Le azioni tecnologiche stanno perdendo, mentre le Faang tengono

Nell’ultimo periodo quasi tutte le aziende tecnologiche stanno perdendo gran parte del loro valore in borsa, mentre le FAANG (Facebook-Amazon-Apple-Netflix-Google) e Tesla hanno mantenuto alta la loro capitalizzazione. Le aziende tech più grandi al mondo sono trainate dalla certezza delle loro ultime trimestrali che sono state comunque da record, mentre le mid-cap sono in balia dell’incertezza e dei macro problemi geopolitici.

Le aziende Tech cinesi in sofferenza da mesi

Se alla fine del 2020 si pensava che la Cina avrebbe guidato la ripresa dei mercati post Covid-19, al contrario la borsa ci fa capire che non si possono mai fare previsioni. L’indice di Shanghai e Shenzen Csi 300 e quello di Hong Kong sono in sofferenza da mesi tanto da essere tra i peggiori indici della finanza mondiale. Molto è dovuto alla spada di Damocle Evergrande, l’immobiliare indebitata per 306 miliardi di dollari che, strozzata dalla crisi di liquidità, non sta più pagando le cedole agli azionisti piccoli e grandi come ad esempio i fondi Amundi e Ubs.

Il Governo Cinese ha fatto sapere che non intende salvare il colosso proprio per proseguire la politica di Xi Jinping: punire i ricchi secondo il principio della “prosperità comune”. Questa linea dura ha già avuto illustri vittime come il fondatore di Alibaba Jack Ma e che si è visto andare in frantumi la quotazione in Borsa di Ant Group (Alipay). Non è andata bene neanche a Didi, conosciuta anche come l’Uber Cinese, costretta a lasciare Wall Street per approdare alla borsa di Hong Kong dopo una quotazione molto attesa e pubblicizzata.

Xi Jinping

Lo scorso 26 novembre infatti l’Autorità di vigilanza tecnologica della Repubblica popolare aveva chiesto ai vertici della big tech di pianificare il delisting dalle borse statunitensi: una richiesta senza precedenti e che accende timori  sulla gigantesca industria tecnologica cinese e non solo.

L’inflazione

Sembrava essere un problema temporaneo dopo le parole dei Presidenti della BCE e della Federal Reserve, ma il mercato ha capito prima di loro la realtà e così anche Jerome Powell, riconfermato da Biden al vertice della FED, ha ammesso, promettendo di alzare i tassi d’interesse nel 2022, che l’inflazione va tenuta sotto controllo. Si tratta dell’inflazione più alta da 30 anni a questa parte sia in Europa che in America, ma ci sono paesi come Libano e Turchia che stanno assistendo ad un inflazione fuori controllo. Questa incertezza si ripercuote anche sulle aziende tecnologiche medio-grandi.

Chip Shortage

La mancanza di semiconduttori dovrebbe durare almeno fino al 2023 e anche questo crea un effetto a catena su tutto il comparto tecnologico e automotive.

Pat Gelsinger, Ceo di Intel, ha dichiarato al Nikkei Asia che la carenza di chip probabilmente durerà fino al 2023 a causa dell’aumento della domanda ed il prosieguo della pandemia.

 “La carenza complessiva di semiconduttori è piuttosto significativa e l’industria stava crescendo di circa il 5% prima del Covid, che ha interrotto le catene di approvvigionamento, portandole in territorio negativo”. Proprio durante la pandemia di Covid-19, infatti, la domanda ha riportato un incremento del 20% su base annua “e le catene di approvvigionamento ferme hanno creato un divario molto ampio, il tutto mentre la domanda continuava a crescere”.

Conclusioni

La variante Omicron e la nuova esplosione di contagi hanno creato un po’ di malumore tra gli investitori perchè l’incertezza continua a fare da padrona in uno scenario dove non si vede ancora la fine del tunnel. Se esattamente un anno fa avvenivano le prime vaccinazioni e l’ottimismo per la campagna vaccinale spingeva le borse ai massimi, a fine 2021 dobbiamo ancora fare i conti con una pandemia che sembra non finire e che porta con sè numerosi problemi sia strutturali che geopolitici.

 

 

 


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