Il Presidio Sanitario San Camillo di Torino presenta A.L.B.A. la prima carrozzina a guida autonoma per lo spostamento del paziente

Martedì 5 novembre, alle 10.30, presso il Presidio Sanitario San Camillo di Torino  verrà presentata A.L.B.A., la prima carrozzina a guida autonoma per lo spostamento del paziente.
A.L.B.A. si muove seguendo i comandi vocali o da remoto, consentendo una migliore fruizione dei servizi dell’ospedale.

A.L.B.A. è l’acronimo di Advanced Light Body Assistants, un sistema a supporto degli spostamenti del paziente che integra le migliori tecnologie provenienti dal mondo delle macchine a guida autonoma e della robotica. . Grazie ad A.L.B.A. il paziente può muoversi in maniera convenzionale oppure autonoma sfruttando strumenti evoluti come i comandi vocali o da remoto che permettono anche una miglior fruizione dei servizi dell’ospedale.

Grazie alle tecnologie Internet Of Things, A.L.B.A. interagisce con le infrastrutture e può spostarsi tra i piani dell’edificio comunicando direttamente con gli ascensori. A.L.B.A. è un sistema che può rivoluzionare la mobilità ed in generale la vita del paziente in ospedale.

Ripensando i movimenti delle persone in una prospettiva Smart City, è di fondamentale importanza lavorare proprio in un’ottica di integrazione degli spostamenti orizzontali e verticali applicando tecnologie simili in differenti contesti della vita quotidiana: nei luoghi pubblici e privati come ospedali, cliniche, aeroporti, metropolitane, musei.

Grazie alle tecnologie Internet of Things, A.L.B.A. interagisce con le infrastrutture, realizzando un sistema che può rivoluzionare la mobilità anche nella prospettiva delle Smart City.
Il progetto ha coinvolto, oltre al Presidio, aziende leader nei loro settori come Moschini, Teoresi, Amazon Alexa, STMicroelectronics, United Technologies Research Center, OTIS, Torino Wireless, R.Zenti e TwinPixel.

Marco Salza, direttore generale della struttura presenta A.L.B.A:

Il 5 novembre era il compleanno di un paziente storico del San Camillo. Un malato di sclerosi multipla che, per noi e per tutto il mondo della disabilità italiana, era una persona speciale. Con lui, oltre ad aver creato il primo esempio di casa domotica, nel 1992, abbiamo presentato in anteprima per l’Europa l’“Eyegaze System”, un puntatore oculare che consente attraverso il pc di poter comunicare: ai malati di Sla, per esempio, ma non solo a loro. Attraverso quella persona è passata una tecnologia dal successo incredibile. Oggi, mi auguro che A.L.B.A. possa avere la stessa incidenza”.

Perché è stato coinvolto il San Camillo nel progetto?
Perché, essendo una carrozzina che serve a trasportare i disabili e le persone più fragili, è sembrato ovvio fin dall’inizio parlarne con chi si occupa di riabilitazione. Il San Camillo poteva essere il posto giusto dove collaudare e provare la nuova tecnologia. Conosco l’amministratore delegato di Teoresi, che mi ha chiesto: “Vi interessa?”. Ho subito risposto sì. È un cammino iniziato due anni e mezzo fa, con una lunghissima prima fase in cui si è tentato di portare avanti il progetto attraverso il finanziamento di un bando pubblico, per il quale abbiamo concorso insieme. Purtroppo non è andato a buon fine. Eravamo però tutti convinti della bontà del progetto. Teoresi ha così trovato un finanziatore in Franco Moschini, Poltrona Frau, tanto per intenderci. E siamo partiti.

Un progetto che si è sempre più allargato.
Sono stati coinvolti vari soggetti man mano che A.L.B.A. cresceva. Il secondo partner coinvolto è stato ST Microeletronics, azienda multinazionale che realizza software e che ha pensato e ideato quello che permette alla carrozzina di muoversi autonomamente. A questo punto ci siamo resi conto che un ostacolo erano i trasferimenti verticali e da qui è nato l’ingresso di United Technology, l’azienda statunitense all’interno della quale c’è Otis, da tutti conosciuta per gli ascensori. Si è trattato di un evento totalmente casuale, stavamo cambiando gli ascensori del San Camillo: ne abbiamo parlato, hanno detto sì.

E poi c’è Amazon.
È l’ultima arrivata perché la carrozzina può essere controllata in remoto ma anche attraverso comandi vocali. Per farlo ecco il collegamento con Alexa, l’assistente personale intelligente. Parliamo di uno strumento che apre un altro mondo al paziente, non solo a casa ma anche in altri ambienti come nel nostro caso l’ospedale. Gli fornisce informazioni, gli ricorda gli appuntamenti e via dicendo. Oppure pensiamo a un disabile che volesse visitare un museo: gli potrà ricordare l’orario dei mezzi pubblici, spiegargli dove comprare il biglietto, guidarlo all’interno della struttura illustrando il quadro che sta ammirando. Martedì 5 novembre presenteremo A.L.B.A., subito dopo comincerà la sperimentazione con i pazienti.

Che cosa può rappresentare A.L.B.A. nel mondo della sanità?
Il primo aspetto è legato alla maggiore autonomia negli spostamenti di cui potranno godere le persone disabili, grazie alla possibilità di utilizzare strumenti vocali, o altri, per l’interlocuzione con il software. Il secondo, da non sottovalutare, è che si tratta di uno strumento che potrà anche essere utilizzato per la tutela della sicurezza dell’operatore sanitario. Dico questo perché il personale sanitario è sottoposto quotidianamente a notevoli stress nella movimentazione dei carichi. A.L.B.A. potrebbe, in futuro, essere uno strumento di valido aiuto per questo tipo di lavoratori. “Prevenire è meglio che curare” e questo strumento può alleviare il lavoro di chi segue queste persone, alleggerendone il peso e lo sforzo. Si sottovaluta la fatica a cui è sottoposto l’ accompagnatore, “deve possedere un fisico da corazziere…”. Infine c’è un terzo aspetto, quello logistico: con A.L.B.A. sai esattamente dove si trovino le carrozzine in qualunque momento, gestendole da remoto. Basti pensare a quanto possa essere utile una soluzione di questo tipo non solo in ospedale ma anche in grandi strutture come gli aeroporti e le stazioni: hai il pieno controllo, senza affanni.

 


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