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XVII Forum internazionale di Greenaccord: da Treviso un appello per la cooperazione, per l’innovazione e la decarbonizzazione

La complessità non come acceleratore di vulnerabilità, ma come motore di inedite opportunità territoriali di cambiamento. Dalla necessità di un approccio sistemico che tenga insieme ecologia, economia, sociologia e antropologia, fino al ruolo della bellezza, dell’arte, della poesia, della musica e del cibo come strumenti di connessione tra tradizione e innovazione, tra uomo e natura: è in questa originale e plurale architettura esperienziale che può essere letto il XVII Forum Internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura, che si è concluso nel fine settimana a Treviso.

In questo quadro, è emerso con forza anche il ruolo della cultura e dei luoghi culturali – dai musei ai poli artistici – non solo come strumenti di educazione, ma come spazi capaci di tradurre la complessità della transizione ecologica in esperienze accessibili e coinvolgenti, favorendo una relazione più immediata e profonda tra bisogni umani e natura. Una dimensione che contribuisce a superare la percezione della sostenibilità come distante, costosa o complessa, rendendola invece parte integrante della vita quotidiana.

Un percorso ibrido, multidisciplinare e transfrontaliero, che supera la dimensione puramente tecnica o ideologica della sostenibilità per abbracciare una visione più ampia e integrata del futuro. Per quattro giorni, la città è stata una vera e propria “redazione globale diffusa”, accogliendo oltre 100 giornalisti provenienti da 40 Paesi, insieme a istituzioni, imprese, accademici e protagonisti del mondo della cultura, chiamati a confrontarsi sul tema “Building Future Together – Un’umanità nuova con sete di futuro”.

Un’edizione che ha confermato il Forum come uno dei principali spazi internazionali di dialogo tra informazione, sostenibilità e responsabilità collettiva, mettendo al centro il concetto di ecologia integrale come chiave per affrontare le sfide globali contemporanee.

In questo contesto, un ruolo centrale è stato attribuito anche alle città, chiamate a diventare laboratori concreti di transizione attraverso processi di decarbonizzazione, soluzioni basate sulla natura e valorizzazione dei servizi ecosistemici. Il contributo di architetti, paesaggisti e amministratori locali ha evidenziato come la qualità degli spazi urbani e la bellezza possano diventare leve strategiche per la rigenerazione dei territori e per la costruzione di modelli di sviluppo più sostenibili e inclusivi.

Ampio spazio è stato dedicato anche al rapporto tra salute e ambiente. In questo contesto, è emerso il valore terapeutico della natura: dalle esperienze di forest bathing, che dimostrano come il contatto con gli ecosistemi naturali favorisca il benessere psicofisico e contribuisca alla qualità della vita, fino al riconoscimento del ruolo delle foreste come veri e propri “sistemi di cura” per le persone e per il pianeta.

Allo stesso tempo, il Forum ha affrontato in modo diretto il tema dell’eco-ansia, sempre più diffusa soprattutto tra i giovani. È stato sottolineato come questa condizione rappresenti una risposta comprensibile alle crisi ambientali in corso e come possa trasformarsi, se accompagnata, in una leva di consapevolezza, partecipazione e azione collettiva, evitando derive di paralisi o rassegnazione.

Di grande rilievo anche il confronto internazionale tra Europa e Stati Uniti, con particolare riferimento al dialogo tra il Triveneto e il Colorado, che ha evidenziato che le aziende che investono in sostenibilità hanno maggiore attrattività sui mercati esteri e come territori diversi possano condividere modelli di sviluppo sostenibile, innovazione tecnologica e governance ambientale, rafforzando una cooperazione transatlantica sempre più strategica, come confermato anche dalla presenza di Sace che opera a sostegno delle aziende e dell’export internazionale offrendo network e supporto ai processi di internazionalizzazione, contatto tra player stranieri e aziende italiane e le garanzie finanziarie per investimenti di progetti green.

Stephanie Garnica, Direttrice delle Relazioni Internazionali e della Cooperazione della Municipalità di Denver, ha dichiarato: «Quanto svolto a Treviso favorisce l’interscambio tra Colorado e Italia: l’auspicio è quello di mettere in campo azioni concrete che possano coinvolgere il meglio dell’imprenditoria che si spende per la sostenibilità e per un futuro migliore. Denver è disponibile al confronto e alla cooperazione».

Nel corso delle sessioni dedicate all’impresa e alla filiera agroalimentare, sono stati presentati modelli concreti di sostenibilità applicata, come quello della comunità del Prosecco DOC, che ha illustrato un percorso strutturato e condiviso per monitorare e migliorare le performance ambientali, sociali ed economiche del territorio, anche attraverso strumenti digitali e sistemi di certificazione.

Un ruolo centrale è stato riconosciuto all’informazione. Il Forum ha ribadito la responsabilità dei media nel contrastare la disinformazione, nel raccontare la complessità delle crisi ambientali e nel contribuire alla costruzione di una coscienza collettiva orientata alla sostenibilità.

A rafforzare questa visione, anche il messaggio inviato da Papa Leone XIV, che ha richiamato la necessità di andare oltre i dati tecnici, promuovendo un’educazione capace di coinvolgere mente, cuore e azione, e di generare nuovi stili di vita e pratiche comunitarie.

«Esprimo gratitudine per l’accoglienza ed il sostegno ricevuti dalla Camera di Commercio di Treviso – Belluno|Dolomiti, dalla Diocesi, dalla Fondazione Cassamarca e da quanti hanno collaborato a vario titolo per realizzare questo Forum – ha dichiarato il presidente di Greenaccord Alfonso Cauteruccio – che ha ribadito ancora una volta che la transizione ecologica non è solo una questione tecnologica, ma anche una sfida culturale e umana. Abbiamo bisogno di un’informazione capace di costruire ponti, generare consapevolezza e accompagnare le persone verso scelte responsabili. Solo insieme possiamo costruire un futuro più giusto e sostenibile per le nuove generazioni».

«La partecipazione di oltre 100 giornalisti provenienti da 40 Paesi stranieri – ha ammesso il Segretario generale di Greenaccord, Giuseppe Milano – non è stata solo un gratificante riconoscimento all’impegno profuso nell’ultimo anno da Greenaccord per organizzare il Forum internazionale di Treviso, ma la conferma che abbiamo un enorme bisogno di un’informazione ambientale seria e rigorosa che restituisca dignità alla fragilità del pianeta e alla vulnerabilità umana; e, soprattutto, che occorra sperimentare di più una sincera fraternità tra i popoli e tra le generazioni perché soltanto condividendo esperienze e competenze autentiche possiamo costruire un mondo più giusto, accessibile e inclusivo».

Determinante il contributo della Camera di Commercio di Treviso – Belluno|Dolomiti, che ha ospitato le principali sessioni del Forum e sostenuto l’iniziativa, contribuendo a rafforzare il posizionamento del territorio come hub europeo della sostenibilità e dell’innovazione. «Sono profondamente lieto – comunica il Presidente della Camera di Commercio Mario Pozza – di aver accolto nella nostra Camera di Commercio questo evento straordinario: quattro giorni di incontri, riflessione e visione condivisa su ecologia, bellezza e sostenibilità che ha trasformato la casa delle imprese in un luogo di dialogo autentico tra culture, saperi e responsabilità. Ringrazio il dottor Cauteruccio per l’alta qualità degli interventi degli autorevoli relatori internazionali e per aver portato a Treviso giornalisti da quaranta Paesi del mondo che con la loro professionalità hanno saputo dare profondità e rigore alle domande sui temi più urgenti del nostro tempo. Momenti di grande emozione intellettuale sono stati la lettera del Santo Padre letta da S.E. il Vescovo di Treviso Tomasi e l’intervento di S.E. Cardinale Parolin letto dal S.E. Cardinale Beniamino Stella. Momenti che hanno conferito a questi giorni, una dimensione spirituale e universale, ricordandoci che la cura del pianeta è prima di tutto una responsabilità morale condivisa».

Il Forum si è concluso con la consegna del Greenaccord International Media Award a Santiago Saez Moreno, giornalista di Covering Climate Now, realtà nordamericana impegnata nel racconto delle sfide climatiche, e con il rilancio del percorso internazionale di Greenaccord, che sta lavorando ad un evento in Colorado per il 2027, a testimonianza della volontà di costruire una rete globale stabile di confronto e cooperazione.


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Energia

‘Italia Rinnovabile’: il nuovo report di Legambiente. I numeri delle fonti pulite in Piemonte

In Italia negli ultimi dieci anni la capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili è cresciuta del 7% passando dal 33,9% nel 2015 – con 107.498 GWh/a – al 41,1% nel 2025 con 127.978 GWh/a, e arrivando a pochi punti di percentuale dalle fonti fossili (43,8%). In particolare, nel 2025 il contributo maggiore è arrivato dal fotovoltaico 44.294 GWh/a, seguito da idroelettrico 41.625 GWh/a, eolico 21.360 GWh/a, e geotermia 5.260 GWh/a. Una crescita nel complesso lenta ma importante che, però, deve essere sostenuta e incoraggiata da politiche energetiche più efficaci sbloccando gli iter burocratici per centrare l’obiettivo 2030 e cominciare a guardare a quello di decarbonizzazione al 2040. A chiederlo è Legambiente che oggi presenta a Roma il nuovo studio “Italia Rinnovabile”, realizzato con il contributo di Statkraft Italia e FERA, La Nuova Ecologia media partner, annunciando anche l’avvio della sua nuova campagna nazionale “OK, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale”, con partner AzzeroCO2 e Coordinamento Free. Lo studio fa il punto su numeri, potenzialità, ritardi, 11 buone pratiche e 15 interventi sulle rinnovabili da mettere in campo proposti al Governo. Pilastro centrale del report il fatto che le fonti pulite sono alleate decisive per contrastare la crisi climatica e la povertà energetica, per portare benefici ai territori e per ridurre il costo della bolletta su cui ad oggi il gas fossile incide per l’89% delle ore sulla formazione del prezzo finale dell’energia. L’attuale bolletta elettrica è arrivata a quota 130,5 euro/MWh, contro i 42,5 della Spagna dove il gas incide solo per 15% grazie agli importanti investimenti fatti nelle tecnologie pulite. (altro…)


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Corporate Social Responsibility

Innovazione, cooperazione e rigenerazione: così evolve la Responsabilità Sociale d’Impresa

Energia pulita e condivisa che nasce dai tetti delle case popolari, ortofrutteti solidali che coltivano l’inclusione, ecosistemi rigenerati che rendono i territori più resilienti. Azioni concrete che si rivelano tasselli di un modello di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) che si sta facendo strada in Italia, basato su collaborazioni strategiche capaci di generare valore condiviso. Una fotografia che si basa sui risultati delle tre campagne nazionali di CSR promosse da Legambiente e AzzeroCO2 – EnergyPOP, Ortofrutteto Solidale Diffuso e Mosaico Verde – che in sette anni, grazie al sostegno di oltre 60 aziende e 200 partner tra enti locali e associazioni, hanno realizzato complessivamente 293 progetti, dimostrando come la Responsabilità Sociale d’Impresa possa contribuire al miglioramento del benessere collettivo e alla tutela del patrimonio naturale.

È quanto emerso dal convegno “Connessioni sostenibili. Affrontare le sfide ambientali e sociali: dal contesto all’azione”, che si è tenuto mercoledì 13 maggio, a Milano presso il Talent Garden, dal quale si delinea una chiara evoluzione: la sfida si è ormai spostata dal “se investire” al “come farlo” in modo efficace e con effetti duraturi.

È nella convergenza di tre pilastri, fondamentali per le strategie ESG, che prende forma questo paradigma di Responsabilità Sociale d’Impresa: innovazione, rigenerazione e cooperazione. Elementi che qualificano e rafforzano l’azione di CSR, traducendola in interventi coerenti con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e capaci di promuovere progresso e crescita inclusiva.

Innovazione: la tecnologia al servizio della transizione energetica

Il primo pilastro è l’innovazione, intesa soprattutto come capacità di ripensare strumenti consolidati per rispondere alle emergenze socio-ambientali del nostro tempo. Un’innovazione che promuove una sostenibilità sistemica con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno.

È proprio nell’affrontare sfide complesse come la povertà energetica che questa strategia rivela tutta la sua efficacia. A delineare con precisione i contorni di questa emergenza è stata, nel corso dell’incontro, Paola Valbonesi, Presidente dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE). Durante il suo intervento, ha illustrato come nel 2024 la povertà energetica abbia raggiunto il picco storico del 9,1%, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie. Di queste, 1,3 milioni si trovano in una condizione di spesa energetica eccessiva rispetto al reddito, mentre ben 1,1 milioni vivono in una condizione di “povertà energetica nascosta” ovvero sono costrette a rinunciare al riscaldamento per contenere i costi. Un dato particolarmente allarmante riguarda l’impatto sui più giovani: sono oltre 1 milione i minori esposti a questa forma di vulnerabilità.

In risposta a questo scenario, i cui dati sono fondamentali per orientare le politiche di welfare e sviluppare interventi mirati, la campagna EnergyPOP impiega il fotovoltaico come un mezzo per ridurre le disuguaglianze. Ad oggi sono stati installati oltre 70 kW di potenza fotovoltaica su quattro edifici di edilizia residenziale pubblica a Firenze, Empoli, Catania e Santarcangelo di Romagna (RN), oltre che sul tetto di uno degli edifici della Cooperativa Sociale Agricoltura Capodarco a Grottaferrata (RM), portando energia pulita e accessibile a 154 nuclei familiari e 17 lavoratrici e lavoratori della cooperativa sociale. L’impatto è duplice: da un lato si agisce per rispondere a un bisogno primario di accesso all’energia; dall’altro, si contribuisce alla transizione energetica, evitando l’emissione di oltre 28.450 kg di CO2 all’anno, grazie alla produzione di energia pulita.

L’essenza dell’innovazione si sposta quindi dall’oggetto alla sua funzione, facendo del pannello fotovoltaico uno strumento di equità sociale.

Rigenerazione: andare oltre la conservazione per ricostruire gli ecosistemi dalla terra al mare

Il secondo pilastro, la rigenerazione, si fonda sulla necessità di rispondere ai rischi climatici, la cui gravità è stata illustrata durante il convegno da Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana. Nel suo intervento, ha spiegato come il mancato rispetto dell’Accordo di Parigi possa condurre a un aumento termico globale fino a 5 gradi entro la fine del secolo, con una conseguente intensificazione di siccità, eventi estremi e innalzamento del livello del mare. L’analisi descrive un’umanità che, nell’era dell’Antropocene, sta superando i limiti planetari, mettendo a rischio la sopravvivenza delle generazioni future. La possibilità di ridurre i danni però esiste, ma richiede un impegno collettivo.

La rigenerazione attiva, ovvero interventi mirati a ricostruire la funzionalità, la ricchezza e la capacità di adattamento del capitale naturale, assume quindi un ruolo centrale per fronteggiare queste sfide. A tradurre in pratica questo principio è la campagna Mosaico Verde che con oltre 341.000 piante messe a dimora, 336 ettari di territorio rigenerato e 243 progetti realizzati in 19 regioni, si afferma come la più grande iniziativa nazionale per la rigenerazione ambientale e il ripristino degli ecosistemi. Un’azione capillare il cui beneficio economico e sociale è stimato in oltre 1,7 milioni di euro per ogni anno di vita degli impianti arborei e arbustivi messi a dimora.

Mosaico Verde è un progetto di rigenerazione ambientale che si applica a sistemi ecologici diversificati. Si spazia dalla messa a dimora di alberi in aree verdi urbane e boschive, a interventi a tutela di specie vegetali e animali a rischio, come nel progetto di salvaguardia dell’orso bruno marsicano nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’impegno si estende anche alla protezione degli habitat marini, con interventi che hanno permesso di recuperare oltre 5 quintali di reti fantasma a Santo Stefano al Mare (IM) e Polignano a Mare (BA), e con l’iniziativa per il ripristino della posidonia oceanica all’Isola del Giglio.

Ogni azione è un tassello per riattivare la funzionalità dei differenti ecosistemi dalla terra al mare, traducendo l’impegno locale in un concreto vantaggio per la resilienza nazionale.

Cooperazione: alleanze che generano opportunità condivise

Il terzo pilastro, la cooperazione, nasce dalla consapevolezza che la creazione di valore condiviso richieda la capacità di mettere in comune competenze, risorse e responsabilità. La CSR si configura così come uno spazio di raccordo tra aziende, enti locali e terzo settore, capace di superare la frammentazione e favorire percorsi partecipati che rafforzano progettualità già attive nei territori, creando le condizioni perché possano crescere, consolidarsi e accedere a nuove opportunità.

È da questa idea di cooperazione strutturata che si sviluppa la campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso che, grazie al sostegno delle aziende partner e alla collaborazione con oltre 35 cooperative sociali, ha portato alla realizzazione di 59 ortofrutteti e alla messa a dimora di 4.960 piante. In tutti i progetti la tutela della biodiversità e la creazione di fonti di reddito alternative diventano il mezzo per sostenere l’inclusione sociale e lavorativa di donne e uomini in condizioni di svantaggio che vengono coinvolti in percorsi di formazione e reinserimento, pensati per restituire loro autonomia e fiducia. Tra questi, i detenuti del carcere di Sollicciano (FI), le detenute della Casa Circondariale di Genova Pontedecimo e le persone accolte dalla Coop. Sociale La Nuova Arca e dalla Cooperativa Terra Felix di Caserta, impegnata quest’ultima in progetti di agricoltura sociale su terreni confiscati alla criminalità organizzata.

È il concetto di ecologia integrale (concetto cardine dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco) che si fa azione, segnando la fine della separazione tra interventi sociali e ambientali. I progetti più efficaci sono infatti quelli che danno luogo a un “doppio impatto”, tutelando la natura e favorendo al contempo l’inclusione di persone fragili. La cooperazione assume così una duplice dimensione: da un lato, mette in relazione imprese, enti locali e terzo settore; dall’altro, integra finalità ambientali e sociali all’interno di una visione comune. In questo modo, la Responsabilità Sociale d’Impresa supera la logica della somma di singoli progetti e si afferma come modello integrato di intervento, capace di amplificare l’efficacia delle iniziative e generare benefici concreti e diffusi per le comunità.

«Analizzando l’evoluzione dei progetti che in questi anni abbiamo realizzato, emerge come la CSR sia cambiata nel tempo: da iniziative una tantum a un sistema di ‘welfare generativo’, in cui l’obiettivo non è più semplicemente ‘restituire’ qualcosa alla comunità, ma ‘co-investire’ nel suo futuro per rafforzare il tessuto sociale e rigenerare il capitale naturale» spiega Sandro Scollato, Amministratore delegato di AzzeroCO2 . «Parallelamente, l’investimento in CSR è diventato uno strumento chiave di coinvolgimento. Il volontariato aziendale, in particolare, rafforza l’engagement perché crea un legame diretto tra dipendenti, impresa e territorio, generando un impatto più profondo e strutturato. Quando le persone si sentono parte attiva del processo, infatti, sostengono con più forza le soluzioni adottate e contribuiscono a creare una cultura diffusa di solidarietà e tutela ambientale».

E il futuro della CSR? Per provare a rispondere a questa domanda, in occasione del convegno si sono tenuti i “Greendates”: tavoli di lavoro pensati per favorire il confronto e creare sinergie operative tra le 25 aziende partecipanti. Un’opportunità concreta per condividere best practice replicabili, immaginare progetti comuni e dare avvio a nuove partnership. Dal confronto è emerso che il 68% delle imprese presenti ha investito in progetti di CSR da almeno 5 anni. Tra gli strumenti e le pratiche già adottate figurano bilanci di sostenibilità, certificazioni e politiche di diversity & inclusion. Si evidenzia anche un quadro chiaro delle priorità future: per l’87% delle aziende gli ambiti di investimento prioritario saranno l’ambiente, l’inclusione sociale e il welfare aziendale.

«Il volto della Responsabilità Sociale d’Impresa sta cambiando, e le campagne che portiamo avanti con AzzeroCO2 ne sono la prova concreta. Le direttrici di innovazione, rigenerazione e cooperazione che le guidano rappresentano la strada maestra per accelerare la transizione ecologica del nostro Paese. Abbiamo infatti compreso sul campo che le due giustizie, ambientale e sociale, sono inscindibili. Per questo, il nostro agire punta a investire sulla resilienza complessiva, riconoscendo nella salute degli ecosistemi e nella coesione delle comunità le fondamenta del nostro futuro» ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente.

«Il nostro ruolo non è portare soluzioni calate dall’alto – ha concluso Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia – ma essere alleati dei territori. Questo significa affiancarli e costruire insieme risposte concrete che nascono dall’ascolto e sono modellate sulle esigenze specifiche di ogni contesto. È proprio questa vicinanza la chiave dell’efficacia di ogni progetto, perché garantisce che l’impatto generato metta radici profonde, agendo sulle cause e non solo sui sintomi, diventando così un vero atto di cura e di sviluppo».


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Energia

Nuovo report Greenpeace-Osservatorio di Pavia su crisi energetica e guerra in Iran

Mentre la drammatica crisi energetica innescata dalla guerra in Iran impone scelte politiche anche radicali, il racconto televisivo restringe il campo delle soluzioni, lasciando ai margini quelle capaci di incidere davvero nel lungo periodo, come le fonti rinnovabili. È quanto emerge dall’ultimo rapporto redatto dall’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia dal titolo “Crisi energetica e conflitto in Iran: narrazioni mediatiche e soluzioni energetiche tra fossili e rinnovabili”, che ha analizzato come i principali TG e talk show italiani abbiano raccontato le prime tre settimane del conflitto, iniziato il 28 febbraio scorso. (altro…)


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