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OpenMaker per una manifattura 4.0 in grado di trasformare le catene verticali di approvvigionamento e produzione

E’ al via OpenMaker un progetto europeo che aiuta gli imprenditori ad innovare, condividere e fare rete, secondo i principi della quarta rivoluzione industriale, obiettivo è sperimentare un nuovo paradigma economico per rilanciare la manifattura in Europa. E’ questo l’ambizioso obiettivo del progetto OpenMaker che ha preso il via in 4 Paesi europei, tra cui l’Italia.

Il progetto OpenMaker, finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma CAPS (Collective Awareness Platforms) di Horizon2020, punta ad innovare il settore manifatturiero accelerando le dinamiche trasformative tipiche della quarta rivoluzione industriale e quindi facilitando – in ottica open source – lo scambio di sapere, la condivisione e la collaborazione tra imprenditori, professionisti e innovatori.

OpenMaker vuole trasformare le catene verticali di approvvigionamento e produzione (tradizionalmente chiuse e “segrete”) in spazi orizzontali aperti, dove sia possibile lo scambio di pratiche, l’imitazione di modelli e la collaborazione tra diverse realtà in modo tale da ottimizzare l’uso delle risorse e concentrare il vantaggio competitivo su una sempre maggiore personalizzazione (customization) dei prodotti, come richiesto dal mercato attuale.

In questo senso, la quarta rivoluzione industriale può cambiare non solo il modo in cui produciamo ma anche come organizziamo e trattiamo altre dimensioni collegate che hanno a che fare con i diritti dei cittadini, la qualità dei prodotti, il tema della loro provenienza e tracciabilità. Si tratta in sostanza di sostenere, attraverso sistemi di rete, processi industriali capaci di portarci verso un’industria più intelligente ed efficiente, e quindi verso città ed ecosistemi urbani più interattivi e coesi.

In Italia, OpenMaker è coordinato dall’agenzia LAMA, società con base a Firenze, in collaborazione con Impact Hub Firenze, e insieme a Top-ix, partner torinese. Il territorio toscano, con I suoi distretti industriali e quello torinese, con le sue esperienze di de-industrializzazione, diventano così contesti esemplari per l’avvio e la realizzazione del progetto.


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