Sostenibilità
Il sindaco di Spotorno aumenta al 40% la percentuale di spiagge libere rispetto al totale del litorale, ris
Il sindaco di Spotorno, località balneare del Ponente ligure, ha annunciato l’intenzione di revocare nove concessioni demaniali marittime su un totale di 34, con l’obiettivo di aumentare la percentuale di spiagge libere lungo il litorale comunale. Una decisione che ha acceso un duro confronto tra l’amministrazione comunale, i gestori degli stabilimenti balneari e una parte della cittadinanza, assumendo rapidamente una rilevanza che va oltre i confini locali.
A comunicarla è stato il primo cittadino, Mattia Fiorini, che ha motivato la scelta come un atto necessario per riportare Spotorno entro i limiti previsti dalla normativa regionale. Attualmente, secondo i dati del Comune, le spiagge completamente libere rappresentano appena il 3% della costa, percentuale che sale al 10% includendo anche le spiagge libere attrezzate. Numeri ben lontani dalle soglie fissate dalla legge ligure.
La reazione dei concessionari non si è fatta attendere. I titolari degli stabilimenti interessati parlano di una decisione “ideologica e di facciata”, che rischierebbe di creare problemi di sicurezza, ordine pubblico e gestione dei flussi turistici, soprattutto nei mesi estivi. Alla protesta si sono uniti anche alcuni residenti, preoccupati per le possibili ricadute economiche sul comparto turistico.
Dal punto di vista normativo, però, la scelta del Comune trova un fondamento preciso. La legge finanziaria del 2007 impone a Regioni e Comuni di individuare un equilibrio tra aree concesse ai privati e tratti di arenile liberamente fruibili. In Liguria, la materia è regolata dalla legge regionale n. 13 del 1999, che attraverso il Piano di Utilizzazione delle aree demaniali (PUD) stabilisce che almeno il 40% del fronte balneabile debba essere destinato a spiagge libere o libere attrezzate, e che almeno la metà di questa quota sia completamente libera.
È vero che questa soglia è stata temporaneamente derogata fino al 2027, ma la deroga è stata pensata per consentire ai Comuni che negli anni hanno superato i limiti di adeguarsi progressivamente. È proprio a questa cornice normativa che il sindaco Fiorini fa riferimento, rivendicando la necessità di intervenire per colmare un divario ormai difficilmente giustificabile.
Il caso di Spotorno si inserisce inoltre nel più ampio e irrisolto nodo delle concessioni balneari in Italia, da anni al centro di un contenzioso con l’Unione europea. Il nostro Paese continua infatti a rinnovare le concessioni senza gara, in contrasto con le direttive comunitarie che impongono procedure competitive. Il governo ha rinviato più volte una riforma organica del settore, mentre la soluzione ipotizzata – basata su gare con indennizzi ai concessionari uscenti – è stata recentemente bocciata dal Consiglio di Stato, che ha escluso l’esistenza di un “legittimo affidamento” su beni demaniali come le spiagge.
In questo contesto, Spotorno diventa un caso emblematico anche a livello regionale. La Liguria è un territorio particolarmente fragile, segnato da un’elevata urbanizzazione costiera e da problemi strutturali di dissesto idrogeologico. Il modello di turismo di massa legato alla forte presenza di stabilimenti balneari, secondo molti osservatori, contribuisce ad accentuare l’impatto ambientale e sociale sulle comunità locali.
I dati nazionali rafforzano questa lettura. Secondo uno studio di Legambiente, il 42,8% delle spiagge sabbiose italiane risulta occupato da concessioni balneari. Una percentuale che scenderebbe al 33% considerando solo i tratti effettivamente accessibili, come sostiene il Governo, ma che raggiunge punte del 70% in alcune regioni, tra cui proprio Liguria, Emilia-Romagna e Campania.
Per questo, la decisione dell’amministrazione di Spotorno non appare soltanto come una scelta locale, ma come un possibile precedente destinato a riaprire il dibattito nazionale sul futuro delle spiagge italiane, sul loro uso pubblico e sul delicato equilibrio tra tutela del territorio, diritti dei cittadini e interessi economici.
Spiega il Sindaco Fiorini:
Abbiamo presentato un piano del demanio che prevede spiagge libere nella percentuale prevista per legge, per poi mandare a gara le concessioni balneari. La nostra attenzione è stata di prevedere sì le spiagge libere, ma tenendo il più possibile inalterato il numero di imprese che lavorano nel turismo balneare. Vista la nostra esperienza di località turistica di grandi numeri, abbiamo però pensato ad alcuni accorgimenti, come il divieto di portare in spiaggia tende e griglie, per esempio, e abbiamo scelto di avere anche nelle spiagge libere un bagnino, un servizio di pulizia e una fornitura di servizi minimi gratuiti, come la doccia e il bagno pubblico. Vogliamo rendere il soggiorno in spiaggia un’esperienza positiva per tutti. All’inizio delle spiagge libere ci sarà anche un Bar Ristorante che oltre ad offrire pranzi, aperitivi e cene ai visitatori, si farà carico della gestione dei servizi in spiaggia, con anche la possibilità di affittare sdraio e magari anche canoe e kayak.
Davanti al litorale di Spotorno, c’è l’Area Marina Protetta Isola di Bergeggi: è piccola per ora, anche se vorremo ampliarla, ma è un vero scrigno di biodiversità, dove è stata avvistata anche la foca monaca», dice il sindaco, «e magari con i kayak offriremo ai turisti la possibilità di esplorarla.
Ci tengo a sottolineare che la nostra è una bozza che non abbiamo fatto calare dall’alto, ma abbiamo sottoposto alle categorie per confrontarci con loro. Per ora gli imprenditori balneari l’hanno presa male; ma altre categorie commerciali, come gli hotel, le agenzie immobiliari, i commercianti, hanno visto la possibilità che sia una nuova spinta alla crescita.
In realtà aprire nuove gare di assegnazione ci permette di ripensare l’offerta turistica della nostra località al rialzo, spronando l’offerta di servizi nuovi. Le faccio un esempio: abbiamo persone che vengono tutto l’anno per fare immersioni e bagni con la muta: perché non coltivare anche questo turismo? Si potrebbe, per esempio, allungare il periodo di attività dei bagni, e anche fuori stagione offrire le docce e la ristorazione. Qui a primavera e autunno è quasi difficile trovare qualcuno che ti dà un aperitivo.
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Sostenibilità
Una petizione di Greepeace per salvare le api
Greepeace ha lanciato una petizione per salvare le api, Le api e gli altri insetti impollinatori svolgono un ruolo fondamentale per la biodiversità e per il nostro sistema alimentare. Gran parte della frutta, della verdura e delle colture che consumiamo ogni giorno dipende dal loro lavoro. Pensa che un terzo del nostro cibo dipende dalla loro opera di impollinazione: solo in Europa, parliamo di oltre 4.000 tipi di verdure!
Eppure questi preziosi alleati della natura sono sempre più minacciati da pesticidi, perdita di habitat, agricoltura intensiva e cambiamenti climatici. In particolare, alcuni pesticidi costituiscono un rischio diretto per gli impollinatori: eliminare le sostanze chimiche più pericolose per le api è quindi il primo e più efficace passo da compiere per difenderle.
Le api e molti insetti impollinatori sono in declino, minacciati da pesticidi, perdita di habitat, monocolture, parassiti, malattie e cambiamenti climatici. Se le api muoiono, a farne le spese sono l’ambiente, l’agricoltura e il nostro cibo. Le api, infatti, non producono solo miele: dalla loro opera di impollinazione – insieme a quella di molti altri insetti pronubi – dipende un terzo degli alimenti che consumiamo abitualmente – come mele, fragole, pomodori e mandorle – e la produttività del 75% delle nostre principali colture agricole. In Europa, infatti, abbiamo circa 2000 specie di api selvatiche e circa un terzo delle popolazioni di api e farfalle sono in declino.
L’attuale sistema di agricoltura industriale basato sulla dipendenza dai pesticidi chimici, come i neonicotinoidi, non è più sostenibile!
Il 27 aprile 2018 l’Unione Europea ha approvato il bando permanente di tre insetticidi neonicotinoidi dannosi per le api e gli impollinatori: l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta.
Il loro utilizzo resta però consentito all’interno di serre permanenti. Inoltre, è ancora consentito l’uso di altri neonicotinoidi: acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone e altre sostanze quali cipermetrina, deltametrina e clorpirifos, tutti insetticidi potenzialmente pericolosi per le api e gli altri insetti impollinatori.
Chiediamo al Governo italiano e alla Commissione europea di:
bandire l’uso di tutti i pesticidi dannosi per le api e gli altri insetti impollinatori
applicare rigidi standard per la valutazione dei rischi da pesticidi
aumentare i finanziamenti per la ricerca, lo sviluppo e l’applicazione di pratiche agricole ecologiche
Sempre più studi confermano che i neonicotinoidi danneggiano non solo le api,ma anche i bombi, le farfalle, gli insetti acquatici e persino gli uccelli, con possibili ripercussioni su tutta la catena alimentare.
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Acqua
Legambiente lancia un appello per la gestione strutturale del bacino del Fiume Po.
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Clima
Reuters Climate Monitor per confrontare le temperature odierne con i record storici di tutto il pianeta
Reuters ha lanciato il Reuters Climate Monitor, un nuovo strumento online interattivo che utilizza i dati del Copernicus Climate Change Service (C3S) e del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) per confrontare le temperature odierne con i record storici di tutto il pianeta.
Il nuovo strumento consente agli utenti di confrontare le temperature attuali di qualsiasi località nel mondo con quelle che tipicamente rappresenterebbero la media in quel periodo dell’anno, sulla base dei dati storici del periodo 1961-1990. In questo modo, lo strumento aiuta a identificare le aree che stanno registrando condizioni insolitamente calde o fredde, inserendo tali eventi in un contesto climatico a lungo termine. In uno degli esempi più eclatanti, al momento della stesura di questo testo, la temperatura a Parigi è superiore di 14°C rispetto alla sua media storica.
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