Connect with us

Acqua

Legambiente e Altreconomia presentano il dossier ‘Acque in bottiglia. Un’anomalia tutta italiana’

Published

on

È un bene primario, vitale e da preservare. L’acqua, invece, continua spesso a essere gestita come se fosse proprietà privata a vantaggio di pochi che si assicurano enormi guadagni a discapito di cittadini, dell’ambiente e delle stesse casse statali. Il settore dell’acqua in bottiglia in Italia non conosce crisi: un giro d’affari stimato intorno ai 10 miliardi euro all’anno, con un fatturato per le sole aziende imbottigliatrici che i rapporti di settore stimano in 2,8 miliardi di euro, di cui solo lo 0,6% arriva nelle casse dello Stato. Le aziende infatti pagano canoni che raggiungono al massimo i 2 millesimi di euro al litro (un costo di 250 volte inferiore rispetto al prezzo medio di vendita dell’acqua in bottiglia). In Italia ci sono oltre 260 marchi distribuiti in circa 140 stabilimenti che imbottigliano gli oltre 14 miliardi di litri necessari per garantire l’esorbitante consumo pro-capite nostrano (206 litri annui), che fanno dell’Italia il primo Paese in Europa e il secondo nel mondo (dietro solo al Messico) per consumo di acqua imbottigliata, stando a i dati forniti da Censis.

A riportare l’analisi sul business dell’acqua in bottiglia sono Legambiente e Altreconomia che presentano il dossier “Acque in bottiglia. Un’anomalia tutta italiana”, in cui si riporta la non sostenibilità dell’attuale modello di gestione della risorsa idrica e le carenze strutturali del nostro Paese. Per questo l’associazione ambientalista chiede che la concessione di beni comuni naturali e di pregio venga sottoposta ad attente regole di assegnazione e gestione, nonché a canoni adeguati in modo da evitarne abusi nell’utilizzo e rendite per pochi.

«I dati riportati nel rapporto evidenziano come in Italia l’acqua in bottiglia garantisca ancora oggi un business miliardario, in costante aumento negli ultimi anni, così come i consumi – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente -. Alla base del record tutto italiano il falso mito che sia migliore e più controllata di quella del nostro rubinetto e soprattutto un costo della materia prima (l’acqua), per chi imbottiglia, praticamente nullo: una media di appena 1 millesimo di euro per ciascun litro imbottigliato. Per questo proponiamo di applicare un canone minimo a livello nazionale di almeno 20 euro al metro cubo, cioè 2 centesimi di euro al litro imbottigliato. Un canone comunque irrisorio, ma già dieci volte superiore a quello attuale e che permetterebbe alle Regioni di incrementare gli introiti di almeno 280 milioni di euro l’anno, da reinvestire in politiche e interventi in favore dell’acqua di rubinetto e per la tutela di della risorsa idrica, oggi messa a dura prova anche dai cambiamenti climatici e dalle continue emergenze siccità.”

L’obiettivo di incrementare l’utilizzo dell’acqua di rubinetto e ridurre l’eccessivo uso di bottiglie di plastica è anche al centro dei recenti cambiamenti in atto nella legislazione europea, dalla Plastic Strategy alla nuova proposta di revisione della direttiva sulle acque potabili presentata lo scorso 1 febbraio, con una riduzione del 17% dei consumi di acqua in bottiglia di plastica e un risparmio conseguente per le famiglie europee pari a 600 milioni di euro l’anno. Intanto il consumo di acqua in bottiglia nel nostro Paese continua a crescere, con una produzione che oscilla tra i 7 e gli 8 miliardi di bottiglie all’anno. Il 90% dell’acqua emunta e imbottigliata in Italia non valica i confini. Nel 2010 erano dodici i miliardi di litri confezionati, saliti a quattordici nel 2016.

Un affare miliardario che vede gli enti regionali accontentarsi delle briciole: appena 18 milioni, secondo una recente stima riportata di Repubblica (inchiesta pubblicata il 2 gennaio dal titolo “La minerale non disseta i comuni”), rispetto ai circa 2,8 miliardi all’anno che guadagnano invece le aziende concessionarie. Alle aziende che hanno una concessione per imbottigliare l’acqua vengono concessi canoni a dir poco irrisori e che spesso addirittura vengono ridotti ulteriormente se, invece, della plastica utilizzano vetro o meccanismi di vuoto a rendere. Un’attenzione che fa sicuramente bene all’ambiente, peccato però che il prezzo al consumatore finale non cambi mai. Nel migliore dei casi le aziende concessionarie infatti pagano 2 millesimi di euro al litro, cioè cento volte meno del prezzo di 50 centesimi che i cittadini pagano in media per una bottiglia d’acqua in un supermercato; anche mille volte inferiore, invece, a quello che si paga per una bottiglietta venduta al dettaglio in bar, ristoranti, stazioni o negli aeroporti.

Oggi si contano oltre 290 concessioni attive nel territorio italiano per un totale di circa 250 chilometri quadrati di aree date in affidamento. Nel corso di questi anni la situazione è migliorata per ciò che riguarda l’adeguamento ai criteri di definizione dei canoni di concessioni dettati dal documento della Conferenza Stato Regioni, ma siamo ancora molto lontani dalla proposta dei 20 euro/metrocubo, come criterio unico nazionale, ovvero 2 centesimi al litro, che proponiamo nel dossier.

I canoni che le Regioni applicano, in maniera differente da Regione a Regione, seguono tre criteri in funzione degli ettari in concessione, dei volumi emunti e di quelli imbottigliati: solo 5 Regioni applicano tutti e tre i criteri previsti (Emilia Romagna, Lazio, Molise, Sicilia e provincia autonoma di Bolzano), mentre nel 62% dei casi le Regioni applicano due canoni su tre. Sono 3 le Regioni che applicano un solo canone (Abruzzo, Sardegna e Toscana). I prezzi applicati ai canoni di concessione sono molto eterogenei tra loro: si passa da un minimo di 21,38 euro per ettaro previsto in Emilia Romagna (che applica però tutti e tre i canoni previsti) ai 130 euro/ettaro previsti in Puglia (che applica invece un solo canone per la concessione) o ai 587,68 applicati in Veneto nelle concessioni di pianura. L’aspetto più interessante riguarda però il canone per i quantitativi imbottigliati, che presentano un valore medio di 1,15 euro/metro cubo, ovvero 1 millesimo di euro al litro, che può salire nel migliore dei casi ai 2,70 euro/metro cubo applicato dalla Provincia Autonoma di Bolzano (corrispondente comunque a 2,7 millesimi di euro al litro) e che invece può ridursi fino a 0,30 euro a metro cubo come avviene in Abruzzo. Le Regioni che non prevedono nulla per i quantitativi di acqua imbottigliata e che quindi sono rimaste ancora indietro rispetto a questo importante canone sono Puglia, Umbria e Sardegna. Se venisse applicata la proposta di Legambiente in queste tre regioni, solo per fare un esempio, i possibili introiti che intascherebbero le casse regionali e comunali sarebbero rispettivamente di 1,2 milioni di euro/anno, 6,7 e 22,6 mentre considerando anche le altre Regioni, in base ai dati disponibili, gli introiti totali potrebbero essere di oltre 250 milioni di euro/anno (vedi tabella allegata).

Problemi alla rete e scarsa fiducia dei cittadini. Nonostante l’Italia sia ricca di acqua, e per lo più di buona qualità, esistono purtroppo alcune criticità nel sistema di approvvigionamento, di gestione e di controllo che spesso contribuiscono ad alimentare la sfiducia nei confronti dell’acqua del rubinetto, che oggi riguarda circa un terzo delle famiglie italiane. Tra i problemi più frequenti sicuramente l’inadeguatezza della rete idrica: si arriva a una dispersione media del 40,6% (mentre la media europea si assesta intorno al 23%): il 60% degli acquedotti italiani ha un’età superiore a 30 anni (il 24% ha più di 50 anni) e su 350mila chilometri di tubazioni almeno la metà risultano da riparare o sostituire. Frequenti sono anche i casi di razionamento delle acque, non soltanto nei periodi estivi o di siccità, in varie città italiane per contrastare la mancanza di acqua. Solo lo scorso anno, secondo i dati Istat, il 9,4% delle famiglie italiane ha lamentato un’erogazione irregolare dell’acqua nelle abitazioni. Ci sono inoltre alcune situazioni di contaminazione dell’acqua potabile, connesse con l’inquinamento delle falde utilizzate per l’approvvigionamento o con problemi lungo la distribuzione, che non migliorano di certo la percezione dei cittadini sul tema e su cui è urgente intervenire in maniera tempestiva e con una chiara e trasparente attività di informazione per la popolazione coinvolta.

“Si tratta però di situazioni puntuali per lo più note e segnalate dalle autorità competenti, che non devono essere generalizzate su tutto il territorio nazionale – aggiunge Andrea Minutolo, coordinatore scientifico di Legambiente e curatore del rapporto -. I controlli sull’acqua che arriva nelle nostre case sono molto accurati e frequenti (a Roma ad esempio vengono eseguiti circa 250mila controlli all’anno) e la normativa è in continuo aggiornamento, a livello europeo, con la discussione iniziata nel 1 febbraio scorso della nuova direttiva sulle acque potabili, il cui obiettivo è proprio quello di incrementare l’utilizzo di acqua di rubinetto e ridurre l’eccessivo consumo di bottiglie di plastica, e nazionale, dove si sta sperimentando lo strumento dei Water Safety Plan. Quest’ultimo si pone l’obiettivo di prevenire i problemi qualitativi sulle acque potabili e al tempo stesso rafforza la rete dei controlli e le modalità di comunicazione, informazione e trasparenza”.

Quanta plastica. In Italia, in base ai dati elaborati da Legambiente, il 90-95% delle acque viene imbottigliato in contenitori di plastica e il 5-10% in contenitori in vetro: in pratica ogni anno vengono utilizzate tra i 7 e gli 8 miliardi di bottiglie di plastica. Numeri impressionanti anche rispetto agli impatti ambientali: più del 90% delle plastiche prodotte derivano da materie prime fossili vergini (il 6% del consumo globale di petrolio) e l’80% dell’acqua imbottigliata in Italia viene trasportata su gomma (un autotreno immette nell’ambiente anche 1300 kg di CO2 ogni 1000 km). Per questo le bottiglie di plastica rappresentano uno dei nodi centrali anche nella recente Plastic Strategy europea, presentata a fine 2017, che si pone l’obiettivo di ridurre i consumi di bottiglie e di fermarne la dispersione nell’ambiente, a partire da quello marino-costiero. Dall’indagine Beach Litter condotta da Legambiente lo scorso anno emerge che oltre l’80% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge italiane tra il 2014 e il 2017 sono oggetti in plastica e che bottiglie e tappi ne rappresentano il 18%: in pratica l’equivalente di oltre 15mila bottiglie. Senza calcolare che i rifiuti visibili sono stimati in una percentuale di circa il 15% rispetto a quelli in realtà sommersi e presenti sui nostri fondali.

Il dossier è scaricabile al seguente link https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/acque-bottiglia-2018-una-anomalia-tutta-italiana


Google Aggiungi Massa Critica tra le fonti preferite di Google



Google NewsRicevi le nostre ultime notizie da Google News - SEGUICI


Massa Critica è una piattaforma di informazione, partecipazione e attivazione dei cittadini per favorire l'attivazione di quanti condividono aspirazioni nuove e innovative su sostenibilità , tecnologia , innovazione , startup , cibo , social innovation, salute.
.Vuoi saperne di più su Massa Critica ? Ecco la nostra presentazione.
Ti  è piaciuto Massa Critica ? Bene! Iscriviti alla nostra newsletter. e al nostro canale Telegram.
Se ti piace il nostro lavoro vai alla nostra pagina su Facebook e clicca su "Like".
Se preferisci puoi anche seguirci via Twitter , via Instagram e via Youtube.


Per sostenerci abbiamo bisogno del vostro contributo, per questo vi chiediamo di supportarci concretamente attraverso Paypal o Satispay. Grazie per il vostro contributo e per la vostra fiducia!


Donazione con Paypal o carta di credito



Donazione con Satispay


Acqua

Legambiente lancia un appello per la gestione strutturale del bacino del Fiume Po.

Published

on

Il fiume Po è sempre più in secca, insieme a lui anche i principali laghi della Penisola, mentre in alta quota gli accumuli nevosi residuali sono pressoché nulli e inferiori alla media. L’Italia, dal canto suo, ancora una volta interviene in fase emergenziale e a colpi di ordinanze di limitazione dei consumi. A denunciare l’approccio del Paese è Legambiente che lancia un appello al Governo e alla Regioni del bacino padano indirizzando loro otto proposte per una gestione strutturale del bacino del Fiume Po. Qui ogni anno vengono prelevati oltre 20 miliardi di metri cubi d’acqua, sia dalle fonti superficiali che dalle acque sotterranee. Di questi, quasi il 75% è destinato agli usi irrigui; la restante parte, proveniente soprattutto dalle acque sotterranee, è per usi industriali e civili.
Legambiente chiede all’Esecutivo e agli organi istituzionali regionali più responsabilità e interventi strutturali a partire dall’approvazione definitiva del DPR sul riutilizzo delle acque reflue per combattere la siccità in agricoltura e dallo stanziamento delle risorse economiche necessarie per attuare il Piano nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici. Accanto a questi due interventi, è inoltre importante la piena integrazione dell’adattamento climatico nei Piani di Gestione dei Bacini Idrografici previsti dalla Direttiva Quadro Acque e, più in generale, mettere in campo una transizione agroecologica del settore primario (che tenga insieme la revisione degli ordinamenti colturali, la domanda irrigua, le pratiche agricole, valorizzando anche il ruolo dei suoli nella ricarica delle falde), definire una governance unica a livello di bacino per la gestione della risorsa idrica e una strategia che integri  infrastrutture (evitando nuove dighe e facilitando la realizzazione di piccoli bacini su scala aziendale),  gestione della domanda, Nature Based Solutions. Senza dimenticare quegli interventi che includono risparmio, economia circolare e tutela degli ecosistemi come ridurre le perdite delle reti, il recupero della capacità degli invasi esistenti, il ripristino degli ecosistemi fluviali e la capacità del territorio di trattenere l’acqua per la sua infiltrazione in falda. È importante, inoltre, portare avanti una politica permanente di informazione, monitoraggio, controlli e coinvolgimento di tutti gli utilizzatori della risorsa idrica. Ad oggi per l’associazione ambientalista le ordinanze di limitazione dei consumi e gli appelli al risparmio sono strumenti importanti e utili nelle situazioni di emergenza, ma non possono essere la risposta principale a un fenomeno che, ormai, è in grado di mettere in crisi l’agricoltura, le attività produttive, gli ecosistemi della pianura e quindi la qualità della vita delle comunità.
Po, laghi e accumuli nevosi in quota: I dati del Po in secca sono sempre più preoccupanti: le portate del fiume sono inferiori ai valori medi climatici dello stesso periodo 1991-2020, con anomalie, per il mese di giugno, che superano il 60% per tutte le stazioni di riferimento. Le peggiori sono Piacenza (-67%) e Cremona (-65%), ma anche Pontelagoscuro (-65%), Borgoforte (-64%) e Boretto (-62%) presentano condizioni critiche. Pontelagoscuro in particolare è sotto i riflettori perché la portata registrata in questa stazione fa da campanello d’allarme all’ingressione dell’acqua del mare nel Delta. Attualmente la portata è di 264 m³/s, ben al di sotto della soglia di 450 m³/s necessaria a contenere il cuneo salino nel Delta. Preoccupa anche la situazione dei grandi laghi della Penisola, che presentano altezze idrometriche inferiori alla media e che sono sempre più sotto pressione anche a causa di inquinamento e attività antropiche, come raccontato da Legambiente nel suo ultimo report “Laghi sotto pressione”.
Legambiente ricorda, inoltre, che uno dei nodi strutturali della gestione della risorsa nel bacino del Po riguarda il sistema delle concessioni di derivazione, che in molti casi riflette esigenze storiche e dei singoli territori più che una pianificazione integrata a scala di bacino. Molte concessioni risalgono a condizioni climatiche e disponibilità idriche profondamente diverse dalle attuali e non sempre sono state riviste per tenere conto delle reali disponibilità e della necessità di garantire il deflusso ecologico dei fiumi (vincolo ambientale normativo), e dunque gli obiettivi di tutela degli ecosistemi. A conferma della problematicità della questione derivazioni, pesa sull’Italia la procedura d’infrazione (2027/2025) arrivata a gennaio 2026 per non aver correttamente recepito la Direttiva quadro sulle Acque in quanto la normativa nazionale non prevede la registrazione di tutte le autorizzazioni per il prelievo o l’arginamento delle acque.
I focus regionali
Veneto: Un granchio blu spiaggiato sul letto in secca del Po, a 70 chilometri dalla foce.
È forse l’immagine più emblematica della crisi che sta attraversando il fiume Po nel tratto Veneto, proprio in quel tratto d’Alto Polesine, che è stato recentemente riconosciuto come parte della Riserva della Biosfera Mab Unesco Po Grande. Al Delta non arriva più acqua, perché è saltato il regime idrologico di piogge e disgelo dei ghiacciai che lo alimentava come un tempo, mentre un modello agricolo sempre più bisognoso di acqua ha fatto il resto. Il progressivo abbassamento del livello del fiume e l’accumulo di carico organico e nutrienti derivanti da agricoltura, allevamenti e scarichi dei depuratori, che a differenza del primo non diminuiscono, portano ad una distrofia dell’ambiente fluviale, con conseguente abnorme crescita di piante acquatiche e alghe e moria della fauna acquatica, con rischio per la conservazione della biodiversità del fiume. La situazione è altrettanto critica nelle aree lagunari, le temperature elevate e l’assenza prolungata del contributo di acqua dolce dal fiume, effetti sinergici del cambiamento climatico, trasformano le sacche in una vera e propria “pentola salata” naturale, mettendo in ginocchio il comparto della pesca e dell’acquacoltura, già provato dalla presenza del granchio blu. La Regione Veneto nei giorni scorsi ha dichiarato lo stato di emergenza e ha emanato un’ordinanza sulla siccità, ma vedendo gli inefficienti irrigatori a pioggia in funzione in questi giorni sui campi di mais ancora accesi, non sembra che tutti l’abbiano colta. Quelle che un tempo si consideravano eccezionali condizioni di carenza idrica, sono ormai situazioni che si ripresentano con una frequenza tale da non poter più essere considerate eccezionali.
Piemonte. Il Po soffoca, la Regione vuole togliere l’acqua al fiume
La fioritura algale che in questi giorni interessa il Po a Torino è l’ennesimo campanello d’allarme di una crisi idrica sempre più grave. Temperature elevate, portate ridotte e l’eccesso di nitrati, provenienti dalle attività agricole e zootecniche e dai depuratori cittadini che non vengono più diluiti, a monte favoriscono la proliferazione di alghe e specie vegetali alloctone e invasive, alterando l’equilibrio dell’ecosistema fluviale. Quanto sta accadendo evidenzia tutta la contraddizione delle politiche regionali. L’assessore regionale all’ambiente Matteo Marnati continua a portare avanti una battaglia per indebolire il principio del deflusso ecologico, ossia quella quantità minima d’acqua necessaria a garantire la vita del corso d’acqua. Presentare il deflusso ecologico come un ostacolo alla salvaguardia dell’agricoltura è una visione miope. Senza un fiume in salute non esiste futuro nemmeno per l’agricoltura. La crisi climatica impone di ridurre sprechi e pressioni sulla risorsa idrica, non di sottrarre ulteriore acqua agli ecosistemi.
Lombardia. In Lombardia i problemi per la stagione irrigua erano chiari già a inizio marzo: è questo, infatti, il periodo in cui il bilancio del principale serbatoio idrico lombardo, quello costituito dall’accumulo nevoso in montagna, raggiunge il suo picco. Mentre negli ultimi vent’anni il dato dell’equivalente idrico della neve al 1° marzo è stato in media di 2,3 miliardi di metri cubi di acqua, nel 2026 il dato risultava inferiore a 1,3 miliardi di mc. A peggiorare la situazione anche l’aumento delle temperature primaverili, che ha fatto sì che le nevi risultassero sostanzialmente già esaurite a fine maggio, contro un dato, basato sulla media ventennale, che colloca la data di fine disgelo alla prima settimana di luglio. Questo anticipo del disgelo, insieme alla fusione delle masse glaciali, ridefinisce l’idrologia dell’intera regione rendendo critica e incerta la disponibilità di risorsa idrica utilizzabile a scopi irrigui nei mesi cruciali per le colture estive.
Un miliardo di metri cubi in meno per l’estate non è un dato trascurabile nemmeno nella regione italiana più ricca di acque dolci: gli invasi che interessano il territorio lombardo sono in grado di stoccare 2,5 miliardi di metri cubi, considerando insieme il volume regolato dei grandi laghi prealpini e quello degli invasi idroelettrici alle quote montane. Secondo l’ultimo bollettino delle risorse idriche, a fine giugno il valore complessivo degli stoccaggi idrici lacustri è sceso a 1,2 miliardi di metri cubi, 0,7 miliardi in meno dell’atteso: il beneficio delle abbondanti piogge tra maggio e inizio giugno si è già quasi esaurito.
Il quadro delle carenze idriche estive si sta consolidando come situazione sempre più strutturale per il sistema agricolo lombardo. È evidente che il cambiamento climatico ha reso insostenibile l’ordinamento colturale della pianura: se cambia il clima devono cambiare anche le colture, in particolare quelle a raccolto estivo. Tra queste la più esigente, quella del mais, dovrà necessariamente cedere spazio ad altre coltivazioni, mentre per quanto riguarda il riso occorrerà ridurre l’intensità di coltivazione e ripristinare metodi tradizionali di irrigazione, abbandonando la semina in asciutta, che posticipa l’allagamento e così concentra il fabbisogno idrico proprio nei mesi estivi. Allo stesso tempo occorrerà ripristinare gli usi invernali e primaverili delle acque, ad esempio per alimentare le marcite, che permettono di utilizzare la risorsa in momenti in cui essa non è scarsa, rifornendo allo stesso tempo la falda, con effetti benefici per le portate fluviali nei mesi successivi.
Emilia-Romagna: La portata del fiume Po a Pontelagoscuro al 7 luglio era di 323 m³/s, quando la media storica 1923-2024 parla di portate per questo periodo pari a 1100 m³/s: il risultato di questa ridottissima portata è la risalita del cuneo salino – ovvero dell’acqua salata dal mare – per 25 km dalla foce. Un evento di risalita del cuneo salino così importante produrrà danni agli ecosistemi e all’agricoltura, quest’ultima già sotto pressione a causa delle alte temperature. Ma non solo il Po è in sofferenza: anche molti dei suoi affluenti hanno portate esternamente ridotte, tanto che la Regione Emilia-Romagna già da fine giugno si è attivata con un determina per regolare i prelievi idrici da acque superficiali.

Google Aggiungi Massa Critica tra le fonti preferite di Google



Google NewsRicevi le nostre ultime notizie da Google News - SEGUICI


Massa Critica è una piattaforma di informazione, partecipazione e attivazione dei cittadini per favorire l'attivazione di quanti condividono aspirazioni nuove e innovative su sostenibilità , tecnologia , innovazione , startup , cibo , social innovation, salute.
.Vuoi saperne di più su Massa Critica ? Ecco la nostra presentazione.
Ti  è piaciuto Massa Critica ? Bene! Iscriviti alla nostra newsletter. e al nostro canale Telegram.
Se ti piace il nostro lavoro vai alla nostra pagina su Facebook e clicca su "Like".
Se preferisci puoi anche seguirci via Twitter , via Instagram e via Youtube.


Per sostenerci abbiamo bisogno del vostro contributo, per questo vi chiediamo di supportarci concretamente attraverso Paypal o Satispay. Grazie per il vostro contributo e per la vostra fiducia!


Donazione con Paypal o carta di credito



Donazione con Satispay


Continue Reading

Acqua

Il Piemonte al secondo posto tra i territori virtuosi per usi e consumi idrici in ambito domestico

Published

on

In Piemonte il risparmio idrico è diventato un’abitudine diffusa. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, la seconda edizione dell’“Osservatorio sugli usi e consumi idrici in ambito domestico”. L’indagine fotografa una regione attenta e consapevole nella gestione dell’acqua tra le mura di casa, conquistando il secondo posto a livello nazionale tra i territori più virtuosi: il 78% dei cittadini dichiara di adottare comportamenti orientati alla riduzione degli sprechi, un dato che colloca la regione subito dietro l’Emilia‑Romagna (80%) e davanti alla Lombardia (76%),confermando una diffusa sensibilità verso l’uso responsabile della risorsa acqua.

8 cittadini piemontesi su 10 adottano buone pratiche per ridurre gli sprechi domestici d’acqua.  Il 54% effettua regolarmente manutenzione per evitare perdite.  Più di 8 piemontesi su 10 chiudono sempre o quasi il rubinetto quando non serve (nel 2025 meno del 50%) Il 90% utilizza lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico.

In Piemonte questa attenzione coinvolge uomini e donne in modo equilibrato (rispettivamente 46% e 54%) ed è particolarmente radicata nelle fasce d’età più adulte: oltre il 27% dei cittadini ha tra i 46 e i 55 anni, il 26% rientra nella fascia 56-65 anni e il quasi il 22% supera i 66 anni, a conferma di come la gestione consapevole dell’acqua sia strettamente legata alla quotidianità domestica.

Le buone pratiche sono ormai parte della routine. Il 92% dei cittadini piemontesi preferisce la doccia al bagno e quasi l’80% ne limita la durata entro i dieci minuti, con circa il 40% che si mantiene intorno ai cinque minuti. Il 90% utilizza lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico, mentre l’80% circa chiude sempre o quasi il rubinetto durante le attività quotidiane come lavarsi i denti o insaponarsi, dato in forte crescita rispetto al 2025 quando meno del 50% aveva questa routine. Anche la manutenzione gioca un ruolo importante: oltre il 53% interviene con costanza su impianti e rubinetteria per prevenire perdite e sprechi (contro il 45% nel 2025).

Si consolidano inoltre comportamenti domestici attenti alla gestione dell’acqua in cucina e negli spazi verdi: più del 50% lava frutta e verdura in ammollo anziché sotto l’acqua corrente e oltre il 77% annaffia le piante nelle ore serali per ridurre l’evaporazione. Tra le strategie di risparmio più citate emergono l’attenzione a non sprecare acqua nelle azioni quotidiane (36%) e l’utilizzo di cicli “eco” per gli elettrodomestici (31%).

L’indagine ha, inoltre, fatto emergere un chiaro segnale di una crescente sensibilità ambientale complessiva: l’87% dei cittadini si dichiara già disponibile a modificare le proprie abitudini per ridurre l’impatto ambientale legato al consumo d’acqua.

Nel complesso emerge il profilo di una regione in cui la sostenibilità si costruisce soprattutto attraverso comportamenti diffusi, concreti e quotidiani, più che tramite grandi interventi strutturali. La somma di piccoli gesti quotidiani consente oggi al Piemonte di distinguersi come uno dei territori italiani più responsabili nella gestione dell’acqua tra le mura domestiche.

I dati regionali si inseriscono in un quadro italiano che vede oltre il 90% della popolazione impegnato in azioni quotidiane per limitare i consumi idrici, segno di una sensibilità ormai consolidata verso la tutela della risorsa acqua, anche se l’adozione di soluzioni tecnologiche per l’efficienza domestica resta ancora minoritaria.


Google Aggiungi Massa Critica tra le fonti preferite di Google



Google NewsRicevi le nostre ultime notizie da Google News - SEGUICI


Massa Critica è una piattaforma di informazione, partecipazione e attivazione dei cittadini per favorire l'attivazione di quanti condividono aspirazioni nuove e innovative su sostenibilità , tecnologia , innovazione , startup , cibo , social innovation, salute.
.Vuoi saperne di più su Massa Critica ? Ecco la nostra presentazione.
Ti  è piaciuto Massa Critica ? Bene! Iscriviti alla nostra newsletter. e al nostro canale Telegram.
Se ti piace il nostro lavoro vai alla nostra pagina su Facebook e clicca su "Like".
Se preferisci puoi anche seguirci via Twitter , via Instagram e via Youtube.


Per sostenerci abbiamo bisogno del vostro contributo, per questo vi chiediamo di supportarci concretamente attraverso Paypal o Satispay. Grazie per il vostro contributo e per la vostra fiducia!


Donazione con Paypal o carta di credito



Donazione con Satispay


Continue Reading

Acqua

22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua: il tema 2026 è Water and Gender

Published

on

Il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare a tutti l’importanza vitale di questa risorsa e la necessità di una sua gestione equa e sostenibile.

Per il 2026, la campagna internazionale ha scelto il tema “Water and Gender”, accompagnato dal messaggio “Where water flows, equality grows”.

L’attenzione è rivolta al legame tra acqua e parità di genere: in molte parti del mondo, infatti, la mancanza di accesso a servizi idrici sicuri colpisce in modo sproporzionato donne e ragazze, influenzando salute, istruzione, sicurezza e opportunità economiche. L’accesso all’acqua e la sua qualità rappresentano elementi centrali non solo per la tutela ambientale, ma anche per il benessere sociale, con impatti che si riflettono in modo differenziato su gruppi e contesti diversi. Il tema dell’equità, al centro dell’edizione 2026, richiama l’importanza di una gestione della risorsa che sia attenta alle esigenze di tutti, promuovendo partecipazione, consapevolezza e responsabilità condivisa.


Google Aggiungi Massa Critica tra le fonti preferite di Google



Google NewsRicevi le nostre ultime notizie da Google News - SEGUICI


Massa Critica è una piattaforma di informazione, partecipazione e attivazione dei cittadini per favorire l'attivazione di quanti condividono aspirazioni nuove e innovative su sostenibilità , tecnologia , innovazione , startup , cibo , social innovation, salute.
.Vuoi saperne di più su Massa Critica ? Ecco la nostra presentazione.
Ti  è piaciuto Massa Critica ? Bene! Iscriviti alla nostra newsletter. e al nostro canale Telegram.
Se ti piace il nostro lavoro vai alla nostra pagina su Facebook e clicca su "Like".
Se preferisci puoi anche seguirci via Twitter , via Instagram e via Youtube.


Per sostenerci abbiamo bisogno del vostro contributo, per questo vi chiediamo di supportarci concretamente attraverso Paypal o Satispay. Grazie per il vostro contributo e per la vostra fiducia!


Donazione con Paypal o carta di credito



Donazione con Satispay


Continue Reading

Suggerimenti per te

Seguici via Whatsapp

Iscriviti alla nostra Newsletter

Suggerimenti

Ultimi Articoli

Suggerimenti per te

Covering Climate Now

Suggerimenti per Te

Startup on Air

Startup Onair

Suggerimenti

CO2WEB