Cop26 : le aziende peggiori quando si parla di ambiente secondo Global Oil e Gas Exit List

Mentre  in questi giorni, si sta svolgendo la Cop26, dopo gli accordi presi a Parigi nel 2015, i governi ed imprese si sono riuniti con l’obiettivo di accelerare la transizione energetica, dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, un momento decisivo nella lotta ai cambiamenti climatici, e come d’accordi al G20 la necessità di agire per mantenere la soglia limite di 1,5 gradi centigradi il riscaldamento globale per metà secolo. 

Ieri a Glasgow è stata la giornata dell’energia: in agenda sono molti gli argomenti cardini che verranno trattati nella speranza unanime di attuare un vero cambiamento prima che il climate change diventi irreversibile.

Greenpeace https://www.greenpeace.org/italy/storia/14420/cop26-le-ricerche-confermano-eni-la-peggiore-azienda-italiana-per-gas-serra/ , con Urgewald, ReCommon e altre 18 organizzazioni hanno deciso di rendere pubblico il Global Oil e Gas Exit List (GOGEL) https://gogel.org/ , la più grande banca dati sulle attività di 887 multinazionali petrolifere e del gas, esse rappresentano più del 95% della produzione mondiale di idrocarburi. 

A cosa può servire? a porre sotto un occhio più attento le compagnie che, ancora oggi, avanzano investimenti nei combustibili fossili e allertare investitori e banche che potrebbero prestargli denaro sotto forma di prestiti, sottoscrizioni e investimenti. 

Nella top20 dei produttori mondiali di petrolio e gas il colosso Eni, e attraverso la sua Vår Energy, si aggiudica un posto in classifica nella top10 delle società che sfruttano le risorse nell’Artico, non di meno con le piattaforme petrolifere nel Mare di Barents. I rischi sono notevoli, e crescono vertiginosamente: come un gatto che si morde la coda, le condizioni climatiche estreme, infatti, non fanno che accrescere problemi di fuoriuscite e incidenti, minacciando così ecosistemi già fortemente in pericolo. Ma come se questo non fosse già abbastanza allarmante, bisogna considerare anche il rilascio, dal suolo e dai fondali marini, di enormi quantità di gas serra. 

Si possono fare alcune considerazioni anche su quello che è il fronte bancario quando si parla di scelte sull’impatto climatico: incrociando dati dell’archivio GOGEL,  Intesa Sanpaolo si aggiudica il podio, come nemica numero uno del clima in Italia. Solo nel 2020, quest’ultima, ha investito in sei delle otto società dei combustibili fossili, petrolieri come: ExxonMobil, Shell, TotalEnergies, BP, Chevron, ed Equinor. Cifre pari a 604 milioni di euro da parte della banca torinese. 


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