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Mobilità sostenibile

Il trasporto ferroviario in Italia tra affollamenti, ritardi, risorse PNRR e la road map degli interventi al 2030

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Una situazione di incertezza quella in cui si trova, da quasi due anni, il sistema dei trasporti ferroviari in Italia, aggravata dalle limitazioni imposte dalla pandemia del Covid-19 con disagi dovuti al sovraffollamento dei treni e ai tagli al servizio per la malattia del personale. Ma anche un anno in cui si è tornato a parlare di investimenti e riforme, grazie alla visione di Next Generation EU e alle ingenti risorse previste dal Recovery Plan – approvato dal governo Draghi – per le infrastrutture ferroviarie e il sistema della mobilità, da realizzare entro il 2026. In generale, nel 2021, i passeggeri in circolazione si sono ridotti su tutti i treni, dell’alta velocità e Intercity (fino a -40%), a quelli regionali (-45%). Tanti i disagi che hanno vissuto i pendolari e gli studenti, per autobus e treni sovraffollati, in particolare sulle linee che da anni sono le peggiori d’Italia come Roma-Lido, Roma-Viterbo, Circumvesuviana e alcune tratte lombarde. A differenza delle città europee, poche le ciclabili realizzate durante la pandemia, che potevano rappresentare un’importante alternativa per gli spostamenti, se integrate con il trasporto pubblico locale.

Segnale positivo, come nel precedente dossier, per il rinnovo del parco dei treni circolanti: nel 2021 sono arrivati 105 nuovi treni che si aggiungono ai 757 già immessi sulla rete ferroviaria. Sono poi 46 le buone pratiche in tutta Italia segnalate nel rapporto, che raccontano la voglia degli italiani di lasciare a casa l’auto. Questa l’istantanea scattata dal Rapporto Pendolaria 2022 di Legambiente, che sarà presentato questa mattina in diretta streaming su La Nuova Ecologia e sui social di Legambiente, nell’ambito della campagna itinerante Clean Cities, che farà tappa in 17 capoluoghi italiani per promuovere una nuova mobilità urbana sostenibile. Focus sul nuovo scenario di investimenti previsti in Italia, per capire quanto possano essere davvero decisivi per ridisegnare, in chiave sostenibile, gli spostamenti all’interno della penisola e nelle isole.

“Il PNRR – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – rappresenta la grande novità del 2021 con risorse senza precedenti per gli interventi sulla rete ferroviaria. Potrà segnare un cambiamento positivo se ora andranno avanti scelte coerenti per cambiare la mobilità al 2030 e ridurre le emissioni di CO2, come deciso dall’UE per fermare i cambiamenti climatici. Si deve investire per recuperare il gap di metro e tram delle città italiane, solo in parte recuperato, e dare finalmente ai cittadini del sud la possibilità di spostarsi in treno. In Italia, infatti, non bastano le infrastrutture e girano troppi pochi treni nelle città e nelle regioni fuori dall’alta velocità. Al Governo chiediamo di mettere queste priorità al centro del nuovo Piano dei trasporti annunciato dal Ministro Giovannini.”

Le risorse del PNRR: La missione 3 “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, prevede 26 miliardi di euro per il trasporto ferroviario, con interventi da realizzare entro il 2026. Complessivamente sono in cantiere o finanziati 797 chilometri di nuove linee ad alta velocità, interventi di potenziamento di collegamenti trasversali, senza dimenticare l’elettrificazione della rete e l’installazione di sistemi di controllo della sicurezza su 1.635 km di rete, che porterà la percentuale di elettrificazione in Italia dal 69,5 al 77,8%. Per lo “Sviluppo di sistemi di trasporto rapido di massa” nelle aree urbane, tra PNRR e risorse statali, sono in cantiere o finanziati 116,5 chilometri di metro tra nuove e riconversioni (a Roma, Milano, Torino, Genova, Napoli, Catania), 235,7 di tranvie (a Milano, Bergamo, Brescia, Padova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Cagliari e Sassari), 102,9 di filobus e busvie (tra quelle finanziate al 100%). Inoltre, sono previste risorse per le linee regionali, per il rinnovo dei treni Intercity e per l’acquisto di treni ad idrogeno, anche se non vi è alcuna garanzia che sia utilizzato idrogeno prodotto da fonti rinnovabili e il rischio di rappresentare uno spreco di risorse pubbliche è molto alto.

I ritardi da recuperare: Sono le città il cuore dei problemi della mobilità in Italia per i ritardi di infrastrutture rispetto agli altri Paesi europei, che si sono ampliati in questi anni. In Italia ci sono 248 km di metro, meno della città di Madrid (291 km). Purtroppo, nel 2019 e 2020, in Italia, non è stato inaugurato neanche un tratto di linee metropolitane e nel 2021 soli 1,7 km. Negli ultimi quattro anni abbiamo viaggiato a un ritmo di meno di 600 metri all’anno di nuove metro, lontanissimo da quanto avremmo bisogno per recuperare i problemi. Per le tranvie nessun chilometro è stato inaugurato nel 2020 e 2021, mentre 5 km erano stati inaugurati nel 2019 e 5,5 nel 2018. Negli ultimi vent’anni il nostro Paese ha continuato a investire in strade e autostrade, intercettando dal 2002 al 2019 il 60% degli investimenti. Emblematici i dati del Conto nazionale trasporti per gli interventi realizzati dal 2010 al 2019: 309 km di autostrade, 2.449 km di strade nazionali, a fronte di 91,1 chilometri di metropolitane e 63,4 km di tram.

La fotografia decennale: Negli ultimi dieci anni si sono ampliate le differenze tra le aree del Paese per la ineguale qualità del servizio. Dal 2009 gli spostamenti nazionali in treno sono aumentati complessivamente di 46 mila passeggeri al giorno, ma con grandi differenze. Quelli sull’alta velocità sono cresciuti del 114%, mentre quelli sugli Intercity sono diminuiti del 47%, perché, se l’offerta dei primi è cresciuta, quella dei secondi si è ridotta. Per cui i territori fuori dalle tratte veloci hanno visto ridurre le possibilità di spostamento. Anche tra le regioni sono aumentate le differenze. In alcune si registra addirittura un calo, come la Campania (-43,9%), che aveva toccato il picco di 467.000 viaggi nel 2011 a circa 262.000 nel 2019, il Molise (-11%, con al momento solo due coppie di treni al giorno sulla Termoli-Campobasso), l’Abruzzo (-19%), la Calabria (quasi -25%) e la Basilicata con un calo del 35%. Mentre sono aumentati in Lombardia, Alto Adige, Puglia, Toscana. Il motivo è che, dopo i tagli nei trasferimenti delle risorse dallo Stato alle regioni per il servizio di trasporto, in alcune regioni si è deciso di investire per non ridurre il servizio, mentre in altre è stato ridotto e gli investimenti rinviati. È in particolare il Sud a soffrire i ritardi maggiori in termini di possibilità di spostamento nazionali e regionali, con meno treni, più lenti e vecchi. In Sardegna le linee continuano a non essere elettrificate e non sono previsti investimenti, se non sull’idrogeno.

Le priorità secondo Legambiente: Legambiente presenta la road map dei progetti da realizzare al 2030, con quattro priorità per un cambiamento profondo della mobilità e consentire il raggiungimento dei target europei di riduzione delle emissioni di CO2 nei trasporti al 2030 e di decarbonizzazione al 2050, e per il recupero di ritardi e disuguaglianze territoriali. In un settore che è l’unico che non ha visto riduzioni delle emissioni di CO2 dal 1990 e che è responsabile per oltre il 26% di quelle italiane. In primo luogo, un piano per recuperare il gap di metropolitane e tram nelle città italiane, con una legge che permetta ai comuni di programmare e accedere ai finanziamenti necessari. La mappa degli interventi per la mobilità sostenibile urbana fissa le scelte che permetterebbero di realizzare un vero e proprio salto di qualità e di raggiungere, in uno scenario al 2030, 411,5 km di metro (con un +162,6 rispetto alla situazione attuale) e 798,3 km di tranvie (+427,4 km). In molte città, da Roma a Napoli, da Palermo a Bologna sono tanti gli interventi in attesa da anni e non finanziati che sono la ragione principale di traffico e inquinamento. Tra le opere più ambiziose (ma ancora non finanziate), per le metropolitane, si inseriscono il prolungamento della linea C di Roma (21,3 km) e della linea M5 a Milano (13 km). Per le linee ferroviarie suburbane importante è la chiusura dell’anello ferroviario a Roma (15 km) e per le tranvie ci sono la linea verde e la gialla a Bologna (32,1 km) e le linee per Sestu, Selargius, Quartucciu, Quartu S.Elena a Cagliari (29,1 km). Necessario anche aumentare i treni, i tram e gli autobus in circolazione nelle città, rispondendo al problema dell’affollamento dei convogli e della frequenza inadeguata rispetto alla domanda esistente e futura, aumentando la dotazione del Fondo nazionale trasporti. Altra priorità è rappresentata da un nuovo contratto Intercity per ridurre le disuguaglianze territoriali: servizio fondamentale di collegamento tra le diverse aree del Paese, che in questi anni ha subito una riduzione del 16,25% rispetto al 2010 e per il quale servono 200 milioni di euro l’anno per avere più treni in circolazione al sud e nelle aree fuori dall’alta velocità. Infine, continuare il processo di rinnovo e di potenziamento del parco di treni circolante: per rinnovare il parco circolante e aumentare il servizio occorre programmare l’acquisto o rinnovo di 650 treni per le linee regionali e locali. La transizione ecologica è una grande opportunità per creare lavoro in Italia nelle fabbriche di mezzi a emissioni zero, nei cantieri della mobilità sostenibile, nel trasporto pubblico e nella sharing mobility.


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Giornata mondiale della bicicletta : un mezzo di trasporto semplice, economico, pulito e adatto a tutti.

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La Giornata mondiale della bicicletta si celebra ogni anno il 3 giugno ed è stata istituita dalle Nazioni Unite per valorizzare la bici come mezzo di trasporto semplice, economico, pulito e adatto a tutti.
La bicicletta non è solo un mezzo pratico: aiuta a ridurre traffico, inquinamento e consumo di carburanti, migliorando allo stesso tempo la salute di chi la usa. Per l’ONU, la bici contribuisce anche alla sostenibilità sociale, perché rende più accessibili scuola, lavoro e servizi essenziali, soprattutto nelle comunità più vulnerabili.
La ricorrenza è nata nel 2018 e richiama il valore unico della bicicletta, usata da oltre due secoli e ancora oggi attuale nelle città come nei piccoli centri. L’idea di fondo è chiara: pedalare significa scegliere una mobilità a basse emissioni, più silenziosa e più rispettosa dell’ambiente.
Usare la bici aiuta a muoversi di più, a migliorare la forma fisica e a ridurre i rischi legati alla sedentarietà. Allo stesso tempo, ogni spostamento in bicicletta al posto dell’auto contribuisce a diminuire smog e rumore, con effetti positivi sulla qualità della vita urbana.

La Giornata mondiale della bicicletta è anche un invito a ripensare i nostri spostamenti quotidiani. Le istituzioni internazionali sottolineano infatti la necessità di integrare meglio la bici nei sistemi di trasporto pubblico e nelle politiche di sviluppo sostenibile. In questa direzione, pedalare diventa non solo una scelta individuale, ma un gesto collettivo per città più vivibili e meno dipendenti dai combustibili fossili.


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Il Giro-E 2026 dal 12 al 31 maggio

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Il Giro-E Enel 2026, giunto all’ottava edizione si snoderà in 18 tappe dal 12 maggio da Amantea, in Calabria, sulle strade della quarta tappa del Giro d’Italia, la prima sul suolo nazionale dopo la Grande Partenza dalla Bulgaria fino al traguardo a Roma il 31 maggio.

Un’esperienza sempre più memorabile è l’obiettivo del Giro-E Enel 2026, che presenta alcune modifiche al regolamento per aumentare ancora di più il livello esperienziale dei partecipanti.

Al termine delle tappe non ci sarà più la volata dei capitani, ma i team arriveranno in parata a uno a uno sotto l’arco di arrivo, per un’esperienza condivisa fino in fondo e con l’opportunità di una foto realmente indimenticabile.

Inoltre, dopo l’arrivo, ogni giorno un capitano e un ospite saranno intervistati dagli speaker del Giro d’Italia sotto il traguardo, per raccontare la loro esperienza appena vissuta e condividerla con il pubblico che attende l’arrivo dei professionisti della Corsa Rosa.

Per la prima volta gli official team, che possono schierare un massimo di cinque partecipanti oltre il Capitano, per valorizzare la presenza di ospiti di rilievo disporranno di due Jolly da utilizzare nel corso dell’evento. Il partecipante aggiuntivo deve essere una figura nuova, che non abbia già preso parte ad altre tappe o a edizioni precedenti del Giro-E, né come concorrente né come capitano. Rimangono invariate, le tradizionali prove speciali che rendono ancora più avvincenti le tappe: il Chilometro sostenibile, la Prova cronometrata e la Blind crono.

I numeri del Giro-E Enel 2026, in linea con quelli dell’anno scorso, raccontano infatti di un’edizione particolarmente sfidante: 1.091 chilometri totali, per una media di 60 chilometri a tappa, con oltre 20 mila metri di dislivello positivo (20.450 metri, per la precisione).

Prima e terza settimana decisamente toste dal punto di vista altimetrico, con oltre 7mila metri di dislivello ciascuna e tappe a cinque stelle di alta montagna quali la 4 Roccaraso-Blockhaus, la 6 Sasso Marconi-Corno alle Scale, la 16 Agordo-Alleghe e la 17 San Daniele del Friuli-Piancavallo. Proprio la tappa 16 sarà la più dura dell’intero evento, con ben 2.700 metri di dislivello in soli 66 chilometri.

Tre le tappe più lunghe, tutte oltre gli 80 chilometri: la 3 da Pompei a Napoli (81,4 chilometri), la 8 La Spezia-Chiavari (87,4), la 9 da Savona a Novi Ligure (91,6). La più corta sarà la tappa 7 da Forte dei Marmi a Massa: 29,6 chilometri.


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Dal 16 maggio 2026, in Italia scatta l’obbligo di targa assicurazione RC e casco per tutti i monopattini elettrici

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Negli ultimi anni i monopattini elettrici sono diventati una presenza sempre più diffusa nelle città italiane, rivoluzionando il modo di muoversi nei centri urbani. Tuttavia, insieme alla loro crescita, sono aumentate anche le preoccupazioni legate alla sicurezza e alla regolamentazione. Tra le novità più discusse c’è l’introduzione dell’obbligo di targa per questi mezzi.

Dal 16 maggio 2026, in Italia scatta l’obbligo di targa (contrassegno adesivo), assicurazione RC e casco per tutti i monopattini elettrici, dopo la riforma del Codice della Strada 2024-2025. I mezzi possono circolare solo in ambito urbano su strade con limite
km/h, con obbligo di indicatori di svolta (frecce) e luci.

Ecco i dettagli principali della nuova normativa sui monopattini:

  • Targa e Assicurazione: Dal 16 maggio 2026, è obbligatorio il contrassegno identificativo adesivo (richiedibile online, costo ca. 8-9€) e la polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi.
  • Casco: L’uso del casco protettivo è obbligatorio per tutti i conducenti, non più solo per i minorenni.
  • Equipaggiamento: I monopattini devono essere dotati di indicatori di svolta (frecce) e freni su entrambe le ruote.
  • Dove Circolare: È consentita la circolazione solo all’interno dei centri abitati e su strade con limite di velocità non superiore a 50 km/h. È vietato circolare su marciapiedi, zone pedonali (salvo diversa indicazione), piste ciclabili (o almeno, la normativa recente limita la circolazione), e fuori dai centri abitati.
  • Sanzioni: La circolazione senza targa o assicurazione comporta sanzioni amministrative

L’idea alla base della targa è semplice: rendere identificabile ogni monopattino, proprio come avviene per auto e moto. Questo permetterebbe di risalire con facilità al proprietario in caso di incidenti, infrazioni o comportamenti scorretti, come la circolazione sui marciapiedi o il mancato rispetto dei semafori. Una misura che punta quindi a responsabilizzare gli utenti e a garantire maggiore tutela per pedoni e altri veicoli.

Secondo i sostenitori del provvedimento, l’obbligo di targa rappresenta un passo necessario per mettere ordine in un settore cresciuto molto rapidamente, spesso più veloce delle norme che lo regolano. Le amministrazioni locali, soprattutto nelle grandi città, chiedono strumenti concreti per contrastare l’uso improprio dei monopattini e migliorare la convivenza nello spazio pubblico.

Non mancano però le critiche. Alcuni ritengono che la targa possa scoraggiare l’utilizzo dei monopattini, considerati una soluzione ecologica e pratica per gli spostamenti brevi. L’introduzione di costi aggiuntivi e di nuove procedure burocratiche potrebbe infatti allontanare gli utenti, andando in parte contro gli obiettivi di mobilità sostenibile. Inoltre, resta da chiarire come verrà gestita la registrazione dei mezzi e quali saranno i controlli effettivi.

Un nodo importante riguarda anche i servizi di sharing: in questo caso, la responsabilità ricadrebbe sulle aziende che gestiscono le flotte, chiamate ad adeguarsi alle nuove regole e a garantire che ogni mezzo sia correttamente identificabile.

L’obbligo di targa per i monopattini si inserisce dunque in un quadro più ampio di riforma della micromobilità urbana, che include anche assicurazione, casco e limiti più stringenti. La sfida sarà trovare un equilibrio tra sicurezza, innovazione e sostenibilità, evitando che regole troppo rigide frenino una delle alternative più promettenti al traffico cittadino


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