Digitale
L’export italiano negli USA nel settore aereo spaziale in continuo aumento. Le aziende italiane presenti alle maggiori fiere USA di Primavera
Ci sono le eccellenze italiane dell’industria aerospaziale all’ ADSS Seattle dal 18 al 19 marzo che sarà seguita da SatShow dal 23 al 26 marzo a Washington D.C. e dallo Space Symposium a Colorado Springs dal 13 al 16 aprile. Tre piazze centrali per gli operatori dello space tech globale, in cui l’ICE–Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane guiderà anche quest’anno le delegazioni di aziende italiane che sono più di 50 in totale, che rappresentano un ecosistema ampio, dai supplier di componentistica e lavorazioni ad alta precisione fino alle tecnologie più innovative.
Una filiera che si presenta in modo coeso – forte di segnali di crescita che nel 2025 hanno visto le importazioni aerospaziali USA dall’Italia (+7,9%) aumentare cinque volte più delle importazioni complessive (+1,5%) – mettendo a sistema distretti regionali, competenze tecnologiche verticali e imprenditoria emergente: proprio a Seattle saranno presentate alcune delle più interessanti startup accelerate da INNOVIT –Italian Innovation and Culture Hub di San Francisco.
La missione italiana ad ADSS è coordinata dall’Ufficio di Houston di Agenzia ICE in collaborazione con AIAD (Federazione delle aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza). Le 21 aziende italiane presenti a Seattle saranno A. Abete (Nola, NA), ALA (Napoli), Apeiroon (Vicenza), Com.Stamp (Montemiletto, AV), Connex Italiana (Milano), DAVI-Promau (Cesena), DeAMS (Napoli), EIE Group (Venezia), GFM (Mapello, BG), Growermetal (Calco, LC), HTT–High Tech Tools (Venticano, AV), Laga (Lodrino, BS), OMA (Foligno, PG), OMPM (Angri, SA), OVS Villella (Sesto Calende, VA), Poggipolini (San Lazzaro di Savena, BO), SITTI (Vimodrone, MI), REA Space (Acquaviva, BA), Umbragroup (Foligno, PG), Vimi Fasteners (Novellara, RE), Zoppas Industries (Vittorio Veneto, TV). A loro si aggiungeranno 3 startup accelerate da Innovit: bitCorp (Milano), Oris Space (Torino), Podium (Aosta).
La missione italiana ad ADSS vedrà due momenti di networking principali: un evento serale pre-fiera il 17 marzo organizzato da Serena Corp assieme al Consolato Generale d’Italia a San Francisco, e un ricevimento in fiera il 18 marzo. In queste sedi saranno presentate le startup del programma di accelerazione dedicato alle startup space tech di Innovit.
Dopo Seattle, il calendario prosegue con due importanti appuntamenti a cui Agenzia ICE parteciperà in partnership con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Dal 23 marzo a Washington D.C. si terrà la SATShow Week, una settimana di appuntamenti dedicati all’industria satellitare che riunisce operatori commerciali, ingegneri, apparati governativi e militari, innovatori e utenti finali per attività di business, confronto e collaborazione. Il fulcro della settimana è la Satellite Exhibition, il più ampio evento al mondo dedicato alle comunicazioni satellitari. Completa il programma lo Space Symposium, in programma a Colorado Springs dal 13 al 16 aprile. Si tratta di uno dei forum più importanti in cui aziende, opinion leader e decisori provenienti da tutto il mondo si incontrano e stringono relazioni.
I numeri confermano un rafforzamento strutturale della presenza italiana nel mercato aerospaziale statunitense. Secondo i dati Trade Data Monitor elaborati da Agenzia ICE–Houston, nel 2025 l’import aerospaziale complessivo USA ha raggiunto 42,20 miliardi di dollari (+1,53% sul 2024). Nello stesso anno, le importazioni USA dall’Italia sono salite del +7,94% (arrivando a 1,71 miliardi), circa cinque volte la crescita media del mercato. La quota di mercato italiana è infatti cresciuta fino al 4,05% (dal 3,30% del 2023) – in controtendenza rispetto alle contrazioni registrate dagli altri grandi fornitori europei come Francia, Regno Unito e Germania – con l’Italia che nel 2025 si posiziona come ottavo partner degli Stati Uniti nel comparto.
A trainare la performance del 2025 sono soprattutto i settori della componestica per aeromobili o elicotteri, che valgono 1,038 miliardi di dollari – oltre il 60% del totale – e che crescono del +23,27% sul 2024. Dal punto di vista geografico interno agli Stati Uniti, l’Italia rafforza la propria presenza in particolare intorno a due hub strategici, la Virginia e il Texas, che nel 2025 assorbono il 53,69% dell’import aerospaziale USA dall’Italia. La Virginia è il primo Stato con 514,1 milioni (30,07% del totale italiano), in crescita del 134,65% rispetto al 2024. Si tratta del principale driver dell’espansione italiana nel 2025. Il Texas segue con 403,7 milioni (23,62%), +13,56%.
L’Italia è tra i principali Paesi al mondo nel comparto aerospaziale e difesa, posizionandosi stabilmente tra i primi dieci a livello globale e al quarto posto in Europa. Con un fatturato annuo superiore a 16 miliardi di euro e una quota export che supera il 70% della produzione complessiva, il settore rappresenta una delle industrie manifatturiere italiane più strategiche e a più alto contenuto di innovazione.
Il comparto impiega direttamente oltre 50mila professionisti altamente qualificati e sostiene una filiera nazionale ampia e articolata, che ne accresce in modo significativo l’impatto economico complessivo. La struttura industriale combina cinque prime contractor attivi su scala globale con oltre 300 piccole e medie imprese, che rappresentano circa l’85% delle aziende del settore. Un ecosistema integrato che consente all’Italia di competere con efficacia nell’aviazione civile, nei sistemi di difesa e nelle tecnologie spaziali.
Circa due terzi dell’attività complessiva si concentra nella produzione di aeromobili, elicotteri, veicoli spaziali e sistemi correlati: circa il 47% è dedicato alla produzione aerospaziale e quasi il 20% ai servizi di manutenzione, riparazione e revisione (MRO). La quota restante riguarda apparecchiature ad alto valore e sistemi avanzati, tra cui avionica, radar, tecnologie propulsive, sistemi di controllo del volo e componenti mission-critical. Il settore si fonda su solidi cluster regionali – tra cui quelli di Piemonte, Lombardia, Lazio, Puglia, Campania, Veneto e Umbria – dove la collaborazione tra imprese, centri di ricerca, università e istituzioni della difesa alimenta investimenti in R&D e un continuo avanzamento tecnologico.
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Digitale
E’ nato il Manifesto per l’Italia Digitale con il Buono Digitale per favorire gli investimenti digitali di PMI, studi professionali ed enti del terzo settore
E’ nato il Manifesto per l’Italia Digitale, promosso da AIIP, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni. Al centro della proposta c’è la richiesta di introdurre, nella prossima Legge di Bilancio, il Buono Digitale, uno strumento semplice, triennale e verificabile per favorire gli investimenti digitali immateriali di micro, piccole e medie imprese, studi professionali ed enti del terzo settore.
La misura nasce per rispondere al ritardo digitale del sistema produttivo italiano, particolarmente evidente nelle realtà meno strutturate: il 94,7% delle imprese italiane ha meno di 10 addetti, ma solo il 29,4% delle microimprese tra 2 e 9 addetti utilizza un software gestionale, contro il 51,4% delle imprese con almeno 10 addetti. Il Manifesto propone uno strumento complementare ai piani 4.0 e 5.0, pensato per intercettare la domanda diffusa di digitalizzazione delle micro e piccole imprese, dei professionisti e degli enti del terzo settore.
Il Buono Digitale punta a sostenere investimenti in software gestionali, cloud, piattaforme digitali, intelligenza artificiale, cybersecurity, e-commerce, consulenza, formazione e compliance, legando il beneficio alla reale messa in funzione delle soluzioni e non al semplice acquisto. La proposta prevede una misura rivolta alle imprese tra 2 e 99 addetti, con intensità di aiuto più alta per le realtà più piccole e una premialità per le soluzioni Made in UE. La platea stimata è di circa 578mila beneficiari nel triennio, con un fabbisogno pubblico pari a 3,951 miliardi di euro e investimenti complessivi attivati stimati in 7,05 miliardi.
“Il Buono Digitale – ha sottolineato Fabio Mereu, Vicepresidente di Confartigianato – risponde alle esigenze del 94,7% delle imprese italiane, quelle con meno di dieci addetti, che rappresentano il cuore del nostro sistema produttivo. Le imprese artigiane e le micro e piccole imprese sono già da tempo impegnate nella transizione digitale, investendo in innovazione e competenze, ma necessitano di strumenti semplici e accessibili che ne accelerino il percorso. Auspichiamo che il Buono Digitale possa trovare spazio nella prossima Legge di Bilancio. È una misura di politica industriale capace di sostenere l’adozione concreta di software, intelligenza artificiale, cybersecurity e formazione, rafforzando la produttività e la competitività del Paese. Investire nella digitalizzazione delle micro e piccole imprese significa investire nella crescita dell’intero sistema economico italiano”.
“Il Buono Digitale è uno strumento necessario per portare software, competenze e processi digitali nelle micro e piccole imprese, dove il ritardo è ancora più evidente. L’obiettivo non è incentivare il semplice acquisto di tecnologia, ma la sua reale adozione: soluzioni gestionali, cloud, cybersecurity, intelligenza artificiale e formazione devono diventare leve concrete di produttività. Investire nel software significa rafforzare la competitività delle imprese e dell’intero sistema Paese”, dichiara Pierfrancesco Angeleri, Presidente di AssoSoftware.
Per il Presidente di AIIP Giuliano Peritore: “AIIP sostiene attivamente l’iniziativa del Buono Digitale perché molte nostre imprese scontano un divario digitale importante che va superato promuovendo l’impiego di soluzioni ICT “Made in Europe”, che garantiscano la proprietà dei dati in un’ottica di sovranità e indipendenza operativa da altri soggetti. Oltre il 99% delle nostre imprese sono MPMI, la struttura economica che sostiene il nostro PIL, permettendoci di rappresentare il quarto paese per esportazioni a livello mondiale. Questo è un successo che dobbiamo continuare a sostenere facilitando e supportando la digitalizzazione delle nostre imprese”.
“Il Manifesto per l’Italia Digitale non è solo un documento di proposte, ma la testimonianza di una consapevolezza matura: la trasformazione del Paese non si gioca nelle grandi infrastrutture, ma nella capacità di portare l’innovazione fin dentro la micro-impresa. Come Confcommercio, il nostro contributo si focalizza su questo legame vitale tra tecnologia e territorio. Non puntiamo a una digitalizzazione astratta, ma a un percorso pragmatico che trasformi le soluzioni digitali, l’intelligenza artificiale e la cybersicurezza in strumenti quotidiani di efficienza per chi, ogni giorno, crea valore reale. Il nostro obiettivo è abbattere il gap tecnologico che ancora frena le nostre piccole realtà, dotandole di quelle competenze specifiche e di quegli incentivi strutturali necessari per competere nel mercato globale”, dichiara Paola Generali, Consigliere Confcommercio con incarico alla digitalizzazione, Presidente Assintel ed EDI.
“La trasformazione digitale è una leva strategica per la competitività del Paese che richiede un impegno condiviso tra istituzioni e corpi intermedi. Il Buono Digitale rappresenta uno strumento concreto per sostenere gli investimenti delle imprese in innovazione, competenze e cybersicurezza contribuendo a ridurre il divario tecnologico e a rafforzare il nostro sistema produttivo”, ha aggiunto Marco Barbieri, Segretario Generale di Confcommercio
“Per le nostre PMI manifatturiere, il Buono Digitale è un’opportunità per ridurre il divario con le realtà più grandi e strutturate, trasformare un’idea in un progetto pilota e acquisire consapevolezza del valore dei propri dati e, quindi, della necessità di tutelarli. Per il legislatore, è invece uno strumento per ridurre la burocrazia e partecipare attivamente al processo di innovazione del Paese”, spiega Domenico Galia, Presidente di Confimi Industria Digitale.
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Digitale
La Commissione Europea impone a Meta misure per il libero accesso a WhatsApp degli assistenti IA concorrenti
La Commissione europea ha ordinato a Meta di ripristinare il libero accesso a WhatsApp per gli assistenti IA generalisti concorrenti e di mantenerlo fino al termine dell’indagine antitrust della Commissione. La decisione evita che il comportamento di Meta, che a prima vista sembra violare le norme dell’UE in materia di concorrenza, pregiudichi la concorrenza in questo mercato in crescita.
Nel dicembre 2025 la Commissione ha avviato un’indagine antitrust sulla nuova politica di Meta volta a bloccare l’accesso dei fornitori di IA diversi da Meta AI a WhatsApp. Nel febbraio 2026 ha pubblicato una comunicazione degli addebiti in cui ha concluso in via preliminare che era necessario adottare misure provvisorie per evitare che le modifiche contrattuali di Meta provocassero un danno grave e irreparabile sul mercato. Nell’aprile 2026 ha pubblicato una comunicazione degli addebiti supplementare, in cui ha dichiarato l’intenzione di ordinare a Meta di ripristinare l’accesso di assistenti IA terze parti a WhatsApp.
La decisione ordina a Meta di ripristinare l’accesso per gli assistenti IA generalisti di terze parti all’API di WhatsApp for Business secondo gli stessi termini e le stesse condizioni in vigore prima del 15 ottobre 2025, ossia quando tale accesso era gratuito per tutti gli assistenti IA. Meta deve mantenere l’accesso a tali termini e condizioni fino all’adozione da parte della Commissione di una decisione definitiva sul caso in questione. Ciò è necessario per garantire l’efficacia dei poteri della Commissione nell’applicazione del diritto della concorrenza e di qualsiasi decisione definitiva della Commissione stessa riguardo alla legittimità del comportamento di Meta. Meta deve conformarsi a tali misure entro cinque giorni lavorativi.
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L’AGCOM invia segnalazione alla Commissione europea sui servizi AI di Google
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nella sua qualità di Coordinatore per i servizi digitali per l’Italia, ha deciso di trasmettere alla Commissione europea una richiesta di valutazione dei servizi offerti da Google Ireland LTD mediante le interfacce aperte al pubblico AIO (AI Overviews) e AI Mode, alla luce degli articoli 27, 34 e 35 del Digital Service Act – DSA. Contro la decisione ha votato la Commissaria Elisa Giomi.
L’iniziativa ha preso avvio da una segnalazione all’Autorità da parte della Federazione Italiana Editori Giornali – FIEG. In particolare, FIEG ha segnalato una significativa riduzione della visibilità e reperibilità dei contenuti editoriali che, da un lato, metterebbe a repentaglio la sostenibilità economica degli editori e degli autori, in particolare di quelli più piccoli e indipendenti e, dall’altro, inciderebbe sulla libertà di espressione e di informazione e sul pluralismo delle fonti.
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