Innovazione
La photo marathon di Vistadaqui nella Torino del futuro – fotogallery
La Compagnia di San Paolo, in occasione del lancio dell’app #vistadaqui, ha organizzato il 14 aprile a partire una Photo Marathon composta da quattro diversi percorsi ognuno dedicato ad un’area dell’innovazione: cultura, educazione, sociale e tecnologia. L’evento coniuga la passione per la fotografia a quella per l’innovazione e rappresenta la prima tappa del progetto di comunicazione #vistadaqui, ideato dalla Compagnia per valorizzare gli enti sostenuti che sviluppano le loro attività nelle quattro aree.
Il percorso cultura si è tenuto tra Borgo San Paolo e Borgo Filadelfia. La prima tappa è stata la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, punto di riferimento del circuito dell’arte contemporanea. A seguire ci si è mossi presso la Fondazione Merz ed infine in Borgo Filadelfia al Parco d’Arte Vivente, realtà nata come intervento di riqualificazione paesaggistica di una zona industriale urbana dismessa.
Il percorso educazione partiva da Xkè? Il laboratorio della curiosità, un centro dedicato alla didattica delle scienze, per poi si è passati alla Fondazione Per la Scuola in Piazza Bernini, dove sarà possibile scoprire la scuola del futuro attraverso due diversi progetti: Riconnessioni e Torino Fa Scuola.
Il percorso sociale ha esplorato nuovi spazi in cui l’innovazione è al servizio del territorio e della comunità dalla Casa del Quartiere di San Salvario, modello torinese di partecipazione attiva, la comunità d’acquisto L’alveare che dice sì, per poi arrivare alla seconda tappa: la Residenza Temporanea di San Salvario realizzata nell’ambito del Programma Housing della Compagnia di San Paolo poi verso il centro città, si sono scoperti i Magazzini Oz e Rinascimenti Sociali.
Il percorso tecnologia è partito all’interno dalla Cittadella Politecnica per visitare l’Istituto Superiore Mario Boella e SiTI, Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione. Durante la visita è stato presentato Ithaca – Information Technology for Humanitarian Assistance, Cooperation and Action.
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Corporate Social Responsibility
Innovazione, cooperazione e rigenerazione: così evolve la Responsabilità Sociale d’Impresa
Energia pulita e condivisa che nasce dai tetti delle case popolari, ortofrutteti solidali che coltivano l’inclusione, ecosistemi rigenerati che rendono i territori più resilienti. Azioni concrete che si rivelano tasselli di un modello di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) che si sta facendo strada in Italia, basato su collaborazioni strategiche capaci di generare valore condiviso. Una fotografia che si basa sui risultati delle tre campagne nazionali di CSR promosse da Legambiente e AzzeroCO2 – EnergyPOP, Ortofrutteto Solidale Diffuso e Mosaico Verde – che in sette anni, grazie al sostegno di oltre 60 aziende e 200 partner tra enti locali e associazioni, hanno realizzato complessivamente 293 progetti, dimostrando come la Responsabilità Sociale d’Impresa possa contribuire al miglioramento del benessere collettivo e alla tutela del patrimonio naturale.
È quanto emerso dal convegno “Connessioni sostenibili. Affrontare le sfide ambientali e sociali: dal contesto all’azione”, che si è tenuto mercoledì 13 maggio, a Milano presso il Talent Garden, dal quale si delinea una chiara evoluzione: la sfida si è ormai spostata dal “se investire” al “come farlo” in modo efficace e con effetti duraturi.
È nella convergenza di tre pilastri, fondamentali per le strategie ESG, che prende forma questo paradigma di Responsabilità Sociale d’Impresa: innovazione, rigenerazione e cooperazione. Elementi che qualificano e rafforzano l’azione di CSR, traducendola in interventi coerenti con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e capaci di promuovere progresso e crescita inclusiva.
Innovazione: la tecnologia al servizio della transizione energetica
Il primo pilastro è l’innovazione, intesa soprattutto come capacità di ripensare strumenti consolidati per rispondere alle emergenze socio-ambientali del nostro tempo. Un’innovazione che promuove una sostenibilità sistemica con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno.
È proprio nell’affrontare sfide complesse come la povertà energetica che questa strategia rivela tutta la sua efficacia. A delineare con precisione i contorni di questa emergenza è stata, nel corso dell’incontro, Paola Valbonesi, Presidente dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE). Durante il suo intervento, ha illustrato come nel 2024 la povertà energetica abbia raggiunto il picco storico del 9,1%, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie. Di queste, 1,3 milioni si trovano in una condizione di spesa energetica eccessiva rispetto al reddito, mentre ben 1,1 milioni vivono in una condizione di “povertà energetica nascosta” ovvero sono costrette a rinunciare al riscaldamento per contenere i costi. Un dato particolarmente allarmante riguarda l’impatto sui più giovani: sono oltre 1 milione i minori esposti a questa forma di vulnerabilità.
In risposta a questo scenario, i cui dati sono fondamentali per orientare le politiche di welfare e sviluppare interventi mirati, la campagna EnergyPOP impiega il fotovoltaico come un mezzo per ridurre le disuguaglianze. Ad oggi sono stati installati oltre 70 kW di potenza fotovoltaica su quattro edifici di edilizia residenziale pubblica a Firenze, Empoli, Catania e Santarcangelo di Romagna (RN), oltre che sul tetto di uno degli edifici della Cooperativa Sociale Agricoltura Capodarco a Grottaferrata (RM), portando energia pulita e accessibile a 154 nuclei familiari e 17 lavoratrici e lavoratori della cooperativa sociale. L’impatto è duplice: da un lato si agisce per rispondere a un bisogno primario di accesso all’energia; dall’altro, si contribuisce alla transizione energetica, evitando l’emissione di oltre 28.450 kg di CO2 all’anno, grazie alla produzione di energia pulita.
L’essenza dell’innovazione si sposta quindi dall’oggetto alla sua funzione, facendo del pannello fotovoltaico uno strumento di equità sociale.
Rigenerazione: andare oltre la conservazione per ricostruire gli ecosistemi dalla terra al mare
Il secondo pilastro, la rigenerazione, si fonda sulla necessità di rispondere ai rischi climatici, la cui gravità è stata illustrata durante il convegno da Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana. Nel suo intervento, ha spiegato come il mancato rispetto dell’Accordo di Parigi possa condurre a un aumento termico globale fino a 5 gradi entro la fine del secolo, con una conseguente intensificazione di siccità, eventi estremi e innalzamento del livello del mare. L’analisi descrive un’umanità che, nell’era dell’Antropocene, sta superando i limiti planetari, mettendo a rischio la sopravvivenza delle generazioni future. La possibilità di ridurre i danni però esiste, ma richiede un impegno collettivo.
La rigenerazione attiva, ovvero interventi mirati a ricostruire la funzionalità, la ricchezza e la capacità di adattamento del capitale naturale, assume quindi un ruolo centrale per fronteggiare queste sfide. A tradurre in pratica questo principio è la campagna Mosaico Verde che con oltre 341.000 piante messe a dimora, 336 ettari di territorio rigenerato e 243 progetti realizzati in 19 regioni, si afferma come la più grande iniziativa nazionale per la rigenerazione ambientale e il ripristino degli ecosistemi. Un’azione capillare il cui beneficio economico e sociale è stimato in oltre 1,7 milioni di euro per ogni anno di vita degli impianti arborei e arbustivi messi a dimora.
Mosaico Verde è un progetto di rigenerazione ambientale che si applica a sistemi ecologici diversificati. Si spazia dalla messa a dimora di alberi in aree verdi urbane e boschive, a interventi a tutela di specie vegetali e animali a rischio, come nel progetto di salvaguardia dell’orso bruno marsicano nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’impegno si estende anche alla protezione degli habitat marini, con interventi che hanno permesso di recuperare oltre 5 quintali di reti fantasma a Santo Stefano al Mare (IM) e Polignano a Mare (BA), e con l’iniziativa per il ripristino della posidonia oceanica all’Isola del Giglio.
Ogni azione è un tassello per riattivare la funzionalità dei differenti ecosistemi dalla terra al mare, traducendo l’impegno locale in un concreto vantaggio per la resilienza nazionale.
Cooperazione: alleanze che generano opportunità condivise
Il terzo pilastro, la cooperazione, nasce dalla consapevolezza che la creazione di valore condiviso richieda la capacità di mettere in comune competenze, risorse e responsabilità. La CSR si configura così come uno spazio di raccordo tra aziende, enti locali e terzo settore, capace di superare la frammentazione e favorire percorsi partecipati che rafforzano progettualità già attive nei territori, creando le condizioni perché possano crescere, consolidarsi e accedere a nuove opportunità.
È da questa idea di cooperazione strutturata che si sviluppa la campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso che, grazie al sostegno delle aziende partner e alla collaborazione con oltre 35 cooperative sociali, ha portato alla realizzazione di 59 ortofrutteti e alla messa a dimora di 4.960 piante. In tutti i progetti la tutela della biodiversità e la creazione di fonti di reddito alternative diventano il mezzo per sostenere l’inclusione sociale e lavorativa di donne e uomini in condizioni di svantaggio che vengono coinvolti in percorsi di formazione e reinserimento, pensati per restituire loro autonomia e fiducia. Tra questi, i detenuti del carcere di Sollicciano (FI), le detenute della Casa Circondariale di Genova Pontedecimo e le persone accolte dalla Coop. Sociale La Nuova Arca e dalla Cooperativa Terra Felix di Caserta, impegnata quest’ultima in progetti di agricoltura sociale su terreni confiscati alla criminalità organizzata.
È il concetto di ecologia integrale (concetto cardine dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco) che si fa azione, segnando la fine della separazione tra interventi sociali e ambientali. I progetti più efficaci sono infatti quelli che danno luogo a un “doppio impatto”, tutelando la natura e favorendo al contempo l’inclusione di persone fragili. La cooperazione assume così una duplice dimensione: da un lato, mette in relazione imprese, enti locali e terzo settore; dall’altro, integra finalità ambientali e sociali all’interno di una visione comune. In questo modo, la Responsabilità Sociale d’Impresa supera la logica della somma di singoli progetti e si afferma come modello integrato di intervento, capace di amplificare l’efficacia delle iniziative e generare benefici concreti e diffusi per le comunità.
«Analizzando l’evoluzione dei progetti che in questi anni abbiamo realizzato, emerge come la CSR sia cambiata nel tempo: da iniziative una tantum a un sistema di ‘welfare generativo’, in cui l’obiettivo non è più semplicemente ‘restituire’ qualcosa alla comunità, ma ‘co-investire’ nel suo futuro per rafforzare il tessuto sociale e rigenerare il capitale naturale» spiega Sandro Scollato, Amministratore delegato di AzzeroCO2 . «Parallelamente, l’investimento in CSR è diventato uno strumento chiave di coinvolgimento. Il volontariato aziendale, in particolare, rafforza l’engagement perché crea un legame diretto tra dipendenti, impresa e territorio, generando un impatto più profondo e strutturato. Quando le persone si sentono parte attiva del processo, infatti, sostengono con più forza le soluzioni adottate e contribuiscono a creare una cultura diffusa di solidarietà e tutela ambientale».
E il futuro della CSR? Per provare a rispondere a questa domanda, in occasione del convegno si sono tenuti i “Greendates”: tavoli di lavoro pensati per favorire il confronto e creare sinergie operative tra le 25 aziende partecipanti. Un’opportunità concreta per condividere best practice replicabili, immaginare progetti comuni e dare avvio a nuove partnership. Dal confronto è emerso che il 68% delle imprese presenti ha investito in progetti di CSR da almeno 5 anni. Tra gli strumenti e le pratiche già adottate figurano bilanci di sostenibilità, certificazioni e politiche di diversity & inclusion. Si evidenzia anche un quadro chiaro delle priorità future: per l’87% delle aziende gli ambiti di investimento prioritario saranno l’ambiente, l’inclusione sociale e il welfare aziendale.
«Il volto della Responsabilità Sociale d’Impresa sta cambiando, e le campagne che portiamo avanti con AzzeroCO2 ne sono la prova concreta. Le direttrici di innovazione, rigenerazione e cooperazione che le guidano rappresentano la strada maestra per accelerare la transizione ecologica del nostro Paese. Abbiamo infatti compreso sul campo che le due giustizie, ambientale e sociale, sono inscindibili. Per questo, il nostro agire punta a investire sulla resilienza complessiva, riconoscendo nella salute degli ecosistemi e nella coesione delle comunità le fondamenta del nostro futuro» ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente.
«Il nostro ruolo non è portare soluzioni calate dall’alto – ha concluso Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia – ma essere alleati dei territori. Questo significa affiancarli e costruire insieme risposte concrete che nascono dall’ascolto e sono modellate sulle esigenze specifiche di ogni contesto. È proprio questa vicinanza la chiave dell’efficacia di ogni progetto, perché garantisce che l’impatto generato metta radici profonde, agendo sulle cause e non solo sui sintomi, diventando così un vero atto di cura e di sviluppo».
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Innovazione
Nasce a Torino Blox Space, il primo hub italiano dedicato a Bitcoin: ricerca, imprese e lavoro per la nuova economia digitale
A Torino nasce il primo centro italiano interamente dedicato alla comunità Bitcoin. Si chiama Blox Space e ambisce a diventare il principale punto di riferimento nazionale per founder, sviluppatori, ricercatori, studenti e imprese che lavorano sull’ecosistema costruito attorno a Bitcoin e al Lightning Network.
Il nuovo centro punta a trasformare Torino in uno dei poli europei dell’ecosistema Bitcoin. Dal Politecnico alle startup, passando per formazione, ricerca e investimenti: perché l’Italia vuole entrare nella nuova infrastruttura globale.
L’iniziativa è stata presentata ufficialmente oggi nel capoluogo piemontese davanti a una platea composta da esponenti del mondo accademico, istituzionale e imprenditoriale italiano e internazionale. All’evento hanno partecipato Michele Foletti, sindaco di Lugano, Denis Roio della Fondazione Plan B, Danilo Bazzanella, presidente dell’Osservatorio Bitcoin del Politecnico di Torino, Michele Uberti, project lead dell’Osservatorio Bitcoin del Politecnico di Torino, Emile Jellinek dell’Associazione Bitcoin Torino e Filippo Farenga, lead di Blox Space.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: costruire in Italia un’infrastruttura stabile capace di collegare talento, università, startup e aziende globali attive nel settore Bitcoin, in un momento in cui la tecnologia sta entrando sempre più rapidamente nell’economia reale.
Bitcoin da asset finanziario a infrastruttura globale
Negli ultimi anni Bitcoin ha progressivamente smesso di essere percepito soltanto come un asset speculativo o una riserva di valore digitale. Secondo il rapporto annuale di River “What’s Driving Bitcoin Adoption in 2026”, il settore sta attraversando una fase di maturazione che coinvolge pagamenti, finanza tradizionale, imprese e venture capital.
Uno dei dati più significativi riguarda il Lightning Network, la rete costruita sopra Bitcoin che consente transazioni istantanee e a basso costo: nel 2025 ha superato il miliardo di dollari di volume mensile, registrando una crescita del 300%. Un risultato che segna il passaggio di Bitcoin da tecnologia di accumulo a strumento utilizzabile quotidianamente per pagamenti e trasferimenti di valore.
Anche il sistema finanziario tradizionale sta accelerando. Negli Stati Uniti il 60% delle prime 25 banche sta sviluppando prodotti collegati a Bitcoin, mentre il 90% delle principali società di consulenza patrimoniale detiene esposizioni dirette o indirette sull’asset. Parallelamente, 194 aziende quotate possiedono oggi Bitcoin nei propri bilanci, con un incremento record registrato nel solo 2025.
Gli ETF Bitcoin spot approvati dalla SEC nel gennaio 2024 hanno ormai superato i 128 miliardi di dollari di patrimonio gestito complessivo. Sul fronte startup, gli investimenti venture capital in società Bitcoin e crypto hanno raggiunto i 20 miliardi di dollari nel 2025, distribuiti su oltre 1.600 round di finanziamento: il dato annuale più elevato dal 2022.
È proprio dentro questo scenario globale che nasce Blox Space.
Farenga: “L’Italia forma talenti che poi lascia partire”
Ad aprire la presentazione è stato Filippo Farenga, lead del progetto, che ha definito Blox Space una risposta concreta alla fuga di competenze tecnologiche dall’Italia.
«Blox Space nasce per rispondere a una contraddizione che l’Italia conosce da troppo tempo. Formiamo alcuni dei migliori talenti tecnici d’Europa e poi li guardiamo partire perché qui non ci sono le aziende che li cercano. Blox Space porta a Torino l’industria globale Bitcoin: aziende, founder, capitali, connessioni. Lo facciamo qui perché Torino ha già tutto quello che serve: talento, ricerca, una comunità che lavora da anni. Mancava solo un punto di accesso strutturato. Da oggi c’è», ha dichiarato.
L’hub si propone infatti come uno spazio fisico e operativo capace di connettere il territorio italiano con il mercato internazionale Bitcoin, offrendo opportunità professionali, networking, formazione e supporto allo sviluppo di nuove imprese.
Il Politecnico di Torino rafforza la ricerca su Bitcoin
Durante l’evento è stata annunciata anche la seconda edizione del Master in Bitcoin e Lightning Network del Politecnico di Torino, il primo programma universitario pubblico italiano interamente dedicato a Bitcoin.
La prima edizione, conclusa nel 2025, ha registrato un numero di candidature doppio rispetto ai posti disponibili: circa 60 domande per 30 posti. Un dato che, secondo gli organizzatori, conferma la crescita dell’interesse verso competenze specialistiche legate alle tecnologie decentralizzate.
Contestualmente è stato presentato anche l’Osservatorio Bitcoin del Politecnico di Torino, nuova struttura di ricerca che coinvolgerà docenti, ricercatori e dottorandi attraverso cinque borse dedicate allo studio di Bitcoin e delle sue applicazioni tecnologiche ed economiche.
«Il Politecnico di Torino si è affermato negli ultimi anni come protagonista con numerose iniziative che hanno contribuito a rendere Torino il centro nazionale della formazione in ambito Bitcoin», ha spiegato Danilo Bazzanella, presidente dell’Osservatorio. «Dal primo insegnamento universitario dedicato a Bitcoin al primo Executive Master sul tema, fino alla creazione del team studentesco BitPolito e al recente avvio dell’Osservatorio».
Sulla stessa linea Michele Uberti, project lead dell’Osservatorio Bitcoin, che ha sottolineato come intorno al Politecnico si sia già sviluppata «una delle comunità Bitcoin più attive d’Italia», destinata ora a dialogare con il mondo della ricerca internazionale e con l’industria globale.
Il modello Lugano e il ponte tra Italia e Svizzera
Tra i modelli di riferimento citati durante la presentazione c’è quello di Lugano, dove il programma Plan ₿ — sviluppato dalla città insieme a Tether — ha trasformato il territorio in uno dei principali laboratori europei dedicati all’adozione di Bitcoin.
Secondo i dati ufficiali del progetto, oltre 360 attività commerciali luganesi accettano oggi pagamenti in Bitcoin, Tether e LVGA. In città risultano inoltre registrate più di cento realtà legate alla blockchain, mentre il polo PoW Space ospita circa trenta aziende e cinquanta professionisti che lavorano quotidianamente sul territorio.
Per il sindaco Michele Foletti, il dialogo con Torino rappresenta un passaggio strategico nella costruzione di una rete europea dell’innovazione.
«Con Plan ₿ Lugano ha scelto di non limitarsi a osservare il cambiamento tecnologico, ma di sperimentarlo concretamente sul territorio. Il dialogo con Torino rappresenta un passaggio importante: significa contribuire alla costruzione di una rete europea di città capaci di innovare in modo pragmatico e orientato al futuro».
Anche Denis Roio della Fondazione Plan B ha evidenziato il valore della collaborazione tra le due città: «Lugano è oggi uno dei laboratori più avanzati in Europa per comprendere cosa accade quando Bitcoin entra nella vita quotidiana: formazione, lavoro, servizi, imprese e pubblica amministrazione».
Torino punta a diventare un hub europeo Bitcoin
Secondo i promotori, Torino parte da una base già consolidata. Negli ultimi anni la città ha visto crescere meetup, associazioni e iniziative accademiche dedicate a Bitcoin, grazie anche all’attività di BitPolito e dell’Associazione Bitcoin Torino.
«In più di sei anni Torino si è affermata come uno degli hub Bitcoin più importanti al mondo attraverso una crescita organica dal basso», ha spiegato Emile Jellinek dell’Associazione Bitcoin Torino. «Ora è il momento che istituzioni e imprese contribuiscano a questo rinnovamento economico perfettamente coerente con lo spirito ingegneristico e imprenditoriale della città».
Blox Space nasce dunque con una triplice vocazione: creare opportunità lavorative per giovani professionisti, offrire un’infrastruttura di supporto a founder e startup e aprire alla cittadinanza uno spazio permanente di divulgazione, eventi e formazione.
In questo senso il progetto punta a diventare il punto di contatto tra la nuova industria globale Bitcoin e il tessuto economico italiano, con l’ambizione di trasformare Torino in uno dei principali poli europei dedicati all’innovazione decentralizzata.
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Innovazione
Innosfera il nuovo il portale dell’Università di Torino dedicato all’innovazione
Innosfera, è il nuovo il portale dell’Università di Torino dedicato all’innovazione per chi desidera sviluppare progetti di innovazione, iniziative imprenditoriali e collaborazioni con il mondo produttivo.
L’iniziativa si rivolge alla comunità accademica e agli attori dell’ecosistema – ricercatori e ricercatrici, studenti, startup, imprese e investitori – con l’obiettivo di favorire nuove progettualità e rafforzare il dialogo tra università e sistema economico. Attraverso il sito e i canali dedicati, Innosfera diffonde opportunità per lo sviluppo di progetti innovativi, tra bandi di finanziamento, programmi di formazione, ed eventi provenienti dall’ecosistema dell’innovazione a Torino, in Italia e all’estero, insieme alle iniziative e alle attività promosse dall’Ateneo per supportare l’imprenditorialità accademica, il trasferimento tecnologico e lo sviluppo di nuovi percorsi di impresa.
Il portale organizza e rende accessibili queste opportunità in un unico ambiente, facilitando l’incontro tra domanda e offerta di innovazione.
Accanto allo spazio digitale del portale, l’Università di Torino ha attivato una presenza presso OGR Tech, uno dei principali hub dell’innovazione a livello nazionale, per favorire l’incontro tra ricerca universitaria, startup e mondo imprenditoriale. Il presidio, in via sperimentale, prevede l’utilizzo di postazioni di lavoro dedicate ai referenti dell’Università impegnati nelle attività di innovazione. Lo spazio è pensato come un punto operativo di facilitazione e relazione: da un lato, offre l’opportunità di immergersi nell’ecosistema OGR Tech, partecipare ad eventi e sviluppare occasioni di networking e collaborazione; dall’altro, consente all’Ateneo di presidiare attivamente le relazioni con stakeholder, imprese e investitori, promuovendo incontri mirati, attività di scouting progettuale e opportunità di partnership e co-progettazione.
Con Innosfera, l’Università di Torino aggiunge dunque un nuovo tassello alle proprie iniziative dedicate alla valorizzazione della ricerca e dell’innovazione: uno spazio digitale pensato per sostenere lo sviluppo di nuovi progetti, affiancato da una presenza fisica nei luoghi in cui l’innovazione prende forma e cresce ogni giorno. Un’infrastruttura che contribuisce a posizionare l’Ateneo come nodo attivo e riconoscibile nell’ecosistema dell’innovazione, a livello locale, nazionale e internazionale.
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