Si chiude la quarta edizione di Ortometraggi con i cortometraggi premiati

Si è chiuso il quarto Ortometraggi Film Festival, proposto dall’associazione Gomboc,  il festival di cortometraggi dedicato alla Terra. Presso Orti Generali, nel quartiere di Mirafiori Sud, sono stati proclamati i vincitori scelti dalla Giuria presieduta dal regista Lucio Toma, e composta dall’artista video-maker e animatore Donato Sansone, dalla giornalista e scrittrice Silvia Lazzaris, dal produttore cinematografico Giancarlo Spinelli, dall’attore e talent scout, Luca Confortini, dal critico Stefano Semeria e dal burattinaio nella trasmissione “Albero Azzurro” Emanuele Buganza.

La Giuria ha premiato nella Sezione Video Arte con la Menzione Speciale a “Troiane” di Stefano Santamato definito “un racconto che attraversa diversi linguaggi cinematografici, un racconto di morte e rinascita, immobilità e viaggio, devastazione e ordine sublime.

Sfruttando senza retorica ottimi mezzi tecnici il regista ci trasporta, insieme ai tronchi d’albero abbattuti dal vento, nell’avventura che li porterà a diventare scenografia di un’opera lirica.

Il tema della natura si sdoppia, mostrandoci ancora una volta il potere di sublimazione dell’arte. Estetica, tecnica, messaggio, “Troiane” ha tutti i segni di un lavoro speciale”.

Si aggiudica, invece, tra i sedici selezionati, il Premio come Miglior Prodotto di Video Arte “Frozen Out” di Hao Zhou, valutato come “un lavoro esteticamente elegante, essenziale, capace di esporre il proprio tema in modo potente.

Un’opera che colpisce al di là della parola. Il lavoro di Hao Zhou è una lettera da un mondo più nitido e, al contempo, onirico, nel quale le potenzialità della coscienza fioriscono, e gli occhi ripuliti e affilati osservano con candore e spietatezza l’Uomo e la Natura”.

Tra i dieci selezioni, il Premio come Miglior Animazione va a “Thin Ice” di Pauline Epiard, Valentine Ventura, Tiphaine Burguburu, Clémentine Vasseur, Lisa Laîné ed Élodie Laborde, “per la freschezza del linguaggio e dell’approccio con cui viene affrontato un tema attuale in relazione all’informazione e alle sue deformazioni.

Svelando iperbolicamente il lato subdolo di una comunicazione priva di scrupoli, delirante verso una condizione realisticamente drammatica del nostro pianeta, le registe dispiegano un esercizio d’ironia tagliente e provocatoria. “Thin Ice” riesce a esprimere la sua visione in una girandola di colpi di scena e un ritmo degno delle migliori commedie.

Tra gli otto selezionati, vince il Premio come Miglior Fiction “Cracolice” di Fabio Serpa “per la complessità e la coerenza del linguaggio scelto. Riprese video di repertorio e riprese ex-novo sono tessute insieme in un vincente equilibrio visivo.

Il regista, utilizzando con arguzia e fantasia riferimenti a fatti reali e drammatici, ci colloca in una fanta-storia che ci permette di riflettere sulla realtà che ci circonda.

Il tema dei disastri ambientali, così familiare, si veste di toni fantastici e mitici, rivelando con rinnovata energia gli orrori a cui ci invita a reagire.

Sarebbero da premiare anche l’impegno e l’abilità nella promozione del progetto, una comunicazione potente ed efficace che sfrutta l’ambiguità del mockumentary anche nella diffusione multimediale”.

Infine, tra i dodici selezionati, la Giuria decreta come Miglior Documentario del IV Ortometraggi Film Festival “Melina” di David Valolao con questa motivazione: “La donna, protagonista e motore del racconto, è straordinaria nella sua semplicità. Vera eroina ante-litteram della tematica ambientalista, emarginata per la sua scelta totale, fuori dagli stereotipi e dagli schemi sociali, Melina, con la sua sensibilità formidabile, è una vera artista, una poetessa. Essa incarna di fatto l’eroe capace di aderire senza compromessi a una scelta che solo pochissimi riescono a seguire, dove l’ego annullandosi si ritrova a respirare in una luce pura.

A convincere la Giuria una regia senza protagonismi, che segue con naturalezza il respiro del soggetto, tanto leggero quanto profondo e toccante.

Il film riesce così a esprimere il paradosso di una semplicità che non è mai banalità e che ci libera per un momento dalle competizioni dell’ego e dalla logica del consumo”.


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