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La terza giornata del 23° Festival CinemAmbiente: tutto il programma delle proiezioni e degli eventi

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Molto fitta l’agenda della terza giornata del Festival, dove le proiezioni al Cinema Massimo si aprono nel pomeriggio con uno spazio dedicato ai più piccoli. Appuntamento espressamente dedicato alle famiglie, la sezione “Ecokids” (ore 16, Sala Cabiria) presenta dodici cortometraggi, nella quasi totalità di animazione e tutti senza dialoghi, adatti anche ai bambini più piccoli, dai 3 anni in su.

In Entre Baldosas (Cracks in the Pavement), dell’argentino Nicolas Conte, un fiore bellissimo e sfortunato, finito ad attecchire nell’asfalto di una città pericolosa, sporca e inquinata, trova un amico esperto che lo protegge: il vicino bidone della spazzatura. Il cortometraggio Embríon (Embryo), del colombiano Pablo Guterrez, segue la creazione in stop motion di un pupazzo-uccello ripercorrendone le fasi di sviluppo dallo stato embrionale fino alla nascita e al primo contatto con il mondo. È un cortometraggio in stop motion anche The Children of Lir, dell’inglese Samantha Allen, che modella la leggenda della mitologia irlandese del titolo sull’emergenza dell’inquinamento da plastica. The Beauty, del tedesco Pascal Schelbli, affronta lo stesso tema immaginando un oceano popolato di affascinanti e bizzarre creature di plastica.

Unico cortometraggio dal vero della sezione, il rumeno The Christmas Tree that Became a Carrot, di Puha Adrian, insegna come godersi il Natale senza tagliare un albero, ma usando invece decorazioni vegetali che poi si possono compostare. The Flat, del moldavo Lev Volshin, racconta il viaggio della spazzatura sul Pianeta, lasciando aperta la questione cruciale della sua destinazione finale. Lo spagnolo Eden, di Rodrigo Canet e Eva Urbano, vede una coniglietta di peluche apprestarsi a un picnic in campagna, immersa nella paradisiaca pace della natura, impresa che si rivelerà tutt’altro che semplice. Ha un’ambientazione rurale anche Windbreak, dell’ungherese Ágnes Győrfi, in cui le esperienze di una bambina nella casa in campagna dei nonni si trasformano in una profonda connessione con la natura. In La Chimai y la tormenta (The Chimai and the Storm), dell’argentino David Bisbano, un’anziana guaritrice cura un grande albero abbattuto da una terribile tempesta, facendo una scoperta del tutto inaspettata. La Sieste (The Nap), della francese Catherine Ricoul, vede protagonista un “topo da giardino”, dedito alla coltivazione delle piante, ma anche ai pisolini… Bowl, Paper, Fish, dell’iraniano Amirshahab Mahdizadeh, è ambientato su una spiaggia dove un ragazzino vende con successo pesci rossi imprigionati in sacchetti di plastica, mentre una ragazzina non fa affari con i suoi disegni che li ritraggono liberi nel mare. Nel messicano Cascarita, di Jimena Barrera, un giocattolo a carica trova una brillante soluzione per aiutare i suoi amici a batteria a uscire dalla dipendenza delle energie non rinnovabili.

Sempre nel pomeriggio si rientra nel vivo del dibattito ambientale e del problema della tutela delle risorse comuni con Lords of Water (ore 16.15, Sala Rondolino), diretto dal francese Jérôme Fritel. A fronte delle previsioni secondo cui entro il 2050 un quarto della popolazione mondiale vivrà in un Paese afflitto da scarsità idrica, stanno maturando le condizioni ideali per un nuovo, lucroso mercato. Girato in America, Europa e Australia, il film indaga la “finanzializzazione” dell’acqua, la corsa all’oro blu che sta già mobilitando molti “cercatori” – grandi banche, fondi speculativi e fondi di investimento –, che stabilirà nuove relazioni di potere e che darà il via a una battaglia destinata a combattersi non solo sul fronte economico, ma anche su quello ideologico, politico, ambientale. Il film sarà preceduto dal cortometraggio A letto con la cena, di Silvia Pesce, reportage sul progetto “Food Pride trasporta la solidarietà”, con cui a Torino, durante l’emergenza Covid-19, associazioni, donatori, volontari si sono uniti per aiutare con pasti caldi e pacchi alimentari ottomila famiglie in difficoltà. La proiezione sarà seguita da un incontro con Giulia Farfoglia e Chiara Fiore, dell’Associazione Eufemia.
Ancora nel pomeriggio, tornano in scena i cambiamenti climatici, tema centrale di quest’edizione del Festival. Once You Know (ore 16.30, Sala Soldati e online su MYmovies), lungometraggio del regista franco-statunitense Emmanuel Cappellin, è un’esplorazione intima e personale di una condizione esistenziale segnata dalla consapevolezza della verità sui cambiamenti climatici e sul loro impatto nel futuro. Interpellati cinque dei massimi esperti mondiali di clima ed energia, l’autore si domanda come sia possibile continuare la nostra vita di sempre una volta saputo quello che ci attende, trovando una via di uscita in forme possibili di resilienza individuale e collettiva.
Tra le iniziative collaterali del Festival, sempre nel pomeriggio (dalle 16 alle 18), Xké? Il laboratorio della curiosità (in via Gaudenzio Ferrari 1) ospiterà l’installazione temporanea Ri/Uso a catena. Realizzata durante lo scorso anno scolastico da 70 bambini di due scuole elementari e di alcuni gruppi estivi, l’installazione è costituita da 40 cassette di recupero e 800 pezzi di scarti industriali che mettono in moto una grande “chain reaction” a cui si restituirà poi una terza vita, rimettendo, dopo lo smontaggio, i vari componenti nel ciclo del riuso. Finalizzato al reimpiego di scarti di lavorazione, il progetto è stato ideato dall’Associazione OffGrid, MAcA – Museo A come Ambiente,
Xkè? Il laboratorio della curiosità con il coinvolgimento della Città di Torino – Iter attraverso il
centro di riuso creativo Remida di via Modena e la collaborazione dell’Associazione Asai.
Nel secondo pomeriggio il Festival si sofferma su un altro tema ricorrente in quest’edizione, quello del land grabbing, con una storia sudamericana raccontata dal film Máxima (ore 17.30, Sala Cabiria), diretto dalla regista peruviana Claudia Sparrow e presentato in collaborazione con Amnesty International. Il lungometraggio porta sullo schermo la vicenda di Máxima Acuña, contadina del Nord del Perù, che da anni si batte contro la più grande compagnia mondiale d’estrazione dell’oro, la Newmont Mining Corporation, opponendosi all’espropriazione dei terreni della sua famiglia e ostacolando il miliardario progetto di espansione della multinazionale, destinato a distruggere l’ecosistema della zona. La storia della “campesina” andina – insignita nel 2016 del Goldman Environmental Prize – e della sua strenua resistenza a violenze, minacce, intimidazioni, diventa nel film anche l’occasione per indagare i meccanismi di un sistema che per proteggere i propri interessi non esita né di fronte alla violazione dei diritti umani, né di fronte al crimine ambientale. La proiezione sarà seguita da un incontro con Paola Ramello, del
coordinamento America Latina di Amnesty International Italia, e, in collegamento online, con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, la regista Claudia Sparrow e Pablo Ricardo Abdó, avvocato per i diritti umani di Grufides/EarthRights International (Perù).
Sempre nel secondo pomeriggio, il tema dell’abuso delle risorse comuni si affaccia anche con il film Gianni Berengo Gardin’s Tale of Two Cities (ore 18, Sala Rondolino). Diretto dalla regista e storica dell’arte statunitense Donna Serbe-Davis, il lungometraggio rende omaggio a uno dei più noti fotografi italiani viventi, sottolineando soprattutto l’impegno civile che è stato uno dei tratti distintivi della sua lunga carriera. Nell’esplorare i rapporti di Berengo Gardin con la “sua” Venezia, il film si sofferma in specifico sul reportage dedicato dal fotografo, oggi novantenne, al passaggio delle grandi navi da crociera nel canale della Giudecca e davanti a San Marco: una denuncia per immagini che si è saldata con le proteste ambientaliste e che, negli ultimi anni, ha portato anche all’attenzione internazionale il problema dell’impatto dei giganti d’acciaio sui fragili equilibri della città lagunare. La proiezione sarà seguita da un incontro online con la regista Donna Serbe-Davis.
Dello sfruttamento delle risorse della terra e, soprattutto, di chi ci lavora, parla Inferru (ore 19, Sala Soldati), l’ultimo film di Daniele Atzeni. Realizzato esclusivamente con immagini di repertorio e home movies girati nei poli minerari del Sulcis-Iglesiente, il mediometraggio ci riporta alla Sardegna della metà del Novecento. Un anziano minatore, travolto da una frana mentre sta minando una galleria, sospeso nel vuoto temporale tra la vita e la morte imminente, racconta in un denso monologo il mondo di Inferru in cui ha speso la sua esistenza: un viaggio nelle memorie del sottosuolo dove, tra miseria sempre incombente, persistenti crisi economiche, condizioni di lavoro durissime, lotte e rivendicazioni sistematicamente annichilite, non sembra esistere possibilità di riscatto. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista Daniele Atzeni. Al film è abbinato il cortometraggio El oro de Cajamarca (Gold of Cajamarca), del francese Alexandre Regol, girato a Tolima, nelle Ande colombiane, dove sotto verdi terre fertili si nascondono giacimenti d‘oro su cui si sono appuntate le mire di una multinazionale e che potrebbero minacciare la pacifica esistenza degli abitanti.
Si rimane sul tema dello sfruttamento minerario e delle risorse comuni con il film in proiezione in prima serata, Sumercé (ore 19.30, Sala Rondolino), di Victoria Solano. Nel lungometraggio, la regista colombiana segue tre attivisti del suo Paese – i due leader contadini Rosita Tres e Don Eduardo e l’emergente leader politico Cesar Pachón – che si oppongono alla decisione del governo di Bogotá di concedere alle compagnie minerarie permessi di sfruttamento in un numero esponenzialmente crescente di aree rurali. Ritratto corale, il film – presentato in collaborazione con Slow Food – esplora le ragioni profonde delle battaglie di chi, in Colombia, combatte a rischio della vita, in nome dei dodici milioni di contadini che rivendicano il diritto al vitale accesso all’acqua, impedito dalle attività estrattive, e a rimanere nelle terre in cui sono nati, da cui dipendono per la propria sopravvivenza e a cui li lega un rapporto ancestrale. La proiezione sarà seguita da un incontro con Eleonora Olivero, responsabile dell’area America Latina di Slow Food, Gaetano Capizzi, direttore del Festival CinemAmbiente, e (in collegamento online) con la regista Victoria Solano e Nestor Mendieta Cruz, leader del Convivium Slow Food di Bucaramanga (Colombia). L’incontro sarà anche occasione per illustrare le nuove iniziative cinematografiche realizzate nell’ambito del progetto europeo CINE – Cinema communities for Innovation, Networks

and Environment – organizzato da Slow Food in partnership con Cinemambiente – che nelle prossime settimane saranno proposte a Torino e in Piemonte all’interno del cartellone diffuso di Terra Madre.
Sempre in prima serata, si esplora il fenomeno del nuovo attivismo ambientalista con The Troublemaker (ore 20, Sala Cabiria). Diretto dal regista inglese Sasha Snow, il film approfondisce le ragioni e le emozioni profonde di due percorsi personali molto diversi, ma approdati entrambi alla consapevolezza della gravità del fenomeno dei cambiamenti climatici e alla decisione di fare quanto possibile per contrastarlo: quello di Sylvia Dell, pensionata, madre di quattro figli, non militante estremista, ma semplice e pacifica cittadina, e quello di Roger Hallam, il fondatore radicale di Extinction Rebellion, movimento internazionale, socio-politico, nonviolento, nato due anni fa in Inghilterra in risposta alla devastazione ecologica causata dall’antropizzazione. Attraverso le loro testimonianze, il mediometraggio intende essere un invito ad abbandonare la resistenza passiva e promuovere un impegno diretto e una partecipazione collettiva alla lotta per il clima. La proiezione sarà seguita da un incontro online con il regista Sasha Snow e con Roger Hallam, fondatore di Extinction Rebellion, e Sylvia Dell, attivista, protagonisti del film. La proiezione sarà introdotta da una performance musicale di Linda Messerklinger e di Luca Vicini “Vicio” tratta da ANIMA_L, il progetto multimediale ideato dall’attrice torinese e dal bassista dei Subsonica con l’obiettivo di creare una rete di cooperazione tra artisti, studiosi e attivisti della scena contemporanea impegnati nella ricerca di nuovi linguaggi e pratiche in grado di favorire la ricostruzione e la protezione di relazioni e tessuti vitali sul Pianeta.
Ancora in prima serata, il cartellone propone Vanitas (ore 20.30, Sala Soldati), il nuovo film di Mario Brenta e Karine De Villers, vincitori della scorsa edizione del Festival con Il sorriso del gatto. Attraverso immagini e parole liberamente ispirate ai testi sacri, a poeti, pensatori e filosofi dell’Otto-Novecento, il mediometraggio si concentra sull’accanimento dell’uomo nel voler trasformare il mondo – essendone poi di fatto sempre trasformato – e sul suo ostinato tentativo, dopo la cacciata dall’Eden, di negare la propria appartenenza alla Natura, rivoltandosi contro di essa, contro le cose, contro i suoi simili, e generando guerre, distruzioni, sofferenze. La proiezione sarà seguita da un incontro con i registi Mario Brenta e Karine De Villers. Prima del film è proposto in replica il cortometraggio francese Bab Sebta (Ceuta’s Gate), di Randa Maroufi, ricostruzione di quanto accade quotidianamente sul confine di Ceuta, enclave spagnola in territorio marocchino, luogo di grande traffico di merci trasportato per lo più a mano da uomini e, soprattutto, da donne (le “porteadoras”) che fanno la spola alla frontiera tra i due Paesi.
Offre uno sguardo insolito sul problema delle popolazioni a rischio Amazonian Cosmos. Le Voyage des Amerindiens (ore 21.45, Sala Rondolino), diretto dallo svizzero Daniel Schweizer. Protagonisti del lungometraggio sono alcuni indios delle tribù amazzoniche Macuxi e Yanomami, che, su invito dell’ONG “La Société pour les Peuples Menacés”, lasciano la loro foresta – microcosmo in pericolo, ma anche mondo di spiriti luminosi, saperi ancestrali e armonia con la natura – per partecipare a un forum delle Nazioni Unite a Ginevra. La loro odissea nel mondo dei bianchi si trasforma in uno sguardo etnografico inverso, una critica sciamanica alla società dei consumi, mentre la loro convinzione che possa avverarsi a breve la profezia della “caduta del cielo sulla Terra” – con la
conseguente scomparsa dell’uomo – e che solo l’unione di tutti i leader spirituali del mondo possa scongiurarla ha molto da dire alla civiltà occidentale sul modo migliore di tutelare il Pianeta.
In seconda serata, il Festival esplora il rapporto tra umani e animali con Pariah Dog (ore 22, Sala Cabiria, e online su MYmovies), dello statunitense Jesse Alk. Vincitore di un gran numero di premi internazionali, il film ci porta in India, il Paese che ha il maggior numero di cani randagi al mondo e dove oggi ferve un accesso dibattito sulla compatibilità del discutibile primato con l’immagine di una nazione in via di rapida modernizzazione. Girato a Calcutta, il lungometraggio è un caleidoscopico ritratto della città vista, insieme, dalla prospettiva dei cani che tentano di sopravvivere nella megalopoli e di quattro compassionevoli “outsider” che, nonostante i propri scarsi mezzi, si prendono cura di loro: una storia di vite parallele in cui umani e animali condividono una condizione di marginalità in un mondo duro e indifferente. La proiezione sarà seguita da un incontro online con il regista Jesse Alk.
Sempre in seconda serata si ritorna alla mobilitazione giovanile per l’ambiente non di oggi ma di tanti anni fa con Ez, eskerrik asko. Gladysen leihoa (ore 22.30, Sala Soldati), diretto dalla regista basca Bertha Gaztelumendi e dedicato a Gladys del Estal Ferreño, l’attivista ventitreenne uccisa a Tudela il 3 giugno del 1979 dalla Guardia Civil nel corso di una manifestazione antinucleare pacifica e autorizzata. Accanto al ritratto di Gladys – diventata un simbolo dell’ambientalismo basco – e alla cronaca di quella giornata, il lungometraggio ricostruisce il clima del periodo che portò alla nascita del movimento antinucleare nei Paesi Baschi (dove allora era prevista la costruzione di una nuova centrale proprio vicino a Tudela) e nel resto del mondo. Al film è abbinato il cortometraggio Explose, della francese Cendrine Robelin, che scandisce sulle musiche di un gioioso carnevale filmati d’archivio di esplosioni nucleari a catena, in un sarcastico invito a continuare la festa.
MODALITÀ DI INGRESSO E ACCESSO. L’ingresso e l’accesso al Festival al Cinema Massimo e alla sala virtuale su MYmovies sono gratuiti e a prenotazione obbligatoria. Per i film al Cinema Massimo la prenotazione (per max 2 persone) si può effettuare sul sito www.cinemambiente.it.
Per i film online la prenotazione si può effettuare sulla piattaforma www.mymovies.it,
nell’apposita sezione dedicata ai Festival online e raggiungibile dal sito di CinemAmbiente. I film online, diffusi in contemporanea alla proiezione in sala al Cinema Massimo, sono visibili per 24 ore dal momento del rilascio.
INFO: Festival CinemAmbiente, via Montebello 15, Torino; tel. 011 8138860 [email protected], www.cinemambiente.it

PROGRAMMA DELLA GIORNATA
Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 16.00
ECOKIDS
The Beauty
di Pascal Schelbli (Germania 2019, 4’)
Un tuffo per scoprire che la plastica è una meravigliosa creatura marina… Purtroppo si tratta solo
di un sogno.
Pascal Schelbli, dopo il diploma da graphic designer, lavora con il Motion Design, Visual Effects e l’animazione. Frequenta i corsi di animazione presso la Filmakademie Baden-Württemberg, dove si diploma con il corto The Beauty.
Bowl, Paper, Fish
di Amirshahab Mahdizadeh (Iran 2020, 6’41”)
Una ragazza e un ragazzo portano con sé in riva al mare i loro pesciolini rossi. Alcuni saranno
venduti, altri troveranno la libertà.
Amirshahab Mahdizadeh, regista e critico cinematografico, si diploma alla Scuola Nazionale di Cinema di Teheran. Bowl, Paper, Fish è il suo primo cortometraggio.
Cascarita
di Jimena Barrera (Messico 2019, 4’15”)
Un giocattolo a carica si ritrova costantemente senza energia, non potendo così divertirsi con i suoi amici a batteria. Riuscirà a trovare una soluzione?
Jimena Barrera, compie gli studi di Cinema in Canada. Lavora per progetti televisivi, occupandosi di effetti visivi. Partecipa alla realizzazione di serie televisive come The 100, Smallfoot, Mulan. Come autrice è particolarmente interessata ai temi ambientali.
The Children of Lir
di Samantha Allen (Regno Unito 2019, 5’)
I figli di Lir vengono trasformati in cigni e condannati a trascorrere novecento anni senza una casa
dove tornare. Una originale rivisitazione della leggenda irlandese per riflettere sulla
contemporanea “cultura dello scarto”.
Samantha Allen si laurea alla Cardiff Metropolitan University. Animatrice specializzata in stop motion, utilizza diversi materiali, dalla carta e i tessuti agli imballaggi.
La Chimai y la tormenta (The Chimai and the Storm)
di David Bisbano (Argentina 2020, 8’)
Dopo una forte tempesta, la vecchia Chimai, curatrice spirituale, si prende cura del bosco, soprattutto del grande albero che è stato abbattuto. Vi troverà una sorpresa inaspettata e la rivelazione di un grande potere.
David Bisbano si diploma alla Scuola Superiore di Cinematografia di Buenos Aires. Lavora in ambito sperimentale, fotografico e pubblicitario, realizzando vari cortometraggi. Tra i suoi film: María y Juan (2005), Valentino y el clan del can (2006), Rodencia y el diente de la princesa (2012), El tambor y la sombra (2016).
The Christmas Tree that Became a Carrot
di Puha Adrian (Romania 2020, 3’)
In natura non esistono rifiuti. Tutto si trasforma.
Adrian Puha, dopo aver lavorato a lungo in ambito televisivo in Romania e a Londra, si ritira a vivere in campagna, iniziando a curare progetti sullo sviluppo sostenibile in agricoltura. Così nasce la mini serie di cortometraggi Bites of Nature, di cui fa parte The Christmas Tree.

Eden
di Rodrigo Canet, Eva Urbano (Spagna 2019, 4’)
Rufina sta per trascorrere una giornata in campagna, immersa nella pace e nella natura. Ma sarà così semplice come sembra?
Rodrigo Canet, dopo gli studi di Produzione video, dirige numerosi corti, tra cui El masaje, Litio, @Recuerdos, Abril, Gamers, Basura comida selezionati e premiati in vari festival internazionali.
Eva Urbano è produttrice. Eden è il suo primo cortometraggio da regista e sceneggiatrice.
Embríon (Embryo)
di Pablo Gutierrez (Colombia 2019, 5’)
Il processo di “costruzione” di un uccello, dalla sua nascita al suo primo impatto con il mondo esterno.
Pablo Gutierrez nel 2009 si diploma alla Scuola di Cinematografia di Bogotà. Appassionato di documentario a tema sociale e di animazione in stop motion, realizza Chirriadísimo (2010), DNA (2010), La Pileta (2011), El Mono Ardilla (2011), The Land of Columbus Bathes in the Blood of Heroes (2011).
Entre Baldosas (Cracks in the Pavement)
di Nicolas Conte (Argentina 2019, 9’)
L’amicizia tra un fiore bellissimo e delicato, spuntato nell’asfalto della città, e un bidone della spazzatura che cerca di proteggerlo.
Nicolás Conte, sound e image designer, si specializza in stop motion, realizzando alcuni cortometraggi premiati in numerosi festival internazionali. Nel 2015, con il supporto dell’Instituto Nacional de Cine y Artes Audiovisuales, dirige la serie animata per bambini La Tierra en mis manos.
The Flat
di Lev Volshin (Repubblica di Moldavia 2019, 1’)
Ognuno di noi produce spazzatura. Sempre e ovunque. Ma quale sarà la destinazione finale di tutti questi rifiuti?
Lev Voloshin si diploma presso l’Accademia musicale e di Belle Arti di Chisinau. Lavora come animatore e concept designer per gli studi di animazione Simpals e Wizart. Nel 2019, oltre a The Flat, realizza The Ocean e Garbage Tree, tutti dedicati all’inquinamento.
La Sieste (The Nap)
di Catherine Ricoul (Francia 2019, 3’)
Marcel è un “topo da giardino”. La coltivazione delle piante richiede un certo sforzo e pazienza. Dopo il giardinaggio, Marcel si fa un meritato pisolino…
Catherine Ricoul è una video artista e regista che lavora tra Marsiglia e Berlino. Alterna il documentario con l’animazione, concentrandosi maggiormente su temi ambientali. Oltre a The Nap, nel 2019 realizza The Crossing e Draw Me a Raft, seguiti nel 2020 da Demopolis.
Windbreak
di Ágnes Győrfi (Ungheria 2020, 7’)
Immagini dell’infanzia trascorsa con i nonni in campagna prendono vita in una composizione intima e al contempo universale.
Ágnes Győrfi compie gli studi di animazione presso la Moholy-Nagy University of Art. Frequenta corsi di specializzazione a Lisbona e all’Institute of Arts Seni Surakarta in Indonesia.
Cinema Massimo – Sala Rondolino – ore 16.15
A letto con la cena
di Silvia Pesce (Italia 2020, 11’)
Torino, emergenza Covid-19. D’un tratto, tutte le emergenze dimenticate riemergono più forti di
prima. La testimonianza di chi, dal basso, ha messo in atto soluzioni solidali per far fronte alle
problematiche della crisi alimentare e fare in modo che tutti, malgrado il Coronavirus, possano
andare “a letto con la cena”.
Silvia Pesce, dopo gli studi al Liceo artistico, esperienze teatrale e circensi, si forma come tecnico di produzione video. Frequenta la Scuola di cinema di Ostana e nel 2018 realizza Di pari passo, suo primo lungometraggio.
Al termine della proiezione incontro con Giulia Farfoglia e Chiara Fiore, Associazione Eufemia
a seguire
Lords of Water
di Jérôme Fritel (Francia 2019, 52’)
Dopo l’oro e il petrolio, è il momento della corsa all’acqua. L’incremento demografico è in continua crescita, l’agricoltura si sta espandendo, mentre la crisi ambientale si sta avvicinando a un punto di non ritorno. In tale scenario, ovunque nel mondo, la domanda di acqua rischia di diventare una questione esplosiva, tanto che si prevede che entro il 2050 almeno una persona su quattro vivrà in un paese colpito da ricorrenti carenze idriche. Tutto ciò è abbastanza per indurre i colossi finanziari ad affrettarsi a investire miliardi in questo settore, dando inizio a una vera e propria guerra per il monopolio dell’acqua. Una lotta che si consumerà oltre che sul fronte economico, su quello ideologico, politico e ambientale e da cui dipende il destino della popolazione mondiale.
Jérôme Fritel, giornalista, esordisce nella regia con Goldman Sachs, The Bank that Rules the World (2012). Realizza numerosi documentari di indagine per vari canali televisivi, tra cui Mittal, the Hidden Face of the Empire (2014), Fighting ISIS, behind the Global Power Struggle (2017), tutti premiati e trasmessi su ARTE. Dal 2008 è caporedattore del settimanale internazionale di informazione L’Effet Papillon su Canal+.
Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 16.30
Once You Know
di Emmanuel Cappellin (Francia 2020, 104’)
Oggi, come una nave che entra nella tempesta, la civiltà industriale si trova a dover affrontare i gravi sintomi di una crisi energetica e climatica che sembrano irreversibili. Emmanuel Cappellin decide così di confrontarsi con i massimi scienziati ed esperti sul campo. In una sorta di viaggio intimista e tormentato, il regista mette in discussione le proprie certezze e condivide con loro gli interrogativi, le paure, le verità, il caos e la speranza, nella coraggiosa ricerca di una via d’uscita. Infine, il ritorno a Saillans, il suo piccolo villaggio di montagna, un laboratorio a cielo aperto e a grandezza naturale, dove tutto diventa di nuovo possibile: avere un figlio, attuare una democrazia partecipativa, avviare una transizione energetica. I primi passi, forse, verso una sorta di resilienza collettiva.
Emmanuel Cappellin studia scienze climatiche e ambientali alla McGill University di Montréal e cinema a Berkeley. Dopo l’esperienza al fianco dell’animatore Frédéric Back nel 2006, realizza brevi documentari in co-regia e per i canali ARTE e France3. È assistente alla regia al fianco di Yann Arthus-Bertrand in Human (2015) e direttore della fotografia in Woman (2019). Once You Know è il suo primo lungometraggio.

Xké – Il Laboratorio della curiosità (via Gaudenzio Ferrari 1) – ore 16.00 – 18.00
Ri/Uso a catena
Installazione temporanea davanti al cinema Massimo: una grande “chain reaction” realizzata grazie alla messa in circuito di 800 pezzi di scarti industriali a cui si restituirà poi una terza vita, recuperandoli e rimettendoli nel ciclo del riuso.
Progetto creativo, artistico e di partecipazione finalizzato al reimpiego di scarti di lavorazione, ideato dall’Associazione OffGrid, MAcA – Museo A come Ambiente, Xkè? Il laboratorio della curiosità con il coinvolgimento della Città di Torino – Iter attraverso il centro di riuso creativo Remida di via Modena e la collaborazione dell’Associazione Asai.
Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 17.30
Máxima
di Claudia Sparrow (USA/Perù 2019, 89’)
Circondata dalle splendide montagne e laghi della Cordigliera peruviana, Máxima Acuña si dedica all’agricoltura e alla pastorizia. Lei, insieme alle famiglie vicine, è cresciuta con la profonda consapevolezza che la terra e l’acqua sono parte integrante della vita e che perciò devono essere protette a tutti i costi. Il progetto di espansione di Yanacocha, la miniera d’oro più grande dell’America Latina, proprietà della società statunitense Newmont Mining Corporation, irrompe drammaticamente nella vita di queste popolazioni indigene. Intimidazioni, sgomberi forzati, violenza e procedimenti penali non fermano la lotta instancabile di Máxima e, con il suo canto di amore per la terra, la seguiamo dalla Corte Suprema peruviana alle porte della Banca Mondiale a Washington DC, fino all’assegnazione del Goldman Environmental Prize nel 2016.
Claudia Sparrow, nata e cresciuta a Lima, è considerata una delle più promettenti cineaste del Perù. Il suo lavoro di diploma presso l’American Film Institute El Americano (2009) vince l’Emmy Award, mentre il film successivo, I Remember You (2015), esce anche in una versione teatrale e in VOD.
Al termine della proiezione incontro con Paola Ramello, coordinamento America Latina Amnesty International Italia, e online la regista, Riccardo Noury, portavoce Amnesty International Italia, e Pablo Ricardo Abdó, avvocato per i diritti umani Grufides/EarthRights International
Cinema Massimo – Sala Rondolino – ore 18.00
Gianni Berengo Gardin’s Tale of Two Cities
di Donna Serbe-Davis (USA 2019, 61’)
Venezia. La sua storia, la sua magnificenza, la sua fragilità. Attraverso lo sguardo di Gianni Berengo Gardin, tra i più grandi fotografi italiani viventi, siamo condotti in un viaggio insolito, che ci aiuta a riscoprire la parte più intima e autentica della città lagunare, oggi snaturata da un turismo di massa incontrollato. Veneziano di nascita, Berengo Gardin racconta se stesso e la sua sessantennale carriera con una serie di immagini suggestive. Ultime della serie, quelle che testimoniano la presenza delle grandi navi da crociera e il conseguente pericolo per la salvaguardia del patrimonio architettonico della città. Un messaggio forte e determinante, capace di attirare l’attenzione generale sul problema e di contribuire alla costituzione di un movimento civile di opposizione a politiche commerciali scellerate.
Donna Serbe-Davis storica dell’arte, docente universitaria, coordinatrice e consulente di progetti internazionali, con esperienza al Solomon R. Guggenheim Museum di New York e alla George Segal Gallery di Montclair. Si occupa di conservazione del patrimonio culturale e naturale per la Global Heritage Learning Initiative, con cui collabora anche in veste di regista e produttrice.
Al termine della proiezione incontro online con la regista

Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 19.00
El oro de Cajamarca (Gold of Cajamarca)
di Alexandre Regol (Francia 2019, 15’)
Immagini realizzate in 16mm ritraggono le montagne di Tolima, nelle Ande colombiane, ai cui piedi si estendono le terre fertili della Valle di Cajamarca. Ma sotto quei campi coltivati, invisibili giacimenti d’oro potrebbero stravolgere per sempre il paesaggio. A volte con la sola voce, a volte accettando di mostrare i loro volti, gli abitanti di Cajamarca si svelano, pronti ad affrontare la minaccia di una potente multinazionale mineraria.
Alexandre Regol, dopo gli studi in produzione cinematografica e tecniche audiovisive, inizia a lavorare come assistente alla regia in film di finzione. Da sempre attratto dalla fotografia, sperimenta processi analogici dando vita a propri progetti.
a seguire
Inferru
di Daniele Atzeni (Italia 2019, 38’)
Inferru, ex zona mineraria del Sulcis-Iglesiente in Sardegna. Seconda metà del Novecento. Un anziano minatore, stanco e malato, viene travolto da una frana mentre sta minando una galleria. Sospeso in un vuoto temporale tra la vita e la morte imminente, l’uomo racconta il mondo di Inferru attraverso un immaginifico monologo esistenziale, mescolando passato, presente e oscure premonizioni sul futuro. Per mezzo dell’utilizzo di materiali d’archivio, il film rappresenta un ipnotico viaggio tra gli ultimi disperati, folli e al contempo lucidissimi pensieri del protagonista, il
quale cerca di chiudere definitivamente i conti con la società e con la propria coscienza.
Daniele Atzeni si diploma alla Nuova Università di Cinema e Televisione di Roma. Realizza documentari occupandosi di lavoro, trasformazioni sociali, recupero della memoria storica, ritratti biografici. Conduce laboratori di cinema nelle scuole, associazioni e centri di recupero per persone svantaggiate. Tra i suoi lavori: Sole nero (2010), I morti di Alos (2011), Madre Acqua. Frammenti di vita di Sergio Atzeni (2015).
Al termine della proiezione incontro con il regista
Cinema Massimo – Sala Rondolino – ore 19.30
Sumercé
di Victoria Solano Ortega (Colombia/Regno Unito 2019, 83’)
La Colombia possiede la maggiore estensione di paramo nel mondo: un ecosistema straordinario e unico situato nelle zone montuose tra i 2.900 e i 5.000 metri di altezza. Le popolazioni andine, dedite all’agricoltura e presenti da generazioni in questo straordinario bioma, oggi sono più che mai vulnerabili, spinte dagli interessi delle grandi multinazionali minerarie ad abbandonare la loro terra. Nella provincia di Boyaca, eccezionale risorsa idrica del Paese, il vecchio attivista Don Eduardo, i leader contadini César Pachón e Rosita Tres affrontano una macchina potente e inesorabile pronta a trasformare l’area in un sito di estrazione del carbone. Tre storie differenti che ritraggono una storia universale: la lotta per la sopravvivenza di un’antica cultura e del suo habitat millenario.
Victoria Solano Ortega, laureatasi in Cinema all’Università di Bogotà consegue un master in giornalismo in Argentina. Nel 2012, con Marco Cartolano, fonda la Clementina Films. Il suo primo documentario 9.70, sugli scioperi dei contadini colombiani, è incluso nel Good Pitch Buenos Aires 2013 e trasmesso in televisione con grande successo. Realizza docuserie per varie emittenti televisive e nel 2017 dirige Antequera. Los Presidentes que no fueron.
Al termine della proiezione incontro con Eleonora Olivero, responsabile area America Latina di Slow Food, Gaetano Capizzi, direttore del Festival CinemAmbiente, e, in collegamento online, la regista, e Nestor Mendieta Cruz, leader del Convivium Slow Food di Bucaramanga, Colombia

Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 20.00
The Troublemaker
di Sasha Snow (Regno Unito 2020, 56’)
Le idee e le emozioni che stanno alla base di una sempre più crescente protesta civile globale come reazione ai cambiamenti climatici, alle loro cause e ai loro effetti. Attraverso le storie e il percorso di presa di coscienza di Roger Hallam, co-fondatore del movimento Extinction Rebellion, e di Sylvia Dell, lavoratrice informatica in pensione, il film documenta la più grande mobilitazione per la crisi globale che sia mai avvenuta nella storia britannica. Cittadini comuni, sensibili alla giustizia e alla pace, risvegliatisi, in molti, dal torpore di un problema considerato remoto e astratto. Dinanzi alla resa dei conti finale, il “piantagrane”, con uno sguardo rivolto al passato e al futuro, ha motivazioni concrete per uscire dalla passività, scegliendo l’azione diretta e la partecipazione collettiva.
Sasha Snow lavora come fotografo di architettura prima di entrare alla BBC come montatore cinematografico. Grazie a una borsa di studio BAFTA, si specializza nella regia di documentari presso la National Film & Television School in Inghilterra. La sua ricerca è spesso orientata all’incontro tra finzione e documentario. Ricordiamo Artic Crime and Punishment (2002), Conflict Tiger (2006) e Hadwin’s Judgment (2015).
Al termine della proiezione incontro online con il regista, Roger Hallam, fondatore di Extinction Rebellion e Sylvia Dell, attivista, protagonisti del film
Introduce la proiezione la performance musicale tratta da ANIMA_L, progetto multimediale ideato da Linda Messerklinger e prodotto con Luca Vicini “Vicio”, rete di cooperazione fra artisti, studiosi e attivisti della scena contemporanea, alla ricerca di nuovi linguaggi e pratiche che possano generare benessere per esseri umani, animali e piante.
Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 20.30
Bab Sebta (Ceuta’s Gate)
di Randa Maroufi (Francia/Marocco 2019, 19’)
La Porta di Ceuta, enclave spagnola in terra marocchina, teatro di un intenso traffico di prodotti venduti a prezzi scontati. Migliaia di persone vi lavorano e altrettante la attraversano, in un passaggio tra i due continenti osservato nella sua ciclicità.
Randa Maroufi si laurea presso l’Istituto Nazionale di Belle Arti di Tetouan in Marocco, l’École Supérieure des Beaux- Arts di Angers e Le Fresnoy in Francia. Incentrati sull’allestimento di corpi in spazi pubblici o privati, i suoi lavori vengono presentati in importanti mostre collettive, eventi di arte contemporanea e festival cinematografici internazionali.
a seguire
Vanitas
di Mario Brenta, Karine De Villers (Italia 2020, 55’)
Fin dalla sua apparizione sulla Terra, l’uomo si accanisce a voler dominare il mondo e trasformarlo a propria immagine, ma ne è di fatto sempre trasformato. Dopo la cacciata dal Paradiso Terrestre ha cercato ostinatamente di negare la propria appartenenza alla Natura, rivoltandosi contro di essa, contro le cose, contro i suoi simili, contro persino i suoi stessi fratelli. Di qui, all’ombra della menzogna del progresso: guerre, distruzioni, sofferenze, schiavitù, follia… Una lotta senza fine che si ripete sempre uguale attraverso i secoli e le generazioni, tra desiderio e realtà, tra realtà e illusione.
Mario Brenta, regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, dirige Vermisat (1974), Maicol (1988), Barnabò delle montagne (1994), premiati nei maggiori festival internazionali. Cofondatore con Ermanno Olmi della scuola laboratorio Ipotesi Cinema, è docente presso l’Università di Padova.

Karine de Villers, archeologa e storica dell’Arte, esordisce con Je suis votre Voisin (1990), FIPA d’Oro a Cannes. Seguono Le petit Château (1998), Luc de Heusch, une Pensée sauvage (2007).
Negli ultimi dieci anni i due artisti firmano la co-regia di Calle della pietà (2010), Agnus Dei (2012), Black Light (2015), Corpo a corpo (2014), Delta Park (2017), Il sorriso del gatto (2018), vincitore della 22^ edizione di CinemAmbiente.
Al termine della proiezione incontro con i registi
Cinema Massimo – Sala Rondolino – ore 21.45
Amazonian Cosmos. Les Voyage des Amerindiens
di Daniel Schweizer (Svizzera 2019, 87’)
Su invito della ONG Society for Threatened Peoples, gli indigeni delle tribù amazzoniche Macuxi e Yanomami accettano di recarsi a Ginevra presso le Nazioni Unite per dare voce ai propri diritti. Una delegazione lascia le profondità della foresta, un mondo di spiriti luminosi, di conoscenze ancestrali e di armonia con la natura, eppure indebolito e in pericolo. È soltanto con l’unione di tutti i leader spirituali del mondo che l’antica profezia dell’imminente “Caduta del cielo sulla Terra” potrà essere scongiurata. Il viaggio nella “terra dei bianchi” si trasforma, così, in uno sguardo etnografico inverso, un punto di osservazione sciamanico sulla società dei consumi, che, penetrando nel cuore delle rispettive differenze, induce a ripensare all’idea di salvaguardia dell’equilibrio del nostro Pianeta.
Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 22.00
Pariah Dog
di Jesse Alk (USA 2019, 77’)
Decine di migliaia di cani con abitudini di vita randagia vivono e muoiono per le strade delle metropoli indiane. Si tratta dei cani paria, una delle razze più antiche, così chiamati perché vivono emarginati all’interno delle comunità ma pur sempre a contatto con l’essere umano. Su di loro e sull’opportunità di continuare ad accettare tale convivenza in un India moderna e in rapido sviluppo, è in corso un acceso dibattito. Girato in tre anni, il film dipinge un’immagine caleidoscopica della città di Calcutta, tra le più densamente popolate al mondo, vista attraverso il prisma di quattro diversi personaggi e dei cani di cui si prendono cura. Un destino simile, fuori luogo e tempo, in un mondo che sentono indifferente e duro. La loro risposta è mostrare compassione e amore alle creature che soffrono.
Jesse Alk dopo la laurea presso la University of California di Santa Cruz, prosegue gli studi alla Tisch School of the Arts di New York e alla MFA di Los Angeles per le arti cinematografiche, televisive e teatrali. Lavora come direttore della fotografia e montatore. Pariah Dog è il suo primo lungometraggio.
Al termine della proiezione incontro online con il regista
Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 22.30
Explose
di Cendrine Robelin (Francia 2020, 5’)
Sulle note e i canti ebbri di un carnevale, esplosioni nucleari si riproducono a catena. E la festa continua!
Cendrine Robelin, artista visiva, compositrice e filmmaker, esordisce nella regia con La Lucarne des rêves (2017), lungometraggio sperimentale presentato al Festival Visions du Réel e a numerosi altri festival internazionali.
Daniel Schweizer, cineasta e produttore indipendente, si forma all’École Supérieure d’Art Visuel di Ginevra e all’ESEC di
Parigi. Dal 1994, quando realizza Vivre Avec, si dedica esclusivamente al documentario, ottenendo importanti riconoscimenti internazionali. Tra gli altri, dirige Dirty Paradise (2009), Dirty Gold War (2015) e Trading Paradise (2017),
tutti presentati nelle scorse edizioni di CinemAmbiente.

a seguire
Ez, eskerrik asko! Gladysen Leihoa
di Bertha Gaztelumendi Caballero (Spagna 2019, 66’)
Tudela, Spagna, 3 giugno 1979. Sullo sfondo delle proteste anti-nucleari organizzate in tutto il mondo dopo l’incidente di Three Mile Island negli USA, un ritratto appassionato di Gladys del Estal Ferreño, la giovane attivista ambientale colpita mortalmente alla testa da uno sparo della Guardia Civil. Il racconto intimo di una vita spezzata a soli ventitré anni, durante una manifestazione pacifica e legalmente autorizzata, ci introduce nella documentazione più ampia e dettagliata di un preciso contesto storico da cui prese vita quel movimento ecologista, fortemente sostenuto dalla comunità basca. La lotta per impedire la costruzione di centrali nucleari nel nord della Spagna si intreccia con le tensioni scaturite dall’omicidio di Gladys, in un lavoro sulla memoria di grande attualità.
Bertha Gaztelumendi Caballero, giornalista e produttrice, dal 2003 al 2010 lavora in America Latina come corrispondente. Debutta nella regia con il documentario Mariposas en el hierro (2012), seguito da Nigar franko egingo zuen aitak (2014), Good Companies (2015), Volar (2017). Attualmente è ricercatrice presso la cattedra di Diritti umani dell’Università dei Paesi Baschi.


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Eventi

A Pontechianale il 25 e 26 luglio la 3ª edizione della Festa delle Alpi – Fête des Alpes

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Il 25 e 26 luglio 2026, Pontechianale nel cuore della Valle Varaita ospiterà la 3ª edizione della Festa delle Alpi – Fête des Alpes, l’evento transfrontaliero che mette in luce il patrimonio culturale, territoriale e umano delle Alpi, aprendo il dialogo su tematiche ambientali, sociali ed economiche dell’identità alpina, esplorando il futuro delle montagne per le nuove generazioni.

Due giornate di festa, incontri, degustazioni, spettacoli, sport e tanto divertimento per celebrare le comunità alpine e rafforzare il dialogo tra territori uniti da una storia e da sfide comuni. Non mancare!

Dopo il Piccolo San Bernardo nel 2024 e il Moncenisio nel 2025, l’importante evento transfrontaliero approda quest’anno ai piedi e sulla vetta del Colle dell’Agnello, il valico stradale più alto d’Europa, un’area storicamente unita dalla lingua occitana e da radici comuni.

Guidata dagli slogan “Stay young, live the mountains” e “Abitare le Alpi, costruire il futuro”, la manifestazione celebra lo storico legame di amicizia tra Piemonte, Valle d’Aosta e i dipartimenti francesi di Savoia e Hautes-Alpes. Il programma delle due giornate unisce momenti di riflessione politica e culturale a grandi appuntamenti popolari, sportivi e gastronomici.

Questo evento rappresenta una celebrazione e, al tempo stesso, una vetrina fondamentale per fare il punto sulle politiche transfrontaliere tra Piemonte e regioni francesi confinanti. Al centro del dibattito si trovano i fondi strutturali europei e i programmi di cooperazione, con particolare attenzione agli strumenti che da anni intervengono sui territori alpini di confine. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita dei residenti e favorire il ripopolamento di queste aree attraverso risposte concrete alle sfide comuni, quali la transizione ecologica, la digitalizzazione, la gestione della sicurezza nei territori montani e la creazione di nuove opportunità occupazionali per i giovani.

Tutte le iniziative, i laboratori, le prove in SUP, le visite guidate e le degustazioni sono gratuiti. Per lo show cooking e l’escursione al Bosco dell’Alevé la prenotazione è obbligatoria fino a esaurimento dei posti disponibili.

Un punto informativo turistico dedicato è attivo a Pontechianale a cura dell’Unione Montana Valle Varaita e dell’ATL Cuneese.

La Festa delle Alpi – Fêtes des Alpes è organizzata da Regione Piemonte – Assessorato allo Sviluppo e promozione della montagna, con il supporto di Visit Piemonte. Collaborano all’evento: Provincia di Cuneo, Camera di commercio di Cuneo, Unione Montana Valle Varaita, Comune di Pontechianale, Comune di Molines-en-Queyras, Dipartimenti Savoia e Hautes-Alpes, Région Sud-Provence-Alpes-Côte-d’Azur, ATL Cuneese, UNCEM, Fondazione Emile Chanoux, Fondazione CRC, Cassa di Risparmio di Saluzzo, Mirabilia e Lauretana.

Le giornate della Festa delle Alpi – Fête des Alpes

 Sabato 25 luglio: dall’accordo transfrontaliero ai talk sul clima e allo show cooking

Il sipario si alza la mattina di sabato 25 luglio all’interno dello spazio polifunzionale del Comune di Pontechianale (l’Agorà delle Alpi): alle 10:30 “La nuova politica alpina: un’alleanza per il futuro delle montagne”, presentazione della Strategia di cooperazione transfrontaliera integrata elaborata nell’ambito del Progetto Interreg Italia-Francia ALCOTRA A MONT e alle 11:15 la firma dell’accordo transfrontaliero.

Da qui le attività si spostano in quota: alle ore 12:30 il Colle dell’Agnello fa da cornice alla conferenza stampa italo-francese di inaugurazione, un momento fortemente simbolico per sancire la cooperazione tra i due versanti.

Nel pomeriggio i contenuti diventano centrali grazie a quattro importanti tavoli di discussione a partire dalle ore 15:00. L’apertura è affidata al confronto dedicato alle sfide transfrontaliere e alla nuova programmazione 2028-2034 con “Oltre il confine: quando le Alpi costruiscono il futuro insieme” che vede la partecipazione dell’assessore regionale Marco Gallo, del presidente della Savoia Hervé Gaymard, dell’assessore della Regione Autonomia Valle d’Aosta, Leonardo Lotto e dei rappresentanti della Camera di commercio di Cuneo e della Comunità dei Comuni Guillestrois-Queyras, con l’intervento dell’Autorità di Gestione ALCOTRA.

A seguire, i talk mettono al centro il cambio generazionale e la sostenibilità. Si comincia con l’incontro “Tutta un’altra vita”, incentrato sui giovani nuovi abitanti delle Alpi con le testimonianze dei partecipanti al progetto della Città Metropolitana di Torino “Vivere e lavorare in montagna”.

Si prosegue con “Custodi delle Alpi”, uomini e donne al servizio della montagna”, un focus sulle nuove competenze richieste ai professionisti della montagna, alle guide alpine e agli accompagnatori del progetto PRO-ALP di fronte ai mutamenti del clima. Inserito nel programma transfrontaliero Interreg ALCOTRA 2021-2027, il progetto punta ad accompagnare l’adattamento e la transizione delle tipiche attività alpine. Le azioni concrete prevedono la formazione sui rischi naturali ed economici, la costruzione di scenari climatici futuri e il supporto a oltre 200 imprese del settore per diversificare le fonti di reddito, garantendo la sicurezza e la vitalità economica del territorio montano.

Infine, lo spazio di approfondimento “La montagna che verrà, le Alpi nell’era del cambiamento climatico” mette in luce come l’arco alpino si trovi tra i territori europei maggiormente esposti a questi fenomeni, rappresentando un osservatorio privilegiato delle trasformazioni ambientali in corso. Dalla gestione del rischio alla tutela delle risorse naturali, dalla capacità di adattamento della popolazione locale alla pianificazione territoriale, le politiche per la montagna sono chiamate a coniugare conoscenza scientifica, flessibilità e sviluppo sostenibile. Il confronto tra ricerca, istituzioni e operatori offrirà una riflessione concreta sulle strategie necessarie per accompagnare il futuro dei territori alpini e rafforzarne la capacità di affrontare le sfide del nostro tempo.

Parallelamente ai dibattiti, Pontechianale si anima con l’avvio del Villaggio delle Alpi e delle sue aree Street Food e artigianato. Tra i momenti salienti del pomeriggio spicca lo show cooking “SpaccaRavioles” con la chef Katia Giordanino all’interno della Casa delle Alpi, uno spazio dedicato alla storia e alla preparazione delle tipiche raviole della Valle Varaita. Per gli amanti dello sport, sul Lago Castello debutta l’area Active con le prove guidate di Stand Up Paddle (SUP) insieme agli istruttori della FISSW, affiancata dallo spazio “Gioco in bici” di Federciclismo Piemonte dedicato ai più piccoli.

La serata di sabato si accende alle 20:00 con lo spettacolo di circo contemporaneo curato dall’Associazione Ideagorà nell’ambito del celebre Festival Mirabilia.

Domenica 26 luglio esperienze d’impresa innovative, il premio “Nuove Alpi” e la guida Lonely Planet

La giornata di domenica 26 luglio si apre all’insegna delle nuove imprenditorialità e scelte di vita e lavoro nelle terre alte. Alle 10:15 l’Agorà delle Alpi ospita l’incontro “Una montagna di opportunità”- laboratorio di imprenditorialità, innovazione e creatività “Dal Piemonte alla Carnia”, moderato dal giornalista Gian Luca Gasca, scrittore, viaggiatore e direttore editoriale di Montagna.tv.

Il pomeriggio domenicale riserva altri due appuntamenti di rilievo: alle 14:00 la cerimonia “Premio Nuove Alpi”, dedicata a chi ha scelto di costruire un progetto di vita in quota, seguita alle 15:00 dalla presentazione ufficiale della nuova “Il Piemonte delle montagne” realizzata in collaborazione con Lonely Planet Italia: interviene l’autore Denis Falconieri.

Per l’intera giornata, la Casa delle Alpi delizia il pubblico con due live show cooking e quattro degustazioni guidate di prodotti agroalimentari, curate dall’Unione Montana della Valle Varaita. Chi preferisce immergersi nella natura può partecipare alla splendida escursione guidata nel Bosco dell’Alevé, la più grande cembreta d’Europa, con la possibilità di pranzare in rifugio. I laboratori musicali per bambini “Pluff”, le visite al suggestivo borgo di Chianale e l’ingresso al Museo del Costume completano il ricco calendario di iniziative fino alla chiusura dell’evento, prevista per le ore 18:00.


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Eventi

Dal 27 agosto al 12 settembre 2026 ritorna Earthink Festival – Goccia a Goccia

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Dal 27 agosto al 12 settembre 2026 ritorna Earthink Festival. Goccia a Goccia è il titolo della XVma edizione che anche quest’anno si svolgerà tra l’Astigiano, la Valchiusella e Torino.

Goccia a Goccia richiama in una sola parola la temporalità propria del festival, un lavoro lento, costruito, fatto di piccoli gesti, di scelte individuali in cui ogni voce ascoltata è pensata per costruire qualcosa di più grande, un percorso che prosegue nel tempo, che lavora per tenere insieme l’arte e il territorio, le persone e i luoghi.

Earthink Festival, nato nel 2012 anni fa da un’idea dell’attuale direttrice artistica Serena Bavo , come primo festival teatrale in Italia ad utilizzare il linguaggio performativo per promuovere stili di vita sostenibili, è cresciuto costantemente nel tempo, ha allargato i confini, ha cambiato forma, ha incontrato artisti e pubblico nuovi. È diventato itinerante, ha abbracciato più territori, ha sperimentato linguaggi diversi, ma non ha mai perso la sua anima: quella di un festival che cammina con chi lo segue, che ascolta, che pensa a una forma di cultura senza rumore, goccia dopo goccia. La scelta dei luoghi in cui operare, marginali o decentrati non è stata nel tempo solo logistica, ma ha avuto una precisa valenza, quella di portare le arti performative dove l’offerta culturale è più fragile e dove la relazione con il paesaggio e con le comunità può generare nuovi significati.

In linea con la propria missione, Earthink Festival continua a porre al centro i temi della sostenibilità nelle sue dimensioni ambientali, economiche e sociali, attraverso il linguaggio artistico. La programmazione si sviluppa, in linea con le edizioni precedenti, in spazi outdoor e naturali a basso impatto, valorizzando la luce naturale e coinvolgendo piccoli comuni del Piemonte e quartieri periferici della città di Torino.

L’edizione 2026 consolida la rete di collaborazioni costruita negli anni con la Valchiusella, Torino e l’Astigiano, rafforzando la partecipazione delle comunità locali e il coinvolgimento delle giovani generazioni. Al centro del progetto vi sono le persone, la loro capacità di generare cambiamento, di prendersi cura dei territori e di promuovere un senso condiviso di appartenenza e responsabilità.

Queste le parole di Serena Bavo direttrice artistica del Festival sul tema e sui contenuti scelti per questa edizione; “Da quindici anni Earthink prova a costruire un dialogo tra arte, ambiente e comunità. Con Goccia a Goccia continuiamo a interrogarci su come abitare il presente senza rinunciare alla complessità. Lo facciamo attraversando territori diversi, dalle aree interne ai contesti urbani, mettendo in relazione artisti, cittadini, paesaggi e saperi. Crediamo che la cultura non debba limitarsi a raccontare il cambiamento, ma possa contribuire a generarlo, creando occasioni di incontro, immaginazione e partecipazione. Perché ogni trasformazione, anche la più grande, inizia sempre da una goccia.”

La programmazione artistica 2026 riflette pienamente il tema #GocciaAGoccia, attraverso un dialogo tra ricerca contemporanea, partecipazione e impegno civile. Il festival ospita debutti assoluti e prime regionali, sostenendo la scena emergente e i giovani artisti under 35. Le residenze artistiche diventano spazi di creazione e confronto con le comunità locali, trasformando il territorio in parte attiva del processo artistico. Accanto alle nuove generazioni trovano spazio protagonisti della scena nazionale come il progetto Atlante delle Rive di Marco Paolini e lo spettacolo 400 di Beppe Casales, dedicato ai temi ambientali. Completano il programma due cicli autunnali di approfondimento su sostenibilità, parità di genere ed educazione affettiva, diritti, lavoro e comunità, ampliando nel tempo il dialogo tra arte, territorio e cittadinanza,

Earthink Festival #GocciaAgoccia è un progetto di Tékhné, con il sostegno di Regione Piemonte, Lavazza, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e Cooperativa Astra.

La tappa di Torino è finanziata dall’Avviso pubblico ‘Circoscrizioni, che spettacolo… dal vivo! 2026

Gli spettacoli

Il Festival inizia il suo viaggio sul territorio Astigiano con un cartellone di spettacoli tutti ospitati dal 27 al 30 agosto nella sede della Cantina La Corte in frazione Casabianca – Asti.

Inaugurazione giovedì 27 agosto alle ore 16 e alle 18 con lo spettacolo (T)ESSERE GIARDINO – UN’ESPERIENZA DI COLLABORAZIONE TRA (U)MANI di Angela Ruozzi, un’installazione performativa che intreccia materiali naturali per creare un sipario sospeso che dialoga con lo spazio e con lo spettatore. Attraverso la pratica dell’intreccio di erbe, piante officinali e steli, guidati dall’artista ambientale Antonella De Nisco e dall’ascolto in cuffia di suoni e parole, i partecipanti prendono parte a un’esperienza poetica e immersiva. In relazione tra loro e con l’ambiente, si immergono in un “giardino d’aria e profumo”, vivendo un contatto diretto e sensoriale con la natura.

Alle ore 21 la proiezione di La mia preghiera al mare nell’ambito della collaborazione con la rassegna Cineambiente.

Venerdì 28, alle ore 19.30, appuntamento con REC2030 Live – Atlante delle Rive, il format ideato da Tékhné APS intreccia teatro, musica e divulgazione per raccontare la sostenibilità in modo coinvolgente e accessibile. Ospite della serata sarà Marco Paolini, protagonista di un dialogo informale con Serena Bavo e Agnese Vigorelli, ideatrici del progetto, tra racconti, musica e riflessioni sui temi dello sviluppo sostenibile per la narrazione del progetto di Marco Paolini “Atlante delle Rive” realizzato da La Fabbrica del Mondo e Joele Film. Atlante delle Rive, il progetto triennale che unisce teatro e territorio per esplorare il rapporto tra comunità e risorse idriche, racconta la complessità del mondo dell’acqua in Italia attraverso le voci di cittadini, esperti, tecnici, artisti e divulgatori. Un’occasione per riflettere sulla cura dei fiumi e sull’importanza di costruire connessioni tra saperi, esperienze e buone pratiche.

A seguire sabato 29 agosto alle ore 21.00 LANDSCAPE/PAESAGGI. Una produzione di CUBO Con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando Starter.

Secondo Marc Augé, una rovina umana è un testimone reale del tempo: finché resiste, custodisce una traccia della Storia; quando scomparirà, con essa svanirà anche ciò che resta della memoria che porta impressa. La rovina diventa così simbolo della mano dell’uomo e, insieme, della vicenda tragica del capitalismo e del mondo post-industriale.

Quando osserviamo un paesaggio naturale, spesso fatichiamo a oltrepassare la soglia della meraviglia: un tramonto dietro le montagne, il riflesso del sole sulle onde del mare che illumina una costa a strapiombo, una valle colorata dalle coltivazioni. In quell’istante di contemplazione il tempo sembra sospendersi, come in una fotografia. Eppure, quella stessa immagine contiene innumerevoli indizi. Come sta cambiando quel paesaggio? Cosa si nasconde, appena intravisto, oltre la boscaglia? Forse un campeggio abbandonato, un deposito di amianto, una struttura industriale dismessa. Quanto si sta erodendo una spiaggia, e per quali cause?

Paesaggi è un progetto performativo multimediale che intreccia documentazione audiovisiva, narrazione, visual art e musica elettronica. Il lavoro restituisce un’indagine sulla mutazione morfologica dei territori, osservando gli effetti dell’intervento umano e del naturale decorso del tempo. Per Earthink verrà realizzato un primo studio immersivo a partire da una prima indagine in residenza in Casa Bianca.

Ultimo appuntamento sul territorio Astigiano domenica 30 agosto alle ore 11 SO HUMAN-LA MIA VITA DA PIANTA di ARTERIE una performance urbana in site- specific. Lo spettacolo invita a riflettere sul rapporto tra persone e ambiente, interrogandosi su come siano cambiate le città, sul nostro modo di vivere gli spazi che ci circondano e su come sarebbe la vita se fossimo una pianta. Accompagnati da una guida, gli spettatori percorrono circa 2 chilometri nello spazio urbano, tra aree pedonali, parchi e piste ciclabili, vivendo un’esperienza immersiva di osservazione e scoperta del territorio.

Il Festival prosegue il suo viaggio con la tappa sul territorio Canavese in Valchiusella dal 3 al 6 settembre. Primo appuntamento giovedì 3 settembre nel comune di Brosso alle ore 20, Il richiamo della Natura di Teatro Blu, uno spettacolo comico che affronta il tema del rispetto dell’ambiente attraverso la storia di una donna che decide di trasferire la propria famiglia dalla città alla natura. Il contrasto tra i due protagonisti genera situazioni divertenti e gag che coinvolgono il pubblico, mentre emergono temi importanti come la tutela del Pianeta, l’alimentazione sana, il consumo sostenibile e la costruzione di un futuro migliore.

Venerdì 4 settembre alle 18 il Festival si sposta a Vico Canavese con lo spettacolo ANDANTE di Faber Teater, un’esperienza itinerante immersiva di teatro partecipato. Attraverso il cammino, i canti, le parole e l’ascolto abita gli spazi naturali e dialoga con gli infiniti mondi che si creano nella mente dello spettatore. Una comunità provvisoria sostenibile che cammina insieme attraversando il paesaggio, contaminandolo di passi, percezioni, pensieri, suoni e silenzio.

Sabato 5 settembre alle ore 16 e alle ore 18 a Vidracco, per le vie del paese, Tecnologia Filosofica di DEDALO, testimonianze registrate, voci che si interrogano sono raccolte nella play list di un cellulare che diventa supporto e spunto per una riflessione sul perdersi.

Un violoncello mette in musica il movimento fra le stanze della mente, per creare nuove vicinanze e di-stanze, come attraversando i corridoi di un labirinto: uno accede all’altro, e ti ritrovi nel primo senza sapere che è l’ultimo.

Domenica 6 settembre alle ore 11 a Rueglio Cà ‘D Mezanis, Il Paradiso delle Rane di Collettivo Cantarane, uno spettacolo di narrazione e canto ambientato in uno stagno abitato da rane, la cui serenità viene messa alla prova da un evento inatteso. Attraverso una storia coinvolgente, lo spettacolo esplora temi come le emozioni, l’amicizia e il potere trasformativo della musica, accompagnando grandi e piccoli verso un finale lieto e pieno di allegria.

Terza e ultima tappa, il Festival approda a Torino, giovedì 10 settembre al Salone delle Arti del Cecchi Point in doppia replica alle 19 e alle 21 Magister Ludi Il cerchio non s’interrompe, la nuova produzione de Il Mutamento ETS in collaborazione Terra NAD | Coop. Soc. L’Arcobaleno | Accademia dello Spettacolo | REMIDA Centro di Riuso Creativo con Cascina Govean – Centro di educazione ambientale di Legambiente, Itinerari Paralleli e Terra NAD.

Un’opera multimediale, relazionale e interattiva, ideata da Giordano V. Amato, ispirata all’opera di Ervin Laszlo filosofo, musicista e fondatore della teoria dei sistemi; un’opera olistica che intende evocare delle possibilità, porre delle domande, segnalare delle urgenze, ponendo l’accento sulla positività piuttosto che sul catastrofismo. Nello spazio circolare all’interno del quale sono accolti i partecipanti si narra la storia di un serpente ancestrale che canta, rappresentazione dell’archetipo dell’equilibrio naturale, nel quale ogni essere trova opportuna collocazione, contribuendo a mantenere e a rinnovare l’armonia di questo sistema. L’equilibrio viene spezzato, il serpente ucciso e smembrato. Ci si nutrirà dei suoi resti. Ma i pezzi del serpente continuano a cantare, perfino nelle pance di chi lo ha ucciso. Dai suoi resti nascono i Maiaurli, spiriti fanciulli che percorrono il pianeta sottoterra, emergendo per educare piccoli e grandi a una visione che li renda responsabili del loro ruolo nel mantenimento dell’equilibrio, affinché “il cerchio non si interrompa” e il vecchio serpente continui a cantare.

Venerdì 11 settembre alle ore 21 al Teatro Baretti con lo spettacolo FUTURA di Teatro Linguaggi Creativi, ambientato nel 2050, in un mondo devastato dal cambiamento climatico e dalla Sesta Estinzione, lo spettacolo racconta l’incontro forzato tra Anna, una donna incinta, e Leo, un ragazzo solitario, costretti a convivere in condizioni estreme. Tra conflitti, speranze e l’intervento di Nora, un’intelligenza artificiale che guida le loro scelte, la storia riflette sul futuro del pianeta e sulla fiducia nell’umanità.

Sabato 12 settembre alle ore 21, ultimo spettacolo in programma – Isabella 400 di Beppe Casales, uno spettacolo che unisce teatro e cammino nel bosco per riflettere sul rapporto tra esseri umani e natura. Attraverso il viaggio condiviso con la figlia Nina, l’autore invita il pubblico a interrogarsi sul cambiamento climatico e sulla necessità di ripensare il nostro posto nel mondo, sottolineando che solo conoscendo davvero la natura possiamo imparare a prendercene cura.

Eventi off e progetti speciali

Earthink non è soltanto una programmazione di spettacoli, ma un ecosistema di relazioni, ricerca e partecipazione che attraversa territori e comunità durante tutto l’anno. Accanto agli eventi artistici, il festival ospita incontri, percorsi formativi, tavoli di confronto e progetti partecipativi che mettono in dialogo artisti, operatori culturali, ricercatori, amministratori e cittadini.

I Progetti Speciali rappresentano uno spazio dedicato alla costruzione di nuove visioni e nuove alleanze, in cui l’arte incontra l’attivazione territoriale, la sostenibilità ambientale, la crescita professionale delle nuove generazioni e il confronto sulle trasformazioni culturali e sociali del presente.

Cantiere risonanze

Earthink Festival 2026 ospita una tappa di Risonanze Network, rete nazionale che riunisce giovani direttrici e direttori artistici under 35 impegnati nella costruzione di nuove visioni per lo spettacolo dal vivo. Durante il festival, i partecipanti prenderanno parte a momenti di osservazione, confronto e co-progettazione, entrando in dialogo con artisti, organizzatori e comunità locali. Il percorso culminerà in un incontro pubblico di restituzione, occasione per condividere riflessioni, pratiche e prospettive emerse durante l’esperienza, contribuendo alla costruzione di un modello culturale aperto, partecipato e attento ai territori.

Voci dal territorio

Un momento di confronto dedicato alle arti performative contemporanee e al loro ruolo nella costruzione di comunità più consapevoli, inclusive e sostenibili. L’incontro, realizzato in collaborazione con C.Ar.Pe. – Coordinamento delle Arti Performative di Torino, riunisce artisti, operatori culturali, istituzioni e cittadini per riflettere sulle sfide che attraversano oggi il settore culturale. Uno spazio aperto di dialogo e scambio che mette al centro esperienze, pratiche e prospettive per immaginare il futuro dello spettacolo dal vivo e il suo rapporto con i territori.

Orizzonti: Rassegna di approfondimento in Valchiusella

Il percorso di Earthink prosegue oltre l’estate con Orizzonti, una rassegna dedicata ai linguaggi contemporanei e alle grandi questioni del presente. Attraverso spettacoli, narrazioni e occasioni di confronto, la rassegna invita il pubblico a esplorare temi sociali, ambientali e culturali che attraversano il nostro tempo. Un’occasione per mantenere vivo il dialogo tra arte, comunità e territorio durante tutto l’anno, consolidando la presenza del festival nelle aree interne e ampliando gli spazi di partecipazione culturale.

Geografie – clima e corpi in relazione

Geografie è il percorso di approfondimento e partecipazione che accompagna Earthink Festival 2026 a Torino, creando occasioni di incontro tra cittadini, artisti, ricercatori e realtà del territorio. Attraverso laboratori, reading e momenti di confronto e pratiche artistiche partecipative, il progetto invita a riflettere sul rapporto tra ambiente, trasformazioni climatiche ed educazione sentimentale ed emotiva. Un dispositivo culturale che mette in relazione saperi diversi e costruisce nuove mappe del presente, trasformando la città in uno spazio di ascolto, ricerca e immaginazione condivisa. Realizzato in collaborazione con Quinta Tinta APS è sostenuto dal bando Circoscrizioni, che spettacolo… dal vivo! 2026 della Città di Torino e del Ministero della Cultura.

Fuori stagione – rete di festival di arti performative

Earthink aderisce e collabora con una rete di festival, organizzazioni e operatori culturali che condividono l’attenzione per la sostenibilità, l’innovazione culturale e il radicamento territoriale. Attraverso incontri, scambi di pratiche e momenti di confronto tra professionisti del settore, la rete favorisce la circolazione di idee, progetti e modelli organizzativi capaci di rafforzare il sistema culturale contemporaneo. Un’occasione per costruire nuove alleanze e immaginare insieme il futuro dei festival come luoghi di partecipazione, ricerca e trasformazione sociale.

Alla rete aderiscono oltre Tékhné APS con Earthink Festival e Rest to Fest, Casa Fools con il Festival delle Arti Popolari , CuochiLab con Play With Food Festival, Le due e un quarto Aps con Pagliacce Festival, Controluce Teatro d’Ombre con Incanti Rassegna Internazionale di Teatro di Figura, Asterlizze APS con Costellazioni, Cubo Teatro con COMÉ.

Earthink Festival sviluppa una strategia di accessibilità e coinvolgimento del pubblico integrata in tutte le fasi progettuali, con l’obiettivo di rendere la partecipazione culturale realmente aperta e inclusiva. L’attenzione alle diverse esigenze delle persone è un principio trasversale che orienta la scelta dei luoghi, le modalità di fruizione e le pratiche di relazione con le comunità.


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A Giaveno giovedì 18 giugno Dalla Terra alla Luna, destinazione Marte

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Giovedì 18 giugno alle ore 21, Piazza Mautino a Giaveno si  svolge l’evento “Dalla Terra alla Luna, destinazione Marte” che offrirà un viaggio straordinario attraverso oltre mezzo secolo di esplorazione spaziale.

A guidare il pubblico in questo percorso ci saranno l’astronauta Maurizio Cheli e Walter Cugno, moderati dal giornalista Antonio Lo Campo.

Il dibattito si focalizzerà sulle nuove frontiere aerospaziali, dal programma Apollo fino alle attuali missioni Artemis. Maurizio Cheli, primo Mission Specialist italiano sullo Space Shuttle Columbia, condividerà la sua esperienza operativa nello spazio. Con a lui,  Walter Cugno, di Giaveno personaggio importante di Thales Alenia Space e recentemente insignito della laurea Honoris Causa dal Politecnico di Torino, racconterà il contributo industriale della regione Piemonte nello sviluppo dei moduli per la Stazione Spaziale Internazionale e per il futuro avamposto lunare.


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