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Lavoro

Just Eat assume a Novara 22 rider inquadrati come lavoratori dipendenti

Just Eat estende anche a Novara il proprio modello di delivery etico incentrato sull’assunzione dei rider con contratto di lavoro subordinato. A Novara sono stati assunti 22 rider inquadrati come lavoratori dipendenti, che si aggiungono agli oltre 250 già operanti sul territorio regionale, ai quali è stato applicato il CCNL del settore Logistica, Trasporto, Merci e Spedizioni, grazie all’accordo raggiunto nel marzo 2021 da Just Eat e le organizzazioni sindacali FILT CGIL, FIT-CISL e UIL, che ha permesso di arrivare al primo contratto collettivo aziendale per inquadrare i rider.

L’implementazione di questo nuovo modello permette a Just Eat di proseguire nel percorso di investimento sulle persone e sul territorio, creando posti di lavoro nella città, generando opportunità a sostegno della crescita del mercato del digital food delivery e migliorando il livello del servizio. Novara è una città del Nord Italia con un grande potenziale, infatti, ha registrato una crescita del +35% in termini di numero di ristoranti che hanno scelto il digital food delivery con Just Eat. Nel 2022 sono stati registrati un totale di oltre 90 ristoranti partner attivi in città, che si aggiungono ai 2112 attivi in tutti i capoluoghi di Provincia.

«Siamo molto orgogliosi di continuare ad implementare il nostro modello di delivery etico, già attivo in 25 città italiane, e di portarlo anche a Novara. È un traguardo che dimostra il nostro impatto positivo sul territorio e sulle persone, in quanto da un lato ci permette di operare con rider tutelati da un punto di vista contrattuale, dall’altro di offrire un servizio efficiente e completo sia per i nostri ristoranti partner che per i nostri consumatori. Oltre a rappresentare una scelta di responsabilità molto importante, il modello di delivery con rider dipendenti ha ottenuto grande successo al punto tale da voler continuare a portarlo nel maggior numero di città in Italia» dichiara Daniele Contini, Country Manager di Just Eat Italia.

Il 6 febbraio sono partite ufficialmente le candidature a Novara per entrare a far parte della squadra di Just Eat con un contratto di lavoro subordinato che garantisce i diritti sindacali e il trattamento economico e normativo previsto dall’accordo sindacale siglato nel 2021. Il contratto offerto prevede l’applicazione di festività, lavoro straordinario, ferie, malattia, maternità/paternità secondo quanto regolamentato dal CCNL. La retribuzione segue le tabelle previste dal CCNL con un compenso orario superiore a 9 euro sino alla maturazione di un’anzianità lavorativa della durata complessiva di due anni. Ad un salario orario di partenza di 8,75 euro si aggiungono i bonus per ordine e l’accantonamento del TFR, oltre alle eventuali maggiorazioni per il lavoro supplementare, straordinario, festivo e notturno. A Novara sono previsti diversi regimi orari di part time (da 10, 15, 20 ore), i turni vengono pianificati mediante un’app dove il rider dà la sua disponibilità per la settimana successiva e Just Eat, considerando la preferenza, procede alla pianificazione della settimana lavorativa. Sono previste inoltre indennità a titolo di rimborso chilometrico per l’utilizzo del proprio mezzo per le consegne, ciclomotore o bicicletta, e l’applicazione piena e integrale delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza e consegna di tutti i DPI previsti dalla normativa vigente, e dotazioni di sicurezza gratuite come casco, indumenti con inserti ad alta visibilità e indumenti antipioggia e zaino per il trasporto del cibo. Inoltre, in aggiunta alle coperture assicurative fornite dagli istituti di previdenza ed assistenza pubblici (INPS e INAIL), a tutti i dipendenti sarà fornita un’assicurazione integrativa nel caso si verifichi un incidente grave sul lavoro. In più, verrà offerto ai rider assunti un training dedicato con 12 ore di formazione base e specifica sulla professione e sul tema salute e sicurezza, quali parti integranti del lavoro e regolarmente retribuite, insieme a una visita medica periodica di idoneità al lavoro.

Le ricerche sono tuttora in corso ed è possibile candidarsi sulla pagina dedicata inserendo le proprie informazioni personali, guardando un video esplicativo sul ruolo di rider e rispondendo ad alcune domande. Il candidato può fornire, inoltre, le informazioni relative al mezzo per le consegne, l’indicazione delle proprie preferenze per i turni di lavoro e i documenti necessari all’assunzione. I candidati verranno valutati ad uno ad uno e successivamente contattati per partecipare ad una sessione online conoscitiva sull’azienda e sul ruolo del rider e per chiedere informazioni ai recruiter.


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Corporate Social Responsibility

Innovazione, cooperazione e rigenerazione: così evolve la Responsabilità Sociale d’Impresa

Energia pulita e condivisa che nasce dai tetti delle case popolari, ortofrutteti solidali che coltivano l’inclusione, ecosistemi rigenerati che rendono i territori più resilienti. Azioni concrete che si rivelano tasselli di un modello di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) che si sta facendo strada in Italia, basato su collaborazioni strategiche capaci di generare valore condiviso. Una fotografia che si basa sui risultati delle tre campagne nazionali di CSR promosse da Legambiente e AzzeroCO2 – EnergyPOP, Ortofrutteto Solidale Diffuso e Mosaico Verde – che in sette anni, grazie al sostegno di oltre 60 aziende e 200 partner tra enti locali e associazioni, hanno realizzato complessivamente 293 progetti, dimostrando come la Responsabilità Sociale d’Impresa possa contribuire al miglioramento del benessere collettivo e alla tutela del patrimonio naturale.

È quanto emerso dal convegno “Connessioni sostenibili. Affrontare le sfide ambientali e sociali: dal contesto all’azione”, che si è tenuto mercoledì 13 maggio, a Milano presso il Talent Garden, dal quale si delinea una chiara evoluzione: la sfida si è ormai spostata dal “se investire” al “come farlo” in modo efficace e con effetti duraturi.

È nella convergenza di tre pilastri, fondamentali per le strategie ESG, che prende forma questo paradigma di Responsabilità Sociale d’Impresa: innovazione, rigenerazione e cooperazione. Elementi che qualificano e rafforzano l’azione di CSR, traducendola in interventi coerenti con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e capaci di promuovere progresso e crescita inclusiva.

Innovazione: la tecnologia al servizio della transizione energetica

Il primo pilastro è l’innovazione, intesa soprattutto come capacità di ripensare strumenti consolidati per rispondere alle emergenze socio-ambientali del nostro tempo. Un’innovazione che promuove una sostenibilità sistemica con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno.

È proprio nell’affrontare sfide complesse come la povertà energetica che questa strategia rivela tutta la sua efficacia. A delineare con precisione i contorni di questa emergenza è stata, nel corso dell’incontro, Paola Valbonesi, Presidente dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE). Durante il suo intervento, ha illustrato come nel 2024 la povertà energetica abbia raggiunto il picco storico del 9,1%, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie. Di queste, 1,3 milioni si trovano in una condizione di spesa energetica eccessiva rispetto al reddito, mentre ben 1,1 milioni vivono in una condizione di “povertà energetica nascosta” ovvero sono costrette a rinunciare al riscaldamento per contenere i costi. Un dato particolarmente allarmante riguarda l’impatto sui più giovani: sono oltre 1 milione i minori esposti a questa forma di vulnerabilità.

In risposta a questo scenario, i cui dati sono fondamentali per orientare le politiche di welfare e sviluppare interventi mirati, la campagna EnergyPOP impiega il fotovoltaico come un mezzo per ridurre le disuguaglianze. Ad oggi sono stati installati oltre 70 kW di potenza fotovoltaica su quattro edifici di edilizia residenziale pubblica a Firenze, Empoli, Catania e Santarcangelo di Romagna (RN), oltre che sul tetto di uno degli edifici della Cooperativa Sociale Agricoltura Capodarco a Grottaferrata (RM), portando energia pulita e accessibile a 154 nuclei familiari e 17 lavoratrici e lavoratori della cooperativa sociale. L’impatto è duplice: da un lato si agisce per rispondere a un bisogno primario di accesso all’energia; dall’altro, si contribuisce alla transizione energetica, evitando l’emissione di oltre 28.450 kg di CO2 all’anno, grazie alla produzione di energia pulita.

L’essenza dell’innovazione si sposta quindi dall’oggetto alla sua funzione, facendo del pannello fotovoltaico uno strumento di equità sociale.

Rigenerazione: andare oltre la conservazione per ricostruire gli ecosistemi dalla terra al mare

Il secondo pilastro, la rigenerazione, si fonda sulla necessità di rispondere ai rischi climatici, la cui gravità è stata illustrata durante il convegno da Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana. Nel suo intervento, ha spiegato come il mancato rispetto dell’Accordo di Parigi possa condurre a un aumento termico globale fino a 5 gradi entro la fine del secolo, con una conseguente intensificazione di siccità, eventi estremi e innalzamento del livello del mare. L’analisi descrive un’umanità che, nell’era dell’Antropocene, sta superando i limiti planetari, mettendo a rischio la sopravvivenza delle generazioni future. La possibilità di ridurre i danni però esiste, ma richiede un impegno collettivo.

La rigenerazione attiva, ovvero interventi mirati a ricostruire la funzionalità, la ricchezza e la capacità di adattamento del capitale naturale, assume quindi un ruolo centrale per fronteggiare queste sfide. A tradurre in pratica questo principio è la campagna Mosaico Verde che con oltre 341.000 piante messe a dimora, 336 ettari di territorio rigenerato e 243 progetti realizzati in 19 regioni, si afferma come la più grande iniziativa nazionale per la rigenerazione ambientale e il ripristino degli ecosistemi. Un’azione capillare il cui beneficio economico e sociale è stimato in oltre 1,7 milioni di euro per ogni anno di vita degli impianti arborei e arbustivi messi a dimora.

Mosaico Verde è un progetto di rigenerazione ambientale che si applica a sistemi ecologici diversificati. Si spazia dalla messa a dimora di alberi in aree verdi urbane e boschive, a interventi a tutela di specie vegetali e animali a rischio, come nel progetto di salvaguardia dell’orso bruno marsicano nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’impegno si estende anche alla protezione degli habitat marini, con interventi che hanno permesso di recuperare oltre 5 quintali di reti fantasma a Santo Stefano al Mare (IM) e Polignano a Mare (BA), e con l’iniziativa per il ripristino della posidonia oceanica all’Isola del Giglio.

Ogni azione è un tassello per riattivare la funzionalità dei differenti ecosistemi dalla terra al mare, traducendo l’impegno locale in un concreto vantaggio per la resilienza nazionale.

Cooperazione: alleanze che generano opportunità condivise

Il terzo pilastro, la cooperazione, nasce dalla consapevolezza che la creazione di valore condiviso richieda la capacità di mettere in comune competenze, risorse e responsabilità. La CSR si configura così come uno spazio di raccordo tra aziende, enti locali e terzo settore, capace di superare la frammentazione e favorire percorsi partecipati che rafforzano progettualità già attive nei territori, creando le condizioni perché possano crescere, consolidarsi e accedere a nuove opportunità.

È da questa idea di cooperazione strutturata che si sviluppa la campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso che, grazie al sostegno delle aziende partner e alla collaborazione con oltre 35 cooperative sociali, ha portato alla realizzazione di 59 ortofrutteti e alla messa a dimora di 4.960 piante. In tutti i progetti la tutela della biodiversità e la creazione di fonti di reddito alternative diventano il mezzo per sostenere l’inclusione sociale e lavorativa di donne e uomini in condizioni di svantaggio che vengono coinvolti in percorsi di formazione e reinserimento, pensati per restituire loro autonomia e fiducia. Tra questi, i detenuti del carcere di Sollicciano (FI), le detenute della Casa Circondariale di Genova Pontedecimo e le persone accolte dalla Coop. Sociale La Nuova Arca e dalla Cooperativa Terra Felix di Caserta, impegnata quest’ultima in progetti di agricoltura sociale su terreni confiscati alla criminalità organizzata.

È il concetto di ecologia integrale (concetto cardine dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco) che si fa azione, segnando la fine della separazione tra interventi sociali e ambientali. I progetti più efficaci sono infatti quelli che danno luogo a un “doppio impatto”, tutelando la natura e favorendo al contempo l’inclusione di persone fragili. La cooperazione assume così una duplice dimensione: da un lato, mette in relazione imprese, enti locali e terzo settore; dall’altro, integra finalità ambientali e sociali all’interno di una visione comune. In questo modo, la Responsabilità Sociale d’Impresa supera la logica della somma di singoli progetti e si afferma come modello integrato di intervento, capace di amplificare l’efficacia delle iniziative e generare benefici concreti e diffusi per le comunità.

«Analizzando l’evoluzione dei progetti che in questi anni abbiamo realizzato, emerge come la CSR sia cambiata nel tempo: da iniziative una tantum a un sistema di ‘welfare generativo’, in cui l’obiettivo non è più semplicemente ‘restituire’ qualcosa alla comunità, ma ‘co-investire’ nel suo futuro per rafforzare il tessuto sociale e rigenerare il capitale naturale» spiega Sandro Scollato, Amministratore delegato di AzzeroCO2 . «Parallelamente, l’investimento in CSR è diventato uno strumento chiave di coinvolgimento. Il volontariato aziendale, in particolare, rafforza l’engagement perché crea un legame diretto tra dipendenti, impresa e territorio, generando un impatto più profondo e strutturato. Quando le persone si sentono parte attiva del processo, infatti, sostengono con più forza le soluzioni adottate e contribuiscono a creare una cultura diffusa di solidarietà e tutela ambientale».

E il futuro della CSR? Per provare a rispondere a questa domanda, in occasione del convegno si sono tenuti i “Greendates”: tavoli di lavoro pensati per favorire il confronto e creare sinergie operative tra le 25 aziende partecipanti. Un’opportunità concreta per condividere best practice replicabili, immaginare progetti comuni e dare avvio a nuove partnership. Dal confronto è emerso che il 68% delle imprese presenti ha investito in progetti di CSR da almeno 5 anni. Tra gli strumenti e le pratiche già adottate figurano bilanci di sostenibilità, certificazioni e politiche di diversity & inclusion. Si evidenzia anche un quadro chiaro delle priorità future: per l’87% delle aziende gli ambiti di investimento prioritario saranno l’ambiente, l’inclusione sociale e il welfare aziendale.

«Il volto della Responsabilità Sociale d’Impresa sta cambiando, e le campagne che portiamo avanti con AzzeroCO2 ne sono la prova concreta. Le direttrici di innovazione, rigenerazione e cooperazione che le guidano rappresentano la strada maestra per accelerare la transizione ecologica del nostro Paese. Abbiamo infatti compreso sul campo che le due giustizie, ambientale e sociale, sono inscindibili. Per questo, il nostro agire punta a investire sulla resilienza complessiva, riconoscendo nella salute degli ecosistemi e nella coesione delle comunità le fondamenta del nostro futuro» ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente.

«Il nostro ruolo non è portare soluzioni calate dall’alto – ha concluso Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia – ma essere alleati dei territori. Questo significa affiancarli e costruire insieme risposte concrete che nascono dall’ascolto e sono modellate sulle esigenze specifiche di ogni contesto. È proprio questa vicinanza la chiave dell’efficacia di ogni progetto, perché garantisce che l’impatto generato metta radici profonde, agendo sulle cause e non solo sui sintomi, diventando così un vero atto di cura e di sviluppo».


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Cittadini

Italia in chiave di genere: a Lecce la terza tappa del format nazionale sulla cultura del lavoro femminile

Dopo gli appuntamenti di Milano e Matera, arriva a Lecce la terza tappa di “Italia in chiave di genere”, il format nazionale di informazione, formazione e promozione della cultura del lavoro che valorizza l’occupazione femminile come risorsa strategica per lo sviluppo del Paese. (altro…)


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Lavoro

Aumentano i lavoratori dipendenti in Italia

In Italia cresce il numero complessivo di lavoratori, arrivando a toccare quota complessiva 26.618.000 (+1,2%). È quanto emerge dall’ultimo Osservatorio statistico sui lavoratori dipendenti e indipendenti pubblicato a fine 2024 dall’INPS, con riferimento al 2023.

In particolare, analizzando il report è possibile notare come uno degli aumenti più significativi è quello che riguarda i dipendenti da aziende private (+2,7%) e i dipendenti pubblici (+2,4%).

Ma quali sono, al giorno d’oggi, i principali benefici per questa particolare categoria di lavoratori, nel nostro Paese?

Tutele previdenziali e assistenziali

I lavoratori dipendenti sono coperti da una serie di tutele previdenziali e assicurative obbligatorie, come il versamento dei contributi INPS, l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), la malattia retribuita e la maternità. Questi elementi garantiscono una protezione anche nei momenti di difficoltà, offrendo una rete di sicurezza che spesso manca ai lavoratori autonomi.

Inoltre, al termine della carriera lavorativa, i dipendenti possono contare su una pensione contributiva proporzionale agli anni lavorati e ai contributi versati, una garanzia fondamentale per il futuro.

Accesso facilitato al credito e a finanziamenti dedicati

Una delle opportunità più interessanti connesse al lavoro dipendente è la possibilità di ottenere prestiti personali dedicati, grazie alla garanzia dello stipendio fisso. In particolare, chi ha un contratto a tempo indeterminato può accedere a forme di credito come la cessione del quinto dello stipendio, un finanziamento che prevede la trattenuta della rata direttamente in busta paga, fino a un massimo del 20% del netto mensile.

Questa modalità offre numerosi benefici:
Nessun garante richiesto;
Tassi d’interesse spesso più bassi;
Durata flessibile, fino a 10 anni;
Accessibilità anche in presenza di altri finanziamenti in corso.

Grazie a portali specializzati come Facile.it, al giorno d’oggi è possibile effettuare una simulazione della cessione del quinto direttamente online, così da valutare preventivamente la fattibilità del finanziamento e individuare il prodotto creditizio più indicato per la propria situazione finanziaria e il proprio profilo lavorativo.

Benefit aziendali e welfare integrativo

Molte aziende offrono ai propri dipendenti una serie di benefit aggiuntivi che contribuiscono ad aumentare il valore reale della retribuzione. Tra i più diffusi messi a disposizione dai datori di lavoro troviamo:

Buoni pasto;
Rimborso spese per trasporto pubblico;
Convenzioni con palestre, centri medici o assicurazioni;
Assicurazioni sanitarie integrative;
Formazione professionale gratuita.

Inoltre, grazie alla normativa sul welfare aziendale, le imprese possono destinare parte del premio di risultato a servizi e benefit non monetari, spesso esentasse, che vanno a migliorare la qualità della vita del lavoratore e della sua famiglia.

Diritto a ferie, permessi e congedi

Un altro aspetto importante riguarda i diritti legati al tempo libero e alla gestione della vita privata.

Il contratto da dipendente prevede il diritto a un numero minimo di giorni di ferie retribuite ogni anno, oltre alla possibilità di richiedere permessi orari o giornalieri per esigenze personali, visite mediche, motivi familiari e altro ancora.

Inoltre, i dipendenti possono usufruire di congedi parentali, di paternità e maternità, e in molti casi di permessi retribuiti in occasione di eventi particolari, come matrimoni o lutti familiari.

Crescita professionale e stabilità contrattuale

Infine, il lavoro dipendente può rappresentare un’opportunità di crescita professionale. In molte aziende strutturate, sono previsti percorsi di carriera, formazione continua e possibilità di avanzamento. Avere un contratto stabile significa anche poter costruire una storia lavorativa coerente, che favorisce in futuro nuove opportunità professionali o l’accesso a servizi finanziari, come mutui o finanziamenti importanti.

In un’epoca in cui la flessibilità del lavoro può significare anche incertezza, il contratto da dipendente rimane una risorsa preziosa, soprattutto per pianificare il futuro in modo solido e consapevole.


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