temi che si propongono di mettere al centro del confronto vedono l’ambiente intrecciarsi con le grandi questioni dell’attualità e del futuro del Paese: il clima, l’economia circolare, la rigenerazione e riqualificazione urbana, ma anche la messa in sicurezza del territorio, la tutela della biodiversità, la mobilità, la lotta all’abusivismo, il Mediterraneo e il ruolo dell’Italia come ponte tra l’Europa e il Mare Nostrum. Oggi l’ambiente non rappresenta, infatti, un limite allo sviluppo ma una grande opportunità per scommettere sul futuro, su nuovi posti di lavoro, per rendere più competitiva l’economia, ma anche per spingere l’innovazione e la ricerca e abbattere le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali cresciute nella Penisola. Lo dimostrano le tante storie di green economy che si stanno moltiplicando nei territori e ne sono sempre più convinti i singoli cittadini che chiedono più qualità e riqualificazione ambientale.

Per questo l’associazione ambientalista lancia le sue proposte green convinta che se si intervenisse sulla fiscalità con obiettivi ambientali, sugli sprechi e fermando le infrastrutture inutili, si avrebbero tutte le opportunità per un rilancio del Paese e con ricette attuabili al Sud, come nelle città e nelle aree interne. Ecco allora le sfide ambientaliste: si va ad esempio dall’urgenza di avere finalmente una strategia per la lotta ai cambiamenti climatici, capace di spingere le fonti rinnovabili e di mettere in sicurezza il territorio attraverso progetti di adattamento nei confronti di fenomeni climatici sempre più impattanti, al ridisegnare la fiscalità in chiave ambientale, ridefinendo, per esempio, l’Iva sui prodotti sulla base dei criteri ambientali e sociali, cancellando rendite e privilegi contro l’ambiente, eliminando tutti i sussidi alle fonti fossilie definendo nuove regole di tassazione più trasparenti e chiare per cave, acque minerali, rifiuti. E poi incoraggiare lo sviluppo dell’economia circolare pensando ad un piano di industria 5.0 che aiuti a far decollare su tutto il territorio questo nuovo modello di sviluppo economico. Senza dimenticare che il rilancio del Paese passa anche dalle città attraverso interventi di rigenerazione urbana, riqualificazione del patrimonio edilizio e dello spazio pubblico. Per questo per Legambiente è importante che la prossima legislatura definisca un’agenda per le aree urbane per affrontare problemi e criticità urbane, una road map 2030 per la mobilità sostenibile e la lotta all’inquinamento con l’obiettivo di ridurre il parco circolante delle auto per arrivare ad escludere nel 2030 i motori a combustione interna dalla commercializzazione; estendendo il protocollo anti-inquinamento Governo Regioni, oggi attivo solo in pianura Padana, in tutta Italia e modificando le accise sui carburanti in modo proporzionale al contenuto di CO2 emessa al litro, a parità di gettito per lo Stato.

Occorre inoltre cambiare le priorità infrastrutturali, a partire dal trasporto su ferro e dai progetti innovativi di mobilità sostenibile. E in questa prospettiva l’Italia deve svolgere un ruolo da protagonista in Europa per rilanciarne il ruolo nel Mondo, in una dimensione di continente dei diritti, dell’accoglienza e dell’innovazione, e nel Mediterraneo con una visione che permetta di affrontare la grande questione dei migranti, dei diritti delle persone e di un nuovo progetto di cooperazione internazionale che abbia al centro l’acqua, le fonti rinnovabili e i cambiamenti climatici.

Il documento “Le sfide ambientaliste per la nuova legislatura” redatto da Legambiente è stato presentato oggi a Roma nel corso di una tavola rotonda introdotta da Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale di Legambiente e da Leonardo Becchetti, dell’Università di Tor Vergata, e moderata da Stefano Ciafani, Direttore generale di Legambiente, alla quale hanno partecipato tra gli altri anche: il ministro delle infrastrutture Graziano Delrio, Rossella Muroni, coordinatrice della campagna elettorale di Liberi e Uguali, Ermete Realacci, Presidente Fondazione Symbola, Arturo Diaconale di Forza Italia, Lucio Cavazzoni (LeU), Enrico Borghi (PD), Stefano Vignalori M5s, Luana Zanella dei Verdi, Enzo Di Salvatore (Potere al Popolo), Cristina Avenali Regione Lazio Pd, oltre a tanti rappresentanti di imprese e associazioni (Coldiretti, Kyoto Club, Oxfam, Aiel, Novamont, Ecopneus, Conai, Slow Food, Uisp, #Italianisenzacittadinanza), e alcune amministrazioni locali.

“Abbiamo deciso di confrontarci su queste idee – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – con tutti gli schieramenti politici e tanti interlocutori economici e sociali perché siamo convinti che oggi, più che mai, l’ambiente rappresenti una grande opportunità per il nostro Paese per scommettere sul futuro. Le nostre proposte puntano a coinvolgere cittadini e imprese, territori e mettono in moto innovazione e ricerca applicata, nuovo lavoro, perché premiano il recupero di materiali e di luoghi muovendo una nuova economia nelle città e nei territori, nelle forme dello sharing. Davvero non esistono ragioni economiche o vincoli di bilancio che possano fermare scelte indispensabili di innovazione e riqualificazione ambientale. Quello che chiediamo alla politica è di avere il coraggio di aggredire gli enormi sprechi, le scelte infrastrutturali sbagliate, l’illegalità e le rendite a danno dell’ambiente che impediscono una corretta gestione delle risorse naturali e dei beni comuni”.

Quelle presentate da Legambiente sono idee fattibili che guardano al futuro, alcune delle quali sono a costo zero senza creare debito o determinare un aumento della tassazione. E se a ciò si aggiunge quanto si possa recuperare da evasione fiscale, sprechi della pubblica amministrazione, investimenti in infrastrutture inutili si comprende come non esistano scuse per guardare in modo nuovo al bilancio dello Stato e al rilancio del Paese. Per Legambiente la Penisola ha bisogno di mettere in moto idee e di aprire un dibattito che coinvolga tutti gli attori della società, perché senza un confronto o rinviando le scelte l’avranno vinta i soliti interessi, rimarranno indietro i territori e le persone più in difficoltà e si rafforzeranno paure e ricette populiste e razziste.

Europa, clima e sfide green

Serve un’accelerazione sul fronte delle politiche climatiche e su quello della cooperazione internazionale mettendo al centro il Mediterraneo. L’Italia potrebbe svolgere un ruolo da protagonista sia come ponte tra l’Europa e il Mediterraneo sia nel contribuire a quella rivoluzione energetica incentrata sulle rinnovabili al centro degli Accordi di Parigi. Una sfida – tecnologica, politica, sociale – che sarebbe a portata di mano nel Mediterraneo per le potenzialità di solare e eolico e per la riduzione dei costi degli impianti. Per questo Legambiente, tra le sfide green da attuare, lancia anche quella di una cooperazione internazionale che abbia come priorità il Mediterraneo e i cambiamenti climatici prevedendo interventi capaci di dare una risposta alla sfida climatica, alla quale si deve contemporaneamente affiancare l’impegno dell’Italia per superare un quadro normativo arretrato in materia di diritti e di sistema di accoglienza. La Penisola deve svolgere un ruolo da protagonista nel dibattito sul futuro dell’Europa, avanzando già nei prossimi mesi proposte concrete di riforma delle politiche comune in concomitanza alla discussione del bilancio 2021-2027.

Tornando alle politiche climatiche, i cambiamenti climatici sono l’emergenza del tempo che viviamo e producono conseguenze sempre più devastanti in tutto il mondo. I costi degli eventi estremi legati al clima dal 1980 al 2013 in Europa, sono stati valutati dall’Agenzia europea per l’Ambiente pari a 400 miliardi di euro e nei prossimi anni è previsto un aumento esponenziale in assenza di interventi. Per questo oltre all’approvazione del Piano Energia e Clima e quello degli Adattamenti ai cambiamenti climatici, l’associazione ambientalista propone anche l’istituzione di un Ministero per il clima e l’energia responsabile per la transizione e decarbonizzazione al 2030, a cui affidare tutte le attuali competenze del MISE e quelle del Ministero dell’Ambiente sul tema. La definizione di una struttura di missione per l’adattamento climatico e la messa in sicurezza del territorio; e poi l’approvazione di una legge per i prosumer dell’energia da fonti rinnovabili e un nuovo Piano nazionale di gestione e tutela della risorsa idrica. Sul fronte dell’economia circolare, occorre istituire una struttura di missione per l’economia circolare presso la Presidenza del Consiglio, premiare e incentivare le imprese più virtuose e chi investe in applicazioni e ricerche sul recupero di materie nei processi produttivi, penalizzare lo smaltimento in discarica e spingere per il riciclo, puntura su una tariffazione puntuale. Sono tutte iniziative che permettono di ridurre l’inquinamento nelle città e ampliano le opportunità e libertà di movimento oltre, cosa non banale, a risultare comprensibili ai cittadini.

“Abbiamo voluto presentare una visione del futuro e un pacchetto di proposte concrete – aggiunge Zanchini – perché oggi l’ambiente è davvero la chiave capace di accompagnare il cambiamento di cui ha bisogno il Paese. E il nostro impegno nei prossimi anni punta ad allargare le alleanze per portare avanti idee e battaglie che oggi sono condivise da larga parte dei cittadini. Come abbiamo fatto in questi anni e nella legislatura che si è appena conclusa, dove sono stati approvati provvedimenti per cui da anni ci battevamo, come la Legge sugli Ecoreati, sui Piccoli Comuni, sulle Agenzie Ambientali, sulla mobilità ciclabile. Ma, ovviamente, non ci accontentiamo e continueremo a impegnarci insieme a tanti compagni di strada per un Paese capace di scommettere su un futuro che tiene assieme qualità e innovazione, lavoro e riduzione delle diseguaglianze”.

In campo ambientale, le altre sfide green riguardano: l’approvazione della legge per lo stop al consumo di suolo, l’accelerazione degli abbattimenti degli edifici abusivi e il definire una task force per accelerare le bonifiche. Ad oggi sono oltre 100mila gli ettari di territorio ancora da bonificare dopo 30 anni dall’individuazione delle aree e l’avvio di un programma nazionale di bonifica (SIN) di siti avvelenati da inquinamento e rifiuti di ogni tipo. A questi, si aggiungono 6027 Siti di Interesse Regionale (SIR) e locali nella stessa situazione), accelerare la demolizione degli edifici abusivi e combattere gli ecoreati definendo anche una legge sui delitti contro fauna e flora protette. Il Paese deve anche saper investire sempre di più sulle proprie bellezze e qualità valorizzando il patrimonio naturale e la biodiversità, l’agricoltura biologica, i prodotti enogastronomici, puntando sulla qualità dell’offerta turistica per far ripartire la domanda interna e spingere il made in Italy all’estero. Per questo tra le proposte green, Legambiente propone di rilanciare il sistema agricolo italiano puntando sulla qualità, abbattendo l’uso della chimica in agricoltura, accelerando il processo di conversione della superficie agricola a biologica, rafforzando il capitale naturale italiano e pensando ad un progetto per le aree interne italiane.


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Una mappa della qualità dell’aria in tempo reale del nord Italia e della Pianura Padana

Il sito della svizzera IQAir azienda di tecnologia per la qualità dell’aria, specializzata nello sviluppo di prodotti per il monitoraggio della qualità dell’aria e per la pulizia dell’aria, riporta una classifica delle principali città più inquinate del mondo.

Lo stesso sito ospita una mappa aggiornata in tempo reale dei diversi monitor di qualità dell’aria in cui si può avere importanti informazioni in tempo reale sulla qualità dell’aria del nord Italia e nella Pianura Padana.

La diffusione dei monitor di qualità dell’aria a basso costo sponsorizzati e ospitati da cittadini, ricercatori, sostenitori della comunità e organizzazioni locali hanno dimostrato di essere uno strumento prezioso per ridurre le disuguaglianze nelle reti di monitoraggio dell’aria in tutto il mondo. Queste stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria indipendenti rivelano un’esposizione sproporzionale all’inquinamento dell’aria dannosa tra gruppi vulnerabili e sottorappresentati.

Nel 2022, oltre la metà dei dati sulla qualità dell’aria del mondo è stata generata dagli sforzi della comunità di base. Quando i cittadini vengono coinvolti nel monitoraggio della qualità dell’aria, vediamo un cambiamento di consapevolezza e lo sforzo congiunto per migliorare la qualità dell’aria si intensifica. Abbiamo bisogno di governi per monitorare la qualità dell’aria, ma non possiamo aspettarli.  Troppe persone in tutto il mondo non sanno che stanno respirando aria inquinata. I monitor di inquinamento atmosferico forniscono dati concreti che possono ispirare le comunità a richiedere il cambiamento e tenere conto degli inquinatori, ma quando il monitoraggio è irregolare o ineguale, le comunità vulnerabili possono essere lasciate senza dati su cui agire.

 


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Ambiente

Report Mal’Aria di città 2024: a lotta allo smog nelle città italiane è ancora in salita. Siamo lontanissimi dai limiti normativi previsti per il 2030

E’ stato presentato il report Mal’Aria di città 2024 in cui sono analizzati i dati del 2023 nei capoluoghi di provincia, sia per quanto riguarda i livelli delle polveri sottili (PM10, PM2.5) che del biossido di azoto (NO2).

Il report di Legambiente ha analizzato i dati del 2023 nei capoluoghi di provincia, sia per quanto riguarda i livelli delle polveri sottili (PM10, PM2.5) che del biossido di azoto (NO2). In sintesi, 18 città sulle 98 monitorate, hanno superato gli attuali limiti normativi per gli sforamenti di PM10 (35 giorni all’anno con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo).

Erano state 29 le città fuorilegge nel 2022 e 31 nel 2021. In testa alla classifica delle città c’è Frosinone (con la centralina di Frosinone Scalo) con 70 giorni di sforamento, il doppio rispetto ai valori ammessi, seguita da Torino (Grassi) con 66, Treviso (strada S. Agnese) 63 e Mantova (via Ariosto), Padova (Arcella) e Venezia (via Beccaria) con 62. Anche le tre città venete, Rovigo (Centro), Verona (B.go Milano), e Vicenza (Ferrovieri), superano i 50 giorni, rispettivamente 55, 55 e 53. Milano (Senato) registra 49 giorni, Asti (Baussano) 47, Cremona (P.zza Cadorna) 46, Lodi (V.le Vignati) 43, Brescia (Villaggio Sereno) e Monza (via Machiavelli) 40. Chiudono la lista Alessandria (D’Annunzio) con 39, Napoli (Ospedale Pellerini) e Ferrara (Isonzo) con 36.

I dati evidenziano un miglioramento rispetto all’anno precedente, principalmente attribuibile alle condizioni meteorologiche “favorevoli” che hanno caratterizzato il 2023, anziché a un effettivo successo delle azioni politiche intraprese per affrontare l’emergenza smog. Tuttavia, le città italiane, da Nord a Sud, presentano ancora considerevoli ritardi rispetto ai valori più stringenti proposti dalla revisione della Direttiva europea sulla qualità dell’aria che entrerà in vigore dal 2030 (20 µg/mc per il PM10, 10 µg/mc per il PM2.5 e 20 µg/mc per l’NO2).

Se il 2030 fosse già qui, il 69% delle città risulterebbe fuorilegge per il PM10, con le situazioni più critiche a Padova, Verona e Vicenza con 32 µg/mc, seguite da Cremona e Venezia (31 µg/mc), e infine da Brescia, Cagliari, Mantova, Rovigo, Torino e Treviso (30 µg/mc). Situazione analoga anche per il PM2.5: saranno oltre i futuri limiti l’84% delle città, con i valori più alti registrati a Padova (24 µg/mc), Vicenza (23 µg/mc), Treviso e Cremona (21 µg/mc), Bergamo e Verona (20 µg/mc). L’NO2 è l’unico inquinante in calo negli ultimi 5 anni, ma il 50% delle città resterebbe comunque fuori legge. Napoli (38 µg/mc), Milano (35 µg/mc), Torino (34 µg/mc), Catania e Palermo (33 µg/mc), Bergamo e Roma (32 µg/mc), Como (31 µg/mc), Andria, Firenze, Padova e Trento (29 µg/mc) sono le città con i livelli più alti.

Le città italiane, da Nord a Sud, presentano ancora considerevoli ritardi rispetto ai valori più stringenti proposti dalla revisione della Direttiva europea sulla qualità dell’aria che entrerà in vigore dal 2030 (20 µg/mc per il PM10, 10 µg/mc per il PM2.5 e 20 µg/mc per l’NO2).

Nel 2021 l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha aggiornato le linee guida sulla qualità dell’aria, suggerendo nuovi limiti drasticamente più bassi rispetto a quelli in vigore in Europa. Ciò si è reso necessario dopo che numerosi studi condotti hanno dimostrato come i gravi danni sulla salute non si presentino solo in seguito all’esposizione a livelli elevati di inquinanti, ma anche in caso di concentrazioni minori.  Sulla base di queste considerazioni, l’OMS ha raccomandato l’abbassamento della media annuale del particolato fine (PM2.5) a 5 µg/mc, quella del particolato inalabile (PM10) a 15 µg/mc, mentre per il biossido di azoto (NO2 ) a 10 µg/mc.

A fronte di ciò, la Commissione Europea ha pubblicato nel 2022 una proposta di revisione delle direttive sulla qualità dell’aria che prevede diversi scenari di riduzione delle emissioni, propendendo verso un’opzione intermedia: i nuovi limiti prevedono una riduzione da 40 µg/mc a 20 µg/mc per il PM10; da 25 µg/mc a 10 µg/mc per il PM2.5 e da 40 µg/ mc a 20 µg/mc per NO2 , entro il 2030. Inoltre, è prevista: l’introduzione di una soglia per la media giornaliera per il PM2.5, fissata a 25 µg/mc da non superare per più di 18 giorni all’anno e di 50 µg/mc per l’NO2 , da non superare più di 18 volte per anno civile; l’abbassamento della soglia preesistente per il PM10, che passerebbe da 50 µg/mc a 45 µg/mc per un massimo di 18 superamenti in un anno.

A settembre 2023, il Parlamento europeo ha votato a sostegno dell’iniziativa della Commissione, assumendo una posizione negoziale più stringente a favore di obiettivi perfettamente allineati a quelli OMS. Le ambizioni della legislazione però sono state indebolite dalla posizione negoziale del Consiglio Europeo che ha introdotto una proroga al 1° gennaio 2040 al fine di garantire una maggiore flessibilità agli Stati per attuare la direttiva. Ora la direttiva passa alla fase del trilogo, in cui Commissione, Parlamento e Consiglio discuteranno, entro il mese di febbraio di questo stesso anno, le sorti della salute dei cittadini europei, sperando che gli sforzi fatti finora non vengano annacquati dagli interessi di pochi Stati.


Per promuovere una mobilità sostenibile e a zero emissioni e per chiedere a gran voce città più vivibili e sicure Lega Ambiente organizza  la campagna itinerante Città2030, che dall’8 febbraio al 6 marzo 2024 farà tappa in 18 capoluoghi per capire quanto manca alle città italiane per essere pronte alle scadenze del 2030.

Per uscire dalla morsa dell’inquinamento le proposte di Legambiente tengono conto delle diverse realtà territoriali e agire sulle diverse fonti di emissioni di inquinanti atmosferici in maniera sinergica. Solo così si potrà nel medio periodo tornare a respirare aria pulita nelle nostre città. Ecco, le direzioni da seguire:

  • Muoversi in libertà e sicurezza per le città. Servono investimenti massicci nel TPL, incentivi all’uso del trasporto pubblico, mobilità elettrica condivisa anche nelle periferie, implementare ZTL, LEZ (Low emission zone) e ZEZ (Zero emission Zone), elettrificazione anche dei veicoli merci digitalizzare i servizi pubblici, promuovere l’home working, ampliare reti ciclo-pedonali e ridisegnare lo spazio urbano, a misura di persona con limiti di velocità a “città 30”, rendendo al contempo la mobilità non solo più pulita, ma più sicura e realmente inclusiva.
  • Riscaldarsi bene e meglio. Bisogna vietare progressivamente le caldaie e generatori di calore a biomassa nei territori più inquinati; negli altri invece supportare l’installazione di tecnologie a emissioni “quasi zero”, con sistemi di filtrazione integrati o esterni, o soluzioni ibride.
  • Occuparsi anche delle campagne. In aree rurali con agricoltura e allevamento intensivo, le emissioni agricole possono superare quelle industriali o urbane. Occorre dunque vigliare sul rispetto dei regolamenti per lo spandimento e rapido interramento dei liquami, e promuovere investimenti agricoli verso pratiche che riducano le emissioni ammoniacali, come la copertura delle vasche di liquami e la creazione di sistemi di trattamento, soprattutto per la produzione di biometano.
  • Monitorare per la tutela della salute. È inoltre necessario cambiare anche la strategia di monitoraggio sinora impiegata, aumentando il numero di centraline di monitoraggio in modo da garantire una copertura di tutte le principali aree urbane del Paese. Con la prossima adozione di nuovi limiti più allineati con quelli dell’OMS, infatti, molte delle aree che ora sono in regola non lo saranno più e la verifica costante e puntuale della situazione sarà ancora una volta quanto mai necessaria. Oggi sono disponibili sensori a basso costo che si possono affiancare alle centraline tradizionali, rendendo il monitoraggio distribuito, capillare e scientificamente fondato secondo il paradigma delle smart cities.

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Ambiente

Alta Quota: montagna e crisi climatica da un punto di vista cinematograficamente inedito

Si intitola “Alta Quota”, il nuovo documentario dei registi Fabio Mancari, Giacomo Piumatti e Stefano Scarafia, frutto di una co-produzione italo-francese, in corso di realizzazione durante il 2024 in diverse località dell’arco alpino. Il film vuole mostrare la situazione odierna e le condizioni di vita in alta montagna, partendo dal punto di vista, cinematograficamente inedito, di chi gestisce rifugi oltre i tremila metri di altitudine (i cosiddetti “rifugisti”), donne e uomini alle prese ogni giorno con nuove sfide: da quelle ambientali e logistiche fino alla gestione delle diversi tipologie di turismo che si sovrappongono in quota, con differenti necessità e visioni.

«Si tratta di un documentario dal taglio osservativo autoriale, che affronta il tema della montagna mettendone in luce alcuni aspetti-chiave, a partire dagli effetti del cambiamento climatico -spiegano i registi- L’idea è di raccontare, senza pregiudizi, uno spaccato di questo mondo di frontiera tra uomo e natura, con le connessioni tra chi vive in alta quota, a volte in condizioni estreme, chi fa dell’alpinismo una ragione di vita e chi frequenta questi territori anche in modo occasionale e, a volte, più inconsapevole. Un mondo dove tradizione e modernità vengono a contatto e spesso si scontrano».

“Alta Quota” sviluppa, in particolare, le storie di quattro rifugi (in Italia, Francia e Svizzera) e di chi li gestisce, due donne e due uomini (e una bambina): professionisti dell’ospitalità montana, al servizio di alpinisti esperti e di turisti avventurosi; persone che si trovano ad affrontare una natura potente, a volte ostile e oggi sempre più minacciata dal cambiamento climatico. Qui la sopravvivenza dipende, oggi più che mai, dalla loro capacità di adattarsi alle condizioni climatiche e al territorio.

«Salvo rare eccezioni, finora l’alta montagna è stata raccontata, tanto nel cinema quanto nella letteratura, attraverso grandi imprese, avventure mitiche o sfide estreme di alpinisti eroici -proseguono Mancari, Piumatti e Scarafia- Nel nostro film, di eroi, non ce ne sono. Il punto di vista è quello di personaggi da sempre ai margini di quest’epica: i rifugisti. Anello di congiunzione tra gli eterogenei frequentatori di un mondo in bilico tra l’immaginario romantico di un tempo, quando le Alpi sembravano eterne e immutabili, da esplorare e conquistare con sacrificio e a sprezzo della vita, e la realtà di oggi, turistica e pop, in cui da scoprire è rimasto poco o niente, e che rappresenta un importante indotto economico a cui è difficile rinunciare. I nostri protagonisti sono persone normali che gestiscono situazioni straordinarie, tentando ostinatamente di mandare avanti le loro vite e le loro attività, confrontandosi con i propri limiti e le proprie (e altrui) ambizioni. Il tutto in un luogo pieno di conflitti estetici e narrativi, che gli si sta letteralmente sfaldando intorno, tra ghiacciai che scompaiono, interi pendii che si sgretolano e rifugi che crollano».

E così “Alta Quota” diventa un documentario che fotografa un mondo destinato a mutare inesorabilmente e che necessita -urgentemente- di un cambio di paradigma da parte di chi lo frequenta e di chi ci lavora. Un documentario che racconta il presente (in qualche modo forse già la memoria), ma parla anche di futuro.

“Le Alpi si stanno sgretolando a causa della crisi climatica. Le conseguenze dell’aumento delle temperature sono ovunque sotto gli occhi di tutti, ma le montagne si stanno surriscaldando a velocità doppia rispetto al resto: per questo, in alta quota, l’impatto risulta ancora più devastante. I ghiacciai stanno sparendo, il permafrost si scioglie… vivere lì diventa sempre più estremo”

“Alta Quota” (Italia – Francia, 80’, colore, in lavorazione) è prodotto da Stuffilm, Pulp Films e L’Eubage; ha già ricevuto il contributo allo sviluppo da parte della Film Commission Torino Piemonte e il sostegno alla produzione da parte della Film Commission Valle d’Aosta; è inoltre sostenuto dal Club Alpino Svizzero e dal Club Alpino Francese, che ne garantiscono la distribuzione capillare nei rispettivi territori nazionali, con un pubblico potenziale di centinaia di migliaia di soci interessati ai temi del film.

I registi hanno una vasta esperienza nella realizzazione di documentari di montagna e hanno partecipato a importanti Festival internazionali (Berlinale, Locarno, Trento Film Festival, Pakistan International Mountain Film Festival, Cinemambiente e Cervino Mountain Film Festival). I loro film sono stati trasmessi in televisione (Sky e Rai), proiettati nei cinema italiani e sono disponibili in streaming su piattaforme come Amazon Prime Video, Netflix e Rakuten Tv.

Rispetto al tema del cambiamento climatico in montagna è inoltre prevista una prestigiosa collaborazione con Ice Memory, iniziativa scientifica internazionale riconosciuta dall’UNESCO, e in particolare con i co-fondatori italiani della Fondazione Ice Memory: l’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Università Ca’ Foscari Venezia. Ice Memory si pone l’obiettivo di raccogliere e conservare campioni prelevati dai ghiacciai di tutto il mondo che potrebbero scomparire o ridursi a causa del riscaldamento globale, per metterli a disposizione delle future generazioni di scienziati.


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