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Cibo

Carlo Petrini: il cibo come scelta etica, culturale e ambientale

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Nato nel 1949 a Bra, Carlo Petrini — conosciuto da tutti come “Carlin” — è stato uno dei più importanti interpreti contemporanei del rapporto tra uomo, cibo e ambiente. Gastronomo, giornalista, scrittore e fondatore di Slow Food, Petrini ha rivoluzionato il modo di parlare di alimentazione, trasformando il cibo da semplice bene di consumo a tema centrale della sostenibilità ambientale, della giustizia sociale e della tutela culturale.

Per tutta la sua vita ha sostenuto un’idea semplice ma rivoluzionaria: il cibo non riguarda soltanto ciò che mangiamo, ma racconta il nostro rapporto con la terra, con il lavoro umano, con gli ecosistemi e con il futuro del pianeta. Secondo Petrini, ogni scelta alimentare ha conseguenze ambientali, economiche e sociali. Per questo motivo ha sempre denunciato i limiti dell’agricoltura industriale intensiva, responsabile della perdita di biodiversità, dello sfruttamento delle risorse naturali e dell’omologazione delle culture alimentari.

La svolta arrivò il 26 luglio 1986 con la nascita di Arcigola, associazione culturale che sarebbe poi diventata Slow Food Italia. In un’epoca segnata dall’avanzata del fast food e della globalizzazione alimentare, Petrini comprese con grande anticipo il rischio di una progressiva perdita del legame tra uomo, territorio e cibo. Da questa intuizione nacque Slow Food, movimento internazionale fondato sull’idea di un’alimentazione “buona, pulita e giusta”: buona perché legata alla qualità e al piacere; pulita perché rispettosa dell’ambiente; giusta perché capace di garantire dignità e diritti ai produttori.

Nel dicembre 1989, a Parigi, il Manifesto Slow Food venne firmato da delegazioni provenienti da tutto il mondo e Petrini fu eletto presidente del movimento, incarico mantenuto fino al 2022. Sotto la sua guida, Slow Food si è diffusa in oltre 160 Paesi, diventando una delle reti internazionali più influenti nel campo dell’ambientalismo e della sostenibilità alimentare.

Il pensiero di Petrini ha avuto il merito di collegare il tema ecologico alla quotidianità delle persone. Per lui, difendere il cibo significava difendere la terra, il paesaggio agricolo, le comunità rurali e la biodiversità. Da qui nascono alcuni dei progetti più significativi promossi da Slow Food, come l’Arca del Gusto, dedicata alla salvaguardia delle produzioni alimentari tradizionali a rischio di estinzione, e i Presìdi Slow Food, creati per sostenere piccoli produttori impegnati in pratiche agricole sostenibili.

Particolarmente importante è stato anche il progetto degli Orti in Africa, attraverso cui Slow Food ha promosso migliaia di orti comunitari e scolastici nel continente africano, con l’obiettivo di favorire autonomia alimentare, educazione ambientale e tutela delle sementi locali. Per Petrini, la lotta contro la fame e contro il degrado ambientale doveva partire dal recupero del sapere agricolo tradizionale e dal rispetto degli equilibri naturali.

Nel 2004 Petrini ha fondato Terra Madre, una rete internazionale che riunisce contadini, pescatori, allevatori, artigiani del cibo, cuochi, giovani e studiosi provenienti da ogni parte del mondo. Terra Madre rappresenta la concretizzazione della sua idea di “ecologia del cibo”: un sistema capace di mettere in relazione ambiente, economia, cultura e diritti umani. Attraverso questa esperienza, Petrini ha dato voce alle comunità rurali spesso escluse dai processi economici globali, promuovendo una forma di globalizzazione alternativa fondata sulla cooperazione e sulla tutela della biodiversità.

Il rapporto tra cibo e ambiente è stato anche al centro della sua attività culturale e accademica. Con la fondazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Petrini ha dato vita alla prima università al mondo dedicata allo studio interdisciplinare del cibo. Qui il cibo viene analizzato non solo dal punto di vista gastronomico, ma anche storico, ambientale, economico e sociale. L’università ha formato migliaia di studenti provenienti da oltre cento Paesi, contribuendo alla nascita di una nuova figura professionale: il gastronomo consapevole, capace di comprendere le implicazioni ambientali e culturali della produzione alimentare.

Nella visione di Petrini, la crisi ecologica e quella alimentare sono strettamente connesse. Il degrado ambientale, il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità influiscono direttamente sulla qualità del cibo e sulla salute delle persone. Allo stesso tempo, un sistema agricolo più sostenibile può diventare uno strumento fondamentale per proteggere gli ecosistemi e ridurre le disuguaglianze sociali. È per questo che il suo impegno ha sempre unito ambientalismo e giustizia sociale, mostrando come il benessere umano dipenda profondamente dalla salute del pianeta.

Questi temi emergono chiaramente anche nella sua produzione editoriale. In libri come Buono, pulito e giusto, Terra Madre, Cibo e libertà e Terrafutura, Petrini ha sviluppato una riflessione ampia sul rapporto tra alimentazione, ecologia e democrazia. Nei suoi scritti il cibo diventa strumento di libertà, conoscenza e cambiamento culturale, capace di contrastare l’omologazione dei consumi e di promuovere modelli economici più sostenibili.

Il dialogo con Papa Francesco ha rappresentato un ulteriore sviluppo del suo pensiero ecologico. I due erano legati da una profonda stima reciproca e condividevano la convinzione che la crisi ambientale fosse anche una crisi culturale e morale. Nel 2017 Petrini ha contribuito alla nascita delle Comunità Laudato Si’, ispirate all’enciclica Laudato si’, con l’obiettivo di promuovere percorsi concreti di conversione ecologica e responsabilità collettiva.

Il suo lavoro ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali. Le Nazioni Unite e la FAO lo hanno coinvolto in numerosi incontri e programmi dedicati alla sicurezza alimentare e allo sviluppo sostenibile. Nel 2013 il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente gli ha assegnato il premio Champion of the Earth, considerandolo una delle personalità più influenti al mondo nella difesa dell’ambiente.

L’eredità di Carlo Petrini va ben oltre la gastronomia. Il suo contributo più importante è forse quello di aver insegnato che il cibo è un atto politico, ambientale e culturale. Attraverso Slow Food e le sue iniziative, ha dimostrato che proteggere la biodiversità, sostenere i piccoli produttori e scegliere un’alimentazione sostenibile significa anche prendersi cura del pianeta e delle generazioni future.

In un’epoca segnata dalla crisi climatica e dall’omologazione dei consumi, il pensiero di Petrini continua a rappresentare un punto di riferimento fondamentale per chi immagina un futuro più equo, sostenibile e profondamente legato alla terra.


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Acquisti alimentari: come pianificare la spesa per ridurre gli sprechi

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La quantità di cibo che finisce nei bidoni della spazzatura ogni anno è uno dei dati più scomodi della società moderna: secondo le stime di Last Minute Market, ogni famiglia italiana butta via in media circa 400 euro di alimenti all’anno. Una cifra che fa riflettere, soprattutto quando si considera che spesso le cause non sono la distrazione o la cattiva volontà, ma semplicemente la mancanza di un metodo. Fare la spesa in modo più consapevole non richiede sforzi straordinari: bastano alcune accortezze pratiche per cambiare il risultato finale in modo significativo.

Il problema comincia prima del supermercato

Molti sprechi alimentari nascono prima ancora di mettere piede in un negozio. Andare a fare la spesa senza un’idea chiara di cosa si ha già in frigo, senza aver verificato le scadenze e senza aver pensato ai pasti della settimana è la premessa più comune per acquistare prodotti inutili o doppi.

Il passaggio fondamentale è dedicare qualche minuto, una o due volte a settimana, a fare un inventario rapido di ciò che è già disponibile in casa. Non serve un sistema complicato: basta guardare gli scaffali, prendere nota delle scadenze più prossime e costruire i menu attorno a ciò che c’è già, prima di pensare a cosa comprare.

Costruire il menu settimanale

Pianificare i pasti della settimana non significa seguire un programma rigido. Significa avere una traccia di massima, abbastanza flessibile da adattarsi agli imprevisti, ma sufficientemente strutturata da evitare di comprare ciò che poi non si usa. Un approccio pratico prevede di ragionare per categorie:

  • Proteine: quante volte si prevede di cucinare carne, pesce, legumi o uova?
  • Verdure e frutta: quali sono di stagione e disponibili a prezzi ragionevoli?
  • Carboidrati e dispensa: pasta, riso, cereali sono già presenti in quantità sufficiente?
  • Prodotti freschi a breve scadenza: latticini, affettati, pane vanno acquistati in quantità proporzionali al consumo effettivo.

Tenere conto di questi elementi consente di costruire una lista della spesa molto più precisa, evitando acquisti impulsivi e riducendo il rischio di avere frigo e dispensa pieni di prodotti che poi si deteriorano.

La lista della spesa come strumento reale

Una lista scritta, che sia su carta o sullo smartphone, fa una differenza concreta. Non si tratta di un dettaglio secondario: chi entra in un supermercato senza una lista è statisticamente più esposto agli acquisti non programmati, che spesso riguardano prodotti freschi o deperibili difficili da conservare a lungo.

Promozioni e offerte: come usarle senza sprecare

Le promozioni sono uno strumento utile, ma solo se usate con criterio. Un’offerta su un prodotto che non rientra nei consumi reali non è un risparmio: è una spesa aggiuntiva travestita da convenienza. Vale la pena approfittare delle offerte quando riguardano prodotti a lunga conservazione, come pasta, legumi in scatola, conserve, olio o caffè.

Proprio il caffè è un buon esempio: il caffè in grani o macinato si conserva per mesi se tenuto in un contenitore ermetico lontano dalla luce, e acquistarlo approfittando di un caffè in offerta negli ipermercati come Bennet, ad esempio, può portare a un risparmio reale senza alcun rischio di spreco.

Diverso è il discorso per prodotti freschi come carne o frutta: in quel caso, comprare più del necessario solo perché il prezzo è vantaggioso porta quasi inevitabilmente a buttar via qualcosa.

Conservazione e rotazione dei prodotti

Anche con una lista precisa e acquisti mirati, lo spreco può verificarsi se la gestione domestica degli alimenti è approssimativa. Uno degli errori più diffusi è mettere i nuovi acquisti davanti ai prodotti già presenti in dispensa o in frigo, relegando quelli più vecchi in fondo dove vengono dimenticati. La regola elementare è quella opposta: i prodotti con scadenza più vicina vanno messi davanti, quelli appena acquistati dietro.

Alcune accortezze specifiche per la conservazione:

  • Il pane avanzato non va buttato: si può surgelare a fette e usare all’occorrenza, oppure trasformarlo in pangrattato.
  • Le verdure che iniziano ad appassire non sono necessariamente da scartare: minestre, vellutate o soffritti le recuperano quasi tutte.
  • La frutta troppo matura è perfetta per smoothie, composte o aggiunte a dolci e yogurt.
  • Gli avanzi di carne o pesce cotti trovano facilmente una seconda vita in insalate, pasta fredda o torte salate.

Il freezer come alleato

Il congelatore è probabilmente lo strumento più sottoutilizzato in molte cucine. Si possono surgelare non solo carne e pesce crudi, ma anche pane, pasta già cotta, legumi lessati, ragù, brodo, verdure sbollentate. Prendere l’abitudine di congelare ciò che avanza o che si avvicina alla scadenza riduce sensibilmente la quantità di cibo che va perso.

Quantità e porzioni: il calcolo che pochi fanno

Un altro punto critico è la stima delle quantità al momento dell’acquisto. Comprare mezzo chilo di rucola per due persone, o una confezione intera di petto di pollo quando se ne userà solo metà, porta a sprechi quasi certi. Ragionare in termini di porzioni reali, tenendo conto di quante persone ci sono in casa e di quanti pasti si prevede di preparare con quel prodotto, aiuta a calibrare meglio le quantità.

Alcune referenze, come gli affettati al banco o certi tipi di frutta e verdura sfusa, permettono di acquistare esattamente la quantità necessaria. Laddove possibile, è preferibile scegliere questa opzione rispetto alle confezioni preconfezionate in formati fissi.

Un cambio di prospettiva possibile

Ridurre gli sprechi alimentari non è un obiettivo che richiede sacrifici o rinunce. È piuttosto il risultato di una serie di piccole scelte più consapevoli: verificare cosa c’è già in casa, costruire una lista precisa, usare il freezer, approfittare delle offerte solo su prodotti adatti alla conservazione, calcolare le porzioni reali. Nessuna di queste azioni, presa singolarmente, cambia la vita. Ma insieme producono un effetto cumulativo significativo, sia sul portafoglio che sull’impatto ambientale di ogni nucleo familiare.


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E’ nato il Comitato promotore per la Dop del Burro Piemonte

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Si è costituito il Comitato promotore per la Dop del Burro Piemonte. Il Consorzio Burro del Piemonte si è già costituto il 16 settembre del 2025 ed ora, quindi, è partito l’iter depositando in Regione la documentazione necessaria per il riconoscimento della Dop.

Sin dall’antichità si ha traccia dell’utilizzo del burro, tanto che negli scritti di Plinio si legge che gli abitanti della Gallia erano forti consumatori di burro. I romani addirittura lo utilizzavano per scopi medicinali.
E’ un burro ottenuto dalla crema di latte di vacca, prodotto nel territorio della regione Piemonte, e può essere esclusivamente prodotto da panna ottenuta per scrematura meccanica, la centrifuga.

Il clima del territorio di produzione contribuisce a conferire al Burro Piemonte una consistenza omogenea ed un inimitabile gusto delicato e vellutato. Un’eccellenza che viene riconosciuta dai maestri pasticceri, non
soltanto piemontesi, per la preparazione dei loro prodotti di pasticceria quali panettoni e colombe ma anche dai cugini d’oltralpe che lo valorizzano in numerose varianti ed in particolare nei celebri croissant sfogliati con quel sapere che hanno esportato in tutto il mondo.

Il Burro Piemonte viene ottenuto per centrifuga da panna dolce, lavorata a freddo, senza fermentazioni aggiunte. Il risultato è un burro tecnico, pulito, con una texture ideale per la sfogliatura e una resa che ha convinto della sua bontà numerosi addetti del settore.


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Venti Mediterranei, la gastronomia sociale e interculturale di Torino

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Venti Mediterranei in Corso San Maurizio 71A a Torino è una gastronomia sociale e interculturale. Venti Mediterranei nasce come progetto che mette al centro il Mediterraneo come spazio di incontro, contaminazione e scambio tra culture diverse, con il cibo come linguaggio comune e strumento di inclusione.

Venti Mediterranei è uno spazio vivo, aperto e plurale, in cui le competenze, le storie e le origini diverse si incontrano per dare forma a un progetto che unisce qualità gastronomica, partecipazione e comunità.

L’obiettivo è semplice e ambizioso allo stesso tempo: trasformare ogni tavola in un luogo di dialogo, ogni piatto in unoccasione di conoscenza reciproca e ogni attività in un passo verso una città più inclusiva e connessa.

Venti Mediterranei non è quindi solo un nome, ma una direzione: quella di un Mediterraneo che continua a parlare attraverso le persone che lo abitano, lo attraversano e lo reinventano insieme. Grazie a chi ha accompagnato Venti Mediterranei fino ad oggi e a chi vorrà continuare a farlo.

Più che un luogo di ristorazione, è un progetto di inclusione nato per favorire l’integrazione di minori stranieri non accompagnati e donne in situazioni di fragilità, offrendo loro opportunità professionali tramite il cibo.

Il menu unisce storia, culture e sapori differenti attraverso una identità Meticcia che propone specialità marocchine e mediterranee, unendo tradizioni culinarie che storicamente si incontrano e si contaminano.

Il locale prepara piatti vegetariani, vegani, rotoli di carne, oltre a gestire buffet, catering ed eventi. All’interno del locale ha sede l’associazione LAKI P.E.F., attiva nell’emancipazione femminile e nell’inclusione lavorativa


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