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GreenUP Piemonte, al via il grande patto per il verde urbano: trenta Comuni coinvolti nella rigenerazione ambientale

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Le aree urbane e i centri abitati rappresentano una componente fondamentale dei nostri territori: sono il luogo in cui risiede la maggior parte della popolazione e sono parte attiva nel determinare i livelli di sostenibilità dei luoghi. Sono inoltre, oggi, il contesto in cui il cambiamento climatico manifesta con maggiore evidenza i propri effetti: isole di calore, riduzione della biodiversità, qualità dell’aria compromessa e un impatto crescente sulla vivibilità delle comunità locali. In questo scenario si inserisce GreenUP Piemonte, promosso da Fondazione Agrion e Regione Piemonte, insieme a Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e ANCI Piemonte, con la collaborazione di Asproflor, Betacom, Diagram, Viso-Drones e dell’Istituto superiore G. Vallauri di Fossano.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di mettere la ricerca e le competenze maturate negli anni da Fondazione Agrion al servizio del verde urbano, riconosciuto come elemento strategico per la mitigazione degli effetti climatici e per il rafforzamento della sostenibilità ambientale dei territori. Il progetto coinvolge 31 Comuni piemontesi – Alba, Argentera, Bra, Borgo Ticino, Busca, Burolo, Cavour, Cumiana, Cherasco, Carpeneto, Condove, Candiolo, Cuneo, Elva, Fossano, Govone, Lagnasco, Manta, Monasterolo di Savigliano, Moretta, Orbassano, Ovada, Pianezza, Pancalieri, Pinasca, Piozzo, Rivarolo Canavese, Saluzzo, Santena, Settimo Rottaro e Oleggio Castello – in un percorso biennale strutturato di analisi e pianificazione, finalizzato alla riqualificazione e al potenziamento del patrimonio verde urbano.

GreenUp Piemonte introduce un approccio fondato su dati oggettivi e misurabili, attraverso un sistema di analisi ESG in grado di valutare lo stato di sostenibilità ambientale dei Comuni e di definire interventi mirati, monitorabili e verificabili nel tempo. Il progetto si basa sul presupposto che solo attraverso dati certi sia possibile pianificare interventi realmente efficaci e costruire un percorso di miglioramento continuo.

Proprio su questo approccio si è soffermato Giacomo Ballari, Presidente di Agrion, dichiarando: «Accanto all’analisi e alla pianificazione, GreenUP Piemonte porta nei Comuni un forte investimento in ricerca applicata da parte di Agrion, che si traduce in protocolli concreti per la progettazione e la cura del verde urbano e nello sviluppo di tecnologie innovative per una gestione più efficiente degli spazi comuni, sia dal punto di vista della sostenibilità economica sia sociale, con una particolare attenzione alle persone diversamente abili. Un affiancamento sviluppato su basi scientifiche per comprendere come utilizzare le aree urbane per aumentare la biodiversità, proteggere farfalle e insetti utili e, di conseguenza, migliorare la salute e il benessere di ogni singolo cittadino. Negli anni abbiamo imparato a progettare con cura infrastrutture come strade e ponti, e proprio come queste, anche quella del verde è strategica, anche se forse lo percepiamo meno. Dunque, per far sì che le aree naturali diventino un vero motore di salute, benessere e qualità ambientale, serve la stessa attenzione, ricerca e competenza».

Ad intervenire è successivamente l’Assessore al Commercio, Agricoltura e cibo, Parchi, Caccia e pesca, Peste suina, Turismo, Sport e post-olimpico, Paolo Bongioanni: «Il Piemonte è una culla straordinaria di eccellenza agroalimentare. Da solo rappresenta il 25% delle produzioni italiane a denominazione d’origine, quelle che identificano i territori: Doc, Docg, Dop, Igp. Eppure non ha ancora un’identità percepita come territorio e sconta – rispetto ad altri grandi regioni italiane come la Lombardia, il Veneto, l’Emilia-Romagna, la Toscana o la Sicilia – il fatto di non avere ancora un’immagine e un respiro internazionale quando invece ne ha tutti i requisiti. Agrion è un tassello fondamentale per aiutare a far crescere il Piemonte come immagine e come respiro internazionale, una locomotiva per superare le problematiche che il mondo dell’agroalimentare sta vivendo per le pressioni climatiche ambientali e fitosanitarie e la necessità obbligata di fare innovazione e ricerca. Questo lo stiamo facendo come e meglio delle altre regioni d’Italia e di molte regioni d’Europa. In tutto questo si inserisce GreenUp: un progetto innovativo a livello nazionale, una proposta per la quale mi complimento con i sindaci e le amministrazioni che ci hanno subito creduto e hanno voluto accompagnare Agrion in questo percorso per riportare la natura al centro della città. In un momento in cui tutto sta cambiando velocemente, ridare ossigeno al verde urbano e cercare di interpretarlo con tutti i benefici che esso può regalarci – quelli sanitari, ambientali, climatici e quelli turistici che ne derivano – è una sfida che riuscirà a dare un’identità nuova e un’immagine verde alle nostre comunità urbane. Un cambio di mentalità che non potrà che far bene anche al turismo: questa nuova connessione fra città e campagna può diventare un altro atout virtuoso con il quale il Piemonte si va ad affacciare sui mercati nazionali e internazionali».

GreenUP Piemonte rappresenta infatti, un modello replicabile di collaborazione tra ricerca e amministrazioni locali, capace di accompagnare i territori verso una transizione ecologica concreta, misurabile e duratura. Ne parla Marika Cattaneo, Area Strategie per la sostenibilità di Fondazione Agrion: «GreenUP Piemonte nasce per trasformare la sostenibilità da concetto astratto in azione concreta. Accompagniamo i Comuni passo dopo passo, affiancandoli e supportandoli nelle scelte, bilanciando ambiente, persone ed economia. Ogni spunto nuovo che emerge dai territori viene subito preso in considerazione e, quando possibile, trasformato in metriche concrete, dando vita a un vero “progetto nel progetto”».

Questo approccio condiviso e operativo ha trovato piena convergenza anche nei partner istituzionali, Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e ANCI Piemonte: «GreenUp è un’ottima occasione per i Comuni. Anci Piemonte è da sempre vicino alle innovazioni che non solo supportano le amministrazioni, ma anche che vedono nel connubio innovazione – sostenibilità economica e ambientale un valore da promuovere» dichiara il Presidente di ANCI Piemonte, Davide Gilardino.

«Il progetto, segna un cambio di passo: il verde urbano diventa finalmente una vera infrastruttura per il benessere delle persone e la qualità delle nostre città. Con Legambiente sosteniamo un percorso fondato su dati, ricerca e collaborazione con i territori, perché la lotta alla crisi climatica richiede scelte concrete e misurabili. Questo progetto dimostra che, lavorando insieme, è possibile costruire città più sane, resilienti e ricche di biodiversità» continua Alice de Marco, Presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ha sottolineato l’importanza delle aree verdi urbane quali strumenti fondamentali di mitigazione climatica, ricordando l’impegno del Ministero sul tema, anche attraverso gli interventi previsti dal PNRR per la piantumazione di specie arboree e arbustive nelle città metropolitane.

All’evento hanno inoltre preso parte rappresentanti istituzionali e tecnici del settore, tra cui: Jacopo Suppo, Vicesindaco della Città Metropolitana di Torino; Paolo Balocco, Direttore Settore Agricoltura e Cibo di Regione Piemonte; Luisa Ricci, Dirigente Settore Fitosanitario e Servizi Tecnico Scientifici Regione Piemonte; Claudio Sacchetto, Presidente Commissione Agricoltura e Consigliere regionale.

A prendere la parola sono anche: Matteo Marnati, Assessore all’Ambiente di Regione Piemonte che ha sottolineato «Diamo valore ai nostri alberi attraverso il progetto Urban Forestry, che consentirà ai Comuni di intercettare risorse da destinare alle aziende piemontesi per la progettazione e la realizzazione di nuove aree verdi e parchi urbani. L’obiettivo è massimizzare l’assorbimento di CO₂ e ridurre gli inquinanti presenti nell’aria»

A seguire, continua Enrico Bussalino, Assessore agli Enti Locali di Regione Piemonte «Credo molto in questo progetto innovativo promosso da Fondazione Agrion che permette ai Comuni di pianificare la cura del verde con efficacia, efficienza e senza spreco di risorse pubbliche. La sostenibilità e la qualità ambientale non devono essere percepiti come vincoli, ma con il supporto di strumenti concreti e la collaborazione tra enti istituzionali, diventano una risorsa fondamentale per migliorare la vita del cittadino. Sarà mia cura sensibilizzare le amministrazioni locali affinché aderiscano a GreenUp e come Regione saremo al loro fianco nel percorso di gestione delle aree verdi, soprattutto per quanto riguarda i piccoli Comuni, con l’obiettivo di dare più sostegno agli amministratori che vogliono investire in questa direzione».

Ad aprire a una nuova visione del verde pubblico sono inoltre tecnici e operatori del settore: l’agronomo Davide Mondino, che ha offerto una visione sulla normativa nazionale e regionale per la gestione sostenibile del verde; Sergio Ferraro, Presidente di Asproflor, che ha approfondito il rapporto tra florovivaismo e gestione del verde urbano e ha dichiarato: «Oggi, alla presentazione del progetto Green Up, finalmente abbiamo assistito all’affermazione del verde quale elemento da progettare con la stessa consapevolezza, lungimiranza e pianificazione di ogni altra infrastruttura. Con soddisfazione abbiamo rilevato il grande interesse dei Comuni, ANCI, Legambiente, testimoniato dall’adesione diretta di 31 municipi, a cui si spera che seguiranno pian piano gli altri 1.200 Comuni piemontesi, raggiunti dalla stessa consapevolezza del verde quale elemento di benessere a servizio della collettività.  In questi anni abbiamo assistito a una crescente attenzione verso il verde pubblico e una parallela crescita del settore florovivaistico nazionale (+30% rispetto al 2014) a cui fa seguito il coerente sviluppo del settore piemontese, che oggi ricopre il decimo posto in Italia.  Per questo, con entusiasmo abbiamo aderito fin da subito al progetto Green Up, che riteniamo costituisca un’opportunità di valorizzare il settore florovivaistico piemontese e risponda a una sfida improcrastinabile sull’innovazione varietale per sostenere la ricerca necessaria alla selezione di cultivar nazionali resilienti, che garantiscano una maggiore autonomia genetica rispetto alle varietà brevettate all’estero».

A seguire, Ariele Muzzarelli, referente progetti ambientali di Agrion, che ha illustrato le progettualità in corso, dai protocolli per la realizzazione di spazi dedicati alla biodiversità come Natura tra le pagine, fino ai progetti pilota come La natura che cura, orientati allo sviluppo di giardini terapeutici per il benessere delle persone. Matteo Bontà, responsabile dell’area progettazione di Agrion, che ha presentato lo sviluppo del grande campo sperimentale di ricerca applicata: un dimostratore di buone pratiche affiancato a sperimentazioni scientifiche per individuare le soluzioni più efficaci da trasferire poi nei territori, tra cui tappeti vegetali alternativi ai prati inglesi, aiuole dedicate alle libellule, composizioni di alberate miste e sistemi progettati per convogliare l’acqua in profondità nel terreno, insieme a molte altre prove oggi in fase di sviluppo. All’interno del progetto è coinvolto anche l’Istituto superiore G. Vallauri di Fossano, che partecipa alle attività di progettazione e sperimentazione del verde urbano, contribuendo alla formazione delle nuove generazioni chiamate a diventare protagoniste della rigenerazione urbana.

A supporto del progetto vi è inoltre la tecnologia: Guido Calliano, Direttore BU Manufacturing & Agritech presso Betacom, ha introdotto strumenti e soluzioni digitali innovative, mentre Pietro Vivalda, Fondatore di Viso-Drones, ha presentato l’utilizzo dei droni per la mappatura e il censimento del verde urbano.

Ad esprimere pieno supporto verso il progetto è infine anche il Presidente di Regione Piemonte, Alberto Cirio, che ha dichiarato «Con GreenUP Piemonte aiutiamo i Comuni a capire come usare meglio il verde urbano per migliorare la qualità della vita nelle città. Vuol dire intervenire su parchi, alberi e spazi verdi con maggiore attenzione, pensando a come funzionano davvero nelle città: dal caldo estivo alla qualità dell’aria, fino alla possibilità di vivere meglio gli spazi pubblici. È un modello capace di coniugare tecnologie innovative e politiche per la salvaguardia e la valorizzazione dell’ambiente che allo stesso tempo fornisce alle amministrazioni dati, strumenti di analisi e competenze scientifiche per programmare gli interventi nel tempo, migliorando la pianificazione con scelte che potranno essere misurate e verificate. È un modo diverso di gestire il verde urbano, considerandolo una vera infrastruttura al servizio delle comunità». Dopo aver evidenziato il ruolo strategico del verde urbano per la valorizzazione del territorio, ha ufficialmente riconosciuto i 31 Comuni coinvolti, ai quali è stato successivamente consegnato l’attestazione di partecipazione al progetto “GreenUP Piemonte”.


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Energia

‘Italia Rinnovabile’: il nuovo report di Legambiente. I numeri delle fonti pulite in Piemonte

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In Italia negli ultimi dieci anni la capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili è cresciuta del 7% passando dal 33,9% nel 2015 – con 107.498 GWh/a – al 41,1% nel 2025 con 127.978 GWh/a, e arrivando a pochi punti di percentuale dalle fonti fossili (43,8%). In particolare, nel 2025 il contributo maggiore è arrivato dal fotovoltaico 44.294 GWh/a, seguito da idroelettrico 41.625 GWh/a, eolico 21.360 GWh/a, e geotermia 5.260 GWh/a. Una crescita nel complesso lenta ma importante che, però, deve essere sostenuta e incoraggiata da politiche energetiche più efficaci sbloccando gli iter burocratici per centrare l’obiettivo 2030 e cominciare a guardare a quello di decarbonizzazione al 2040. A chiederlo è Legambiente che oggi presenta a Roma il nuovo studio “Italia Rinnovabile”, realizzato con il contributo di Statkraft Italia e FERA, La Nuova Ecologia media partner, annunciando anche l’avvio della sua nuova campagna nazionale “OK, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale”, con partner AzzeroCO2 e Coordinamento Free. Lo studio fa il punto su numeri, potenzialità, ritardi, 11 buone pratiche e 15 interventi sulle rinnovabili da mettere in campo proposti al Governo. Pilastro centrale del report il fatto che le fonti pulite sono alleate decisive per contrastare la crisi climatica e la povertà energetica, per portare benefici ai territori e per ridurre il costo della bolletta su cui ad oggi il gas fossile incide per l’89% delle ore sulla formazione del prezzo finale dell’energia. L’attuale bolletta elettrica è arrivata a quota 130,5 euro/MWh, contro i 42,5 della Spagna dove il gas incide solo per 15% grazie agli importanti investimenti fatti nelle tecnologie pulite. (altro…)


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Corporate Social Responsibility

Innovazione, cooperazione e rigenerazione: così evolve la Responsabilità Sociale d’Impresa

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Energia pulita e condivisa che nasce dai tetti delle case popolari, ortofrutteti solidali che coltivano l’inclusione, ecosistemi rigenerati che rendono i territori più resilienti. Azioni concrete che si rivelano tasselli di un modello di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) che si sta facendo strada in Italia, basato su collaborazioni strategiche capaci di generare valore condiviso. Una fotografia che si basa sui risultati delle tre campagne nazionali di CSR promosse da Legambiente e AzzeroCO2 – EnergyPOP, Ortofrutteto Solidale Diffuso e Mosaico Verde – che in sette anni, grazie al sostegno di oltre 60 aziende e 200 partner tra enti locali e associazioni, hanno realizzato complessivamente 293 progetti, dimostrando come la Responsabilità Sociale d’Impresa possa contribuire al miglioramento del benessere collettivo e alla tutela del patrimonio naturale.

È quanto emerso dal convegno “Connessioni sostenibili. Affrontare le sfide ambientali e sociali: dal contesto all’azione”, che si è tenuto mercoledì 13 maggio, a Milano presso il Talent Garden, dal quale si delinea una chiara evoluzione: la sfida si è ormai spostata dal “se investire” al “come farlo” in modo efficace e con effetti duraturi.

È nella convergenza di tre pilastri, fondamentali per le strategie ESG, che prende forma questo paradigma di Responsabilità Sociale d’Impresa: innovazione, rigenerazione e cooperazione. Elementi che qualificano e rafforzano l’azione di CSR, traducendola in interventi coerenti con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e capaci di promuovere progresso e crescita inclusiva.

Innovazione: la tecnologia al servizio della transizione energetica

Il primo pilastro è l’innovazione, intesa soprattutto come capacità di ripensare strumenti consolidati per rispondere alle emergenze socio-ambientali del nostro tempo. Un’innovazione che promuove una sostenibilità sistemica con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno.

È proprio nell’affrontare sfide complesse come la povertà energetica che questa strategia rivela tutta la sua efficacia. A delineare con precisione i contorni di questa emergenza è stata, nel corso dell’incontro, Paola Valbonesi, Presidente dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE). Durante il suo intervento, ha illustrato come nel 2024 la povertà energetica abbia raggiunto il picco storico del 9,1%, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie. Di queste, 1,3 milioni si trovano in una condizione di spesa energetica eccessiva rispetto al reddito, mentre ben 1,1 milioni vivono in una condizione di “povertà energetica nascosta” ovvero sono costrette a rinunciare al riscaldamento per contenere i costi. Un dato particolarmente allarmante riguarda l’impatto sui più giovani: sono oltre 1 milione i minori esposti a questa forma di vulnerabilità.

In risposta a questo scenario, i cui dati sono fondamentali per orientare le politiche di welfare e sviluppare interventi mirati, la campagna EnergyPOP impiega il fotovoltaico come un mezzo per ridurre le disuguaglianze. Ad oggi sono stati installati oltre 70 kW di potenza fotovoltaica su quattro edifici di edilizia residenziale pubblica a Firenze, Empoli, Catania e Santarcangelo di Romagna (RN), oltre che sul tetto di uno degli edifici della Cooperativa Sociale Agricoltura Capodarco a Grottaferrata (RM), portando energia pulita e accessibile a 154 nuclei familiari e 17 lavoratrici e lavoratori della cooperativa sociale. L’impatto è duplice: da un lato si agisce per rispondere a un bisogno primario di accesso all’energia; dall’altro, si contribuisce alla transizione energetica, evitando l’emissione di oltre 28.450 kg di CO2 all’anno, grazie alla produzione di energia pulita.

L’essenza dell’innovazione si sposta quindi dall’oggetto alla sua funzione, facendo del pannello fotovoltaico uno strumento di equità sociale.

Rigenerazione: andare oltre la conservazione per ricostruire gli ecosistemi dalla terra al mare

Il secondo pilastro, la rigenerazione, si fonda sulla necessità di rispondere ai rischi climatici, la cui gravità è stata illustrata durante il convegno da Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana. Nel suo intervento, ha spiegato come il mancato rispetto dell’Accordo di Parigi possa condurre a un aumento termico globale fino a 5 gradi entro la fine del secolo, con una conseguente intensificazione di siccità, eventi estremi e innalzamento del livello del mare. L’analisi descrive un’umanità che, nell’era dell’Antropocene, sta superando i limiti planetari, mettendo a rischio la sopravvivenza delle generazioni future. La possibilità di ridurre i danni però esiste, ma richiede un impegno collettivo.

La rigenerazione attiva, ovvero interventi mirati a ricostruire la funzionalità, la ricchezza e la capacità di adattamento del capitale naturale, assume quindi un ruolo centrale per fronteggiare queste sfide. A tradurre in pratica questo principio è la campagna Mosaico Verde che con oltre 341.000 piante messe a dimora, 336 ettari di territorio rigenerato e 243 progetti realizzati in 19 regioni, si afferma come la più grande iniziativa nazionale per la rigenerazione ambientale e il ripristino degli ecosistemi. Un’azione capillare il cui beneficio economico e sociale è stimato in oltre 1,7 milioni di euro per ogni anno di vita degli impianti arborei e arbustivi messi a dimora.

Mosaico Verde è un progetto di rigenerazione ambientale che si applica a sistemi ecologici diversificati. Si spazia dalla messa a dimora di alberi in aree verdi urbane e boschive, a interventi a tutela di specie vegetali e animali a rischio, come nel progetto di salvaguardia dell’orso bruno marsicano nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’impegno si estende anche alla protezione degli habitat marini, con interventi che hanno permesso di recuperare oltre 5 quintali di reti fantasma a Santo Stefano al Mare (IM) e Polignano a Mare (BA), e con l’iniziativa per il ripristino della posidonia oceanica all’Isola del Giglio.

Ogni azione è un tassello per riattivare la funzionalità dei differenti ecosistemi dalla terra al mare, traducendo l’impegno locale in un concreto vantaggio per la resilienza nazionale.

Cooperazione: alleanze che generano opportunità condivise

Il terzo pilastro, la cooperazione, nasce dalla consapevolezza che la creazione di valore condiviso richieda la capacità di mettere in comune competenze, risorse e responsabilità. La CSR si configura così come uno spazio di raccordo tra aziende, enti locali e terzo settore, capace di superare la frammentazione e favorire percorsi partecipati che rafforzano progettualità già attive nei territori, creando le condizioni perché possano crescere, consolidarsi e accedere a nuove opportunità.

È da questa idea di cooperazione strutturata che si sviluppa la campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso che, grazie al sostegno delle aziende partner e alla collaborazione con oltre 35 cooperative sociali, ha portato alla realizzazione di 59 ortofrutteti e alla messa a dimora di 4.960 piante. In tutti i progetti la tutela della biodiversità e la creazione di fonti di reddito alternative diventano il mezzo per sostenere l’inclusione sociale e lavorativa di donne e uomini in condizioni di svantaggio che vengono coinvolti in percorsi di formazione e reinserimento, pensati per restituire loro autonomia e fiducia. Tra questi, i detenuti del carcere di Sollicciano (FI), le detenute della Casa Circondariale di Genova Pontedecimo e le persone accolte dalla Coop. Sociale La Nuova Arca e dalla Cooperativa Terra Felix di Caserta, impegnata quest’ultima in progetti di agricoltura sociale su terreni confiscati alla criminalità organizzata.

È il concetto di ecologia integrale (concetto cardine dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco) che si fa azione, segnando la fine della separazione tra interventi sociali e ambientali. I progetti più efficaci sono infatti quelli che danno luogo a un “doppio impatto”, tutelando la natura e favorendo al contempo l’inclusione di persone fragili. La cooperazione assume così una duplice dimensione: da un lato, mette in relazione imprese, enti locali e terzo settore; dall’altro, integra finalità ambientali e sociali all’interno di una visione comune. In questo modo, la Responsabilità Sociale d’Impresa supera la logica della somma di singoli progetti e si afferma come modello integrato di intervento, capace di amplificare l’efficacia delle iniziative e generare benefici concreti e diffusi per le comunità.

«Analizzando l’evoluzione dei progetti che in questi anni abbiamo realizzato, emerge come la CSR sia cambiata nel tempo: da iniziative una tantum a un sistema di ‘welfare generativo’, in cui l’obiettivo non è più semplicemente ‘restituire’ qualcosa alla comunità, ma ‘co-investire’ nel suo futuro per rafforzare il tessuto sociale e rigenerare il capitale naturale» spiega Sandro Scollato, Amministratore delegato di AzzeroCO2 . «Parallelamente, l’investimento in CSR è diventato uno strumento chiave di coinvolgimento. Il volontariato aziendale, in particolare, rafforza l’engagement perché crea un legame diretto tra dipendenti, impresa e territorio, generando un impatto più profondo e strutturato. Quando le persone si sentono parte attiva del processo, infatti, sostengono con più forza le soluzioni adottate e contribuiscono a creare una cultura diffusa di solidarietà e tutela ambientale».

E il futuro della CSR? Per provare a rispondere a questa domanda, in occasione del convegno si sono tenuti i “Greendates”: tavoli di lavoro pensati per favorire il confronto e creare sinergie operative tra le 25 aziende partecipanti. Un’opportunità concreta per condividere best practice replicabili, immaginare progetti comuni e dare avvio a nuove partnership. Dal confronto è emerso che il 68% delle imprese presenti ha investito in progetti di CSR da almeno 5 anni. Tra gli strumenti e le pratiche già adottate figurano bilanci di sostenibilità, certificazioni e politiche di diversity & inclusion. Si evidenzia anche un quadro chiaro delle priorità future: per l’87% delle aziende gli ambiti di investimento prioritario saranno l’ambiente, l’inclusione sociale e il welfare aziendale.

«Il volto della Responsabilità Sociale d’Impresa sta cambiando, e le campagne che portiamo avanti con AzzeroCO2 ne sono la prova concreta. Le direttrici di innovazione, rigenerazione e cooperazione che le guidano rappresentano la strada maestra per accelerare la transizione ecologica del nostro Paese. Abbiamo infatti compreso sul campo che le due giustizie, ambientale e sociale, sono inscindibili. Per questo, il nostro agire punta a investire sulla resilienza complessiva, riconoscendo nella salute degli ecosistemi e nella coesione delle comunità le fondamenta del nostro futuro» ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente.

«Il nostro ruolo non è portare soluzioni calate dall’alto – ha concluso Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia – ma essere alleati dei territori. Questo significa affiancarli e costruire insieme risposte concrete che nascono dall’ascolto e sono modellate sulle esigenze specifiche di ogni contesto. È proprio questa vicinanza la chiave dell’efficacia di ogni progetto, perché garantisce che l’impatto generato metta radici profonde, agendo sulle cause e non solo sui sintomi, diventando così un vero atto di cura e di sviluppo».


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Energia

Nuovo report Greenpeace-Osservatorio di Pavia su crisi energetica e guerra in Iran

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Mentre la drammatica crisi energetica innescata dalla guerra in Iran impone scelte politiche anche radicali, il racconto televisivo restringe il campo delle soluzioni, lasciando ai margini quelle capaci di incidere davvero nel lungo periodo, come le fonti rinnovabili. È quanto emerge dall’ultimo rapporto redatto dall’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia dal titolo “Crisi energetica e conflitto in Iran: narrazioni mediatiche e soluzioni energetiche tra fossili e rinnovabili”, che ha analizzato come i principali TG e talk show italiani abbiano raccontato le prime tre settimane del conflitto, iniziato il 28 febbraio scorso. (altro…)


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