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Economia circolare

Restart Project: allungare la vita degli oggetti, ridurre i rifiuti elettronici ovvero riparare per migliorare il futuro

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Allungare la vita degli oggetti, ridurre i rifiuti elettronici e diffondere una cultura della sostenibilità: è questa la filosofia alla base di Restart Project, un’iniziativa internazionale che mette la riparazione al centro di un nuovo modello di consumo, più consapevole e responsabile.

Nato come progetto dal basso e cresciuto nel tempo fino a diventare una realtà strutturata, Restart Project si propone di contrastare l’obsolescenza programmata e lo spreco di risorse, promuovendo la riparazione di dispositivi elettronici come alternativa concreta alla sostituzione continua di smartphone, computer e piccoli elettrodomestici.

Le attivita di Restart Project sono iniziate a Londra con il primo Restart Party nel 2012. Analoga è l’attività dei Repair CafeIn Italia esiste una rete di Restart Parties e Repair Cafes in crescita, che comprende gruppi con attività regolari a Torino, Milano, Pavia, Bologna e Firenze, ed altri con eventi saltuari dalla Val d’Aosta al Friuli.

Un’idea semplice, un impatto globale

Il cuore del progetto sono i cosiddetti Restart Party, eventi aperti al pubblico in cui volontari esperti affiancano i cittadini nella riparazione dei propri dispositivi guasti. Non si tratta di un servizio di assistenza tradizionale, ma di un momento di condivisione e apprendimento: chi partecipa impara a capire come funziona un oggetto, quali componenti si possono sostituire e come prevenire futuri guasti.

Questa dimensione educativa è uno degli elementi distintivi di Restart Project. Riparare diventa un atto culturale, oltre che tecnico, capace di restituire valore alle competenze manuali e di rafforzare il senso di comunità.

In un’epoca dominata dalla velocità e dal consumo, Restart Project propone un cambio di prospettiva: rallentare, prendersi cura degli oggetti, riscoprire il valore della manutenzione. Un approccio che non rifiuta la tecnologia, ma la rende più umana, accessibile e rispettosa dell’ambiente.

Restart Project dimostra che riparare è un atto di responsabilità, ma anche di empowerment. Un piccolo gesto individuale che, moltiplicato, può contribuire a un cambiamento profondo nel modo in cui produciamo, utilizziamo e immaginiamo la tecnologia del futuro.

Ambiente, economia e diritti dei consumatori

L’impatto ambientale del progetto è significativo. I rifiuti elettronici rappresentano una delle categorie in più rapida crescita a livello globale e contengono materiali preziosi, spesso difficili da smaltire. Ogni dispositivo riparato significa meno emissioni, meno estrazione di materie prime e una riduzione concreta dell’impronta ecologica.

Accanto alla sostenibilità ambientale, Restart Project porta avanti anche una battaglia sul piano politico e sociale, sostenendo il “diritto alla riparazione”. Il progetto collabora con istituzioni, associazioni e ricercatori per promuovere normative che rendano i prodotti più riparabili, garantiscano l’accesso ai pezzi di ricambio e limitino le pratiche che ostacolano la manutenzione indipendente.

Una rete di volontari e conoscenza condivisa

Restart Project si fonda su una vasta rete di volontari, attivisti, tecnici e cittadini comuni. Attraverso la raccolta di dati sulle riparazioni effettuate, il progetto costruisce anche una base di conoscenza utile a individuare i difetti più frequenti dei dispositivi e a dialogare con i produttori.

In questo modo, la riparazione diventa non solo una soluzione immediata, ma anche uno strumento per migliorare la progettazione dei prodotti futuri, rendendoli più durevoli e sostenibili.

Un nuovo modo di guardare alla tecnologia


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Economia circolare

Green Book 2026 sui rifiuti urbani in Italia: cresce il riciclo ma mancano gli impianti

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L’Italia avanza nel percorso verso l’economia circolare ma la transizione non è ancora del tutto compiuta. La raccolta differenziata cresce, il riciclo migliora, eppure il gap tra i quantitativi raccolti e quelli effettivamente riciclati rimane ampio; al contempo il deficit impiantistico – in particolare al Sud – continua a gravare sui costi del servizio e a rendere più complesso il raggiungimento degli obiettivi europei.

È questa la fotografia scattata dal Green Book 2026, il rapporto annuale sul settore dei rifiuti urbani in Italia, promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, presentato oggi a Napoli nella cornice del Green Med Expo & Symposium. A questa edizione dello studio hanno collaborato ISPRA, ENEA, CdC RAEE e alcune aziende associate alla Federazione.

Produzione, raccolta differenziata e riciclo
Nel 2024 la produzione nazionale dei rifiuti urbani si è attestata a poco più di 29,9 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente. La raccolta differenziata ha raggiunto il 68% della produzione nazionale (+1%), con un incremento in termini assoluti di 755mila tonnellate, per un totale di quasi 20,3 milioni di tonnellate. Anche il tasso di riciclaggio è migliorato, raggiungendo il 52%, in crescita di 1,3 punti percentuali rispetto al 2023.

Nel 2024 la produzione nazionale dei rifiuti urbani supera i 29,9 milioni di tonnellate, in aumento
del 2,3% rispetto al 2023. La raccolta differenziata raggiunge il 68%, mentre la preparazione per il riutilizzo e riciclaggio si attesta al 52%, in crescita dell’1,3% rispetto al 2023. La forbice tra raccolta e riciclo conferma che la transizione del settore non può essere misurata solo sulla quantità di rifiuti intercettati, ma sulla capacità di trasformarli in recupero effettivo di materia e maggiore efficienza di filiera.

La composizione dei rifiuti avviati a riciclaggio evidenzia il ruolo centrale delle diverse filiere merceologiche nella costruzione dell’economia circolare. Nel 2024 la frazione organica rappresenta il 41% dei rifiuti avviati a riciclaggio, seguita da carta e cartone con il 25%, vetro con il 13%, legno con il 7%, plastica con il 6% e altre frazioni minori. Si tratta di filiere caratterizzate da condizioni industriali, costi di trattamento, qualità dei materiali raccolti e sbocchi di mercato differenti, che richiedono strumenti di gestione e modelli di cooperazione specifici per trasformare la raccolta differenziata in riciclo effettivo. Il caso della plastica è particolarmente significativo: pur rappresentando la quota relativa più contenuta in peso, assume, invece, rilevanza per i volumi movimentati, la variabilità qualitativa dei flussi, l’incidenza delle frazioni estranee e la competizione con le materie prime vergini.
In questa prospettiva, il rafforzamento del mercato delle materie prime seconde e l’utilizzo coerente degli strumenti economici dell’EPR e del Contributo Ambientale CONAI come leva economica a
supporto del riciclo rappresentano condizioni essenziali per dare stabilità alle filiere del recupero e rendere strutturale il contributo del settore agli obiettivi dell’economia circolare.

Il raggiungimento degli obiettivi europei, e in particolare la riduzione del conferimento in discarica al 10% entro il 2035, richiede una dotazione impiantistica adeguata, coerente con i fabbisogni territoriali e con la necessità di minimizzare la movimentazione dei rifiuti e le relative emissioni che erodono i benefici ambientali del riciclo. Le stime al 2035 evidenziano deficit rilevanti soprattutto nel Sud peninsulare e in Sicilia, sia per il trattamento della frazione organica sia per la gestione dell’indifferenziato residuo. La realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione di Roma Capitale potrebbe ridurre in modo significativo il fabbisogno del Centro per l’indifferenziato, mentre gli impianti finanziati dal PNRR, ma anche dal “Decreto Aiuti” e, in quota parte, da capitali propri delle aziende, contribuiranno a ridurre il gap relativo alla frazione organica. Resta tuttavia centrale il rafforzamento della capacità di trattamento nelle aree meridionali, dove la dotazione impiantistica rimane insufficiente rispetto ai rifiuti prodotti.

Green Book 2026 di Utilitalis


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Economia circolare

Circonomia 2026, ad Alba il festival che racconta il cambiamento tra clima, economia e geopolitica

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Alba torna a essere capitale del dibattito sulla transizione ecologica con l’undicesima edizione di Circonomia, in programma dal 21 al 23 maggio nel centro storico, con un evento conclusivo il 5 giugno. Il Festival dedicato all’economia circolare e alla sostenibilità, promosso da AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale) in collaborazione con la Cooperativa ERICA e GMI (Greening Marketing Italia) si conferma come uno dei principali appuntamenti italiani su questi temi, capace di mettere in dialogo istituzioni, imprese, mondo scientifico e società civile in un momento storico in cui ambiente, economia e geopolitica sono sempre più intrecciati. (altro…)


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Economia circolare

Stop alla plastica ‘pseudo-riutilizzabile’: approvati nel decreto PNRR i criteri tecnici per le stoviglie monouso

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Approvato in via definitiva il decreto PNRR. Diventano così legge le disposizioni su piatti e altri prodotti in plastica riutilizzabili destinati a entrare in contatto con alimenti. L’articolo 14-bis del decreto PNRR dispone infatti che piatti, posate, cannucce e agitatori per bevande in plastica siano considerati riutilizzabili a condizione che rispondano a determinate caratteristiche tecniche. (altro…)


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