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Riscritto il Futuro del Programma Artemis: la nuova era nell’esplorazione lunare cambia tempi e modi

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Il programma Artemis, nato con l’ambizione di riportare esseri umani sulla superficie lunare entro il 2024 e poi progressivamente slittato, ha subito il 27 febbraio 2026 una ristrutturazione radicale annunciata dal nuovo amministratore NASA Jared Isaacman — lui stesso astronauta, con all’attivo le missioni Inspiration4 e Polaris Dawn.

La parola d’ordine del nuovo corso è chiaramente espressa dallo stesso Isaacman: “We’ve got to get back to basics” — dobbiamo tornare alle basi. La filosofia operativa si ispira esplicitamente all’approccio Apollo, con missioni graduali, test sistematici e una cadenza di lanci molto più sostenuta rispetto ai tre anni che separavano Artemis I da Artemis II.
Questo articolo analizza missione per missione l’evoluzione del programma, esaminando le sfide tecnologiche, il contesto geopolitico e le implicazioni di lungo periodo per la presenza umana permanente sulla Luna.

Il Punto di Partenza: Artemis I e le Lezioni Apprese
Prima di guardare avanti, è utile capire da dove viene il programma. Artemis I volò nel novembre-dicembre 2022: una missione non equipaggiata che portò la capsula Orion attorno alla Luna e la riportò sulla Terra. Il volo fu un successo tecnico, ma lasciò in eredità due problemi seri.
Il primo riguardava lo scudo termico di Orion. Al rientro nell’atmosfera, le piastrelle ablatorie si erano erose più del previsto e in modo irregolare. Questo difetto richiese anni di indagini e modifiche, contribuendo significativamente ai ritardi delle missioni successive.
Il secondo problema emerse durante le operazioni di lancio: perdite di idrogeno liquido e anomalie nei sistemi di elio del propulsore superiore (Interim Cryogenic Propulsion Stage). Questi stessi problemi si ripresentarono durante i preparativi di Artemis II nel febbraio 2026, costringendo la NASA a riportare il razzo nel Vehicle Assembly Building per riparazioni, pochi giorni prima del previsto rollout finale.

Artemis II:
Artemis II è la prossima missione in calendario, con lancio previsto non prima del 1° aprile 2026. È la prima missione con equipaggio dell’era Artemis e la prima a portare esseri umani in prossimità della Luna dai tempi dell’Apollo 17.
L’equipaggio storico
I quattro astronauti selezionati rappresentano un simbolico giro di boa nella storia dell’esplorazione spaziale:

Reid Wiseman (NASA) — comandante della missione
Victor Glover (NASA) — pilota; sarà la prima persona di colore a lasciare l’orbita terrestre bassa
Christina Koch (NASA) — specialista di missione; sarà la prima donna a compiere un viaggio circumlunare
Jeremy Hansen (CSA, Canadian Space Agency) — sarà il primo non americano ad allontanarsi dall’orbita terrestre

La traiettoria è una free-return trajectory circumlunare: Orion raggiungerà la Luna, la sfiorerà fino a circa 9.000 km di distanza, e poi — sfruttando la gravità lunare come fionda — tornerà naturalmente verso la Terra. Non è previsto alcun inserimento in orbita lunare. La durata totale della missione è di circa 10 giorni.
Gli obiettivi primari sono di natura tecnica: validare i sistemi di supporto vitale di Orion in ambiente di spazio profondo con esseri umani a bordo, verificare il comportamento dello scudo termico migliorato, testare le procedure di comunicazione a lunga distanza e raccogliere dati medici e biometici preziosi per le missioni future.
L’anomalia dell’elio
Il rollback del razzo al Vehicle Assembly Building il 25 febbraio 2026 ha riportato alla ribalta la fragilità operativa di SLS. Il problema — una perdita nel circuito dell’elio che pressurizza il propulsore superiore — è lo stesso tipo di anomalia che aveva causato interruzioni durante Artemis I. La NASA ha stimato che le riparazioni richiedono alcune settimane, rendendo la finestra di aprile la più probabile.

Parallelamente ai problemi tecnici di Artemis II, l’amministratore Isaacman ha annunciato una revisione profonda di tutte le missioni successive. La decisione è stata preceduta da una relazione dell’Aerospace Safety Advisory Panel — il pannello indipendente per la sicurezza aerospaziale della NASA — che aveva messo in guardia contro il piano originale, definendo il salto diretto da Artemis II a un allunaggio in Artemis III “non realisticamente raggiungibile” e con un “margine di sicurezza insufficiente”.
Il pannello aveva identificato un numero eccessivo di “prime volte” concentrate in un’unica missione: primo aggancio in spazio profondo, primo utilizzo di lander commerciali con equipaggio, primo utilizzo delle nuove tute EVA, e primo allunaggio. Troppi rischi sovrapposti su un singolo volo.
Isaacman ha risposto con una soluzione ispirata all’Apollo: aggiungere una missione di prova in orbita bassa, così come Apollo 9 aveva testato il modulo lunare intorno alla Terra prima che Apollo 10 e 11 si dirigessero verso la Luna.

Artemis III è la missione che ha subito la trasformazione più radicale. Nella sua forma originale, avrebbe dovuto essere il primo allunaggio dell’era moderna, con due astronauti che scendevano sulla superficie lunare vicino al polo sud. Ora è diventata qualcosa di completamente diverso: una missione di prova in orbita terrestre bassa.
Obiettivi della nuova Artemis III
Secondo il comunicato NASA del 27 febbraio 2026, la missione prevede:
Rendezvous e aggancio con i lander commerciali. La capsula Orion, con il suo equipaggio, si avvicinerà e si aggancerà allo Starship HLS di SpaceX e/o al Blue Moon di Blue Origin in orbita bassa terrestre. Si tratterà del primo incontro reale tra Orion e i veicoli che dovranno portare gli astronauti sulla Luna.
Test integrati dei sistemi. Con i veicoli agganciati, i team condurranno verifiche approfondite dei sistemi di supporto vitale, comunicazioni e propulsione. Si testerà anche il trasferimento di propellente criogenico, una capacità ancora mai dimostrata in orbita con veicoli reali.
Collaudo delle tute xEVA. Le nuove tute extraveicolari di Axiom Space — progettate con la collaborazione della maison di moda Prada per coniugare prestazioni tecniche e mobilità — verranno testate in ambiente spaziale reale prima di essere utilizzate sulla Luna.
L’analogia con Apollo 9
Il parallelismo con Apollo 9 (marzo 1969) è esplicito e volutamente evocativo. Quella missione portò in orbita terrestre bassa il Modulo Lunare “Spider” e il Modulo di Comando “Gumdrop” con tre astronauti, eseguì il primo aggancio e separazione del lander, e testò la discesa propulsa e la risalita in sicurezza. Quattro mesi dopo, Apollo 11 atterrò sulla Luna. NASA spera che Artemis III possa replicare quella progressione.
Lander in competizione: SpaceX vs Blue Origin
La nuova configurazione di Artemis III introduce esplicitamente Blue Origin come attore di pari importanza rispetto a SpaceX, in un approccio dual-vendor inedito per le missioni con equipaggio.
SpaceX Starship HLS è la variante lunare del gigantesco razzo Starship. Con oltre 50 metri di altezza nella versione HLS, rappresenta il veicolo di allunaggio più grande mai progettato per uso umano. Il sistema richiede numerosi rifornimenti di propellente criogenico in orbita prima di poter raggiungere la Luna — una capacità che SpaceX sta sviluppando con le versioni tanker di Starship.
Blue Origin Blue Moon è il lander di Jeff Bezos, più compatto e progettato per essere riutilizzabile. Blue Origin ha investito miliardi propri nello sviluppo e si è aggiudicata un secondo contratto Human Landing System nel 2023, dopo la contestata esclusione iniziale vinta in tribunale.
Entrambe le aziende hanno confermato pubblicamente il loro sostegno alla ristrutturazione. SpaceX ha dichiarato di condividere “lo stesso obiettivo della NASA di tornare sulla Luna con una presenza permanente il più rapidamente e in sicurezza possibile”. Blue Origin ha risposto con più entusiasmo ancora: “Let’s go! We’re all in!”

Con Artemis III che farà da banco di prova, le missioni IV e V puntano a essere i veri ritorni sulla superficie lunare, entrambe nel corso del 2028. Artemis IV sarà — salvo ulteriori sorprese — il primo allunaggio umano dalla missione Apollo 17 del 1972. L’obiettivo è il polo sud lunare, una regione di eccezionale importanza scientifica per la presenza di ghiaccio d’acqua nei crateri perennemente in ombra.
Il profilo operativo sarà simile a quello originariamente pianificato per Artemis III: quattro astronauti a bordo di Orion partiranno con SLS, raggiungeranno l’orbita lunare, si agganceranno al lander commerciale (già pre-posizionato in orbita), e due di loro scenderanno sulla superficie per un soggiorno di circa sei giorni con almeno due attività extraveicolari.
Il lander utilizzato sarà quello che avrà dimostrato le migliori prestazioni durante Artemis III: SpaceX HLS, Blue Moon, o — se entrambi saranno pronti — ognuno in una missione separata.
Artemis V: Una Seconda Opportunità nello Stesso Anno
Il piano prevede di tentare anche Artemis V nel corso del 2028, rendendo quell’anno il più denso nella storia dell’esplorazione lunare dalla fine dell’Apollo. Si tratterebbe del primo anno con due missioni di allunaggio dalla serie Apollo 16-17 (aprile-dicembre 1972).
L’obiettivo dichiarato è stabilire che la NASA può operare con una cadenza sostenuta, fondamentale per costruire la presenza umana duratura che rappresenta il vero fine strategico del programma.

Il cambiamento più profondo introdotto dalla ristrutturazione di febbraio 2026 non è nei dettagli delle singole missioni, ma nella filosofia operativa complessiva.
NASA ha deciso di standardizzare la configurazione del razzo SLS a partire dal 2028, evitando le varianti più elaborate (SLS Block 1B e Block 2) che avevano complicato la pianificazione e i costi. La versione Block 1 — quella che ha volato nelle prime tre missioni — diventa la configurazione di riferimento per il futuro prevedibile. L’obiettivo è portare la cadenza di lancio a un volo ogni 10 mesi, rispetto ai quasi tre anni tra Artemis I e II.
Privatizzazione dei servizi
Isaacman ha impresso al programma una svolta decisa verso l’acquisizione di servizi commerciali piuttosto che lo sviluppo interno. NASA comprerà lander, tute e potenzialmente altri elementi da aziende private che possono iterare più velocemente e con costi unitari inferiori. Questa filosofia è strutturalmente compatibile con quella che ha già trasformato il trasporto verso la Stazione Spaziale Internazionale grazie a SpaceX Dragon e Northrop Grumman Cygnus.
Ricostruzione delle competenze interne
Paradossalmente, la privatizzazione si accompagna a un piano per rinforzare le capacità interne dei dipendenti NASA. Isaacman ha dichiarato che la troppa dipendenza dai contractor senza una supervisione tecnica adeguata aveva contribuito agli stalli del passato. Il nuovo corso prevede più ingegneri NASA a lavorare “fianco a fianco” con le aziende partner.

Artemis II ad aprile 2026, Artemis III a metà 2027, Artemis IV e V nel 2028 — è giudicato da molti esperti come molto ambizioso. Lanciare tre missioni con equipaggio in circa 30 mesi richiederebbe un livello di esecuzione senza precedenti recenti per la NASA. Il confronto con Apollo suona suggestivo, ma quella era un’agenzia con tre volte il budget attuale in proporzione al PIL e più di 400.000 persone coinvolte nel programma.
Il problema di Starship
SpaceX Starship — il cuore del piano di allunaggio — ha ancora molta strada da fare. Il veicolo deve superare test di rifornimento in orbita, dimostrare affidabilità strutturale e completare missioni di allunaggio non equipaggiate prima di portare astronauti sulla superficie lunare. SpaceX ha dimostrato capacità straordinarie di iterazione rapida, ma l’HLS è un veicolo operativamente diversissimo dalle versioni cargo.

SLS rimane il razzo più costoso del mondo per lancio — stime recenti indicano circa 4 miliardi di dollari per missione. L’amministrazione Trump aveva inizialmente esplorato la cancellazione del programma dopo Artemis III, ma il “One Big Beautiful Bill” del luglio 2025 ha confermato i finanziamenti. La pressione per dimostrare risultati concreti — soprattutto allunaggi effettivi — è però fortissima.
La concorrenza cinese
Il programma lunare cinese, guidato dall’CNSA, punta a un allunaggio con equipaggio entro il 2030, con la dichiarata intenzione di stabilire una base permanente al polo sud lunare. Se la NASA dovesse subire ulteriori ritardi significativi, la competizione per le risorse lunarI — in particolare per i siti di accesso al ghiaccio d’acqua — potrebbe diventare politicamente e operativamente più complessa.

I ricercatori avvertono che il periodo 2025-2026 corrisponde al picco del Ciclo Solare 25, caratterizzato da un’intensa attività di brillamenti e tempeste geomagnetiche. Le missioni che si allontanano dalla magnetosfera terrestre — come Artemis II intorno alla Luna — espongono gli astronauti a livelli di radiazione significativamente superiori a quelli dell’orbita bassa. NASA ha implementato protocolli di monitoraggio e allerta, ma il rischio non può essere eliminato del tutto.

L’Infrastruttura del Futuro: Gateway e Presenza Permanente
Il programma Artemis non è pensato come una serie di “visite” isolate alla Luna, ma come il primo passo verso una presenza umana permanente. Due elementi infrastrutturali sono centrali in questa visione di lungo termine.
Il Lunar Gateway
Il Gateway è una stazione spaziale orbitante attorno alla Luna in un’orbita halo quasi rettilinea (NRHO), progettata come hub per missioni scientifiche, di ispezione e di accesso alla superficie. I moduli PPE (Power and Propulsion Element) e HALO (Habitation and Logistics Outpost) — originariamente pianificati per volare su SLS — decolleranno ora su un Falcon Heavy di SpaceX nel 2027. Il Gateway sarà supportato da circa 28 missioni commerciali di rifornimento.
La stazione ospiterà astronauti per brevi periodi e fungerà da punto di partenza e arrivo per i lander diretti alla superficie, eliminando la necessità che Orion scenda in orbita lunare bassa ad ogni missione.
Il Lunar Terrain Vehicle
Previsto per le missioni successive al 2028, il Lunar Terrain Vehicle è un rover pressurizzato che permetterà agli astronauti di esplorare aree della superficie lunare fino a decine di chilometri dalla base di atterraggio. La NASA ha pubblicato i requisiti nel 2023 e sta selezionando i fornitori commerciali.

La roadmap estesa del programma Artemis disegna uno scenario di crescente complessità e ambizione. Dopo le prime missioni di allunaggio del 2028, il piano prevede:
Missioni annuali alla superficie lunare con equipaggi sempre più numerosi e soggiorni più lunghi, consolidando le competenze operative. Costruzione di un avamposto permanente al polo sud, presumibilmente nei pressi del Cratere Shackleton, dove il ghiaccio d’acqua potrebbe essere estratto e trasformato in acqua potabile, ossigeno respirabile e idrogeno per il propellente. Sviluppo di capacità di utilizzo delle risorse in situ (ISRU), riducendo progressivamente la dipendenza dai rifornimenti terrestri. Infine — in un orizzonte che NASA stessa non quantifica con precisione — le competenze acquisite sulla Luna dovranno servire da trampolino per la prima missione con equipaggio verso Marte, obiettivo dichiarato dell’amministrazione Trump e di Elon Musk.

Il programma Artemis del 2026 è un paziente che ha subito un intervento importante e si sta rimettendo in piedi. La ristrutturazione annunciata da Isaacman è tecnicamente sensata: il confronto con Apollo 9 è pertinente, la riduzione della densità di “prime volte” per singola missione è la scelta giusta, e il coinvolgimento più diretto del settore privato riflette la realtà dell’industria spaziale contemporanea.
Rimangono però sfide di esecuzione enormi. Il calendario è stretto, le tecnologie chiave — soprattutto Starship HLS — sono ancora in via di maturazione, e i costi continuano a essere un’ombra politica sul programma. Se Artemis riuscirà davvero a portare esseri umani sulla Luna nel 2028 e a mantenerci una presenza duratura, rappresenterà uno dei risultati più straordinari della storia dell’esplorazione. Se le difficoltà tecniche e politiche si sommeranno ancora, il rischio è che la Cina arrivi al polo sud lunare prima degli americani — con conseguenze difficilmente prevedibili per l’equilibrio geopolitico nell’era spaziale.
Nel frattempo, quattro astronauti si preparano a sfiorare la Luna per la prima volta in più di mezzo secolo. Quel momento, quando arriverà, ricorderà al mondo intero perché vale la pena esplorare.

Riassumendo

Ecco un quadro aggiornato sull’evoluzione futura del programma Artemis, con le ultime novità di febbraio/marzo 2026:

Artemis II — Prossimo lancio (2026)

Artemis II è prevista per non prima del 1° aprile 2026. La missione di 10 giorni porterà quattro astronauti — Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen (CSA) — in una traiettoria circumlunare di ritorno libero. Glover sarà la prima persona di colore, Koch la prima donna e Hansen la prima persona non statunitense a lasciare l’orbita terrestre. La missione è un volo di test: l’obiettivo primario è validare SLS, Orion, il sistema di supporto vitale e lo scudo termico in ambiente spaziale profondo con equipaggio a bordo. Mentre i team preparano il lancio, il razzo è temporaneamente rientrato nel Vehicle Assembly Building per risolvere un problema al flusso di elio nello stadio superiore.

Aggiornamento 13/03/2026: La NASA ha annunciato che il problema alla guarnizione dell’elio è stata risolta con la sostituzione della stessa. Il razzo SLS verrà spostato dal VAB alla rampa 39B il prossimo giovedì, ossia il 20 marzo, mentre l’equipaggio verrà posto in quarantena a Houston dal 18 marzo per poi essere trasferito in Florida il 27 marzo. La decisione è quella di tentare il lancio per la finestra del 1° aprile 2026, quando in Italia sarà già il 2 di aprile, con orario di apertura dalle 00.22 GMT+1.

Artemis III — Ridefinita (2027)

Questa è la novità più rilevante degli ultimi giorni. Il 27 febbraio 2026, l’amministratore NASA Jared Isaacman ha confermato che Artemis III avrà una data di lancio anticipata nel 2027, con l’obiettivo rivisto di testare uno o entrambi i lander lunari commerciali in orbita terrestre bassa e verificarne la compatibilità con Orion, oltre a testare le nuove tute EVA. Il primo allunaggio con equipaggio è stato preliminarmente spostato ad Artemis IV nel 2028. La missione Artemis III includerà un rendez-vous e aggancio con i lander di SpaceX e Blue Origin, test integrati dei sistemi di supporto vitale, comunicazioni e propulsione, nonché collaudi delle tute extraveicolari xEVA.

Artemis IV e oltre — Primo allunaggio (2028+)

NASA ha annunciato un aumento della cadenza delle missioni: dopo Artemis IV è previsto almeno un allunaggio con equipaggio ogni anno. L’obiettivo è stabilire una presenza umana duratura sulla Luna. Il Lunar Gateway (stazione orbitale lunare), il Lunar Terrain Vehicle e il sistema di rifornimento di Starship HLS sono elementi chiave dello sviluppo in corso per supportare queste missioni.


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E’ morto Teodoro Valente, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana

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E’ morto Teodoro Valente, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana

Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana dal 2023, Teodoro Valente è stato professore ordinario di Scienza e tecnologia dei materiali presso l’Università La Sapienza di Roma e studioso nel campo dei materiali compositi e delle nanotecnologie. Nel corso della sua carriera ha ricoperto numerosi incarichi di rilievo in ambito accademico e della ricerca, tra cui la presidenza del Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali, la direzione dell’Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR e incarichi presso la Commissione europea.

A darne l’annuncio è stata l’Asi con una nota 

Teodoro Valente, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana dal 2023, è stato professore ordinario di Scienza e tecnologia dei materiali presso l’Università La Sapienza di Roma e autorevole studioso nel campo dei materiali compositi e delle nanotecnologie. Nel corso della sua carriera ha ricoperto numerosi incarichi di rilievo in ambito accademico e della ricerca, tra cui la presidenza del Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali, la direzione dell’Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR e incarichi presso la Commissione europea.

Il professor Teodoro Valente ha impresso un’impronta unica alla sua presidenza. In tre anni, ha contribuito in maniera sostanziale ad affermare lo Spazio come filiera di assoluto rilievo per il Paese. Nel suo ruolo e in coerenza con le politiche nazionali e le linee guida governative, ha dato impulso a sforzi congiunti dei sistemi della ricerca e dell’impresa, che hanno permesso di realizzare l’ambizione italiana a livello internazionale, potenziando la leadership dell’Agenzia e di tutto il sistema spaziale italiano.

Sono numerosi e ragguardevoli i risultati raggiunti dall’ASI durante la sua presidenza. Solo per citarne alcuni, si pensi alla realizzazione   degli interventi finanziati dal PNRR Spazio, quali le Smart Factories 4.0, l’ampliamento del centro spaziale di Matera, i programmi tecnologici di frontiera, la costellazione satellitare nazionale di osservazione della Terra IRIDE; agli avanzamenti nell’ambito della scienza del cosmo e delle sperimentazioni in microgravità; al protagonismo giocato sugli scacchieri africano, nell’ambito del Piano Mattei settore spazio, dell’America latina, di aree quali l’estremo Oriente e il Mediterraneo; al nuovo impulso dato alle relazioni bilaterali con la Nasa, che ha portato alle intese per la realizzazione del modulo lunare MPH e a nuove chance per astronauti di nazionalità italiana nel quadro del programma Artemis; al supporto alla definizione della c.d. “Legge Spazio”, approvata dal Parlamento nel 2025, che ha dotato l’Italia di una normativa innovativa in materia di space economy; alla presidenza italiana del consiglio dei ministri ESA; infine, in ordine di tempo, alla presidenza italiana del Comitato delle Nazioni Unite per l’utilizzo pacifico dello Spazio extra-atmosferico.

In tutti questi cimenti e in tanti altri ancora, Teodoro Valente ha riversato la sua attitudine allo studio e all’approfondimento, le sue competenze di ricerca e manageriali, il suo acume e la capacità di visione, l’attenzione alle giovani generazioni e alla possibilità di avvicinarle a studi e carriere in ambiti innovativi, catalizzatori di uno sviluppo concreto e duraturo del Paese.

La sua eredità per l’Agenzia e per lo spazio italiano durerà ben oltre la sua parabola umana, conclusasi troppo presto. Ci mancherai, presidente!


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A Giaveno giovedì 18 giugno Dalla Terra alla Luna, destinazione Marte

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Giovedì 18 giugno alle ore 21, Piazza Mautino a Giaveno si  svolge l’evento “Dalla Terra alla Luna, destinazione Marte” che offrirà un viaggio straordinario attraverso oltre mezzo secolo di esplorazione spaziale.

A guidare il pubblico in questo percorso ci saranno l’astronauta Maurizio Cheli e Walter Cugno, moderati dal giornalista Antonio Lo Campo.

Il dibattito si focalizzerà sulle nuove frontiere aerospaziali, dal programma Apollo fino alle attuali missioni Artemis. Maurizio Cheli, primo Mission Specialist italiano sullo Space Shuttle Columbia, condividerà la sua esperienza operativa nello spazio. Con a lui,  Walter Cugno, di Giaveno personaggio importante di Thales Alenia Space e recentemente insignito della laurea Honoris Causa dal Politecnico di Torino, racconterà il contributo industriale della regione Piemonte nello sviluppo dei moduli per la Stazione Spaziale Internazionale e per il futuro avamposto lunare.


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Luca Parmitano: chi è l’astronauta italiano che piloterà Artemis 3

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Luca Parmitano è uno dei volti più autorevoli dell’astronautica italiana ed europea. Nato a Paternò, in provincia di Catania, il 27 settembre 1976, ha costruito la propria carriera tra Aeronautica Militare, voli di prova e addestramento spaziale fino a diventare astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea nel 2009.

La sua storia è quella di un professionista capace di unire disciplina militare, competenza tecnica e sangue freddo. Prima ancora di entrare nel corpo astronauti dell’ESA, Parmitano aveva maturato esperienza come pilota collaudatore sperimentatore, un ruolo che richiede precisione estrema e grande capacità di gestione del rischio.

Il suo nome è entrato nella storia nel 2013, quando ha partecipato alla missione Volare verso la Stazione Spaziale Internazionale. In quell’occasione è stato il primo italiano a compiere attività extraveicolari, cioè passeggiate spaziali fuori dalla ISS, segnando un traguardo simbolico per il Paese.

La missione del 2013 ha reso Parmitano una figura di riferimento anche fuori dall’ambiente tecnico. Durante quella prima permanenza nello spazio ha trascorso 166 giorni, 6 ore e 17 minuti in orbita, lavorando su esperimenti legati a fisiologia umana, fluidi, combustibili biologici e radiazioni. Quella missione è ricordata anche per un episodio drammatico: durante una passeggiata spaziale si verificò una perdita d’acqua nel casco, situazione che costrinse a interrompere l’attività. L’evento mostrò quanto il lavoro nello spazio resti complesso e potenzialmente pericoloso anche per astronauti altamente addestrati.

Nonostante ciò, Parmitano consolidò la propria reputazione di astronauta solido e affidabile. Il coraggio dimostrato in quella circostanza contribuì a trasformarlo in una delle personalità più riconoscibili dell’ESA e in un simbolo della capacità italiana di competere ai massimi livelli della ricerca spaziale Nel 2019 Parmitano è tornato sulla ISS con la missione Beyond, parte dell’Expedition 60/61. Durante questa seconda esperienza ha assunto anche il ruolo di comandante della Stazione Spaziale Internazionale, diventando il primo italiano e il terzo europeo a guidare la ISS in orbita. La missione si è conclusa nel febbraio 2020 dopo 201 giorni nello spazio e quattro attività extraveicolari. Si è trattato di un risultato di grande valore non solo tecnico, ma anche istituzionale: la sua leadership ha rafforzato l’immagine dell’Italia come partner di primo piano nella cooperazione spaziale internazionale.

Nel frattempo, Parmitano ha continuato a ricoprire ruoli di rappresentanza e responsabilità all’interno dell’ESA. Secondo il suo profilo pubblico, dal 2023 risulta impegnato come JSC/EAC Liaison Officer e Lead Astronaut, confermando una presenza attiva nella struttura astronautica europea.

Il valore di Parmitano non sta solo nei record, ma nella combinazione di competenze che porta con sé. È un pilota esperto, un astronauta con addestramento internazionale e un comunicatore capace di raccontare lo spazio con chiarezza, avvicinando il grande pubblico a temi spesso percepiti come lontani.

La sua figura è particolarmente interessante anche dal punto di vista narrativo: non rappresenta soltanto l’eroe spaziale, ma un professionista che ha costruito passo dopo passo una carriera fondata su preparazione, resilienza e spirito di squadra. Questo lo rende un soggetto ideale per articoli divulgativi, approfondimenti storici e contenuti SEO legati allo spazio e alla tecnologia.

Per l’Italia, Parmitano è diventato un riferimento generazionale. Il suo percorso dimostra che la presenza italiana nello spazio non è episodica, ma parte di una tradizione solida che unisce ricerca, difesa, industria aerospaziale e cooperazione europea.

Nel giugno 2026 è arrivata una nuova conferma del suo ruolo centrale nello spazio europeo: fonti recenti indicano Luca Parmitano come pilota della missione Artemis III, selezione che lo proietta verso la nuova fase dell’esplorazione lunare.

Si tratta di un passaggio di enorme valore simbolico. Artemis III è pensata come missione di test preparatoria per il ritorno umano sulla Luna, e il coinvolgimento di un astronauta italiano in un incarico così rilevante rafforza ulteriormente il prestigio internazionale di Parmitano e dell’ESA.
Per il pubblico italiano, la sua traiettoria è la prova che lo spazio non è più soltanto materia da specialisti, ma un campo strategico dove competenze, politica industriale e visione scientifica si incontrano. Parmitano incarna proprio questa evoluzione.


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