Economia circolare
Stop alla plastica ‘pseudo-riutilizzabile’: approvati nel decreto PNRR i criteri tecnici per le stoviglie monouso
Approvato in via definitiva il decreto PNRR. Diventano così legge le disposizioni su piatti e altri prodotti in plastica riutilizzabili destinati a entrare in contatto con alimenti. L’articolo 14-bis del decreto PNRR dispone infatti che piatti, posate, cannucce e agitatori per bevande in plastica siano considerati riutilizzabili a condizione che rispondano a determinate caratteristiche tecniche.
La norma interviene per contrastare il fenomeno dei cosiddetti “pseudo-riutilizzabili”, denunciato da Assobioplastiche ormai due anni or sono: prodotti realizzati in plastica tradizionale, vietati dalle norme sul monouso, che continuano a essere commercializzati perché autodichiarati “riutilizzabili”. Sfruttando una lacuna nella normativa SUP (Single Use Plastic) — che, pur vietando il monouso, non specifica i requisiti per definire riutilizzabile un manufatto — diversi operatori commercializzano prodotti sostanzialmente analoghi ai vecchi monouso senza essere effettivamente riutilizzati. Una concorrenza sleale che spesso arriva da fuori Europa. Il tutto a danno delle aziende che in questi anni hanno investito nella riconversione industriale da plastica a bioplastica compostabile, ottemperando al dettato normativo ma subendo gravi danni economici e occupazionali a causa dei “falsi riutilizzabili”.
Il grido di allarme delle aziende è stato raccolto da Assobioplastiche in occasione del convegno organizzato a Roma nel marzo 2024, che ha dato avvio a un tavolo tecnico per definire i parametri dei manufatti “riutilizzabili”. Un primo risultato è arrivato nell’aprile 2025, quando la Commissione europea ha ricevuto su iniziativa del MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), la proposta di regola tecnica per la definizione dei requisiti di riutilizzabilità dei prodotti in plastica destinati a entrare in contatto con gli alimenti. La norma ha superato positivamente a luglio 2025 la procedura TRIS (Technical Regulations Information System).
Assobioplastiche: “L’inserimento della definizione delle stoviglie riutilizzabili in una norma di rango primario quale il decreto PNRR rappresenta, quindi, il punto di arrivo del percorso avviato dall’Associazione due anni or sono”.
“I nostri ringraziamenti vanno all’onorevole Gianpiero Zinzi, primo firmatario dell’emendamento, che con i suoi interventi ha sempre tenuto alta l’attenzione del Parlamento sulla tematica e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che ha creduto nell’iniziativa e supportato la proposta tecnica validata dalla Commissione europea in sede di procedura TRIS” ha commentato Luca Bianconi, presidente di Assobioplastiche. “I requisiti tecnici tuteleranno anche il mercato interno, agevolando i controlli doganali e facilitando l’identificazione di eventuali articoli di importazione non idonei”.
Legambiente: “Bene approvazione decreto che impone regole chiare al mercato per le stoviglie riutilizzabili”
“Finalmente l’Italia – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – detta la linea sui requisiti per le stoviglie riutilizzabili andando, così, a colmare quel vuoto normativo che in questi anni ha permesso ai prodotti “finti-riutilizzabili” di restare tra gli scaffali dei negozi. Ben venga, dunque, l’approvazione definitiva del Decreto PNRR che tra le norme prevede che piatti, posate, cannucce e agitatori per bevande in plastica saranno considerati riutilizzabili solo a condizione che rispondano a determinate caratteristiche tecniche. Così facendo vengono fissate regole chiare al mercato garantendo al tempo stesso corretta informazione ai cittadini e ai consumatori. Una normativa quella approvata in questi giorni che chiedevamo da tempo e su cui la nostra associazione si è spesa in questi anni con studi, report e attività sul campo. Da Spiagge e Fondali puliti con la raccolta dei rifiuti spiaggiati, di cui l’80% è plastica, all’indagine del “Cliente Misterioso” con cui abbiamo denunciato sia le scarse e fuorvianti informazioni sul riutilizzo riportate sulle confezioni dei prodotti sia quei vuoti normativi che minano seriamente la leadership della filiera nazionale della chimica verde e delle bioplastiche. In questi anni a pesare è stata, infatti, la mancata definizione del concetto di “riutilizzabile” nella Direttiva SUP e nel decreto legislativo di recepimento 196/2021. Ora l’Italia – continua Ciafani – acceleri il passo per sensibilizzare ulteriormente i cittadini, come previsto dalla direttiva, e per ridurre l’uso della plastica monouso dando l’esempio. Allo stesso tempo è fondamentale innalzare il livello dei controlli per fermare quei furbi che producono ancora plastica tradizionale spacciandola per prodotti biodegradabili o riutilizzabili”.
Legambiente ricorda che secondo la sua ultima indagine “Usa & getta o riutilizzabile? Facciamo chiarezza!”, diffusa a marzo 2025, su 317 prodotti esaminati, il 38% non specifica il numero di lavaggi massimi o consigliati per il riutilizzo; solo l’8% dei prodotti riporta informazioni coerenti circa la possibilità d’uso in lavastoviglie e nel microonde. Certificazioni presenti solo nel 35% dei prodotti e nel 70% dei casi non riguardano la riutilizzabilità. Un’impresa non semplice, come sanno gli stessi consumatori, perché spesso a mancare sulle confezioni dei prodotti sono proprio quelle informazioni più basilari sul riutilizzo come il numero di lavaggi massimi, la modalità di lavaggio (se a mano o in lavastoviglie), le temperature massime consentite per il lavaggio, se i materiali sono idonei all’uso in microonde o al forno e relative temperature di utilizzo, eventuali certificazioni.
Inoltre, è bene ricordare, sottolinea Legambiente, che a quattro anni dal recepimento della direttiva europea SUP (Single Use Plastics) che vieta il commercio di alcuni prodotti in plastica monouso, in Italia la plastica tradizionale continua ad essere il materiale più trovato in spiagge e parchi urbani. La conferma arriva dallo studio “Beach e Park Litter” 2026 realizzato da Legambiente e frutto del primo monitoraggio su spiagge e parchi a scala nazionale che ha previsto un focus specifico sulla presenza di materiali in bioplastica dispersi nell’ambiente. Ma anche dall’ultima indagine Beach litter 2026, diffusa ad inizio aprile, secondo cui in 12 anni (dal 2014 al 2026) nei 653 transetti monitorati, ammontano a 512.934 rifiuti spiaggiati raccolti da volontari e le volontarie di Legambiente e di cui l’80% è plastica. Parliamo di una media di 785 rifiuti ogni 100 metri lineari.
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Economia circolare
Green Book 2026 sui rifiuti urbani in Italia: cresce il riciclo ma mancano gli impianti
L’Italia avanza nel percorso verso l’economia circolare ma la transizione non è ancora del tutto compiuta. La raccolta differenziata cresce, il riciclo migliora, eppure il gap tra i quantitativi raccolti e quelli effettivamente riciclati rimane ampio; al contempo il deficit impiantistico – in particolare al Sud – continua a gravare sui costi del servizio e a rendere più complesso il raggiungimento degli obiettivi europei.
È questa la fotografia scattata dal Green Book 2026, il rapporto annuale sul settore dei rifiuti urbani in Italia, promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, presentato oggi a Napoli nella cornice del Green Med Expo & Symposium. A questa edizione dello studio hanno collaborato ISPRA, ENEA, CdC RAEE e alcune aziende associate alla Federazione.
Produzione, raccolta differenziata e riciclo
Nel 2024 la produzione nazionale dei rifiuti urbani si è attestata a poco più di 29,9 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente. La raccolta differenziata ha raggiunto il 68% della produzione nazionale (+1%), con un incremento in termini assoluti di 755mila tonnellate, per un totale di quasi 20,3 milioni di tonnellate. Anche il tasso di riciclaggio è migliorato, raggiungendo il 52%, in crescita di 1,3 punti percentuali rispetto al 2023.
Nel 2024 la produzione nazionale dei rifiuti urbani supera i 29,9 milioni di tonnellate, in aumento
del 2,3% rispetto al 2023. La raccolta differenziata raggiunge il 68%, mentre la preparazione per il riutilizzo e riciclaggio si attesta al 52%, in crescita dell’1,3% rispetto al 2023. La forbice tra raccolta e riciclo conferma che la transizione del settore non può essere misurata solo sulla quantità di rifiuti intercettati, ma sulla capacità di trasformarli in recupero effettivo di materia e maggiore efficienza di filiera.
La composizione dei rifiuti avviati a riciclaggio evidenzia il ruolo centrale delle diverse filiere merceologiche nella costruzione dell’economia circolare. Nel 2024 la frazione organica rappresenta il 41% dei rifiuti avviati a riciclaggio, seguita da carta e cartone con il 25%, vetro con il 13%, legno con il 7%, plastica con il 6% e altre frazioni minori. Si tratta di filiere caratterizzate da condizioni industriali, costi di trattamento, qualità dei materiali raccolti e sbocchi di mercato differenti, che richiedono strumenti di gestione e modelli di cooperazione specifici per trasformare la raccolta differenziata in riciclo effettivo. Il caso della plastica è particolarmente significativo: pur rappresentando la quota relativa più contenuta in peso, assume, invece, rilevanza per i volumi movimentati, la variabilità qualitativa dei flussi, l’incidenza delle frazioni estranee e la competizione con le materie prime vergini.
In questa prospettiva, il rafforzamento del mercato delle materie prime seconde e l’utilizzo coerente degli strumenti economici dell’EPR e del Contributo Ambientale CONAI come leva economica a
supporto del riciclo rappresentano condizioni essenziali per dare stabilità alle filiere del recupero e rendere strutturale il contributo del settore agli obiettivi dell’economia circolare.
Il raggiungimento degli obiettivi europei, e in particolare la riduzione del conferimento in discarica al 10% entro il 2035, richiede una dotazione impiantistica adeguata, coerente con i fabbisogni territoriali e con la necessità di minimizzare la movimentazione dei rifiuti e le relative emissioni che erodono i benefici ambientali del riciclo. Le stime al 2035 evidenziano deficit rilevanti soprattutto nel Sud peninsulare e in Sicilia, sia per il trattamento della frazione organica sia per la gestione dell’indifferenziato residuo. La realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione di Roma Capitale potrebbe ridurre in modo significativo il fabbisogno del Centro per l’indifferenziato, mentre gli impianti finanziati dal PNRR, ma anche dal “Decreto Aiuti” e, in quota parte, da capitali propri delle aziende, contribuiranno a ridurre il gap relativo alla frazione organica. Resta tuttavia centrale il rafforzamento della capacità di trattamento nelle aree meridionali, dove la dotazione impiantistica rimane insufficiente rispetto ai rifiuti prodotti.
Green Book 2026 di Utilitalis
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Economia circolare
Circonomia 2026, ad Alba il festival che racconta il cambiamento tra clima, economia e geopolitica
Alba torna a essere capitale del dibattito sulla transizione ecologica con l’undicesima edizione di Circonomia, in programma dal 21 al 23 maggio nel centro storico, con un evento conclusivo il 5 giugno. Il Festival dedicato all’economia circolare e alla sostenibilità, promosso da AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale) in collaborazione con la Cooperativa ERICA e GMI (Greening Marketing Italia) si conferma come uno dei principali appuntamenti italiani su questi temi, capace di mettere in dialogo istituzioni, imprese, mondo scientifico e società civile in un momento storico in cui ambiente, economia e geopolitica sono sempre più intrecciati. (altro…)
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Economia circolare
Firmato l’accordo di Sviluppo per il sito di Novara di Silicon Box
E’ stato firmato l’Accordo di sviluppo per il sito di Novara di Silicon Box . Il document è stato firmato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, da Invitalia e Silicon Box, società con sede a Singapore specializzata in tecnologie di chiplet integration, advanced packaging e testing.
Il progetto prevede un sostegno italiano pari a 1,3 miliardi di euro, nel rispetto delle norme sugli aiuti di Stato, a fronte di un investimento complessivo di 3,2 miliardi di euro, per la realizzazione nel comune piemontese della prima fabbrica europea di Silicon Box.
L’investimento di Silicon Box rafforzerà la sicurezza dell’approvvigionamento, la resilienza e l’autonomia tecnologica dell’Europa nel settore dei semiconduttori e si inserisce pienamente nella strategia europea del Chips Act — che punta a raddoppiare la quota di mercato globale dell’UE entro il 2030, dal 10 ad almeno il 20% — nonché nella strategia italiana per la microelettronica, che prevede risorse per 4 miliardi di euro per attrarre grandi investimenti e rafforzare la ricerca industriale avanzata.
L’intesa odierna rappresenta un passo concreto per lo sviluppo della filiera dei semiconduttori in Italia, con ricadute positive su occupazione, innovazione e competitività del sistema produttivo nazionale
A pieno regime l’impianto potrà generare circa 1.600 nuovi posti di lavoro diretti, a cui si aggiungeranno quelli indiretti per la costruzione della fabbrica e per le forniture e la logistica a essa collegate. Lo stabilimento sarà costruito e gestito riducendo al minimo l’impatto sull’ambiente.
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