Energia
Scacco matto alle rinnovabili 2025: il nuovo report di Legambiente
Italia bocciata rispetto al raggiungimento dell’obiettivo al 2030 sullo sviluppo delle rinnovabili fissato dal Decreto Aree Idonee. Nonostante i risultati parziali e positivi di questi ultimi anni – con 17.717 MW di rinnovabili installati dal 2021 al 2024 con una media annuale di 4.429 MW l’anno – l’Italia rischia di non rispettare l’obiettivo degli 80.001 MW di nuova potenza da installare entro il 2030 e di raggiugere questo obiettivo nel 2038, impiegando 8 anni in più. Ad oggi la Penisola con 17.717 MW ha, infatti, raggiunto appena il 22% dell’obiettivo 2030, mancano all’appello 62.284 MW da realizzare nei prossimi sei anni, pari a 10.380,6 MW all’anno, ma la strada da percorre è tutta in salita, sia a livello nazionale sia a livello regionale e comunale, anche a causa di decreti e leggi sbagliate, ritardi, ostacoli burocratici e opposizioni locali.
A scattare questa fotografia è Legambiente, che alla fiera KEY di Rimini ha presentato il nuovo report Scacco matto alle rinnovabili 2025 – in cui è contenuto l’Osservatorio Aree Idonee e Regioni (che ha anche landing page su www.legambiente.it con una mappa interattiva) – con un’analisi puntuale sui ritardi dell’Italia, sui blocchi alle rinnovabili e sulla questione aree idonee. Obiettivo inviare un chiaro appello al Governo Meloni e alle Regioni ribadendo che i ritardi che sta accumulando l’Italia sul fronte rinnovabili sono inaccettabili, se si considera l’accelerazione della crisi climatica nella Penisola (2.098 eventi meteo estremi dal 2015 a oggi, di cui 753 allagamenti e 522 danni da raffiche di vento e trombe d’aria, 1137 i comuni colpiti) e le mancate occasioni di sviluppo, anche in termini occupazionali, per i territori. Servono interventi strutturali che Legambiente riassume in 10 proposte a partire da tre caposaldi: lo snellimento degli iter autorizzativi per velocizzare la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, a partire dalle attività di repowering degli impianti eolici già esistenti; il rafforzamento del personale tecnico negli uffici regionali e comunali preposti alla valutazione e autorizzazione dei progetti e il completamento dell’organico della Commissione PNRR/PNIEC del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica; la revisione del Decreto Aree Idonee, della Legge 199/2021 – dando indicazioni univoche e meno ideologiche alle Regioni – e del Decreto Agricoltura, fornendo una maggiore distinzione tra fotovoltaico e agrivoltaico e prevedendo ad esempio la possibilità di realizzare il fotovoltaico a terra alle aree agricole all’interno nei siti di interesse nazionale e regionale da bonificare. Senza dimenticare che nel Paese è necessario avviare una “rivoluzione culturale” invitando a guardare questi impianti come occasione di investimento e sviluppo occupazionale per i territori.
Top five dei ritardi regionali: a livello regionale Valle d’Aosta, Molise, Calabria, Sardegna e Umbria, sono le peggiori regioni in classifica, rischiano di registrare i maggiori ritardi – stimati tra i 45 e i 20 anni – rispetto all’obiettivo fissato al 2030 dal Decreto Aree Idonee, diverso per ogni regione in base al potenziale realizzabile. In particolare, la Valle d’Aosta impiegherà 45 anni per raggiungere l’obiettivo 2030 pari a 328 MW (ad oggi ha raggiunto solo il 7%), il Molise viaggerà sui 29 anni di ritardo (ad oggi ha raggiunto solo il 10% dei 1.003 MW richiesti al 2030), la Calabria impiegherà 23anni di ritardo (ad oggi ha raggiunto solo il 12% dei 3.173 MW al 2030), la Sardegna 21 anni di ritardo (ad oggi ha raggiunto appena il 13% rispetto ai 6.264 MW al 2030), l’Umbria 20 anni di ritardo (ad oggi ha raggiunto il 13% dell’obiettivo di 1.756 MW al 2030). Tra le altre regioni, la Sicilia, ottava in classifica, raggiungerà i 10.485 MW al 2030 con oltre 13 anni di ritardo, ad oggi ne ha realizzati appena il 17%. Unica regione che, stando alla media di quanto realizzato negli ultimi 4 anni, centrerebbe l’obiettivo al 2030, pari a 4.757MW, è il Lazio, che nel 2024 ha raggiunto il 39,9% del suo obiettivo 2030. Quelle che impiegheranno quasi due anni di ritardo sono Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.
Blocchi alle rinnovabili: salgono a 92 le storie mappate e censite da Legambiente, dal 2022 ad oggi nella Penisola. Sono 31 quelle censite nel 2024 e che hanno al centro impianti eolici, fotovoltaici e agrivoltaici, segnati da ostacoli che arrivano da Presidenza del Consiglio dei Ministri, Sovrintendenze, Regioni, Comuni, comitati di cittadini e associazioni datoriali. Si va ad esempio dal Veneto, dove fa discutere il caso dell’impianto agrivoltaico a Mogliano Veneto (TV), un progetto fatto bene e già approvato dalla Regione, che ha ricevuto forti opposizioni da parte del Sindaco, alla Toscana dove a Capalbio e Badia Tedalda, tra il grossetano e l’aretino, la Giunta Regionale sembra aver cambiato la propria opinione da positiva a negativa sul progetto dopo il clamore generato da partiti e comitati. Dalla Calabria, dove ad Acri (CS) Regione e Comune si scontrano sulle aree disponibili alla costruzione di impianti eolici con pareri opposti, per arrivare al prolungamento di moratorie (bocciate dalla Corte per incostituzionalità) come nel caso della Regione Lazio che ha bloccato l’autorizzazione di impianti eolici e fotovoltaici.
Altro alert in Italia arriva dal numero di progetti, a livello nazionale, in stallo. Dal 2015 al 15 gennaio 2025 sono 2.109 i progetti avviati a valutazione. Di questi, secondo le elaborazioni di Legambiente sui dati disponibili sul portale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, 115 i progetti in attesa della determina da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, 85 quelli che hanno ricevuto il parere della Commissione Tecnica VIA PNRR-PNIEC ma che rimangono in attesa del parere del Ministero della Cultura (MIC), 1.367, pari all’79% del totale, quelli in fase di istruttoria tecnica da parte del Comitato PNRR-PNIEC (con 44 progetti risalenti al 2021, 367 al 2022, 505 al 2023 e 451 al 2024). Tra i progetti che avrebbero già dovuto concludere l’iter autorizzativo ma che sono ancora in attesa di una decisione, il più datato è un piano di reblading in Campania che prevede la sostituzione delle pale dei 60 aerogeneratori del parco eolico situato nei comuni di Lacedonia (AV) e Monteverde (AV). Nell’agosto 2020 aveva ottenuto un parere favorevole preliminare sulla compatibilità ambientale da parte del MIC; ma che ad oggi, a quasi cinque anni di distanza, è ancora bloccato nella fase di istruttoria tecnica presso la CTVIA.
“L’Italia è in colpevole ritardo sugli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili da raggiungere al 2030 – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – I principali ostacoli non tecnologici sono gli iter autorizzativi lenti, per l’ostracismo del Ministero della Cultura e l’inazione delle Regioni, i decreti ministeriali sbagliati e ideologici, come quelli su aree idonee e agricoltura, e le politiche miopi del Governo Meloni, che non fa altro che rendere la Penisola ancora più dipendente dagli speculatori del gas, puntando anche sul ritorno del nucleare, opzione energetica sconfitta dal libero mercato, a causa dei suoi costi esorbitanti, mentre altri ritardi potrebbero aggiungersi con le future leggi regionali sulle aree idonee. Per rendere indipendente l’Italia e per aiutare famiglie e imprese, facendo diminuire la bolletta, occorre accelerare la diffusione delle rinnovabili, lo sviluppo delle reti e la realizzazione degli accumuli anche in vista del passaggio dal Prezzo Unico Nazionale dell’elettricità a quelli zonali, che porteranno maggiori vantaggi proprio alle Regioni con una maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili”.
Focus Aree Idonee: ad oggi, sottolinea Legambiente, sono 9 le Regioni che hanno avviato pubblicamente o approvato l’iter per la definizione delle Aree Idonee. Analizzando gli iter normativi, sono 4 le regioni – Sardegna, Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Abruzzo – bocciate da Legambiente; 3 – Piemonte, Sicilia e Calabria – quelle giudicate non classificabili in quanto la proposta sulle aree idonee non è ancora finalizzata o incompleta; una regione rimandata – la Puglia – e una sola è stata promossa – la Lombardia – seppur il suo iter non si sia ancora concluso. Le altre 11 regioni (Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Liguria, Molise, Trentino e Alto-Adige, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto) ad oggi non hanno ancora avviato, almeno pubblicamente, l’iter di definizione delle Aree Idonee.
“Il ritardo dell’Italia rispetto agli 80.001 MW da raggiungere entro sei anni – commenta Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – è preoccupante così come il muro che diverse regioni stanno innalzando sul tema aree idonee come nel caso in primis di Sardegna e Toscana che renderanno rispettivamente il 99% e il 70% del territorio regionale non idoneo alla realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili. Due regioni che stanno purtroppo facendo scuola, stando alle dichiarazioni di rappresentanti di altre amministrazioni, nonostante il Governo abbia fatto ricorso alla Corte Costituzionale proprio per bloccare la legge sarda sulle aree idonee. Il nostro Osservatorio Aree Idonee e Regioni vuole fornire un’analisi dettagliata su quanto sta accadendo tra iter normativi regionali e ritardi, vigilando e stimolando le amministrazioni a un maggior coraggio, soprattutto considerando che le rinnovabili e l’efficienza sono le uniche risposte concrete ai problemi del Paese e che l’obiettivo 2030 rappresenta solo un primo passo verso gli obiettivi di decarbonizzazione da raggiungere entro il 2035 per la produzione elettrica ed entro il 2050 per tutto il resto del sistema energetico”.
Buone Notizie: tre buone pratiche, un Premio dedicato alle CER e il Green Energy Day. Legambiente, infine, nel report segnala anche tre buone pratiche: in Toscana, nel Mugello, sono iniziati i lavori per l’eolico al Giogo di Villore, in provincia di Firenze, dopo mesi di opposizioni sbloccate nel settembre 2022 grazie alla Presidenza del Consiglio dei ministri presieduta da Draghi; in Campania, nel Comune di San Bartolomeo in Galdo (BV), verranno autorizzati 3 parchi eolici, dopo che per oltre 20 anni si è autodefinito “de-eolicizzato”; in Basilicata, con apposita delibera della Giunta regionale nel 28 ottobre 2024, ha approvato il processo di semplificazione per l’autorizzazione di progetti a fonti rinnovabili con valutazione d’impatto ambientale.
Parlare di rinnovabili, significa parlare anche di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): è in arrivo la seconda edizione del Premio nazionale CERS 2025, promosso da Legambiente in collaborazione con Generali, che sarà presentato a Rimini insieme alla mappatura delle CER in Italia. E per sensibilizzare i cittadini e far conoscere gli impianti a fonti pulite presenti sul territorio, il 12 aprile 2025 prenderà il via nella Penisola la seconda edizione del Green Energy Day, la giornata nazionale dedicata alla transizione ecologica, promossa dal Coordinamento FREE e da un ampio cartello di associazioni, con visite guidate e gratuite in diversi luoghi dove si pratica la transizione ecologica, puntando e investendo sulle rinnovabili.
“La Regione Valle d’Aosta è la regione italiana con la peggiore performance – dichiara Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – impiegherà 45 anni per raggiungere l’obiettivo 2030 pari a 328 MW (ad oggi ha raggiunto solo il 7%) di potenza da fonti rinnovabili. La Regione Piemonte registra un andamento di installazioni superiore a quanto richiesto dagli obiettivi al 2024. Nonostante questo, però, stando al ritmo di installazione, se la Regione continua così raggiungerà gli obiettivi fissati al 2030 io 10 anni quindi con un ritardo di 4 anni. Divari che possono essere colmati solo accelerando il passo rispetto alle installazioni. Chiediamo quindi alle autorità regionali di intervenire rapidamente: semplificare le procedure, potenziare gli incentivi per le imprese e per la cittadinanza, e lavorare a leggi regionali delle aree idonee che consentano l’adeguato sviluppo delle rinnovabili su questi territori.”
Scarica qui il rapporto completo: SMR25 report
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Energia
‘Italia Rinnovabile’: il nuovo report di Legambiente. I numeri delle fonti pulite in Piemonte
In Italia negli ultimi dieci anni la capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili è cresciuta del 7% passando dal 33,9% nel 2015 – con 107.498 GWh/a – al 41,1% nel 2025 con 127.978 GWh/a, e arrivando a pochi punti di percentuale dalle fonti fossili (43,8%). In particolare, nel 2025 il contributo maggiore è arrivato dal fotovoltaico 44.294 GWh/a, seguito da idroelettrico 41.625 GWh/a, eolico 21.360 GWh/a, e geotermia 5.260 GWh/a. Una crescita nel complesso lenta ma importante che, però, deve essere sostenuta e incoraggiata da politiche energetiche più efficaci sbloccando gli iter burocratici per centrare l’obiettivo 2030 e cominciare a guardare a quello di decarbonizzazione al 2040. A chiederlo è Legambiente che oggi presenta a Roma il nuovo studio “Italia Rinnovabile”, realizzato con il contributo di Statkraft Italia e FERA, La Nuova Ecologia media partner, annunciando anche l’avvio della sua nuova campagna nazionale “OK, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale”, con partner AzzeroCO2 e Coordinamento Free. Lo studio fa il punto su numeri, potenzialità, ritardi, 11 buone pratiche e 15 interventi sulle rinnovabili da mettere in campo proposti al Governo. Pilastro centrale del report il fatto che le fonti pulite sono alleate decisive per contrastare la crisi climatica e la povertà energetica, per portare benefici ai territori e per ridurre il costo della bolletta su cui ad oggi il gas fossile incide per l’89% delle ore sulla formazione del prezzo finale dell’energia. L’attuale bolletta elettrica è arrivata a quota 130,5 euro/MWh, contro i 42,5 della Spagna dove il gas incide solo per 15% grazie agli importanti investimenti fatti nelle tecnologie pulite. (altro…)
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Energia
Nuovo report Greenpeace-Osservatorio di Pavia su crisi energetica e guerra in Iran
Mentre la drammatica crisi energetica innescata dalla guerra in Iran impone scelte politiche anche radicali, il racconto televisivo restringe il campo delle soluzioni, lasciando ai margini quelle capaci di incidere davvero nel lungo periodo, come le fonti rinnovabili. È quanto emerge dall’ultimo rapporto redatto dall’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia dal titolo “Crisi energetica e conflitto in Iran: narrazioni mediatiche e soluzioni energetiche tra fossili e rinnovabili”, che ha analizzato come i principali TG e talk show italiani abbiano raccontato le prime tre settimane del conflitto, iniziato il 28 febbraio scorso. (altro…)
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Energia
I dati del nuovo report di Legambiente Scacco matto alle rinnovabili. In Italia progetti in stallo e 108 storie di blocchi
In Italia le rinnovabili, cruciali per il presente e il futuro del Paese e per la sua indipendenza energetica, continuano ad essere sempre più schiacciate da ritardi, ostacoli burocratici e freni imposti dai ministeri competenti. Un alert preoccupante vista la situazione geopolitica attuale in Medioriente e i conflitti degli ultimi anni che hanno fatto salire alle stelle il prezzo dell’energia e dimostrato tutta la fragilità di un mondo dipendente dalle fonti fossili. È quanto denuncia Legambiente con il nuovo report “Scacco Matto alle rinnovabili”, presentato venerdì 6 marzo alla Fiera di Rimini KEY – The Energy Transition Expo, in cui sintetizza con dati e numeri la lunga lista d’attesa di progetti a fonti rinnovabili che aspettano di vedere la luce, ma anche le 108 storie di blocchi alle rinnovabili mappati lungo la Penisola. Al tempo stesso l’associazione indica la bussola da seguire con 12 proposte operative indirizzate al Governo Meloni per accelerare la diffusione delle rinnovabili, e porta in primo piano alcune buone pratiche avviate nel Paese in nome della transizione ecologica.
I DATI: A gennaio 2026 su 1.781 progetti a fonti rinnovabili attualmente in fase di valutazione VIA PNRR – PNIEC, ben 1234, pari al 69,3% del totale, sono in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica VIA PNRR- PNIECC con 17 progetti che attendono risposte da prima del 2021. Tra questi ci sono ad esempio i progetti relativi a due parchi eolici offshore in Puglia: il primo presentato nel Golfo di Manfredonia (FG) risalente al 2008 e il secondo proposto nelle acque del Mar Adriatico meridionale in corrispondenza dei Comuni di Zapponeta, Manfredonia e Cerignola (FG) e presentato nell’aprile 2012. Quest’ultimo, dopo 11 anni di attesa, nel 2023 ha ottenuto parere positivo con prescrizioni – come, ad esempio, la riduzione nel numero degli aereogeneratori – da parte della Commissione Tecnica, ma ad oggi rimane ancora bloccato a quasi 15 anni dalla sua presentazione.
In stallo anche 160 progetti ancora in attesa della determina da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ben 45 in più dello scorso anno; mentre sono 88 i progetti bloccati dalle istituzioni relative ai beni culturali nazionali e regionali di cui 80 dal Ministero della Cultura. Un dato quest’ultimo, denuncia Legambiente, che mostra come troppo spesso questi “soggetti” emettono pareri negativi sugli impianti, in contrapposizione con i pareri emessi dalla Commissione Tecnica VIA PNRR – PNIEC. Un organo che sconta la mancanza di completamento dell’organico previsto e che, nonostante questo, negli ultimi anni ha aumentato la propria produttività e il numero dei pareri. Altro progetto di eolico offshore che rimane in attesa è quello Med Wind, 2,8 GW di potenza rinnovabile collocati a largo di Marsala e Favignana, in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di 3,4 milioni di famiglie, incredibilmente criticato per i presunti rischi per l’avifauna, per la pesca e per il turismo, dopo un articolato percorso di condivisione territoriale. In questo contesto, preoccupa il calo del numero di progetti relativi a nuovi impianti a fonti rinnovabili avviati alla valutazione: dopo due anni di boom (609 nuovi progetti sottoposti a VIA nel 2023 e 603 nel 2024), nel 2025 le nuove istanze di VIA avviate registrano un crollo drastico del 75,3% rispetto al 2024 attestandosi al 149. Legambiente inoltre ricorda che l’Italia, in tutto ciò, resta ancora lontano rispetto all’obiettivo dei 80.001 MW al 2030 previsti dal Decreto Aree Idonee. In termini di provvedimenti, c’è poi la questione dell’attuale decreto bollette, così come impostato, toglie risorse alle rinnovabili e all’efficienza energetica, mentre continua a dare ossigeno al sistema del gas, arrivando a rimborsarlo, e quindi di fatto esentarlo, dalla tassa sul carbonio prevista dal sistema ETS.
“Il settore delle rinnovabili – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare. Urgono iter snelli, un sistema normativo adeguato, e soprattutto servono più sì da parte delle soprintendenze che ad oggi continuano a frenare la transizione ecologica. Chiediamo, inoltre, anche più ascolto e partecipazione coinvolgendo nei vari processi territori, comunità e associazioni in dibattiti e confronti”.
CASI SIMBOLO DI BLOCCHI ALLE RINNOVABILI: Su 108 storie totali di blocchi alle rinnovabili mappate in questi anni, 18 sono quelle censite nel 2026. A livello regionale la Puglia è la regione con più casi censiti in negativo (14), seguita da Veneto, Umbria, Basilicata e Sardegna (10). Tra i casi simbolo di quest’anno, c’è un progetto eolico da 23 MW proposto su una ex cava e discarica ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino, in Campania, bocciato dalla Soprintendenza per la presenza di un vincolo archeologico ignorato durante l’emergenza rifiuti. In Emilia-Romagna in stallo l’eolico offshore a largo di Ravenna: un hub rinnovabile integrato da oltre 750 MW (eolico, solare galleggiante, accumulo, idrogeno, acquacoltura) con VIA positiva e permessi già ottenuti nel 2024, che resta fermo non per mancanza di autorizzazioni, ma per l’assenza di un quadro regolatorio adeguato. In Umbria, invece, il cortocircuito è culturale-amministrativo: a Terni, alcuni cittadini si sono visti negare il fotovoltaico sui tetti perché “non esteticamente gradevole” e addirittura “visibile da un drone o da satellite”.

12 proposte, una bussola da seguire: Legambiente chiede al Governo Meloni un atto di responsabilità in tema di fonti rinnovabili. Dodici le proposte che avanza all’Esecutivo chiedendo in primis al Ministero della Cultura (MIC) e alla Presidenza del Consiglio di accelerare gli iter interni, fissando un termine massimo per le determine nei casi di pareri contrastanti con priorità ai procedimenti più vecchi. Allo stesso tempo è fondamentale snellire gli iter autorizzativi per velocizzare la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, a partire dalle attività di repowering degli impianti eolici già esistenti; occorre inoltre completare l’organico della Commissione PNRR/PNIEC del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, rafforzando allo stesso tempo il personale tecnico negli uffici regionali e comunali preposti alla valutazione e autorizzazione dei progetti.
Tra le altre richieste, Legambiente chiede di rendere aree di accelerazione quelle già compromesse (come le ex cave o i siti di bonifica), le aree a forte pressione ambientale (come quelle adiacenti a strade, autostrade, ferrovie), e quelle in cui gli impianti sono già presenti; rivedere il Decreto Agricoltura, dando la possibilità di poter realizzare impianti a terra su terreni agricoli che non sono mai stati produttivi; garantire una veloce entrata in vigore dei prezzi zonali, legati alle diverse aree geografiche; rendere obbligatori gli impianti fotovoltaici nei parcheggi (diventati aree idonee col recente DL Transizione 5.0) di superficie superiore a 1.500 mq come previsto in altri paesi europei; proteggere la transizione rinnovabile da intimidazioni e sabotaggi. Importante anche ridirezionare i 7,5 milioni di euro previsti per il biennio 2025-2026 per la realizzazione di campagne informative riguardanti il nucleare verso una campagna informativa e di sensibilizzazione rivolta a popolazione e amministrazioni locali sui benefici degli impianti rinnovabili; rafforzare e accelerare le politiche di sviluppo della rete, anche al fine di accorciare i tempi di connessione; approvare una norma che potenzi la partecipazione (associazioni di cittadini e datoriali, Comuni, etc.) nella valutazione dei progetti al fine di migliorarli; completare i percorsi avviati con gli accordi tra GSE e i principali settori industriali energivori.
I record delle rinnovabili: Legambiente ricorda che il 2025 ha segnato un traguardo storico per la crescita delle rinnovabili in Europa. Per la prima volta nella storia eolico e solare, cumulativamente, hanno generato più elettricità delle fonti fossili con 841 TWh/a, pari al 30,1% dell’elettricità dell’Unione Europea, contro gli 809 TWh/a delle fossili e i 652 TWh/a del nucleare. Un traguardo storico a cui ha contribuito, nonostante le tante difficoltà del settore, anche l’Italia grazie ai 65,7 TWh/a di energia elettrica, pari a 7,8% dell’intera produzione europea, di cui 44,3 TWh di solare e 21,4 TWh di eolico. A fine 2025, le fonti rinnovabili hanno raggiunto nella Penisola una potenza complessiva di 81.479 MW, con un incremento di 7.176 MW realizzati nell’ultimo anno. Non va dimenticato, inoltre, anche quello di “buono” fatto fino ad ora. Secondo i dati di Legambiente, rielaborati sulle statistiche diffuse dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ben 384 delle procedure VIA e VIA PNRR-PNIEC concluse dal 2009 ad oggi hanno ricevuto una valutazione positiva, pari al 66%. Un numero importante che mette in evidenza una sempre maggiore capacità delle imprese di presentare progetti fatti bene.
“L’Italia per centrare l’obiettivo 2030 – commenta Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – dovrà installare oltre 11 GW l’anno di nuova potenza. Una meta che si può facilmente raggiungere e superare purché si dia certezza sui tempi autorizzativi, sulle aste per l’eolico offshore e si superino tutti gli ostacoli burocratici, coinvolgendo di più territori, cittadini e amministrazioni. Con il nostro report vogliamo lanciare questo messaggio, lo facciamo analizzando i numeri del settore, denunciando le storie di blocchi alle rinnovabili, ma anche portando in primo piano quelle buone pratiche che ben dimostrano come spesso il dialogo sia la soluzione per sviluppare impianti anche nelle situazioni più delicate. Non solo, ma alla luce dei continui conflitti, oggi parlare di rinnovabili, assume un valore sempre più importante e centrale per arrivare all’indipendenza dalle fossili ed essere portatori di pace”.
“Anche in Piemonte – dichiara Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – vediamo quanto ritardi autorizzativi, opposizioni immotivate e conflitti locali stiano frenando opportunità decisive per i territori. Le storie della Valle Grana o di Pontestura mostrano bene un clima di resistenza che spesso non si fonda su valutazioni tecniche, ma su paure e percezioni distorte. Allo stesso tempo, però, nel nostro territorio esistono esempi che dimostrano che un’altra strada è possibile: il caso di Alfiano Natta dimostra, dove – dopo un percorso complesso e grazie al richiamo del TAR a un confronto più aperto e basato sui dati – il progetto è stato migliorato, integrato e infine autorizzato. È questa la direzione che dobbiamo seguire: non la cultura del ‘no’, ma quella del ‘come’, per integrare gli impianti, condividere i benefici e accelerare la transizione energetica. Il Piemonte ha tutte le potenzialità per essere protagonista: servono scelte chiare e la volontà di mettere da parte paure infondate a favore di un futuro più sicuro, sostenibile e giusto per le nostre comunità”.
Sei buone pratiche: Tra le buone pratiche citate da Legambiente nel suo report c’è ad esempio la spinta “sottomarina” che arriva con il Tyrrhenian Link di Terna, infrastruttura strategica per integrare più rinnovabili e ridurre la dipendenza dal gas, procede: 1.000 MW di capacità, profondità record (2.150 metri) e circa 480 chilometri di cavo già posati tra Fiumetorto e Terra Mala, con la posa del primo cavo sottomarino del ramo ovest completata a inizio gennaio 2026. Altra storia arriva dalla Campania, da Cancello ed Arnone, in provincia di Caserta. Qui un parco solare da 13,5 MWp (oltre 24 mila pannelli), in grado di produrre circa 25 GWh/a di energia elettrica e di evitare circa 10 mila tonnellate di CO₂, è stato realizzato valorizzando una villa romana emersa durante i lavori, attraverso perimetrazione, corridoi di sicurezza, autorizzazioni e scavi.
Scarica il report “Scacco matto alle rinnovabili”
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