Acqua
I fiumi e i laghi vicini alle città si ritirano più rapidamente
La riduzione delle risorse idriche superficiali – ad esempio le acque dei fiumi e laghi – è più rapida e marcata vicino ai centri urbani e diminuisce man mano che ci si allontana dalle città. Analizzando oltre trent’anni di immagini satellitari del territorio degli Stati Uniti, un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna ha non solo rilevato e ricostruito questo fenomeno, ma ha anche realizzato un modello capace di riprodurre la distribuzione del declino delle acque rispetto alla distanza dai grandi centri abitati. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista AGU Advances.
“Entro il 2050 circa il 70% della popolazione mondiale sarà concentrato nelle città: un fenomeno che avrà grossi impatti sulla quantità e qualità delle acque di superficie, e in particolare dei fiumi, attorno ai centri abitati”, spiega Irene Palazzoli, dottoranda al Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna, prima autrice dello studio. “Per questo, i risultati del nostro lavoro possono rivelarsi fondamentali per definire strategie di gestione delle acque che permettano di mitigare gli impatti dell’urbanizzazione sull’ecosistema”.
Estrazione diretta dai fiumi e dalle sorgenti, sfruttamento delle acque sotterranee con aumento del pericolo di infiltrazioni, drenaggio dei terreni per favorire lo sviluppo dell’agricoltura, aumento dell’evaporazione a causa del microclima più caldo all’interno delle aree urbane. Sono tutte conseguenze dirette dell’urbanizzazione che mettono in pericolo la conservazione delle risorse idriche di superficie. E in questo senso, gli scenari futuri che prevedono sia un aumento della popolazione urbana sia un aumento delle temperature non sono certo rassicuranti.
Per affrontare questo problema, gli studiosi sono partiti da due domande: dove e in che modo l’urbanizzazione produce una riduzione delle acque superficiali, e in che modo questo fenomeno dipende dalla distanza dei fiumi e dei laghi dalle città.
“L’impatto dell’urbanizzazione sull’ambiente è un tema oggi ben noto, ma le conseguenze dello sviluppo urbano sulle risorse idriche e in particolare il rapporto tra aree urbane e perdita delle acque di superficie sono argomenti molto meno sviluppati”, dice ancora Palazzoli. “I dati che abbiamo elaborato ci hanno permesso di sviluppare un modello matematico di decadimento esponenziale grazie al quale è possibile valutare proprio questo: l’influenza delle aree urbane sulla distribuzione spaziale della perdita delle acque di superficie”.
I ricercatori hanno utilizzato dati derivati da immagini satellitari relativi agli Stati Uniti nel periodo compreso tra il 1984 e il 2018. Il modello che hanno elaborato mostra come lo stress sulle risorse idriche superficiali aumenta esponenzialmente quando ci si avvicina ad un centro urbano. E il fenomeno è influenzato anche dal clima: nelle zone più temperate la diminuzione delle risorse idriche di superficie è concentrata attorno alle città, mentre nelle regioni con climi più aridi l’impatto dell’urbanizzazione sulle acque coinvolge aree significativamente più ampie.
“Indagare le dinamiche dell’interazione tra urbanizzazione e acque superficiali è fondamentale per arrivare ad un equilibrio tra lo sviluppo urbano e politiche di gestione delle risorse idriche che garantiscano la conservazione delle acque e la protezione degli ecosistemi”, conclude Palazzoli. “Il modello che abbiamo sviluppato permette di ottenere informazioni utili in questo senso, anche perché può essere applicato in altri studi di questo genere e su altre aree geografiche in tutto il mondo”.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista AGU Advances con il titolo “Influence of Urban Areas on Surface Water Loss in the Contiguous United States”. Gli autori sono Irene Palazzoli, Alberto Montanari e Serena Ceola del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna.
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Acqua
Legambiente lancia un appello per la gestione strutturale del bacino del Fiume Po.
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Acqua
Il Piemonte al secondo posto tra i territori virtuosi per usi e consumi idrici in ambito domestico
In Piemonte il risparmio idrico è diventato un’abitudine diffusa. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, la seconda edizione dell’“Osservatorio sugli usi e consumi idrici in ambito domestico”. L’indagine fotografa una regione attenta e consapevole nella gestione dell’acqua tra le mura di casa, conquistando il secondo posto a livello nazionale tra i territori più virtuosi: il 78% dei cittadini dichiara di adottare comportamenti orientati alla riduzione degli sprechi, un dato che colloca la regione subito dietro l’Emilia‑Romagna (80%) e davanti alla Lombardia (76%),confermando una diffusa sensibilità verso l’uso responsabile della risorsa acqua.
8 cittadini piemontesi su 10 adottano buone pratiche per ridurre gli sprechi domestici d’acqua. Il 54% effettua regolarmente manutenzione per evitare perdite. Più di 8 piemontesi su 10 chiudono sempre o quasi il rubinetto quando non serve (nel 2025 meno del 50%) Il 90% utilizza lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico.
In Piemonte questa attenzione coinvolge uomini e donne in modo equilibrato (rispettivamente 46% e 54%) ed è particolarmente radicata nelle fasce d’età più adulte: oltre il 27% dei cittadini ha tra i 46 e i 55 anni, il 26% rientra nella fascia 56-65 anni e il quasi il 22% supera i 66 anni, a conferma di come la gestione consapevole dell’acqua sia strettamente legata alla quotidianità domestica.
Le buone pratiche sono ormai parte della routine. Il 92% dei cittadini piemontesi preferisce la doccia al bagno e quasi l’80% ne limita la durata entro i dieci minuti, con circa il 40% che si mantiene intorno ai cinque minuti. Il 90% utilizza lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico, mentre l’80% circa chiude sempre o quasi il rubinetto durante le attività quotidiane come lavarsi i denti o insaponarsi, dato in forte crescita rispetto al 2025 quando meno del 50% aveva questa routine. Anche la manutenzione gioca un ruolo importante: oltre il 53% interviene con costanza su impianti e rubinetteria per prevenire perdite e sprechi (contro il 45% nel 2025).
Si consolidano inoltre comportamenti domestici attenti alla gestione dell’acqua in cucina e negli spazi verdi: più del 50% lava frutta e verdura in ammollo anziché sotto l’acqua corrente e oltre il 77% annaffia le piante nelle ore serali per ridurre l’evaporazione. Tra le strategie di risparmio più citate emergono l’attenzione a non sprecare acqua nelle azioni quotidiane (36%) e l’utilizzo di cicli “eco” per gli elettrodomestici (31%).
L’indagine ha, inoltre, fatto emergere un chiaro segnale di una crescente sensibilità ambientale complessiva: l’87% dei cittadini si dichiara già disponibile a modificare le proprie abitudini per ridurre l’impatto ambientale legato al consumo d’acqua.
Nel complesso emerge il profilo di una regione in cui la sostenibilità si costruisce soprattutto attraverso comportamenti diffusi, concreti e quotidiani, più che tramite grandi interventi strutturali. La somma di piccoli gesti quotidiani consente oggi al Piemonte di distinguersi come uno dei territori italiani più responsabili nella gestione dell’acqua tra le mura domestiche.
I dati regionali si inseriscono in un quadro italiano che vede oltre il 90% della popolazione impegnato in azioni quotidiane per limitare i consumi idrici, segno di una sensibilità ormai consolidata verso la tutela della risorsa acqua, anche se l’adozione di soluzioni tecnologiche per l’efficienza domestica resta ancora minoritaria.
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Acqua
22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua: il tema 2026 è Water and Gender
Il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare a tutti l’importanza vitale di questa risorsa e la necessità di una sua gestione equa e sostenibile.
Per il 2026, la campagna internazionale ha scelto il tema “Water and Gender”, accompagnato dal messaggio “Where water flows, equality grows”.
L’attenzione è rivolta al legame tra acqua e parità di genere: in molte parti del mondo, infatti, la mancanza di accesso a servizi idrici sicuri colpisce in modo sproporzionato donne e ragazze, influenzando salute, istruzione, sicurezza e opportunità economiche. L’accesso all’acqua e la sua qualità rappresentano elementi centrali non solo per la tutela ambientale, ma anche per il benessere sociale, con impatti che si riflettono in modo differenziato su gruppi e contesti diversi. Il tema dell’equità, al centro dell’edizione 2026, richiama l’importanza di una gestione della risorsa che sia attenta alle esigenze di tutti, promuovendo partecipazione, consapevolezza e responsabilità condivisa.
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