Ambiente
BeeGreen – Festival della sostenibilità nel maggio 2018 nell’area metropolitana di Torino
Nel mese di maggio 2018 si svolgerà l’edizione zero di BeeGreen – Festival della sostenibilità, un ciclo di appuntamenti gratuiti aperti alla cittadinanza incentrati sul tema della sostenibilità ambientale che si terranno nell’area metropolitana torinese.
BeeGreen – Festival della sostenibilità intende riflettere sul tema della sostenibilità ambientale con i cittadini che vivono il territorio del capoluogo piemontese.
Attraverso una rassegna di incontri, laboratori, escursioni, proiezioni, conferenze e attività distribuiti nel mese di maggio il festival intende intrattenere in maniera attiva e partecipata, educare e sensibilizzare i partecipanti sulle tematiche della la mobilità sostenibile, le buone pratiche quali riuso e recupero, l’urgenza ambientale, il turismo responsabile e locale, la conoscenza e lo sviluppo dei territori in cui viviamo, le energie alternative e l’agricoltura urbana.
Ll progetto, che si sviluppa nei comuni di Torino, Alpignano, Avigliana, Druento, Grugliasco, Collegno, Rivalta, Venaria Reale, coinvolge 25 realtà tra associazioni, aziende private ed enti pubblici, e può fare affidamento sul patrocinio di Regione Piemonte e Città di Torino, la collaborazione del social network greenApes.
L’inQubatore, attraverso il festival, intende creare una rete operativa con tutte le realtà che nel territorio piemontese condividono i principi della sostenibilità, aprendosi a nuove collaborazioni per le future edizioni. Ecco il programma!
IL PROGRAMMA
CONFERENZA STAMPA LUNEDÌ 23 APRILE ORE 17 – Casa dell’Ambiente, Corso Moncalieri 18 – Torino
PRIMA SETTIMANA | 1-6 MAGGIO 2018
VENTO: L’ITALIA IN BICICLETTA LUNGO IL FIUME PO
GIOVEDì 3 MAGGIO ORE 17,30 – Casa dell’Ambiente, Corso Moncalieri 18 – Torino
COSMESI E IMPATTO AMBIENTALE
VENERDÌ 4 MAGGIO ORE 18/20 – inQubatore Qulturale, Piazza Don Alberione – Venaria Reale
A cura di Solobioperte
TRA MUSICA E RIUSO
SABATO 5 MAGGIO ORE 15/17 – Via Regaldi 7 – Torino
A cura di Cooperativa Triciclo
HORTUS CONCLUSUS A PARCO DORA
SABATO 5 MAGGIO ORE 16 – Parco Dora, Via Nole 48 – Torino
A cura di Innesto
SWAP PARTY E CONSUMO CRITICO
DOMENICA 6 MAGGIO ore 14,30/18 – Via Petrella 28 – Torino
A cura di Re.te. Ong
CAMMINANDO NELLA STREET ART
DOMENICA 6 MAGGIO ORE 15,30 – Partenza dalla Chiesa di Sant’Alfonso, Corso Tassoni angolo via Cibrario – Torino
A cura di MAU – Museo d’Arte Urbana
SECONDA SETTIMANA | 7-13 MAGGIO 2018
LI-EVITIAMO: ALLEGGERIRE IL NOSTRO PESO SUL PIANETA, EVITANDO ERRORI COMUNI
MARTEDì 8 MAGGIO ORE 21-23 – Casa del Quartiere Barrito, Via Tepice, 23/C – Torino
A cura di Associazione Triciclo e Casa del Quartiere Barrito
LA COLTIVAZIONE DELLA CANAPA
GIOVEDì 10 MAGGIO ORE 9,30 – 13,30 – Casa dell’Ambiente, Corso Moncalieri 18 – Torino
A cura di Casa dell’Ambiente
L’ECONOMIA DEL BENE COMUNE TRA GIOCHI DI RUOLO E DIBATTITI
GIOVEDì 10 MAGGIO DALLE 19 ALLE 21 – Rinascimenti sociali, Via Maria Vittoria 38 – Torino
A cura di Glocandia Onlus
L’AGROECOLOGIA IN PIEMONTE E NEL MONDO
VENERDì 11 MAGGIO ORE 9,30 – 13,30 – Casa dell’Ambiente, Corso Moncalieri 18 – Torino
A cura di Casa dell’Ambiente
IMPARA A RIPARARE LA TUA BICI!
SABATO 12 MAGGIO ORE 15/17 – Parco Sangone, Via Piossasco angolo via Pergolesi – Rivalta di Torino
A cura di BikeHub
LABORATORI TRA NATURA E BUONE PRATICHE
DOMENICA 13 MAGGIO ORE 9,30/16 – Fattoria Bucolica, via Colgiansesco 16 – Alpignano
A cura di A.360 e Associazione Comitato Genitori Alpignano
TERZA SETTIMANA | 14-20 MAGGIO 2018
SGONFIAMOCI IN MODO ECOSOSTENIBILE
MARTEDÌ 15 MAGGIO ORE 20/21,30 – Biobottega, Corso Adriatico 26 – Torino
A cura di Cucina in cambiamento
LI-EVITIAMO: ALLEGGERIRE IL NOSTRO PESO SUL PIANETA, EVITANDO ERRORI COMUNI
MARTEDì 15 MAGGIO ORE 21-23 – Casa del Quartiere Barrito, Via Tepice, 23/C – Torino
A cura di Associazione Triciclo e Casa del Quartiere Barrito
LA CUCINA ANTISPRECO
GIOVEDì 17 MAGGIO ORE 19/20,30 – inQubatore Qulturale, Piazza Don Alberione – Venaria Reale
A cura di Libricette.eu
POLVERI SOTTILI: È L’ORA DI CAMBIARE!
GIOVEDì 17 MAGGIO ORE 18/20 – Casa dell’Ambiente, Corso Moncalieri 18 – Torino
A cura di Legambiente Metropolitano
NORDIC WALKING NEL PARCO NATURALE LA MANDRIA
SABATO 19 MAGGIO ORE 16 – Parco Naturale La Mandria, partenza ingresso Ponte Verde, Viale Carlo Emanuele II 256 – Venaria Reale
A cura di A.S.D. Nordic Walking Venaria Reale
GLI INCONTRI TRA RISPARMIO ENERGETICO E BUONE PRATICHE
SABATO 19 MAGGIO ORE 14,30/18,30 – Ritrovo in Piazza del Popolo – Avigliana
A cura di Comune di Avigliana
LI-EVITIAMO: ALLEGGERIRE IL NOSTRO PESO SUL PIANETA, EVITANDO ERRORI COMUNI
DOMENICA 20 MAGGIO ORE 10/20 – Casa del Quartiere Barrito, via Tepice 23/C – Torino
A cura di Associazione Triciclo, Casa del Quartiere Barrito e Laboratorio Zip+
QUARTA SETTIMANA | 21-27 MAGGIO 2018
IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E LA PERDITA DI BIODIVERSITÁ
MERCOLEDì 22 MAGGIO ORE 20,45 – Sala conferenze della Parrocchia Assunzione di Maria Vergine, Via Nizza 355 – Torino
A cura di Associazione Triciclo
LA BIOARCHITETTURA E LA FILOSOFIA EARTHSHIP
VENERDì 24 MAGGIO ORE 19/20,30 – Via Santa Maria Mazzarello 30 interno 23 – Torino
A cura di OffGrid Italia
IN BICI IN COMPAGNIA!
SABATO 26 MAGGIO ORE 16/19 – Partenza da inQubatore Qulturale, Piazza Don Alberione – Venaria Reale
A cura di Fiab Torino Bici &Dintorni
AGRICOLTURA E VERDE URBANO
DOMENICA 27 MAGGIO ORE 11,30/16 – Cascina Piemonte, Strada Castello di Mirafiori 42 – Torino
A cura di Coefficiente Clorofilla
LABORATORI TRA NATURA E BUONE PRATICHE: SECONDA PARTE
DOMENICA 27 MAGGIO ORE 9,30/16 – Ritrovo Piazzale Cimitero – Collegno
A cura di A.360 e Associazione Comitato Genitori Alpignano
QUINTA SETTIMANA 28 MAGGIO | 1 GIUGNO 2018
ANIMAZIONE PARCHI
30/31 MAGGIO E 1 GIUGNO ORE 16/19 – Grugliasco
A cura di Grugliasco Giovani
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Ambiente
La storia del disastro della diossina alla Icmesa di seveso
Il 10 luglio 1976 è una data spartiacque nella storia ambientale del Novecento. Quel giorno, alle ore 12:28, un boato rompe la quiete della frazione di San Giuseppe a Meda, al confine con il comune di Seveso, nella laboriosa e densamente popolata Brianza. Dall’azienda chimica Icmesa (Industrie Chimiche Meda Società Azionaria), controllata dalla multinazionale svizzera Givaudan (a sua volta di proprietà del colosso farmaceutico Roche), si sprigiona una nube bianca, opaca e dall’odore dolciastro.
Quella nube viaggia spinta dal vento verso sud, adagiandosi sui campi, sulle case e sulle persone. Contiene un veleno letale e invisibile: la 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD), comunemente nota da allora come diossina. Sarà il primo disastro industriale italiano a risonanza mondiale, una tragedia che cambierà per sempre la percezione del rischio ecologico e la legislazione europea sulla sicurezza chimica.
1. L’incidente: la reazione fuori controllo
L’Icmesa produceva fegato di zolfo e vari composti chimici, tra cui il 2,4,5-triclorofenolo, un intermedio necessario per la fabbricazione di disinfettanti e del famigerato diserbante “Agente Arancio” (utilizzato dagli americani nella guerra del Vietnam).
Il disastro si consuma nel weekend di chiusura della fabbrica. Durante le fasi di spegnimento dell’impianto, a causa di una serie di negligenze tecniche e della mancanza di un sistema di raffreddamento automatico del reattore A101, la temperatura interna sale ben oltre i limiti di sicurezza (raggiungendo i 230°C). La pressione interna fa saltare la valvola di sicurezza: circa 3.000 kg di sostanze chimiche vengono scaricati nell’atmosfera. Tra questi, si stima vi fossero tra i 15 e i 18 kg di pura diossina, una quantità enorme se si considera che la TCDD è tossica a livelli di parti per miliardo.
2. L’omertà e il ritardo dei soccorsi
La gravità del disastro di Seveso viene amplificata dal silenzio criminale dei vertici dell’azienda. Nei primi giorni successivi al 10 luglio, la direzione dell’Icmesa minimizza l’evento, parlando genericamente di una “nube di diserbante” e rassicurando le autorità locali sul fatto che non vi fossero pericoli per la salute umana.
Mentre i vertici tacciono per non compromettere il titolo in borsa e l’immagine della casa madre, la natura inizia a presentare il conto:
- Le foglie degli alberi ingialliscono e cadono.
- Migliaia di piccoli animali domestici e d’allevamento (conigli, galline, gatti) muoiono improvvisamente nei cortili.
- Sulla pelle dei bambini che hanno giocato all’aperto iniziano a comparire piaghe dolorose, pustole e rigonfiamenti: è la cloracne, la manifestazione cutanea dell’avvelenamento da diossina.
Solo il 14 luglio (quattro giorni dopo) l’azienda ammette la presenza di diossina, e la conferma ufficiale alle autorità italiane arriverà addirittura il 19 luglio, nove giorni dopo l’esplosione.
3. La mappa del veleno e le evacuazioni
Il territorio viene mappato e diviso in tre zone a seconda del grado di contaminazione del suolo:
- Zona A: L’epicentro del disastro (tra Meda e Seveso), l’area più colpita. Viene completamente evacuata. Circa 730 persone devono abbandonare le proprie case, recintate dal filo spinato e presidiate dall’esercito.
- Zona B: Area a media contaminazione (comprendente anche i comuni di Cesano Maderno e Desio). Viene imposto il divieto di coltivazione, l’abbattimento del bestiame e speciali norme igieniche (come il divieto di gravidanza per le donne).
- Zona R (di Rispetto): Area a bassa contaminazione dove vigevano divieti precauzionali.
In totale, oltre 100.000 persone subiscono le conseguenze e le restrizioni del disastro. Per contenere l’epidemia e la diffusione del veleno nella catena alimentare, verranno abbattuti e inceneriti oltre 80.000 animali.
4. Il dramma dell’aborto terapeutico
Il disastro di Seveso solleva una violentissima tempesta etica e politica nell’Italia del 1976. Gli scienziati temono che l’esposizione alla diossina provochi mostruose malformazioni fetali. In quel momento, l’aborto in Italia è ancora illegale (la legge 194 nascerà solo nel 1978).
Il governo guidato da Giulio Andreotti, d’intesa con la magistratura, concede una deroga straordinaria per consentire l’aborto terapeutico alle donne incinte della zona contaminata. Questa decisione spacca il Paese: da una parte il mondo laico e scientifico che difende il diritto alla salute delle madri, dall’altra il Vaticano e le forze cattoliche oltranziste, che si oppongono fermamente, offrendo assistenza finanziaria e adozioni pur di evitare le interruzioni di gravidanza. Molte donne di Seveso vivono settimane di drammatica solitudine, divise tra la paura del “mostro” in grembo e la forte pressione sociale e religiosa della comunità brianzola.
5. La bonifica e la nascita del Bosco delle Querce
I processi penali si concludono anni dopo con la condanna di alcuni dirigenti dell’Icmesa e della Givaudan, e la multinazionale svizzera accetta di risarcire lo Stato italiano e la Regione Lombardia con decine di miliardi di lire.
La bonifica della Zona A si protrae per anni ed è un’operazione ingegneristica senza precedenti. Le case infette vengono abbattute, lo strato superficiale del terreno viene rimosso per una profondità di decine di centimetri. Tutto il materiale altamente contaminato viene sigillato in due enormi vasche di contenimento stagno sotterranee a Seveso e Meda.
Sopra la vasca principale di Seveso, per seppellire simbolicamente il cemento e il veleno, negli anni ’80 è stato piantato il Bosco delle Querce: un grande parco naturale pubblico che oggi sorge laddove c’erano le case della Zona A, un polmone verde nato dalle ceneri di un deserto chimico per fungere da memoria perenne.
L’eredità di Seveso: la Direttiva Europea
Il disastro di Seveso ha cambiato la storia della sicurezza industriale nel mondo. Nel 1982, l’Unione Europea (allora CEE) ha emanato la storica “Direttiva Seveso” (Direttiva 82/501/CEE), una legge pionieristica che impone a tutti gli Stati membri di censire i siti industriali a rischio di incidenti rilevanti, obbligando le aziende a informare preventivamente la popolazione circostante e a predisporre piani di emergenza d’intesa con le autorità pubbliche.
Seveso non è stata solo una tragedia locale, ma il doloroso campanello d’allarme che ha costretto l’Occidente a comprendere che il progresso industriale non può prescindere dalla tutela della salute e dell’ambiente.
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Ambiente
E’ morto a 86 anni Gianni Mattioli uno dei protagonisti dell’ecologismo scientifico italiano
E’ morto a 86 anni Gianni Mattioli una delle figure più autorevoli dell’ambientalismo italiano del secondo Novecento, Giovanni Francesco Mattioli – conosciuto pubblicamente come Gianni Francesco Mattioli – ha rappresentato un raro esempio di integrazione tra rigore scientifico, impegno civile e azione politica. Fisico, docente universitario, parlamentare e ministro della Repubblica, Mattioli ha dedicato gran parte della propria vita alla diffusione di una cultura ecologica fondata sulla conoscenza scientifica e sulla responsabilità verso le generazioni future.
Gli anni della formazione scientifica
Nato a Genova il 29 gennaio 1940, Mattioli si laureò in Fisica presso l’Università “La Sapienza” di Roma nel 1964 con una tesi dedicata alla diffusione delle particelle ad alta energia. Negli anni successivi intraprese la carriera accademica, diventando nel 1973 docente universitario nello stesso ateneo. La sua attività di ricerca si concentrò in particolare sulla meccanica quantistica e sulla meccanica razionale, ambiti nei quali contribuì alla formazione di numerose generazioni di studenti e ricercatori.
La sua preparazione scientifica influenzò profondamente anche il successivo impegno pubblico. Per Mattioli, infatti, le questioni ambientali non potevano essere affrontate esclusivamente sul piano ideologico o politico, ma richiedevano una solida base di conoscenze tecniche e una valutazione rigorosa delle conseguenze sociali, economiche ed energetiche delle decisioni pubbliche.
La nascita dell’impegno ambientalista
La svolta avvenne alla fine degli anni Settanta, quando entrò in contatto con le mobilitazioni contro il progetto della centrale nucleare di Montalto di Castro. Quell’esperienza contribuì a orientare definitivamente la sua attività verso la difesa dell’ambiente e della salute pubblica.
Nel 1978 fu tra i fondatori del Comitato per il Controllo delle Scelte Energetiche, insieme a Massimo Scalia e ad altri protagonisti dell’ambientalismo italiano. Il comitato divenne uno dei principali centri di elaborazione critica sulle politiche energetiche nazionali, promuovendo un modello di sviluppo fondato sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili.
Nel 1981 contribuì inoltre alla fondazione della rivista Quale Energia?, che per anni rappresentò un punto di riferimento per il dibattito scientifico e culturale sui temi energetici e ambientali. La pubblicazione svolse un ruolo importante nella diffusione di informazioni e analisi che avrebbero alimentato il movimento ecologista italiano.
L’ingresso nelle istituzioni
L’esperienza maturata nel mondo dell’associazionismo e della ricerca portò Mattioli all’impegno politico diretto. Nel 1987 venne eletto alla Camera dei Deputati nelle liste dei Verdi, contribuendo alla crescita e al consolidamento del movimento ecologista italiano all’interno delle istituzioni. Negli anni successivi fu più volte rieletto e ricoprì incarichi di rilievo sia nel partito sia nelle commissioni parlamentari dedicate al bilancio, all’ambiente e alle politiche economiche.
Tra il 1988 e il 1992 fu presidente dei Verdi, contribuendo alla definizione di una linea politica che collegava la tutela dell’ambiente ai temi della democrazia, della pace e della sostenibilità economica. In un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni politiche, Mattioli cercò di rafforzare la credibilità dell’ecologismo come proposta di governo e non soltanto come movimento di protesta.
L’esperienza di governo
Con la vittoria del centrosinistra nel 1996, Mattioli venne nominato sottosegretario al Ministero dei Lavori Pubblici nel primo governo guidato da Romano Prodi. Mantenne l’incarico anche nei successivi governi D’Alema, occupandosi di temi legati alle infrastrutture, alla pianificazione territoriale e alla sostenibilità ambientale. (Wikipedia)
Nel 2000 fu chiamato a ricoprire il ruolo di Ministro per le Politiche Comunitarie nel secondo governo Amato. Sebbene il mandato sia stato relativamente breve, la nomina rappresentò il riconoscimento istituzionale di una lunga carriera dedicata alla promozione di politiche pubbliche attente alle questioni ambientali e alla dimensione europea della sostenibilità.
Un pensiero ecologista fondato sulla scienza
Uno degli aspetti più originali della figura di Mattioli fu la capacità di collegare il sapere scientifico all’azione politica. In anni in cui l’ambientalismo veniva talvolta considerato marginale o ideologico, egli sostenne con forza la necessità di basare le scelte energetiche e ambientali su dati verificabili, ricerca scientifica e valutazioni di lungo periodo.
La sua opposizione al nucleare non nacque da posizioni pregiudiziali, ma da un’analisi critica dei rischi, dei costi e delle implicazioni sociali connessi a quel modello energetico. Allo stesso tempo promosse il dibattito sulle energie rinnovabili, sull’efficienza energetica e sulla riduzione dell’impatto ambientale delle attività produttive, anticipando temi che sarebbero diventati centrali decenni più tardi.
L’eredità culturale e politica
Anche dopo la conclusione dell’esperienza parlamentare, Mattioli continuò a partecipare attivamente al dibattito pubblico, collaborando con associazioni ambientaliste e con le nuove formazioni della sinistra ecologista italiana. Nel 2009 aderì al progetto di Sinistra Ecologia Libertà, mantenendo un ruolo di riferimento sulle politiche ambientali.
La sua eredità va oltre i risultati politici immediati. Mattioli contribuì infatti a introdurre nel dibattito nazionale una visione dell’ecologia come elemento strutturale dello sviluppo economico e della democrazia. Molte delle questioni che oggi dominano l’agenda internazionale – cambiamento climatico, transizione energetica, sostenibilità delle risorse – erano già presenti nelle sue riflessioni e nelle sue battaglie pubbliche.
Conclusione
Giovanni Francesco Mattioli appartiene a quella generazione di intellettuali che hanno scelto di trasformare il sapere in responsabilità civile. La sua vicenda personale dimostra come la scienza possa diventare strumento di partecipazione democratica e come la politica possa trarre forza dalla competenza e dalla ricerca. Ricordarlo significa riconoscere il contributo di uno dei principali artefici dell’ambientalismo scientifico italiano e di una cultura ecologica che continua ancora oggi a influenzare il dibattito pubblico e le scelte delle istituzioni.
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Ambiente
CinemAmbiente 2026, a Torino il cinema diventa uno strumento per raccontare la crisi climatica
Dal 3 al 7 giugno 2026 Torino ospita la 29ª edizione del Festival CinemAmbiente, il più importante appuntamento italiano dedicato ai film a tema ambientale. La rassegna, organizzata dal Museo Nazionale del Cinema e diretta da Lia Furxhi, propone anche una selezione online sulla piattaforma OpenDDB, accessibile tramite il sito del Festival fino al 14 giugno.
L’edizione di quest’anno conferma il ruolo di CinemAmbiente come spazio di riflessione sui grandi temi della transizione ecologica: crisi climatica, risorse naturali, inquinamento, perdita di biodiversità, giustizia ambientale e nuovi modelli di sviluppo. In programma ci sono 69 film provenienti da 30 Paesi, tra documentari, cortometraggi, proiezioni speciali, incontri e attività collaterali.
Un’apertura simbolica
Il festival si aprirà mercoledì 3 giugno con una serata dedicata alla Groenlandia, territorio diventato simbolo del cambiamento climatico. Verrà proiettata la versione restaurata di *Den store Grønlandsfilm* (1922), accompagnata dal vivo dalla band inuit Inuk, in un omaggio alla storia e alla fragilità di un’area oggi al centro di forti tensioni geopolitiche e ambientali.
La chiusura, prevista per domenica 7 giugno, sarà affidata all’anteprima italiana di *Groundswell*, ultimo capitolo della trilogia di Josh e Rebecca Tickell sull’agricoltura rigenerativa, tema sempre più centrale nel dibattito sulla sostenibilità alimentare e sulla tutela del suolo.
I film in concorso
Il Concorso documentari presenta otto lungometraggi che affrontano la crisi ambientale da prospettive diverse: dalle alluvioni in Brasile alle storie dei ghiacciai che scompaiono, dalla siccità del fiume Colorado al problema globale dei rifiuti, fino alla convivenza forzata tra esseri umani e fauna artica.
Tra i titoli più significativi figurano *Rua do pescador, n° 6* di Bárbara Paz, *Time and Water* di Sara Dosa, *Desert Passages* di Kevin Brennan e Laurence Durkin, *In Excess* di Melissa Langer, *Nuisance Bear* di Jack Weisman e Gabriela Osio Vanden e *Underland*, tratto dal libro di Robert Macfarlane.
Anche il Concorso cortometraggi, con 17 titoli provenienti da 15 Paesi, conferma la volontà del festival di superare una narrazione ambientale fatta solo di allarme e denuncia. I film brevi raccontano la crisi climatica come parte della vita quotidiana, intrecciandola con storie personali, memorie, relazioni e trasformazioni sociali.
Il cinema italiano
La sezione *Made in Italy* mette in vetrina 23 opere tra lungometraggi e cortometraggi dedicati alla produzione documentaria nazionale più recente. I film attraversano territori fragili, ecosistemi minacciati e comunità che stanno cambiando, mostrando come la crisi ambientale influenzi non solo i paesaggi, ma anche l’immaginario collettivo e il modo in cui pensiamo il futuro.
Tra le anteprime nazionali figurano *I nemici del popolo* di Andrea Marinelli, *Anguane, le voci dell’acqua* di Giovanni Pellegrini, *Ma Prière à la mer – La mia preghiera al mare* di Davide Marino e *Ci sarà l’acqua* di Elena Valsania.
Dialogo tra scienza e futuro
Uno degli spazi più interessanti del festival è la sezione *Panorama*, articolata quest’anno in due focus tematici. Il primo, *Senza limiti? Come ripensare il Pianeta*, affronta il tema dell’iper-sfruttamento delle risorse e del modello di crescita infinita, anche attraverso il pensiero del filosofo Kohei Saito, ospite del Festival.
Il secondo focus, *Scienza e (in)coscienza*, mette al centro il divario tra la consapevolezza scientifica della crisi ambientale e la lentezza con cui istituzioni e decisori politici reagiscono ai dati. I film in programma offriranno un’occasione di confronto tra registi, studiosi ed esperti di discipline diverse.
Realtà virtuale e nuovi linguaggi
Quest’anno CinemAmbiente dedica uno spazio speciale anche alla realtà virtuale con la sezione *CinemAmbiente VR*. Protagonista è Lena Herzog, artista, fotografa e regista, presente con due lavori immersivi: *Last Whispers*, dedicato alle lingue estinte o in pericolo, e *Any War Any Enemy*, un poema contro la guerra.
La scelta conferma la volontà del festival di sperimentare linguaggi diversi per parlare di ambiente, diritti e fragilità del presente, usando il cinema non solo come mezzo di informazione, ma anche come esperienza sensoriale e civile.
Eventi ed ecoventi
Accanto alle proiezioni, il programma propone numerosi eventi speciali. Torna l’appuntamento con il meteorologo Luca Mercalli, che farà il punto sullo stato del clima e introdurrà il film *Lessons in Fire* di John Webster.
Tra gli appuntamenti più rilevanti c’è anche la celebrazione dei 60 anni del WWF Italia, con la proiezione di *Fulco Pratesi. Nel nome della Natura* e un panel dedicato alla storia dell’ambientalismo italiano.
Non mancano gli ecoeventi, pensati per coinvolgere il pubblico in modo diretto. Il 5 giugno, Giornata mondiale dell’Ambiente, Politecnico di Torino e Università di Torino presenteranno progetti, giochi divulgativi, talk e attività dedicate alla sostenibilità. Un altro appuntamento vedrà protagonisti i Parchi naturali del Piemonte con stand, materiali educativi e iniziative per tutte le età.
Un festival aperto alla città
CinemAmbiente non è solo una rassegna cinematografica, ma un vero laboratorio culturale sulla transizione ecologica. Mostre fotografiche, proiezioni per bambini, incontri con autori e attività di formazione allargano il pubblico e trasformano il festival in uno spazio di partecipazione attiva.
La sede principale è il Cinema Massimo, a Torino, ma l’iniziativa si estende anche online e in diversi luoghi della città, rafforzando l’idea di una sostenibilità che non riguarda solo i contenuti, ma anche i modi in cui la cultura si apre alla comunità.
Informazioni utili
Le proiezioni e gli eventi si tengono al Cinema Massimo – Museo Nazionale del Cinema, in via Giuseppe Verdi 18, a Torino. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.
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