Massa Critica
Il Presidio Sanitario San Camillo di Torino presenta A.L.B.A. la prima carrozzina a guida autonoma per lo spostamento del paziente
A.L.B.A. è l’acronimo di Advanced Light Body Assistants, un sistema a supporto degli spostamenti del paziente che integra le migliori tecnologie provenienti dal mondo delle macchine a guida autonoma e della robotica. . Grazie ad A.L.B.A. il paziente può muoversi in maniera convenzionale oppure autonoma sfruttando strumenti evoluti come i comandi vocali o da remoto che permettono anche una miglior fruizione dei servizi dell’ospedale.
Grazie alle tecnologie Internet Of Things, A.L.B.A. interagisce con le infrastrutture e può spostarsi tra i piani dell’edificio comunicando direttamente con gli ascensori. A.L.B.A. è un sistema che può rivoluzionare la mobilità ed in generale la vita del paziente in ospedale.
Ripensando i movimenti delle persone in una prospettiva Smart City, è di fondamentale importanza lavorare proprio in un’ottica di integrazione degli spostamenti orizzontali e verticali applicando tecnologie simili in differenti contesti della vita quotidiana: nei luoghi pubblici e privati come ospedali, cliniche, aeroporti, metropolitane, musei.
Marco Salza, direttore generale della struttura presenta A.L.B.A:
Il 5 novembre era il compleanno di un paziente storico del San Camillo. Un malato di sclerosi multipla che, per noi e per tutto il mondo della disabilità italiana, era una persona speciale. Con lui, oltre ad aver creato il primo esempio di casa domotica, nel 1992, abbiamo presentato in anteprima per l’Europa l’“Eyegaze System”, un puntatore oculare che consente attraverso il pc di poter comunicare: ai malati di Sla, per esempio, ma non solo a loro. Attraverso quella persona è passata una tecnologia dal successo incredibile. Oggi, mi auguro che A.L.B.A. possa avere la stessa incidenza”.
Perché è stato coinvolto il San Camillo nel progetto?
Perché, essendo una carrozzina che serve a trasportare i disabili e le persone più fragili, è sembrato ovvio fin dall’inizio parlarne con chi si occupa di riabilitazione. Il San Camillo poteva essere il posto giusto dove collaudare e provare la nuova tecnologia. Conosco l’amministratore delegato di Teoresi, che mi ha chiesto: “Vi interessa?”. Ho subito risposto sì. È un cammino iniziato due anni e mezzo fa, con una lunghissima prima fase in cui si è tentato di portare avanti il progetto attraverso il finanziamento di un bando pubblico, per il quale abbiamo concorso insieme. Purtroppo non è andato a buon fine. Eravamo però tutti convinti della bontà del progetto. Teoresi ha così trovato un finanziatore in Franco Moschini, Poltrona Frau, tanto per intenderci. E siamo partiti.Un progetto che si è sempre più allargato.
Sono stati coinvolti vari soggetti man mano che A.L.B.A. cresceva. Il secondo partner coinvolto è stato ST Microeletronics, azienda multinazionale che realizza software e che ha pensato e ideato quello che permette alla carrozzina di muoversi autonomamente. A questo punto ci siamo resi conto che un ostacolo erano i trasferimenti verticali e da qui è nato l’ingresso di United Technology, l’azienda statunitense all’interno della quale c’è Otis, da tutti conosciuta per gli ascensori. Si è trattato di un evento totalmente casuale, stavamo cambiando gli ascensori del San Camillo: ne abbiamo parlato, hanno detto sì.E poi c’è Amazon.
È l’ultima arrivata perché la carrozzina può essere controllata in remoto ma anche attraverso comandi vocali. Per farlo ecco il collegamento con Alexa, l’assistente personale intelligente. Parliamo di uno strumento che apre un altro mondo al paziente, non solo a casa ma anche in altri ambienti come nel nostro caso l’ospedale. Gli fornisce informazioni, gli ricorda gli appuntamenti e via dicendo. Oppure pensiamo a un disabile che volesse visitare un museo: gli potrà ricordare l’orario dei mezzi pubblici, spiegargli dove comprare il biglietto, guidarlo all’interno della struttura illustrando il quadro che sta ammirando. Martedì 5 novembre presenteremo A.L.B.A., subito dopo comincerà la sperimentazione con i pazienti.Che cosa può rappresentare A.L.B.A. nel mondo della sanità?
Il primo aspetto è legato alla maggiore autonomia negli spostamenti di cui potranno godere le persone disabili, grazie alla possibilità di utilizzare strumenti vocali, o altri, per l’interlocuzione con il software. Il secondo, da non sottovalutare, è che si tratta di uno strumento che potrà anche essere utilizzato per la tutela della sicurezza dell’operatore sanitario. Dico questo perché il personale sanitario è sottoposto quotidianamente a notevoli stress nella movimentazione dei carichi. A.L.B.A. potrebbe, in futuro, essere uno strumento di valido aiuto per questo tipo di lavoratori. “Prevenire è meglio che curare” e questo strumento può alleviare il lavoro di chi segue queste persone, alleggerendone il peso e lo sforzo. Si sottovaluta la fatica a cui è sottoposto l’ accompagnatore, “deve possedere un fisico da corazziere…”. Infine c’è un terzo aspetto, quello logistico: con A.L.B.A. sai esattamente dove si trovino le carrozzine in qualunque momento, gestendole da remoto. Basti pensare a quanto possa essere utile una soluzione di questo tipo non solo in ospedale ma anche in grandi strutture come gli aeroporti e le stazioni: hai il pieno controllo, senza affanni.
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Google, confermata la maxi multa da 4,125 miliardi dell’Ue: abuso di posizione dominante con Android
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha confermato in via definitiva la sanzione da 4,125 miliardi di euro inflitta a Google per abuso di posizione dominante nel mercato dei dispositivi mobili Android. Con la decisione pronunciata dai giudici di Lussemburgo si chiude uno dei più importanti contenziosi antitrust degli ultimi anni, sancendo la legittimità dell’intervento della Commissione europea contro il colosso tecnologico americano.
La Corte ha respinto il ricorso presentato da Google e dalla società controllante Alphabet contro la sentenza del Tribunale dell’Unione europea che, nel 2022, aveva già confermato la responsabilità dell’azienda, riducendo però l’importo della sanzione dagli iniziali 4,34 miliardi a 4,125 miliardi di euro. Con la pronuncia definitiva non saranno possibili ulteriori impugnazioni nell’ambito della giustizia europea.
Le accuse della Commissione europea
L’indagine era stata avviata dalla Commissione europea per verificare il comportamento di Google nei confronti dei produttori di smartphone e tablet basati sul sistema operativo Android. Secondo Bruxelles, l’azienda avrebbe sfruttato la propria posizione dominante imponendo una serie di condizioni contrattuali che limitavano la concorrenza e rafforzavano ulteriormente il proprio ecosistema digitale.
In particolare, Google avrebbe obbligato i produttori che desideravano ottenere la licenza per il Play Store a preinstallare anche il motore di ricerca Google Search e il browser Chrome sui dispositivi Android. Inoltre, avrebbe previsto incentivi economici affinché i produttori installassero esclusivamente il proprio motore di ricerca e avrebbe ostacolato lo sviluppo e la commercializzazione di versioni alternative del sistema operativo Android, note come “fork”.
Secondo le autorità europee, queste pratiche hanno limitato la possibilità per i concorrenti di competere sul mercato della ricerca online e dei browser mobili, consolidando ulteriormente la posizione dominante di Google.
La sentenza definitiva
Con la decisione odierna, la Corte di giustizia ha ritenuto infondati i motivi di ricorso presentati da Google e Alphabet, confermando l’impianto giuridico della sentenza del Tribunale. I giudici hanno quindi stabilito che le pratiche contestate erano idonee a restringere la concorrenza e a danneggiare il corretto funzionamento del mercato interno europeo.
La conferma della sanzione rappresenta un’importante vittoria per la Commissione europea nella sua politica di controllo delle grandi piattaforme digitali e rafforza il principio secondo cui anche i colossi tecnologici devono rispettare le regole della concorrenza previste dall’Unione.
Una delle più grandi multe antitrust della storia europea
La sanzione da 4,125 miliardi di euro resta una delle più elevate mai inflitte dalla Commissione europea nell’ambito delle norme sulla concorrenza. Il procedimento su Android rappresenta uno dei tre grandi casi antitrust che hanno coinvolto Google negli ultimi anni, insieme a quelli relativi al servizio di comparazione degli acquisti Google Shopping e alla piattaforma pubblicitaria AdSense.
Negli ultimi anni Bruxelles ha inoltre rafforzato il quadro normativo nei confronti delle grandi piattaforme digitali attraverso nuovi strumenti legislativi, come il Digital Markets Act (DMA) e il Digital Services Act (DSA), con l’obiettivo di garantire mercati più aperti, trasparenti e competitivi.
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Non è mai troppo presto: la campagna dedicata all’educazione digitale per neogenitori.
E’ partita la campagna di comunicazione istituzionale “Non è mai troppo presto”, dedicata all’educazione digitale per neogenitori. La campagna intende sensibilizzare e accompagnare i neogenitori nell’uso consapevole delle tecnologie digitali durante i primi anni di vita dei figli, una fase cruciale per lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale del bambino.
“L’uso appropriato delle tecnologie è un intervento di salute pubblica e prevenzione – ha sottolineato il ministro della Salute, Orazio Schillaci – Da parte del ministero c’è grande attenzione alle attività di sensibilizzazione, educazione e tutela delle nuove generazioni e dei genitori. Stiamo puntando con forza sulla prevenzione e sui corretti stili di vita così come sul contrasto alle dipendenze e continueremo a farlo”.
Alla presentazione, oltre al ministro Schillaci, sono intervenuti: il Sottosegretario Alfredo Mantovano, il Sottosegretario per l’informazione e l’editoria Alberto Barachini, il Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella, il fondatore della Fondazione Pensiero Solido Antonio Palmieri e il presidente dell’Associazione Dipendenze Tecnologiche, Cyberbullismo e Hikikomori Giuseppe Lavenia.
Lo spirito della campagna “Non è mai troppo presto”, con i 9 consigli digitali, è accompagnare verso una maggiore e più completa consapevolezza le famiglie su questo tema e ricordare che la connessione più importante, soprattutto nei primi anni di vita, resta quella tra genitori e figli: la tecnologia non può mai sostituire la presenza.
Sono i piccoli gesti quotidiani – un sorriso, un abbraccio, una parola detta guardandosi negli occhi – a costruire fiducia, sicurezza e amore nei primi anni di vita.
Ecco i 9 consigli:
1) ALLATTARE È UNO SGUARDO. Quando allatti guarda il tuo bimbo. È un momento fondamentale per creare connessione e sicurezza. Il telefono e lo scroll possono aspettare.
2) TU PRIMA DELLO SCHERMO. Quando sei con il tuo bambino, metti via il telefono: lo sguardo e la voce della mamma o del papà sono più importanti di qualsiasi notifica.
3) OCCHI NEGLI OCCHI. Ogni momento di attenzione condivisa – per esempio mentre cambi il pannolino – vale più di mille video.
4) A TAVOLA INSIEME. Non usare il video o la tv come distrazione per far mangiare il bimbo o la bimba.
5) IL LEGAME SI COSTRUISCE CON LA PRESENZA FISICA. Abbracci, carezze, parole, sguardi sono la vera “tecnologia affettiva” che nutre lo sviluppo.
6) NIENTE SCHERMO PER CALMARE. Non usare video o smartphone per distrarre o tranquillizzare: insegna a gestire le emozioni con la tua presenza.
7)STAI ATTENTO AL TUO USO DEL DIGITALE. I bambini imparano guardandoti. Se stai sempre con lo smartphone in mano, penseranno che la vita sia solo quella.
8) SI GIOCA CON GIOCATTOLI TOCCABILI E MANIPOLABILI. Offri al bimbo giochi e oggetti semplici da esplorare con le mani: stimolano molto più di una app.
9) POCHISSIMI SCHERMI NEI PRIMI TRE ANNI. Nei primi anni il cervello ha bisogno di toccare, maneggiare, guardare, imparare.
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Come combattere l’effetto forno in casa durante le giornate di grande caldo
Quando le temperature estive salgono, molte abitazioni si trasformano in vere e proprie “scatole di calore”: stanze afose, aria ferma e pareti che sembrano trattenere il sole per ore. Questo fenomeno, spesso chiamato effetto forno, è dovuto soprattutto all’accumulo di calore negli ambienti interni, causato da esposizione solare, scarso ricambio d’aria e materiali che immagazzinano la temperatura elevata.
Combattere l’effetto forno in casa non significa soltanto accendere il condizionatore: la soluzione più efficace nasce dall’insieme di più strategie. Proteggere la casa dal sole, cambiare aria negli orari giusti, ridurre le fonti di calore e migliorare l’isolamento permette di affrontare le giornate più torride con maggiore comfort e consumi più contenuti.
Ecco alcune strategie pratiche per rendere la casa più fresca e vivibile anche nei periodi di caldo intenso.
Bloccare il calore prima che entri
La prima regola è evitare che il sole scaldi gli ambienti. Durante le ore più calde della giornata è consigliabile:
- chiudere tende, persiane o tapparelle sulle finestre esposte al sole;
- utilizzare tende termiche o tessuti chiari, che riflettono parte della radiazione solare;
- evitare di lasciare finestre completamente aperte quando fuori l’aria è più calda che dentro.
Un’abitazione ben schermata può mantenere diversi gradi in meno rispetto a una stanza colpita direttamente dal sole.
Creare corrente d’aria negli orari giusti
Aprire tutto il giorno le finestre non sempre aiuta. La strategia migliore è sfruttare le ore più fresche:
- aprire finestre e balconi la sera, durante la notte e al mattino presto;
- creare correnti d’aria aprendo finestre su lati diversi della casa;
- richiudere gli ambienti quando la temperatura esterna inizia a salire.
In questo modo si elimina parte del calore accumulato durante il giorno.
Usare ventilatori e climatizzatori in modo intelligente
Il ventilatore non abbassa realmente la temperatura della stanza, ma aiuta il corpo a disperdere il calore aumentando il movimento dell’aria. Per usarlo meglio:
- posizionarlo vicino a una finestra nelle ore più fresche per spingere fuori l’aria calda;
- evitare di lasciarlo acceso inutilmente quando non c’è nessuno nella stanza.
Chi utilizza un climatizzatore può ridurre consumi e sprechi mantenendo una temperatura moderata, evitando sbalzi eccessivi rispetto all’esterno.
Ridurre le fonti di calore interne
Anche dentro casa si produce calore. Alcuni accorgimenti utili:
- limitare l’uso del forno tradizionale nelle ore più calde;
- preferire cotture veloci o apparecchi più piccoli;
- spegnere luci e dispositivi elettronici non necessari;
- evitare di lasciare computer e apparecchiature accesi a lungo senza motivo.
Ogni piccolo accumulo contribuisce ad aumentare la temperatura degli ambienti.
Raffreddare la casa con piccoli trucchi
Alcuni rimedi semplici possono migliorare il comfort:
- usare lenzuola leggere in cotone o lino;
- fare docce tiepide per favorire la dispersione del calore corporeo;
- posizionare piante da interno adatte agli ambienti domestici, che possono contribuire al benessere percepito;
- utilizzare tappeti e tessuti pesanti solo se necessari, perché possono trattenere calore.
Pensare alla casa nel lungo periodo
Per chi vive spesso estati molto calde, alcuni interventi strutturali possono fare una grande differenza:
- isolamento del tetto e delle pareti;
- vetri più efficienti;
- schermature esterne come tende da sole o frangisole;
- colori chiari per superfici molto esposte.
Una casa ben isolata non serve solo a trattenere il caldo in inverno, ma anche a proteggersi dalla calura estiva.
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