Condono edilizio? WWF: ‘Un pessimo affare’. Legambiente: ‘Il Paese ha bisogno di ben altro’

Pubblichiamo le reazioni delle associazioni ambientaliste dopo che in campagna elettorale si è tornati a parlare di sanatoria e condono edilizio. “Un pessimo affare per italia, oltre che per casse enti locali”, sottolinea il WWF e Legambiente dice “basta alla politica dei condoni e alle promesse per legittimare le costruzioni abusive”.

Legambiente: “Basta alla politica dei condoni e alle promesse per legittimare le costruzioni abusive. Il Paese ha bisogno di ben altro: di legalità e interventi seri di messa in sicurezza del territorio e di riqualificazione del patrimonio edilizio”

“Non sono bastati gli scempi consumati finora, gli ecomostri che devastano il territorio, le vittime del dissesto idrogeologico alimentato anche dall’abusivismo edilizio, gli affari delle ecomafie. Ancora una volta in Italia si vogliono premiare i furbi e per raccogliere voti, in questa campagna elettorale, torna la promessa di un nuovo e scellerato condono edilizio, che non guarda in faccia nessuno e che dimentica le illegalità consumate fino ad oggi, giustificando l’abusivismo di necessità. Una promessa, gravissima e irresponsabile, che non fa bene a nessuno, agli italiani, all’ambiente e ai territori e a tutti coloro che rispettano la legge. Il Paese ha bisogno di ben altre cose: di interventi concreti di messa in sicurezza dei territori, di legalità, riqualificazione del patrimonio edilizio e rigenerazione urbana, e interventi di risanamento ambientale, non più rimandabili, per evitare tristi pagine come quella di Bagnoli. Sono questi gli interventi e le sfide di cui si dovrebbe parlare e che dovrebbero essere al centro della prossima legislatura, e non l’assurda e insensata politica dei condoni”, così commenta Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente su quanto dichiarato questa mattina dal leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ai microfoni di Radio 24.

Secondo gli esperti, i tre 3 condoni sono stati una sciagura per le casse dello Stato e dei comuni con una spesa per urbanizzazioni colossale a fronte di quanto pagato dagli abusivi. “La politica dei condoni – aggiunge Ciafani – ogni volta produce un nuovo abusivismo, moltiplica i cantieri illegali, saccheggia ed espone a nuovi rischi i territori, blocca i tentativi coraggiosi di procedere agli abbattimenti, che se pure con difficoltà in qualche parte d’Italia si cominciano a fare. L’abbattimento delle costruzioni fuorilegge è la migliore cura preventiva contro il vecchio e nuovo abusivismo. Alla prossima legislatura chiediamo una modifica normativa per far passare la competenza sugli abbattimenti dai comuni allo stato attraverso le prefetture”.

In Italia ricorda l’associazione ambientalista l’abusivismo edilizio rimane una vera e propria piaga. Accanto al vecchio abusivismo, nasce imperterrito, ogni anno, quello nuovo. Secondo le stime del Cresme Consulting, nel 2016, tra nuove costruzioni e ampliamenti di edifici esistenti, gli abusi commessi sarebbero circa 17.000. Sul fronte dei sequestri e le ordinanze di demolizione, stando ai dati raccolti in Ecomafia 2017 nel 2016, nel ciclo del cemento, sono state accertate 4.426 infrazioni, sono state denunciate 5.662 persone e compiuti 11 arresti, mentre i sequestri sono stati 1.166. La Campania si conferma la regione leader per quanto riguarda il cemento illegale, con il 17,3% dei reati, seguita dalla Puglia con il 10,1%, dalla Calabria con il 9,3% e dal Lazio con l’8,5%.

WWF: “Il condono un pessimo affare per italia, oltre che per casse enti locali”

“Pensavamo che dopo l’uscita di scena del Ddl Falanga e lo stop alla legge regionale campana che introduceva il concetto di “abuso di necessità” l’idea di un nuovo condono edilizio fosse finalmente uscito di scena: evidentemente ci sbagliavamo. Un nuovo eventuale condono non solo legittima comportamenti illegali autorizzando a dilapidare il capitale naturale e paesaggistico del nostro Paese, ma favorisce edificazioni selvagge che provocano o amplificano il dissesto idrogeologico, mettendo rischio anche la sicurezza dei cittadini. Inoltre penalizza proprio le persone oneste che rispettano la legge, a vantaggio di quanti invece commettono abusi; senza considerare l’effetto annuncio che da il via, immediatamente, a nuovi sfregi del territorio”. Lo dichiara il vicepresidente del WWF Italia Dante Caserta che aggiunge: “Una delle priorità della prossima legislatura deve essere quella di approvare al più presto una legge per lo stop al consumo del suolo, una priorità a cui la legislatura appena conclusa colpevolmente non è riuscita a ha voluto dare una risposta e che rappresenta una vera emergenza nazionale”.

Come dimostrato dal CRESME (l’istituto di ricerca socio-economica specializzato nel settore dell’edilizia) in uno studio del 2015 (con riferimento all’ultimo condono del 2003) che il condono edilizio è anche un pessimo affare per le casse pubbliche. Il CRESME rilevava nel 2015 che, a fronte di un importo medio di 15mia euro versato per ogni singolo abuso, gli enti locali ne hanno spesi in media 100mila per portare strade, fognature e altre infrastrutture ai nuclei illegali. Ancora oggi bisogna frenare i ladri di territorio: se nel 2012 si edificavano 14 costruzioni abusive ogni 100 autorizzate, si arriva a quasi 20 ogni 100 nel 2016 (di cui 48 su 100 al Sud), ricorda il WWF facendo riferimento a dati ISTAT.

Non ci possiamo permettere di fare consumare altro suolo libero, bene comune e risorsa scarsa in Italia. Sulla base di elaborazioni del gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila che da anni collabora con il WWF si è potuto verificare come ormai in Italia non sia possibile tracciare un cerchio di 10 km di diametro senza incontrare un’area urbana e che dal 1950 al 2000, nella fascia di 1 km dai siti tutelati dall’Europa della Rete Natura 2000, l’urbanizzazione sia salita da 8.400 a 44.000 ettari, con un incremento medio del 420%. Ancora oggi il consumo di suolo viaggi ancora oggi a un ritmo di circa 30 ettari al giorno, 3 metri quadrati al secondo; l’espansione urbana nel territorio è salita dall’1,8% degli anni ‘50 al 7,6% del 2016 (secondo dati ISPRA, l’Istituto di ricerca del Ministero dell’Ambiente), che sale al 10%, se si calcola anche la infrastrutturazione.

“Porre fine alla rapina del territorio non è solo questione di sostenibilità e di resilienza dei sistemi naturali, ma di credibilità delle Istituzioni – conclude Caserta -. Il condono edilizio del 2003 (il terzo condono in 18 anni, gli altri nel 1985 e nel 1994) secondo l’allora ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, non solo sarebbe dovuto essere l’ultimo, ma avrebbe dovuto sanare un malcostume italiano: nella realtà è si è verificato l’esattamente il contrario”.

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