Entrata in vigore (provvisoria) del CETA: critiche dalle associazioni agricole e ambientaliste

Foto Slow Food (via Twitter)

Il 21 settembre entra in vigore (in via provvisoria) il Ceta, l’accordo commerciale di libero scambio firmato il 30 ottobre dell’anno scorso da Ue e Canada. In Europa sono sei gli Stati membri che hanno ratificato l’accordo. Tra questi non c’è L’Italia, dove la ratifica per ora ha ottenuto solo il via libera della commissione Esteri del Senato. Dure critiche all’accordo arrivano dalle associazioni agricole e ambientaliste. Pubblichiamo di seguito le note di Coldiretti e Greenpeace:

Coldiretti: “Il Ceta è un regalo alle grandi lobby industriali”
L’accordo Ceta è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’entrata in vigore provvisoria dell’accordo economico e commerciale globale tra l’Ue e il Canada.

Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima – denuncia la Coldiretti – in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan.

La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni. Secondo la Coldiretti su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela come ha denunciato la maggioranza dei Consorzi di tutela

Il Ceta uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. E peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero.

La Coldiretti è impegnata in una mobilitazione permanente contro la ratifica del trattato con l’iniziativa #stopCETA condivisa con un’inedita ed importante alleanza con altre organizzazioni Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch) che chiedono di fermare un trattato sbagliato e pericoloso per l’Italia.

Greenpeace: “Mette a rischio gli standard Ue per alimenti e agricoltura” 

Parte oggi la fase di applicazione provvisoria del CETA, accordo commerciale tra Unione europea e Canada. Per ricordare quali rischi questo trattato arrecherà agli standard europei in fatto di ambiente, benessere degli animali e sicurezza del cibo, Greenpeace e l’Institute for Agriculture and Trade Policy (IATP) pubblicano tre nuovi briefing che evidenziano le principali preoccupazioni per il settore alimentare e l’agricoltura.

Il CETA darà alle aziende del Nord America diversi strumenti per indebolire gli standard europei su ormoni della crescita, OGM, “lavaggio” della carne con sostanze chimiche, clonazione animale. A rischio anche le nostre regole sull’indicazione del Paese d’origine in etichetta (Country of Origin Labelling – COOL).

«Il Canada ha standard di sicurezza sul cibo più deboli e un settore agricolo molto più dipendente da sostanze chimiche e OGM rispetto all’Unione europea», dichiara Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura sostenibile e Progetti speciali di Greenpeace Italia. «Questo accordo dà alle grandi aziende nord americane dell’agro-business nuovi strumenti per attaccare gli standard europei, per questo gli Stati Membri devono rigettare il CETA, a cominciare dal nostro Paese che altrimenti agirebbe a tutto svantaggio del nostro tanto invidiato Made in Italy».

L’applicazione provvisoria del CETA implica che da oggi oltre il 90 percento del trattato entra in vigore, nonostante manchi il via libera dei singoli Parlamenti nazionali e regionali degli Stati Membri dell’Ue. Tra le misure in vigore già da oggi ci sono l’abbassamento dei dazi, l’aumento del volume di commerci e soprattutto l’avvio della cosiddetta “cooperazione normativa” che darà alle multinazionali un corridoio di accesso privilegiato ai decisori politici. I Parlamenti di molti Paesi membri stanno discutendo sulle implicazioni del CETA e il Belgio, lo scorso 6 settembre, ha ufficialmente richiesto alla Corte di Giustizia europea un parere in merito al sistema di risoluzione delle controversie per la protezione degli investimenti (Investment Court System – ICS) previsto dall’accordo.

Se il CETA entrerà in vigore con il proposto sistema ICS di protezione degli investimenti, le grandi corporation nord americane dell’industria conserviera delle carni potranno denunciare a una corte arbitrale internazionale l’Ue e gli Stati Membri per i tentativi di espandere le norme sull’etichettatura di origine dei prodotti. Discorso simile per la pasta e la volontà dell’Italia di introdurre la relativa etichettatura d’origine. Il Canada esporta grandi quantità di frumento in Italia, poi trasformato in pasta. Con l’entrata in vigore del CETA, iniziative come questa potrebbero essere passibili di condanne e pesanti sanzioni.

Analoghi problemi si prospettano sul fronte OGM. Ad esempio, nel 2016 le autorità canadesi hanno autorizzato il commercio del salmone OGM e circa 4,5 tonnellate di filetti di salmone OGM sono state già vendute in Canada senza nessuna etichettatura. Il CETA moltiplicherà le esportazioni di questo prodotto dal Canada all’Ue, abbassando le tariffe ed espandendone la quota di mercato. Considerata l’assenza di un sistema di etichettatura e tracciabilità in Canada, potrebbe diventare davvero complicato evitare l’immissione sul mercato europeo di salmoni OGM.

Slow Food. Ceta, è scattata l’ora X: cosa possiamo fare per opporci
In un articolo sul proprio sito, Slow Food invita a partecipare alla “tempesta di tweet e email di protesta” che la campagna Stop Ceta ha indetto per l’occasione: In attesa che l’iter di ratifica arrivi all’esame del Senato, potete sostenere la protesta chiedendo ai senatori italiani una prova di saggezza e di rispetto dei tempi e dei modi della democrazia: #StopCETA #SevotiCETAnontivoto #CETAfuoridalSenato sono i tre hashtag che verranno sostenuti anche dalle reti europee. Per aderire, segui le istruzioni sul sito della campagna Stop Ttip Italia.

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