Sostenibilità
Domenica 29 aprile è la terza domenica per la sostenibilità a Torino
Il 29 aprile sarà la terza domenica ecologica del 2018. Saranno in tutto nove, durante l’anno, dedicate alla sostenibilità ambientale, promosse per stimolare un cambiamento nelle abitudini individuali e nel modo di vivere in città.
Le “domeniche“ promuovono la cittadinanza attiva e intendono far crescere la coscienza ambientale.
Domenica 29 il centro storico cittadino, chiuso al traffico veicolare dalle ore 10 alle ore 18 entro i confini della Ztl centrale, diventerà uno spazio aperto e vivibile.
L’area sottoposta al blocco e le abituali esenzioni per particolari categorie di cittadini e di veicoli sono indicate dall’ordinanza disponibile qui e pubblicata all’Albo Pretorio del Comune.
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Mobilità sostenibile
Giornata mondiale della bicicletta : un mezzo di trasporto semplice, economico, pulito e adatto a tutti.
La Giornata mondiale della bicicletta si celebra ogni anno il 3 giugno ed è stata istituita dalle Nazioni Unite per valorizzare la bici come mezzo di trasporto semplice, economico, pulito e adatto a tutti.
La bicicletta non è solo un mezzo pratico: aiuta a ridurre traffico, inquinamento e consumo di carburanti, migliorando allo stesso tempo la salute di chi la usa. Per l’ONU, la bici contribuisce anche alla sostenibilità sociale, perché rende più accessibili scuola, lavoro e servizi essenziali, soprattutto nelle comunità più vulnerabili.
La ricorrenza è nata nel 2018 e richiama il valore unico della bicicletta, usata da oltre due secoli e ancora oggi attuale nelle città come nei piccoli centri. L’idea di fondo è chiara: pedalare significa scegliere una mobilità a basse emissioni, più silenziosa e più rispettosa dell’ambiente.
Usare la bici aiuta a muoversi di più, a migliorare la forma fisica e a ridurre i rischi legati alla sedentarietà. Allo stesso tempo, ogni spostamento in bicicletta al posto dell’auto contribuisce a diminuire smog e rumore, con effetti positivi sulla qualità della vita urbana.
La Giornata mondiale della bicicletta è anche un invito a ripensare i nostri spostamenti quotidiani. Le istituzioni internazionali sottolineano infatti la necessità di integrare meglio la bici nei sistemi di trasporto pubblico e nelle politiche di sviluppo sostenibile. In questa direzione, pedalare diventa non solo una scelta individuale, ma un gesto collettivo per città più vivibili e meno dipendenti dai combustibili fossili.
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Economia circolare
Green Book 2026 sui rifiuti urbani in Italia: cresce il riciclo ma mancano gli impianti
L’Italia avanza nel percorso verso l’economia circolare ma la transizione non è ancora del tutto compiuta. La raccolta differenziata cresce, il riciclo migliora, eppure il gap tra i quantitativi raccolti e quelli effettivamente riciclati rimane ampio; al contempo il deficit impiantistico – in particolare al Sud – continua a gravare sui costi del servizio e a rendere più complesso il raggiungimento degli obiettivi europei.
È questa la fotografia scattata dal Green Book 2026, il rapporto annuale sul settore dei rifiuti urbani in Italia, promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, presentato oggi a Napoli nella cornice del Green Med Expo & Symposium. A questa edizione dello studio hanno collaborato ISPRA, ENEA, CdC RAEE e alcune aziende associate alla Federazione.
Produzione, raccolta differenziata e riciclo
Nel 2024 la produzione nazionale dei rifiuti urbani si è attestata a poco più di 29,9 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente. La raccolta differenziata ha raggiunto il 68% della produzione nazionale (+1%), con un incremento in termini assoluti di 755mila tonnellate, per un totale di quasi 20,3 milioni di tonnellate. Anche il tasso di riciclaggio è migliorato, raggiungendo il 52%, in crescita di 1,3 punti percentuali rispetto al 2023.
Nel 2024 la produzione nazionale dei rifiuti urbani supera i 29,9 milioni di tonnellate, in aumento
del 2,3% rispetto al 2023. La raccolta differenziata raggiunge il 68%, mentre la preparazione per il riutilizzo e riciclaggio si attesta al 52%, in crescita dell’1,3% rispetto al 2023. La forbice tra raccolta e riciclo conferma che la transizione del settore non può essere misurata solo sulla quantità di rifiuti intercettati, ma sulla capacità di trasformarli in recupero effettivo di materia e maggiore efficienza di filiera.
La composizione dei rifiuti avviati a riciclaggio evidenzia il ruolo centrale delle diverse filiere merceologiche nella costruzione dell’economia circolare. Nel 2024 la frazione organica rappresenta il 41% dei rifiuti avviati a riciclaggio, seguita da carta e cartone con il 25%, vetro con il 13%, legno con il 7%, plastica con il 6% e altre frazioni minori. Si tratta di filiere caratterizzate da condizioni industriali, costi di trattamento, qualità dei materiali raccolti e sbocchi di mercato differenti, che richiedono strumenti di gestione e modelli di cooperazione specifici per trasformare la raccolta differenziata in riciclo effettivo. Il caso della plastica è particolarmente significativo: pur rappresentando la quota relativa più contenuta in peso, assume, invece, rilevanza per i volumi movimentati, la variabilità qualitativa dei flussi, l’incidenza delle frazioni estranee e la competizione con le materie prime vergini.
In questa prospettiva, il rafforzamento del mercato delle materie prime seconde e l’utilizzo coerente degli strumenti economici dell’EPR e del Contributo Ambientale CONAI come leva economica a
supporto del riciclo rappresentano condizioni essenziali per dare stabilità alle filiere del recupero e rendere strutturale il contributo del settore agli obiettivi dell’economia circolare.
Il raggiungimento degli obiettivi europei, e in particolare la riduzione del conferimento in discarica al 10% entro il 2035, richiede una dotazione impiantistica adeguata, coerente con i fabbisogni territoriali e con la necessità di minimizzare la movimentazione dei rifiuti e le relative emissioni che erodono i benefici ambientali del riciclo. Le stime al 2035 evidenziano deficit rilevanti soprattutto nel Sud peninsulare e in Sicilia, sia per il trattamento della frazione organica sia per la gestione dell’indifferenziato residuo. La realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione di Roma Capitale potrebbe ridurre in modo significativo il fabbisogno del Centro per l’indifferenziato, mentre gli impianti finanziati dal PNRR, ma anche dal “Decreto Aiuti” e, in quota parte, da capitali propri delle aziende, contribuiranno a ridurre il gap relativo alla frazione organica. Resta tuttavia centrale il rafforzamento della capacità di trattamento nelle aree meridionali, dove la dotazione impiantistica rimane insufficiente rispetto ai rifiuti prodotti.
Green Book 2026 di Utilitalis
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Ambiente
E’ morto a 86 anni Gianni Mattioli uno dei protagonisti dell’ecologismo scientifico italiano
E’ morto a 86 anni Gianni Mattioli una delle figure più autorevoli dell’ambientalismo italiano del secondo Novecento, Giovanni Francesco Mattioli – conosciuto pubblicamente come Gianni Francesco Mattioli – ha rappresentato un raro esempio di integrazione tra rigore scientifico, impegno civile e azione politica. Fisico, docente universitario, parlamentare e ministro della Repubblica, Mattioli ha dedicato gran parte della propria vita alla diffusione di una cultura ecologica fondata sulla conoscenza scientifica e sulla responsabilità verso le generazioni future.
Gli anni della formazione scientifica
Nato a Genova il 29 gennaio 1940, Mattioli si laureò in Fisica presso l’Università “La Sapienza” di Roma nel 1964 con una tesi dedicata alla diffusione delle particelle ad alta energia. Negli anni successivi intraprese la carriera accademica, diventando nel 1973 docente universitario nello stesso ateneo. La sua attività di ricerca si concentrò in particolare sulla meccanica quantistica e sulla meccanica razionale, ambiti nei quali contribuì alla formazione di numerose generazioni di studenti e ricercatori.
La sua preparazione scientifica influenzò profondamente anche il successivo impegno pubblico. Per Mattioli, infatti, le questioni ambientali non potevano essere affrontate esclusivamente sul piano ideologico o politico, ma richiedevano una solida base di conoscenze tecniche e una valutazione rigorosa delle conseguenze sociali, economiche ed energetiche delle decisioni pubbliche.
La nascita dell’impegno ambientalista
La svolta avvenne alla fine degli anni Settanta, quando entrò in contatto con le mobilitazioni contro il progetto della centrale nucleare di Montalto di Castro. Quell’esperienza contribuì a orientare definitivamente la sua attività verso la difesa dell’ambiente e della salute pubblica.
Nel 1978 fu tra i fondatori del Comitato per il Controllo delle Scelte Energetiche, insieme a Massimo Scalia e ad altri protagonisti dell’ambientalismo italiano. Il comitato divenne uno dei principali centri di elaborazione critica sulle politiche energetiche nazionali, promuovendo un modello di sviluppo fondato sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili.
Nel 1981 contribuì inoltre alla fondazione della rivista Quale Energia?, che per anni rappresentò un punto di riferimento per il dibattito scientifico e culturale sui temi energetici e ambientali. La pubblicazione svolse un ruolo importante nella diffusione di informazioni e analisi che avrebbero alimentato il movimento ecologista italiano.
L’ingresso nelle istituzioni
L’esperienza maturata nel mondo dell’associazionismo e della ricerca portò Mattioli all’impegno politico diretto. Nel 1987 venne eletto alla Camera dei Deputati nelle liste dei Verdi, contribuendo alla crescita e al consolidamento del movimento ecologista italiano all’interno delle istituzioni. Negli anni successivi fu più volte rieletto e ricoprì incarichi di rilievo sia nel partito sia nelle commissioni parlamentari dedicate al bilancio, all’ambiente e alle politiche economiche.
Tra il 1988 e il 1992 fu presidente dei Verdi, contribuendo alla definizione di una linea politica che collegava la tutela dell’ambiente ai temi della democrazia, della pace e della sostenibilità economica. In un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni politiche, Mattioli cercò di rafforzare la credibilità dell’ecologismo come proposta di governo e non soltanto come movimento di protesta.
L’esperienza di governo
Con la vittoria del centrosinistra nel 1996, Mattioli venne nominato sottosegretario al Ministero dei Lavori Pubblici nel primo governo guidato da Romano Prodi. Mantenne l’incarico anche nei successivi governi D’Alema, occupandosi di temi legati alle infrastrutture, alla pianificazione territoriale e alla sostenibilità ambientale. (Wikipedia)
Nel 2000 fu chiamato a ricoprire il ruolo di Ministro per le Politiche Comunitarie nel secondo governo Amato. Sebbene il mandato sia stato relativamente breve, la nomina rappresentò il riconoscimento istituzionale di una lunga carriera dedicata alla promozione di politiche pubbliche attente alle questioni ambientali e alla dimensione europea della sostenibilità.
Un pensiero ecologista fondato sulla scienza
Uno degli aspetti più originali della figura di Mattioli fu la capacità di collegare il sapere scientifico all’azione politica. In anni in cui l’ambientalismo veniva talvolta considerato marginale o ideologico, egli sostenne con forza la necessità di basare le scelte energetiche e ambientali su dati verificabili, ricerca scientifica e valutazioni di lungo periodo.
La sua opposizione al nucleare non nacque da posizioni pregiudiziali, ma da un’analisi critica dei rischi, dei costi e delle implicazioni sociali connessi a quel modello energetico. Allo stesso tempo promosse il dibattito sulle energie rinnovabili, sull’efficienza energetica e sulla riduzione dell’impatto ambientale delle attività produttive, anticipando temi che sarebbero diventati centrali decenni più tardi.
L’eredità culturale e politica
Anche dopo la conclusione dell’esperienza parlamentare, Mattioli continuò a partecipare attivamente al dibattito pubblico, collaborando con associazioni ambientaliste e con le nuove formazioni della sinistra ecologista italiana. Nel 2009 aderì al progetto di Sinistra Ecologia Libertà, mantenendo un ruolo di riferimento sulle politiche ambientali.
La sua eredità va oltre i risultati politici immediati. Mattioli contribuì infatti a introdurre nel dibattito nazionale una visione dell’ecologia come elemento strutturale dello sviluppo economico e della democrazia. Molte delle questioni che oggi dominano l’agenda internazionale – cambiamento climatico, transizione energetica, sostenibilità delle risorse – erano già presenti nelle sue riflessioni e nelle sue battaglie pubbliche.
Conclusione
Giovanni Francesco Mattioli appartiene a quella generazione di intellettuali che hanno scelto di trasformare il sapere in responsabilità civile. La sua vicenda personale dimostra come la scienza possa diventare strumento di partecipazione democratica e come la politica possa trarre forza dalla competenza e dalla ricerca. Ricordarlo significa riconoscere il contributo di uno dei principali artefici dell’ambientalismo scientifico italiano e di una cultura ecologica che continua ancora oggi a influenzare il dibattito pubblico e le scelte delle istituzioni.
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