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Spazio

Artemis II – Dalle ore precedenti al lancio alla rotta verso la Luna

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Mercoledì 2 aprile 2026 (almeno in Italia), la NASA lancerà dal Kennedy Space Center in Florida la missione Artemis II, la prima del programma con un equipaggio umano a bordo. 

All’interno della capsula Orion vi saranno infatti quattro astronauti: Reid Wiseman (il comandante della missione), Victor Glover (il pilota), Christina Koch ed il canadese Jeremy Hansen come specialisti di missione. Non è una missione banale visto che sarà la prima volta dall’epoca dell’Apollo 17 (dicembre ‘72) che gli uomini lasceranno l’orbita terrestre per spingersi fino alla Luna, tra l’altro con diversi primati: Glover diventerà la prima persona di colore, Koch la prima donna e Hansen il primo non americano a viaggiare verso il nostro satellite.

Ma come si arriva al lancio di questo enorme razzo, ossia l’SLS (Space Launch System)?

Nelle circa cinquanta ore che precedono il momento del decollo, si succedono operazioni precise. Quello che il pubblico vede, ossia il fumo bianco, il booster che si accende ed il razzo che sale, è il risultato di questi due giorni di preparazione, una sequenza operativa articolata con pause volontarie e decisioni prese dal team di missione derivanti da migliaia di parametri monitorati simultaneamente.

Ci sono due modi di etichettare il tempo durante le operazioni pre-lancio: il “L-Minus” ossia che indica semplicemente quante ore mancano al decollo e che scorre costantemente, senza fermarsi. Poi c’è il T-Minus, che indica la sequenza tecnica degli eventi e quando vi sono delle pause pianificate, questo timer si ferma. 

Nelle prime 24 ore i tecnici attivano tutti i sistemi a bordo di Orion, dello Stadio centrale e dell’ICPS (Interim Cryogenic Propulsion Stage), si caricano le batterie di bordo al 100% e si portano i quattro motori RS-25 in condizione termica ottimale. l’RS-25 è tra l’altro una vecchia conoscenza della NASA, l’ex motore principale dello Space Shuttle, in questa versione però non riutilizzabile. Ancora oggi, questo è il motore a propellente liquido più potente, almeno in uso singolo ed ha anche un valore notevole, da solo sono 100 milioni di dollari.

Quella che è la fase più lunga, complicata e delicata è il rifornimento criogenico detto “tanking”, che dura quattro ore e serve ad effettuare il rifornimento di oltre due milioni di litri di propellente a temperature che vanno dai -253 °C per l’idrogeno a -183 °C per l’ossigeno. La curiosità è che visto il caldo della Florida, i due propellenti tendono sempre ad evaporare nonostante l’isolamento e quindi avviene quello che è definito “replenish” ossia il rabbocco continuo, fino all’ultimo secondo prima del lancio.

Ci sono tre pause pianificate che scandiscono il ritmo di questa macchina operativa, la prima che dura quasi tre ore, serve per prendere quella decisione che è anche la più cruciale di tutte: si va avanti col rifornimento? La seconda invece coincide con l’imbarco dell’equipaggio ed avviene a circa quattro ore dal momento dell’avvio dei motori. La terza ed ultima, di trenta minuti quando ne mancano quaranta, è l’ultimo momento in cui il direttore del lancio chiede a tutti i responsabili dei sistemi il fatidico “Go No-Go”, anche uno solo che risponde No-Go, può bloccare l’intero lancio. 

Gi ultimi dieci minuti hanno una connotazione leggermente diversa. Il Ground-Launch-Sequencer, il computer di controllo a terra lascia che sia il computer di bordo della Orion a prendere il controllo della sequenza di lancio e quindi da quel momento tutto è autonomo. I motori RS-25 si accendono a sei secondi dal decollo in una sequenza sfasata ed il razzo resta ancorato alla rampa mentre raggiunge la spinta massima. A T-zero si accendono anche i booster a propellente solido laterali, 3900 tonnellate di spinta che spingono il razzo in alto, mentre i connettori dei cavi ombelicali si sganciano liberandolo del tutto. 

Il decollo è il momento più violento dell’intera missione, nei primi otto minuti infatti il razzo deve strappare 2600 tonnellate di razzo e capsula alla gravità terrestre, accelerandola fino a 28.000 km/h, il tutto mentre ogni operazione deve avvenire con una precisione assoluta, con ogni separazione calcolata al secondo. 

A T+2 minuti, i due razzi a propellente solido sono gli assoluti protagonisti del lancio. Alti 54 metri e pesanti 700 tonnellate bruciano una miscela solida di perclorato d’ammonio ed alluminio in polvere. Non si spengono una volta accesi ed è il motivo per cui si accendono dopo i propulsori RS-25. Se li accendi non puoi spegnerli, perchè bruciano fino in fondo, tanto è che nei primi 126 secondi danno insieme il 75% della spinta totale del sistema SLS.

Superati i due minuti si esauriscono e vengono separati dal complesso del razzo da bulloni esplosivi a circa 45 km di quota. L’inerzia li porterà ancora un po’ in alto, ma poi ricadranno nell’Oceano Atlantico, e non verranno recuperati.

A T+3 minuti anche il Launch Abort System (la torre per l’espulsione di emergenza della capsula Orion) viene espulsa lontano da SLS e quindi la capsula è esposta all’ambiente circostante. 

A T+8 minuti lo stadio centrale con i quattro motori RS-25 si separa dall’ICPS e ricade nell’Oceano  dopo aver portato il veicolo in un’orbita ellittica preliminare. 

A T+90 minuti Orio e ICPS si trovano in un’orbita molto bassa, tecnicamente non stabile e quindi dopo aver compiuto circa mezzo giro intorno alla Terra l’ICPS riaccende il suo motore RL-10 per la manovra detta di “Perigee Raise”, ossia alza il punto più basso dell’orbita per stabilizzarne la traiettoria ed entrare in un’orbita ellittica alta con periodo di 24 ore circa.

A questo punto della missione Orion è in un’orbita che va dai 1800 ai 70.000 km circa, ed è qui che iniziano delle operazioni che hanno il compito di verificare ogni sistema critico del veicolo prima che venga presa la fatidica decisione: proseguire o no verso la Luna. Se tutto è perfettamente funzionante, si accenderà l’ICPS per la Trans-Lunar-Injection (TLI), ossia la manovra che metterà la capsula sulla rotta verso la Luna. 

Durante questa finestra della missione si eseguirà anche una manovra dimostrativa di Rendezvous, Orion si riavvicinerà all’ICPS ormai esaurito simulando le procedure di aggancio che serviranno alle future missioni per l’attracco al Lander o chissà, al Gateway Lunare. L’accensione per la TLI durerà 20 minuti circa ed Orion a quel punto avrà definitivamente abbandonato l’orbita terrestre.


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Eventi

A Giaveno giovedì 18 giugno Dalla Terra alla Luna, destinazione Marte

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Giovedì 18 giugno alle ore 21, Piazza Mautino a Giaveno si  svolge l’evento “Dalla Terra alla Luna, destinazione Marte” che offrirà un viaggio straordinario attraverso oltre mezzo secolo di esplorazione spaziale.

A guidare il pubblico in questo percorso ci saranno l’astronauta Maurizio Cheli e Walter Cugno, moderati dal giornalista Antonio Lo Campo.

Il dibattito si focalizzerà sulle nuove frontiere aerospaziali, dal programma Apollo fino alle attuali missioni Artemis. Maurizio Cheli, primo Mission Specialist italiano sullo Space Shuttle Columbia, condividerà la sua esperienza operativa nello spazio. Con a lui,  Walter Cugno, di Giaveno personaggio importante di Thales Alenia Space e recentemente insignito della laurea Honoris Causa dal Politecnico di Torino, racconterà il contributo industriale della regione Piemonte nello sviluppo dei moduli per la Stazione Spaziale Internazionale e per il futuro avamposto lunare.


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Spazio

Luca Parmitano: chi è l’astronauta italiano che piloterà Artemis 3

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Luca Parmitano è uno dei volti più autorevoli dell’astronautica italiana ed europea. Nato a Paternò, in provincia di Catania, il 27 settembre 1976, ha costruito la propria carriera tra Aeronautica Militare, voli di prova e addestramento spaziale fino a diventare astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea nel 2009.

La sua storia è quella di un professionista capace di unire disciplina militare, competenza tecnica e sangue freddo. Prima ancora di entrare nel corpo astronauti dell’ESA, Parmitano aveva maturato esperienza come pilota collaudatore sperimentatore, un ruolo che richiede precisione estrema e grande capacità di gestione del rischio.

Il suo nome è entrato nella storia nel 2013, quando ha partecipato alla missione Volare verso la Stazione Spaziale Internazionale. In quell’occasione è stato il primo italiano a compiere attività extraveicolari, cioè passeggiate spaziali fuori dalla ISS, segnando un traguardo simbolico per il Paese.

La missione del 2013 ha reso Parmitano una figura di riferimento anche fuori dall’ambiente tecnico. Durante quella prima permanenza nello spazio ha trascorso 166 giorni, 6 ore e 17 minuti in orbita, lavorando su esperimenti legati a fisiologia umana, fluidi, combustibili biologici e radiazioni. Quella missione è ricordata anche per un episodio drammatico: durante una passeggiata spaziale si verificò una perdita d’acqua nel casco, situazione che costrinse a interrompere l’attività. L’evento mostrò quanto il lavoro nello spazio resti complesso e potenzialmente pericoloso anche per astronauti altamente addestrati.

Nonostante ciò, Parmitano consolidò la propria reputazione di astronauta solido e affidabile. Il coraggio dimostrato in quella circostanza contribuì a trasformarlo in una delle personalità più riconoscibili dell’ESA e in un simbolo della capacità italiana di competere ai massimi livelli della ricerca spaziale Nel 2019 Parmitano è tornato sulla ISS con la missione Beyond, parte dell’Expedition 60/61. Durante questa seconda esperienza ha assunto anche il ruolo di comandante della Stazione Spaziale Internazionale, diventando il primo italiano e il terzo europeo a guidare la ISS in orbita. La missione si è conclusa nel febbraio 2020 dopo 201 giorni nello spazio e quattro attività extraveicolari. Si è trattato di un risultato di grande valore non solo tecnico, ma anche istituzionale: la sua leadership ha rafforzato l’immagine dell’Italia come partner di primo piano nella cooperazione spaziale internazionale.

Nel frattempo, Parmitano ha continuato a ricoprire ruoli di rappresentanza e responsabilità all’interno dell’ESA. Secondo il suo profilo pubblico, dal 2023 risulta impegnato come JSC/EAC Liaison Officer e Lead Astronaut, confermando una presenza attiva nella struttura astronautica europea.

Il valore di Parmitano non sta solo nei record, ma nella combinazione di competenze che porta con sé. È un pilota esperto, un astronauta con addestramento internazionale e un comunicatore capace di raccontare lo spazio con chiarezza, avvicinando il grande pubblico a temi spesso percepiti come lontani.

La sua figura è particolarmente interessante anche dal punto di vista narrativo: non rappresenta soltanto l’eroe spaziale, ma un professionista che ha costruito passo dopo passo una carriera fondata su preparazione, resilienza e spirito di squadra. Questo lo rende un soggetto ideale per articoli divulgativi, approfondimenti storici e contenuti SEO legati allo spazio e alla tecnologia.

Per l’Italia, Parmitano è diventato un riferimento generazionale. Il suo percorso dimostra che la presenza italiana nello spazio non è episodica, ma parte di una tradizione solida che unisce ricerca, difesa, industria aerospaziale e cooperazione europea.

Nel giugno 2026 è arrivata una nuova conferma del suo ruolo centrale nello spazio europeo: fonti recenti indicano Luca Parmitano come pilota della missione Artemis III, selezione che lo proietta verso la nuova fase dell’esplorazione lunare.

Si tratta di un passaggio di enorme valore simbolico. Artemis III è pensata come missione di test preparatoria per il ritorno umano sulla Luna, e il coinvolgimento di un astronauta italiano in un incarico così rilevante rafforza ulteriormente il prestigio internazionale di Parmitano e dell’ESA.
Per il pubblico italiano, la sua traiettoria è la prova che lo spazio non è più soltanto materia da specialisti, ma un campo strategico dove competenze, politica industriale e visione scientifica si incontrano. Parmitano incarna proprio questa evoluzione.


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Luca Parmitano sarà il pilota dell’equipaggio  di Artemis III prevista nella seconda metà del 2027

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L’italiano Luca Parmitano sarà il pilota dell’equipaggio  di Artemis III la missione  Nasa, prevista nella seconda metà del 2027 che non sarà diretta alla Luna: ma che è stata progettata dopo la revisione del programma Artemis da parte della Nasa per sperimentare nell’orbita terrestre le tecnologie di rendezvous e di attracco fra la capsula Orion, sulla quale voleranno gli astronauti, e uno o due veicoli costruiti da aziende private per posarsi sul suolo lunare.

Luca Parmitano sarà l’unico astronauta non americano a far parte dell’equipaggio. Al comando ci sarà Randy Bresnik,  specialisti di missione sono Frank Rubio e Andre Douglas, che era riserva nella missione ArtemisII.

Durante Artemis III, il razzo SLS (Space Launch System) dell’agenzia spaziale lancerà la navicella Orion e il suo equipaggio dal Kennedy Space Center della NASA, in Florida, verso l’orbita terrestre bassa. Dopo le verifiche dei sistemi di Orion, il veicolo spaziale dimostrerà per la prima volta le proprie capacità di rendezvous e attracco con versioni di prova di uno o entrambi i sistemi commerciali americani di atterraggio umano in fase di sviluppo da parte di Blue Origin e SpaceX. Questa missione altamente coordinata comprenderà una spettacolare campagna con lanci multipli dei razzi più potenti al mondo, testando l’integrazione tra Orion e i lander, inclusi interfacce di sistema, software, propulsione e comunicazioni.

“Oggi compiamo un altro passo coraggioso nel ritorno dell’umanità sulla Luna, costruendo sulle straordinarie fondamenta poste dagli astronauti di Artemis II”, ha dichiarato l’amministratore della NASA Jared Isaacman. “Le loro imprese hanno riacceso l’entusiasmo globale per l’esplorazione e ora passano il testimone al team di Artemis III: Randy, Luca, Frank e Andre. Artemis III dimostrerà la forza dell’innovazione americana e della cooperazione internazionale mentre testeremo complesse operazioni di rendezvous e attracco e svilupperemo tecnologie che un giorno ci porteranno più in profondità nel Sistema Solare.”

Isaacman ha aggiunto che la missione richiederà il più impressionante coordinamento di lanci di razzi pesanti mai realizzato nella storia e coinvolgerà migliaia di professionisti provenienti dalla NASA, dai partner internazionali e dall’industria spaziale.

Questa è anche la prima volta che un astronauta dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) viene assegnato a una missione Artemis.

“Artemis III spingerà oltre i limiti delle operazioni spaziali in orbita”, ha dichiarato Josef Aschbacher, direttore generale dell’ESA. “L’assegnazione di Luca come pilota riflette la profondità dell’esperienza europea nei voli spaziali umani e si basa sulla sua vasta esperienza operativa in situazioni ad alta pressione.”

Aschbacher ha inoltre sottolineato che il Modulo di Servizio Europeo (European Service Module) continuerà a fornire le capacità essenziali che alimentano Orion, confermando il ruolo centrale dell’Europa nel programma Artemis.

Gli ingegneri collegheranno il modulo equipaggio e il modulo di servizio di Orion durante l’estate e integreranno il sistema di attracco della navicella, che volerà per la prima volta. Continuano inoltre i test sullo scudo termico, con i singoli blocchi sottoposti a ispezioni a ultrasuoni e installati sulla struttura dello scudo.

Anche la preparazione del razzo procede rapidamente. I tecnici stanno integrando la sezione motori del razzo SLS con il resto dello stadio centrale in vista dell’installazione dei quattro motori RS-25 prevista per l’estate. Tutti i segmenti dei booster a propellente solido sono già arrivati al Kennedy Space Center e l’assemblaggio del razzo dovrebbe iniziare nei prossimi mesi.

Nel frattempo, Blue Origin sta sviluppando una versione lunare con equipaggio del lander Blue Moon, mentre SpaceX sta realizzando una versione lunare con equipaggio della navicella Starship. Entrambe le aziende stanno costruendo veicoli dimostrativi per Artemis III con il supporto tecnico diretto della NASA.

La missione prevede una sequenza di lanci senza precedenti:

1. Verrà lanciato per primo il dimostratore del lander di Blue Origin, capace di rimanere in orbita per diverse settimane.
2. Successivamente la NASA lancerà gli astronauti a bordo di Orion tramite il razzo SLS.
3. Orion effettuerà il rendezvous con il lander di Blue Origin e rimarrà agganciato per circa due giorni per test e dimostrazioni tecnologiche, inclusa l’entrata degli astronauti nel lander.
4. Terminata questa fase, Orion si sgancerà e attenderà l’arrivo di Starship.
5. Il dimostratore Starship di SpaceX verrà lanciato e si unirà a Orion per circa un giorno di verifiche e test.
6. Completate le attività, Orion e il suo equipaggio si sganceranno e faranno ritorno sulla Terra.
7. La capsula ammarerà nell’Oceano Pacifico, dove squadre della Marina degli Stati Uniti e della NASA recupereranno gli astronauti.

In totale, l’equipaggio dovrebbe trascorrere circa due settimane nello spazio, anche se la durata esatta dipenderà dall’andamento delle operazioni di lancio, rendezvous e attracco.

Randy Bresnik (comandante)

Sarà la sua terza missione spaziale. Ha volato sullo Space Shuttle Atlantis nel 2009 e successivamente sulla Soyuz MS-05, servendo come ingegnere di volo della Spedizione 52 e comandante della Spedizione 53 sulla Stazione Spaziale Internazionale. Ex colonnello dei Marines statunitensi, ha accumulato oltre 7.000 ore di volo su 95 tipi di aeromobili.

Luca Parmitano (pilota)

Anche per lui sarà il terzo volo spaziale. Selezionato dall’ESA nel 2009, ha volato verso la Stazione Spaziale Internazionale nel 2013 e nel 2019. Durante la seconda missione è diventato il primo italiano e il terzo europeo a comandare la stazione spaziale. Ex pilota collaudatore dell’Aeronautica Militare Italiana, ha oltre 2.000 ore di volo su circa 40 diversi velivoli.

Frank Rubio (specialista di missione)

Affronterà il suo secondo viaggio nello spazio. Tra il 2022 e il 2023 ha trascorso 371 giorni consecutivi in orbita, stabilendo il record per la più lunga permanenza singola nello spazio di un astronauta americano. È medico e ufficiale dell’Esercito degli Stati Uniti.

Andre Douglas (specialista di missione)

Questa sarà la sua prima missione spaziale. In precedenza aveva fatto parte dell’equipaggio di supporto di Artemis II. Ex ufficiale della Guardia Costiera statunitense, ha lavorato anche presso il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory, occupandosi di veicoli autonomi, sistemi per l’esplorazione spaziale e tecnologie subacquee avanzate.

Bob Hines (equipaggio di riserva)

Si addestrerà insieme all’equipaggio principale e subentrerà qualora uno dei membri non fosse in grado di partecipare alla missione. Ha già volato come pilota della missione SpaceX Crew-4 diretta alla Stazione Spaziale Internazionale.


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