E’ stato presentato allo Scaleup Summit Turin 2026, OGR Bridging Growth il nuovo programma delle OGR Torino, l’hub della Fondazione CRT, e Mind the Bridge che accelera l’internazionalizzazione delle startup.
L’iniziativa è promossa dalle OGR Torino in collaborazione con la piattaforma globale di open innovation Mind the Bridge ed è dedicata alla crescita internazionale delle startup ad alto potenziale. Il programma attraverso 16 programmi di innovazione, ha supportato dal 2019 oltre 450 startup, catalizzando complessivamente più di 480 milioni di euro
Rivolto alle migliori realtà selezionate tra le oltre 450 startup coinvolte nei programmi delle OGR Tech dal 2019 a oggi, OGR Bridging Growth individuerà ogni anno 15 aziende con forte vocazione internazionale, offrendo un percorso di sei mesi focalizzato su sviluppo del business e accesso ai mercati globali, che culminerà in un CEO Retreat nella Silicon Valley. Le prime imprese selezionate verranno annunciate nei prossimi giorni.
In questi anni l’ecosistema OGR Tech si è progressivamente ampliato e consolidato, e il nuovo programma rappresenta un ulteriore traguardo che testimonia la crescita dell’hub. I 16 programmi attivi negli ultimi dodici mesi hanno consentito di supportare oltre 170 startup. Dal 2019 a oggi è inoltre salito a 480 milioni di euro il totale dei capitali catalizzati dalle startup partecipanti ai programmi OGR Tech.
Le OGR Torino guideranno l’iniziativa come piattaforma di connessione tra startup, corporate e istituzioni, facilitando l’accesso a opportunità industriali e di mercato. Mind the Bridge metterà a disposizione il proprio framework di scaling, affiancando founder e top management su aree chiave quali business development, go-to-market e ingresso in nuovi mercati, fundraising, posizionamento strategico e comunicazione.
L’apertura è stata affidata al Segretario Generale della Fondazione CRT Patrizia Polliotto, al Presidente delle OGR Torino Davide Canavesio, al Presidente di Mind the Bridge Alberto Onetti e al CEO di Mind the Bridge Marco Marinucci, il Summit ha approfondito l’evoluzione del ruolo dell’open innovation manager, con la presentazione del report Inside the Open Innovation Role. Profiles, Skills, and Challenges of Corporate Innovation Managers.
L’analisi, condotta nell’ultimo anno da Mind the Bridge su centinaia di professionisti dell’innovazione di grandi corporate internazionali, fotografa l’evoluzione dell’Open Innovation Manager, figura sempre più centrale nel collegare imprese e startup.
Dal punto di vista del profilo professionale, emerge che la totalità degli intervistati possiede almeno una laurea e il 40% ha ulteriormente conseguito un MBA. La maggioranza (56%) ha un background accademico in discipline economico-manageriali (il dato include anche un 13% di chi combina studi in business e ingegneria e l’1% di chi ha unito business e discipline scientifiche); poco meno di un terzo (28%) ha conseguito una laurea in ingegneria e solo il 2% possiede titoli di studio in giurisprudenza o in altre discipline umanistiche. Dati che confermano la natura ibrida di un ruolo che richiede competenze sia strategiche che tecnologiche.
Il report evidenzia inoltre come il percorso verso ruoli operativi in open innovation richieda circa 9 anni di esperienza professionale, mentre per accedere a posizioni direttive servano mediamente altri 7-8 anni. L’esperienza diretta con l’ecosistema delle startup emerge come un fattore distintivo: il 59% dei professionisti ha lavorato direttamente con startup, il 64% proviene da team di corporate innovation e il 48% ha maturato esperienze in venture capital, acceleratori o incubatori.
Nonostante la crescente diffusione dell’open innovation nelle strategie aziendali, permangono alcune criticità interne alle organizzazioni: processi decisionali lenti, limitato supporto del top management e una cultura dell’innovazione ancora non pienamente diffusa.
Persiste, inoltre, il divario di genere nei ruoli legati all’open innovation. Nel complesso, gli uomini rappresentano circa due terzi dei professionisti intervistati, mentre le donne sono maggiormente presenti nei ruoli operativi o di gestione dei programmi. Il divario tende ad ampliarsi ai livelli più senior, dove le posizioni di leadership restano prevalentemente maschili, segnalando una sfida ancora aperta per l’evoluzione delle funzioni di innovazione all’interno delle grandi imprese.
I risultati sono stati discussi e commentati con protagonisti dell’ecosistema italiano, tra cui, sul fronte corporate, Claudia Berti, CIO Pelliconi già Head of Global Innovation & IPR Barilla Group, Paolo Cerioli, Chief Innovation and Information Technology Officer di Fincantieri, Giacomo Silvestri, Executive Chairman Eniverse Ventures – Eni Group Head of Innovation Ecosystems, e, sul fronte scaleup, Luca Rossettini, CEO e Founder di D-Orbit. Le più recenti tendenze del corporate venture capital sono state analizzate con gli ospiti internazionali Marc Thom, Corporate Vice President CVC – Head of Henkel Ventures, e Jan Lozek, Founder & Managing Partner di Future Energy Ventures.
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