Acqua
Torino ‘adotta’ il Po d’aMare e avvia la prima sperimentazione di prevenzione del river litter progettata anche per grandi nuclei urbani
Parola d’ordine: prevenzione. Fiumi puliti per mari puliti e il Po con i suoi 652 km, 4 Regioni e 13 Province attraversate, è il corso d’acqua che meglio si presta a operazioni di raccolta, recupero e riciclo dei rifiuti, in plastica in particolare, prima che arrivino al mare.
Gran parte dei rifiuti marini (circa l’80%) proviene infatti dalla terraferma e raggiunge il mare prevalentemente attraverso gli scarichi urbani e i corsi d’acqua. La presenza di rifiuti sulle spiagge e nei mari disincentiva il turismo, colpisce la pesca e la nautica con un impatto economico stimato dall’Unep (United Nations Environment Programme) in 13 miliardi di dollari l’anno.
La messa in opera del progetto Il Po d’aMare a Torino è l’evoluzione della precedente attività di intercettazione, raccolta e riciclo svoltasi in prossimità del delta del fiume nel 2018, ma con un elemento strategico ulteriore: è il primo caso di sperimentazione localizzata all’interno di un grande nucleo urbano. Le barriere infatti sono posizionate in zona Murazzi, proprio in prossimità del centro storico, fra i ponti Vittorio Emanuele I e Umberto I.
Il progetto pilota realizzato grazie al contributo di Amiat, Iren e Corepla, è stato predisposto dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, i Consorzi Castalia e Corepla con il Coordinamento dell’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po, il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e la collaborazione della Città di Torino.
Le modalità di intercettazione e raccolta dei rifiuti previste dal progetto torinese sono a cura della società Castalia Operations nell’ambito del progetto Seasweeper che vede l’installazione di un dispositivo composto da barriere galleggianti che consentono di raccogliere le plastiche e gli altri rifiuti galleggianti trasportati dal fiume. Il sistema è composto da due moduli progettati per restare posizionati fino a dicembre 2019. Le barriere non interferiscono con la flora e la fauna del fiume.
Tramite un’imbarcazione “Sea hunter” e operatori da terra, i rifiuti verranno raccolti in appositi cassoni gestiti da Amiat, che provvederà a sua volta a conferire le plastiche presso un impianto Corepla che si occuperà della successiva valorizzazione dei materiali.
Il materiale riciclato verrà quindi utilizzato per la realizzazione di arredi urbani che verranno regalati dai partner del progetto alla Città di Torino.
I risultati di questa seconda sperimentazione, inoltre, verranno messi a confronto con la precedente attività di intercettazione, raccolta e riciclo dei rifiuti plastici del fiume Po presso Ferrara. Sarà così possibile valutare la fattibilità di un sistema nazionale di prevenzione dei rifiuti marini tramite sistemi di raccolta nei principali fiumi italiani e nel contempo la possibilità di creare una filiera virtuosa di riciclo e recupero delle plastiche raccolte.
Chiara Appendino, sindaca della Città di Torino: “L’abbandono dei rifiuti rappresenta un deprecabile malcostume che compromette la qualità di vita e il senso di sicurezza negli spazi pubblici, genera costi elevati per i servizi di pulizia e nuoce all’immagine delle località. La sperimentazione di modalità innovative per liberare il Po dalla spazzatura, separando la plastica da altra immondizia e l’avvio di un processo di riciclo del materiale raccolto è una eccezionale opportunità per proteggere la salute di fiumi e mari. Torino punta a diventare un città plastic free e ‘il Po d’aMare’ rappresenta anche un importante momento per sensibilizzare i cittadini nella difesa dell’ambiente naturale”.
Christian Aimaro, presidente Amiat Gruppo Iren: “Ho fortemente voluto che questa sperimentazione si realizzasse qui a Torino, in un tratto in cui il Po attraversa il centro della città, di modo che l’iniziativa potesse ottenere la massima visibilità e contribuisse così a sensibilizzare cittadini, turisti e giovani generazioni su quanto siano importanti il rispetto dell’ambiente e la corretta gestione dei rifiuti. Sono orgoglioso che il progetto si realizzi proprio nell’anno in cui Amiat festeggia i 50 anni dalla propria costituzione e ritengo che la partecipazione attiva a questo importante progetto sia un’ulteriore testimonianza di come l’azienda e la città di Torino siano sempre disponibili a testare nuove soluzioni finalizzate a migliorare la qualità ambientale del territorio”.
Renato Boero, presidente Iren Spa: “Iren crede nella sperimentazione di soluzioni innovative finalizzate alla salvaguardia ambientale. Riteniamo che il sostegno a questa operazione sia non solo un’interessante opportunità per valutare nuove forme di raccolta e recupero dei rifiuti, ma soprattutto una straordinaria occasione di sensibilizzazione verso la popolazione, a cui possiamo così comunicare l’importanza dell’equilibrio ambientale, fra uomo, fiume e territorio, soprattutto in un contesto urbano, come quello di Torino, da sempre legato al Po e alla storia che esso rappresenta”.
Il Presidente Corepla Antonello Ciotti sottolinea: “Una corretta gestione dei rifiuti a terra è il gesto più importante per preservare i mari. Inoltre, la plastica raccolta in acque dolci è più facilmente riciclabile rispetto a quella raccolta in mare. La sperimentazione nella città di Torino vuole essere un ulteriore passo avanti “collettivo” di imprese, amministrazioni pubbliche e centri studi per una corretta educazione alla tutela dell’ambiente, per nuove attività di ricerca e sviluppo, per una reale circular economy”.
“L’estensione del progetto Il Po d’aMare alla nuova area individuata a Torino – rimarca il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po Meuccio Berselli – ci consente di incrementare ulteriormente il livello di informazioni essenziali per un esame affidabile e approfondito riguardante la presenza dei materiali plastici nel Grande Fiume. Ringrazio i partner e le amministrazioni locali che intervengono a questa nuova esperienza-modello che potrà trovare autentica dimensione anche in altre aree lungo l’asta fluviale del Po”.
Dichiara Andrea Barbabella di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile: “Una iniziativa come Il Po d’aMare rappresenta anche un’occasione, specie se messa a sistema con altre iniziative, per comprendere meglio questo fenomeno a partire da domande apparentemente semplici: quanti rifiuti, sia plastici che non, trasportano i fiumi? Qual è l’origine di questi rifiuti? Quali sono le tecnologie migliori per il loro riciclo? Il percorso verso un’economia circolare ha bisogno non solo di soluzioni organizzative e tecnologiche innovative ed efficaci, ma anche di nuove e più solide conoscenze”.
Lorenzo Barone di Castalia Operations afferma: “Il Consorzio Castalia ed i consorziati tutti, da oltre 30 anni operano per la salvaguardia del mare principalmente con interventi di contenimento da sversamenti di idrocarburi. Lo sversamento dei rifiuti solidi galleggianti in mare, compresi i materiali plastici, ha un vettore di trasporto principale con vari nomi propri, il fiume Po, il fiume Arno, il fiume Tevere, etc., ma come sorgente un unico e solo responsabile: il cittadino irresponsabile. Gli sversamenti da idrocarburi per la quale interveniamo, spesso sono dovuti ad incidenti con cause di origine variabile, non si può dire lo stesso per l’inquinamento da materiale plastico dovuto al trasporto da parte dei fiumi principalmente a seguito dilavamento delle sponde. Il nostro impegno continua, nella speranza che questo sforzo oltre a risultati di numeri, quantità di rifiuto raccolto prima che raggiunga il mare, possa sensibilizzare in modo adeguato i cittadini”.
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Acqua
Legambiente lancia un appello per la gestione strutturale del bacino del Fiume Po.
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Acqua
Il Piemonte al secondo posto tra i territori virtuosi per usi e consumi idrici in ambito domestico
In Piemonte il risparmio idrico è diventato un’abitudine diffusa. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, la seconda edizione dell’“Osservatorio sugli usi e consumi idrici in ambito domestico”. L’indagine fotografa una regione attenta e consapevole nella gestione dell’acqua tra le mura di casa, conquistando il secondo posto a livello nazionale tra i territori più virtuosi: il 78% dei cittadini dichiara di adottare comportamenti orientati alla riduzione degli sprechi, un dato che colloca la regione subito dietro l’Emilia‑Romagna (80%) e davanti alla Lombardia (76%),confermando una diffusa sensibilità verso l’uso responsabile della risorsa acqua.
8 cittadini piemontesi su 10 adottano buone pratiche per ridurre gli sprechi domestici d’acqua. Il 54% effettua regolarmente manutenzione per evitare perdite. Più di 8 piemontesi su 10 chiudono sempre o quasi il rubinetto quando non serve (nel 2025 meno del 50%) Il 90% utilizza lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico.
In Piemonte questa attenzione coinvolge uomini e donne in modo equilibrato (rispettivamente 46% e 54%) ed è particolarmente radicata nelle fasce d’età più adulte: oltre il 27% dei cittadini ha tra i 46 e i 55 anni, il 26% rientra nella fascia 56-65 anni e il quasi il 22% supera i 66 anni, a conferma di come la gestione consapevole dell’acqua sia strettamente legata alla quotidianità domestica.
Le buone pratiche sono ormai parte della routine. Il 92% dei cittadini piemontesi preferisce la doccia al bagno e quasi l’80% ne limita la durata entro i dieci minuti, con circa il 40% che si mantiene intorno ai cinque minuti. Il 90% utilizza lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico, mentre l’80% circa chiude sempre o quasi il rubinetto durante le attività quotidiane come lavarsi i denti o insaponarsi, dato in forte crescita rispetto al 2025 quando meno del 50% aveva questa routine. Anche la manutenzione gioca un ruolo importante: oltre il 53% interviene con costanza su impianti e rubinetteria per prevenire perdite e sprechi (contro il 45% nel 2025).
Si consolidano inoltre comportamenti domestici attenti alla gestione dell’acqua in cucina e negli spazi verdi: più del 50% lava frutta e verdura in ammollo anziché sotto l’acqua corrente e oltre il 77% annaffia le piante nelle ore serali per ridurre l’evaporazione. Tra le strategie di risparmio più citate emergono l’attenzione a non sprecare acqua nelle azioni quotidiane (36%) e l’utilizzo di cicli “eco” per gli elettrodomestici (31%).
L’indagine ha, inoltre, fatto emergere un chiaro segnale di una crescente sensibilità ambientale complessiva: l’87% dei cittadini si dichiara già disponibile a modificare le proprie abitudini per ridurre l’impatto ambientale legato al consumo d’acqua.
Nel complesso emerge il profilo di una regione in cui la sostenibilità si costruisce soprattutto attraverso comportamenti diffusi, concreti e quotidiani, più che tramite grandi interventi strutturali. La somma di piccoli gesti quotidiani consente oggi al Piemonte di distinguersi come uno dei territori italiani più responsabili nella gestione dell’acqua tra le mura domestiche.
I dati regionali si inseriscono in un quadro italiano che vede oltre il 90% della popolazione impegnato in azioni quotidiane per limitare i consumi idrici, segno di una sensibilità ormai consolidata verso la tutela della risorsa acqua, anche se l’adozione di soluzioni tecnologiche per l’efficienza domestica resta ancora minoritaria.
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Acqua
22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua: il tema 2026 è Water and Gender
Il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare a tutti l’importanza vitale di questa risorsa e la necessità di una sua gestione equa e sostenibile.
Per il 2026, la campagna internazionale ha scelto il tema “Water and Gender”, accompagnato dal messaggio “Where water flows, equality grows”.
L’attenzione è rivolta al legame tra acqua e parità di genere: in molte parti del mondo, infatti, la mancanza di accesso a servizi idrici sicuri colpisce in modo sproporzionato donne e ragazze, influenzando salute, istruzione, sicurezza e opportunità economiche. L’accesso all’acqua e la sua qualità rappresentano elementi centrali non solo per la tutela ambientale, ma anche per il benessere sociale, con impatti che si riflettono in modo differenziato su gruppi e contesti diversi. Il tema dell’equità, al centro dell’edizione 2026, richiama l’importanza di una gestione della risorsa che sia attenta alle esigenze di tutti, promuovendo partecipazione, consapevolezza e responsabilità condivisa.
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