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Mobilità

Mobilità: ecco l’Italia a ‘tutto sharing’

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Continua inarrestabile la crescita della mobilità condivisa che coinvolge ormai oltre 5 milioni di italiani. Nel 2018 i servizi attivi in Italia (Carsharing, Scootersharing, Carpooling, Bikesharing, ecc.) sono 363, 14 in più dell’anno precedente, gli iscritti 5,2 milioni, un milione in più del 2017. Si sono registrati 33 milioni di spostamenti in sharing nel 2018, in media 60 al minuto, il doppio del 2015.

La Sharing Mobility sta diventando poi sempre più sostenibile con un aumento dei veicoli elettrici in condivisione, soprattutto grazie al boom dello Scootersharing (+285% dei noleggi in un anno). Una piccola contrazione si registra nel bikesharing con la chiusura di alcuni servizi e una riduzione del 9% delle bici “su strada”. popolarità di una mobilità che sta rivoluzionando il modo di spostarsi in città trova una conferma nei numeri assoluti: 7961 auto in car sharing (2126 elettriche) di cui 6787 free floating (l’auto che si preleva e si lascia ovunque) e 1174 station based (si preleva e lascia in appositi spazi); 2240 scooter in sharing, 90% elettrici; circa 36.000 bici offerte in bikesharing e 271 comuni in cui è attivo almeno un servizio di sharing mobility (57% al nord), con Milano e Torino che sono le città maggiormente “fornite” e Milano si conferma la città della Sharing Mobility.

La Terza Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility, organizzata dall’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility (nato da un’iniziativa del Ministero dell’Ambiente, del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile), in collaborazione con il Green City Network e in partnership con Deloitte che ha presentato un’analisi industriale e sociale relativa agli scenari presenti e futuri della nuova mobilità e con Nugo, l’app lanciata a giugno 2018 dal Gruppo FS Italiane che promuove il trasporto collettivo, integrato e sostenibile, si è svolta oggi e ha fatto il punto sullo stato dell’ arte della sharing mobility italiana ed ha presentato il Terzo Rapporto Nazionale sulla sharing mobility.
Il Rapporto nazionale offre una panoramica completa sulla mobilità condivisa in Italia Ecco una sintesi:

I veicoli condivisi sempre più elettrici, sempre più leggeri
La Sharing Mobility diventa sempre più sostenibile. Aumenta infatti nel 2018 la quota di auto e scooter elettrici condivisi rispetto al totale, passando dal 27% al 43% nell’ultimo anno. Oltre che più elettrici, i veicoli in condivisione che circolano sulle nostre strade sono mediamente sempre più leggeri e meno ingombranti: la massa media dei veicoli a motore è infatti diminuita del 17% tra il 2015 e il 2018. Risultati positivi realizzati grazie soprattutto al boom dei servizi di Scootersharing (presenti per ora solo a Milano, Roma e Torino) che hanno messo su strada nell’ultimo anno 1.740 nuovi mezzi, di cui il 90% elettrici, arrivando a quota 1 milione di noleggi (+285% del 2017).
Carsharing sempre più efficiente con Milano al top, primi passi per la condivisione “tra “privati”
Il Carsharing sia free-floating che station based copre l’Italia da nord a sud. Il free floating è concentrato solo in alcune città del centro-nord, soprattutto a Roma e Milano (a Milano in un anno si sono registrati oltre 6 milioni di noleggi) e continua il trend positivo degli anni precedenti in termini di iscritti e noleggi realizzati, registrando per entrambi un +26% tra il 2017 e il 2018. È vero che cresce meno degli anni precedenti il numero di auto disponibili (negli anni scorsi ne sono state messe su strada una grande quantità per creare un mercato), ma vengono utilizzate di più dagli utenti: mediamente 5 volte al giorno nel 2018, circa una volta in più rispetto al 2017. Il carsharing station based è diffuso al contrario in tutta Italia e nel 2018 si sono aggiunte altre città del sud (Napoli, Lecce, Messina, Reggio Calabria e Sassari) e gli indicatori degli iscritti e dei noleggi hanno anche in questo caso un segno più: rispettivamente +37% e +24% tra il 2017 e il 2018. Si conferma anche la tendenza verso l’elettrificazione della flotta che nell’ultimo anno è arrivata al 33% rispetto al 26% del precedente periodo. Torino è la città in cui è più popolare il carsharing station based. Con 17 mila iscritti e 1.600 auto, il nuovo settore del carsharing tra privati (peer-to-peer) si affaccia nelle città, mostrando grandi potenzialità soprattutto tenendo conto dei numeri registrati in altri paesi come la Francia, dove la flotta di auto è 24 volte quella italiana. Sostanzialmente un privato mette a disposizione di altri soggetti (amici, colleghi o iscritti ad un social “controllato”) la propria automobile: ci guadagnano tutti e si libera spazio nelle città.

Il bikesharing, luci ed ombre: circa 36.000 bici (-9% rispetto al 2017)
In continua evoluzione il settore del bikesharing. A solo un anno di distanza dal loro arrivo a fine del 2017 con migliaia di biciclette, escono dal mercato alcuni operatori di bikesharing free-floating (Roma rimane senza servizi). Si confermano invece i servizi più organizzati nelle grandi città del nord e arrivano 3.200 nuove biciclette in 4 Comuni medio-piccoli: Pesaro, Reggio Emilia, Mantova e Bologna dove il sistema free-floating dispone anche di zone di parcheggio dedicate dove prelevare e lasciare la bicicletta.
A fronte di una flotta station-based stabile, il numero delle biciclette complessive (quasi 36 mila) si riduce del 9% tra il 2017 e il 2018.

Il carpooling aziendale ed extraurbano continua a crescere
Ottimi anche i numeri osservati per il Carpooling aziendale (condivisione di tragitti e singoli viaggi). Gli iscritti totali aumentano con un tasso di crescita simile a quello degli anni precedenti, pari a circa il 70% all’anno. Ben più sostenuta la crescita dei viaggi, quasi quadruplicati rispetto all’anno precedente e arrivati a circa 380 mila nel 2018 per un totale di 7 milioni di km percorsi in condivisione per recarsi a lavoro. Crescono anche gli iscritti del Carpooling extra-urbano del 15% rispetto al 2017, superando nell’anno analizzato i 2,8 milioni. Utenti che nel 2018 hanno offerto complessivamente 1,5 milioni di passaggi per tragitti extra-urbani, 9 su 10 dei quali su distanze superiori ai 75 km.
Si afferma il nuovo mercato digitale e nuove soluzioni di micromobilità
Il numero di città in cui sono accessibili i servizi digitali di pianificazione degli spostamenti con il TPL e di gestione delle piattaforme di vehicle-sharing è cresciuto ancora: 48 nel 2018 contro le 43 del 2017, abilitando 7 servizi in più (monopattini compresi) dell’anno precedente per un totale di 40. Tra le piattaforme c’è Nugo (app disponibile per Android e IOS) che vuole ricoprire un ruolo importante nella rivoluzione della sharing mobility. La piattaforma tecnologica lanciata dal Gruppo FS Italiane permette di acquistare in un’unica soluzione tutti i biglietti dei vettori di trasporto scelti per il viaggio. Nugo integra diverse modalità di trasporto: dal treno all’aereo, dall’autobus alla metropolitana, dal traghetto al car e bike sharing. Continuano a crescere le piattaforme digitali dedicate al servizio taxi in termini di diffusione come città coperte e utilizzo, facendo registrare più di 3,1 milioni di corse prenotate nel 2018. Sono in arrivo anche monopattini elettrici, hoberboard, segway e monowheel. Il recente decreto del ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha datoi il via alla sperimentazione nei comuni della micromobilità, una soluzione da “ultimo miglio”. Nelle città infatti il 50% degli spostamenti riguarda distanza inferiori al 5 km. Mezzi come i monopattini elettrici possono, ad esempio, diventare una soluzione per sostituirsi ad auto e taxi negli spostamenti brevi integrandosi con il trasporto pubblico.

Le città della Sharing Mobility
Milano, si conferma la città della Sharing Mobility con i numeri più alti in termini di offerta di veicoli per abitante e noleggi. Ben posizionate Torino e Roma, con quest’ultima chiamata però a recuperare il gap dovuto all’assenza di servizi di bikesharing. Grande balzo in avanti di Bologna che nel 2018 ha inaugurato 2 servizi di carsharing e 1 servizio di bikesharing a flusso libero. Al sud spiccano le performance di Cagliari e Palermo con i loro servizi di Carsharing e Bikesharing station-based.

Nuova mobilità, quali impatti e opportunità – L’analisi Deloitte
Per 6 italiani su 10 la mobilità oggi è ancora una fonte di preoccupazione quotidiana, con impatti sia sulla sfera privata (per il 73% influenza il proprio tempo libero) sia sull’ambiente (79%). Nonostante l’auto privata rimanga tuttora il mezzo di trasporto più utilizzato dagli italiani (57%), più della metà (54%) aumenterà l’utilizzo dei nuovi servizi di mobilità nei prossimi 3 anni (anche se in logica complementare e non sostitutiva all’auto di proprietà – 69%), purché vi sia un’evoluzione dell’offerta lungo quattro direttrici: convenienza economica (richiesto da 9 italiani su 10), facilità di accesso al servizio (7 su 10), chiarezza dell’offerta (7 su 10 reputano i servizi ancora poco chiari, anche in riferimento a quelli più conosciuti – es. Carsharing, 1 su 2 non sa che è una formula pay-per-use) e riconoscibilità dell’operatore che fornisce il servizio (6 su 10 non conoscono offerte di mobilità di importanti operatori non tradizionali).

“La sharing mobility è uno degli strumenti attraverso cui stiamo attuando quella rivoluzione nei trasporti che ci siamo prefissati – commenta il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli – La filosofia della mobilità condivisa si sposa con quella di trasporti a basso impatto ambientale, con la riduzione del traffico e dunque il miglioramento dell’aria delle nostre città. Oltre che con una piena intermodalità negli spostamenti, che permette a tutti i cittadini, nel rispetto dell’equità sociale, di scegliere mezzi diversi, poco inquinanti, per il tragitto casa-scuola-lavoro. Questa filosofia è la nostra filosofia, e non ci stancheremo di lavorare affinché si affermi con forza in ogni angolo del nostro Paese, dalle periferie delle grandi città ai centri abitati più piccoli. Perché riteniamo che la sharing mobility possa migliorare la qualità della vita dei cittadini, promuovere la crescita economica, soprattutto a livello locale, e ridurre gli effetti negativi dell’attività dell’uomo sull’ambiente, contestualmente incrementando l’efficienza dei servizi e abbassando i costi per l’utenza”

“Le nostre auto restano parcheggiate per il 92-95% del tempo, questo è il paradosso della motorizzazione privata di massa che porta a spreco di spazio pubblico, di risorse economiche e naturali – dichiara il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – Più che di automobile oggi bisognerebbe parlare di “auto immobile”, perché la vediamo quasi sempre parcheggiata oppure ferma in coda nel traffico urbano. Le nuove generazioni hanno compreso quest’assurdità, abbracciando con entusiasmo la filosofia della sharing mobility come dimostrano i dati presentati oggi. Riappropriamoci degli spazi pubblici e dei tempi privati, condividendo il mezzo per spostarci”

“I dati incoraggianti che oggi ha presentato il nostro Osservatorio confermano che la rivoluzione silenziosa della sharing mobility è in atto– osserva Raimondo Orsini, coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility- e l’Italia è in linea con i migliori trend mondiali. Ora dobbiamo lavorare tutti insieme per portare molte altre città italiane ai livelli di Milano. Ad esempio Torino e Bologna hanno fatto passi da gigante ed anche nel centro sud sono fiorite esperienze molto interessanti. La sharing mobility è il miglior alleato del trasporto pubblico e offre un ventaglio di soluzioni innovative: auto e scooter elettrici, monopattini condivisi, car pooling, car sharing “peer to peer”, che servono a vincere la battaglia per la vivibilità e la qualità dell’aria nelle nostre città, la vera sfida di ogni sindaco. Questa rivoluzione va quindi sostenuta e incoraggiata a livello normativo e fiscale. I cittadini se lo aspettano.”

“La mobilità attuale ha un impatto negativo sulla qualità della vita per oltre un 1 italiano su 2 e sulla sostenibilità ambientale per 8 su 10, rappresentando però, allo stesso tempo, un elemento chiave per il miglioramento della qualità dell’aria che respiriamo (per 9 su 10). – commenta Luigi Onorato, Senior Partner, FSI Innovation Leader | Monitor Deloitte – In questo contesto, le nuove forme di mobilità sono ampiamente conosciute, ma ancora ancora oggi poco utilizzate: ad esempio il Carsharing, è noto all’83% degli italiani, ma solo l’8% vi ricorre abitualmente. Tuttavia, oltre 1 italiano su 2 concorda nel dire che utilizzerà sempre di più le nuove forme di mobilità e 4 italiani su 5 non escludono la possibilità di acquistare da operatori tradizionalmente non legati al settore dei trasporti (ad esempio, più del 70% da imprese operanti nel settore energetico, assicurazioni e technology. In questo contesto, i clienti richiedono agli operatori di evolvere ulteriormente l’offerta, ad esempio, attraverso soluzioni economicamente convenienti (richiesto da 9 italiani su 10) e più chiare (7 su 10)”.


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Mobilità

Tesla deposita un brevetto per il powerbank aggiuntivo  su carrello

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Un nuovo brevetto pubblicato da Tesla apre scenari interessanti per il futuro dei veicoli elettrici: un sistema dual-battery, cioè con doppio pacco batterie, pensato per aumentare autonomia, flessibilità e prestazioni basata su un concetto semplice ma geniale … Il powerbank aggiuntivo  … su carrello.

La domanda è stata depositata il 15 agosto 2024 e resa pubblica il 19 febbraio 2026. Tra gli inventori compare Wes Morrill, figura chiave nello sviluppo del Tesla Cybertruck.

Il cuore del brevetto è un’architettura a due livelli:
– una batteria principale a 800V
– una batteria ausiliaria a 400V

Le due unità sono collegate tramite convertitori DC/DC paralleli, che permettono di:
– adattare le tensioni
– distribuire l’energia in modo dinamico
–  ottimizzare l’efficienza complessiva

In pratica, il sistema decide in tempo reale come utilizzare le due batterie per massimizzare autonomia e prestazioni.

Il brevetto introduce tre modalità operative che regolano il comportamento del sistema.
1. Bilanciamento energetico (SOE Balancing) Durante la guida, il sistema bilancia automaticamente il contributo delle due batterie in base alla carica residua.
Obiettivo: evitare che una si scarichi prima dell’altra, migliorando l’efficienza.

2. Allineamento per la ricarica (OCV Matching)
Quando il navigatore rileva una destinazione con ricarica rapida, le batterie vengono “allineate” in tensione.
Obiettivo: preparazione ottimale per una ricarica simultanea.

3. Ricarica parallela
Se le condizioni lo permettono (temperatura, sicurezza, corrente), entrambe le batterie possono essere ricaricate insieme su colonnine DC.
Potenza teorica: oltre 500 kW, un valore molto elevato.

La batteria nel rimorchio: l’idea più innovativa.  Uno degli aspetti più interessanti riguarda le modalità di installazione della batteria ausiliaria: nel cassone del veicolo (soluzione già ipotizzata per il Cybertruck) oppure in un rimorchio dedicato

È proprio questa seconda opzione a catturare l’attenzione. Una batteria nel rimorchio permetterebbe di: aumentare l’autonomia senza sacrificare spazio interno; rendere il sistema modulare (usarlo solo quando serve;
adattare il veicolo a lunghi viaggi o utilizzi specifici.

Il brevetto introduce anche elementi innovativi sul fronte energetico e termico.
La batteria ausiliaria potrebbe essere collegata a pannelli solari tramite connettori standard (MC4).
Non per ricariche rapide, ma per un’integrazione energetica lenta e sostenibile.

Un dettaglio tecnico interessante riguarda la gestione della temperatura:
il sistema può generare calore sfruttando perdite controllate nei convertitori DC/DC. Questo calore viene utilizzato per: mantenere la batteria efficiente evitare sistemi di riscaldamento dedicati e migliorare le prestazioni nei climi freddi.

Il nuovo brevetto conferma una direzione chiara: rendere i veicoli elettrici più modulari e adattabili.
L’idea di una batteria “aggiuntiva” – magari esterna e removibile – potrebbe: ridurre l’ansia da autonomia; rendere più pratici i viaggi lunghi; offrire soluzioni su misura per diversi utilizzi

Per ora si tratta solo di un brevetto, ma indica come il futuro dell’elettrico potrebbe non essere fatto solo di batterie più grandi, ma anche di sistemi più intelligenti e flessibili.


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Manutenzione stagionale della moto: come prendersi cura del mezzo nei mesi freddi

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Con l’arrivo della stagione invernale, non è raro che i motocicli vengano messi temporaneamente a riposo, soprattutto nelle aree in cui le condizioni climatiche rendono meno agevole o sicura la circolazione su due ruote.

Tuttavia, l’inattività prolungata può comportare una serie di criticità che non possono essere trascurate: l’umidità, le escursioni termiche e la mancata accensione del motore possono incidere negativamente su componenti meccaniche ed elettroniche, riducendo l’affidabilità del veicolo al momento della riattivazione.

Una corretta manutenzione preventiva, eseguita al momento del rimessaggio, consente di tutelare la moto durante il periodo di inutilizzo e di evitare interventi più onerosi nel momento in cui si tornerà sulle due ruote.

Pulizia profonda prima del rimessaggio

La pulizia del motociclo costituisce una fase preliminare imprescindibile in vista del rimessaggio stagionale. Prima di lasciare il mezzo inutilizzato per un periodo prolungato, è essenziale rimuovere con cura ogni traccia di sporco accumulato durante l’uso.

Residui di polvere, fango, catrame, insetti o sale – in particolare nelle zone soggette a trattamenti antighiaccio – possono compromettere nel tempo la tenuta dei materiali, favorendo processi di corrosione, opacizzazione delle superfici e formazione di incrostazioni.

L’operazione di lavaggio deve essere effettuata con prodotti specifici per motocicli, evitando detergenti aggressivi che possano danneggiare le parti verniciate o i componenti più delicati. È consigliabile procedere manualmente con spugne morbide, prestando particolare attenzione ai punti più esposti, come i cerchi, il gruppo trasmissione, i dischi freno e l’area del motore.

Al termine del lavaggio, l’asciugatura va eseguita con altrettanta precisione. Un’asciugatura incompleta favorisce la formazione di condensa all’interno del garage o del telo copri-moto, con possibili effetti dannosi su cuscinetti, contatti elettrici, leve e comandi. L’impiego di panni in microfibra, abbinato a un getto d’aria compressa o a un phon per uso tecnico, permette di raggiungere anche le zone meno accessibili.

Infine, per proteggere le superfici durante il periodo di fermo, è opportuno applicare uno strato di cera sulle parti verniciate e trattare i componenti in plastica o gomma con prodotti idonei a preservarne elasticità e brillantezza. Nei modelli con parti metalliche a vista, può risultare utile l’uso di spray anticorrosione a base di olio leggero, da rimuovere con un panno prima del ritorno su strada.

Batteria: come evitare che si scarichi

Durante i mesi di inattività, la batteria della moto è uno dei componenti più soggetti a deterioramento.

Anche quando il veicolo è spento, infatti, alcuni circuiti elettrici restano attivi, provocando un lento ma costante assorbimento di energia. Se trascurata, una batteria completamente scarica può subire danni irreversibili, con la conseguente necessità di sostituzione al momento della riaccensione primaverile.

Per evitare questo rischio, la soluzione più efficace consiste nell’utilizzare un mantenitore di carica, dispositivo progettato per fornire in modo costante e controllato la quantità minima di energia necessaria a mantenere la batteria in efficienza. Questi strumenti, spesso dotati di sistemi intelligenti per la regolazione automatica della corrente, si collegano alla rete elettrica e possono restare attivi per settimane senza necessità di interventi manuali.

Nel caso in cui non sia possibile ricorrere a un mantenitore, è consigliabile scollegare la batteria dal veicolo, rimuovendone i cavi (a partire da quello negativo) e conservandola in un luogo asciutto e temperato. Anche in questo caso, tuttavia, è raccomandabile verificarne periodicamente la tensione e procedere, se necessario, a una ricarica con apposito caricabatterie prima della reinstallazione.

Una corretta gestione della batteria durante il fermo invernale permette non solo di evitare imprevisti al momento della ripartenza, ma anche di prolungarne sensibilmente la durata nel tempo, riducendo costi e disagi legati alla sostituzione anticipata.

Pressione e posizione delle gomme

Gli pneumatici rappresentano un elemento fondamentale della sicurezza su due ruote, ed è quindi fondamentale proteggerli adeguatamente durante i mesi di inutilizzo.

Il rischio principale associato al fermo prolungato riguarda la deformazione del battistrada, dovuta alla compressione costante in un’unica posizione. Tale fenomeno, noto come ovalizzazione, può compromettere il comfort di guida, l’equilibrio dinamico del mezzo e, in alcuni casi, rendere necessaria la sostituzione anticipata delle coperture.

Per prevenire questa criticità, il primo accorgimento utile consiste nel riporre la moto su cavalletti centrali o sollevatori specifici, che evitino il contatto prolungato delle ruote con il suolo. In assenza di questi supporti, è opportuno spostare il veicolo di alcuni centimetri ogni due o tre settimane, in modo da variare il punto di appoggio e distribuire in modo più uniforme il peso.

Anche la pressione degli pneumatici merita attenzione: prima del rimessaggio, è consigliabile riportarla al valore indicato dal costruttore o, in alternativa, incrementarla leggermente (entro i limiti di sicurezza) per compensare eventuali cali fisiologici legati al tempo e alla temperatura. In ogni caso, al momento della rimessa in strada sarà necessario effettuare un controllo accurato e, se necessario, un gonfiaggio corretto prima di circolare.

Una manutenzione preventiva e mirata degli pneumatici consente non solo di conservarne l’integrità strutturale, ma anche di garantirne l’efficienza e la risposta meccanica alla ripresa dell’utilizzo.

Serbatoio e carburante: meglio pieno o vuoto?

Tra le operazioni da valutare in vista del rimessaggio, la gestione del carburante riveste un ruolo potenzialmente rilevante per la corretta conservazione del sistema di alimentazione.

Lasciare il serbatoio parzialmente vuoto, infatti, può favorire la formazione di condensa all’interno, con conseguente rischio di ossidazione e contaminazione del carburante. In particolare. nei modelli con serbatoi metallici, questo fenomeno può provocare corrosioni non visibili ma capaci di compromettere filtri e condotti.

Per questo motivo, è consigliabile effettuare il pieno prima del periodo di fermo, utilizzando eventualmente additivi stabilizzanti in grado di preservare le proprietà chimiche del carburante e impedire la formazione di depositi o morchie. I moderni stabilizzatori, facilmente reperibili sul mercato, agiscono efficacemente anche per alcuni mesi, a condizione che il motore venga fatto girare per qualche minuto dopo l’immissione, così da permettere la distribuzione uniforme del prodotto nell’impianto.

Nei modelli più recenti dotati di sistemi a iniezione elettronica, è sufficiente adottare queste precauzioni. Per i veicoli meno recenti, con alimentazione a carburatore, può invece essere consigliabile svuotare completamente il circuito e chiudere il rubinetto della benzina, al fine di evitare che i residui nel galleggiante si secchino e ostruiscano i passaggi.

La scelta tra serbatoio pieno o svuotato dipende quindi dalle caratteristiche tecniche del veicolo e dalle condizioni di rimessaggio, ma in ogni caso è bene agire con metodo, evitando soluzioni improvvisate che possono risultare dannose a lungo termine.

Dove e come conservare la moto in inverno

La scelta del luogo in cui custodire la moto durante il periodo di inattività incide direttamente sulla conservazione del veicolo. L’ambiente ideale è un garage asciutto, ben ventilato e al riparo da sbalzi termici e umidità eccessiva. Queste condizioni contribuiscono a preservare la meccanica, la carrozzeria e l’impianto elettrico, riducendo il rischio di corrosione, condensa e deterioramento delle superfici.

Quando il rimessaggio avviene in spazi condivisi, come box condominiali o autorimesse collettive, è importante posizionare la moto in modo da evitare contatti accidentali e proteggerla con un telo copri-moto traspirante, preferibilmente in materiale tecnico. A differenza dei teli impermeabili standard, quelli traspiranti consentono lo scambio d’aria, prevenendo l’accumulo di umidità sotto la copertura.

Nel caso in cui non si disponga di un ricovero al chiuso e il veicolo debba essere lasciato all’aperto, è fondamentale aumentare le precauzioni: il telo protettivo deve essere ben ancorato e resistente agli agenti atmosferici, mentre la moto andrebbe parcheggiata su una superficie solida, possibilmente rialzata rispetto al terreno, per evitare ristagni d’acqua sotto le ruote. Anche in questo contesto, è consigliabile utilizzare cavalletti o supporti per evitare la deformazione degli pneumatici.

Ove possibile, è utile coprire anche le prese d’aria e il terminale di scarico, utilizzando appositi tappi o materiali traspiranti, per impedire l’ingresso di umidità, polvere o piccoli animali. Infine, è opportuno verificare periodicamente lo stato del veicolo, anche durante i mesi di inattività, per accertarsi che non si siano verificati fenomeni di deterioramento silenzioso.

Polizza assicurativa: sospendere o mantenere attiva?

Per chi decide di non utilizzare la moto durante l’inverno, esistono diverse modalità per gestire la copertura assicurativa in modo efficiente. Una delle più diffuse è la sospensione temporanea della polizza, un’opportunità che tutte le compagnie devono mettere a disposizione dei motociclisti per legge.

Questa opzione consente di interrompere la validità della copertura per un periodo di tempo definito, posticipando la scadenza e ottimizzando i costi in relazione al reale utilizzo del veicolo.

Tuttavia, i termini applicativi possono variare da compagnia a compagnia: è quindi consigliabile verificare quante volte è possibile sospendere la copertura all’interno dello stesso contratto e quale sia la durata minima o massima consentita per ciascun periodo di sospensione. Alcuni contratti prevedono anche condizioni agevolate per la riattivazione, purché venga rispettata la procedura prevista.

In alternativa, chi utilizza la moto solo in periodi limitati dell’anno può valutare le polizze temporanee, che offrono una copertura assicurativa valida per una durata prestabilita – ad esempio una settimana, un mese o un semestre. Questa formula garantisce flessibilità, ma presenta un costo giornaliero generalmente più elevato rispetto a una polizza annuale con sospensione.

Per approfondire le varie modalità stabilite dalle compagnie assicurative, prima della stipula è possibile rivolgersi a un portale di comparazione di riferimento del settore come Facile.it, consultando l’apposita sezione dedicata alle polizze moto, https://www.facile.it/assicurazioni-moto.html, sul sito web ufficiale.

Il controllo prima di tornare su strada

Al termine del periodo di fermo, è essenziale effettuare una verifica approfondita della moto prima di riprendere la circolazione. L’obiettivo non è solo accertarsi che il mezzo sia funzionante, ma garantire che tutte le componenti rispondano correttamente alle sollecitazioni della guida, soprattutto dopo diversi mesi di inattività.

Il controllo deve iniziare dai livelli dei liquidi – olio motore, liquido refrigerante, freni – proseguendo con la verifica dell’impianto frenante, delle luci, degli indicatori di direzione e della pressione degli pneumatici. È importante ispezionare anche lo stato della catena o della trasmissione, verificare l’eventuale presenza di ruggine o danni superficiali, e testare la tenuta della batteria, anche qualora sia stata scollegata o mantenuta in carica.

Nel caso di dubbi sul funzionamento di una componente o di anomalie all’avviamento, è consigliabile rivolgersi a un’officina di fiducia per una diagnosi completa. Una semplice prova su strada, senza i dovuti accertamenti, può infatti comportare rischi per la sicurezza.

Infine, se la polizza assicurativa è stata sospesa durante l’inverno, è fondamentale procedere alla riattivazione prima di mettere la moto in circolazione, seguendo le modalità previste dal contratto e ottenendo la conferma formale della ripresa della copertura.

Una pausa ben gestita per ripartire in tutta sicurezza

Prendersi cura della moto durante i mesi invernali non è soltanto una buona pratica di manutenzione: è un’azione che tutela l’integrità del mezzo, ne preserva il valore nel tempo e contribuisce in modo concreto alla sicurezza al momento della ripartenza.

Un rimessaggio eseguito con metodo, associato a una gestione consapevole della copertura assicurativa, permette di affrontare l’inverno con tranquillità e di ritrovare il piacere della guida su due ruote senza inconvenienti o brutte sorprese.


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3 giugno la giornata mondiale della bicicletta: mezzo di trasporto semplice, economico, affidabile, sostenibile.

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La Giornata mondiale della bicicletta ricorre ogni 3 giugno. È stata approvata, in una risoluzione del 12 aprile 2018, come giornata ufficiale delle Nazioni Unite per la consapevolezza dei benefici sociali derivanti dall’uso della bicicletta come mezzo di trasporto e per il tempo libero.

E’ un’occasione istituita dalle Nazioni Unite per riconoscere l’unicità, la longevità e la versatilità di questo mezzo di trasporto che da oltre due secoli continua a dimostrarsi semplice, economico, affidabile, sostenibile.

Oggi la bicicletta è una soluzione versatile per molteplici esigenze. Per gli spostamenti urbani, rappresenta un’alternativa efficiente all’automobile, capace di ridurre la congestione del traffico, l’inquinamento atmosferico e acustico, e i costi di trasporto individuali.

Pedala: respira e goditi il paesaggio in lentezza

Il ciclismo ci offre l’opportunità di rallentare il ritmo e immergerci nei panorami circostanti. Attraversare boschi, campi e spiagge diventa un’esperienza sensoriale arricchita dai suoni della natura e dai profumi dell’aria. Respirare profondamente mentre pedaliamo ci aiuta a rilassarci e a riconnettere noi stessi con il nostro ambiente. Inoltre, pedalare riduce l’impatto ambientale, contribuendo a un trasporto più sostenibile. È un invito a vivere con consapevolezza e a godere del viaggio in bicicletta, scoprendo il mondo con calma e attenzione. Le persone che si spostano quotidianamente in bicicletta generano ogni giorno l’84% in meno di emissioni di CO2 rispetto a quelli che non la usano. Andare in bici ogni giorno riduce la tua impronta di carbonio!

Abbi cura della tua bici, esempio di economia circolare! 

È importante prendersi cura della propria bicicletta non solo come mezzo di trasporto, ma anche come simbolo di uno stile di vita sostenibile. Questo concetto va oltre la semplice manutenzione meccanica, abbracciando l’idea di economia circolare. La manutenzione regolare e le riparazioni favoriscono la longevità della bici e riducono la necessità di sostituire interi componenti. Il riuso e il riciclo dei materiali della bicicletta alla fine del suo ciclo di vita contribuiscono a ridurre i rifiuti e l’impatto ambientale. Inoltre, promuovere un consumo consapevole significa valutare attentamente la necessità di acquistare nuove biciclette, contribuendo a una gestione più sostenibile delle risorse. In conclusione, prendersi cura della propria bici rappresenta un esempio tangibile di come l’adozione di principi di economia circolare possa integrarsi nel contesto del ciclismo sostenibile, promuovendo uno stile di vita più sostenibile per un futuro migliore.

Non gettare rifiuti nell’ambiente mentre pedali

Il terzo punto del decalogo del ciclismo sostenibile enfatizza l’importanza di preservare la pulizia dell’ambiente durante le pedalate. I ciclisti sono responsabili di mantenere intatte le bellezze naturali dei luoghi che attraversano, evitando di abbandonare rifiuti lungo il percorso. Questo comportamento riflette una consapevolezza ambientale che comprende il rispetto per la natura e l’impegno a ridurre la produzione di rifiuti. Adottare pratiche sostenibili, come l’uso di borracce riutilizzabili e lo smaltimento corretto dei rifiuti, è fondamentale. Inoltre, promuovere l’educazione e la sensibilizzazione all’interno della comunità ciclistica è essenziale per diffondere un’impronta ecologica positiva durante le pedalate anche legata alla consapevolezza ambientale. In definitiva, evitare di gettare rifiuti nell’ambiente durante le pedalate rappresenta un impegno per la pulizia, la sostenibilità e il rispetto per la natura, contribuendo a preservare gli ambienti naturali per le generazioni future.

Privilegia le fibre naturali per il tuo abbigliamento da bici

È importante privilegiare l’abbigliamento realizzato con fibre naturali durante le pedalate. Le fibre naturali, come il cotone e la lana, non solo offrono comfort mentre si pedala, ma promuovono anche la sostenibilità ambientale. Questa scelta contribuisce alla riduzione dell’inquinamento dalle fibre sintetiche, alla durabilità degli indumenti e alla consapevolezza del consumatore. Scegliendo con attenzione abbigliamento realizzato con fibre naturali, è possibile promuovere uno stile di vita più eco-friendly e responsabile, contribuendo così alla protezione dell’ambiente e alla salute del pianeta. Il riutilizzo delle maglie d’epoca, l’abitudine al recupero di abbigliamento vintage adatto per esempio al ciclismo storico, è un altro segno di grande sensibilità verso il concetto di economia circolare legato allo sport.

Insegna ai più piccoli a pedalare e rispettare i luoghi

È importante educare i bambini al ciclismo responsabile e al rispetto per l’ambiente. Attraverso l’avventura in bicicletta, i bambini imparano a esplorare la natura in modo attivo, rispettando flora e fauna locali e mantenendo la pulizia dei luoghi visitati. Questa consapevolezza ambientale promuove comportamenti sostenibili, sottolineati dai genitori ed educatori attraverso esempi positivi. Inoltre, l’incoraggiamento spinge i bambini a continuare a praticare abitudini eco-friendly, preparandoli a diventare cittadini responsabili e consapevoli del proprio impatto ambientale. Perché lo sport è il primo linguaggio universale che aiuta i più piccoli a comprendere e accettare le regole che li accompagneranno durante tutta la loro fase di crescita.

Porta la bici in vacanza con te!

Il cicloturismo si erge come un’alternativa al viaggio in auto, promuovendo la bicicletta come mezzo principale di trasporto. Questa scelta non solo riduce l’impatto ambientale, ma arricchisce l’esperienza di viaggio. Il cicloturismo incoraggia una modalità di viaggio lenta e responsabile, consentendo ai ciclisti di esplorare i paesaggi e di connettersi con le comunità locali. Abbandonare per un po’ l’automobile permette di evitare emissioni nocive di gas serra e contribuisce alla riduzione dell’inquinamento atmosferico. Il cicloturismo sostiene anche le piccole imprese, contribuendo all’economia locale e alla conservazione delle tradizioni culturali. Viaggiare con la propria bicicletta offre esperienze di viaggio autentiche, coinvolgenti e gratificanti, connettendo i viaggiatori con la natura e le comunità locali.

In città scegli la bici per andare a lavorare e inquinare meno!

L’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto principale per recarsi al lavoro offre numerosi vantaggi. Questa scelta non solo migliora la salute e il benessere individuale, ma contribuisce anche a ridurre l’inquinamento atmosferico e le congestioni del traffico urbano. L’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto principale promuove uno stile di vita più attivo e sano. In conclusione, optare per la bicicletta per recarsi al lavoro rappresenta una decisione intelligente sia dal punto di vista pratico ed economico, sia dal punto di vista ambientale, contribuendo a creare città più vivibili e sostenibili per tutti.

Gusta il cibo dei territori che attraversi con la bici

Gusta il cibo dei territori che attraversi con la bici. Ogni pedalata ti porta alla scoperta di sapori autentici e tradizioni culinarie uniche. Fermati nei piccoli borghi, visita i mercati locali e assapora le specialità tipiche. Dal formaggio fresco ai salumi artigianali, dai vini pregiati ai dolci fatti in casa, ogni sosta diventa un viaggio nel viaggio. La bicicletta ti permette di vivere un’esperienza enogastronomica a 360 gradi, immergendosi completamente nella cultura e nei profumi dei luoghi che incontri lungo il percorso.

Usa la bici come stile di vita sano per il corpo e la mente

Usa la bici come stile di vita sano per il corpo e la mente. Pedalare regolarmente migliora la salute cardiovascolare, tonifica i muscoli e aiuta a mantenere il peso forma. Non solo il corpo ne trae beneficio: andare in bici riduce lo stress, favorisce il rilascio di endorfine e promuove il benessere mentale. Attraversare paesaggi naturali, respirare aria fresca e scoprire nuovi luoghi arricchisce l’anima e dona una sensazione di libertà unica. La bicicletta è più di un mezzo di trasporto, è uno stile di vita equilibrato e sostenibile.

Realizza l’impresa di usare la bici per tutelare l’ambiente!

Realizza l’impresa di usare la bici per tutelare l’ambiente! Scegliendo la bicicletta come mezzo di trasporto, riduci le emissioni di CO2 e contribuisci a diminuire l’inquinamento atmosferico. Ogni pedalata è un passo verso un futuro più sostenibile, riducendo il traffico e preservando le risorse naturali. La bici è silenziosa, non consuma combustibili fossili e ha un impatto minimo sull’ecosistema. Adotta questo stile di vita ecologico e ispira gli altri a fare lo stesso, per un mondo più verde e pulito.

 


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