Energia
‘Italia Rinnovabile’: il nuovo report di Legambiente. I numeri delle fonti pulite in Piemonte
In Italia negli ultimi dieci anni la capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili è cresciuta del 7% passando dal 33,9% nel 2015 – con 107.498 GWh/a – al 41,1% nel 2025 con 127.978 GWh/a, e arrivando a pochi punti di percentuale dalle fonti fossili (43,8%). In particolare, nel 2025 il contributo maggiore è arrivato dal fotovoltaico 44.294 GWh/a, seguito da idroelettrico 41.625 GWh/a, eolico 21.360 GWh/a, e geotermia 5.260 GWh/a. Una crescita nel complesso lenta ma importante che, però, deve essere sostenuta e incoraggiata da politiche energetiche più efficaci sbloccando gli iter burocratici per centrare l’obiettivo 2030 e cominciare a guardare a quello di decarbonizzazione al 2040. A chiederlo è Legambiente che oggi presenta a Roma il nuovo studio “Italia Rinnovabile”, realizzato con il contributo di Statkraft Italia e FERA, La Nuova Ecologia media partner, annunciando anche l’avvio della sua nuova campagna nazionale “OK, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale”, con partner AzzeroCO2 e Coordinamento Free. Lo studio fa il punto su numeri, potenzialità, ritardi, 11 buone pratiche e 15 interventi sulle rinnovabili da mettere in campo proposti al Governo. Pilastro centrale del report il fatto che le fonti pulite sono alleate decisive per contrastare la crisi climatica e la povertà energetica, per portare benefici ai territori e per ridurre il costo della bolletta su cui ad oggi il gas fossile incide per l’89% delle ore sulla formazione del prezzo finale dell’energia. L’attuale bolletta elettrica è arrivata a quota 130,5 euro/MWh, contro i 42,5 della Spagna dove il gas incide solo per 15% grazie agli importanti investimenti fatti nelle tecnologie pulite.
Ai dati sui dieci anni si affiancano quelli del 2026 (fonte Terna): a marzo 2026 nella Penisola il solare fotovoltaico raggiunge quota 44.878 MW di potenza installata, pari al 53,9% del totale delle rinnovabili. Questa tecnologia, per la prima volta, è arrivata a superare, rispetto ai consumi, il contributo di tutte le fonti rinnovabili, contribuendo con il 14,2% – era l’11,3% lo scorso anno – e superando anche una fonte storica come quella dell’idroelettrico, che nel 2025 si ferma a quota 13,3% (era il 16,8% nel 2024). Il Paese si conferma anche in prima linea nei sistemi di accumulo: a marzo 2026 installati 918.971 impianti di accumulo per 7.803 MW di potenza. L’Italia, inoltre, è terza in Europa per numeri di occupati nel settore delle rinnovabili, ne conta 228.900 (dati 2023). Di questi, 135.900 sono le persone impiegate nel settore delle pompe di calore, settore nel quale la Penisola detiene il primato assoluto per il loro impiego tra i Paesi UE.
E poi ci sono le 11 storie nazionali mappate da Legambiente con Italia Rinnovabile che ben raccontano i vantaggi diretti che le fonti pulite portano nei territori rispondendo alla domanda “a me che cosa me ne viene?”: da Trino, in provincia di Vercelli, dove si trova il più grande parco solare del Nord Italia nato sull’area di una ex centrale nucleare alla scommessa vinta in Campania dal piccolo comune di Lacedonia (AV) dove un hub eolico crea nuova occupazione giovane e qualificata. Dalla provincia di Teramo, dove a Torre San Rocco, 40 ettari di fotovoltaico portano benefici alla comunità, tra cui contratti di fornitura elettrica agevolata, alla provincia di Siena dove un impianto trasforma i pannelli fotovoltaici a fine vita in nuove risorse, per arrivare a Lendinara, in provincia di Rovigo, dove le fonti pulite svolgono un ruolo decisivo nella rigenerazione dei territori, trasformando aree degradate e a rischio sanitario in risorse per il futuro, solo per citarne alcune.
Ritardi da colmare su obiettivo 2030 e prezzo zonale: Eppure, il Governo Meloni, sottolinea Legambiente, continua a foraggiare le fonti fossili e a puntare su un ritorno al nucleare a discapito delle rinnovabili, dimenticando i 2,4 milioni di famiglie che vivono in povertà energetica. La conferma arriva anche dai ritardi accumulati dall’Italia sull’obiettivo rinnovabili 2030 (80.001 MW) e nell’applicare il prezzo zonale in bolletta. A fine marzo 2026 il Paese ha raggiunto appena il 33,2% dell’obiettivo complessivo 2030. Mancano ancora all’appello 53.469 MW da aggiungere entro i prossimi 5 anni e mezzo e, continuando con la media di installazione mantenuta tra il 2021 ed il 2025, il Paese rischia di arrivarci tra 10,7 anni, con ben 5,7 anni di ritardo. Un dato preoccupante se si ragiona anche in termini di posti di lavoro a rischio a causa dei continui ritardi. Secondo uno studio Svimez, il raggiungimento degli obiettivi 2030 potrebbe portare, solo nel Mezzogiorno, alla nascita di 73mila nuovi posti di lavoro, di cui 15mila under 35, trattenendo sui territori competenze e conoscenze e fermando il trend delle migrazioni dal Sud e dalle Isole che tra il 2022 e il 2024 ha coinvolto oltre 106mila giovani. Per Legambiente il Governo dimostra anche di essere miope di fronte all’andamento globale degli investimenti per rinnovabili, reti, accumuli ed efficienza energetica che hanno superato quelli legati a petrolio, gas, carbone. Negli ultimi 10 anni, infatti, gli investimenti in energia pulita sono cresciuti del 78,1% passando da 1.163 miliardi di dollari nel 2015 a 2.072 miliardi del 2025. A livello globale, arrivano a quota 16,6 milioni i lavoratori nel settore delle rinnovabili.
Prezzo zonale e proposte Legambiente: Riguardo l’applicazione del prezzo zonale, il sistema entrato in vigore dal 1° gennaio 2025, ad oggi è attuato solo in parte, denuncia Legambiente. Parliamo di un sistema che potrebbe determinare il costo dell’energia elettrica in base all’area di mercato e all’ora in cui viene prodotta e consumata, riducendo i costi energetici in quei territori, per famiglie e imprese, con una maggiore diffusione delle rinnovabili, delle reti e degli accumuli. Alla luce della fotografia scattata dallo studio “Italia Rinnovabile”, l’associazione ambientalista rilancia oggi al Governo 15 proposte, suddivise in quattro macro aree di intervento, chiedendo di sbloccare gli iter autorizzativi (prevedendo più risorse, tempi certi e procedure efficienti); di accelerare la transizione (più rinnovabili, più repowering, più investimenti sulla rete); di ridurre i costi energetici (introducendo i prezzi zonali, promuovendo contratti PPA con rinnovabili, scorporare nel prezzo finale la componente gas da quelle rinnovabili); di coinvolgere i cittadini in processi partecipativi uscendo dalle fonti fossili e avviando anche una politica di riqualificazione degli edifici in linea con la direttiva EPBD sulle case green, con incentivi a tutte le famiglie, in primis a quelle più bisognose. È, inoltre, fondamentale replicare quelle buone pratiche che arrivano dal Paese come le undici storie simbolo mappate da Legambiente.
“Le rinnovabili – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – possono dare un contributo sostanziale al sistema energetico ma per far ciò è fondamentale snellire gli iter burocratici, investire su reti e accumuli, sviluppare i grandi impianti, troppo spesso oggetto di paure, mistificazioni e fakenews, e che in realtà portano benefici diretti e indiretti a livello nazionale e locale. È importante che l’Italia investa sempre più sulle fonti pulite prendendo come modello la Spagna dove nel 2026 la bolletta elettrica registra il valore più basso, pari a 42,5 euro/MWh contro i 130,5 euro/MWh di quella italiana. Inoltre, il fatto che gli investimenti globali nella transizione energetica abbiano quasi raddoppiato quelli delle fossili sono numeri importanti che smentiscono anche chi vuole tornare al nucleare, Italia compresa”.
“L’Italia – aggiunge Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – è un Paese troppo dipendente dalle fonti fossili, e le conseguenze economiche per famiglie e imprese, sono uno scotto troppo alto da pagare per mancanza di volontà politica di saper guardare al futuro e al benessere del Paese. Il caro bollette ne è la prova più evidente. Per questo oggi lanciamo la campagna “OK, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale” con l’obiettivo non solo di informare e sensibilizzare sull’importanza della diffusione delle rinnovabili, delle reti e degli accumuli, ma anche per chiedere di accelerare sul Prezzo Zonale, uno strumento che non solo può rendere le bollette più eque e più basse, ma anche favorire la transizione energetica, rafforzare l’accettazione sociale e politica degli impianti per la produzione di energia rinnovabile e ridurre le diseguaglianze. Fondamentale a tal proposito che le Regioni, nell’approvare le normative sulle aree idonee non mettano freni e vincoli ma aprano alle tecnologie”.
“Il Piemonte – dichiara Alice De Marco, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – dimostra nei numeri e nelle esperienze concrete che la transizione energetica non è solo possibile, ma già in corso. Oggi la nostra regione dispone di oltre 7.221 MW di potenza rinnovabile installata, con una forte presenza dell’idroelettrico (oltre 3.075 MW) e del fotovoltaico (circa 3.776 MW), a cui si affiancano sistemi di accumulo rilevanti che rafforzano la stabilità del sistema energetico. Questi dati ci dicono che il Piemonte è la terza regione più avanzata del Paese, ma anche che il percorso è solo a metà: siamo al 41,8% dell’obiettivo al 2030, con oltre 2.000 MW installati negli ultimi anni, ma occorre accelerare in modo deciso per colmare il gap restante. Un ruolo centrale lo giocano le aree idonee, che devono diventare uno strumento vero di semplificazione e pianificazione, evitando interpretazioni restrittive e favorendo lo sviluppo degli impianti nelle zone già compromesse, come siti industriali, infrastrutture e aree degradate. È fondamentale che le Regioni operino con criteri chiari e coerenti, garantendo certezze ai territori e agli investimenti.”
Il Piemonte ha già esempi concreti di buona transizione, come il progetto di Trino Vercellese, dove il più grande impianto fotovoltaico del Nord Italia da circa 87 MW è stato realizzato su un’area industriale dismessa, l’ex centrale nucleare, coinvolgendo direttamente i cittadini attraverso forme di crowdfunding. Un’esperienza che dimostra come le rinnovabili possano rigenerare territori, creare partecipazione e produrre benefici ambientali e sociali tangibili.”
Ok, la bolletta giusta: Nei primi mesi del 2026 la bolletta energetica elettrica italiana è arrivata a quota 130,5 euro/MWh. Un costo salato se confrontato a quello di Olanda 100,08 euro/MWh, Germania 99,85 euro/MWh, Francia 70,42 euro/MWh e soprattutto a quello della Spagna pari a 42,51 euro/MWh. Eppure, le rinnovabili posso fare la differenza. Per questo Legambiente lancia la nuova campagna nazionale di Legambiente “Ok, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale” con tappe, incontri, convegni e flash mob lungo la Penisola. Obiettivi della campagna: sbloccare l’entrata in vigore del prezzo zonale per ridurre le diseguaglianze (portando il tema nell’agenda politica nazionale, sollecitare Governo, Parlamento, ARERA a completare il percorso normativo; costruire una coalizione di amministrazioni, imprese e associazioni favorevoli alla misura); informare e coinvolgere cittadine e cittadini e imprese sui vantaggi del prezzo zonale; favorire l’accettazione politica e sociale delle rinnovabili (raccontando i benefici territoriali della produzione di energia rinnovabile, stimolando le Regioni al recepimento coraggioso della normativa nazionale su Aree idonee; contrastando le fake news).
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Energia
Nuovo report Greenpeace-Osservatorio di Pavia su crisi energetica e guerra in Iran
Mentre la drammatica crisi energetica innescata dalla guerra in Iran impone scelte politiche anche radicali, il racconto televisivo restringe il campo delle soluzioni, lasciando ai margini quelle capaci di incidere davvero nel lungo periodo, come le fonti rinnovabili. È quanto emerge dall’ultimo rapporto redatto dall’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia dal titolo “Crisi energetica e conflitto in Iran: narrazioni mediatiche e soluzioni energetiche tra fossili e rinnovabili”, che ha analizzato come i principali TG e talk show italiani abbiano raccontato le prime tre settimane del conflitto, iniziato il 28 febbraio scorso. (altro…)
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Energia
I dati del nuovo report di Legambiente Scacco matto alle rinnovabili. In Italia progetti in stallo e 108 storie di blocchi
In Italia le rinnovabili, cruciali per il presente e il futuro del Paese e per la sua indipendenza energetica, continuano ad essere sempre più schiacciate da ritardi, ostacoli burocratici e freni imposti dai ministeri competenti. Un alert preoccupante vista la situazione geopolitica attuale in Medioriente e i conflitti degli ultimi anni che hanno fatto salire alle stelle il prezzo dell’energia e dimostrato tutta la fragilità di un mondo dipendente dalle fonti fossili. È quanto denuncia Legambiente con il nuovo report “Scacco Matto alle rinnovabili”, presentato venerdì 6 marzo alla Fiera di Rimini KEY – The Energy Transition Expo, in cui sintetizza con dati e numeri la lunga lista d’attesa di progetti a fonti rinnovabili che aspettano di vedere la luce, ma anche le 108 storie di blocchi alle rinnovabili mappati lungo la Penisola. Al tempo stesso l’associazione indica la bussola da seguire con 12 proposte operative indirizzate al Governo Meloni per accelerare la diffusione delle rinnovabili, e porta in primo piano alcune buone pratiche avviate nel Paese in nome della transizione ecologica.
I DATI: A gennaio 2026 su 1.781 progetti a fonti rinnovabili attualmente in fase di valutazione VIA PNRR – PNIEC, ben 1234, pari al 69,3% del totale, sono in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica VIA PNRR- PNIECC con 17 progetti che attendono risposte da prima del 2021. Tra questi ci sono ad esempio i progetti relativi a due parchi eolici offshore in Puglia: il primo presentato nel Golfo di Manfredonia (FG) risalente al 2008 e il secondo proposto nelle acque del Mar Adriatico meridionale in corrispondenza dei Comuni di Zapponeta, Manfredonia e Cerignola (FG) e presentato nell’aprile 2012. Quest’ultimo, dopo 11 anni di attesa, nel 2023 ha ottenuto parere positivo con prescrizioni – come, ad esempio, la riduzione nel numero degli aereogeneratori – da parte della Commissione Tecnica, ma ad oggi rimane ancora bloccato a quasi 15 anni dalla sua presentazione.
In stallo anche 160 progetti ancora in attesa della determina da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ben 45 in più dello scorso anno; mentre sono 88 i progetti bloccati dalle istituzioni relative ai beni culturali nazionali e regionali di cui 80 dal Ministero della Cultura. Un dato quest’ultimo, denuncia Legambiente, che mostra come troppo spesso questi “soggetti” emettono pareri negativi sugli impianti, in contrapposizione con i pareri emessi dalla Commissione Tecnica VIA PNRR – PNIEC. Un organo che sconta la mancanza di completamento dell’organico previsto e che, nonostante questo, negli ultimi anni ha aumentato la propria produttività e il numero dei pareri. Altro progetto di eolico offshore che rimane in attesa è quello Med Wind, 2,8 GW di potenza rinnovabile collocati a largo di Marsala e Favignana, in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di 3,4 milioni di famiglie, incredibilmente criticato per i presunti rischi per l’avifauna, per la pesca e per il turismo, dopo un articolato percorso di condivisione territoriale. In questo contesto, preoccupa il calo del numero di progetti relativi a nuovi impianti a fonti rinnovabili avviati alla valutazione: dopo due anni di boom (609 nuovi progetti sottoposti a VIA nel 2023 e 603 nel 2024), nel 2025 le nuove istanze di VIA avviate registrano un crollo drastico del 75,3% rispetto al 2024 attestandosi al 149. Legambiente inoltre ricorda che l’Italia, in tutto ciò, resta ancora lontano rispetto all’obiettivo dei 80.001 MW al 2030 previsti dal Decreto Aree Idonee. In termini di provvedimenti, c’è poi la questione dell’attuale decreto bollette, così come impostato, toglie risorse alle rinnovabili e all’efficienza energetica, mentre continua a dare ossigeno al sistema del gas, arrivando a rimborsarlo, e quindi di fatto esentarlo, dalla tassa sul carbonio prevista dal sistema ETS.
“Il settore delle rinnovabili – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare. Urgono iter snelli, un sistema normativo adeguato, e soprattutto servono più sì da parte delle soprintendenze che ad oggi continuano a frenare la transizione ecologica. Chiediamo, inoltre, anche più ascolto e partecipazione coinvolgendo nei vari processi territori, comunità e associazioni in dibattiti e confronti”.
CASI SIMBOLO DI BLOCCHI ALLE RINNOVABILI: Su 108 storie totali di blocchi alle rinnovabili mappate in questi anni, 18 sono quelle censite nel 2026. A livello regionale la Puglia è la regione con più casi censiti in negativo (14), seguita da Veneto, Umbria, Basilicata e Sardegna (10). Tra i casi simbolo di quest’anno, c’è un progetto eolico da 23 MW proposto su una ex cava e discarica ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino, in Campania, bocciato dalla Soprintendenza per la presenza di un vincolo archeologico ignorato durante l’emergenza rifiuti. In Emilia-Romagna in stallo l’eolico offshore a largo di Ravenna: un hub rinnovabile integrato da oltre 750 MW (eolico, solare galleggiante, accumulo, idrogeno, acquacoltura) con VIA positiva e permessi già ottenuti nel 2024, che resta fermo non per mancanza di autorizzazioni, ma per l’assenza di un quadro regolatorio adeguato. In Umbria, invece, il cortocircuito è culturale-amministrativo: a Terni, alcuni cittadini si sono visti negare il fotovoltaico sui tetti perché “non esteticamente gradevole” e addirittura “visibile da un drone o da satellite”.

12 proposte, una bussola da seguire: Legambiente chiede al Governo Meloni un atto di responsabilità in tema di fonti rinnovabili. Dodici le proposte che avanza all’Esecutivo chiedendo in primis al Ministero della Cultura (MIC) e alla Presidenza del Consiglio di accelerare gli iter interni, fissando un termine massimo per le determine nei casi di pareri contrastanti con priorità ai procedimenti più vecchi. Allo stesso tempo è fondamentale snellire gli iter autorizzativi per velocizzare la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, a partire dalle attività di repowering degli impianti eolici già esistenti; occorre inoltre completare l’organico della Commissione PNRR/PNIEC del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, rafforzando allo stesso tempo il personale tecnico negli uffici regionali e comunali preposti alla valutazione e autorizzazione dei progetti.
Tra le altre richieste, Legambiente chiede di rendere aree di accelerazione quelle già compromesse (come le ex cave o i siti di bonifica), le aree a forte pressione ambientale (come quelle adiacenti a strade, autostrade, ferrovie), e quelle in cui gli impianti sono già presenti; rivedere il Decreto Agricoltura, dando la possibilità di poter realizzare impianti a terra su terreni agricoli che non sono mai stati produttivi; garantire una veloce entrata in vigore dei prezzi zonali, legati alle diverse aree geografiche; rendere obbligatori gli impianti fotovoltaici nei parcheggi (diventati aree idonee col recente DL Transizione 5.0) di superficie superiore a 1.500 mq come previsto in altri paesi europei; proteggere la transizione rinnovabile da intimidazioni e sabotaggi. Importante anche ridirezionare i 7,5 milioni di euro previsti per il biennio 2025-2026 per la realizzazione di campagne informative riguardanti il nucleare verso una campagna informativa e di sensibilizzazione rivolta a popolazione e amministrazioni locali sui benefici degli impianti rinnovabili; rafforzare e accelerare le politiche di sviluppo della rete, anche al fine di accorciare i tempi di connessione; approvare una norma che potenzi la partecipazione (associazioni di cittadini e datoriali, Comuni, etc.) nella valutazione dei progetti al fine di migliorarli; completare i percorsi avviati con gli accordi tra GSE e i principali settori industriali energivori.
I record delle rinnovabili: Legambiente ricorda che il 2025 ha segnato un traguardo storico per la crescita delle rinnovabili in Europa. Per la prima volta nella storia eolico e solare, cumulativamente, hanno generato più elettricità delle fonti fossili con 841 TWh/a, pari al 30,1% dell’elettricità dell’Unione Europea, contro gli 809 TWh/a delle fossili e i 652 TWh/a del nucleare. Un traguardo storico a cui ha contribuito, nonostante le tante difficoltà del settore, anche l’Italia grazie ai 65,7 TWh/a di energia elettrica, pari a 7,8% dell’intera produzione europea, di cui 44,3 TWh di solare e 21,4 TWh di eolico. A fine 2025, le fonti rinnovabili hanno raggiunto nella Penisola una potenza complessiva di 81.479 MW, con un incremento di 7.176 MW realizzati nell’ultimo anno. Non va dimenticato, inoltre, anche quello di “buono” fatto fino ad ora. Secondo i dati di Legambiente, rielaborati sulle statistiche diffuse dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ben 384 delle procedure VIA e VIA PNRR-PNIEC concluse dal 2009 ad oggi hanno ricevuto una valutazione positiva, pari al 66%. Un numero importante che mette in evidenza una sempre maggiore capacità delle imprese di presentare progetti fatti bene.
“L’Italia per centrare l’obiettivo 2030 – commenta Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – dovrà installare oltre 11 GW l’anno di nuova potenza. Una meta che si può facilmente raggiungere e superare purché si dia certezza sui tempi autorizzativi, sulle aste per l’eolico offshore e si superino tutti gli ostacoli burocratici, coinvolgendo di più territori, cittadini e amministrazioni. Con il nostro report vogliamo lanciare questo messaggio, lo facciamo analizzando i numeri del settore, denunciando le storie di blocchi alle rinnovabili, ma anche portando in primo piano quelle buone pratiche che ben dimostrano come spesso il dialogo sia la soluzione per sviluppare impianti anche nelle situazioni più delicate. Non solo, ma alla luce dei continui conflitti, oggi parlare di rinnovabili, assume un valore sempre più importante e centrale per arrivare all’indipendenza dalle fossili ed essere portatori di pace”.
“Anche in Piemonte – dichiara Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – vediamo quanto ritardi autorizzativi, opposizioni immotivate e conflitti locali stiano frenando opportunità decisive per i territori. Le storie della Valle Grana o di Pontestura mostrano bene un clima di resistenza che spesso non si fonda su valutazioni tecniche, ma su paure e percezioni distorte. Allo stesso tempo, però, nel nostro territorio esistono esempi che dimostrano che un’altra strada è possibile: il caso di Alfiano Natta dimostra, dove – dopo un percorso complesso e grazie al richiamo del TAR a un confronto più aperto e basato sui dati – il progetto è stato migliorato, integrato e infine autorizzato. È questa la direzione che dobbiamo seguire: non la cultura del ‘no’, ma quella del ‘come’, per integrare gli impianti, condividere i benefici e accelerare la transizione energetica. Il Piemonte ha tutte le potenzialità per essere protagonista: servono scelte chiare e la volontà di mettere da parte paure infondate a favore di un futuro più sicuro, sostenibile e giusto per le nostre comunità”.
Sei buone pratiche: Tra le buone pratiche citate da Legambiente nel suo report c’è ad esempio la spinta “sottomarina” che arriva con il Tyrrhenian Link di Terna, infrastruttura strategica per integrare più rinnovabili e ridurre la dipendenza dal gas, procede: 1.000 MW di capacità, profondità record (2.150 metri) e circa 480 chilometri di cavo già posati tra Fiumetorto e Terra Mala, con la posa del primo cavo sottomarino del ramo ovest completata a inizio gennaio 2026. Altra storia arriva dalla Campania, da Cancello ed Arnone, in provincia di Caserta. Qui un parco solare da 13,5 MWp (oltre 24 mila pannelli), in grado di produrre circa 25 GWh/a di energia elettrica e di evitare circa 10 mila tonnellate di CO₂, è stato realizzato valorizzando una villa romana emersa durante i lavori, attraverso perimetrazione, corridoi di sicurezza, autorizzazioni e scavi.
Scarica il report “Scacco matto alle rinnovabili”
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Legacoop Piemonte e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta firmano un protocollo d’intesa per impegno comune sulla sostenibilità e la transizione ecologica
Consolidare la collaborazione sui temi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica e della transizione ecologica, riconosciute come leve strategiche per lo sviluppo dei territori e delle comunità. È quanto contenuto nel protocollo d’intesa tra Legacoop Piemonte e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, firmato dai presidenti delle due associazioni, Dimitri Buzio e Alice De Marco. (altro…)
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