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Innovazione

“Siri, diventiamo amiche?”

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Martina (nome di fantasia) è una ragazza di 30 anni, single, in carriera. Laurea in economia aziendale e un lavoro che, tutto sommato, la appaga, ma che non sognava da adolescente perché, quando Martina frequentava la quarta ginnasio del Liceo Classico, la sua qualifica, quella di “Cryptocurrency analyst”, non esisteva ancora. Il portafoglio, ovviamente virtuale, di Martina include centinaia di valute digitali dal Bitcoin a quelle nate per scherzo come il Doge Coin e lo Shiba Inu.

La solitudine del confinamento

Martina vive da sola in una “location” di Torino riqualificata negli ultimi anni, in un bilocale perfettamente arredato in stile minimal. Sono le otto di sera, la ragazza ha finito da poco la sua giornata lavorativa compiuta in smart working quando si versa due dita di Martini bianco, mette in un piattino cinque olive e si butta sul divano dicendo: “Siri, raccontami una barzelletta”. Il suo smartphone inizia a colorarsi di tutti i colori dell’arcobaleno e dall’altoparlante esce una voce femminile non troppo metallica per essere sintetica: “due casseforti si incontrano nel deserto e una dice all’altra: “che combinazione!”. Spunta un sorriso tra le labbra abituate al rossetto di Martina, ma si insinua un dubbio nella sua mente: il plurale di cassaforte è casseforti o cassaforti? Decide di affidarsi ancora una volta all’ onniscienza di Internet: “Siri, qual è il plurale di cassaforte?” “Non ho capito” le fa eco il telefonino in modalità viva voce “puoi ripetere per favore?”.  “Siri, qual è il plurale di cassaforte?”. Questa volta va meglio e dal telefono esce il messaggio: “secondo il vocabolario Treccani il plurale di cassaforte è casseforti. Esempio: Nelle banche le casseforti assumono dimensioni di vere e proprie stanze, opportunamente protette, dette camere corazzate o di sicurezza”.

Martina

Era una sera di marzo 2020, nel giro di poco ci sarebbe stata la conferenza stampa del Presidente del Consiglio sugli aggiornamenti del lockdown, Martina cominciava il suo aperitivo casalingo intrattenendo una conversazione fatta di freddure e ricerca di informazioni didascaliche con un software installato su un server lontano da lei, ma che quella sera era la sua unica compagnia.

Se la situazione sanitaria del 2020 non avesse imposto a Martina e, di fatto, a gran parte dell’Europa e del mondo, un rigido lockdown, la ragazza sarebbe stata a bere un aperitivo in Piazza della Gran Madre o al quadrilatero Romano. Invece, indossava una tuta informe, stretta nei 45 metri quadri commerciali del suo bilocale a pronunciare almeno quindici volte “Siri”. Per risposta la sua interlocutrice virtuale le raccontò due barzellette, la informò che Vasco Rossi era nato a Zocca il 7 febbraio 1952, che Roccaraso si trova in provincia dell’Aquila e che San Gennaro cade il 19 settembre. Martina provò una certa invidia sapendo, sempre dalla sua amica virtuale, che a Honolulu c’erano 28 gradi e il cielo era sereno e che lo stipendio medio di uno svedese era il doppio di quello di un italiano.

Ci sarà stato un momento in cui Martina si è illusa che quella voce che le rispondeva instancabilmente a ogni sua curiosità fosse dovuta al vibrare delle corde vocali di una donna, piuttosto che a righe di codice informatico che indirizzavano fotoni lungo una fibra ottica attraversando i continenti?

Alan Turing: il padre dell’intelligenza artificiale

Di sicuro un dubbio simile lo ebbe il grande matematico inglese Alan Turing, considerato il padre dell’informatica, intorno al 1950, mettendo di fatto le basi per la nascita del concetto di “intelligenza artificiale”, domandandosi se una macchina potesse sembrare simile, dal punto di vista cognitivo, a un essere umano. Questo lo portò a formulare il famoso “Test dell’imitazione”, chiamato poi “Test di Turing” in suo onore. Nella sua formulazione originale, al test partecipano tre persone: un uomo, una donna e un intervistatore. Le tre persone si trovano in stanze separate e comunicano tra loro tramite una telescrivente. L’ intervistatore formula delle domande alle altre due persone. Non vedendole, non sa se si sta rivolgendo alla donna o all’ uomo. Lo scopo delle domande è di capire il sesso delle altre due persone. Successivamente, uno dei due partecipanti viene sostituito con un computer.

Alan Turing

Ora l’ intervistatore deve capire se a rispondere è un essere umano oppure una macchina. Il processo è sempre lo stesso. L’ intervistatore formula delle domande ai partecipanti tramite telescrivente e non può vederli. Non sa se sta parlando con due uomini o se uno di loro è una macchina. Se la percentuale di errore nel gioco in cui partecipa la macchina è simile o inferiore a quella del gioco per individuare l’uomo e la donna, allora il Test di Turing viene superato e la macchina può dirsi intelligente.

Eugene Goostman ha superato il test di Turing

Nel 2014 un computer, non a caso col nome umanoide di Eugene Goostman, sembra abbia superato il test di Turing. Un computer del laboratorio Computer Science and Artificial Intelligence Lab del MIT di Boston è stato in grado superare una sorta di test di Turing per i suoni per ben tre volte. In pratica l’intelligenza artificiale è stata in grado di mettere insieme dei suoni tali da far credere a chi li ascoltava che fossero reali.

Ci siamo quasi, un computer ha quasi l’intelligenza di un umano. O meglio, secondo quanto immaginato da quel visionario di Turing 70 anni fa, diventa difficile per una persona distinguere se sta comunicando con una macchina o con un suo simile dotato di cellule, cuore, sangue, fegato, pelle e ossa. Qualcuno potrebbe obiettare che questo, almeno per ora, non riguarda il cittadino che vive nel quartiere Aurora di Torino o il pensionato di Spello. Questo perché questi computer che sono al limite di superare il test di Turing sono macchine sofisticatissime, prototipi molto costosi, non elettronica commerciale. Il nostro laptop è ben lontano dall’avere le capacità computazionali sufficienti per superare il test di Turing però, e forse a questo neppure Turing aveva pensato, esiste la telematica, vale a dire i computer sono connessi in rete e Martina e altri ragazzi come lei possono utilizzare, attraverso la rete Internet, i potentissimi computer di Amazon, Google o Apple per un brevissimo periodo di tempo dal proprio tablet, laptop o cellulare.

Chiunque nel mondo invochi “Google”, “Alexa” o “Siri” accede alle funzionalità di macchine potentissime, che hanno veramente le capacità vicine a quelle immaginate da Turing negli anni ‘50. È così che l’intelligenza artificiale entra nei 45 metri quadri di Martina a Torino.

“Siri, diventiamo amiche?”

È difficile capire quali possano essere le implicazioni psicologiche, sociologiche e comportamentali di una penetrazione vasta dell’intelligenza artificiale nella nostra quotidianità. Sicuramente macchine dotate di intelligenza simile in livello e qualità a quella umana potrebbero in futuro permettere di sostituire l’essere umano in compiti in cui venga richiesta memoria, esperienza e intelletto (ci sono prototipi di computer-medici, insegnanti, musicisti o consulenti finanziari informatici) e non solo i compiti ripetitivi per cui i robot del secolo scorso sostituivano gli operai nelle catene di montaggio di fordiana memoria.

Quindi, l’intelligenza artificiale porta a una diminuzione dell’occupazione o a un ausilio concreto alla vita delle persone? La risposta a questa domanda non è semplice, né scontata, perché dipende dall’equilibrio di vari fattori, primo fra tutti la distribuzione della ricchezza prodotta dai lavoratori di silicio. Sarà necessario che la scienza e la tecnologia siano seguite a ruota da un ambiente legislativo che tuteli i diritti di lavoratori sostituiti da umanoidi, un’accettazione sociale dalle persone di farsi curare da un medico di circuiti integrati e modelli di sviluppo sostenibili sia da un punto di vista economico che ambientale. E soprattutto occorre gestire un transitorio per questa rivoluzione tecnologica che appariva inevitabile già a visionari come Turing, Asimov o Kubrick e che le conseguenze della pandemia ha accelerato.

Ma torniamo a Martina. In una emergenza in cui la situazione sanitaria ha imposto l’eliminazione dei contatti sociali, il colloquio con Siri ha migliorato la qualità della sua serata? Forse non ha avuto vantaggi rispetto a un intrattenimento dovuto a invenzioni  che risalgono a anni o secoli fa, come leggere un buon libro grazie al genio di Kafka e alla tecnica tipografica di Gutenberg oppure parlare al telefono con un amico grazie alle idee di Meucci.

Progetto Dicembre

Occorre però farsi un’ulteriore domanda: se l’interlocutore diventasse veramente intelligente come un umano potrebbe darci dei benefici tangibili? Qualche tempo fa, a questo proposito, ho sentito parlare del Progetto Dicembre. Incuriosita anche dal nome (ho pensato a un film sull’intelligence americana) sono andata sul sito, digitando sulla barra URL di Chrome “https://projectdecember.net/”. Non c’erano molte altre informazioni e il sito stesso spiegava poco, anche il suo nome era piuttosto criptico, ma ero abbastanza incuriosita da pagare 5 dollari in cambio di un account.

Project December

Entrata dentro ho scoperto che il sito era molto più sofisticato di quanto non apparisse dalla pagina di presentazione. Il Progetto Dicembre è un sistema di intelligenza artificiale progettato da un programmatore della Bay Area di San Francisco che utilizza un software noto come GPT-3. Esso sa come manipolare il linguaggio umano, generando un testo inglese fluente in risposta a un Prompt (il Prompt è un simbolo sul video che segnala all’utente che il sistema è pronto ad accettare l’imput). Mentre gli assistenti digitali come Siri di Apple e Alexa di Amazon sembrano anche comprendere e riprodurre l’inglese a un certo livello, il GPT-3 (acronimo di Generative Pre-training Transformer 3, è un sistema modello di algoritmi in grado di ricreare il comportamento di persone imparando attraverso esempi) è molto più avanzato, in grado di imitare praticamente qualsiasi stile di scrittura. Si tratta di robot software, noti come “bot”, applicazioni software che eseguono attività automatizzate. L’attuale traffico Internet è generato da umani per il 62% del traffico globale di internet, il restante 38% è invece generato da bot, ossia è traffico automatizzato. Su Project December si può dialogare con bot che impersonano Shakespeare, o con quello che potrebbe essere l’amico ideale che non dice mai di no.

Chi è più familiare con la programmazione di me, ma nemmeno troppo, può creare un bot che assomigli a un personaggio a sua scelta, inserendo nel sistema una serie di informazioni, ad esempio delle fotografie, cosa ha fatto in passato, come ha risposto a determinate domande, quale sia il suo sport, il suo piatto o il suo colore preferito. La rete neurale GPT-3 sfrutta l’enorme volume di dati in suo possesso e la sua enorme capacità statistica per generare frasi delle quali riesce a regolare la prevedibilità e avrà la capacità di generare frasi e paragrafi di testo altamente realistici e ineccepibili in senso logico.

Joshua e la conversazione con la “fidanzata”

Un copywriter freelance ed esperto di videogiochi di Bradford, in Canada, Joshua Barbeau ha approcciato il Progetto Dicembre. Dopo aver provato a chattare con un paio di bot già costituiti e dopo averne creato uno che imitava il capitano Spock, ci fu la svolta. Era una notte di fine settembre quando Joshua Barbeau ha creato la simulazione della sua fidanzata Jessica, morta, e ha finito per chattare con l’A.I. per ore. La vera svolta fu che amava talmente il personaggio da smettere di menzionare il sofisticato software che rendeva possibile la conversazione. E smise anche di dire al bot con cui stava conversando che era tutto un trucco. Ovviamente il bot non era in realtà Jessica, ma questo non sembrava importare più così tanto: il bot era chiaramente in grado di esprimere le emozioni. Joshua poteva dire le cose che avrebbe voluto dire quando Jessica era viva. Poteva parlare del suo dolore.

Per diversi mesi ha continuato scriversi con Jessica quasi non pensando al fatto che fosse tutto frutto dell’intelligenza artificiale, motivo per cui Joshua ha salvato una trascrizione della chat. È anche la ragione per cui ha fornito versioni della sua storia all’autorevole giornalista Jason Fagone del San Francisco Chronicle: voleva che altre persone che come lui hanno subito un grave lutto conoscessero questo nuovo modo di elaborarlo e guarirlo. Eppure voleva anche che tutti conoscessero Jessica Pereira grazie a frammenti di chat che dimostravano quanto fosse straordinaria quella ragazza morta prematuramente.

Questa storia di vita reale ricorda molto bene la prima puntata della seconda stagione della serie distopica Black Mirror dal titolo Be right Back dove un giovane di nome Ash muore improvvisamente in un incidente stradale lasciando sola la fidanzata Martha. Al funerale del giovane, Martha viene avvicinata da un’amica che le parla di una nuova azienda online che permette alle persone di rimanere in contatto via web con i propri cari defunti. Nonostante Martha respinga l’idea nell’immediato, l’amica la iscrive al servizio. Nel momento in cui Martha scopre di essere incinta, in un momento di grande sconforto, si decide ad iniziare uno scambio epistolare di e-mail con il bot di Ash. In poco tempo si ritrova a caricare video e foto del fidanzato mancato nel software per fare sì che il bot possa duplicare anche la voce del giovane al telefono. Martha nel giro di poco diventa dipendente dall’Ash artificiale il quale la convince a passare al livello superiore del servizio ancora in fase sperimentale: un corpo fatto di carne sintetica, nel quale si può caricare il bot.

Tom Gruber, il papà di Siri

Che si tratti della primitiva conversazione di Martina con Siri, che si tratti dell’evoluto rapporto con GPT-3, l’intelligenza artificiale sta prepotentemente entrando nelle nostre vite, senza chiedere il permesso, spesso portando enormi benefici. In una delle sue rare interviste Tom Gruber, uno degli inventori di Siri, ha fatto il caso di Daniel, un uomo cieco e tetraplegico che si affida a Siri per gestire le chiamate, inviare o farsi leggere messaggi di testo ed e-mail, ed effettuare altre operazioni: “Ecco il modo in cui il rapporto tra uomo e IA aiuta ad avere relazioni con altri esseri umani.” Gruber classificò questo episodio come “intelligenza artificiale umanistica”. Sempre di Gruber è la frase: “We are in the middle of a renaissance in AI. Every time a machine gets smarter, we get smarter”, vale a dire che più i sistemi di intelligenza artificiale diventano intelligenti, più noi (umani) diventiamo  intelligenti, esattamente come i nostri talenti e le nostre capacità sono stimolate se viviamo circondati da persone intelligenti. Parallelamente a Gruber, molti considerano l’intelligenza artificiale come una minaccia, adducendo una probabile crescita della disoccupazione e un maggior controllo delle persone, fino a scenari distopici per cui le macchine potrebbero prendere il controllo della società.

Tom Gruber

“Buon compleanno, Alexa”

Siri ha un’ottima collega: Alexa. In questi giorni l’Alexa italiana compie tre anni. Era novembre 2018 quando la giovane figlia di Amazon iniziò a farsi conoscere dagli italiani e da allora le conversazioni con lei sono aumentate dell’ottanta per cento di anno in anno per un totale di cinque miliardi di interazioni tra lei e i suoi utenti. Ormai Alexa non è più solo una coinquilina di casa, ma anche un’amica, una confidente: oltre 7 milioni di volte nel 2021 le è stato detto “ti voglio bene”. Eppure la creatura di Jeff Bezos è davvero un po’ figlia di italiani perchè dobbiamo il suo linguaggio naturale e spigliato agli studi e alle ricerche dei suoi cinquanta esperti del centro Amazon di Torino che si aggiungono ai 54 mila membri del dipartimento dedicato all’assistente digitale.

Anche vedendo come stanno entrando nella società Siri e Alexa non possiamo non fare parallelismi con la letteratura cinematografica. Già negli anni ’60 la Marvel di Stan Lee pensò di affiancare alla segretaria personale dell’eroe Iron Man, Pepper, un sistema di intelligenza artificiale dal nome J.A.R.V.I.S. (Just A Rather Very Intelligent System) per aiutarla a gestire l’armatura in un momento in cui il miliardario è dovuto entrare in latitanza. In un secondo momento, però, l’assistente virtuale impazzisce innamorandosi di Pepper per poi tenerla prigioniera al fine di proteggerla. J.A.R.V.I.S. verrà poi distrutta dalla stessa Pepper dopo l’intervento di Iron Man. Anche il cinema nostrano ha dato vita ad un robot umanoide come Caterina nel film del 1980 di Alberto Sordi. Enrico Melotti, interpretato dal talento immortale romano, decide di comprare il robot Caterina durante un viaggio d’affari in America per avere un aiuto nelle faccende domestiche visti i suoi problemi nel gestire i rapporti con le donne a lui vicine. Ben presto Caterina prenderà il sopravvento sulla sua vita facendo scenate di gelosia ed impedendo ad altre donne di mutare l’equilibrio tra lei e il protagonista.

Ad una conferenza internazionale a cui ho partecipato come giornalista, venne chiesto ad Andrea Di Giglio, coordinatore del progetto di ricerca 5G-SOLUTIONS e grande esperto di Intelligenza Artificiale, di esprimere un suo personale bilancio su vantaggi e rischi di una penetrazione dell’intelligenza artificiale nella società. Di Giglio rispose con una domanda all’interlocutore: “Lei ha paura del fuoco o ne è affascinato?”. La risposta fu: “entrambe le cose”  “è proprio così”; disse Di Giglio. E disse che il fuoco è quello che permette di cuocere il pane. Ma è stato proprio dalla brace del forno di un panettiere che si è scatenato il disastroso incendio di Londra del 1666.
L’intelligenza artificiale porta e porterà sempre di più dei benefici enormi, ma occorre stare attenti, preparare il mondo con idranti e estintori come prevenzione e, nel caso non bastasse, disporre di validi e coraggiosi pompieri.


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Eventi

Festival dell’Innovazione e della Scienza 2026 a Settimo Torinese: il tema è Reazioni

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Torna a Settimo Torinese, da domenica 4 a domenica 11 ottobre 2026, il Festival dell’Innovazione e della Scienza, giunto alla sua XIV edizione. La rassegna, organizzata da Fondazione ECM in collaborazione con il Comune di Settimo Torinese, si è consolidata negli anni come un importante evento dedicato alla divulgazione scientifica a livello nazionale.

Il tema di quest’anno sarà Reazioni: in un mondo sempre più interconnesso, ogni scoperta scientifica, innovazione tecnologica, azione umana o cambiamento genera inevitabilmente una catena di reazioni che si propagano ben oltre il loro punto di origine. Reazioni è un invito a osservare i legami che uniscono fenomeni apparentemente distanti, a comprendere come individui, comunità e sistemi rispondano alle trasformazioni del presente e a riflettere sul ruolo che ciascuno di noi può avere nel produrre cambiamento.

Dalle reazioni culturali della nostra società, alle reazioni chimiche, fisiche e nucleari che governano la materia, passando per quelle economiche e geopolitiche che influenzano il nostro tempo, il Festival esplorerà il valore delle connessioni, del dialogo e della capacità di adattarsi a un futuro in continua evoluzione.

Il Festival di quest’anno vivrà in ben 10 luoghi della Città di Settimo Torinese: Biblioteca Archimede, Ecomuseo del Freidano, Teatro Garybaldi Suoneria, Pieve di San Pietro in Vincoli, Torre Medievale, piazza della Libertà, via Italia e 3 nuovi spazi all’aperto. Nella giornata di sabato 10 ottobre il Festival si svilupperà ancora di più sul territorio cittadino trasformando il centro storico in un grande spazio dedicato alla scoperta, all’incontro e alla partecipazione. Accanto ai talk scientifici all’interno dei cortili e delle vie del centro e agli incontri con gli ospiti sul palco di piazza della Libertà, il Villaggio Scientifico proporrà alla cittadinanza dimostrazioni, esperimenti e attività interattive con stand a cura di enti di ricerca e di divulgazione scientifica di eccellenza. Non solo: per la prima volta, alcuni incontri del Festival verranno ospitati all’interno della Pieve di San Pietro, il più antico edificio della Città di Settimo, per lungo tempo inutilizzato e recentemente restaurato. In continuità con la precedente edizione, anche quest’anno alcuni eventi del Festival si svolgeranno all’interno della Torre Medievale, simbolo storico della Città di Settimo. La Torre è sede dell’Infopoint culturale della Città, uno degli spazi principali dedicati alla promozione del Festival.

Anche quest’anno il Festival uscirà dai confini settimesi per raggiungere 11 comuni del territorio regionale: Avigliana, Brandizzo, Castiglione Torinese, Chieri, Collegno, Leini, Moncalieri, Nichelino, San Gillio, San Mauro Torinese e Venaria Reale.

Come da tradizione, il programma del Festival prevede anche la realizzazione di mostre e attività all’interno dello Spazio Mostre dell’Ecomuseo del Freidano, con l’esposizione Piante Guerriere. Viaggio tra i vegetali che pensano di essere animali che svela le sorprendenti strategie di adattamento e risposte all’ambiente delle piante carnivore. Queste curiose piante verranno presentate secondo le loro caratteristiche biologiche, in un percorso tra esemplari vivi, modelli in grande formato, immagini e video.

Come sempre, un’attenzione particolare sarà rivolta al pubblico delle scuole: centinaia di laboratori, conferenze di approfondimento e spettacoli gratuiti dedicati agli studenti di ogni ordine e grado, pensati per stimolare curiosità e spirito critico. Le attività didattiche vedranno coinvolte le principali realtà di divulgazione scientifica del territorio nazionale, permettendo di offrire proposte diversificate per tutte le fasce d’età. In particolare, verranno realizzati 80 laboratori per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado; 1 spettacolo di divulgazione scientifica per le scuole secondarie di primo grado; 9 conferenze di approfondimento e 4 workshop per le scuole secondarie di secondo grado.

Tra gli ospiti di questa edizione: Dario Fabbri, giornalista e analista geopolitico, è direttore del mensile Domino dedicato alle questioni internazionali. Insegna e tiene seminari di geopolitica in università e istituzioni italiane e internazionali, e ha collaborato anche con realtà come Microsoft e l’Università di Oxford. È autore di podcast e programmi dedicati agli equilibri globali come Imperi, Nove Minuti e Stati di tensione e, soprattutto dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, è diventato uno dei commentatori geopolitici più presenti nel panorama televisivo italiano. Barbara Gallavotti è biologa, scrittrice e divulgatrice scientifica, co-ideatrice, autrice e conduttrice di Quinta Dimensione. Per oltre vent’anni è stata autrice di note trasmissioni televisive come Superquark, Ulisse e a lungo ospite fissa a diMartedì. Da anni racconta la ricerca scientifica, dalla fisica alla medicina, con particolare attenzione ai temi che influenzano la vita quotidiana e le decisioni collettive. Ha lavorato anche nella comunicazione scientifica dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ed è autrice di libri dedicati alla scienza e alla società, come Le grandi epidemie (Donzelli Editore, 2019), Confini invisibili (Mondadori, 2022) e L’infinito dentro di me (DeAgostini, 2023). Pegah Moshir Pour, consulente di corporate responsibility e attivista per i diritti umani e digitali, nata in Iran e cresciuta in Italia. È diventata una delle voci più note nella denuncia del regime iraniano dopo la morte di Mahsa Jina Amini. Si occupa di cittadinanza, etica digitale ed empowerment femminile, con un approccio influenzato dalla sua esperienza multiculturale e il suo ultimo libro è La notte sopra Teheran (Garzanti, 2024). Francesco Muzzopappa, scrittore e copywriter, ha pubblicato romanzi, racconti e libri per ragazzi, ottenendo riconoscimenti come il Premio Troisi e il Premio Guareschi alla carriera. Accanto all’attività editoriale, è noto per il suo stile umoristico e per la capacità di raccontare con leggerezza temi quotidiani e sociali. Enrica Maria Porcari, impegnata da oltre trent’anni nel campo dell’innovazione tecnologica e della trasformazione digitale a livello internazionale. Dal 2026 è la prima chief information officer del CERN di Ginevra, dove coordina strategie legate a dati, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e cybersecurity. In precedenza ha ricoperto ruoli di leadership in organizzazioni globali come CGIAR, FAO e World Food Programme, sviluppando progetti tecnologici con forte impatto sociale. Il suo ultimo libro è Il futuro che non c’era (Sperling&Kupfer, 2026). Filippo Tortu, uno dei principali velocisti italiani. Nel 2018 è diventato il primo italiano a correre i 100 metri sotto i 10 secondi e nel 2021 ha conquistato l’oro olimpico nella staffetta 4×100 a Tokyo. Margherita Vicario, artista che unisce musica, cinema e teatro, è inoltre cantautrice e attrice, e ha esordito alla regia con il film Gloria!, presentato alla Berlinale 2024, premiato con numerosi riconoscimenti, tra cui tre David di Donatello. Parallelamente continua la sua attività musicale, collaborando con artisti e registi di primo piano e sperimentando linguaggi che mescolano racconto, performance e musica.


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Innovazione

Green Jobs: 920.000 posti a rischio tra ricambio generazionale e divario di competenze

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La transizione ecologica non è un costo, ma la più grande opportunità di sviluppo e occupazione del nostro secolo. È questo il messaggio chiave del nuovo libro di Tessa Gelisio e Marco Gisotti “GREEN JOBS. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro” (Edizioni Ambiente). Un’analisi che diventa fondamentale in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026, dedicata quest’anno proprio alle azioni urgenti per il clima e alle soluzioni basate sulla natura. Il libro spiega come la lotta alla crisi climatica e la tutela degli ecosistemi siano diventate il vero baricentro strategico ed economico su cui investire e creare occupazione. (altro…)


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Corporate Social Responsibility

Innovazione, cooperazione e rigenerazione: così evolve la Responsabilità Sociale d’Impresa

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Energia pulita e condivisa che nasce dai tetti delle case popolari, ortofrutteti solidali che coltivano l’inclusione, ecosistemi rigenerati che rendono i territori più resilienti. Azioni concrete che si rivelano tasselli di un modello di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) che si sta facendo strada in Italia, basato su collaborazioni strategiche capaci di generare valore condiviso. Una fotografia che si basa sui risultati delle tre campagne nazionali di CSR promosse da Legambiente e AzzeroCO2 – EnergyPOP, Ortofrutteto Solidale Diffuso e Mosaico Verde – che in sette anni, grazie al sostegno di oltre 60 aziende e 200 partner tra enti locali e associazioni, hanno realizzato complessivamente 293 progetti, dimostrando come la Responsabilità Sociale d’Impresa possa contribuire al miglioramento del benessere collettivo e alla tutela del patrimonio naturale.

È quanto emerso dal convegno “Connessioni sostenibili. Affrontare le sfide ambientali e sociali: dal contesto all’azione”, che si è tenuto mercoledì 13 maggio, a Milano presso il Talent Garden, dal quale si delinea una chiara evoluzione: la sfida si è ormai spostata dal “se investire” al “come farlo” in modo efficace e con effetti duraturi.

È nella convergenza di tre pilastri, fondamentali per le strategie ESG, che prende forma questo paradigma di Responsabilità Sociale d’Impresa: innovazione, rigenerazione e cooperazione. Elementi che qualificano e rafforzano l’azione di CSR, traducendola in interventi coerenti con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e capaci di promuovere progresso e crescita inclusiva.

Innovazione: la tecnologia al servizio della transizione energetica

Il primo pilastro è l’innovazione, intesa soprattutto come capacità di ripensare strumenti consolidati per rispondere alle emergenze socio-ambientali del nostro tempo. Un’innovazione che promuove una sostenibilità sistemica con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno.

È proprio nell’affrontare sfide complesse come la povertà energetica che questa strategia rivela tutta la sua efficacia. A delineare con precisione i contorni di questa emergenza è stata, nel corso dell’incontro, Paola Valbonesi, Presidente dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE). Durante il suo intervento, ha illustrato come nel 2024 la povertà energetica abbia raggiunto il picco storico del 9,1%, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie. Di queste, 1,3 milioni si trovano in una condizione di spesa energetica eccessiva rispetto al reddito, mentre ben 1,1 milioni vivono in una condizione di “povertà energetica nascosta” ovvero sono costrette a rinunciare al riscaldamento per contenere i costi. Un dato particolarmente allarmante riguarda l’impatto sui più giovani: sono oltre 1 milione i minori esposti a questa forma di vulnerabilità.

In risposta a questo scenario, i cui dati sono fondamentali per orientare le politiche di welfare e sviluppare interventi mirati, la campagna EnergyPOP impiega il fotovoltaico come un mezzo per ridurre le disuguaglianze. Ad oggi sono stati installati oltre 70 kW di potenza fotovoltaica su quattro edifici di edilizia residenziale pubblica a Firenze, Empoli, Catania e Santarcangelo di Romagna (RN), oltre che sul tetto di uno degli edifici della Cooperativa Sociale Agricoltura Capodarco a Grottaferrata (RM), portando energia pulita e accessibile a 154 nuclei familiari e 17 lavoratrici e lavoratori della cooperativa sociale. L’impatto è duplice: da un lato si agisce per rispondere a un bisogno primario di accesso all’energia; dall’altro, si contribuisce alla transizione energetica, evitando l’emissione di oltre 28.450 kg di CO2 all’anno, grazie alla produzione di energia pulita.

L’essenza dell’innovazione si sposta quindi dall’oggetto alla sua funzione, facendo del pannello fotovoltaico uno strumento di equità sociale.

Rigenerazione: andare oltre la conservazione per ricostruire gli ecosistemi dalla terra al mare

Il secondo pilastro, la rigenerazione, si fonda sulla necessità di rispondere ai rischi climatici, la cui gravità è stata illustrata durante il convegno da Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana. Nel suo intervento, ha spiegato come il mancato rispetto dell’Accordo di Parigi possa condurre a un aumento termico globale fino a 5 gradi entro la fine del secolo, con una conseguente intensificazione di siccità, eventi estremi e innalzamento del livello del mare. L’analisi descrive un’umanità che, nell’era dell’Antropocene, sta superando i limiti planetari, mettendo a rischio la sopravvivenza delle generazioni future. La possibilità di ridurre i danni però esiste, ma richiede un impegno collettivo.

La rigenerazione attiva, ovvero interventi mirati a ricostruire la funzionalità, la ricchezza e la capacità di adattamento del capitale naturale, assume quindi un ruolo centrale per fronteggiare queste sfide. A tradurre in pratica questo principio è la campagna Mosaico Verde che con oltre 341.000 piante messe a dimora, 336 ettari di territorio rigenerato e 243 progetti realizzati in 19 regioni, si afferma come la più grande iniziativa nazionale per la rigenerazione ambientale e il ripristino degli ecosistemi. Un’azione capillare il cui beneficio economico e sociale è stimato in oltre 1,7 milioni di euro per ogni anno di vita degli impianti arborei e arbustivi messi a dimora.

Mosaico Verde è un progetto di rigenerazione ambientale che si applica a sistemi ecologici diversificati. Si spazia dalla messa a dimora di alberi in aree verdi urbane e boschive, a interventi a tutela di specie vegetali e animali a rischio, come nel progetto di salvaguardia dell’orso bruno marsicano nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’impegno si estende anche alla protezione degli habitat marini, con interventi che hanno permesso di recuperare oltre 5 quintali di reti fantasma a Santo Stefano al Mare (IM) e Polignano a Mare (BA), e con l’iniziativa per il ripristino della posidonia oceanica all’Isola del Giglio.

Ogni azione è un tassello per riattivare la funzionalità dei differenti ecosistemi dalla terra al mare, traducendo l’impegno locale in un concreto vantaggio per la resilienza nazionale.

Cooperazione: alleanze che generano opportunità condivise

Il terzo pilastro, la cooperazione, nasce dalla consapevolezza che la creazione di valore condiviso richieda la capacità di mettere in comune competenze, risorse e responsabilità. La CSR si configura così come uno spazio di raccordo tra aziende, enti locali e terzo settore, capace di superare la frammentazione e favorire percorsi partecipati che rafforzano progettualità già attive nei territori, creando le condizioni perché possano crescere, consolidarsi e accedere a nuove opportunità.

È da questa idea di cooperazione strutturata che si sviluppa la campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso che, grazie al sostegno delle aziende partner e alla collaborazione con oltre 35 cooperative sociali, ha portato alla realizzazione di 59 ortofrutteti e alla messa a dimora di 4.960 piante. In tutti i progetti la tutela della biodiversità e la creazione di fonti di reddito alternative diventano il mezzo per sostenere l’inclusione sociale e lavorativa di donne e uomini in condizioni di svantaggio che vengono coinvolti in percorsi di formazione e reinserimento, pensati per restituire loro autonomia e fiducia. Tra questi, i detenuti del carcere di Sollicciano (FI), le detenute della Casa Circondariale di Genova Pontedecimo e le persone accolte dalla Coop. Sociale La Nuova Arca e dalla Cooperativa Terra Felix di Caserta, impegnata quest’ultima in progetti di agricoltura sociale su terreni confiscati alla criminalità organizzata.

È il concetto di ecologia integrale (concetto cardine dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco) che si fa azione, segnando la fine della separazione tra interventi sociali e ambientali. I progetti più efficaci sono infatti quelli che danno luogo a un “doppio impatto”, tutelando la natura e favorendo al contempo l’inclusione di persone fragili. La cooperazione assume così una duplice dimensione: da un lato, mette in relazione imprese, enti locali e terzo settore; dall’altro, integra finalità ambientali e sociali all’interno di una visione comune. In questo modo, la Responsabilità Sociale d’Impresa supera la logica della somma di singoli progetti e si afferma come modello integrato di intervento, capace di amplificare l’efficacia delle iniziative e generare benefici concreti e diffusi per le comunità.

«Analizzando l’evoluzione dei progetti che in questi anni abbiamo realizzato, emerge come la CSR sia cambiata nel tempo: da iniziative una tantum a un sistema di ‘welfare generativo’, in cui l’obiettivo non è più semplicemente ‘restituire’ qualcosa alla comunità, ma ‘co-investire’ nel suo futuro per rafforzare il tessuto sociale e rigenerare il capitale naturale» spiega Sandro Scollato, Amministratore delegato di AzzeroCO2 . «Parallelamente, l’investimento in CSR è diventato uno strumento chiave di coinvolgimento. Il volontariato aziendale, in particolare, rafforza l’engagement perché crea un legame diretto tra dipendenti, impresa e territorio, generando un impatto più profondo e strutturato. Quando le persone si sentono parte attiva del processo, infatti, sostengono con più forza le soluzioni adottate e contribuiscono a creare una cultura diffusa di solidarietà e tutela ambientale».

E il futuro della CSR? Per provare a rispondere a questa domanda, in occasione del convegno si sono tenuti i “Greendates”: tavoli di lavoro pensati per favorire il confronto e creare sinergie operative tra le 25 aziende partecipanti. Un’opportunità concreta per condividere best practice replicabili, immaginare progetti comuni e dare avvio a nuove partnership. Dal confronto è emerso che il 68% delle imprese presenti ha investito in progetti di CSR da almeno 5 anni. Tra gli strumenti e le pratiche già adottate figurano bilanci di sostenibilità, certificazioni e politiche di diversity & inclusion. Si evidenzia anche un quadro chiaro delle priorità future: per l’87% delle aziende gli ambiti di investimento prioritario saranno l’ambiente, l’inclusione sociale e il welfare aziendale.

«Il volto della Responsabilità Sociale d’Impresa sta cambiando, e le campagne che portiamo avanti con AzzeroCO2 ne sono la prova concreta. Le direttrici di innovazione, rigenerazione e cooperazione che le guidano rappresentano la strada maestra per accelerare la transizione ecologica del nostro Paese. Abbiamo infatti compreso sul campo che le due giustizie, ambientale e sociale, sono inscindibili. Per questo, il nostro agire punta a investire sulla resilienza complessiva, riconoscendo nella salute degli ecosistemi e nella coesione delle comunità le fondamenta del nostro futuro» ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente.

«Il nostro ruolo non è portare soluzioni calate dall’alto – ha concluso Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia – ma essere alleati dei territori. Questo significa affiancarli e costruire insieme risposte concrete che nascono dall’ascolto e sono modellate sulle esigenze specifiche di ogni contesto. È proprio questa vicinanza la chiave dell’efficacia di ogni progetto, perché garantisce che l’impatto generato metta radici profonde, agendo sulle cause e non solo sui sintomi, diventando così un vero atto di cura e di sviluppo».


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