Energia
Elettricità. Bollette luce: dal 1° luglio 3,7 milioni di clienti non vulnerabili passati automaticamente al Servizio a Tutele Graduali con il fornitore selezionato tramite asta
Dal 1° luglio è terminato il servizio di Maggior Tutela dell’energia elettrica per 3,7 milioni di clienti domestici non vulnerabili, che sono passati automaticamente al Servizio a Tutele Graduali con il fornitore selezionato tramite asta (tabella in coda all’articolo).
A fine giugno 2024, delle circa 30,2 milioni di utenze domestiche, 22,7 milioni risultavano servite nel mercato libero, mentre 7,5 milioni erano rimaste o rientrate nella Maggior Tutela (3,8 milioni clienti vulnerabili che continueranno ad essere serviti in tutela e 3,7 milioni di non vulnerabili sono stati trasferiti al Servizio a Tutele Graduali).
CLIENTI NON VULNERABILI E SERVIZIO A TUTELE GRADUALI
Le condizioni di fornitura del Servizio a Tutele graduali cui saranno trasferiti i clienti non vulnerabili risultanti in Maggior Tutela dureranno poco meno di tre anni (fino al 31 marzo 2027) al termine dei quali, in mancanza di una scelta espressa, i clienti continueranno a essere riforniti dallo stesso venditore, ma sul mercato libero.
Le condizioni economiche del Servizio a Tutele Graduali sono uguali in tutta Italia e includono la componente in quota fissa denominata “parametro gamma” pari a -72,65 euro/Pod/anno. Tale componente verrà aggiornata annualmente dall’Autorità in funzione del numero di clienti riforniti nel Servizio a Tutele Graduali. Le condizioni economiche relative alla Spesa per la materia energia comprendono anche una componente a copertura dei costi di approvvigionamento dell’energia pari alla media mensile dei valori a consuntivo del prezzo all’ingrosso (PUN ex post) e una componente a copertura dei costi del dispacciamento.
Dalla somma del “parametro gamma” con la riduzione delle componenti di commercializzazione in Maggior Tutela, da 58 a 41 euro/Pod/anno, si arriva, sulla base degli elementi a oggi disponibili, a un valore per il Servizio a Tutele Graduali di circa -113 euro l’anno rispetto alla Maggior Tutela.
CLIENTI VULNERABILI
Sono clienti vulnerabili coloro che si trovano in una delle condizioni tra: più di 75 anni, percettore di bonus sociale, soggetto a disabilità (L.104/92), residente in un modulo abitativo di emergenza o isola minore non interconnessa.
Per i clienti vulnerabili ARERA continuerà ad aggiornare trimestralmente le condizioni economiche della Maggior Tutela fino all’espletamento delle aste previste dal Decreto-legge 181/23 (c.d. Dl ‘sicurezza energetica’).
Inoltre, in occasione del primo aggiornamento per i soli clienti vulnerabili, l’Autorità ha aggiornato il valore delle componenti di commercializzazione (Pcv e dispBT) per la Maggior Tutela, che passano da 58 euro/Pod/ anno a 41 euro/Pod/anno.
Dall’odierno aggiornamento – il primo per i soli clienti vulnerabili – il calcolo sarà effettuato considerando per il “cliente tipo” consumi di 2.000 kWh/anno, più rispondenti ai consumi effettivi di un ‘cliente medio’1, e pubblicato sul sito dall’Autorità insieme con quello consueto calcolato su 2.700 kWh/anno2. L’aggiornamento per il prossimo trimestre luglio-settembre 2024, per la bolletta elettrica del cliente tipo segna quindi un +12%.
Si è infatti arrestato il trend ribassista dei prezzi del gas naturale e dell’energia elettrica, che ha caratterizzato l’ultimo trimestre del 2023 e l’inizio del 2024. Le stime del prezzo dell’energia (PUN) per il prossimo trimestre sono in aumento a circa 109 €/MWh.
In termini di effetti finali, la spesa per il cliente tipo nell’anno scorrevole3 (compreso tra il 1° ottobre 2023 e il 30 settembre 2024) sarà di circa 514 euro, riavvicinandosi ai livelli precedenti alle crisi, segnando un -41,1% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° ottobre 2022- 30 settembre 2023).
Nel dettaglio delle singole componenti in bolletta, il prezzo finale per cliente tipo (con consumi annui di energia elettrica pari a 2.000 kWh) risulta così di 24,32 centesimi di euro al kWh, comprensivo di imposte, contro i 21,71 centesimi di euro al kWh del trimestre precedente. La variazione del +12% è sostanzialmente legata all’aumento complessivo della spesa per la materia energia (+23,8%).
Restano invariate, invece, le tariffe di rete (Trasporto e gestione contatore) e gli oneri generali di sistema.
“Siamo in presenza di un momento importante per l’evoluzione del mercato elettrico. L’autorità si è attivata per tempo per consentire un passaggio al mercato libero progressivo, rispettoso delle scelte dei consumatori e in grado di evitare incrementi dei costi legati alla transizione. È importante la collaborazione che il sistema bancario sta garantendo per assicurare la continuità anche sul tema dei sistemi di pagamento automatici delle bollette, ad ulteriore garanzia dei clienti. – dichiara Stefano Besseghini, presidente ARERA – Dal 1° luglio il focus dell’autorità si concentrerà sul monitoraggio della evoluzione delle condizioni di mercato, per permettere ai consumatori di avere quella chiarezza delle condizioni che è prerequisito di qualunque scelta.”.
In occasione dei cambiamenti legati al termine del servizio di Maggior Tutela dell’elettricità, l’Autorità ha rafforzato tutti gli strumenti attualmente a disposizione dei consumatori, presentandoli con la campagna informativa “CHIEDI ALL’ARERA” – ideata per affiancare le altre azioni istituzionali di comunicazione. Oltre alla diffusione di uno spot tv e radio, ogni settimana l’Autorità pubblica attraverso i profili social video tutorial dedicati alle forniture dell’energia.
I consumatori possono inoltre trovare consigli e informazioni sul sito arera.it, sulla pagina Facebook “Il Portale Offerte”, sui profili ARERA su X e LinkedIn e sull’Atlante per il consumatore, una guida che riassume tutele, garanzie e diritti previsti dalle norme finora stabilite dall’Autorità. Per un contatto telefonico anziché digitale, l’Autorità ricorda il numero verde dello Sportello per il consumatore 800.166.654.
Il prossimo 9 luglio, in occasione della Relazione annuale di ARERA a Parlamento e Governo, saranno fornite ulteriori statistiche sul passaggio da maggior tutela a libero mercato e viceversa e sui cambiamenti del mercato di luce e gas, in aggiunta ai dati statistici definitivi 2023 su tutti i settori di competenza dell’Autorità.

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Energia
‘Italia Rinnovabile’: il nuovo report di Legambiente. I numeri delle fonti pulite in Piemonte
In Italia negli ultimi dieci anni la capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili è cresciuta del 7% passando dal 33,9% nel 2015 – con 107.498 GWh/a – al 41,1% nel 2025 con 127.978 GWh/a, e arrivando a pochi punti di percentuale dalle fonti fossili (43,8%). In particolare, nel 2025 il contributo maggiore è arrivato dal fotovoltaico 44.294 GWh/a, seguito da idroelettrico 41.625 GWh/a, eolico 21.360 GWh/a, e geotermia 5.260 GWh/a. Una crescita nel complesso lenta ma importante che, però, deve essere sostenuta e incoraggiata da politiche energetiche più efficaci sbloccando gli iter burocratici per centrare l’obiettivo 2030 e cominciare a guardare a quello di decarbonizzazione al 2040. A chiederlo è Legambiente che oggi presenta a Roma il nuovo studio “Italia Rinnovabile”, realizzato con il contributo di Statkraft Italia e FERA, La Nuova Ecologia media partner, annunciando anche l’avvio della sua nuova campagna nazionale “OK, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale”, con partner AzzeroCO2 e Coordinamento Free. Lo studio fa il punto su numeri, potenzialità, ritardi, 11 buone pratiche e 15 interventi sulle rinnovabili da mettere in campo proposti al Governo. Pilastro centrale del report il fatto che le fonti pulite sono alleate decisive per contrastare la crisi climatica e la povertà energetica, per portare benefici ai territori e per ridurre il costo della bolletta su cui ad oggi il gas fossile incide per l’89% delle ore sulla formazione del prezzo finale dell’energia. L’attuale bolletta elettrica è arrivata a quota 130,5 euro/MWh, contro i 42,5 della Spagna dove il gas incide solo per 15% grazie agli importanti investimenti fatti nelle tecnologie pulite. (altro…)
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Energia
Nuovo report Greenpeace-Osservatorio di Pavia su crisi energetica e guerra in Iran
Mentre la drammatica crisi energetica innescata dalla guerra in Iran impone scelte politiche anche radicali, il racconto televisivo restringe il campo delle soluzioni, lasciando ai margini quelle capaci di incidere davvero nel lungo periodo, come le fonti rinnovabili. È quanto emerge dall’ultimo rapporto redatto dall’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia dal titolo “Crisi energetica e conflitto in Iran: narrazioni mediatiche e soluzioni energetiche tra fossili e rinnovabili”, che ha analizzato come i principali TG e talk show italiani abbiano raccontato le prime tre settimane del conflitto, iniziato il 28 febbraio scorso. (altro…)
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Energia
I dati del nuovo report di Legambiente Scacco matto alle rinnovabili. In Italia progetti in stallo e 108 storie di blocchi
In Italia le rinnovabili, cruciali per il presente e il futuro del Paese e per la sua indipendenza energetica, continuano ad essere sempre più schiacciate da ritardi, ostacoli burocratici e freni imposti dai ministeri competenti. Un alert preoccupante vista la situazione geopolitica attuale in Medioriente e i conflitti degli ultimi anni che hanno fatto salire alle stelle il prezzo dell’energia e dimostrato tutta la fragilità di un mondo dipendente dalle fonti fossili. È quanto denuncia Legambiente con il nuovo report “Scacco Matto alle rinnovabili”, presentato venerdì 6 marzo alla Fiera di Rimini KEY – The Energy Transition Expo, in cui sintetizza con dati e numeri la lunga lista d’attesa di progetti a fonti rinnovabili che aspettano di vedere la luce, ma anche le 108 storie di blocchi alle rinnovabili mappati lungo la Penisola. Al tempo stesso l’associazione indica la bussola da seguire con 12 proposte operative indirizzate al Governo Meloni per accelerare la diffusione delle rinnovabili, e porta in primo piano alcune buone pratiche avviate nel Paese in nome della transizione ecologica.
I DATI: A gennaio 2026 su 1.781 progetti a fonti rinnovabili attualmente in fase di valutazione VIA PNRR – PNIEC, ben 1234, pari al 69,3% del totale, sono in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica VIA PNRR- PNIECC con 17 progetti che attendono risposte da prima del 2021. Tra questi ci sono ad esempio i progetti relativi a due parchi eolici offshore in Puglia: il primo presentato nel Golfo di Manfredonia (FG) risalente al 2008 e il secondo proposto nelle acque del Mar Adriatico meridionale in corrispondenza dei Comuni di Zapponeta, Manfredonia e Cerignola (FG) e presentato nell’aprile 2012. Quest’ultimo, dopo 11 anni di attesa, nel 2023 ha ottenuto parere positivo con prescrizioni – come, ad esempio, la riduzione nel numero degli aereogeneratori – da parte della Commissione Tecnica, ma ad oggi rimane ancora bloccato a quasi 15 anni dalla sua presentazione.
In stallo anche 160 progetti ancora in attesa della determina da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ben 45 in più dello scorso anno; mentre sono 88 i progetti bloccati dalle istituzioni relative ai beni culturali nazionali e regionali di cui 80 dal Ministero della Cultura. Un dato quest’ultimo, denuncia Legambiente, che mostra come troppo spesso questi “soggetti” emettono pareri negativi sugli impianti, in contrapposizione con i pareri emessi dalla Commissione Tecnica VIA PNRR – PNIEC. Un organo che sconta la mancanza di completamento dell’organico previsto e che, nonostante questo, negli ultimi anni ha aumentato la propria produttività e il numero dei pareri. Altro progetto di eolico offshore che rimane in attesa è quello Med Wind, 2,8 GW di potenza rinnovabile collocati a largo di Marsala e Favignana, in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di 3,4 milioni di famiglie, incredibilmente criticato per i presunti rischi per l’avifauna, per la pesca e per il turismo, dopo un articolato percorso di condivisione territoriale. In questo contesto, preoccupa il calo del numero di progetti relativi a nuovi impianti a fonti rinnovabili avviati alla valutazione: dopo due anni di boom (609 nuovi progetti sottoposti a VIA nel 2023 e 603 nel 2024), nel 2025 le nuove istanze di VIA avviate registrano un crollo drastico del 75,3% rispetto al 2024 attestandosi al 149. Legambiente inoltre ricorda che l’Italia, in tutto ciò, resta ancora lontano rispetto all’obiettivo dei 80.001 MW al 2030 previsti dal Decreto Aree Idonee. In termini di provvedimenti, c’è poi la questione dell’attuale decreto bollette, così come impostato, toglie risorse alle rinnovabili e all’efficienza energetica, mentre continua a dare ossigeno al sistema del gas, arrivando a rimborsarlo, e quindi di fatto esentarlo, dalla tassa sul carbonio prevista dal sistema ETS.
“Il settore delle rinnovabili – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare. Urgono iter snelli, un sistema normativo adeguato, e soprattutto servono più sì da parte delle soprintendenze che ad oggi continuano a frenare la transizione ecologica. Chiediamo, inoltre, anche più ascolto e partecipazione coinvolgendo nei vari processi territori, comunità e associazioni in dibattiti e confronti”.
CASI SIMBOLO DI BLOCCHI ALLE RINNOVABILI: Su 108 storie totali di blocchi alle rinnovabili mappate in questi anni, 18 sono quelle censite nel 2026. A livello regionale la Puglia è la regione con più casi censiti in negativo (14), seguita da Veneto, Umbria, Basilicata e Sardegna (10). Tra i casi simbolo di quest’anno, c’è un progetto eolico da 23 MW proposto su una ex cava e discarica ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino, in Campania, bocciato dalla Soprintendenza per la presenza di un vincolo archeologico ignorato durante l’emergenza rifiuti. In Emilia-Romagna in stallo l’eolico offshore a largo di Ravenna: un hub rinnovabile integrato da oltre 750 MW (eolico, solare galleggiante, accumulo, idrogeno, acquacoltura) con VIA positiva e permessi già ottenuti nel 2024, che resta fermo non per mancanza di autorizzazioni, ma per l’assenza di un quadro regolatorio adeguato. In Umbria, invece, il cortocircuito è culturale-amministrativo: a Terni, alcuni cittadini si sono visti negare il fotovoltaico sui tetti perché “non esteticamente gradevole” e addirittura “visibile da un drone o da satellite”.

12 proposte, una bussola da seguire: Legambiente chiede al Governo Meloni un atto di responsabilità in tema di fonti rinnovabili. Dodici le proposte che avanza all’Esecutivo chiedendo in primis al Ministero della Cultura (MIC) e alla Presidenza del Consiglio di accelerare gli iter interni, fissando un termine massimo per le determine nei casi di pareri contrastanti con priorità ai procedimenti più vecchi. Allo stesso tempo è fondamentale snellire gli iter autorizzativi per velocizzare la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, a partire dalle attività di repowering degli impianti eolici già esistenti; occorre inoltre completare l’organico della Commissione PNRR/PNIEC del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, rafforzando allo stesso tempo il personale tecnico negli uffici regionali e comunali preposti alla valutazione e autorizzazione dei progetti.
Tra le altre richieste, Legambiente chiede di rendere aree di accelerazione quelle già compromesse (come le ex cave o i siti di bonifica), le aree a forte pressione ambientale (come quelle adiacenti a strade, autostrade, ferrovie), e quelle in cui gli impianti sono già presenti; rivedere il Decreto Agricoltura, dando la possibilità di poter realizzare impianti a terra su terreni agricoli che non sono mai stati produttivi; garantire una veloce entrata in vigore dei prezzi zonali, legati alle diverse aree geografiche; rendere obbligatori gli impianti fotovoltaici nei parcheggi (diventati aree idonee col recente DL Transizione 5.0) di superficie superiore a 1.500 mq come previsto in altri paesi europei; proteggere la transizione rinnovabile da intimidazioni e sabotaggi. Importante anche ridirezionare i 7,5 milioni di euro previsti per il biennio 2025-2026 per la realizzazione di campagne informative riguardanti il nucleare verso una campagna informativa e di sensibilizzazione rivolta a popolazione e amministrazioni locali sui benefici degli impianti rinnovabili; rafforzare e accelerare le politiche di sviluppo della rete, anche al fine di accorciare i tempi di connessione; approvare una norma che potenzi la partecipazione (associazioni di cittadini e datoriali, Comuni, etc.) nella valutazione dei progetti al fine di migliorarli; completare i percorsi avviati con gli accordi tra GSE e i principali settori industriali energivori.
I record delle rinnovabili: Legambiente ricorda che il 2025 ha segnato un traguardo storico per la crescita delle rinnovabili in Europa. Per la prima volta nella storia eolico e solare, cumulativamente, hanno generato più elettricità delle fonti fossili con 841 TWh/a, pari al 30,1% dell’elettricità dell’Unione Europea, contro gli 809 TWh/a delle fossili e i 652 TWh/a del nucleare. Un traguardo storico a cui ha contribuito, nonostante le tante difficoltà del settore, anche l’Italia grazie ai 65,7 TWh/a di energia elettrica, pari a 7,8% dell’intera produzione europea, di cui 44,3 TWh di solare e 21,4 TWh di eolico. A fine 2025, le fonti rinnovabili hanno raggiunto nella Penisola una potenza complessiva di 81.479 MW, con un incremento di 7.176 MW realizzati nell’ultimo anno. Non va dimenticato, inoltre, anche quello di “buono” fatto fino ad ora. Secondo i dati di Legambiente, rielaborati sulle statistiche diffuse dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ben 384 delle procedure VIA e VIA PNRR-PNIEC concluse dal 2009 ad oggi hanno ricevuto una valutazione positiva, pari al 66%. Un numero importante che mette in evidenza una sempre maggiore capacità delle imprese di presentare progetti fatti bene.
“L’Italia per centrare l’obiettivo 2030 – commenta Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – dovrà installare oltre 11 GW l’anno di nuova potenza. Una meta che si può facilmente raggiungere e superare purché si dia certezza sui tempi autorizzativi, sulle aste per l’eolico offshore e si superino tutti gli ostacoli burocratici, coinvolgendo di più territori, cittadini e amministrazioni. Con il nostro report vogliamo lanciare questo messaggio, lo facciamo analizzando i numeri del settore, denunciando le storie di blocchi alle rinnovabili, ma anche portando in primo piano quelle buone pratiche che ben dimostrano come spesso il dialogo sia la soluzione per sviluppare impianti anche nelle situazioni più delicate. Non solo, ma alla luce dei continui conflitti, oggi parlare di rinnovabili, assume un valore sempre più importante e centrale per arrivare all’indipendenza dalle fossili ed essere portatori di pace”.
“Anche in Piemonte – dichiara Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – vediamo quanto ritardi autorizzativi, opposizioni immotivate e conflitti locali stiano frenando opportunità decisive per i territori. Le storie della Valle Grana o di Pontestura mostrano bene un clima di resistenza che spesso non si fonda su valutazioni tecniche, ma su paure e percezioni distorte. Allo stesso tempo, però, nel nostro territorio esistono esempi che dimostrano che un’altra strada è possibile: il caso di Alfiano Natta dimostra, dove – dopo un percorso complesso e grazie al richiamo del TAR a un confronto più aperto e basato sui dati – il progetto è stato migliorato, integrato e infine autorizzato. È questa la direzione che dobbiamo seguire: non la cultura del ‘no’, ma quella del ‘come’, per integrare gli impianti, condividere i benefici e accelerare la transizione energetica. Il Piemonte ha tutte le potenzialità per essere protagonista: servono scelte chiare e la volontà di mettere da parte paure infondate a favore di un futuro più sicuro, sostenibile e giusto per le nostre comunità”.
Sei buone pratiche: Tra le buone pratiche citate da Legambiente nel suo report c’è ad esempio la spinta “sottomarina” che arriva con il Tyrrhenian Link di Terna, infrastruttura strategica per integrare più rinnovabili e ridurre la dipendenza dal gas, procede: 1.000 MW di capacità, profondità record (2.150 metri) e circa 480 chilometri di cavo già posati tra Fiumetorto e Terra Mala, con la posa del primo cavo sottomarino del ramo ovest completata a inizio gennaio 2026. Altra storia arriva dalla Campania, da Cancello ed Arnone, in provincia di Caserta. Qui un parco solare da 13,5 MWp (oltre 24 mila pannelli), in grado di produrre circa 25 GWh/a di energia elettrica e di evitare circa 10 mila tonnellate di CO₂, è stato realizzato valorizzando una villa romana emersa durante i lavori, attraverso perimetrazione, corridoi di sicurezza, autorizzazioni e scavi.
Scarica il report “Scacco matto alle rinnovabili”
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