Sostenibilità
Il TAR della Liguria ha annullato le proroghe delle concessioni demaniali balneari a Sarzana, Laigueglia e Pietra Ligure
Il TAR della Liguria ha accolto il ricorso del Garante della concorrenza contro le delibere di giunta che prorogavano le concessioni demaniali balneari in tre comuni liguri: Sarzana, Laigueglia e Pietra Ligure.
Nel concreto il Tar Liguria ha annullato le proroghe delle concessioni balneari disposte dai Comuni di Pietra Ligure, Sarzana e Laigueglia realalizzate con delle deliberazioni di giunta. Con tre provvedimenti , il tribunale amministrativo ha accolto i ricorsi presentati dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) e annullato l’applicazione della proroga decisa dai governi Draghi e Meloni.
Secondo i giudici amministrativi, le concessioni scadute il 31 dicembre 2023 non potevano essere automaticamente estese fino al 31 dicembre 2024. Le delibere comunali sono state quindi dichiarate illegittime. Nelle sentenze, il Tar ha stabilito che i Comuni devono indire al più presto la gara pubblica per l’assegnazione delle aree in concessione, concludendola entro maggio-giugno 2026, al fine di consentire l’assegnazione delle concessioni ai nuovi assegnatari in tempo per la stagione turistica 2026, anche perché le concessioni in essere, in quanto oggetto di proroga generalizzata, sono divenute inefficaci e non legittimano l’ulteriore permanenza dei rispettivi titolari sulle aree demaniali.
Il pronunciamento del Tar ribadisce un principio ormai consolidato nella giurisprudenza amministrativa: le concessioni balneari devono considerarsi definitivamente scadute alla fine del 2023, secondo quanto deciso dalle sentenze gemelle del Consiglio di Stato pronunciate a novembre 2021 in adunanza plenaria. Le successive proroghe risultano incompatibili con le normative europee sulla concorrenza e sulla libera partecipazione alle procedure di assegnazione.
Secondo i giudici, i tre Comuni liguri non hanno mai avviato procedure di gara pubblica per l’assegnazione delle concessioni, determinando un vantaggio competitivo per i concessionari già titolari delle aree. Inoltre, non è stata ritenuta valida la giustificazione legata ai presunti vincoli normativi che avrebbero impedito l’avvio delle gare, considerato che il tempo per adeguarsi alla normativa europea era ormai ampiamente trascorso.
Nelle sentenze viene chiarito che il PUD (Piano di utilizzo del demanio pubblico) non può essere utilizzato come motivazione per rinviare l’avvio delle procedure selettive. Il Tar ha respinto tutte le eccezioni sollevate dai Comuni coinvolti, confermando la fondatezza dei ricorsi presentati dall’Agcm. La decisione si inserisce in un orientamento già espresso dallo stesso tribunale ligure negli ultimi mesi, che ha progressivamente bocciato le proroghe automatiche.
Ora i tre comuni dovranno accelerare l’organizzazione delle gare pubbliche per evitare il rischio di arrivare all’estate 2026 senza concessionari operativi, con la concreta possibilità che ampi tratti di litorale tornino temporaneamente a spiaggia libera. La legge regionale impone almeno il 40% di spiaggia libera, circostanza che e nei tre comuni rivieraschi liguri non è rispettata.
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Sostenibilità
Una petizione di Greepeace per salvare le api
Greepeace ha lanciato una petizione per salvare le api, Le api e gli altri insetti impollinatori svolgono un ruolo fondamentale per la biodiversità e per il nostro sistema alimentare. Gran parte della frutta, della verdura e delle colture che consumiamo ogni giorno dipende dal loro lavoro. Pensa che un terzo del nostro cibo dipende dalla loro opera di impollinazione: solo in Europa, parliamo di oltre 4.000 tipi di verdure!
Eppure questi preziosi alleati della natura sono sempre più minacciati da pesticidi, perdita di habitat, agricoltura intensiva e cambiamenti climatici. In particolare, alcuni pesticidi costituiscono un rischio diretto per gli impollinatori: eliminare le sostanze chimiche più pericolose per le api è quindi il primo e più efficace passo da compiere per difenderle.
Le api e molti insetti impollinatori sono in declino, minacciati da pesticidi, perdita di habitat, monocolture, parassiti, malattie e cambiamenti climatici. Se le api muoiono, a farne le spese sono l’ambiente, l’agricoltura e il nostro cibo. Le api, infatti, non producono solo miele: dalla loro opera di impollinazione – insieme a quella di molti altri insetti pronubi – dipende un terzo degli alimenti che consumiamo abitualmente – come mele, fragole, pomodori e mandorle – e la produttività del 75% delle nostre principali colture agricole. In Europa, infatti, abbiamo circa 2000 specie di api selvatiche e circa un terzo delle popolazioni di api e farfalle sono in declino.
L’attuale sistema di agricoltura industriale basato sulla dipendenza dai pesticidi chimici, come i neonicotinoidi, non è più sostenibile!
Il 27 aprile 2018 l’Unione Europea ha approvato il bando permanente di tre insetticidi neonicotinoidi dannosi per le api e gli impollinatori: l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta.
Il loro utilizzo resta però consentito all’interno di serre permanenti. Inoltre, è ancora consentito l’uso di altri neonicotinoidi: acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone e altre sostanze quali cipermetrina, deltametrina e clorpirifos, tutti insetticidi potenzialmente pericolosi per le api e gli altri insetti impollinatori.
Chiediamo al Governo italiano e alla Commissione europea di:
bandire l’uso di tutti i pesticidi dannosi per le api e gli altri insetti impollinatori
applicare rigidi standard per la valutazione dei rischi da pesticidi
aumentare i finanziamenti per la ricerca, lo sviluppo e l’applicazione di pratiche agricole ecologiche
Sempre più studi confermano che i neonicotinoidi danneggiano non solo le api,ma anche i bombi, le farfalle, gli insetti acquatici e persino gli uccelli, con possibili ripercussioni su tutta la catena alimentare.
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Acqua
Legambiente lancia un appello per la gestione strutturale del bacino del Fiume Po.
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Clima
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Reuters ha lanciato il Reuters Climate Monitor, un nuovo strumento online interattivo che utilizza i dati del Copernicus Climate Change Service (C3S) e del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) per confrontare le temperature odierne con i record storici di tutto il pianeta.
Il nuovo strumento consente agli utenti di confrontare le temperature attuali di qualsiasi località nel mondo con quelle che tipicamente rappresenterebbero la media in quel periodo dell’anno, sulla base dei dati storici del periodo 1961-1990. In questo modo, lo strumento aiuta a identificare le aree che stanno registrando condizioni insolitamente calde o fredde, inserendo tali eventi in un contesto climatico a lungo termine. In uno degli esempi più eclatanti, al momento della stesura di questo testo, la temperatura a Parigi è superiore di 14°C rispetto alla sua media storica.
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