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Sequestrata StraBerry, la startup milanese che coltivava fragole e piccoli frutti a chilometro zero

Era diventata un caso positivo durante il periodo dell’Expo a Milano: duecento tonnellate solo di fragole vendute nel 2016, più di 100 persone coltivando i 60 ettari di terreni a Cassina De’ Pecchi nel Parco Agricolo Sud Milano.

Poi per Strawberry l’azienda innovativa produttrice di fragole e piccoli frutti sono anche arrivati i premi nel 2013 e 2014 con l’Oscar Green di Coldiretti. “Un’impresa giovane e innovativa che rappresenta la più grande realtà in Lombardia che coltiva i frutti di bosco”. Così si legge ancora sul sito della Strawberry di Milano.

Il problema è che il 24 agosto l’azienda è stata sequestrata con l’accusa di caporalato dai finanzieri del Comando provinciale di Milano. Secondo le indagini l’azienda prevedeva un sistema di sfruttamento della manodopera agricola a danno di circa 100 lavoratori extracomunitari con una paga oraria sotto al contratto e con minacce di licenziamento, vessazioni e richieste di eccessivi sforzi fisici per accelerare la raccolta, erano precarie e degradanti le condizioni di sicurezza e di igiene senza tenere conto delle norme anti-Covid sul distanziamento sociale in cui i braccianti erano costretti a lavorare.

Dopo le indagini svolte dalla compagnia di Gorgonzola Cascina Pirola di Cassina de Pecchi valutata oltre 7,5 milioni di euro, è ora sotto sequestro, sette persone tra cui i due amministratori, sorveglianti, amministrativi e un consulente sono stati denunciati per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera.

La procura della Repubblica ha disposto il sequestro di tutti i beni della società: 53 immobili tra terreni e fabbricati, 25 veicoli e tre conti correnti e la nomina di un amministratore giudiziario per continuare l’attività dell’azienda nel rispetto delle leggi vigenti.

Durante l’esecuzione del provvedimento all’interno di StraBerry, i finanzieri, grazie anche al supporto del personale dei Vigili del Fuoco e dell’Ats di Milano, hanno potuto verificare le precarie condizioni di sicurezza e di igiene in cui i braccianti erano costretti a lavorare. Come riporta il comunicato della Guardia di Finanza: “Erano assenti i dispositivi di protezione individuale, spogliatoi, docce e insufficienti servizi igienici. Inoltre mancava il piano di prevenzione incendi e il piano di emergenza. Precario era sia il deposito dei generi alimentari destinato alla GDO,.

L’azienda situata a 15 chilometri dal centro di Milano comprende serre riscaldate con pannelli fotovoltaici dove vengono coltivate fragole e piccoli frutti in orti sospesi, dove ogni giorno viene prodotta energia pulita per 5 mila persone. Il raccolto viene distribuito in tutta la città con delle Apecar e delle biciclette insieme a confetture, succhi di frutta, piantine e frullati preparati sul momento per i turisti o i passanti.


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