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Sostenibilità

Il programma di CinemAmbiente di lunedì 3 giugno

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Lunedì 3 giugno, riprendono al Festival gli appuntamenti mattutini dedicati alle Scuole della sezione CinemaAmbiente Junior. Tra questi, spicca il seminario “Scuole EcoAttive, buone pratiche di sostenibilità” (ore 9-13, I.I.S. “A. Avogadro”), rivolto a dirigenti e docenti di scuole di ogni ordine e grado (dall’infanzia alle superiori) del Piemonte. Le scuole hanno oggi un’importante responsabilità nell’affrontare la sfida dell’educazione ambientale e possono diventare promotrici attive di cambiamenti comportamentali. Gli esempi e le pratiche hanno in questo campo una valenza educativa profonda ed è pertanto importante accompagnare le iniziative e gli sforzi sul piano educativo con azioni concrete che promuovano, e rinforzino abitudini positive per la tutela dell’ambiente e la sostenibilità.

Quali risorse esistono per lo sviluppo dell’educazione ambientale nelle scuole? Come organizzare la raccolta differenziata? Si possono eliminare le bottiglie di plastica e orientare gli acquisti della scuola (dalla carta ai detergenti) in senso green? Acquisti ecologici comportano costi necessariamente elevati? Queste alcune delle domande a cui sarà dedicata la mattinata, nella quale, oltre a presentare buone pratiche e ragionare sulle esperienze esistenti anche in chiave critica, si intende lanciare la proposta della costruzione di una rete di scuole eco-attive sul territorio piemontese e dell’istituzione della nuova figura del referente scolastico ambientale. Al seminario parteciperanno rappresentanti di associazioni ed enti che si occupano di ambiente, formazione e promozione di progetti educativi ambientali sul piano locale e nazionale.

Gli appuntamenti aperti a tutto il pubblico prenderanno il via nel pomeriggio con le proiezioni di un nuovo gruppo di cortometraggi in concorso, riuniti sotto il titolo generale “Ecoanimazione” (ore 16, Cinema Massimo – MNC, Sala Cabiria). I nove film brevi selezionati affidano alla fantasia, all’immaginazione e all’ironia il loro messaggio ecosostenibile, spesso invertendo ruoli e amplificando contraddizioni e paradossi, in una girandola di personaggi tanto improbabili quanto emblematici: animali che si mettono in posa per uno scatto da copertina prima dell’estinzione (On the Cover di Yegane Moghaddam), strane specie in via di scomparsa che lottano per la sopravvivenza nelle strade di Berlino (Flat Dog Town di Max Andersson), mucche e galline che salvano gli umani nella giungla d’asfalto (A World that Flew Away on the Back of a Cow di Wojciech A. Hoffmann), bambini che, per vedere la Luna, scappano dalla cupola di vetro messa a protezione della loro città sommersa dalle acque del mare (The Sky Underwater di Maria Galliani Dyrvik), registi che vorrebbero fare film contro la caccia ma non hanno fatto i conti con un padre cacciatore (Uno strano processo di Marcel Barelli). Completano la sottosezione un video-appello all’imprenditore visionario Elon Musk per scongiurare la sesta estinzione di massa (Welcome to the Sixtinction di Chiara Cant), un diario per immagini che registra cinque anni di industrializzazione, urbanizzazione e trasformazioni sociali in una città della Cina (Debris di Kaide Wang), un breve inno visuale all’essenziale ricongiungimento di uomo e natura (Alegría di Katalin Egely) e un piccolo poema in bianco e nero, dall’atmosfera inquietante, in cui l’animale, l’organico e l’industriale si fondono (Rhizoma di Santiago Pérez Rodríguez).
Sempre nel pomeriggio il Festival propone due titoli del Concorso Documentari One Hour. Secrets in the World’s Largest Forest, (ore 16, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati), documentario naturalistico firmato dal canadese Ryszard Hunka, è un viaggio esplorativo alla scoperta delle stupefacenti relazioni che si instaurano tra le grandi varietà di specie arboree di uno dei principali biomi terrestri, la Foresta Boreale. Attraverso spettacolari riprese panoramiche e l’uso della più sofisticata computer graphic, il film ci svela la vita segreta degli alberi, che, come hanno scoperto le più recenti ricerche scientifiche, è molto più dinamica di quanto si sia mai supposto. In un’esplorazione originale e suggestiva condotta con l’ausilio di scienziati ed ecologisti, vengono mostrate le capacità delle piante di comunicare le une con le altre, di stringere amicizia con gli animali vicini e di allearsi per affrontare gli elementi avversi, attivando forme di connessione sociale che permettono loro la sopravvivenza anche in condizioni difficili. La proiezione sarà seguita da un incontro con Maria Lodovica Gullino, docente di Patologia vegetale all’Università di Torino. Con Take Light (ore 17, Cinema Massimo – MNC, Sala Cabiria), la regista nigeriana-canadese Shasha Nakhai offre un ritratto inedito del Paese in cui ha vissuto prima di trasferirsi a Toronto. Sebbene la Nigeria sia tra le nazioni con le maggiori riserve di gas naturale al mondo e il principale produttore africano di energia, non riesce a fornire la corrente elettrica alla sua popolazione. Più del 50% dei nigeriani non ha accesso all’elettricità, quelli che hanno l’allacciamento devono accontentarsi di poche ore di fornitura al giorno. A Port Harcourt, città in cui l’autrice ha trascorso l’infanzia, importante hub di raffinazione nel Delta del Niger, i blackout sono la norma. Indagine su uno stato perenne di crisi energetica paradossale e apparentemente incomprensibile, il film allarga lo sguardo sull’intera società nigeriana, sulla corruzione del Paese, sugli scontri interni, sulla lotta tra governi attuali e poteri coloniali, sottolineando tanto l’urgenza di una transizione verso un modello economico più egualitario e sostenibile, quanto la forza della speranza che continua ad animare la popolazione e che è in grado di rendere possibile il cambiamento.
In parallelo, prosegue la sezione non competitiva Panorama | Testimonianze, organizzata dal Festival in collaborazione con il Centro Studi Sereno Regis. Rare (ore 17, Centro Studi Sereno Regis, Sala Poli), di Furio Busignani, è un viaggio per l’Italia le cui tappe sono scandite dalle storie di sette donne molto differenti tra loro, ma accomunate da un percorso non usuale, intrapreso in solitaria e nel totale rispetto per la terra, scelta come ambiente lavorativo e progetto di vita. Il film racconta il loro cammino “agricologico” perseguito con determinazione e passione – nonostante le difficoltà e i pregiudizi che dividono ancora i lavori in femminili e maschili – rendendo, in parallelo, omaggio alla centralità del ruolo delle donne nell’economia familiare rurale prima della migrazione degli anni Settanta verso le fabbriche delle grandi città. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista, con Laura Cima, femminista ed ecologista, e con Giorgia Serughetti, ricercatrice presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano Bicocca; modera Elisabetta Chiacchella, docente di Lingua italiana all’Università per stranieri di Perugia.
Per la sezione Panorama | Inventing Tomorrow, sempre nel pomeriggio, viene proposto Global Thermostat (Thermostat Climatique, ore 17.30, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati). Diretto dal regista francese Arthur Rifflet, il film esplora le nuove frontiere della geoingegneria che assicura di riuscire a combattere i cambiamenti climatici riducendone la causa fondamentale, la concentrazione di diossido di carbonio nell’atmosfera. Dal BECCS per la produzione di bioenergia attraverso le piante con contenimento delle emissioni negative, allo Stratospheric Aerosols Injections e al Marine Cloud Brightening per la gestione delle radiazioni solari, agli impianti DAC (Direct Air Capture), capaci di separare l’anidride carbonica dagli altri gas che costituiscono l’aria e di stoccarla, sono molti i progetti presentati dagli scienziati come in grado di rallentare, o persino invertire, gli effetti del riscaldamento globale. Ma come funzionano queste nuove tecnologie e quanto sono realmente utilizzabili? E, soprattutto, quali costi e quali rischi per il Pianeta comporta la loro introduzione su larga scala? Energia e sviluppo sostenibili: sogni o realtà possibili? La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista, con Silvia Onidi, coordinatore della Commissione Ambiente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino, e Guido Satta, vice coordinatore della Commissione Ambiente dell’Ordine Ingegneri di Torino.
Ancora nel pomeriggio, viene inaugurata (alle ore 17.30) la seconda sezione della mostra Intrecci ambientali, realizzata dal gruppo Noname – costituito da giovani artiste e artisti provenienti dall’Accademia di Belle arti – che è ospitata nelle sale della Pinacoteca Albertina e che si integra con quella già aperta dallo scorso venerdì al Circolo degli Artisti. L’esposizione – che si compone di installazioni, videoinstallazioni, dipinti, sculture, fotografie – presenta i lavori di Delia Gianti, Bahar Heidarzade, Elena Radovix, Valentina Rotundo Serra, Dede Varetto e rimarrà aperta fino al 9 giugno.
Nel tardo pomeriggio, il Festival presenta altri due titoli del Concorso Documentari Italiani. Mirabilia Urbis (ore 18.15, Cinema Massimo – MNC, Sala Cabiria), di Milo Adami, rende omaggio a uno dei padri dell’ambientali smo italiano, Antonio Cederna (1921-1996), e alle sue instancabili battaglie per una crescita del Paese secondo regole urbanistiche concordate, nel rispetto della qualità di vita delle persone e nella tutela dei vincoli paesaggistici e storico artistici. In un immaginario viaggio a ritroso, guidato da fotografie d’epoca e da filmati d’archivio, tra gli appunti, le lettere, i ricordi, gli articoli del giornalista e intellettuale milanese, il film ripercorre decenni di disarmonico sviluppo urbanistico della città di Roma. Come rileggendo un taccuino privato, la voce dell’attore Giuseppe Cederna, figlio di Antonio, dà vita alle parole del padre, in un tempo sospeso tra un passato che torna presente e un presente che sembra passato, dilatato all’oggi dalle immagini dei mega insediamenti urbani e commerciali costruiti a Roma nell’ultimo decennio. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista e con il giornalista Giulio Cederna. Il film a seguire, La patente, di Giovanni Gaetani Liseo, delicato affresco di vita rurale, ci porta, invece, nell’entroterra della Sicilia, dove, in una fattoria isolata, abita Domenico, pastore diciottenne, con la sua famiglia. Lavorano tutti nei campi e con gli animali, come si faceva una volta. Nelle lunghe giornate al pascolo con il gregge, immerso nei suoi pensieri, il ragazzo coltiva un sogno segreto: ottenere la patente di guida. Decide di iscriversi all’autoscuola, ma la distanza che lo separa dal paese, gli orari rigidi imposti dal suo lavoro, le incombenze quotidiane rendono più complicato del previsto la realizzazione del semplice desiderio. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista.
In orario preserale, il cartellone dà nuovamente spazio al Concorso Cortometraggi Internazionali presentando quattro film brevi, riuniti sotto il titolo generale “Animalia” (ore 19, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati) e volti a esplorare i nostri rapporti – a volte idilliaci, più spesso crudeli – con gli altri coinquilini senzienti del Pianeta. La piccola carrellata fornisce esempi ora sconcertanti, ora rincuoranti: cognati che si scontrano in Africa sui fronti opposti del bracconaggio (Sides of a Horn di Toby Wosskow), un giovane leone dissezionato sotto gli occhi dei bambini in uno sventramento-show in uno zoo danese (In a Lion – Wnętrze Lwa di Karol Lindholm), un gallo viziato che spadroneggia nella casa di una famiglia indiana, ma ha il destino segnato (Tungrus di Rishi Chandna), una donna malata che condivide con una lumaca un viaggio di sopravvivenza e resilienza (The Sound of a Wild Snail Eating di Elisabeth Tova Bailey, tratto dall’omonimo romanzo della stessa regista, in italiano “Il rumore di una chiocciola che mangia”, edito da Marsilio). Le proiezioni saranno seguite da un incontro con Franco Andreone, curatore zoologo del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, e con Valentina Isaja, direttore scientifico del bioparco Zoom.
Ancora in orario preserale e serale, in cartellone al Blah Blah la seconda sonorizzazione live che rientra negli “Ecoventi” proposti dal Festival al di fuori delle sale cinematografiche. Con Requiem Naturae (ore 19-21), concerto per paesaggi sonori e strumenti acustici, Fabio Battistetti mette il pubblico di CinemAmbiente in ascolto della natura come fosse una sinfonia. L’attacco struggente dei requiem a cui si ispira apre al canto degli uccelli e, via via, alle voci del paesaggio, accompagnate da accenti di strumenti musicali e dal suono di carrube, pigne, rami e foglie.

In prima serata il Concorso Documentari Internazionali prosegue con un titolo in arrivo dai Paesi Bassi, Ubiquity (ore 20, Cinema Massimo – MNC, Sala Cabiria), che esplora un tema di crescente attualità. Diretto dalla regista Bregtje van der Haak, il film affronta il problema dell’elettrosensibilità attraverso le storie di tre “esuli” dell’era digitale. Lo svedese Per, la giapponese Asaka e l’olandese Anouk fanno, infatti, parte di quella schiera in costante aumento di persone che, intolleranti alle radiazioni elettromagnetiche, per evitare la vicinanza a smartphone e altri dispositivi digitali, sono costrette a vivere ai margini del mondo moderno, a rifugiarsi in luoghi protetti o isolati. Di fronte alle grandi tech company come Facebook e Google, che annunciano nuovi piani per rendere ubiquo l’accesso wireless a Internet espandendolo in ogni angolo del Pianeta, il film si domanda quale sarà il destino degli elettrosensibili e se essi, come canarini nelle miniere di carbone, non stiano in realtà allertandoci sui pericoli e sui rischi (non solo per la nostra salute fisica) della connessione di massa. La proiezione sarà seguita da un incontro con la regista e con Paolo Orio, presidente dell’Associazione Italiana Elettrosensibili.
Sempre in prima serata, si torna al Concorso Documentari Italiani con Il sorriso del gatto (ore 20.45, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati), di Mario Brenta e Karine de Villers, film con cui il co-fondatore della scuola di Ipotesi Cinema e la regista equadoregna proseguono lungo la strada del documentario di creazione intrapresa insieme dal 2010. Il nuovo lavoro nato dal loro sodalizio è uno sguardo sulla realtà così come appare oggi nelle strade e nelle cit tà del mondo in quanto immagine della crisi e del declino della società occidentale nell’era della globalizzazione. Nella “Terra della sera”, la crisi, se non la fine, di ogni ideologia, di ogni credenza, a parte quella riposta nei feticci del potere, del denaro, della tecnica, ha lasciato l’uomo solo con se stesso in una sorta di protagonismo assoluto e autoreferenziale: una solitudine da cui cerca di uscire mediante un malinteso senso di uguaglianza, di avvicinamento e di comunione con l’altro, ossia attraverso un’omologazione che richiede come prezzo la perdita della propria individualità. Chi non accetta le regole del gioco – i senza tetto, i senza lavoro, i migranti, i vagabondi su cui il film si sofferma – è cacciato dalla tribù, dalla grande famiglia universale, e costretto a vivere ai margini della società in una nuova, estrema solitudine. La voce narrante è di Marco Paolini. La proiezione sarà seguita da un incontro con i registi.
In seconda serata, il nuovo attivismo giovanile a cui è dedicata quest’edizione del Festival torna protagonista in Youth Unstoppable (ore 22.30, Cinema Massimo – MNC, Sala Cabiria), presentato nella sezione Concorso Documentari Internazionali e diretto dalla canadese Slater Jewell-Kemker, che fin dall’età di quindici anni ha iniziato a seguire, e a documentare, i summit internazionali dell’ambiente. A metà tra il diario e il reportage, il film racconta dieci anni di militanza della regista, oggi ventisettenne (e già apparsa due volte sulle pagine di “Forbes”), ricostruendo, al contempo, la storia del nuovo movimento ambientalista in gran parte ancora incompreso e poco conosciuto. Le riprese effettuate nel corso del tempo in diverse parti del mondo danno voce ai giovanissimi di diverse nazionalità, restituendo un ritratto di una generazione che, decisa a difendere a oltranza il proprio diritto al futuro, condivide a ogni latitudine la consapevolezza della necessità e dell’urgenza della lotta globale ai cambiamenti climatici. Al termine della proiezione, gli studenti del Laboratorio di Comunicazione ambientale dell’Università di Torino dialogheranno con la regista in collegamento Skype.
L’appuntamento conclusivo della giornata è con un titolo del Concorso Internazionale One Hour in arrivo dall’Islanda, UseLess (ore 22.30, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati). Diretto da Rakel Garðarsdóttir e Agusta Olafsdottir, il film si concentra sul problema dei rifiuti e, in particolare, su quelli prodotti dagli sprechi alimentari e dall’industria della moda, diventati una pressante emergenza sociale e ambientale. Raccontato dalla prospettiva di una giovane madre islandese intenzionata a cambiare le proprie abitudini, il film analizza il fenomeno attraverso interviste con esperti, stilisti, ambientalisti, offrendo soluzioni concrete ed efficaci per la riduzione degli sprechi e dimostrando come piccole, buone pratiche adottate nella vita quotidiana potrebbero avere un impatto positivo e significativo sul Pianeta. Al termine della proiezione, gli studenti del Laboratorio di Comunicazione ambientale dell’Università di Torino dialogheranno con le registe.

Tutti gli eventi e le proiezioni del Festival sono a ingresso libero


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Sostenibilità

Una petizione di Greepeace per salvare le api

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Greepeace ha lanciato una petizione per salvare le api, Le api e gli altri insetti impollinatori svolgono un ruolo fondamentale per la biodiversità e per il nostro sistema alimentare. Gran parte della frutta, della verdura e delle colture che consumiamo ogni giorno dipende dal loro lavoro. Pensa che un terzo del nostro cibo dipende dalla loro opera di impollinazione: solo in Europa, parliamo di oltre 4.000 tipi di verdure!

Eppure questi preziosi alleati della natura sono sempre più minacciati da pesticidi, perdita di habitat, agricoltura intensiva e cambiamenti climatici. In particolare, alcuni pesticidi costituiscono un rischio diretto per gli impollinatori: eliminare le sostanze chimiche più pericolose per le api è quindi il primo e più efficace passo da compiere per difenderle.

Le api e molti insetti impollinatori sono in declino, minacciati da pesticidi, perdita di habitat, monocolture, parassiti, malattie e cambiamenti climatici. Se le api muoiono, a farne le spese sono l’ambiente, l’agricoltura e il nostro cibo. Le api, infatti, non producono solo miele: dalla loro opera di impollinazione – insieme a quella di molti altri insetti pronubi – dipende un terzo degli alimenti che consumiamo abitualmente – come mele, fragole, pomodori e mandorle – e la produttività del 75% delle nostre principali colture agricole. In Europa, infatti, abbiamo circa 2000 specie di api selvatiche e circa un terzo delle popolazioni di api e farfalle sono in declino.

L’attuale sistema di agricoltura industriale basato sulla dipendenza dai pesticidi chimici, come i neonicotinoidi, non è più sostenibile!
Il 27 aprile 2018 l’Unione Europea ha approvato il bando permanente di tre insetticidi neonicotinoidi dannosi per le api e gli impollinatori: l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta.
Il loro utilizzo resta però consentito all’interno di serre permanenti. Inoltre, è ancora consentito l’uso di altri neonicotinoidi: acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone e altre sostanze quali cipermetrina, deltametrina e clorpirifos, tutti insetticidi potenzialmente pericolosi per le api e gli altri insetti impollinatori.

Chiediamo al Governo italiano e alla Commissione europea di:
bandire l’uso di tutti i pesticidi dannosi per le api e gli altri insetti impollinatori
applicare rigidi standard per la valutazione dei rischi da pesticidi
aumentare i finanziamenti per la ricerca, lo sviluppo e l’applicazione di pratiche agricole ecologiche
Sempre più studi confermano che i neonicotinoidi danneggiano non solo le api,ma anche i bombi, le farfalle, gli insetti acquatici e persino gli uccelli, con possibili ripercussioni su tutta la catena alimentare.


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Acqua

Legambiente lancia un appello per la gestione strutturale del bacino del Fiume Po.

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Il fiume Po è sempre più in secca, insieme a lui anche i principali laghi della Penisola, mentre in alta quota gli accumuli nevosi residuali sono pressoché nulli e inferiori alla media. L’Italia, dal canto suo, ancora una volta interviene in fase emergenziale e a colpi di ordinanze di limitazione dei consumi. A denunciare l’approccio del Paese è Legambiente che lancia un appello al Governo e alla Regioni del bacino padano indirizzando loro otto proposte per una gestione strutturale del bacino del Fiume Po. Qui ogni anno vengono prelevati oltre 20 miliardi di metri cubi d’acqua, sia dalle fonti superficiali che dalle acque sotterranee. Di questi, quasi il 75% è destinato agli usi irrigui; la restante parte, proveniente soprattutto dalle acque sotterranee, è per usi industriali e civili.
Legambiente chiede all’Esecutivo e agli organi istituzionali regionali più responsabilità e interventi strutturali a partire dall’approvazione definitiva del DPR sul riutilizzo delle acque reflue per combattere la siccità in agricoltura e dallo stanziamento delle risorse economiche necessarie per attuare il Piano nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici. Accanto a questi due interventi, è inoltre importante la piena integrazione dell’adattamento climatico nei Piani di Gestione dei Bacini Idrografici previsti dalla Direttiva Quadro Acque e, più in generale, mettere in campo una transizione agroecologica del settore primario (che tenga insieme la revisione degli ordinamenti colturali, la domanda irrigua, le pratiche agricole, valorizzando anche il ruolo dei suoli nella ricarica delle falde), definire una governance unica a livello di bacino per la gestione della risorsa idrica e una strategia che integri  infrastrutture (evitando nuove dighe e facilitando la realizzazione di piccoli bacini su scala aziendale),  gestione della domanda, Nature Based Solutions. Senza dimenticare quegli interventi che includono risparmio, economia circolare e tutela degli ecosistemi come ridurre le perdite delle reti, il recupero della capacità degli invasi esistenti, il ripristino degli ecosistemi fluviali e la capacità del territorio di trattenere l’acqua per la sua infiltrazione in falda. È importante, inoltre, portare avanti una politica permanente di informazione, monitoraggio, controlli e coinvolgimento di tutti gli utilizzatori della risorsa idrica. Ad oggi per l’associazione ambientalista le ordinanze di limitazione dei consumi e gli appelli al risparmio sono strumenti importanti e utili nelle situazioni di emergenza, ma non possono essere la risposta principale a un fenomeno che, ormai, è in grado di mettere in crisi l’agricoltura, le attività produttive, gli ecosistemi della pianura e quindi la qualità della vita delle comunità.
Po, laghi e accumuli nevosi in quota: I dati del Po in secca sono sempre più preoccupanti: le portate del fiume sono inferiori ai valori medi climatici dello stesso periodo 1991-2020, con anomalie, per il mese di giugno, che superano il 60% per tutte le stazioni di riferimento. Le peggiori sono Piacenza (-67%) e Cremona (-65%), ma anche Pontelagoscuro (-65%), Borgoforte (-64%) e Boretto (-62%) presentano condizioni critiche. Pontelagoscuro in particolare è sotto i riflettori perché la portata registrata in questa stazione fa da campanello d’allarme all’ingressione dell’acqua del mare nel Delta. Attualmente la portata è di 264 m³/s, ben al di sotto della soglia di 450 m³/s necessaria a contenere il cuneo salino nel Delta. Preoccupa anche la situazione dei grandi laghi della Penisola, che presentano altezze idrometriche inferiori alla media e che sono sempre più sotto pressione anche a causa di inquinamento e attività antropiche, come raccontato da Legambiente nel suo ultimo report “Laghi sotto pressione”.
Legambiente ricorda, inoltre, che uno dei nodi strutturali della gestione della risorsa nel bacino del Po riguarda il sistema delle concessioni di derivazione, che in molti casi riflette esigenze storiche e dei singoli territori più che una pianificazione integrata a scala di bacino. Molte concessioni risalgono a condizioni climatiche e disponibilità idriche profondamente diverse dalle attuali e non sempre sono state riviste per tenere conto delle reali disponibilità e della necessità di garantire il deflusso ecologico dei fiumi (vincolo ambientale normativo), e dunque gli obiettivi di tutela degli ecosistemi. A conferma della problematicità della questione derivazioni, pesa sull’Italia la procedura d’infrazione (2027/2025) arrivata a gennaio 2026 per non aver correttamente recepito la Direttiva quadro sulle Acque in quanto la normativa nazionale non prevede la registrazione di tutte le autorizzazioni per il prelievo o l’arginamento delle acque.
I focus regionali
Veneto: Un granchio blu spiaggiato sul letto in secca del Po, a 70 chilometri dalla foce.
È forse l’immagine più emblematica della crisi che sta attraversando il fiume Po nel tratto Veneto, proprio in quel tratto d’Alto Polesine, che è stato recentemente riconosciuto come parte della Riserva della Biosfera Mab Unesco Po Grande. Al Delta non arriva più acqua, perché è saltato il regime idrologico di piogge e disgelo dei ghiacciai che lo alimentava come un tempo, mentre un modello agricolo sempre più bisognoso di acqua ha fatto il resto. Il progressivo abbassamento del livello del fiume e l’accumulo di carico organico e nutrienti derivanti da agricoltura, allevamenti e scarichi dei depuratori, che a differenza del primo non diminuiscono, portano ad una distrofia dell’ambiente fluviale, con conseguente abnorme crescita di piante acquatiche e alghe e moria della fauna acquatica, con rischio per la conservazione della biodiversità del fiume. La situazione è altrettanto critica nelle aree lagunari, le temperature elevate e l’assenza prolungata del contributo di acqua dolce dal fiume, effetti sinergici del cambiamento climatico, trasformano le sacche in una vera e propria “pentola salata” naturale, mettendo in ginocchio il comparto della pesca e dell’acquacoltura, già provato dalla presenza del granchio blu. La Regione Veneto nei giorni scorsi ha dichiarato lo stato di emergenza e ha emanato un’ordinanza sulla siccità, ma vedendo gli inefficienti irrigatori a pioggia in funzione in questi giorni sui campi di mais ancora accesi, non sembra che tutti l’abbiano colta. Quelle che un tempo si consideravano eccezionali condizioni di carenza idrica, sono ormai situazioni che si ripresentano con una frequenza tale da non poter più essere considerate eccezionali.
Piemonte. Il Po soffoca, la Regione vuole togliere l’acqua al fiume
La fioritura algale che in questi giorni interessa il Po a Torino è l’ennesimo campanello d’allarme di una crisi idrica sempre più grave. Temperature elevate, portate ridotte e l’eccesso di nitrati, provenienti dalle attività agricole e zootecniche e dai depuratori cittadini che non vengono più diluiti, a monte favoriscono la proliferazione di alghe e specie vegetali alloctone e invasive, alterando l’equilibrio dell’ecosistema fluviale. Quanto sta accadendo evidenzia tutta la contraddizione delle politiche regionali. L’assessore regionale all’ambiente Matteo Marnati continua a portare avanti una battaglia per indebolire il principio del deflusso ecologico, ossia quella quantità minima d’acqua necessaria a garantire la vita del corso d’acqua. Presentare il deflusso ecologico come un ostacolo alla salvaguardia dell’agricoltura è una visione miope. Senza un fiume in salute non esiste futuro nemmeno per l’agricoltura. La crisi climatica impone di ridurre sprechi e pressioni sulla risorsa idrica, non di sottrarre ulteriore acqua agli ecosistemi.
Lombardia. In Lombardia i problemi per la stagione irrigua erano chiari già a inizio marzo: è questo, infatti, il periodo in cui il bilancio del principale serbatoio idrico lombardo, quello costituito dall’accumulo nevoso in montagna, raggiunge il suo picco. Mentre negli ultimi vent’anni il dato dell’equivalente idrico della neve al 1° marzo è stato in media di 2,3 miliardi di metri cubi di acqua, nel 2026 il dato risultava inferiore a 1,3 miliardi di mc. A peggiorare la situazione anche l’aumento delle temperature primaverili, che ha fatto sì che le nevi risultassero sostanzialmente già esaurite a fine maggio, contro un dato, basato sulla media ventennale, che colloca la data di fine disgelo alla prima settimana di luglio. Questo anticipo del disgelo, insieme alla fusione delle masse glaciali, ridefinisce l’idrologia dell’intera regione rendendo critica e incerta la disponibilità di risorsa idrica utilizzabile a scopi irrigui nei mesi cruciali per le colture estive.
Un miliardo di metri cubi in meno per l’estate non è un dato trascurabile nemmeno nella regione italiana più ricca di acque dolci: gli invasi che interessano il territorio lombardo sono in grado di stoccare 2,5 miliardi di metri cubi, considerando insieme il volume regolato dei grandi laghi prealpini e quello degli invasi idroelettrici alle quote montane. Secondo l’ultimo bollettino delle risorse idriche, a fine giugno il valore complessivo degli stoccaggi idrici lacustri è sceso a 1,2 miliardi di metri cubi, 0,7 miliardi in meno dell’atteso: il beneficio delle abbondanti piogge tra maggio e inizio giugno si è già quasi esaurito.
Il quadro delle carenze idriche estive si sta consolidando come situazione sempre più strutturale per il sistema agricolo lombardo. È evidente che il cambiamento climatico ha reso insostenibile l’ordinamento colturale della pianura: se cambia il clima devono cambiare anche le colture, in particolare quelle a raccolto estivo. Tra queste la più esigente, quella del mais, dovrà necessariamente cedere spazio ad altre coltivazioni, mentre per quanto riguarda il riso occorrerà ridurre l’intensità di coltivazione e ripristinare metodi tradizionali di irrigazione, abbandonando la semina in asciutta, che posticipa l’allagamento e così concentra il fabbisogno idrico proprio nei mesi estivi. Allo stesso tempo occorrerà ripristinare gli usi invernali e primaverili delle acque, ad esempio per alimentare le marcite, che permettono di utilizzare la risorsa in momenti in cui essa non è scarsa, rifornendo allo stesso tempo la falda, con effetti benefici per le portate fluviali nei mesi successivi.
Emilia-Romagna: La portata del fiume Po a Pontelagoscuro al 7 luglio era di 323 m³/s, quando la media storica 1923-2024 parla di portate per questo periodo pari a 1100 m³/s: il risultato di questa ridottissima portata è la risalita del cuneo salino – ovvero dell’acqua salata dal mare – per 25 km dalla foce. Un evento di risalita del cuneo salino così importante produrrà danni agli ecosistemi e all’agricoltura, quest’ultima già sotto pressione a causa delle alte temperature. Ma non solo il Po è in sofferenza: anche molti dei suoi affluenti hanno portate esternamente ridotte, tanto che la Regione Emilia-Romagna già da fine giugno si è attivata con un determina per regolare i prelievi idrici da acque superficiali.

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Clima

Reuters Climate Monitor per confrontare le temperature odierne con i record storici di tutto il pianeta

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Reuters ha lanciato il Reuters Climate Monitor, un nuovo strumento online interattivo che utilizza i dati del Copernicus Climate Change Service (C3S) e del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) per confrontare le temperature odierne con i record storici di tutto il pianeta.

Il nuovo strumento consente agli utenti di confrontare le temperature attuali di qualsiasi località nel mondo con quelle che tipicamente rappresenterebbero la media in quel periodo dell’anno, sulla base dei dati storici del periodo 1961-1990. In questo modo, lo strumento aiuta a identificare le aree che stanno registrando condizioni insolitamente calde o fredde, inserendo tali eventi in un contesto climatico a lungo termine. In uno degli esempi più eclatanti, al momento della stesura di questo testo, la temperatura a Parigi è superiore di 14°C rispetto alla sua media storica.


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