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Economia circolare

L’Italia è sempre più un paese virtuoso nel riciclo e nell’economia circolare

Secondo i dati presentati ad Ecomondo in Italia ogni minuto si riciclano e recuperano 10 tonnellate di carta e cartone. Un risultato che si pone all’avanguardia in Europa nella raccolta differenziata di materiale cellulosico. Raccolta che nel 2017 è aumentata dell’1,6% rispetto al 2016 con circa 3,3 milioni di tonnellate raccolta (+52.600). La raccolta procapite supera i 54 Kg per abitante.

A spingere il positivo risultato sulla raccolta differenziata carta e cartone del 2017 è stato soprattutto il Sud Italia con un +6,1%; a livello di raccolta pro-capite, l’Abruzzo ha confermato le performance migliori dell’area. Il Centro Italia è cresciuto dell’1,6% grazie soprattutto alle performance della Toscana.
Il Nord si trova in una situazione di sostanziale stabilità, garantendo costanza in una raccolta già matura da anni che vede ai vertici della classifica nazionale regioni come Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lombardia.

Ma il nostro Paese è all’avanguardia anche per il recupero di altre tipologie di imballaggio. Sono state infatti 8,8 milioni le tonnellate di rifiuti da imballo avviate a riciclo nel 2017, in crescita del 3,7% rispetto al 2016, a fronte di un immesso al consumo pari a 13,1 milioni di tonnellate (+2,8% sull’anno precedente). In totale, considerando anche la quota di imballaggi destinata a recupero energetico, nel 2017 10,2 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio sono state avviate a recupero complessivo (pari al 78% dell’immesso al consumo).

Oltre a carta e cartone abbiamo risultati positivi anche per le altre tipologie. Così sono state recuperate 47.800 tonnellate di imballaggi in alluminio, pari al 68,6% dell’immesso nel mercato, cioè 69.700 tonnellate. Si tratta di: lattine per bevande, scatolette e vaschette per il cibo, anche quello per animali, bombolette spray, tubetti per creme e conserve, tappi, chiusure ed anche il foglio sottile.

Per quanto riguarda l’acciaio lo scorso anno il recupero è stato del 75,3% in rapporto all’ immesso al consumo per un totale di 361.403 tonnellate, in crescita del +1,3% sul 2016. Gli imballaggi di alluminio immessi al consumo lo scorso anno sono stati pari a 479.737.

Nel 2017 la raccolta differenziata di vetro ha raggiunto 2.019.000 tonnellate con un aumento dell’8,9% su base annua. Rispetto al 2016 il riciclo di imballi è aumentato del 4,8% con 1.769.224 tonnellate mentre l’immesso al consumo è cresciuto dll’1,9% attestandosi su 2.430.040 tonnellate con un tasso di riciclo pari al 72,8% rispetto al 70,8 del 2016.

Risultati in aumento anche per il legno che ha visto il riciclo di 1.800.00 tonnellate di imballaggi con un incremento del 10% sul 2016. La gran parte di questo materiale è costituito dagli imballaggi in legno (pallet, cassette per l’ortofrutta, casse, gabbie, bobine per cavi) che vengono complessivamente riciclati con una percentuale oltre il 60% dell’immesso al consumo. Sono poi 592.000 le tonnellate di rifiuti legnosi provenienti dalla raccolta differenziata,


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Ambiente

La sentenza della Corte Ue sui sacchetti di plastica. I vecchi shopper non torneranno

E’ contraria al diritto Ue la normativa italiana che vieta la commercializzazione di sacchi monouso fabbricati con materiali non biodegradabili e non compostabili, i quali rispettino le altre prescrizioni stabilite nella direttiva 94/62″. La Corte di Giustizia dell’Unione europea si è pronunciata sul ricorso di un’azienda contro il decreto n.73 adottato il 18 marzo 2013 dal ministero dell’Ambiente e dal ministero dello Sviluppo economico che vietava la fabbricazione e la commercializzazione di borse di plastica destinate al ritiro delle merci che non rispondano a determinate caratteristiche tecniche.

A questo punto torneranno i vecchi sacchetti di plastica che erano stati messi al bando? Assolutamente no! Infatti come evidenziato sopra, vale la pena usare l’imperfetto, perché nel frattempo la normativa è stata aggiornata. A chiarire la questione è stata Assobioplastiche, Associazione Italiana delle bioplastiche e dei materiali biodegradabili e compostabili:

La pronuncia riguarda in concreto un vecchio decreto ministeriale (il DM 18 marzo 2013) che da tempo non è più in vigore che venne adottato dall’Italia quando ancora non era stata emanata la direttiva shopper 2015/720, che contempla espressamente la possibilità per gli Stati di vietare i sacchetti di plastica.  Si tratta di un giudizio relativo quindi a normative già abrogate e del tutto superate dalle nuove e in cui, peraltro, la bocciatura della Corte è su aspetti formali e procedurali (errori nel processo di notifica all’UE).

“Ce l’aspettavamo – ha commentato Luca Bianconi, Presidente di Assobioplastiche – ma, per sgombrare il campo da equivoci, è bene sottolineare che la sentenza riguarda il “vecchio” ordinamento. La normativa europea sugli imballaggi è, com’è noto, nel frattempo positivamente evoluta e ora c’è la direttiva shopper, che consente i divieti e obbliga gli Stati a intervenire sui sacchetti. Il decreto ministeriale del 2013 contestato non c’è più e c’è una nuova normativa di recepimento della direttiva shopper, che non è messa in discussione dalla sentenza”.

“Ci tengo a precisare, quindi, che l’attuale normativa sulle bioplastiche che recepisce la direttiva shopper del 2015 è perfettamente in vigore avendo seguito tutte le procedure previste. Purtroppo, quando non si riescono a trovare elementi di sostanza contro normative pioniere che hanno anticipato l’evoluzione stessa del diritto europeo, ci si appella a forma e procedure. Ci siamo abituati, ma i fatti sono dalla nostra parte” ha concluso Bianconi.

 


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Anti-spreco

Presentate ad Alba le nuove Linee Guida per la gestione dei rifiuti durante gli eventi

Sono state presentate ad Alba le nuove Linee Guida per la gestione dei rifiuti durante gli eventi dopo i buoni risultati nella gestione dei rifiuti registrati durante Collisioni e il Baccanale dei borghi della Fiera del tartufo. (altro…)


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Anti-spreco

Economia circolare sui rifiuti d’imballaggio, riuso e riciclo: partiamo dalle basi

Come parte del Green Deal europeo e del nuovo piano d’azione per un’economia circolare, la Commissione europea ha proposto una revisione della PPWD nel novembre 2022. L’obiettivo dell’iniziativa di revisionare il piano d’azione è assicurare che tutti gli imballaggi siano riutilizzabili o riciclabili in modo economicamente fattibile entro il 2030. Si mira a rafforzare i requisiti essenziali per l’imballaggio al fine di garantirne il riutilizzo e il riciclo; inoltre sono previste misure per affrontare l’eccesso di imballaggi e ridurre i rifiuti d’imballaggio. La proposta, che era nelle mani dei co-legislatori, è stata affrontata e messa ai voti in sede di plenaria del Parlamento europeo a novembre di quest’anno; la votazione si è conclusa con con 426 voti a favore, 125 contrari e 74 astensioni. Ma torniamo un attimo indietro: cos’è l’economia circolare?

Cos’è l’economia circolare?

L’economia circolare è un modello economico progettato per ridurre al minimo lo spreco di risorse e promuovere un utilizzo più sostenibile delle stesse. A differenza del tradizionale modello lineare “prendi, produci, usa e getta”, in cui i prodotti vengono fabbricati, utilizzati e poi eliminati, l’economia circolare si concentra sull’estensione della vita utile dei prodotti e sulla massimizzazione del recupero e del riutilizzo dei materiali.
Applicata all’dimensione degli imballaggi usa-e-getta, l’economia circolare, che si esprime in riuso e riciclo, diventa il  fulcro attorno cui si è costruita la Direttiva sui Materiali d’Imballaggio e i Rifiuti d’Imballaggio (PPWD). Oggi, la maggior parte dei beni richiede imballaggi in diverse fasi della loro vita produttiva ed esiste una vasta gamma di materiali che viene utilizzata per l’imballaggio, tra cui vetro, carta e cartone, metallo (come acciaio o alluminio), plastica (polimeri come il polietilene tereftalato (PET)), legno, sughero, tessuto (borse), ceramica o porcellana.

Il mercato dell’imballaggio genera un grande fatturato per l’UE ( per fare un esempio si parla di ben 355 miliardi di euro solo nel 2018), e include molti produttori che vendono e producono imballaggi negli Stati membri dell’Unione. La produzione e gli spostamenti dei materiali da imballo è poi certamente cresciuta con l’uso di Internet, gli acquisti e le vendite online di beni confezionati. Ma i materiali da imballaggio, una volta raggiunto la destinazione e terminato il loro lavoro, possono anche trovare nuova vita. Almeno è questa la prospettiva dell’Economia Circolare e quindi della PPWD.
La Direttiva sui Materiali d’Imballaggio e i Rifiuti d’Imballaggio (PPWD – Direttiva 94/62/CE) impone i requisiti che tutti gli imballaggi immessi sul mercato dell’UE devono soddisfare, promuove il riciclo e il riuso dei rifiuti d’imballaggio al fine di prevenire la produzione di nuovi rifiuti d’imballaggio.

Riuso e Riciclo: quali differenze?

Per completare il quadro sull’economia circolare è fondamentale conoscere la differenza delle due forme con cui essa viene più spesso applicata nell’ottica di una gestione sostenibile dei rifiuti, ovvero il riuso e il riciclo.
A livello generale il riuso si riferisce alla pratica di utilizzare un oggetto o un prodotto più di una volta, spesso in modo simile al suo scopo originale, i suoi vantaggi stanno di certo nella la riduzione del consumo di risorse, nella riduzione della produzione di rifiuti e nel risparmio economico per i consumatori. Il riuso di materiali d’imballaggio implica l’utilizzo di un imballaggio più di una volta prima che venga smaltito o riciclato; ad esempio, una scatola di cartone che è stata utilizzata per la consegna di merci potrebbe essere riutilizzata per un altro scopo, come immagazzinare oggetti o effettuare una nuova spedizione.

Con riciclo s’intende invece, a livello generale, il processo di trasformazione di prodotti usati in nuovi prodotti. L’obiettivo del riuso è quello di ridurre al minimo l’utilizzo delle materie vergini, e per fare questo, si cerca di sfruttare al massimo i prodotti usati recuperandone i materiali ancora intatti e trasformandoli in qualcos’altro. La recente moda, dell’ Upcycling è, se vogliamo, il “livello pro” del riciclo: non si trasformano i prodotti usati in nuovi prodotti, ma in prodotti migliori rispetto prodotto (usato) di partenza. Il riciclo di materiali d’imballaggio implica la raccolta, la separazione e la trasformazione di materiali d’imballaggio usati in nuovi prodotti o materiali; esempi comuni di materiali d’imballaggio riciclabili includono carta, cartone, plastica, vetro e metallo. Durante il riciclo, i materiali vengono lavorati per essere riutilizzati nella produzione di nuovi imballaggi o altri prodotti.

 

 


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