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Mobilità sostenibile

Giornata mondiale della bicicletta : un mezzo di trasporto semplice, economico, pulito e adatto a tutti.

La Giornata mondiale della bicicletta si celebra ogni anno il 3 giugno ed è stata istituita dalle Nazioni Unite per valorizzare la bici come mezzo di trasporto semplice, economico, pulito e adatto a tutti.
La bicicletta non è solo un mezzo pratico: aiuta a ridurre traffico, inquinamento e consumo di carburanti, migliorando allo stesso tempo la salute di chi la usa. Per l’ONU, la bici contribuisce anche alla sostenibilità sociale, perché rende più accessibili scuola, lavoro e servizi essenziali, soprattutto nelle comunità più vulnerabili.
La ricorrenza è nata nel 2018 e richiama il valore unico della bicicletta, usata da oltre due secoli e ancora oggi attuale nelle città come nei piccoli centri. L’idea di fondo è chiara: pedalare significa scegliere una mobilità a basse emissioni, più silenziosa e più rispettosa dell’ambiente.
Usare la bici aiuta a muoversi di più, a migliorare la forma fisica e a ridurre i rischi legati alla sedentarietà. Allo stesso tempo, ogni spostamento in bicicletta al posto dell’auto contribuisce a diminuire smog e rumore, con effetti positivi sulla qualità della vita urbana.

La Giornata mondiale della bicicletta è anche un invito a ripensare i nostri spostamenti quotidiani. Le istituzioni internazionali sottolineano infatti la necessità di integrare meglio la bici nei sistemi di trasporto pubblico e nelle politiche di sviluppo sostenibile. In questa direzione, pedalare diventa non solo una scelta individuale, ma un gesto collettivo per città più vivibili e meno dipendenti dai combustibili fossili.


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Mobilità sostenibile

Il Giro-E 2026 dal 12 al 31 maggio

Il Giro-E Enel 2026, giunto all’ottava edizione si snoderà in 18 tappe dal 12 maggio da Amantea, in Calabria, sulle strade della quarta tappa del Giro d’Italia, la prima sul suolo nazionale dopo la Grande Partenza dalla Bulgaria fino al traguardo a Roma il 31 maggio.

Un’esperienza sempre più memorabile è l’obiettivo del Giro-E Enel 2026, che presenta alcune modifiche al regolamento per aumentare ancora di più il livello esperienziale dei partecipanti.

Al termine delle tappe non ci sarà più la volata dei capitani, ma i team arriveranno in parata a uno a uno sotto l’arco di arrivo, per un’esperienza condivisa fino in fondo e con l’opportunità di una foto realmente indimenticabile.

Inoltre, dopo l’arrivo, ogni giorno un capitano e un ospite saranno intervistati dagli speaker del Giro d’Italia sotto il traguardo, per raccontare la loro esperienza appena vissuta e condividerla con il pubblico che attende l’arrivo dei professionisti della Corsa Rosa.

Per la prima volta gli official team, che possono schierare un massimo di cinque partecipanti oltre il Capitano, per valorizzare la presenza di ospiti di rilievo disporranno di due Jolly da utilizzare nel corso dell’evento. Il partecipante aggiuntivo deve essere una figura nuova, che non abbia già preso parte ad altre tappe o a edizioni precedenti del Giro-E, né come concorrente né come capitano. Rimangono invariate, le tradizionali prove speciali che rendono ancora più avvincenti le tappe: il Chilometro sostenibile, la Prova cronometrata e la Blind crono.

I numeri del Giro-E Enel 2026, in linea con quelli dell’anno scorso, raccontano infatti di un’edizione particolarmente sfidante: 1.091 chilometri totali, per una media di 60 chilometri a tappa, con oltre 20 mila metri di dislivello positivo (20.450 metri, per la precisione).

Prima e terza settimana decisamente toste dal punto di vista altimetrico, con oltre 7mila metri di dislivello ciascuna e tappe a cinque stelle di alta montagna quali la 4 Roccaraso-Blockhaus, la 6 Sasso Marconi-Corno alle Scale, la 16 Agordo-Alleghe e la 17 San Daniele del Friuli-Piancavallo. Proprio la tappa 16 sarà la più dura dell’intero evento, con ben 2.700 metri di dislivello in soli 66 chilometri.

Tre le tappe più lunghe, tutte oltre gli 80 chilometri: la 3 da Pompei a Napoli (81,4 chilometri), la 8 La Spezia-Chiavari (87,4), la 9 da Savona a Novi Ligure (91,6). La più corta sarà la tappa 7 da Forte dei Marmi a Massa: 29,6 chilometri.


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Mobilità sostenibile

Dal 16 maggio 2026, in Italia scatta l’obbligo di targa assicurazione RC e casco per tutti i monopattini elettrici

Negli ultimi anni i monopattini elettrici sono diventati una presenza sempre più diffusa nelle città italiane, rivoluzionando il modo di muoversi nei centri urbani. Tuttavia, insieme alla loro crescita, sono aumentate anche le preoccupazioni legate alla sicurezza e alla regolamentazione. Tra le novità più discusse c’è l’introduzione dell’obbligo di targa per questi mezzi.

Dal 16 maggio 2026, in Italia scatta l’obbligo di targa (contrassegno adesivo), assicurazione RC e casco per tutti i monopattini elettrici, dopo la riforma del Codice della Strada 2024-2025. I mezzi possono circolare solo in ambito urbano su strade con limite
km/h, con obbligo di indicatori di svolta (frecce) e luci.

Ecco i dettagli principali della nuova normativa sui monopattini:

  • Targa e Assicurazione: Dal 16 maggio 2026, è obbligatorio il contrassegno identificativo adesivo (richiedibile online, costo ca. 8-9€) e la polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi.
  • Casco: L’uso del casco protettivo è obbligatorio per tutti i conducenti, non più solo per i minorenni.
  • Equipaggiamento: I monopattini devono essere dotati di indicatori di svolta (frecce) e freni su entrambe le ruote.
  • Dove Circolare: È consentita la circolazione solo all’interno dei centri abitati e su strade con limite di velocità non superiore a 50 km/h. È vietato circolare su marciapiedi, zone pedonali (salvo diversa indicazione), piste ciclabili (o almeno, la normativa recente limita la circolazione), e fuori dai centri abitati.
  • Sanzioni: La circolazione senza targa o assicurazione comporta sanzioni amministrative

L’idea alla base della targa è semplice: rendere identificabile ogni monopattino, proprio come avviene per auto e moto. Questo permetterebbe di risalire con facilità al proprietario in caso di incidenti, infrazioni o comportamenti scorretti, come la circolazione sui marciapiedi o il mancato rispetto dei semafori. Una misura che punta quindi a responsabilizzare gli utenti e a garantire maggiore tutela per pedoni e altri veicoli.

Secondo i sostenitori del provvedimento, l’obbligo di targa rappresenta un passo necessario per mettere ordine in un settore cresciuto molto rapidamente, spesso più veloce delle norme che lo regolano. Le amministrazioni locali, soprattutto nelle grandi città, chiedono strumenti concreti per contrastare l’uso improprio dei monopattini e migliorare la convivenza nello spazio pubblico.

Non mancano però le critiche. Alcuni ritengono che la targa possa scoraggiare l’utilizzo dei monopattini, considerati una soluzione ecologica e pratica per gli spostamenti brevi. L’introduzione di costi aggiuntivi e di nuove procedure burocratiche potrebbe infatti allontanare gli utenti, andando in parte contro gli obiettivi di mobilità sostenibile. Inoltre, resta da chiarire come verrà gestita la registrazione dei mezzi e quali saranno i controlli effettivi.

Un nodo importante riguarda anche i servizi di sharing: in questo caso, la responsabilità ricadrebbe sulle aziende che gestiscono le flotte, chiamate ad adeguarsi alle nuove regole e a garantire che ogni mezzo sia correttamente identificabile.

L’obbligo di targa per i monopattini si inserisce dunque in un quadro più ampio di riforma della micromobilità urbana, che include anche assicurazione, casco e limiti più stringenti. La sfida sarà trovare un equilibrio tra sicurezza, innovazione e sostenibilità, evitando che regole troppo rigide frenino una delle alternative più promettenti al traffico cittadino


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Mobilità sostenibile

Che cosa sono gli ADAS ?

ADAS è la sigla di Advanced Driver Assistance Systems, ovvero i sistemi avanzati di assistenza alla guida che aumentano la sicurezza in auto e preparano la strada alla guida autonoma. Queste tecnologie non sostituiscono il conducente, ma lo affiancano per prevenire incidenti e ridurre le conseguenze degli errori umani.
Cosa sono gli ADAS
I sistemi ADAS sono un insieme di sensori, telecamere, radar e software che “leggono” ciò che accade intorno al veicolo e intervengono in caso di pericolo. Agiscono sulla cosiddetta sicurezza attiva, cioè tutto ciò che serve a evitare l’incidente prima che accada. 
Analizzano distanza dagli altri veicoli, posizione in corsia, velocità, presenza di pedoni e ciclisti, livello di attenzione del guidatore, e possono avvisare con segnali acustici o visivi, oppure intervenire su freni, sterzo e acceleratore.
I principali sistemi ADAS
Tra i dispositivi più diffusi sulle auto moderne:
•Frenata automatica d’emergenza (AEB): riconosce ostacoli, auto, pedoni o ciclisti davanti al veicolo e frena in autonomia se il conducente non reagisce in tempo, riducendo il rischio di tamponamenti e investimenti.
•Mantenimento e avviso di corsia (LKA/Lane Assist): controlla la posizione dell’auto rispetto alle linee della carreggiata e avvisa se si esce dalla corsia senza freccia; nei sistemi più evoluti corregge leggermente la traiettoria.
•Cruise control adattivo (ACC): adatta automaticamente la velocità mantenendo la distanza di sicurezza dal veicolo che precede, rallentando e accelerando in modo fluido nel traffico.
•Rilevamento stanchezza conducente: monitora movimenti del volante e comportamento del veicolo e segnala con allarmi e messaggi quando emergono segnali di sonnolenza o disattenzione.
•Riconoscimento pedoni e ciclisti, angolo cieco, retrocamera e sensori di parcheggio: aiutano nelle manovre e nelle situazioni urbane, dove i rischi per gli utenti “deboli” della strada sono maggiori.
Obblighi di legge e diffusione
In Europa alcuni ADAS sono diventati obbligatori su tutte le nuove omologazioni a partire dal 2022 (come frenata automatica, mantenimento corsia, monitoraggio stanchezza, scatola nera e sistemi anticollisione per pedoni e ciclisti). 
Questo passaggio normativo mira a ridurre drasticamente il numero di morti e feriti sulle strade, integrando gli ADAS come dotazione standard, non più come optional di lusso.
Vantaggi e limiti
Gli ADAS riducono il rischio di incidente, rendono la guida meno stressante (soprattutto in autostrada e nel traffico) e proteggono anche pedoni e ciclisti, non solo chi è in auto. 
Non sono però infallibili: funzionano entro limiti di velocità, dipendono da condizioni meteo e manutenzione (sensori e telecamere puliti, corretta calibrazione dopo urti o sostituzione parabrezza) e richiedono comunque l’attenzione costante del guidatore.
Verso la guida autonoma
Gli ADAS rappresentano il gradino intermedio verso le auto a guida autonoma: sommandosi e dialogando tra loro, avvicinano scenari in cui il veicolo potrà gestire sempre più fasi della guida. 
Finché il quadro normativo e le infrastrutture non saranno pienamente adeguati, resteranno soprattutto sistemi di supporto: un aiuto prezioso, ma non un sostituto del conducente umano.

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