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Innovazione

Investire in Startup in fase seed: opportunità, entusiasmo e rischi

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In collaborazione con il Podcast Investire di Margherita Carpinteri, abbiamo intervistato il Presidente della holding di Business Angel iNSQUARED Mario Arcella sulle tematiche dell’investimento in Startup in fase Seed e pre-seed

Il ciclo di vita di una startup inizia con la fase pre-Seed e Seed

Nel ciclo di vita di una startup la prima fase è il pre seed, che è anche il momento fondamentalmente dell’idea. Durante questa fase si valuta se l’idea funziona, se c’è mercato e se dei potenziali clienti sarebbero disposti a pagare per il prodotto o servizio che si vuole offrire. Prima di trovare finanziatori professionisti si deve ricorrere molto spesso al bootstrapping: si usano risorse proprie, di amici o parenti.

La fase Seed è la fase dove si elabora il business model, cioè “un modello descrittivo di come un’organizzazione genera ricavi fornendo prodotti e/o servizi ai propri clienti”, si crea un business plan e si sviluppa un Minimum Viable Product (MVP), quindi, un prodotto minimo da mettere sul mercato. Durante questa fase del ciclo di vita di una startup ci saranno i primi veri finanziamenti e spesso provengono da business angel, crowdfunding o incubatori startup (questi finanziamenti di solito sono inferiori al mezzo milione di euro).

Come agisce iNSQUARED?

iNSQUARED è una Società di Capitali che investe prevalentemente in startup e PMI innovative e si propone di contribuire al business delle partecipate sostenendone lo sviluppo attraverso le competenze dei Soci e il loro network professionale. Fondata da un gruppo di Business Angel con esperienze trasversali, iN2 si muove nell’ecosistema startup e innovazione grazie a un network distribuito su tutto il territorio nazionale.

L’obiettivo di questa holding è chiaramente quello di creare valore per i Soci e di conseguenza fare tutto il possibile perché le startup in portafoglio abbiano successo. La quotazione in borsa è sicuramente la vera ambizione per ogni azienda.

Grazie Mario per la chiacchierata. Siete di fatto un gruppo di business angel, potete spiegare la fase seed di un investimento in Startup in cosa consiste?

Il ciclo di vita di una startup, seppur spesso molto breve, è molto vario: la si valida, si cercano i finanziamenti, si cerca di crescere molto rapidamente per poi terminare con l’Exit. Si parte dell’idea e la si valida: Bootstrap e Pre-seed. Se l’idea non è poi così male e un mercato disposto a pagare per l’idea c’è allora la Startup supera la fase del pre-seed.
La fase successiva è Il seed che non è altro che l’investimento nella primissima fase dell’idea d’impresa: durante questo periodo il prodotto/servizio è ancora in fase concettuale o di prototipo, l’azienda ha un fabbisogno ridotto (che serve sostanzialmente a coprire le prime spese di sviluppo) ed è alle prese con il business plan, con le analisi di mercato e con la ricerca del personale. Durante questa fase, generalmente, i finanziamenti (di solito inferiori a mezzo milione di euro complessivi) provengono da business angel o da realtà come iNSQUARED, quindi un gruppo di business angel. iNSQUARED opera, solitamente, nelle fase seed ed early stage (che è la fase successiva al seed)

Qual’è il taglio di investimento in Startup?

Solitamente interveniamo con ticket da 5k o 10k. Molto spesso, oltre ai ticket appena citati, associamo, per le startup che ne hanno bisogno, anche dei servizi a valore aggiunto con l’obiettivo di mantenere un contatto stretto con il management e creare valore.

Trend particolari su cui investite?

Senza essere dogmatici, iN² coglie le opportunità generate dal proprio network avendo come target preferenziale le aree FinTech, PropTech, Foodtech, E-Learning, BioTech, Crypto /Blockchain, AI, Hospitality, Mobility e Smart City.

Quale metriche guardate in un una Startup prima d’investire? Valutare il fatturato in fase iniziale è  difficile quindi quali aspetti del business plan o del modello di business osservate?

Quando si opera nelle fase seed ed early stage, parlare di metriche è davvero difficile. Diciamo che investiamo in realtà che hanno queste caratteristiche: forte innovazione proprietaria, spesso tecnologica, che permetta di individuare un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo. Cerchiamo team il più completi possibile, ovvero composti non solo da figure tecniche, ma anche da persone con competenze gestionali, commerciali-marketing e finanziarie. Il team deve avere un approccio trasparente e disponibile al confronto.

Il tipo di azienda su cui investiamo sono start-up (0 a 2 M € di fatturato) che abbiano un elevatissimo potenziale di crescita e scalabilità, che permettano di arrivare almeno a 5-10 mil € di fatturato al terzo-quinto anno.

Se dovessi scegliere un paio di operazioni passate? Puoi raccontarmi le startup che più hanno caratterizzato il vostro persorso e perchè le avete scelte?

Ad oggi abbiamo partecipazioni in 12 startup  e PMI innovative, alcune sono esclusive ovvero il cui capitale non è accessibile al retail. Sono tutte partecipazioni che hanno caratteristiche di eccellenza, ma se dovessi sceglierne 2 per rilevanza, successo e qualità, evidenzierei di certo Trusters e GoVolt.

Trusters è una piattaforma italiana di lending crowdfunding che propone investimenti immobiliari online.  Il crowdfunding immobiliare è un sistema di finanziamento collettivo che, tramite la raccolta fondi online da parte di molteplici investitori, permette di investire in immobili e diversificare i rischi. Qualche mese fa Trusters ha raccolto 500.000 euro di aumento di capitale che sta utilizzando per scalare il proprio settore di mercato.

GoVolt invece offre servizi di micro-mobilità sostenibile in sharing che possano agevolare gli spostamenti urbani di cittadini, pendolari e visitatori. Se vivete a Milano non saranno passati inosservati i loro scooter colorati! Hanno un management di prim’ordine e durante il 2020 nonostante la crisi dovuta a covid-19 hanno portato avanti il business entrando nel settore del delivery con un progetto personalizzabile molto interessante.

Avete rapporti con incubatori o regioni?

Non abbiamo rapporti con le regioni, ma siamo in contatto con alcuni incubatori con cui stiamo lavorando a delle partnership strategiche.
Essere nei network degli incubatori è fondamentale per intercettare startup di qualità. Abbiamo di recente investito in Startup Wise Guys, di cui ora siamo LEAD Investor. Startup Wise Guys è uno tra i principali acceleratori europei e in Italia finanzia e sviluppa startup digitali (b2b e SaaS) ad alto potenziale.

Anche lo stato si sta muovendo per l’innovazione con Fondo nazionale innovazione anche se non ha ancora aperto a fasi seed, cosa ne pensate? 

Sappiamo che lo Stato è un elefante in movimento e che fa fatica a muoversi in un mondo estremamente dinamico e variegato come quello delle startup innovative. Questo spiega la scelta di effettuare gran parte delle operazioni affidandosi ad acceleratori e incubatori certificati. Probabilmente è la scelta migliore in questo momento, ma concentrare le risorse su pochi soggetti che fanno da gateway è chiaro che può evidenziare elementi di criticità e limitare l’accesso a questi fondi.

Cosa manca all’Italia per farle fare il salto di qualità in ambito Startup?

E’ un argomento per il quale occorrerebbe un giorno intero! Le startup sono aumentate anche nel lockdown, ma gli investimenti nell’innovazione italiana rimangono molto contenuti rispetto ai nostri competitor europei.

Il problema non è di semplice definizione ed è, a mio avviso, sistemico nel senso più letterale, e deleterio, del termine: partiamo dal fatto che chiamarle startup innovative è una tautologia visto che per definizione la startup deve esserlo. Anche il ruolo di Venture Capital e incubatori, associati al mondo dell’innovazione perché potenzialmente capaci di determinarne le sorti, ha le sue componenti.

I Venture Capital dovrebbero investire sulle aziende, diversificando e accettando il rischio della scommessa, ma in Italia manca liquidità e così i venture si trasformano in attenti valutatori, molto specializzati per segmenti, che giocano sul sicuro: al posto dei ragazzi nei garage, finanziano imprenditori con età media 38 anni, come ha rivelato uno studio sul tema. Ciò non è necessariamente sbagliato ma è evidente che si creano delle distorsioni. Distorsioni simili riguardano gli incubatori visto che chiunque avesse dello spazio libero a un certo punto ne ha istituito uno: c’è stato un momento paradossale in cui esistevano più incubatori che start up finanziate. Peccato che in teoria l’incubatore dovrebbe offrire guida e supporto per dare forma a un’idea e rendendola un’impresa, non consulenze spot offerta da management vario.

Giusto per avere un riferimento, negli Stati Uniti, si può fare da mentor ad altri startuppers solo se si è riusciti a vendere la propria società per almeno un milione di dollari.

In Italia, invece, non ci sono limiti né reali requisiti. Come sistema paese abbiamo quindi ancora tantissimo da fare e ce la possiamo fare perché abbiamo le marce giuste, dobbiamo solo ingranarle. Speriamo che i fondi messi a disposizione dall’Europa possano essere il carburante giusto.

Prima di lasciarci, ti faccio un’ultima domanda: so che state facendo un aumento di capitale. Se uno volesse avvicinarsi al mondo Startup e investire con voi cosa deve fare?

Si, l’aumento di capitale è rivolto a chi desidera avvicinarsi al mondo Startup e viverlo da dentro. Cerchiamo soci appassionati che mettano a disposizione le loro competenze e la loro energia. Abbiamo il sito www.insquared.it con tutti i nostri contatti: saremo felici di vedere il nostro gruppo crescere!

 

 


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Eventi

Festival dell’Innovazione e della Scienza 2026 a Settimo Torinese: il tema è Reazioni

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Torna a Settimo Torinese, da domenica 4 a domenica 11 ottobre 2026, il Festival dell’Innovazione e della Scienza, giunto alla sua XIV edizione. La rassegna, organizzata da Fondazione ECM in collaborazione con il Comune di Settimo Torinese, si è consolidata negli anni come un importante evento dedicato alla divulgazione scientifica a livello nazionale.

Il tema di quest’anno sarà Reazioni: in un mondo sempre più interconnesso, ogni scoperta scientifica, innovazione tecnologica, azione umana o cambiamento genera inevitabilmente una catena di reazioni che si propagano ben oltre il loro punto di origine. Reazioni è un invito a osservare i legami che uniscono fenomeni apparentemente distanti, a comprendere come individui, comunità e sistemi rispondano alle trasformazioni del presente e a riflettere sul ruolo che ciascuno di noi può avere nel produrre cambiamento.

Dalle reazioni culturali della nostra società, alle reazioni chimiche, fisiche e nucleari che governano la materia, passando per quelle economiche e geopolitiche che influenzano il nostro tempo, il Festival esplorerà il valore delle connessioni, del dialogo e della capacità di adattarsi a un futuro in continua evoluzione.

Il Festival di quest’anno vivrà in ben 10 luoghi della Città di Settimo Torinese: Biblioteca Archimede, Ecomuseo del Freidano, Teatro Garybaldi Suoneria, Pieve di San Pietro in Vincoli, Torre Medievale, piazza della Libertà, via Italia e 3 nuovi spazi all’aperto. Nella giornata di sabato 10 ottobre il Festival si svilupperà ancora di più sul territorio cittadino trasformando il centro storico in un grande spazio dedicato alla scoperta, all’incontro e alla partecipazione. Accanto ai talk scientifici all’interno dei cortili e delle vie del centro e agli incontri con gli ospiti sul palco di piazza della Libertà, il Villaggio Scientifico proporrà alla cittadinanza dimostrazioni, esperimenti e attività interattive con stand a cura di enti di ricerca e di divulgazione scientifica di eccellenza. Non solo: per la prima volta, alcuni incontri del Festival verranno ospitati all’interno della Pieve di San Pietro, il più antico edificio della Città di Settimo, per lungo tempo inutilizzato e recentemente restaurato. In continuità con la precedente edizione, anche quest’anno alcuni eventi del Festival si svolgeranno all’interno della Torre Medievale, simbolo storico della Città di Settimo. La Torre è sede dell’Infopoint culturale della Città, uno degli spazi principali dedicati alla promozione del Festival.

Anche quest’anno il Festival uscirà dai confini settimesi per raggiungere 11 comuni del territorio regionale: Avigliana, Brandizzo, Castiglione Torinese, Chieri, Collegno, Leini, Moncalieri, Nichelino, San Gillio, San Mauro Torinese e Venaria Reale.

Come da tradizione, il programma del Festival prevede anche la realizzazione di mostre e attività all’interno dello Spazio Mostre dell’Ecomuseo del Freidano, con l’esposizione Piante Guerriere. Viaggio tra i vegetali che pensano di essere animali che svela le sorprendenti strategie di adattamento e risposte all’ambiente delle piante carnivore. Queste curiose piante verranno presentate secondo le loro caratteristiche biologiche, in un percorso tra esemplari vivi, modelli in grande formato, immagini e video.

Come sempre, un’attenzione particolare sarà rivolta al pubblico delle scuole: centinaia di laboratori, conferenze di approfondimento e spettacoli gratuiti dedicati agli studenti di ogni ordine e grado, pensati per stimolare curiosità e spirito critico. Le attività didattiche vedranno coinvolte le principali realtà di divulgazione scientifica del territorio nazionale, permettendo di offrire proposte diversificate per tutte le fasce d’età. In particolare, verranno realizzati 80 laboratori per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado; 1 spettacolo di divulgazione scientifica per le scuole secondarie di primo grado; 9 conferenze di approfondimento e 4 workshop per le scuole secondarie di secondo grado.

Tra gli ospiti di questa edizione: Dario Fabbri, giornalista e analista geopolitico, è direttore del mensile Domino dedicato alle questioni internazionali. Insegna e tiene seminari di geopolitica in università e istituzioni italiane e internazionali, e ha collaborato anche con realtà come Microsoft e l’Università di Oxford. È autore di podcast e programmi dedicati agli equilibri globali come Imperi, Nove Minuti e Stati di tensione e, soprattutto dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, è diventato uno dei commentatori geopolitici più presenti nel panorama televisivo italiano. Barbara Gallavotti è biologa, scrittrice e divulgatrice scientifica, co-ideatrice, autrice e conduttrice di Quinta Dimensione. Per oltre vent’anni è stata autrice di note trasmissioni televisive come Superquark, Ulisse e a lungo ospite fissa a diMartedì. Da anni racconta la ricerca scientifica, dalla fisica alla medicina, con particolare attenzione ai temi che influenzano la vita quotidiana e le decisioni collettive. Ha lavorato anche nella comunicazione scientifica dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ed è autrice di libri dedicati alla scienza e alla società, come Le grandi epidemie (Donzelli Editore, 2019), Confini invisibili (Mondadori, 2022) e L’infinito dentro di me (DeAgostini, 2023). Pegah Moshir Pour, consulente di corporate responsibility e attivista per i diritti umani e digitali, nata in Iran e cresciuta in Italia. È diventata una delle voci più note nella denuncia del regime iraniano dopo la morte di Mahsa Jina Amini. Si occupa di cittadinanza, etica digitale ed empowerment femminile, con un approccio influenzato dalla sua esperienza multiculturale e il suo ultimo libro è La notte sopra Teheran (Garzanti, 2024). Francesco Muzzopappa, scrittore e copywriter, ha pubblicato romanzi, racconti e libri per ragazzi, ottenendo riconoscimenti come il Premio Troisi e il Premio Guareschi alla carriera. Accanto all’attività editoriale, è noto per il suo stile umoristico e per la capacità di raccontare con leggerezza temi quotidiani e sociali. Enrica Maria Porcari, impegnata da oltre trent’anni nel campo dell’innovazione tecnologica e della trasformazione digitale a livello internazionale. Dal 2026 è la prima chief information officer del CERN di Ginevra, dove coordina strategie legate a dati, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e cybersecurity. In precedenza ha ricoperto ruoli di leadership in organizzazioni globali come CGIAR, FAO e World Food Programme, sviluppando progetti tecnologici con forte impatto sociale. Il suo ultimo libro è Il futuro che non c’era (Sperling&Kupfer, 2026). Filippo Tortu, uno dei principali velocisti italiani. Nel 2018 è diventato il primo italiano a correre i 100 metri sotto i 10 secondi e nel 2021 ha conquistato l’oro olimpico nella staffetta 4×100 a Tokyo. Margherita Vicario, artista che unisce musica, cinema e teatro, è inoltre cantautrice e attrice, e ha esordito alla regia con il film Gloria!, presentato alla Berlinale 2024, premiato con numerosi riconoscimenti, tra cui tre David di Donatello. Parallelamente continua la sua attività musicale, collaborando con artisti e registi di primo piano e sperimentando linguaggi che mescolano racconto, performance e musica.


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Innovazione

Green Jobs: 920.000 posti a rischio tra ricambio generazionale e divario di competenze

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La transizione ecologica non è un costo, ma la più grande opportunità di sviluppo e occupazione del nostro secolo. È questo il messaggio chiave del nuovo libro di Tessa Gelisio e Marco Gisotti “GREEN JOBS. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro” (Edizioni Ambiente). Un’analisi che diventa fondamentale in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026, dedicata quest’anno proprio alle azioni urgenti per il clima e alle soluzioni basate sulla natura. Il libro spiega come la lotta alla crisi climatica e la tutela degli ecosistemi siano diventate il vero baricentro strategico ed economico su cui investire e creare occupazione. (altro…)


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Corporate Social Responsibility

Innovazione, cooperazione e rigenerazione: così evolve la Responsabilità Sociale d’Impresa

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Energia pulita e condivisa che nasce dai tetti delle case popolari, ortofrutteti solidali che coltivano l’inclusione, ecosistemi rigenerati che rendono i territori più resilienti. Azioni concrete che si rivelano tasselli di un modello di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) che si sta facendo strada in Italia, basato su collaborazioni strategiche capaci di generare valore condiviso. Una fotografia che si basa sui risultati delle tre campagne nazionali di CSR promosse da Legambiente e AzzeroCO2 – EnergyPOP, Ortofrutteto Solidale Diffuso e Mosaico Verde – che in sette anni, grazie al sostegno di oltre 60 aziende e 200 partner tra enti locali e associazioni, hanno realizzato complessivamente 293 progetti, dimostrando come la Responsabilità Sociale d’Impresa possa contribuire al miglioramento del benessere collettivo e alla tutela del patrimonio naturale.

È quanto emerso dal convegno “Connessioni sostenibili. Affrontare le sfide ambientali e sociali: dal contesto all’azione”, che si è tenuto mercoledì 13 maggio, a Milano presso il Talent Garden, dal quale si delinea una chiara evoluzione: la sfida si è ormai spostata dal “se investire” al “come farlo” in modo efficace e con effetti duraturi.

È nella convergenza di tre pilastri, fondamentali per le strategie ESG, che prende forma questo paradigma di Responsabilità Sociale d’Impresa: innovazione, rigenerazione e cooperazione. Elementi che qualificano e rafforzano l’azione di CSR, traducendola in interventi coerenti con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e capaci di promuovere progresso e crescita inclusiva.

Innovazione: la tecnologia al servizio della transizione energetica

Il primo pilastro è l’innovazione, intesa soprattutto come capacità di ripensare strumenti consolidati per rispondere alle emergenze socio-ambientali del nostro tempo. Un’innovazione che promuove una sostenibilità sistemica con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno.

È proprio nell’affrontare sfide complesse come la povertà energetica che questa strategia rivela tutta la sua efficacia. A delineare con precisione i contorni di questa emergenza è stata, nel corso dell’incontro, Paola Valbonesi, Presidente dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE). Durante il suo intervento, ha illustrato come nel 2024 la povertà energetica abbia raggiunto il picco storico del 9,1%, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie. Di queste, 1,3 milioni si trovano in una condizione di spesa energetica eccessiva rispetto al reddito, mentre ben 1,1 milioni vivono in una condizione di “povertà energetica nascosta” ovvero sono costrette a rinunciare al riscaldamento per contenere i costi. Un dato particolarmente allarmante riguarda l’impatto sui più giovani: sono oltre 1 milione i minori esposti a questa forma di vulnerabilità.

In risposta a questo scenario, i cui dati sono fondamentali per orientare le politiche di welfare e sviluppare interventi mirati, la campagna EnergyPOP impiega il fotovoltaico come un mezzo per ridurre le disuguaglianze. Ad oggi sono stati installati oltre 70 kW di potenza fotovoltaica su quattro edifici di edilizia residenziale pubblica a Firenze, Empoli, Catania e Santarcangelo di Romagna (RN), oltre che sul tetto di uno degli edifici della Cooperativa Sociale Agricoltura Capodarco a Grottaferrata (RM), portando energia pulita e accessibile a 154 nuclei familiari e 17 lavoratrici e lavoratori della cooperativa sociale. L’impatto è duplice: da un lato si agisce per rispondere a un bisogno primario di accesso all’energia; dall’altro, si contribuisce alla transizione energetica, evitando l’emissione di oltre 28.450 kg di CO2 all’anno, grazie alla produzione di energia pulita.

L’essenza dell’innovazione si sposta quindi dall’oggetto alla sua funzione, facendo del pannello fotovoltaico uno strumento di equità sociale.

Rigenerazione: andare oltre la conservazione per ricostruire gli ecosistemi dalla terra al mare

Il secondo pilastro, la rigenerazione, si fonda sulla necessità di rispondere ai rischi climatici, la cui gravità è stata illustrata durante il convegno da Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana. Nel suo intervento, ha spiegato come il mancato rispetto dell’Accordo di Parigi possa condurre a un aumento termico globale fino a 5 gradi entro la fine del secolo, con una conseguente intensificazione di siccità, eventi estremi e innalzamento del livello del mare. L’analisi descrive un’umanità che, nell’era dell’Antropocene, sta superando i limiti planetari, mettendo a rischio la sopravvivenza delle generazioni future. La possibilità di ridurre i danni però esiste, ma richiede un impegno collettivo.

La rigenerazione attiva, ovvero interventi mirati a ricostruire la funzionalità, la ricchezza e la capacità di adattamento del capitale naturale, assume quindi un ruolo centrale per fronteggiare queste sfide. A tradurre in pratica questo principio è la campagna Mosaico Verde che con oltre 341.000 piante messe a dimora, 336 ettari di territorio rigenerato e 243 progetti realizzati in 19 regioni, si afferma come la più grande iniziativa nazionale per la rigenerazione ambientale e il ripristino degli ecosistemi. Un’azione capillare il cui beneficio economico e sociale è stimato in oltre 1,7 milioni di euro per ogni anno di vita degli impianti arborei e arbustivi messi a dimora.

Mosaico Verde è un progetto di rigenerazione ambientale che si applica a sistemi ecologici diversificati. Si spazia dalla messa a dimora di alberi in aree verdi urbane e boschive, a interventi a tutela di specie vegetali e animali a rischio, come nel progetto di salvaguardia dell’orso bruno marsicano nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’impegno si estende anche alla protezione degli habitat marini, con interventi che hanno permesso di recuperare oltre 5 quintali di reti fantasma a Santo Stefano al Mare (IM) e Polignano a Mare (BA), e con l’iniziativa per il ripristino della posidonia oceanica all’Isola del Giglio.

Ogni azione è un tassello per riattivare la funzionalità dei differenti ecosistemi dalla terra al mare, traducendo l’impegno locale in un concreto vantaggio per la resilienza nazionale.

Cooperazione: alleanze che generano opportunità condivise

Il terzo pilastro, la cooperazione, nasce dalla consapevolezza che la creazione di valore condiviso richieda la capacità di mettere in comune competenze, risorse e responsabilità. La CSR si configura così come uno spazio di raccordo tra aziende, enti locali e terzo settore, capace di superare la frammentazione e favorire percorsi partecipati che rafforzano progettualità già attive nei territori, creando le condizioni perché possano crescere, consolidarsi e accedere a nuove opportunità.

È da questa idea di cooperazione strutturata che si sviluppa la campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso che, grazie al sostegno delle aziende partner e alla collaborazione con oltre 35 cooperative sociali, ha portato alla realizzazione di 59 ortofrutteti e alla messa a dimora di 4.960 piante. In tutti i progetti la tutela della biodiversità e la creazione di fonti di reddito alternative diventano il mezzo per sostenere l’inclusione sociale e lavorativa di donne e uomini in condizioni di svantaggio che vengono coinvolti in percorsi di formazione e reinserimento, pensati per restituire loro autonomia e fiducia. Tra questi, i detenuti del carcere di Sollicciano (FI), le detenute della Casa Circondariale di Genova Pontedecimo e le persone accolte dalla Coop. Sociale La Nuova Arca e dalla Cooperativa Terra Felix di Caserta, impegnata quest’ultima in progetti di agricoltura sociale su terreni confiscati alla criminalità organizzata.

È il concetto di ecologia integrale (concetto cardine dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco) che si fa azione, segnando la fine della separazione tra interventi sociali e ambientali. I progetti più efficaci sono infatti quelli che danno luogo a un “doppio impatto”, tutelando la natura e favorendo al contempo l’inclusione di persone fragili. La cooperazione assume così una duplice dimensione: da un lato, mette in relazione imprese, enti locali e terzo settore; dall’altro, integra finalità ambientali e sociali all’interno di una visione comune. In questo modo, la Responsabilità Sociale d’Impresa supera la logica della somma di singoli progetti e si afferma come modello integrato di intervento, capace di amplificare l’efficacia delle iniziative e generare benefici concreti e diffusi per le comunità.

«Analizzando l’evoluzione dei progetti che in questi anni abbiamo realizzato, emerge come la CSR sia cambiata nel tempo: da iniziative una tantum a un sistema di ‘welfare generativo’, in cui l’obiettivo non è più semplicemente ‘restituire’ qualcosa alla comunità, ma ‘co-investire’ nel suo futuro per rafforzare il tessuto sociale e rigenerare il capitale naturale» spiega Sandro Scollato, Amministratore delegato di AzzeroCO2 . «Parallelamente, l’investimento in CSR è diventato uno strumento chiave di coinvolgimento. Il volontariato aziendale, in particolare, rafforza l’engagement perché crea un legame diretto tra dipendenti, impresa e territorio, generando un impatto più profondo e strutturato. Quando le persone si sentono parte attiva del processo, infatti, sostengono con più forza le soluzioni adottate e contribuiscono a creare una cultura diffusa di solidarietà e tutela ambientale».

E il futuro della CSR? Per provare a rispondere a questa domanda, in occasione del convegno si sono tenuti i “Greendates”: tavoli di lavoro pensati per favorire il confronto e creare sinergie operative tra le 25 aziende partecipanti. Un’opportunità concreta per condividere best practice replicabili, immaginare progetti comuni e dare avvio a nuove partnership. Dal confronto è emerso che il 68% delle imprese presenti ha investito in progetti di CSR da almeno 5 anni. Tra gli strumenti e le pratiche già adottate figurano bilanci di sostenibilità, certificazioni e politiche di diversity & inclusion. Si evidenzia anche un quadro chiaro delle priorità future: per l’87% delle aziende gli ambiti di investimento prioritario saranno l’ambiente, l’inclusione sociale e il welfare aziendale.

«Il volto della Responsabilità Sociale d’Impresa sta cambiando, e le campagne che portiamo avanti con AzzeroCO2 ne sono la prova concreta. Le direttrici di innovazione, rigenerazione e cooperazione che le guidano rappresentano la strada maestra per accelerare la transizione ecologica del nostro Paese. Abbiamo infatti compreso sul campo che le due giustizie, ambientale e sociale, sono inscindibili. Per questo, il nostro agire punta a investire sulla resilienza complessiva, riconoscendo nella salute degli ecosistemi e nella coesione delle comunità le fondamenta del nostro futuro» ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente.

«Il nostro ruolo non è portare soluzioni calate dall’alto – ha concluso Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia – ma essere alleati dei territori. Questo significa affiancarli e costruire insieme risposte concrete che nascono dall’ascolto e sono modellate sulle esigenze specifiche di ogni contesto. È proprio questa vicinanza la chiave dell’efficacia di ogni progetto, perché garantisce che l’impatto generato metta radici profonde, agendo sulle cause e non solo sui sintomi, diventando così un vero atto di cura e di sviluppo».


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