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Fase 2: l’ombra delle mafie sulla ristorazione e locali turistici, già 5000 ristoranti in mano al racket

Dopo l’emergenza sanitaria, dove sembra per ora che il peggio sia passato, l’italia adesso deve far fronte ad un’altra crisi, quella economica, che rischia di avere una portata ed una durata ben più gravosa sui cittadini. Il lockdown ha portato ad un calo del 40% del Pil italiano e ha messo in seria difficoltà tante aziende ed imprese, soprattutto le medio-piccole. Il rischio ora è che all’interno di questa crisi possa insinuarsi la malavita organizzata, che grazie alla sua liquidità immediata e copiosa è in grado di garantire sostegno economico alle attività come le piccole fabbriche, le aziende agroalimentari, bar, ristoranti, alberghi e bed and breakfast, trascinando questi soggetti nel baratro dell’usura, del pizzo e del racket.

Le mafie sono arrivate a controllare ad oggi 5’000 locali della ristorazione, ed il settore agroalimentare è divenuto una delle aree di maggior investimento soprattutto ora in tempo di crisi. Ad affermarlo è stata la Coldiretti sulla base del rapporto di Agromafie, nel commentare il sequestro a Roma di bar ed altri servizi legati alla ristorazione disposto dalla sezione misure di prevenzione del tribunale della Capitale. Il rischio ora è che il numero dei locali e delle imprese che cedono alla proposta di liquidità fresca ed immediata da parte della malavita sia destinato tragicamente a salire, facendo gioco sulla disperazione dei medio-piccoli imprenditori, se lo Stato non dovesse intervenire tempestivamente in loro soccorso.

 

L’allarme e gli inviti affinché questa situazione venga monitorata sono plurimi e costanti e le azioni delle forze dell’ordine in merito tempestive. Sempre da un’analisi di Coldiretti emerge come il lockdown abbia portato ad un drastico calo dei consumi dei ristoranti, pizzerie, agriturismi e trattorie di ben l’80%, una percentuale spaventosa, basti pensare che la spesa italiana riguardo pranzi, cene ed aperitivi consumati fuori casa ammontava a 81 miliardi di euro, pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani pre covid. A determinare questo calo vi è, oltre alla chiusura di molte attività, il calo di presenze dei clienti dovuti al lavoro smart working di molti uffici e per l’assenza totale del turismo sia dei cittadini italiani che stranieri. Una corsa contro il tempo, dove lo Stato non può permettersi di arrivare secondo.


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